*POV di Lando, da fine 2025 a luglio 2026.*

8. LANDO NORRIS

landoscar charlando

Lando capì di provare qualcosa di profondo ed importante per Oscar dopo che aveva vinto il mondiale, alla fine del 2025. Quando aveva rischiato di perderlo. Quando, anzi, aveva creduto di averlo effettivamente perso. 
Era stata una festa delirante perché ovviamente Oscar non era venuto per comprensibili ragioni; al contrario c’era stato Charles, e per tutta la serata Lando aveva avuto il sacro terrore di finire per fare qualcosa con lui, come provarci e saltargli addosso perché troppo ubriaco. Perciò si era attaccato al primo bel ragazzo che gli si era a sua volta incollato. 
L’aveva stuzzicato tutta la serata ballandogli addosso e carezzandolo lascivo. Aveva proprio fatto la puttana alla grande, esattamente come avrebbe voluto fare con Oscar, come sapeva gli sarebbe piaciuto. 
Aveva immaginato d’avere lui a stringerlo e sollevarlo fra le sue braccia; e poi, in bagno, quando si era fatto scopare, l’aveva costretto a stringergli le dita sui fianchi mentre se lo sbatteva con passione da dietro. Gli aveva detto fra i denti ‘affonda le unghie!’ E lui, sconcertato, l’aveva fatto. 
A quel punto l’estasi era arrivata e Lando era riuscito a fantasticare d’avere a fotterlo la sola persona che avrebbe voluto avere lì. 
E quella persona non era Charles. 
Il nome uscito dalla bocca mentre gemeva venendo, era stato ‘OSC’. 
Non si era nemmeno preoccupato di non gemerlo ad alta voce.
Dopo c’era stata l’ansia d’averlo perso. L’ansia che Oscar ce l’avesse con lui per il mondiale che gli aveva soffiato e che tutto si fosse definitivamente rovinato. 
Già sul finire della stagione era stato tutto strano e teso fra loro, Lando aveva sempre capito di dovergli lasciare i suoi spazi, consapevole che Oscar era particolare, che era passato dal quasi vincere il mondiale al perderlo per colpa sua, e che questo sicuramente aveva macinato in lui sentimenti difficili da assimilare, con cui convivere. Lando aveva fatto per lui ciò che aveva potuto, cercando di aiutarlo senza andare contro al proprio interesse di pilota, e alla fine, preda della propria felicità assoluta per una vittoria a cui non aveva mai realmente creduto del tutto, aveva perso il controllo. 
E forse non solo quello. 
Una volta tornato in sé e finita la festa, appena messi giù i bicchieri e tornato ad essere il Lando di sempre, si era reso conto che con una cosa del genere si poteva perdere chi si amava. 
A quel punto era stato preda del terrore più atroce per averlo perso, e lì aveva capito senza dubbio di provare qualcosa per lui. 
Cosa, poi, ci impiegò settimane a comprenderlo. 
Inizialmente pensò fossero sentimenti, cose vaghe. Affetto. 
Non sapeva bene cosa finché, dopo il mese di stacco fra fine anno ed inizio nuovo—un mese pieno di elucubrazioni drammatiche—quando si ritrovarono in fabbrica per preparare la nuova stagione, rivide di nuovo Oscar che gli sorrise chiedendogli: - Ehi ciao! Tutto bene?
Lando, come se fosse stato accusato chissà di cosa con le spalle al muro, saltò su come una molla. 
Ovviamente la domanda di Oscar era assolutamente normale, ma Lando lo conosceva e sapeva che dietro c’era qualcos’altro. Che doveva aver macinato sentimenti strani, specie perché per un mese intero non si era fatto vivo come se fosse arrabbiato; perciò anche se apparentemente sembrava stare bene, Lando SAPEVA che non era così.  
- Io!? Sei tu che sei sparito! Pensavo che mi odiassi e non ne volessi più sapere di me! 
Per poco non gridò esplicitamente ‘che non volessi più scopare con me’, ma per fortuna Oscar fu pronto a tappargli la bocca e a tirarlo in una stanza più appartata a chiarire. Gesto che ovviamente accese Lando che, col suo solito ADHD, si fece facilmente distrarre. 
- Pensavo ti saresti fatto vivo tu. È strano che tu sparisci così. Credevo... non lo so, che non volessi più. So che ti sei divertito con altri alla tua festa. E non so, magari tu e Carlos... - Oscar, una volta solo, non ebbe scelta che parlare e lo fece in modo caotico e agitato. Era strano vederlo sopraffatto da emozioni così turbolente.
