50. CHISSÀ
/Charles/
“Da quel giorno Pierre ha iniziato a mollare. Mi chiama spesso ma non ogni giorno e ogni tanto ci vediamo, ma non sempre e soprattutto se succede non mi costringe a fare sesso con lui, non chiede quel tipo di consolazione.
Quella è stata l’ultima volta che abbiamo scopato.
In quei giorni ero in fabbrica con Seb e non so che versione di me abbia visto, ma da che mi ignorava freddamente come se fossimo a malapena conoscenti, a che piano piano ha ripreso a parlarmi con la gentilezza che riserva a tutti. Non come prima, come quando cercava di coinvolgermi e farmi sentire a mio agio, ma sicuramente non c’è più il gelo fra noi.
Non nascondo che mi ha fatto piacere, anche se in quel periodo ero nella tempesta e non riuscivo a percepire bene ciò che mi capitava. Vedevo tutto, ma non distinguevo niente.
Pierre mi aveva prosciugato, non riuscivo proprio a pensare a nient’altro che a lui e a come smettere senza distruggere definitivamente il nostro rapporto, ma quando ha iniziato lentamente a mollare, dopo quella volta che si è scusato senza approfondire niente, ho iniziato a realizzare che se ci stavo riuscendo, questo significava solo che era ora di riprendere in mano il resto che avevo consapevolmente accantonato per lui.
Una volta che Pierre sarebbe stato veramente bene, non avrei più avuto scuse. Lo sapevo e me lo dicevo: ‘ehi Charles ci siamo! Dunque da cosa inizierai ora? Come si fa da qui in poi?’ Ma rimanevano solo domande insolute.
Domande senza risposta.
Non lo sapevo e mettevo ancora tutto da parte in attesa che qualcosa mi facesse capire da cosa dovessi partire per me stesso, usavo ancora la scusa di Pierre perché volevo assicurarmi che stesse davvero bene.
Questi test di Barcellona arrivano in una fase delicata, tanto per cambiare.
Ormai ho la consapevolezza che non posso più usare Pierre come scusa e non posso nemmeno dirgli nulla, non voglio confidarmi con lui, so che non siamo ancora pronti per quello.
Adesso devo capire se sono in grado di amare e provare sentimenti come le persone normali, devo capire che diavolo di problema ho; ma come si fa?
Alla soglia del raduno a Barcellona per i soliti quattro giorni, ci penso.
Rivedrò Max, capirà subito che con Pierre le cose sono migliorate; io e Max ci siamo lasciati dicendo che avrei preso tempo per analizzarmi e capire me stesso, ma sono cose che si dicono senza sapere come si fanno.
Non è che basta sedermi e pensare a come sono fatto, in 22 anni non l’ho mica capito, non è che adesso visto che voglio ci riesco con uno schiocco di dita.
So di doverlo fare, ma non so come farlo.
Guardo Pierre nella hall dell’albergo dove i piloti e tutti i vari collaboratori si radunano prendendo chiavi e registrandosi, lo vedo mentre sorride ancora un po’ tirato e meno luminoso del suo solito, saluta i compagni ed io so che non sta ancora bene. Mi chiedo se mai tornerà come prima.
L’ho rovinato io, l’ho distrutto io.
Vorrei solo cancellarmi dalla sua vita. Credo che sarebbe molto meglio per lui.
Lo farò anche a Max?
Finirò per ridurlo così?
Rivedere tutti qua insieme mi rigetta nello stesso identico dramma personale che avevo a novembre, l’ultima volta che li ho visti tutti insieme.
Soprattutto l’ultima che ho visto Max.
Non ho risolto niente, non ho capito niente.
Se i suoi occhi mi incrociassero, non saprei proprio cosa dirgli. Avrei il terrore di leggere nel suo sguardo le risposte di cui ho il terrore.
Simulo. Non provo niente. Sono apatico. Senza cuore. Senza anima.
Se lo vedesse in me lo capirei subito guardandolo negli occhi.
Pierre si gira in mia direzione ed io mi volto per fingere di non essere stato qua tutto il tempo a guardarlo come un maniaco inquietante, ma in questo vedo Max arrivare da fuori e prima che anche lui incroci il mio sguardo, spalanco gli occhi ed impallidisco col panico che mi assale.
Che cazzo faccio?
