9 . CARLOS SAINZ

carloscar carlando landoscar

Fare sorprese al proprio ragazzo non era sempre una scelta saggia e questo per varie ragioni. Una però svettava su tutte. 
Normalmente Carlos non lo faceva, soprattutto qualche ora prima della gara, ma siccome l’aveva visto arrivare sorprendentemente—e stranamente—in anticipo rispetto al solito e che il tempo quella domenica mattina c’era, non ci aveva pensato. 
Più che Lando, aveva visto la sua macchina già parcheggiata quando era arrivato lui. 
Così guardando l’ora, Carlos aveva fatto un sorrisino malizioso decidendo che avrebbe potuto fare un pit stop d’eccezione per quel giorno, per qualcosa di veloce e non faticoso. 
Era passato per ingressi secondari per non farsi notare troppo nell’infilarsi nell’hospitality McLaren. 
Raggiunta la stanza di Lando, era entrato senza farci troppo caso, intenzionato a spaventarlo apparendogli davanti d’improvviso, ma quando l’aveva accolto una camera vuota ancora piuttosto in ordine per gli standard del suo piccolo inglese preferito, si era fermato grattandosi la nuca. 
Sapeva che c’era, perciò piegando la testa di lato e pensando che fosse a fare colazione giù, cosa più che probabile vista l’ora, fece per andarsene, ma nel passare davanti alla porta chiusa di Oscar, si era fermato di colpo a fissarla aggrottato. 
Dietro quella porta c’era la voce inequivocabile di Lando. 
Era il solito chiassoso, non sapeva il significato della parola discrezione, al contrario di Oscar che nemmeno si sentiva. 
Era la sua stanza, doveva esserci per forza anche Oscar. Ma il punto non era quello. 
Il punto era il genere di vocalità emessa da Lando. 
Non stava ridendo o parlando. 
Stava gemendo. 
Erano gli stessi gemiti che faceva quando scopava. Lando era molto rumoroso in quei momenti, ed anche se gli metteva una mano davanti alla bocca per evitare di farsi sentire da altri nelle vicinanza, lui comunque riusciva a gridare senza controllo. 
Per un momento, guardandolo la porta chiusa come potesse attraversarla o farla sparire, Carlos si era paralizzato e la perplessità di prima era presto diventata un pugno allo stomaco che si era materializzato sul volto shoccato ed inorridito. 
Non ci voleva un genio, non gli serviva aprire e vederli. 
Quelli erano gemiti da scopata. 
Lando si stava facendo fottere da Oscar. 
Carlos appoggiò una mano sulla porta e con essa la fronte, cercando di sentire meglio fra le urla di godimento di Lando, sperando nemmeno lui sapeva bene cosa. Forse che si sbagliasse, che ci fosse una spiegazione plausibile, che... ma il rumore che riuscì a sentire gli diede crudele conferma di quel che aveva pensato. 
Quelli erano due corpi che sbattevano uno nell’altro. Per la precisione gli schiaffi che faceva il bacino sudato di uno mentre penetrava le natiche tonde di un altro. 
Ma se avesse avuto ulteriore bisogno di prove definitive, Lando si udì più chiara che mai e non gemeva, bensì implorava.
- Sì, sì, così Osc, ci sono, sto venendo. Non smettere, non fermarti ora... 
Fu come finire contro le barriere in piena velocità subendo un 50 o 60 G. 
Carlos si morse il labbro mentre un misto fra rabbia e dolore salivano dentro.
Il primo istinto fu quello di entrare, beccarli in flagrante e fare un casino di quelli assurdi, ma poi la sua mano sulla rientranza verticale che faceva da maniglia, venne fermata dalla probabile risposta candida di Lando alla sua sceneggiata. 
‘Non sapevo che stessimo insieme. Abbiamo sempre e solo impostato il rapporto come due amici che scopavano. Non abbiamo mai parlato di sentimenti e relazioni esclusive. Ti dovevo fedeltà? Comincia con il consacrarti tu a me! Non hai la ragazza?’
Ma anche se avere una ragazza pubblica e ‘seria’ non significava niente per chi si divertiva a letto con altri, restava il fatto che comunque non avevano mai parlato di sentimenti e di relazioni vere. 
Fra loro c’era sempre stato solo divertimento, avevano solo riso, scherzato e scopato. Niente di più. 
