43. GUARDARE E NON TOCCARE

lestappen/piarles

/Charles/

“Ho ancora la sensazione della sua guancia sotto le mie labbra. Labbra che stavano giungendo alle sue così belle e morbide. 
Ma lo sguardo duro ed indispettito di Pierre mi fissa in attesa di una spiegazione, deciso a non farmi fare come voglio, come sempre. 
Non lascerà cadere il discorso, questa volta. I suoi occhi espressivi dicono questo, mentre mi fissa con le braccia conserte fermo davanti alla porta. Non si muove da lì, quasi abbia paura che ora prenda le mie cose e me ne vada di nuovo.
Alla fine, pur consapevole che dovrei dirgli qualcosa, sospiro e sfodero la mia arma più forte. 
Libero un’espressione carica di smarrimento ed è con questi occhi lucidi che lo fisso adesso, implorante e visibilmente confuso. È solo la verità, dopotutto. 
- Non sono pronto a parlarne ancora. So che ti chiedo tanto e che soffri in questa situazione di tutto e niente. Ma sono qua, no? 
Che non significa niente essere comunque qua quando questa è fondamentalmente la mia camera. 
Però lui rimane zitto e dritto per un po’ ad osservarmi, le braccia ancora incrociate, lo sguardo duro che fatica a rimanere tale. Poi vacilla così mi avvicino ed appoggio le mani sul suo petto, le striscio sul collo e gli prendo il mento con la punta dei polpastrelli. Lui a questo scioglie le braccia e ammorbidisce il volto sospirando pazientemente. 
Sono un autentico bastardo e non lo merito. 
Non merito minimamente Pierre, la sua dolcezza, la sua pazienza infinita e, fondamentalmente, il suo amore.
Quando mi cinge la schiena con le braccia, il calore mi avvolge allo stesso modo. È il suo calore. Il suo amore. Io me ne bagno anche se so di non provare lo stesso sentimento e mentre le nostre labbra si ritrovano lente e delicate, mi chiedo se in realtà io sia in grado in generale di provarne. 
Mi chiedo se quest’attesa sia per me inutile perché alla fine tanto non proverò mai niente per nessuno, perché con Jules prima e mio padre poi sono morte anche la mia capacità di amare.
Ma attrazione e desiderio sì, quelli sì che li provo. 
Di nuovo affiora il viso di Max proprio mentre bacio Pierre. 
Forse non amerò mai da qui alla mia morte, ma desidero. Eccome se desidero. 

‘Ragazzi, grazie per il profumo, non serviva ma mi piace molto!’
Con questo aspetto la reazione dei tre moschettieri che non si fa attendere, mentre do un’altra occhiata a Pierre che dorme nel letto. Ho dovuto aspettare che dormisse sul serio, prima di scrivere a loro; non potrei rischiare che legga.
‘Che diavolo dici? Ti sei bevuto tutto il sakè dell’albergo?’
Ed eccoli puntuali proprio con una risposta che mi immaginavo. 
Faccio un risolino che è più isterico che reale. 
Sospiro e scuoto la testa mordendomi il labbro, mentre rispondo col senso di colpa che cresce prepotente. 
‘Sono stato con voi tutta la serata, mi avete prestato dei vestiti perché mi ero bagnato con una porta che si è spalancata improvvisamente, mi avete dato asilo, abbiamo mangiato insieme in camera, mi avete tirato su perché ero giù ma non avete idea del motivo visto che non vi ho detto niente, poi per farmi sorridere mi avete dato in anticipo il regalo di compleanno. Un profumo di Armani.’
Non è una richiesta od una preghiera, è solo un’informazione piuttosto prepotente, com’è nel mio stile. 
I ragazzi ci mettono un po’ a leggere e spero che non mi chiedano né cosa ho fatto in realtà, né con chi e soprattutto se devono dire che c’era anche Max. 
