52. TRISTEZZA E AMAREZZA

sorriso

/Charles/

“Se devo essere sincero, non sto male chiuso in casa. 
Per vedere la gente devo usare uno schermo e mi sento molto più a mio agio rispetto a quando sono di persona, quando non ci sono filtri e barriere protettive. 
Posso decidere quando farmi vedermi e come essere e a distanza non si capisce realmente come sono e come sto. Riesco assurdamente a divertirmi anche di più che di persona, mi sembra di lasciarmi più andare, forse perché non ho lo stress della presenza. 
In presenza non posso vestirmi, comportarmi, dire e fare certe cose, devo sempre seguire degli standard. 
Abbiamo organizzato alcune dirette su Twitch con George, Alex e Lando e mi sono divertito un sacco, così come ovviamente tutti quelli che l’hanno seguita. Penso lo rifaremo e all’idea mi mette allegria. Non so se è perché in questo periodo di isolamento forzato ho trovato la mia dimensione, in qualche modo. Può essere. 
Prima o poi però dovrò tornare nel mondo, ma adesso sono ancora costretto a starmene qua lontano da tutti; se non voglio vedere nessuno semplicemente non rispondo alla chiamata dicendo che facevo altro e non potevo rispondere. 
Nessuno sa che passo le giornate seduto al pianoforte a prendere mano o che faccio esercizi per tenermi in forma, quelli che posso fare qua dentro. 
Posso dire ‘non posso adesso’ o ‘ero occupato scusa’ e me la cavo così. Uno scambio di messaggi e tutto passa. Non devo rispondere e se lo faccio, non devo preoccuparmi della mia faccia. Posso mantenerla così come vuole stare. Inespressiva, sofferente, triste e depressa. Non lo so com’è, ho smesso di riempirmi di foto e analizzarmi perché è inutile farlo.
Sono come sono, ma qua in casa non devo preoccuparmene più. Nessuno mi guarderà e mi analizzerà e mi giudicherà.
La mia voce la posso controllare e modulare, posso renderla allegra nel parlare con Pierre e posso evitare Max, che fra l’altro nemmeno lui mi cerca. Penso che sia arrabbiato con me per quella volta a Barcellona. Da allora non si è fatto vivo, ma ha ragione. Fa bene così. 
Se un giorno torneremo a cercare qualcosa uno dall’altro sarà perché entrambi stiamo bene. Adesso lui è arrabbiato ed è normale e mi sta bene. Non è più una mia scelta. Non sono io a doverlo rifiutare perché non sono ancora pronto e sono come sempre incasinato. 
È lui che non vuole. Va bene così. È l’ideale per me.
Oltretutto anche volendo non potremmo. 
Il destino in qualche modo ha scelto per me.
Dovevo isolarmi da tutto e tutti, chiudermi in me stesso e basta. È andata bene per quanto brutto sia tutto quello che sta succedendo, e capisco che pensare che sia un bene per me è da pazzi egoisti. In realtà, lo sono. Pazzo ed egoista. 
Forse devo solo accettare di essere pieno di quei difetti che ho cercato di non avere perché mio padre mi aveva cresciuto in una certa maniera e non voleva che fossi in quel modo. 
Lui era gentile, umile, rispettoso, altruista... ho provato ad esserlo anche io e non volevo altro che renderlo orgoglioso; dovunque sarà mi guarderà e penserà che sono un bravo od un pessimo figlio. Sarà felice di me o deluso. 
L’idea di deluderlo mi dilania, perché se fosse stato qua con me sicuramente sarei riuscito ad essere davvero come voleva lui, lo sarei stato realmente, invece così da solo mi costruisco e cerco a tutti i costi di esserlo. Ma non ci sto riuscendo e questo forzarmi ad essere diverso da come sono realmente, mi distrugge e mi ferisce e mi fa retrocedere, fare cazzate e ferire tutti quelli intorno a me. 
Perciò forse alla fine si tratta di accettare che non sono proprio come lui voleva che io fossi, come ha cercato di crescermi. Sono uno stronzo egoista narcisista che pensa solo a sé. Uno che vuole vincere a tutti i costi, competitivo fino all’estremo, permaloso e facilmente odioso. 
Non guardo in faccia niente e nessuno e non mi interessa davvero un cazzo degli altri.
Ripenso a quel che mi ha detto Seb. 