Per scelta sua, fra l’altro. Perché ogni tanto Lando aveva tentato di chiedere che cos’erano e lui l’aveva sempre frenato, intuendo qualcosa fra le righe. Perché Lando non era bravo a nascondere, si capiva sempre quando provava qualcosa. 
Infatti aveva capito che con Oscar stava nascendo un bel rapporto, ma sicuro di sé stesso, non ci aveva mai dato peso. 
Ovviamente avrebbe dovuto. 
Sentendoli inequivocabilmente finire, Carlos si riscosse dai suoi pensieri e si affrettò ad andarsene silenziosamente. Si mosse come un automa, gli occhi sgranati, la mascella contratta, i muscoli tesi, i pugni chiusi ed il respiro pesante, di chi cercava di calmarsi. 
Nemmeno fuori, al sicuro da loro, e fermo da solo nella parte retrostante i vari motorhome sistemati tutti in fila e ravvicinati fra loro, si sentì meglio. 
Solo la consapevolezza d’aver sbagliato tutto con Lando, di averlo consegnato ad Oscar, di non poter andare realmente a recriminare nulla a nessuno se non a sé stesso e alla sua solita e tipica sicurezza in eccesso. 
Un autentico imbecille, si disse riuscendo poi a trovare l’ingresso posteriore della Williams. 
Una volta in camera, rimase appoggiato contro la porta, la testa all’indietro, gli occhi sgranati fissi sul soffitto. Come diavolo aveva fatto a perdere Lando? 
Bruciava. Bruciava ogni cosa, in lui. Il petto, la gola, gli occhi, le viscere ma soprattutto l’anima. 
Mentre si rendeva conto d’averlo perso nel modo in cui aveva pensato d’averlo avuto, capiva che non ne aveva nemmeno diritto. 
Non poteva neanche trovare sollievo nel litigare con lui e accusarlo. Accusarlo di cosa, alla fine? 
Sapeva bene che tipo di conversazione avrebbero avuto e non aveva senso cercarla, avrebbe fatto solo la parte del patetico imbecille. 
Lando era libero di andare con chi voleva e non doveva nemmeno rendergli conto. Sapeva che non aveva alcun diritto di pretendere chiarezza, non gli aveva mai chiesto niente né detto a sua volta. 
Quando in passato, quando era ancora in Ferrari, il suo rapporto con Charles si era fatto particolarmente stretto, Lando aveva fatto il geloso e nonostante fosse una gelosia infondata perché lui e Charles erano semplicemente amici—ma soprattutto perché il monegasco era felicemente impegnato con Max—invece di tranquillizzarlo e farlo ragionare, aveva attaccato duramente dicendogli che non erano una coppia e che non poteva comportarsi così, che non voleva vedere gelosie ridicole poiché avevano entrambi il diritto di fare ciò che volevano con chi volevano, senza nemmeno bisogno di rendere conto l’un l’altro. 
L’aveva voluto lui. 
- Karma. - sussurrò sconvolto, la voce tremolante. 
Ora sapeva cosa intendeva la gente con quella parola. 
Doveva per forza essere questo il significato. 
Tutto ciò che fai ti torna indietro. Sempre. 
- E adesso come corro, oggi? Come cazzo scendo in pista, come sto davanti a quei due? Come mi scoperò di nuovo Lando, se e quando vorrà? 
Ultimamente avevano allentato i loro incontri, al contrario dell’inizio che erano molto frequenti e quasi ossessivi. Dalla questione su Charles, avevano lentamente iniziato a scopare di meno, ma il tempo passato insieme era comunque sempre stato di qualità ed il loro rapporto in generale era sempre stato buono, avevano sempre riso e scherzato senza alcun problema. 
“No, certo che non c’era. Lando aveva trovato il modo di compensare con Oscar. Ed io che dovrei dir loro? Non ha forse ragione? E probabilmente Oscar nemmeno sa o forse sa ma è così preso da lui che accetta di condividerlo con me. Si spiegherebbe perché è sempre così teso con me. È una persona strana in generale, perciò non ci ho mai visto nulla dietro, ma è anche questa una delle conseguenze del mio fottuto egocentrismo.” 
Nonostante cercasse di fare appello a tutta la sua razionalità per ridimensionare la situazione, con lo scopo di riuscire a scendere in pista quel pomeriggio e fare una gara decente, Carlos si rese conto che non stava funzionando, e al momento di sollevare la mano e tenerla ferma davanti a sé, la vide tremare e capì che se in gara si fosse imbattuto in uno di loro due, la sua parte impulsiva e focosa da tipico spagnolo, avrebbe sicuramente preso il sopravvento. 
