53. RICOMINCIARE A VIVERE
/Charles/
“La notizia non me l’aspettavo, mi colpisce più di quel che avrei immaginato.
Al di là del fatto che non potevo prevederla, ma è proprio shoccante.
- Di comune accordo? - dico subito appena mi risponde al telefono.
L’ho chiamato in totale impulso, preda delle emozioni che hanno preso il sopravvento.
- Ah, perché ci credi? - risponde lui subito schietto. Appena lo dice mi sento subito sollevato, non so perché.
Forse mi sarei sentito più una merda nel sapere che Seb preferiva scappare da me, che mi odiava e disprezzava al punto da andarsene dalla sua adorata Ferrari.
- Quindi non lo sapevi? - chiedo comunque incredulo mentre mi riprendo un po’ delle mie tipiche e logiche facoltà mentali.
- L’ho letto come tutti nel comunicato ufficiale della Ferrari.
- Certo che Binotto ha una faccia tosta assurda... - so che non dovrei dirlo visto che sta facendo questa porcheria a Seb perché vuole puntare su di me. Sono effettivamente responsabile di questa situazione, ma non la volevo di certo e non mi fa per niente piacere.
- È un codardo. - mi corregge Seb con una certa durezza che so bene non è rivolta a me.
Mentre parlo con lui al telefono, giro per casa mia dove sono rientrato dopo un lungo periodo a casa di mia madre. Oggi arriva il pianoforte che mi sono comprato, lo isseranno da fuori e dovevo esserci. Improvvisamente non posso fare a meno di quello strumento che ho ignorato per gran parte della mia vita.
- Che farai? Lascerai che tutti credano che eri d’accordo?
La sua risata mi risponde e mi apre in un sorriso spontaneo. Mi giro automaticamente verso lo specchio all’ingresso, vicino alla mia giacca appesa. Mi guardo e non noto differenze dai miei soliti sorrisi.
Ancora niente. Ma non importa, va bene così. Sono ciò che sono.
Cosa mi disse quella volta? Di lasciarmi andare ed essere me stesso senza seguire le regole degli altri, di farmi le mie.
Accettarmi.
- Non credo proprio. Appena mi daranno un microfono in mano e mi trasmetteranno in tutto il mondo, parlerò ben. Figurati se gli lascio fare la parte dei buoni. Ne sono ossessionati perché l’opinione pubblica e l’immagine è tutto, per la Ferrari, ma va bene se sei autentico. Se invece sei marcio, è giusto che il mondo lo sappia.
È furioso, ma è una furia gelida, non di quelle fuoco e fiamme tipo quelle durante o a fine gran premio, è come quella che mi ha regalato da metà stagione scorsa fino a pochi mesi fa.
Non so cosa abbia visto in me che l’ha ammorbidito e fatto cambiare nei miei confronti, però sono contento che sia successo, sono sincero.
- Mi dispiace. - faccio poi abbassando il tono e sedendomi nel bracciolo del mio divano bianco. - Mi sento responsabile...
Lo sono, per la verità. È inutile negarlo.
- Non è ciò che hanno fatto, è il come. Mi aspettavo non mi tenessero, ma farlo così... mi sembra di essermi guadagnato il diritto di un’uscita dignitosa e rispettosa, no?
Seb si mantiene calmo. Gelidamente calmo.
- Non devi sentirti responsabile e nemmeno in colpa. - fa poi con più morbidezza e quasi paterno come all’inizio, appena ero arrivato in Ferrari l’anno scorso.
È una persona davvero incredibile. Ci era rimasto male per quel mio sorta di volta faccia, vista dal suo punto di vista, ed era diventato gelido, poi ora gli è passata, mi ha perdonato, diciamo, ed è di nuovo dolce e affettuoso. Ti fa girare la testa.
Capisco come ha fatto dopo quel famoso GP di Baku a stringere con Lewis proprio quando sembravano al punto di non ritorno.
Ti fa totalmente girare la testa, è imprevedibile.
- Sta attento tu, piuttosto. - fa poi improvvisamente riscuotendomi dai miei pensieri.
- A cosa?
- Quando avranno spremuto anche te, non esiteranno a trattarti in questo modo. E lo faranno anche con chiunque verrà dopo di me. Dicono Carlos.
Le cose si sanno in fretta. Non sapevo bene di Carlos, ero rimasto allo shock di Seb. Non mi stupisce e non mi dispiace. È il ragazzo di Lando. Faccio mezzo sorriso all’idea di diventare il suo compagno di squadra. Glielo rubo letteralmente, mi odierà, che nella lingua di Lando significa riempirmi di insulti e minacce che mi faranno morire dal ridere.
- Ci tengono ad apparire come i buoni, ma non sono coerenti. Ti spolperanno e poi ti daranno il benservito appena il prossimo futuro campione approderà alla loro corte. Non importa chi sarà al vertice, faranno sempre tutti così.