Guardo Joris sperando che arrivi tipo ora e subito con le chiavi delle nostre stanze, ma né lui né Andrea si fanno vivi dalla folla in attesa al bancone e così imprecando mi muovo a casaccio nella disperata ricerca di una soluzione. Proprio in questo trovo Seb in un angolo della Hall e per qualche strano miracolo è solo anche se solitamente è con Lewis.
Ad un’occhiata più attenta noto che mi fissava e mi blocco incerto. Non potevo trovare qualcuno con cui sto bene e non ho un cazzo di problema?
Tipo Alex e George. Dove cazzo sono quei due stronzi quando servono?
Ma Seb mi si avvicina e mi dà una sorprendente pacca amichevole sul braccio salutandomi con calore che non ricevevo da mesi. Un calore che non pensavo più di poter ricevere da lui. Un calore che non è ai livelli di quello dei primi tempi, ma ci si avvicina.
Rimango basito e ricambio il saluto fissandolo frastornato.
Seb inizia a parlarmi amichevole come niente, mi chiede come ho passato le vacanze e che ho fatto ed io non so che rispondere, perché questa volta non ho fatto molto. Non posso certo dire che ho consolato Pierre.
Pensandoci giro lo sguardo per vedere se lui o Max mi stanno raggiungendo e quando vedo che entrambi camminano verso di me da direzioni diverse, torno a fissare Seb e penso che il panico che provo dentro si rispecchi fuori meglio di quel che penso. Non lo so, in realtà, lo presumo perché Seb mi prende sotto braccio e mi tira via verso il corridoio e gli ascensori dicendo che mi deve far vedere una cosa e di seguirlo.
Io non ho idea di che cosa stia dicendo e cosa voglia fare, ma qualunque cosa sia lo benedico perché mi toglie da ogni casino.
Appena entro nell’abitacolo e rimango solo con Seb, al sicuro da loro due, mi rendo conto di cosa mi serve davvero ora.
Isolarmi da entrambi.
Devo stare separato da loro due per un po’.
Solo un po’. Non per sempre. Non voglio e non posso estirparli dalla mia vita, ma ho bisogno di stare lontano da entrambi per motivi diversi.
Così mi perdo in queste considerazioni mentre l’ascensore arriva all’ultimo piano e non mi accorgo che Seb non ha parlato.
Quando le porte si aprono ed esco come un automa, mi ricordo che non so che sto facendo e dove sto andando; mi fermo guardando Seb di nuovo frastornato e confuso.
- Cosa... - lui mi sorride divertito.
Rimango ancora più basito di prima, ho ben in mente il ricordo di come mi guardava con freddezza ed indifferenza nel finale della scorsa stagione.
- Che stai combinando, Charles?
La sua domanda diretta mi coglie del tutto impreparato e lo guardo basito e sempre nel panico. Le sue mani sono sui fianchi ed ha una finta espressione severa, ma poi le infila subito nelle tasche e ride ubriacandomi ancora. Che diavolo è successo?
- Io? - chiedo perso prendendo tempo nella speranza che mi faccia capire che ha.
Alla fine mi parla serio, con un sorriso lieve gentile.
- Ti ho visto nel panico mentre si avvicinavano Pierre e Max e visto che era strano per i tuoi canoni, ho pensato ti servisse una via di fuga. Scusa se mi sono intromesso. Ovviamente non mi devi raccontare niente.
Fa per schiacciare di nuovo il pulsante dell’ascensore e tornare giù, ma a questo punto, stranamente, agisco d’impulso e senza toccarlo parlo con la fretta di farlo. Forse per non perdere la spinta che ho.
- Cosa intendevi l’anno scorso con ‘il mio vero carattere?’
È una domanda a bruciapelo che non pensavo gli avrei mai rivolto, ma appena sento la mia bocca dirla, mi sento andare a fuoco dall’imbarazzo. Che domanda idiota da fare.
Seb si ferma e si volta verso di me per capire se gliel’ho davvero chiesto.
Mi guarda perplesso per un momento, poi vedendo che sono serio ed imbarazzato, si ferma e ritorna davanti con le mani nelle tasche e l’aria semplice ma pensierosa. I suoi occhi blu si sollevano riflettendoci.
- Cos’è che ti avevo detto? - chiede quindi. Rimaniamo qua in piedi vicino agli ascensori dell’ultimo piano, un posto anonimo e scomodo dove parlare di certe cose, mi sento un idiota, ma ormai che l’ho fatto non posso ritirarlo.
- Che devo lasciarmi andare invece di cercare di controllare tutto, che se smetto di farlo e mi faccio le mie regole, smetterò di perdere il controllo e di fare stronzate. Insomma, il senso del discorso era questo.