Il mio vero carattere lo nascondo. L’aveva capito prima di me che mi forzavo ad essere come ritenevo di dover essere, ma la verità è che non ero davvero così e sotto pressione venivano fuori i veri autentici lati di me. 
Il fastidio verso tutti quelli intorno a me, specie quelli che cercano di prendermi il posto e superarmi. Io devo stare davanti a tutti, punto e basta. 
Perché mi sta fottutamente sul cazzo che qualcuno mi stia davanti. Punto. 
Sono davvero così orribile, come persona?
Davvero non mi importa degli altri in questa maniera? 
Ripenso a Pierre e a quanto ho resistito per non farlo soffrire troppo e a quanto mi dispiace per lui e per quel che alla fine gli ho fatto lo stesso. 
Ripenso a quanto ho frenato con Max nonostante tutte le volte che eravamo sul punto di farlo, quanto mi è costato. E solo perché avevo paura di ferirlo allo stesso modo che ho fatto con Pierre e non volevo.
Forse non è che sono un completo figlio di puttana, ma c’è qualcosa in me. 
Qualcosa che non è come vorrei che fosse. 
Mi importa degli altri, non sono insensibile ed egoista. 
È solo che non riesco a dimostrare i sentimenti e le emozioni come credo di dover fare 
Starmene isolato è solo una cura palliativa, ma non è la vera cura. Non mi aiuterà. 
Prima o poi dovrò uscire da questa campana di vetro e dovrò riaffrontare il mondo e dovrò rimettermi in gioco. 
Rivedrò le persone dal vivo, ci parlerò e dovrò convincerle che sono umano come tutti o accettare di non esserlo. Non essere come gli altri. Essere diverso. 
Triste? Depresso? Forse, sì... forse è questo... o magari sono freddo ed insensibile e mi importa solo di pochissime persone al mondo. 
La mia famiglia, i miei amici ristretti, Pierre. Max? Cos’è Max? Perché dovrebbe importarmi così tanto di lui? 
È solo un ragazzo che mi attrae e che mi fa impazzire all’idea di portarmelo a letto. Non so nemmeno cosa vuole lui, se una relazione o solo sesso. Se fosse solo sesso perché non farlo?
Perché non sono idiota, il modo in cui si prende cura di me e la pazienza che ha con me non sono cose di chi vuole solo un paio di scopate. 
Ok, ma è un problema suo. 
Voglio scoparmelo, lo vuole anche lui. Sono questi i fatti che contano, no? 
Perché non farmelo e basta? 
Beh, ci tengo. Suppongo che non voglio ferirlo, altrimenti l’avrei già fatto. 
E poi coincideva tutto con questa strana relazione con Pierre. Non volevo tradirlo anche se non eravamo proprio impegnati. 
Ma poi è stato qualcos’altro. È innegabile. 
C’è stato un momento in cui mi potevo togliere quello sfizio senza essere più impegnato realmente con Pierre e non ho voluto, perché ho paura di essere un piccolo mostro psicopatico. 
Quel che mi getta tanto in crisi è Max. Con Pierre sono stato coerente, mi rendo conto di provare qualcosa per lui, è affetto, mi ha anche aiutato a capire che sono bisessuale e mi piacciono anche i ragazzi. Forse più i ragazzi che le ragazze. 
È con Max che non sono stato coerente. Niente di ciò che ho fatto e continuo a fare con lui ha senso. 
Prima o poi questo dannato isolamento finirà e torneremo a correre, tornerò in mezzo al mondo più di chiunque altro, sempre sotto l’occhio di telecamere, giornalisti, tifosi, persone ovunque a guardarmi, scrutarmi, studiarmi e con le mascherine addosso noteranno che i miei occhi non cambiano mai espressione, si noterà ancora di più questo problema e mi metteranno in croce perché tutti vorranno capire cos’ho, se sto bene, mi riempiranno di attenzioni e consigli non richiesti e vorranno lo scoop morboso. 
Mentre io vorrei solo essere lasciato in pace come lo sono qua dentro, isolato dal mondo. 
Anche se mi manca, per la verità. 
Non il mondo, ma le corse. 
Quel che provo sulla mia macchia, quel senso di libertà assoluto, la velocità, la potenza. Là posso essere totalmente me stesso senza sentirmi inadeguato e sbagliato. Posso correre perché è la sola cosa che conta dimenticando qualsiasi altra cosa. 