Quello che dice mi fa riflettere e so che ha ragione. La sua vicenda mi colpisce profondamente e alla fine sospiro amareggiato, non volevo di certo che finisse così. Non perché mi rivedo in lui fra qualche anno, bensì perché riconosco che non lo merita a prescindere dal fatto che ha vinto mondiali e GP. Ma Seb è in realtà un buono, se viene ferito reagisce bene o male che sia, però non è una persona che si merita di essere trattata male. Alla fine è così.
- Spero che la tua prossima squadra ti tratti meglio. - dico poi con sincerità.
- Grazie. - fa lui dolcemente. - Ci vediamo a Maranello, ormai non manca molto.
Di fatti no, non manca molto, ha ragione.
All’idea di riprendere l’attività per poter risalire di nuovo in macchina, l’elettricità mi percorre dalla testa ai piedi e con gioia inconfondibile, sorrido. Mi giro verso lo specchio e questa volta la luce raggiunge gli occhi. Mi copro la metà faccia inferiore con la mano per avere conferma e notando che sono realmente felice e che si vede, il sorriso aumenta e gli occhi ne sono coinvolti.
Sto per tornare nel mio ambiente naturale. Al di là di tutto, non vedo l’ora.
Le dita corrono sui tasti bianchi e neri del mio nuovo pianoforte a muro.
È bianco e mia madre per inaugurarlo mi ha regalato una scritta con le rose rosse che compone la parola ‘LOVE’. È stata molto carina. La terrò lì sopra.
Dice che è sempre stato il suo sogno che noi figli suonassimo il piano ed è felice che ora in occasione di questa brutta esperienza quale la pandemia, io mi sia appassionato.
Dice che capirò quanto è positivo col tempo, ma io già me ne accorgo.
Sto diventando più pratico di com’ero all’inizio, quando per produrre qualcosa di vagamente decente ci mettevo giornate intere.
È strano, dopo quelle sessioni magari mi mettevo online con quei dementi che ho per amici e facendo live su twitch, pur consapevole che la gente mi avrebbe visto, ero euforico e rilassato, non mi importava molto di come dovevo mostrarmi, a volte facevo anche il buffone e mi conciavo in modo ridicolo, ma mi lasciavo trasportare dagli altri tre e finivo per seguire la loro scia, penso fosse una parte di me che cercava di emergere, che è sempre stata qua dentro.
Suonare è come una terapia, non sto parlando con nessun terapista anche se forse mi farebbe bene, ma non è quel genere di cose che mi aiuterebbero.
Non riesco a parlarne. Non ce la faccio proprio.
Perciò trovo che esprimere il mio intimo con la musica sia l’unica cosa che mi riesce. La musica poi viene interpretata, le parole sono ineluttabili invece.
Se dici ‘sto male, sono depresso, mi sento bloccato dentro di me, ho paura’, poi non c’è spazio per altro e ne devi parlare per approfondire e ti denudi completamente. Poi la gente saprà del tuo problema e ti guarderà con pietà e curiosità morbosa, e sarai etichettato come il depresso problematico di turno. Mentre io voglio solo essere lasciato in pace. Non voglio niente da nessuno. Non voglio che sappiano, non voglio che mi facciano domande, né che mi diano consigli. Non voglio niente.
Voglio solo sbloccarmi da solo.
Il piano mi permette un percorso solitario, anche se forse è molto più lento di una bella chiacchierata da un terapista. Ma almeno nessuno mi dà fastidiosi consigli superficiali.
Ho solo bisogno di capirmi, dopotutto. Ho solo bisogno di quello. Capire cosa mi blocca, cosa mi è rimasto qua dentro in profondità.
Adesso mi è salito una specie di nodo d’ansia all’idea di tornare in circuito.
Domani si parte per la prima tappa effettiva della stagione 2020, dopo aver cancellato numerosissimi GP e aver ricollocato altri, si comincia.
La prima è in Austria dove ne avremo due di fila per compensare le tappe cancellate. Sarà una stagione strana e non è questo a mettermi agitazione, anzi, quello mi piace e mi eccita. È il fatto di ributtarmi nel circo, perché è questo che è. Un circo. Ed io sarò un pagliaccio.
Dovrò sforzarmi di sorridere o accettare le conseguenze del mio non riuscirci.
Avrò sempre su la mascherina e mi penalizzerà perché non potrò mostrare la mia bocca piegata in un sorriso superficiale, anche se ben fatto.
E poi la gente. Tante gente. Meno del solito a cui ero abituato, ma adesso dopo mesi di isolamento dove sono stato solo con persone con cui sto bene, sarà dura e traumatico rimettermi là in mezzo.
Ho già visto gente, sono già tornato gradualmente nel mondo. Ho fatto la preparazione, anzi, l’ho rifatta. Ho rivisto tutta la squadra, ho riusato il simulatore, ho rincontrato Seb che mi ha anche lui dimostrato come si può far capire cosa provi anche con la mascherina addosso.