Non ho specificato niente a Pierre, per fortuna ha dato per scontato che fossero loro, ma in effetti lui se ne è andato che Max era là perciò è comprensibile pensi che eravamo insieme. Però forse è meglio che lo preciso anche con Max prima che faccia lo stronzo e dica ‘ti piace il mio profumo allora?’ Lo sa che mi piace, ma sarebbe capace di chiedermelo davanti a Pierre apposta. 
Ovviamente, comunque, i ragazzi mi riempiono proprio delle domande che speravo evitassero. 
Alex: ’E con chi eri invece?’
George: ’Soprattutto a fare cosa?’ 
Lando: ’E Max era con noi o no? Qua bisogna essere precisi quando si inventano le palle o caschiamo come asini!’
George: ’Asino sarai tu, io ce la faccio a dire palle!’
Poi finiscono per perdersi a dire stronzate fra di loro a cui io non do retta, li pianto in asso per andare a scrivere a Max, ma questo lo faccio in bagno, chiuso dentro, seduto per terra, tutto raggomitolato. Non vorrei che Pierre decidesse di svegliarsi proprio qui. 
‘Max, mi devi fare un favore. Tutto quello che abbiamo fatto io e te stasera eravamo in compagnia di Alex, George e Lando. Ma è meglio che non citi e non dici niente mai punto e basta.’
Tanto so cosa mi risponderà, perché è prevedibile, lo scemo. 
Dirà qualcosa tipo ‘E cosa mi dai in cambio?’
‘Ci siamo anche abbracciati tutti e 5 toccandoci a vicenda? Devo sapere i dettagli’
Ma lui e Lando saranno mica imparentati? A questa risposta mi copro la faccia che diventa bordeaux mentre mi fa inevitabilmente immaginare un orgia fra noi 5 che non desidero avvenga mai. Maledetto idiota! 
Dall’altra chat cominciano a chiamarmi per ottenere le risposte di cui hanno bisogno, così lascio in sospeso Max che tanto a distanza non può fare danni al momento. 
Gli altri tre sono capaci di farne, invece. 
Recupero i messaggi dopo che li ho mollati a dire stronzate e quando leggo un messaggio di Alex che fa ‘Aspetta, hai detto Armani? Ma Max ha quel profumo! MICA ERI CON LUI? COSA HAI FATTO? MI DEVI DIRE TUTTO!’ Per poco non sbatto con la nuca sulla porta e terrorizzato di essere proprio io il coglione a svegliare Pierre, mi do uno schiaffo sulla guancia.
 ‘E tu come diavolo fai a sapere che Max usa quel profumo?’, fa poi George tornando a deviare l’attenzione da quello che secondo loro io gli dovrei dire. 
A quel punto tornano a distrarsi col loro enorme disturbo dell’attenzione e così torno da Max che poi ha pure detto. 
‘E comunque cosa mi dai in cambio?’
Questo mi fa ridere inevitabilmente. Sapevo che l’avrebbe detto. Scuoto la testa rendendomi conto che anche se sto mettendo in scena un teatro meschino di cui dovrei vergognarmi e di cui un giorno mi pentirò, mi sento stupidamente ed egoisticamente più leggero. 
‘È il mio compleanno, puoi farmelo un cazzo di favore!’
Non sono realmente seccato, spero che mi chieda qualcosa di sconcio, ma non immagino cosa potrebbe essere, né se potrei farlo. Più che altro sarebbe capace di ricattarmi senza farsi mezzo problema e a quel punto qualunque cosa mi chiederebbe dovrei accontentarlo. 
Spero mi chieda qualcosa di erotico. 
‘Ti ho fatto il regalo per il tuo compleanno, il favore è un altra cosa!’
Bastardo. Come sei prevedibile. Adorabilmente prevedibile. 