Solo sulla macchina sto bene, solo in pista, solo là fuori. È la sola cosa che mi spinge a sforzarmi e a trovare un modo, un sistema per riuscire a stare là fuori. 
O dovrò abituarmi agli sguardi e alle domande, rendermi ancor più indifferente a tutto. 

Mentre le dita corrono sui tasti bianchi e neri del pianoforte di mio fratello, mi rendo conto che aveva ragione a dire che suonare è diverso dal sentire. 
Mi risucchia e passo ore ed ore in sessione libera, suono senza rendermi conto di cosa e come, seguendo il mio orecchio, interrompendomi quando mi rendo conto di stonare e riprendendo a rifarlo in modo migliore e più melodioso. E quando finisco, ogni volta, mi rendo conto che sono melodie tristi. 
Sono tutte melodie tristi. Tutte. 
Suono mentre rifletto su di me e a volte non faccio nemmeno quello. 
Suono e basta, seguo quella melodia interiore che cerco di tirare fuori e a volte la tiro fuori e solo dopo mi rendo conto che l’avevo dentro. 
Alla fine quando mi pare conclusa o decente, la registro al cellulare e la riascolto e solo dopo, a mente fredda, mi rendo conto di cos’è ciò che ho dentro. 
Ho un groviglio di tristezza nera e depressione assoluta che non mi rendevo conto di avere. 
Non così tanto. Non fino a questo punto. 
È la tristezza che fa tappo dentro di me e impedisce alle altre emozioni di uscire. Non è che non sono capace di provare niente, è che sono bloccate dalla mia tristezza. 
Come si tira fuori la tristezza? Come me ne libero? 

Mentre cerco di trovare questa risposta, arriva il momento di uscire di casa e all’idea mi riempio di ansia e angoscia. 
Mi guardo allo specchio mentre mia madre mi taglia i capelli che avevo lasciato crescere trascurati senza voler farci nulla. Mi faccio la barba più per dovere, mentre qualcosa si ribella in me perché mi piaceva la barba sul viso. Aveva più senso il mio viso non pulito e lindo. Mentre il mio volto torna ad avere lo stesso aspetto di sempre, quello di un bravo ragazzo, mi rendo conto che non è minimamente la realtà. 
È l’ennesima bugia di me stesso.
Capelli corti, un taglio regolare e normale, ben curato, ben tenuto, viso pulitissimo e liscio. 
Forzo il sorriso che ora vedo grottesco. 
Sospiro e scuoto la testa. 
Eppure tocca uscire. È ora di farlo.
Guardo nell’armadio i vestiti da mettere. Ho usato tute informi e non ci dovevo mai pensare, è stato bello. È stato rilassante. Non dovevo pensare all’impressione da dare o a come mi sentivo per rispecchiare qualcosa. Dovevo essere elegante? Professionale? Come dovevo essere? 
E adesso? Adesso torna quel dovere. 
Devo vestirmi bene, no? Devo incontrare della gente per lavoro, ho cose da fare con gli sponsor con cui ho firmato, perciò dovrò apparire allegro e felice di tornare là fuori. Devo vestirmi bene, ma non troppo. È pur sempre una sessione che riguarda il lavoro, poi mi vestiranno loro per fare ciò che vogliono io faccia. 
Mentre penso a queste cose, cambio vestiti tre volte; alla quarta mi mando al diavolo e tengo ciò che ho anche se non mi piace e non ritengo rispecchi come mi sento. Perché, per la verità, sono pieno di ansia e come veste l’ansia? 
Non voglio vedere nessuno dal vivo, non voglio uscire, non voglio fare proprio niente. 
Mi serve un’altra maschera, una più consistente di quella che prima o poi toglieremo. Mi serve una maschera più solida e sicura. 
Forse è ora di trovare un’altra ragazza.
Pensa alla macchina, Charles. Pensa alla pista. È il primo passo per tornare a correre. È lì, solo lì dove tu stai veramente bene. La velocità, la libertà, il mondo che sfoca, tutto indistinto e tu che voli. 
Pensa a quello. Vedrai che piano piano ti riabituerai e tutto andrà bene. 