- Farti le tue regole? - chiede poi colpito.
Forse in realtà voglio chiedergli qual è secondo lui il mio vero carattere. Se l’ha visto quella volta, forse vale la pena approfondire.
- Sì, è una cosa che direi io. Invadente e filosofico.
Sembra non ricordarlo, ma ride allentando la tensione. Io sospiro e mi stringo nelle spalle sminuendo la cosa che sul momento mi ha colpito. Quella sera eravamo molto tesi.
- Te lo volevo chiedere da quella volta. Cosa... cosa intendevi col mio vero carattere?
Spero che tu lo sappia. Che tu abbia visto qualcosa che mi può aiutare, perché io veramente non ce la faccio e tutti mi mettono fretta ed io ancora ho solo domande senza risposte.
Seb alla fine smette di ridere capendo che per me è importante, anche se cerco di nasconderlo. Così sempre mani nelle tasche, piega la testa di lato e si stringe nelle spalle con semplicità e leggerezza.
- Non ne ho idea, sinceramente. So solo che quello che mostri in giro non è il tuo vero carattere. Ti sforzi di essere come pensi che dovresti essere, seguendo le regole degli altri. Ma non sei realmente così.
Le regole di mio padre, del mio manager, del mio Team Principal, del mio ingegnere, degli esperti, dei giornalisti, dei tifosi, della gente, di chiunque.
Regole di tutti.
Il cuore accelera. Lo sa davvero. Non tutto, è vero. Ma sa qualcosa di me che ho sempre ignorato.
- Sì, ma come sono davvero? - è più una domanda riflessiva che rivolta effettivamente a lui.
Simulo? È vero che simulo le emozioni perché non so provarle? Che sono uno stronzo insensibile capace di calpestare gli altri per i propri capricci e che poi finge dispiacere e sensibilità solo perché so che dovrei esserlo?
Seb si addolcisce e accentua il sorriso. Come se mi vedesse finalmente, dopo aver solo intravisto qualcosa che l’aveva deluso e fatto incazzare.
Forse gli faccio pena. Non è di certo qualcosa che volevo ricevere, non da lui.
L’ascensore si illumina e mostra che da sotto qualcuno sta arrivando. Sospiro impaziente e bisognoso di una risposta e lui scuote la testa con aria di scuse.
- Lo dovrai scoprire tu, io non ti conosco così bene. Non lo so, Charles.
Dice fraterno.
Sono colpito dal suo tono e dai suoi modi, specie dopo tutto il tempo passato ad ignorarmi.
Rimango basito a fissarlo. Le porte si aprono con il solito tin.
- Non so come... - mormoro piano chinando il capo. La mano di Seb si posa dolcemente sul mio braccio e mi riscalda e mi dà pace. Almeno con lui, credo, le cose sono risolte.
Solo ora mi rendo conto di quanto mi importasse e non so perché, forse un giorno sarò al suo posto, chi lo sa. Il primo pilota Ferrari d’esperienza alle prese col giovane di talento.
Per ora è strano, ma è la prima sensazione positiva che sento da un po’ e mentre la provo, lui sussurra: - Lo capirai vivendo e lasciandoti andare.
Ripete lo stesso identico consiglio di quella sera.
Fosse facile. Come diavolo faccio a lasciarmi andare mentre ho il terrore di far soffrire qualcuno che non lo merita?
Ma lo sguardo vola oltre la mia testa, alla persona che è uscita dall’ascensore. Lo vedo sorridere con una dolcezza che non ha niente a che fare con quella riservata a me. I suoi occhi si ammorbidiscono e sono amore puro. Mentre mi chiedo chi stia guardando, sento la sua voce alle mie spalle.
Tenera e gentile, inconfondibile.
- Che diavolo fai qua, Seb?
Quando mi giro verso Lewis, anche lui mi vede e rimane sorpreso di vederci insieme, tuttavia mi sorride subito salutandomi.
- Eri con lui. Vi ho interrotto? Scusa... - gli parla come se fosse un’abitudine vedersi appena arrivano in hotel, come se la prima cosa da fare di norma fosse incontrarsi.
Il rapporto che hanno realmente, che io so per caso, traspare immediatamente e non lo fanno apposta.
Seb scuote la testa e si avvicina mentre mi faccio in parte.
- No, abbiamo finito. Non hai interrotto. - poi circonda il collo di Lewis e posa un bacio sulla sua tempia, lanciandomi un occhiolino complice che mi lascia shoccato.