Vedendolo e sentendolo, a Lando inaspettatamente si aprì il cielo oscurato di nubi, e lì vide una marea di stelle meravigliose. In tutte quelle stelle leggeva chiaramente la verità che tanto aveva cercato per quel mese.  
“Quindi era geloso? QUINDI MI AMA ANCHE LUI?”
E su quel ‘anche lui’, Lando andò sotto shock.
“Lo amo. Lo amo anche io. Amo anche Oscar. E Charles? Non lo so, ma intanto amo Oscar.” 
Andò in un dolce caotico panico, sopraffatto come sempre da tutto ciò che provava, che sopraggiungeva a tradimento e in modo troppo potente per semplicemente essere sopportato e controllato. 
Ma proprio mentre stava per saltargli al collo e riempirlo di baci gridando che lo amava alla follia e che era contento andasse tutto bene fra loro, si ricordò bruscamente del suo ammonimento sul non innamorarsi di lui perché non sapeva amare. 
Era geloso, ma lo era davvero o vedeva ciò che gli faceva comodo, ciò che voleva perché era solo lui, in realtà, ad amarlo? 
Prima di fare qualsiasi cosa, Lando decise che era meglio vederci più chiaro e sul momento si limitò a ricucire dei rapporti tesi.
- Carlos non c’entra, mi sono sentito una merda perché alla mia festa ho scopato con un altro. 
Appena glielo spiegò coi suoi soliti occhioni da cucciolo pieno di sensi di colpa, Oscar si sciolse subito come neve al sole, come aveva sempre fatto ogni volta che l’aveva guardato in quel modo. 
- Non devi, era giusto ti divertissi. 
- Non ce l’hai con me per questo? - chiese con speranza, avvicinandosi a lui e posandogli le mani sul petto come ad Oscar piaceva. 
- Va tutto bene, Lando. - disse infatti piegando la testa di lato ed accogliendolo fra le sue braccia, prendendolo per la vita come se non aspettasse altro. 
Con un filo di voce supplichevole, Lando proseguì alzandosi sulle punte alla ricerca del suo viso. 
- Come faccio ad esserne sicuro? 
Oscar gli sorrise carico della dolcezza che aveva sempre riservato solo a lui, poi gli carezzò il viso. Si guardarono per qualche istante intensamente, come se entrambi si leggessero dentro a vicenda. Lando trovò di nuovo la conferma d’essere speciale per lui e si rasserenò. 
Prima di rispondere, Oscar lo baciò. 
- Sei un idiota, potevi dirmi che ti sentivi in colpa per esserti divertito senza di me. Non devi. Siamo liberi di fare ciò che vogliamo, no? 
Non una risposta facile da digerire, tanto meno da tradurre. Era contraddittorio. Sembrava tenerci da matti, che provasse qualcosa, eppure poi lo teneva a distanza come se in effetti non fosse nulla di speciale. 
Questo lo confondeva enormemente.

Forse quando si capiva di non poter avere qualcuno, scattava qualcosa nella testa. Forse è così che funzionava Lando. 
Quando aveva realizzato di non poter avere Charles aveva perso la testa per lui e più si era frenato, più l’aveva voluto. Ora con Oscar stava succedendo la stessa cosa. 
Dopo che aveva capito che non si sarebbe mai innamorato di lui—per lo meno così a sua detta, anche se Lando non ci credeva che qualcuno non sapesse veramente amare, non uno come Oscar così dolce con lui—lentamente qualcosa aveva iniziato a scattare e cambiare in sé stesso. 
Nonostante la certezza di amare ancora Charles e che forse una parte di lui l’avrebbe sempre fatto, si rendeva conto che provava qualcosa di profondo anche per Oscar. 
Era possibile amare due persone contemporaneamente? 
Sì se erano due amori diversi. 
Uno era quasi platonico e a senso unico, mai ricambiato, mai approfondito, mai coltivato. Una sorta di sogno segreto impossibile. 
Il suo Charles. 
L’altro era un amore più normale perché con Oscar aveva proprio il genere di rapporto che voleva col suo ragazzo, e facevano tutto ciò che una coppia faceva. Funzionavano fottutamente bene insieme. La sola cosa che mancava era parlare di sentimenti, ma tutte le volte che erano lì per farlo, il ricordo di quella mattina quando gli aveva detto che non sapeva amare, e quando poi mesi dopo glielo aveva rispiegato meglio, lo aveva sempre frenato. 
Anche se Lando era convinto che non fosse vero, c’era sempre una parte di sé che lo frenava. E se invece era così? Se davvero Oscar non poteva amare? 
Lando sapeva che se Oscar ne era in grado, sicuramente avrebbe amato lui, ma in quel caso perché non dirglielo? 