Nel frattempo che aspetti di salire di nuovo là sopra e correre, hai il pianoforte, no? Seguirai una nuova melodia e la registrerai quando ti sembrerà ok e vedrai quanto è ancora triste e drammatica o magari, in questo caso, piena di ansia e nervoso. 
Se non so come mi sento e cosa sono, c’è comunque il pianoforte che mi farà da specchio per mostrare ciò che ho dentro. In qualche modo sto camminando.”

/Max/

“Quello che succede a Seb colpisce tutti come un fulmine a ciel sereno. C’è chi ne è più colpito di altri, io ci rimango onestamente di merda. 
Non pensavo che l’avrebbero scaricato così e appena la notizia viene messa in giro dalla Ferrari come una separazione consensuale da parte di entrambi, il primo istinto è quello di scrivergli e chiedergli spiegazioni, ma non avendo il suo numero non posso, così la seconda cosa a cui penso è scrivere a Charles. Lui sicuramente ha il suo numero e sicuramente conosce gli altarini, ma mi fermo quando prendo il telefono in mano. 
Non posso. 
Lo stringo come un forsennato fino a tremare, mi mordo il labbro e con durezza fisso lo schermo nero che potrei spaccare se non allentassi. 
Non posso scrivere a Charles per nessuna ragione. Non ci sentiamo da mesi, sicuramente non lo farò io per primo e poi per chiedere di Seb. 
Cazzo. 
Che frustrazione! 
Getto il telefono sul divano imprecando a denti stretti. Non è per il non poter avere informazioni di prima mano su Seb e su quel che gli sta capitando, è per il non poter parlare con Charles se ne ho bisogno. 
Che idiozia tutta questa situazione di merda! 
Quanto andremo avanti così? Tanto prima o poi ci vedremo, no? Ricominceremo a correre si dice fra giugno e luglio, stanno riscrivendo il calendario. Che cazzo di problemi ci sono? Devo trovare un modo per stare con lui senza investirlo, ma poi mi rendo conto che è una cagata. 
Per quanto ci siamo odiati e quasi investiti alla prima occasione? 
Il nostro rapporto è sempre stato questo, abbiamo solo avuto una bizzarra e shoccante parentesi, ma ora può tornare a fanculo.
Sono perfettamente in grado di gestirmi e se voglio sapere informazioni su Seb, trovo il modo! 
Recupero il telefono buttandomi sul divano al posto di questo, poi inizio a smanettare online. Come prima cosa leggo cosa scrivono in giro, ma non c’è niente di concreto, si basano tutti sulla notizia shock della separazione con lui, qualcuno come me dubita sia consensuale e che Seb sapesse. 
La seconda cosa è scrivere a Ray, in qualche modo i manager sanno tutto di tutti. 
Provare non guasta. 
‘Sai qualcosa di Seb?’ 
Ray ci mette poco a rispondermi, è una delle sue varie doti. È sempre presente e puntuale come un orologio. 
‘Prenderanno Sainz al suo posto.’ 
È una cosa che non mi stupisce. Carlos Sainz è stato brevemente mio collega alla Red Bull all’inizio, quando è andato via Daniel. Non mi stupisce la sua scelta perché è un pilota molto bravo, ma non un futuro campione mondiale; ci sono quelli che guardi correre e pensi subito: ‘questo un giorno vincerà almeno un mondiale.’ E poi ci sono quelli bravi, veramente molto bravi, ma che gli manca quel qualcosa che ti fa dire con certezza ‘non so quando, ma un giorno alzerà una coppa mondiale!’ 
Carlos mi dà più l’idea di essere un’ottima spalla, porterà sempre buoni punti e risultati utili in casa. Come Bottas, per intenderci. Se c’è da vincere perché il primo pilota non ha una buona gara, lui c’è e vince. Se c’è da rallentare qualche avversario e permettere al tuo collega di vincere, lui lo può fare. 
È una buona scelta e soprattutto molto intelligente. 
L’unica cosa che non va è il carattere, per essere come Bottas devi avere il suo carattere e non tutti ce l’hanno, ci sono quelli che eseguono qualsiasi ordine e gli sta bene tutto, ma Carlos è spagnolo, ha un temperamento focoso ed oltretutto è appoggiato da un padre ingombrante. Gli ex campioni di F1 che seguono i loro figli in pista, solitamente rompono solo le palle. Esperienza personale. 