Lo pianto di nuovo in asso per andare dagli altri tre idioti ed alla fine recuperando le loro stronzate scopro che sono tornanti a riempirmi di domande su me e Max. Domande a cui non ho realmente mai risposto ed ho sempre deviato pur sapendo che in qualche modo sono a conoscenza di una nostra strana e complicata situazione. Ricordo ancora Monza, anche se certi tratti sono confusi, ma so che hanno fatto di tutto per farci finire a letto insieme, alla fine. 
‘Allora? Tu e Max? Hai tradito Pierre con lui?’
Lando va dritto al sodo, come se quasi lo sperasse. 
Quei due diventeranno amici, si somigliano in qualche modo ed era meglio non si somigliassero. Fortuna che sta con Carlos e che è cotto di lui. 
‘Non ho tradito nessuno anche perché non sto con nessuno. Non è successo niente, però voi ricordatevi di cosa abbiamo fatto stasera. Grazie per il profumo. Buonanotte.’
Spero di cavarmela, ma so che non sarà così. Lo so bene. Li mollo di nuovo a crogiolarsi da soli per un po’, mentre vado a rispondere all’altro demente che intanto aspetta. 
Così come la mia nottata alternativa prosegue da solo chiuso in un cesso, per terra,  a rispondere al telefono ad altri idioti. 
‘Cosa vuoi? Devo essere sicuro che non mi metti nei casini.’
Ma Max si fa attendere, non mi risponde subito come mi sarei aspettato, così vedendo che di là continuano a ribellarsi, sospiro snervato e vado a rispondergli. 
‘Charles! O ci dici tutto o ti sputtaniamo!’
Lando si deve dare una calmata o gli faccio lo scalpo. 
‘Tu non hai Carlos di cui occuparti?’, rispondo acido. 
‘Già fatto, non cambiare discorso!’, fa lui prontamente.
‘Ci chiedi di coprirti con Pierre, non è una cosa da poco. Anche se non è nel nostro giro stretto, ci andiamo d’accordo.’
George è quello ragionevole che rigira tutto e tutti, non poteva che essere lui a fare leva nel punto giusto. Alzo gli occhi al cielo e sospiro nervoso mordendomi il labbro, faccio una smorfia e alla fine pur controvoglia mi ritrovo a cedere. Dopotutto ha ragione. 
‘Ero con Max, ma non è successo niente. Se dovesse, sarete i primi a saperlo.’
Spero che gli basti o li insulto. Cioè da un lato so che hanno ragione, dall’altro vorrei solo mandare tutti a cagare e farmi i cazzi miei. Perché devo fare questo? 
Perché non sono in grado di affrontare Pierre, ecco perché. 
Al diavolo!
Me lo merito. Sono un pezzo di merda. 
‘Max lo sa?’, chiede poi Alex di punto in bianco. Spalanco gli occhi. 
‘Cosa?’, faccio io subito senza capire. 
‘Che non è successo niente fra voi.’ 
A questa risposta spiazzante non so cosa dire. Non è proprio vero che non è successo niente, o non mi starei inventando questa palla. 
Alex è dannatamente acuto e conosce Max dannatamente meglio di quel che pensavo. 
Mi mordo il labbro e vedo che nella sua chat finalmente mi risponde, così col cuore in gola ed il calore dritto nelle mie parti basse che iniziano a reagire prima ancora di leggere cosa ha scritto, li liquido in fretta e furia. 
‘A lui ci penso io. Grazie per il favore. Ve ne devo uno’
‘Uno a tutti insieme od uno a testa?’
A questa sparata demente di Lando non rispondo e passo a Max. 
Prima che si apra la sua chat, il cuore batte ancora più forte mentre mille aspettative e stupide speranza si formano nel mio cervello e forse pure nel mio animo.
Eh già. È proprio come pensavo. Non sarò in grado di provare sentimenti d’amore, ma sono molto in grado di provare voglia e desiderio e questa è l’unica cosa certa di me in questo momento incasinato della mia vita. 
‘Una tua foto attuale dalla vita in giù. Senza pantaloni.’ 