Non del fatto che stanno insieme, lo so che stanno insieme, ma che invece me lo riveli così palesemente e senza farsi problemi.
Lewis si irrigidisce e si sfila dicendo se è impazzito, lui in risposta lo afferra di nuovo stringendolo di più a sé mentre vanno lungo il corridoio, verso una delle loro camere.
- Non preoccuparti, possiamo fidarci.
Come fai a dirlo?
Di nuovo che diavolo vedi di me che io non vedo? Come lo vedi, soprattutto? Come sai le cose che sai?
Ma forse ha ragione, se me lo dicesse non ci crederei. Le devo capire io da solo, le risposte.
Come sono, per esempio.
Se un cuore, qua sotto, c’è.
Il mio vero carattere.”
/Max/
“Beh, può andare anche a cagare. Non serviva scappare in quel modo e togliermi il saluto. Che poi è stato Seb a trascinarlo via, ma non me ne fotte un cazzo.
Al diavolo, ok?
Io sono stato carino, paziente ed ho tirato fuori qualità sorprendenti che non pensavo di avere, mi sono umiliato e sentito più patetico che decente, ho messo in discussione tutto me stesso ed ho visto quanto cagare mi faccio, e lui dopo tutto questo ed il tempo che gli ho concesso, nemmeno mi saluta e scappa come un codardo?
Vaffanculo, Charles!
Seriamente, vaffanculo!
Per me può finire qua, non ho di certo problemi, sai?
Volevo scopare con te, forse mi potevo innamorare, mi stavo prendendo e provavo certe cose, però non sei l’unico sulla faccia della Terra, posso ben farne a meno. Anzi, starò meglio senza di te. Tranquillo.
Non vale la pena stare male come mi hai fatto stare.
Questa è stata l’ultima.
Un cazzo di saluto. Nemmeno quello?
Cosa ti può mai fare dirmi ciao?
Si fotta. Si fotta da solo.
E da come è scappato anche da Pierre, direi che ha chiuso anche con lui.
Non so a che punto sono e sinceramente non me ne fotte un cazzo.
Faccia quel cazzo che gli pare, con me ha chiuso.
- Max, sei di umore nero! - la voce sorpresa di Alex mi raggiunge mentre si siede col suo vassoio del pranzo. Devo avere il broncio e devo aver ringhiato a tutti, ma proprio tutti.
Gli lancio uno sguardo fulminante che gli dà conferma e lui rabbrividisce alzando le mani in segno di resa e scusa, poi espressivo e senza paura di irritarmi, fa per afferrare il vassoio ed andarsene, ma a questo punto lo fermo con uno sbuffo alzando gli occhi al cielo.
- Puoi restare! - brontolo.
Alex si risiede dubbioso.
- Sicuro? Posso andare, capisco se hai le palle girate, capita a tutti...
Scuoto la testa e alzo le spalle. Sono furioso con Charles, ma non mi passerà mai perciò devo mettermela via e andare oltre.
- Hai sentito Charles in questi mesi? - chiedo a bruciapelo quasi aggressivo nell’unico modo in cui riesco a parlare ora.
- No, in realtà si è un po’ eclissato. Abbiamo provato a fare qualcosa insieme da qualche parte, ma non è mai stato dei nostri.
La sua risposta non mi stupisce ed in parte mi dà uno stupido sollievo.
- Non sapete niente di lui e Pierre? - altra domanda schietta. Per essere uno che ha chiuso e vuole dimenticare, mi interesso fin troppo.
Fanculo.
Alex non sembra sorpreso di queste mie indagini, quasi che vedendomi furioso si aspettasse che fosse lui la causa.
Scuote la testa.
- Non molto. Con lui non abbiamo quel tipo di rapporto confidenziale, se vuole ci può dire qualcosa, ma non glielo chiediamo onestamente.
- Ma tanto anche se gli chiedereste non vi risponderebbe comunque. - faccio acido azzannando il boccone dalla forchetta come se fosse Charles stesso.
Alex fa una risatina divertita ed annuisce.
- In effetti...
Io sospiro e scuoto la testa arrendendomi. Forse lo faccio per la prima volta proprio ora.
- È una persona fottutamente difficile. - concludo alla fine a fior di labbra più a me stesso che a lui. Alex fa un sorriso comprensivo e dispiaciuto che non mi irrita più di tanto.
- Immagino sia il suo fascino. - fa lui come se capisse come fa a piacere tanto Charles.