Il mio non ha mai vinto un cazzo, ma ha corso in F1 e questo gli ha fatto credere chissà come di poter rompere i coglioni a me. Che poi molte delle cose che mi ha fatto imparare sono effettivamente utili e che gli devo tanto, non lo nego, però è un rompipalle comunque. 
Seb è troppo campione per stare sotto Charles ed è ovvio che adesso puntano a lui, è giusto, lo capisco benissimo. Sarebbero dei pazzi a non farlo.
Charles è un futuro campione del mondo ma va aiutato e mettergli vicino il pilota giusto che non lo oscuri o che non gli remi contro, ma che invece lo possa aiutare sia a migliorare che poi nelle gare, è importante.
Però non credo che l’ego di Carlos gli permetterà di essere il pilota giusto per lui. 
Seb alla fine si è sacrificato tanto per la Ferrari, tutti sanno che la macchina con cui Charles ha fatto risultati nella seconda parte della stagione passata è quella che Seb ha migliorato grazie ai sacrifici e alle strategie che l’hanno penalizzato e che ha voluto mettere a punto lui stesso. Sono sì cose utili per migliorare la macchina, ma che non tutti i piloti sono disposti a fare; lui l’ha fatto. Uno che ha vinto 4 mondiali.  
Ha dato tantissimo, più di quello che sarebbe stato tenuto, e l’hanno ricompensato così.
Se pensano che Carlos sia disposto a fare lo stesso sacrificando le sue gare per fare esperimenti rischiosi sulla sua macchina, si sbagliano molto, non hanno capito niente. E Charles tanto meno. 
Assorbito da questi pensieri, poco dopo Ray torna a scrivermi.
‘Dicono che Seb non sapesse niente e che alla prima press parlerà.’ 
Ah ecco, ora lo riconosco! Mi immaginò già la scena!   
Sorrido con un ghigno d’ammirazione, impossibile non apprezzarlo. 
Puoi anche pensare che per il bene del pilota su cui vuoi puntare sia meglio mettergli vicino un altro genere di compagno, ci sta, ma farlo in questo modo meschino è osceno. 
Seb si toglierà molti sassolini appena potrà. Che situazione di merda. 
Che poi la Red Bull fa cagare uguale in questo. Vedi cosa hanno fatto a tutti i piloti miei compagni, a partire da Daniel passando poi per Pierre e vedrai se non andrà male anche ad Alex seppure per ora sembra rimanere. 
Non sono meno bastardi, ma questa facciata puritana che la Ferrari tiene tanto a costruirsi per avere benevolenza, quando in realtà è marcia fino all’anima, fa proprio vomitare. 
Mi dispiace per Charles che si è sposato con una massa così di merda, vedrai che un giorno, quando non gli sarà più utile e ci sarà qualche nuovo giovane futuro campione in giro, lo scaricheranno alla stessa maniera ignobile e schifosa di Seb. 
Frustrato per il non avere il numero di Seb e non potergli scrivere che mi dispiace e che sono dalla sua parte, scuoto la testa e lascio andare il telefono. 
La F1 è un incubo mascherato da sogno, ma nessuno può farne a meno di desiderarlo. 
Che poi so che capiterà anche a me. Quando non sarò più il futuro campione ed Helmut non mi potrà più proteggere, la Red Bull non ci penserà due volte a scaricarmi. 
Sono intoccabile solo finché mantengo questo mio potenziale alla guida e finché c’è lui. Si capisce che il problema attuale è che non abbiamo una macchina all’altezza della Mercedes, ma che sono comunque uno dei piloti più promettenti del presente e del futuro. Devo solo mantenere queste aspettative e questo livello ed anzi, migliorarmi. 
Appena qualcosa di me inizierà a calare o arriverà qualcuno migliore di me, qualcuno che non sia già sposato con Ferrari o Mercedes, per me sarà la fine e non avranno riguardi. Sarò il Seb della situazione. Scaricato come una merda inutile. 
A quel punto non so se sarei disposto a restare in quel circo. Ci resto per le aspettative di vincere e non parlo di GP ma di Mondiali. Le aspettative ci sono, le possibilità anche. Ma se dovessero mollarmi e le uniche alternative sarebbero dei pacchetti inferiori con cui puoi al massimo puntare ad arrivare a punti e sicuramente non a vincere gare, non credo che ce la farei. 