Pur immaginandolo, non sapeva proprio come aiutarsi ed evitare un suicidio di gara e forse di carriera. Per non parlare della cazzata che sapeva avrebbe potuto fare. 
- Proprio una bella sorpresa! Peccato che sia quella sbagliata! Fanculo Carlos. Sei proprio un coglione. Adesso dovrai far finta di nulla e continuare come sempre con lui, oppure affrontarlo e dirgli che sai; ma so bene cosa sceglierò, perché non sarò mai in grado di parlarne in modo adulto senza perdere la faccia e fare stupide sceneggiate che non ho realmente il diritto di fare, perciò sarà più comodo fare finta di nulla. 
Infine sospirò scuotendo il capo, chiudendo gli occhi e abbandonando la testa all’indietro sconfitto, sentendosi a pezzi. 
“Dovevo capire così che provo qualcosa per Lando?”
Che poi cosa? Amore? Ma non era più un senso di possessione? Non voleva consacrarsi a Lando, rendergli conto delle proprie scelte e della propria vita, vivere in funzione sua, modificarsi per lui, cedere un pezzo di libertà per lui. Voleva solo che Lando fosse suo senza dover cambiare nulla di sé e della propria vita. 
Ma sapeva che non poteva pretenderlo e sapeva che era sbagliato. Lo sapeva perché se fosse stato vero amore, quel giorno invece di mettere dei paletti e frenare consapevolmente la loro relazione, l’avrebbe stretta ben volentieri, felice di vederlo così coinvolto, di leggere quel suo sentimento bello ed evidente. 
Invece no, ne aveva avuto paura e l’aveva frenato. 
“Paura di cosa? Si può avere paura dell’amore e dei legami?”
A quello, però, Carlos non riuscì a rispondere. 

Ma nel pomeriggio, quando scese in pista, invece di farsi da parte dopo i numerosi segnali blu durante la gara e l’avvertimento del suo ingegnere, Carlos non aveva fatto passare Oscar. Non ci aveva nemmeno pensato, l’aveva fatto totalmente istintivamente, senza esitare, causandogli pure un piccolo danno per un contatto nell’atto di doppiaggio. 
Nemmeno dopo, ai microfoni, aveva chiesto scusa ed era rimasto sulla propria presa di posizione consapevolmente sbagliata, negando l’evidenza e adducendo patetiche scuse per il suo comportamento. 
Sapeva che non ci sarebbe riuscito nemmeno dopo.
In entrambi i casi, mentre sapeva di star sbagliando, non aveva potuto evitarlo.
Perché Oscar gli aveva portato via il suo Lando ed anche se aveva tentato di prendersi le proprie colpe, sarebbe stato semplicemente più facile scaricarle a qualcun altro, perché alla fine era lui a dover convivere con sé stesso e se quello era l’unico modo, avrebbe odiato Oscar non potendo né odiare Lando né sé stesso. 
Fino a che, forse, un giorno, avrebbe odiato solo sé stesso, consumato dai sentimenti ignorati e repressi. 


NOTE: Originariamente questo era l’ultimo capitolo della fic, come si capisce dalla parte di Carlos. Siamo sempre nello stesso GP dell’altro, Ungheria 26, ma di domenica. Era un modo per far capire che fra Lando ed Oscar procede tutto bene, anche se non con dei cambiamenti sostanziali. Ispirata anche dal problema che hanno avuto fra loro in gara Carlos ed Oscar, avevo deciso di inserire anche la versione dello spagnolo. Un finale aperto, insomma. Ma poi però è successa Langkawi e mi è venuta l’illuminazione finale (che però sto scrivendo ma ci sarà fra i soliti 5 giorni). Perciò non siamo ancora alla fine! 
Oltretutto mi piaceva mostrare come le cose cambiano a seconda del punto di vista: quello che per esempio per Lando era un atto di gelosia verso Charles, Carlos l’ha logicamente interpretato in tutt’altra maniera. 
Ho fatto le fanart sul famoso capitolo 6, ma non sono ancora pronte, spero di riuscire a completarle per prossima volta. 
Grazie a chi segue. Alla prossima. Baci Akane