Mi mordo il labbro e spalanco gli occhi mentre sento il viso in fiamme, il cuore accelera brutalmente e mi sento fottutamente idiota. Era proprio quello che speravo mi chiedesse, anche se non proprio una mia foto. Volevo io qualcosa di suo od un pegno dove mi sarei potuto divertire anche io, ma sono perfettamente consapevole che è giusto così. È lui che deve fare un favore a me, non devo trarre il minimo vantaggio dal pagamento richiesto. 
Per un attimo valuto attentamente cosa rispondere e come improntare il resto della nostra conversazione. Potrei buttarla sullo scherzo, spegnere il fuoco, rifiutarmi. Potrei fare tante cose. 
Se gli dico che è fuori discussione penso che alla fine non farebbe problemi; conosco Max, so che sta giocando e che non fa sul serio, ma se io invece accettassi il gioco ne sarebbe più che felice. 
È furbo, dannatamente furbo. 
La gara ora è nelle mie mani, potrei approfittare e trarre vantaggio anche per me e accettare la sfida, oppure potrei chiudere tutto e dargli un bel freno. 
Ma poi mentre mi immagino a fare davvero una foto del mio cazzo che adesso è ancora più duro di pochi secondi fa, penso anche alla sua faccia quando vedrebbe che ho avuto davvero il coraggio di farmi una foto simile. 
Che poi me l’ha anche già visto almeno due volte, una delle quali proprio stasera: mi ha spogliato lui quando ero fuori di testa tutto bagnato come un idiota. 
Fargli una foto di una cosa che ha già visto che sarà mai?
Se vuole un ricordo posso anche farlo, purché mi assicuri che mi reggerà il gioco. 
‘Mi devi giurare che non mi incasini con Pierre’, gli scrivo chiaro e tondo. Il cuore è ancora velocissimo all’idea di che cosa sto facendo; anche se non è niente di che, per me è tanto. Va oltre ciò che ho osato fare con chiunque altro. Non è una cosa da me, non è nelle mie corde, ma forse la verità è che non mi conosco realmente per un cazzo. 
‘A quello ci pensi già da solo’, risponde lui prontamente. Io sospiro e alzo gli occhi al cielo esasperato dal fatto che deve sempre avere l’ultima parola.
‘Max!’, basta questo.
‘Va bene. Adesso la foto.’
Già, c’erano proprio tantissimi modi per gestire questa situazione, cedere alla provocazione e accontentarlo passivamente non è il mio stile, ma mi sa che alla fin fine il favore me l’ha fatto lui. 
Mi abbasso i pantaloni della tuta che mi ha prestato lui, all’idea che sto ancora indossando i suoi vestiti mi si indurisce ancora di più. Lo sento pulsare mentre me lo prendo fra le dita e lo tiro fuori. 
Sta su da solo, non è moscio. 
Mi succhio le labbra e trattenendo il fiato pulisco la fotocamera interna per poi avviarla, faccio alcune inquadrature di prova e poi scatto un paio di foto.
Le guardo mordendomi il labbro, ne scarto alcune che non sono venute bene e poi mi decido su una che mi pare la migliore. 
La guardo un’ultima volta e gliela spedisco. 
Mio Dio, sono impazzito. 
Sono fottutamente impazzito e a riprova di questa consapevolezza atroce, senza aspettare la sua reazione, mi masturbo completando l’opera, immaginando che ora si sta masturbando anche lui e che si farà una foto e me la manderà. Perché è Max, è un provocatore e non può essere da meno di me.
Dai, mandamela questa foto. Non te la posso chiedere, era il pagamento per il mio favore. Però so che me la manderai. Ma alla fine vedo che non mi manda nessuna foto e al suo posto arriva solo un messaggio. 
‘Bello come lo ricordavo.’