La mia espressione è apertamente delusa e abbattuta, la rabbia è lentamente scivolata via nel parlare con lui. Non che mi ha aiutato, di fatto non sapeva un cazzo, ma almeno dirlo ad alta voce mi fa capire che è inutile. Con lui non c’è spazio per nessuno, in nessun ruolo, mai.
- Credo si siano lasciati definitivamente, ma è scappato anche da me come se fossimo qualcosa. - Alex mi guarda sorpreso alzando il sopracciglio ed io concludo sempre più amaro e stufo. - Bah.
Che non è una conclusione, ma per me lo è.
Basta. Questi test li passerò a dirmi questo e poi quando la stagione ricomincerà sarò a posto. Saremo come prima che tutto questo cominciasse.
Devo buttarmi sulle scopate occasionali, è la cosa migliore. Mi aiuterà di sicuro.
La mano di Lando mi batte la schiena con una forza che non penseresti mai in suo possesso; quando mi giro, lo fisso trucidandolo e vedendo che ride allegro, l’irritazione che mi aveva quasi abbandonato, torna a salirmi.
- Allora, quali novità? Non mi hai più raccontato nulla!
Abbiamo entrambi finito per oggi coi test ed entrambi abbiamo fatto il briefing col team, perciò dopo esserci preparati per andarcene dal circuito, ci siamo casualmente incontrati mentre andavamo verso l’uscita.
In risposta latro un basso e feroce: - Una merda!
Lando mi fissa ridendo pensando che scherzo, ma poi ad un’occhiata attenta capisce che gli sto per dare un pugno, così smette di fare l’allegro e si fa serio e sorpreso.
- Ma dai, in che senso una merda? - fa cospiratore e curioso. Vorrei dargli una testata, ma alla fine ci rinuncio e passo i tornelli d’uscita con lui rispondendogli più amareggiato che furioso.
- Se andiamo a cena insieme ti racconto, visto che vuoi tanto sapere, ma non c’è molto da dire.
Ovviamente non se lo fa ripetere e dopo aver scaricato malamente il povero Carlos che suppongo contava in una cena con lui, spariamo verso uno dei ristoranti di Barcellona gettonati dai piloti quando sono in città.
Passo gran parte della cena a raccontargli di me e Charles; mentre lo faccio mi rendo conto che c’era da raccontare molto più di quel che pensavo.
La faccia spontanea di Lando si fa sempre più shoccata e stupita e non so perché diavolo gli racconto tutto, forse ne ho semplicemente bisogno.
Dirlo a qualcuno, spiegare e spiegarmi. Mi sto confidando? È questo che sto facendo?
Non voglio consigli, non voglio un cazzo, per la verità. Non pensavo nemmeno di volerlo raccontare, ma a quanto pare è così. A quanto pare ne ho proprio bisogno.
Alla fine di tutto concludo scuotendo la testa e sollevando gli occhi in alto. Abbandono la forchetta sul piatto vuoto.
Di cose da dire ne avevo davvero, cazzo!
Mentre ci penso, cerco di capire se mi sento meglio o se è tutto uguale, ma non lo capisco subito. Poi Lando parla dopo avermi ascoltato e fatto domande per approfondire.
- Quindi lui ha paura di farti stare male come ha fatto con Pierre, perché ha capito che non provava lo stesso solo quando ci è andato a letto insieme, poi non riusciva a smettere per paura di ferirlo e alla fine l’ha comunque ferito anche di più?
Il suo riassunto è caotico ma giusto, tutto sommato.
Io annuisco impressionato che abbia capito tutto e condensato correttamente.
- Ma non dovevi solo scoparlo? Chi se ne frega di cosa prova e se prova? Voglio dire, per delle scopate non serve provare nulla, no?
Lando era giustamente rimasta a quella mia dichiarazione e mentre me lo chiede, mi rendo conto che io per primo non so la risposta a questa domanda.
Già, non dovevo solo scoparci? Perché è diventato tutto un aiutarsi, capirsi, provare, aspettarsi e rincorrersi?
A questa domanda semplice e diretta, finisco per non rispondere e quando capisce il motivo per cui non lo faccio, Lando si morde la bocca chiedendo il conto con un dito rivolto al cameriere.
- Mi sa che questo periodo di distacco fa bene ad entrambi, eh?
Quando lo dice, è come se desse voce ai miei dilemmi interiori che non ho mai avuto il coraggio di esprimere nemmeno a me stesso.