Sapeva come gestirlo, come manipolarlo e come ottenere da lui qualsiasi cosa. Dal sesso, alle coccole, alle attenzioni, al perdono. E se voleva farlo parlare, avrebbe potuto, ma aveva ovviamente paura che la verità che gli avrebbe detto, non gli sarebbe piaciuta. 
“Forse la condizione per farsi amare da me è non amarmi. Se loro non mi amano, io li amo.”
Lando sapeva che non aveva senso, ma era così che a volte si sentiva. Era frustrante. 
Una sola certezza aveva radicato sempre più in lui. 
Amava sia Charles che Oscar, anche se in modo diverso. 
Successivamente, buttatosi nel rapporto ritrovato con il suo compagno di squadra, decise di prendere tutto ciò che poteva senza riserve, convinto che prima o poi avrebbe mandato comunque tutto a puttane anche con lui. 
O forse che tanto, anche se si fossero mai messi insieme e gli avesse chiesto se era l’unico ragazzo della sua vita, Lando non avrebbe saputo mentire nascondendogli che amava comunque anche Charles. 

- Si può sapere che hai? Dovresti essere contento della pole di oggi, no? Finalmente abbiamo spodestato la Mercedes! - la domanda di Charles arrivò a bruciapelo, facendolo sussultare. 
Lui, Charles e Lewis erano i primi tre qualificati per la gara dell’Ungheria, la prima pole di Lando. 
- Eh? - chiese stridulo mentre si alzavano insieme per uscire dalla sala stampa dopo la classica conferenza. 
Con loro Lewis era già partito rispondendo al telefono, lasciandoli andarsene da soli con più calma.
- Non sembri così contento come dovresti, è un’ottimo risultato. La macchina è grandiosa e tu sei stato perfetto, sicuramente domani sarà la tua gara! 
Lo poteva dire solo perché Lewis non ascoltava. 
- Quello che ha fatto otto vittorie qua è lui... - disse scherzando, indicando col capo Lewis già sparito davanti a loro. Charles rise complice. 
- La McLaren è sempre stata forte qua negli ultimi anni. Sai bene che hai un’ottima possibilità. Che hai? 
Lando lo guardò di nuovo sentendosi profondamente a disagio a fare quella conversazione con lui. 
“Ed ora che gli dico?” 
Mentre camminavano senza troppa fretta dopo gli impegni con la FIA conclusi, i due amici si guardavano uno indagatore e l’altro in difficoltà. Quando Lando aveva un problema glielo si leggeva in faccia, non era capace di nascondere nessuna delle sue emozioni, mai ed in alcun caso.  
- Non devi dirmelo se non vuoi, ma... - aggiunse delicatamente Charles.  
E lì, all’idea di mettere un muro fra loro, Lando si rese conto di quale fosse comunque il problema. 
- Beh, sai di me ed Oscar, no? Max ti avrà detto... - disse senza troppi misteri. Charles annuì senza stupirsi, quasi si aspettasse si trattava di quello. 
A quel punto si strinse nella spalla. 
- Credo di esserne innamorato. - lo disse come fosse una grave colpa e Charles, dopo un primo impulso di contentezza sincera, si frenò subito rallentando ed obbligandolo a fare altrettanto. In quello si guardarono, fermi subito fuori l’edificio della FIA, un po’ appartati nel Paddock come sempre caotico, specie dopo le qualifiche del sabato pomeriggio. 
- Perché sembra una cosa brutta? 
Lando fece un sorriso colpevole e triste, forse faceva impressione, lo capì da come Charles lo guardò preoccupato. 
- Perché la prima cosa che mi ha detto due anni fa, quando abbiamo iniziato a scopare, è stato di non innamorarmi perché lui non è capace di provare sentimenti. Che doveva essere qualcosa solo di fisico. 
Charles si irrigidì aggrottandosi, come se qualcosa non gli tornasse. 
- Ma avete uno splendido rapporto, si vede che vi adorate e che lui è diverso con te. Non guarda nessuno come fa con te. 
Lando si sentì caldo e stupido e confuso. Soprattutto confuso. 
Era felice che da fuori si vedesse questo e voleva aggrapparsi a questa idea, ma era così strano e disturbante che lo dicesse proprio Charles. 
- Sì, ma non è solo questo. Sono confuso anche io, provo molte cose per altre persone. Forse non sono pronto per una cosa seria. Se non sono sicuro è inutile farmi avanti. Magari è vero che prova qualcosa, adesso, ma se poi non sono pronto a consacrarmi solo a lui? Sai come sono, no? Una testa matta... 
Lando cominciò a straparlare apposta, per confonderlo ed evitare di far vedere a Charles le cose che non voleva vedesse. Cose che, comunque, vide lo stesso visto che lo conosceva bene. 