Con delusione ed eccitazione insieme, vengo usando la mia immaginazione. Tanto so che ti stai toccando anche tu, Max. Che la tua mano ora sta correndo sul tuo cazzo che sarà esploso con la mia foto che ti consumerai. 
Mi succhio il labbro e abbandono la testa all’indietro posandola lieve contro la porta che mi separa da Pierre. Sono una persona terribile, io e Max siamo proprio fatti uno per l’altro. 
‘Siamo d’accordo?’, chiedo dopo un po’ che l’esplosione di piacere è scivolata sulla mia mano e poi su tutto il mio cazzo finalmente soddisfatto. 
‘Tranquillo.’ 
Non so quanto posso esserlo. Non per lui, per qualche ragione so che mi posso fidare di lui se dice di sì. Ma è di me stesso che non credo di potermi fidare più. 
‘Salvati la foto, mettila sottochiave e cancelliamo la chat.’ 
Questo non è una richiesta od un favore. 
‘Sissignore!’, risponde lui nel suo tipico modo derisorio che però non mi irrita più come una volta. 
Assurdo come cambiano le cose. Una volta facevo di tutto per evitarlo, lui ed i suoi modi di merda. Adesso mi fa ridere e mi fa stare bene e vorrei una foto del suo cazzo che dannazione non gli ho mai visto, solo toccato attraverso i vestiti. Aveva proprio una bella consistenza dura, sembrava ben dotato.
Lui me l’ha visto ben due volte. La prima quella mattina a Monza, quando gli ho chiesto che diavolo avevamo fatto e per farmi rispondere gli ho fatto lo spogliarello. Per fortuna che ce l’ho normale, sono abbastanza sereno col mio corpo. Con tutte le sue parti, per la verità. 
Max ce l’ha con questo genere di pegno, comunque. Spero che prima o poi non gli basti più guardare e non toccare, dannazione.”

/Max/

“Sei proprio una terribile persona, Charles. Ma io lo so che lo sei. So che sei meschino, doppiogiochista, egoista e pure un dominatore. 
Non che a me piaccia essere sottomesso, ma da te improvvisamente mi ritrovo ad accettare qualunque cosa, ogni ordine e desiderio non riesco a negartelo e mi piace dannatamente ricevere i tuoi comandi. 
Giocheremo ancora, Charles. Siamo solo all’inizio. 
Se pensi che mi basterà sempre guardare e non toccare, ti sbagli di grosso. 
Mi hai sorpreso come sempre, non mi aspettavo che mi coinvolgessi per coprirti con Pierre ma che ti arrangiassi coi tuoi peccati. 
Probabilmente eri così fuori, stasera, da non ragionare in anticipo come tuo solito. Pierre deve averti colto in flagrante coi miei vestiti addosso ed il mio profumo. Avrai avuto dei riflessi pronti ad inventarti la scusa che eravamo con gli altri, ma adesso se io non dovessi reggerti il gioco saresti nei guai.
Se fossi davvero meschino come te, ti ricatterei a vita fino ad ottenere te nel mio letto tutte le volte che voglio, ma non è questo il modo in cui voglio averti. 
Però che giocherò ancora con te, questo sì. 
Giocherò eccome e so che te lo aspetti, so che lo speri.
Così come so che anche tu ti sei appena sparato una gloriosa sega dopo avermi mandato questa foto che mi consumerò.
Ti ho visto due volte nudo e volevo un regalino. Prima ti ho fatto toccare il mio attraverso i vestiti, ma di sicuro ti sta sul culo essere in svantaggio su di me con il discorso cazzo. Non me l’hai mai visto e sì, me l’hai toccato, ma c’erano i vestiti di mezzo, non è la stessa cosa. Anche se è comunque più di quello che io ho potuto avere da te. 
Magari ti dovrò premiare io per qualcosa, un giorno. Saprò come fare. 
Nel frattempo avere questo segreto con te, come se avessimo fatto chissà cosa stasera, mi piace da matti. Mi riscalda. Mi risana. 