È così, alla fine. Sono anche io quello confuso.
Dovevo solo scopare con lui, ma alla fine mi importa fin troppo di lui e non è normale. Non è di sicuro solo per una o due scopate.
No di certo, ma se dovessi dire cos’è, non saprei.
- Tanto il punto non è cosa voglio io, ma cosa vuole lui, perché tanto si fa tutto quel che decide lui. Gli altri nelle sue relazioni non hanno una cazzo di voce in capitolo e la cosa che mi manda in bestia, è che me l’aveva detto l’ultima volta che ci siamo visti. Di fare la mia vita e non aspettarlo. Perciò non posso nemmeno andare da lui ed insultarlo, perché aveva previsto questa situazione. L’aveva detto che si sarebbe allontanato da tutti, ma pensavo che avremmo comunque avuto contatti. Dannazione, chi diavolo fa davvero ciò che dice e lo porta a compimento qualunque costo? Fanculo!
Lando torna a ridere e mentre lo fa gli tiro un calcio dopo aver consegnato la carta al cameriere.
Lui osa prendermi per il culo e ridere di me, mi trova patetico e ride ed ha anche ragione. Anche io riderei di me stesso se non mi odiassi, in questo momento.
Perché sono fatto così male?
- Che cazzo dovrei fare?
- E che vuoi fare? - fa lui sorpreso che glielo chiedo. - L’hai detto tu, non ti lascia scelta.
Faccio il broncio seccato trucidandolo, mentre il cameriere mi riconsegna la carta con la ricevuta da firmare. Io la firmo e poi torno a Lando; prima di alzarci mi fa un’altra domanda delle sue.
- Pensi di poterlo costringere a fare ciò che vuoi? Posto che tu lo sappia, visto che hai cambiato idea un paio di volte, mi pare?
E di nuovo infila il dito nella piaga e mi prende per il culo ridendo. Non che rida davvero, ma è derisorio il suo tono. Normalmente lo ucciderei, ma penso che il suo stile mi piaccia, tutto sommato. Incosciente figlio di puttana con le palle.
- No, non credo. Non lo so. Ma forse prima devo chiarirmi le idee, in effetti.
Ammetterlo, anche se a forza, mi fa stare subito meglio anche se me ne pento d’averlo fatto.
È come arrendersi, quasi, e mi sento uno straccio. Odio arrendermi.
No fanculo, no che non mi arrendo. Ma adesso ho bisogno di chiudere anche io e smettere di inseguire, provare, aspettare e pregare. Ho bisogno di pensare un po’ a me stesso, trovare qualcosa che mi faccia stare bene, qualcosa che mi aiuti a risalire. Ho bisogno di vedere di me anche io, perciò Charles fa pure ciò che vuoi, farò lo stesso anche io.
Poi, un giorno, chissà.”
NOTE: Piccolo stacco fra Max e Charles doveroso, visto il momento complicato che stanno passando nel loro rapporto che non è per niente facile. Uso spesso gli altri intorno a loro per mostrare da punti di vista oggettivi sia loro che la situazione in cui sono in quel momento, poiché coi pov in prima persona ogni cosa è sempre soggettivo e non è detto che sia reale. Oltre a questo, mi piace inserire delle piccole storie a parte, parallele, che coinvolgono i loro amici, come per esempio nel caso del rapporto di Charles e Seb che nell'arco degli anni è cambiato e si è evoluto molto. In quel periodo erano nettamente in miglioramento rispetto alla fine della stagione 2019. Oltre a Charles/Seb, c'è anche il rapporto Max/Lando che evolve nel corso della fic, così come ci saranno altre storie accennate che di tanto in tanto verranno mostrate.
Ho un'idea di Charles molto riflessiva, oltre che di uno che programma tutto, iper-controllato, che non si butta mai, evasivo, chiuso e depresso (all'inizio); magari è completamente sbagliata ma è quello che ho percepito io di lui. Max è Max, una splendida creature che non ragiona mai prima e che tutto ciò che prova lo mostra sempre. Penso di essere andata poco lontana dalla realtà con lui, Charles magari è personale, ma Max non credo! XD
Le foto che ho usato per il banner sono tutte dai test di Barcellona (tranne quella di Max con Lando ed Alex che comunque è di quel periodo). A volte riesco ad usare le foto del periodo di cui scrivo, altre chiaramente no, ma in ogni caso i banner non hanno una reale importanza, è solo una cosa che mi piace fare per presentare il capitolo. Alla prossima. Baci Akane