- Beh, ma se ne sei innamorato ti verrà spontaneo voler stare solo con lui. Adesso non ti viene perché pensi di non essere ricambiato e di doverti consolare con altri... 
Ci sapeva fare con le parole, lo doveva ammettere. Forse aveva anche ragione. 
“Ma il punto è che finché provo qualcosa per te, non avrei comunque il coraggio di guardare negli occhi Oscar e dirgli che lo amo, visto che non sarebbe l’unico nel mio cuore.” 
Poi Charles gli sorrise e gli prese amichevolmente il braccio stringendoglielo prima di riavviarsi per il paddock. 
Quando lo fece, a Lando batté come sempre il cuore a mille e sorrise di nuovo con malinconia e uno strano senso di colpa. Una colpa che non poteva tradurre nemmeno a sé stesso. Era una colpa amare più di una persona? 
- Secondo me dovresti provarci... 
Lando scosse il capo accentuando un sorriso che sapeva essere grottesco, specie perché di solito i suoi sorrisi erano famosi per essere felici, spensierati e radiosi. 
- Se poi mi sbaglio e va male, lo faccio soffrire e non è una cosa che voglio. Potrei fregarmi di tutti, ma non di lui. Non proprio di Osc, capisci? 
Charles lo guardò con una dolcezza che fino a quel momento gli aveva visto solo rivolgere a Max e si sentì come colpito da un pugno allo stomaco. 
- Sì, certo che capisco. Proprio per questo dovresti provarci. 
Ma lui ancora non ne era sicuro. 
Tuttavia su una cosa Lando aveva le idee chiare, ora più che mai. 
Non poteva di certo fare a meno di Oscar proprio ora. 
Non sapeva come sarebbero andate le cose fra loro, né se Oscar provasse davvero qualcosa per lui e se il proprio amore fosse sufficiente o se quello che nutriva ancora per Charles, un giorno, avrebbe rovinato tutto e fatto soffrire l’unico al mondo che non voleva ferire. 
Però sapeva che, per ora, non poteva comunque fare a meno di lui. 
Perché mentre si avviava verso il motorhome McLaren per la riunione del sabato sera, Lando si sentì spaccato in due e ci si sentì fino al suo arrivo alla sala riunioni, dove Oscar lo aspettava con gli altri membri della squadra. Lui, ovviamente, si era già cambiato. 
I due si guardarono, Oscar gli sorrise con la sua solita dolcezza spontanea. Una maniera che riservava in assoluto solo a lui, che gli era familiare e di cui ormai ne era dipendente. Un’altro dubbio che Lando sapeva di non avere. 
“Sono speciale per lui. Per una persona al mondo io sono speciale. Non so in che modo e cosa prova per me, ma mi va bene essere speciale. E non per uno a caso. Per lui. Lui che è così speciale a sua volta.”
Lando gli sorrise di rimando con la stessa spontaneità, sentendosi subito schiarito e sollevato rispetto alla pesantezza d’animo accusata poco prima. Nel salutare gli altri, passò dietro Oscar e gli toccò il collo stringendo brevemente la presa. 
Lo sentì rabbrividire al contatto e lo vide piegare istintivamente la testa verso la sua mano, poco prima che la sfilasse. Non si concessero altro, ma quando Lando si sedette accanto a lui, ancora con la tuta che non aveva avuto tempo di togliersi, si sentiva già leggero. 
“Non è un mai, ma un ‘chissà, magari un giorno’. Vedremo come va. Di sicuro non uscirò dalla sua vita, sarebbe ridicolo. Proviamo entrambi qualcosa, cosa sia non importa. E stiamo bene insieme, con quello che abbiamo. Per il momento va bene così. Finché mi basta guardarlo sorridermi per stare meglio, toccarlo in qualche modo o rubargli baci, carezze e calore, non penso di dover cambiare nulla.”
Pensandolo, sorrise anche agli altri che avevano aspettato solo lui per iniziare il solito briefing, mentre col piete correva sotto al tavolo alla ricerca di quello di Oscar. Una volta trovato, l’agganciò col proprio facendolo saltare sulla sedia, tendersi brevemente e poi rilassarsi e sorridergli di nuovo fugacemente di sbieco. 
Sì, per ora andava bene così. 
 


NOTE: Il GP d’Ungheria mi ha acceso le idee per questa fic, da cui tutto è partito. Originariamente doveva finire così, ma poi mi è venuto un altro breve capitolo perciò si conclude col prossimo. La partecipazione di Charles era doverosa ed è sempre ben accetto (nelle mie fic). Alla prossima. Baci Akane