Il suo rifiuto mi aveva fatto malissimo, mi bruciava al punto da cercare sicurezze in Daniel, ma adesso mi hai rianimato. 
Non penso di essere niente di speciale, resto insicuro sul mio aspetto e penso ancora che semplicemente non ti piaccio abbastanza, ma approfitterò tutte le volte che potrò per trarre un piccolo innocente vantaggio personale. 
Anche perché questa bella palla che ti sei appena inventato significa che comunque qualcosa è realmente accaduto, prima. Qualcosa di così grande ed importante da spingerti a nasconderlo. 

Il giorno dopo siamo tutti svegli di buon mattino e appena incrocio Lando a colazione, i suoi occhietti vispi mi guardano una prima volta e poi una seconda con più attenzione e tutto illuminato: il suo sorriso parla troppo bene. Pensa che sia successo qualcosa fra me e Charles e per un momento penso di potermi divertire a farglielo credere, ma poi una mano si chiude sul suo collo per dietro e stringe come un padrone che afferra un cane monello per la collottola; il padrone appiccica la bocca al suo orecchio e gli parla a denti stretti e gelidamente minaccioso. 
Non leggo il labiale, ma Charles è fin troppo chiaro per me; so quali devono essere stati i retroscena. Retroscena che tanto Lando mi racconterà a breve, appena il suo padrone lo torna a liberare. 
Qualunque cosa dica non è gentile e Lando impallidisce, rabbrividisce di puro terrore ed annuisce mite. Charles lo lascia e va oltre lanciandomi un’occhiata distante controllando egregiamente il suo volto. A volte lo invidio, altre penso che sia palloso controllare sempre tutto. Chi te lo fa fare? Insomma, che diavolo vuoi che succeda se ogni tanto dimostri ciò che provi? 
Come fa Lando, per esempio, che appena si libera di lui torna a fissarmi con occhi tremendamente infantili e vispi, facendomi scoppiare a ridere come se fossi uno schizofrenico. 

- Allora? - fa con aria cospiratrice sedendosi bellamente al mio tavolo per la colazione a buffet, dove non sempre capita di beccarsi; oggi siamo costretti ad essere in pista di buon mattino per le qualifiche, perciò siamo praticamente tutti qua insieme allo stesso orario tragicamente presto. 
Faccio lo gnorri fissandolo senza capire. Alzo strafottente le spalle e senza scompormi, chiedo: - Allora cosa? 
Lando alza il dito e inizia a scuoterlo dicendo dei serrati: - No no no, eh? - a cui poi aggiunge battendo la mano sul tavolo: - Non esiste che non è successo niente sul serio! Perciò sgancia e parla! 
Inarco un sopracciglio sorseggiando il succo d’arancia per poi sorvolare la sala in cerca di Charles, che trovo ovviamente in fondo con i fedeli George ed Alex, questa volta in compagnia anche di Pierre. 
I fedeli a Charles lo sono anche a Lando e noto che stanno totalmente catturando l’attenzione del suddetto, impedendogli di notare che l’incosciente sta al mio tavolo e parla con me, nonostante l’ammonizione. 
- Non distrarti e rispondi prima che mi becchi e mi sgridi! - dice Lando con totale consapevolezza e fottutamente sfacciato. 
È di quei bambini monelli consapevoli che stanno disobbedendo ai genitori e che se ne fregano altamente, il loro unico obiettivo è completare la marachella anche se sanno che verranno beccati e puniti. 
Lo ammiro, non c’è che dire! 
Io e lui potremo diventare amici, me lo sento!
Con un senso di sollievo assurdo che non pensavo di poter provare in relazione ad altri che non siano Charles e le sue lune o Daniel prima della nostra rottura, ridacchio e decido di non rovinarmi quella che ha tutte le carte giuste per essere la mia più bella pura e semplice amicizia nel circuito.
Con pura e semplice intendo senza cazzi e sesso di mezzo. 