Ovviamente al momento non siamo il genere di macchina che punta alla vittoria in ogni gara, ma spesso succede e comunque stiamo lavorando per riuscirci in modo concreto.
Voglio dire, Seb ha vinto 4 mondiali in Red Bull, perciò è una squadra in grado di farlo e ci aspettiamo tutti che ci riescano, ma quando non gli andrò più bene e dovrò scegliere fra Renault e Williams, mi sparerò sui coglioni. 
Non potrò rimanere, mi conosco e già lo so. 
Quando la mia avventura in Red Bull finirà, finirà anche la mia in F1. 
Di questo ne sono già sicuro perché sono fatto così. 
Corro per vincere con concrete possibilità se non di oggi, di domani. 
Non posso correre per stare nella massa e rubare qualche punto. Qual è l’ambizione, lì? 
Ci sono quelli che gli piace semplicemente essere lì, correre, superare e vivere in quell’adrenalina. Ma per me è diverso.
Sono stato cresciuto per essere una macchina da vittoria, non un pilota da corsa. 
È una cosa ben diversa. 
Mio padre mi ha trasformato in questo e giusto o sbagliato che sia, orribile o bello, alla fine sono questo. 
Non corro in F1 perché mi piace, ma per vincere. È vincere che mi piace. È vincere la sola cosa che conta. 
Io sono settato per vincere. 
Ma mi rendo conto che è mio padre che ha fatto di tutto per forgiarmi in questa maniera, ogni calcio, pugno, insulto ed insegnamento è stato volto a questo ed ora sono così. 
Per Charles è diverso.
Suo padre, finché c’era, l’ha cresciuto per essere un pilota sì vincente, ma persona prima di tutto.
Sempre persona.
È solo che lui non lo è. 
È più simile a me, ma mentre io sono stato spinto ad essere così, sono stato proprio trasformato in questo, per Charles è natura. 
Lui è così. 
Lui è una macchina da vittoria, corre per vincere, non gli interessa nient’altro. 
In questo siamo identici, per questo ci siamo sempre scontrati in pista ed odiati ed ora attratti. È questo che ci attrae tanto. 
Siamo uguali, ma per motivi diversi. 
Io sono stato trasformato, lui è nato così. 
Quel che lo fa tanto impazzire, però, è che non accetta la sua reale natura e cerca di modellarsi sulla base di ciò che, forse, suo padre voleva che fosse. Non lo so, ma sicuramente non è mai stato ciò che appare.
Abbiamo avuto uno switch alla nascita senza accorgercene. 
Rido all’idea dello scambio sulle cullo, sicuramente Charles e mio padre farebbero una bizzarra coppia. 
Comunque l’esperienza oscena che sta vivendo Seb mi apre gli occhi e mi fa capire che se non voglio finire trattato prematuramente come gli altri miei colleghi in questi anni, è il caso di rientrare nei panni di quel Max spietato che mio padre ha forgiato con tanta cura. Non mi piace esserlo, ma lo sono. Ormai lo sono. Non ho scelta che esserlo. Non è più una mia volontà.”

 


NOTE: questi capitoli sono per rendere la crescita personale di entrambi. Tutti e due dal 2020 iniziano a cambiare ed è piuttosto evidente e naturale, visto l’età che avevano e soprattutto cosa hanno vissuto (la pandemia ha avuto effetti su tutti). Non potevo fare un semplice salto di tempo a quando riprendevano a correre o a quando si completa il cambiamento a cui li voglio portare; o meglio potevo, ma non ho voluto. Preferisco mostrare i passaggi, i processi di crescita. Perché il mio motto quando scrivo è ‘mostra, non dirlo’.  
Oltre al covid, in quel periodo si ritrovano a vivere da esterni la situazione di Seb con la Ferrari. Non so se Max ne sia rimasto davvero influenzato come ho scritto, ma penso che abbia colpito tutti quella vicenda, specie per il modo in cui la Ferrari l’ha scaricato dicendo che era una separazione consensuale quando lui nemmeno lo sapeva. Mi piaceva che si perdesse nelle considerazioni sulla F1 e sui piloti, Max è uno stacanovista, perciò me lo immagino ogni tanto a perdersi in giri mentali sul mondo delle corse. 
Col prossimo capitolo si torna a correre e i piloti si rivedono di persona. Anche Charles e Max. Alla prossima. Baci Akane