- Non so cosa ti ha detto, ma confermo. Non è successo niente. 
Ma lui sembrava pronto a questa risposta. 
- Definisci ‘niente’! 
Sgrano gli occhi, è agguerrito e con le idee chiare. 
Per un momento ci penso meglio mentre finisco la mia tipica colazione olandese. Conosco alla perfezione Charles e sicuramente ha chiesto loro di coprirlo e dire che eravamo insieme senza dirgli niente di specifico se non un ‘non è successo niente’. Ovviamente sanno che non è vero, che qualcosa deve essere successo per forza. Ma se gli altri intendono rispettare la volontà di Charles e non indagheranno oltre per non indispettire il loro amico, Lando è diverso. 
La luce che leggo nei suoi occhi è puro divertimento e curiosità. Lui deve sapere e non esiste niente e nessuno in grado di impedirglielo. 
Così sospiro e mi giro di nuovo verso il tavolo, Charles ci dà le spalle e non accenna a muoversi, così mi avvicino a Lando e avendo cura di parlare piano, gli spiego in modo conciso cosa è ‘niente’. 
- Non abbiamo limonato né trombato. Per ragioni che non approfondirò qua ed ora l’ho abbracciato, poi visto che si è bloccato sul più bello pensando a Pierre gli ho fatto capire cos’è pronto per lui quando si deciderà a mollarlo. 
È una via di mezzo fra lo schietto ed il criptico, penso che se lo farà bastare. Deve, insomma, non posso andare più nei dettagli. Comunque è chiaro anche ciò che per ovvie ragioni non posso dire esplicitamente. 
Ma lui no. Lando mi fissa spalancando gli occhi e con la bocca piena di qualsiasi schifezza gli sia capitato di mettersi nel piatto, chiede: - E cos’è? 
A questo non ce la faccio e scoppio a ridere, la sua ingenuità mista ad ottusità mi fa gettare la testa all’indietro e ridere rumorosamente. Lando si rimpicciolisce appiattendosi sul tavolo per non farsi vedere da Charles, che presumo si sia girato a sentire perché rido tanto. Se vede che è con me lo uccide. 
A questo punto prendo la salsiccia dal suo piatto, solo un inglese potrebbe far colazione con una roba simile, e gliela infilo in bocca divertito. Lando finalmente capisce e sgrana ancora di più gli occhi con la rivelazione dell’anno. 
- Ma quindi c’è stato un pompino? - chiede poi pensando d’aver capito male prima. Ormai la mia colazione è bella che finita, ma rimango qua con lui perché mi piace il gusto del brivido e comunque mi sto divertendo più di quel che pensavo. 
- No idiota, gli ho fatto toccare la mia salsiccia! 
Non che parlando in codice in questo modo sia meglio. Specie perché Lando continua con le sue facce comiche e shoccate ad ogni cosa che gli dico e che capisce male. 
- Perciò ti ha fatto una sega! Lo vedi che è successo qualcosa? Questo non è niente, cazzo! Lo sapevo! 
Visto che ancora un po’ lo sentono pure in pista e non solo fino in fondo alla sala dove sta il famoso padrone, gli metto in bocca quel che resta dal suo piatto, che sarebbe un pezzo di pane tostato che lui si prende senza troppi complimenti. 
- Attraverso i vestiti, non era il trattamento completo; gli ho solo fatto sentire la consistenza della salsiccia. Non riesce a fare niente finché non risolve con Pierre, anche se vuole. Eccome se vuole! 
Non pensavo mi sarei mai trovato a parlare di queste cose con qualcuno, pensavo sarei imploso morendo malissimo, portandomi nella tomba questo terribile segreto, ma per fortuna Lando è stato coinvolto e di questo se ne deve rimproverare solo Charles. 
Peggio per lui, non l’ho coinvolto io. 
Lui inghiotte tutto annuendo ammirato, questa volta con tutti i tasselli chiari in mente. 
- Bravo, hai fatto bene! Potevi forzare di più la mano! Se è vero che vuole, ci sarebbe stato... 
Piego la testa ed alzo le spalle pensando a Charles e a come si approccia con me quando siamo soli, specie da quando sta con Pierre. 
- Non so, ci sono stati diversi momenti in cui stava per succedere, ma alla fine si è sempre fermato. Tanto che ho pensato ci fosse qualcosa di sbagliato in me. 
Questa cosa è di troppo, mi è scappata nell’onda dell’entusiasmo di avere finalmente qualcuno con cui confidarmi e sfogarmi in modo sano e bello. Mi zittisco di botto e capendo d’aver detto troppo, mi alzo dal tavolo recuperando telefono e chiave, intenzionato ad andare in camera. 
Lando rimane lì basito per pochi secondi; in realtà ha una reazione sorprendentemente veloce e seccando il caffè che si era preparato, mi rincorre chiamandomi. Peccato che la sua voce sia troppo acuta e che mi chiami per nome, perciò devo dargli una sonora spinta di riflesso, appena superiamo la porta della sala colazione. Questo lo fa volare di lato e finire giù come un pero, ma almeno quando Charles si gira, mi vede da solo. 
Con faccia tosta lo saluto e vado oltre. 
Una volta al sicuro dal suo sguardo di falco, guardo Lando in piedi davanti a lui ancora steso per terra, infilo le mani nelle tasche e scuoto la testa. 
- Sei un incosciente, lo sai? Charles arrabbiato non è una di quelle cose che vorresti avere, credimi che ne so qualcosa. 
Eccome se lo so. Ripensandoci un sorrisino malizioso si forma sulle mie labbra. Lando si massaggia il sedere e si alza senza ricordarsi perché mi ha rincorso e con l’attenzione di un criceto che soffre di ADHD, si aggancia a questa frase dimenticando quella che l’aveva fatto scattare. 
Non ti dirò che ho complessi e insicurezze. Daniel è l’unico che sa certe cose di me e deve rimanere così. Non voglio che qualcun altro sappia quanto patetico sono nel mio privato. A nessuno fotte comunque un cazzo del vero me, perciò non vale la pena. Tutto qua. 
Lando mi segue verso l’ascensore, diretti alle camere, e mi chiede altri dettagli e approfondimenti finendo poi per darmi il suo parere, non diverso da quel che mi aveva già dato ieri e che pensavo pure io. 
- Forse non è del tutto pronto, ma prima o poi cederà. La voglia di te sarà più forte di quella di Pierre. Uno che si inventa una palla per non dire che era da solo con te per qualche ora e che gli hai prestato vestiti e regalato un profumo, non resisterà a lungo. È ovvio che preferisce te. Ha solo bisogno di qualche spinta in più. 
Già, esattamente quel che pensavo io dopo essermi crogiolato nel mio patetico senso d’inferiorità sul mio aspetto e sul mio carattere di merda. 
Chi potrebbe realmente preferirmi? L’unico che mi preferiva, l’ho lasciato perché sono un coglione. Comunque una cosa è certe, alla fin fine. Non mollerò.”


Note:  Era uno dei miei (molti) capitoli preferiti per quanto sono dementi quando interagiscono con i loro amici ed ho riso un sacco a scriverlo. Oltretutto fra Charles e Max le cose sono sempre più interessanti e coi caratteri che si ritrovano entrambi, non poteva essere una storia normale e facile. Riuscirà Pierre a trovare il coraggio di sistemare le cose con Pierre? Ho un'idea forse un po' controcorrente di Charles, ma lo vedo come un demonio dalla faccia d'angelo, un finto buono-dolce-carino. Sotto la sua facciata da bravo ragazzo ha un carattere di merda ed adora comandare. Lando è il mio giullare, mi fa troppo ridere scrivere di lui. Alla prossima. Baci Akane