Abbiamo parlato ancora, lui è sempre gentile ed educato con tutti, capi compresi. Ha salutato Mattia come se non fosse successo niente, non so che forza ha avuto. Non so come ci è riuscito. Credo che mi sia rimasto impresso questo suo comportamento, come se mi entrasse ed in qualche modo lo facessi mio. È così che è giusto fare?
Comunque mi ha detto che alla press programmata per giovedì, dirà tutto senza peli sulla lingua.
Mattia davanti a lui non ha detto né fatto niente. La situazione è tesa e strana, è come se dovesse scoppiare una bomba, ma non sei sicuro che si innescherà nonostante la possibilità sia alta. È che Seb è quello imprevedibile. Gli altri sono dei cagasotto, ma Seb no e non puoi capire in anticipo come agirà.
Perciò ho già ricominciato a re-immettermi nel groviglio là fuori, è stato stressante, ma era comunque la mia squadra, gente con cui sto abbastanza bene e poi era per tornare a salire sulla macchina, la sola cosa che in questo momento a parte il pianoforte mi fa felice e mi fa stare bene.
Però adesso sarà totale, il ritorno là fuori. Non sarò circondato solo da persone da ‘confort zone’. Adesso uscirò dalla mia confort zone.
Adesso rivedrò di persona sia Pierre che Max, dopo un sacco di tempo di totale distacco.
Come reagirò? Come mi sentirò?
Tremo alla sola idea e mentre succede, sento l’intensità della melodia che suono aumentare. Sbaglio, stono e ricomincio riproducendo lo stesso pezzo finché non funziona e non fa click.
Ricominciare a vivere. Sarò pronto?”
/Max/
“L’eccitazione è alle stelle come non pensavo.
Ricominciare a piccoli passi e sempre seguendo le dannate nuove regole che non saprei mai se non avessi qualcuno a farmi un utilissimo riassunto stringato, è comunque bello.
Sono tornato in sede, sono risalito in macchina, ho usato il simulatore, abbiamo lavorato ancora alla macchina anche se non l’abbiamo usata, ho rivisto con gioia la squadra ed Alex. È stato bello come non pensavo.
Ti abitui così tanto a certe cose, che poi solo quando ne devi fare a meno, ti rendi conto che invece ti piacevano e ci stavi bene. Capisci il loro valore, no? Non sono mai stato una persona sensibile ed emotiva, ma adesso dopo questo lungo periodo allucinante di isolamento ho scoperto la mia profondità.
È come obbligarsi a guardarsi dentro senza mai averlo fatto. Non è che non pensavo d’avere qualcosa, semplicemente non lo sapevo. Vivevo in velocità e senza riflettere su niente, agivo sempre d’impulso e spesso sbagliavo. Per questo poi sono sempre stato criticato e non ho mai avuto molta gente intorno, non mi importava e tutt’ora non mi pesa, però scoprire così, per una sorta di forza maggiore, che in realtà qualcosa qua dentro di me c’è, è bello e sorprendente.
Non ho fatto niente di speciale, nessun percorso terapeutico o meditativo o che cazzo ne so, però il solo rimanere a casa facendo poco e un cazzo mi ha costretto a pensare e riflettere e rivedere le cose con altri occhi.
Seb stesso mi ha insegnato indirettamente qualcosa.
Non importa chi tu sia e quanto grandioso sarai nel tuo lavoro: puoi essere una leggenda e fare cose straordinarie, ma appena smetterai, e prima o poi smettono tutti, nessuno esiterà un secondo a scaricarti come una merda e senza rispetto. Perciò vivi il presente prendendo tutto ciò che puoi finché puoi e non farti un cazzo di scrupolo.
Adesso rivedere le stesse persone che prima davo per scontate e mi passavano indifferenti, mi rende felice e capisco che in realtà ognuno ha la sua importanza ed un ruolo preciso, ma anche al di là di questo è l’incontrare un altro essere umano che non ti faccia sentire solo nel mondo, è già di per sé una cosa straordinaria.
Riprendere l’aereo e volare verso la prima reale tappa della stagione è bello e sono vitale come non lo sono mai stato.
Ho sempre vissuto il viaggio e tutto ciò che c’era prima della gara come un peso ed una seccatura. Ho sempre pensato che avrei fatto volentieri a meno di ogni altra cosa che non fosse la gara della domenica, ma adesso anche solo volare sull’aereo e svegliarmi all’alba, è stato bello, anche se di solito lo odio.
Immergermi nel caldo afoso di luglio, stressarmi con tamponi e mascherine e gel mani e distanze da rispettare, è comunque divertente anche se una seccatura di per sé.
È bello essere di nuovo in hotel anche se non puoi ammassarti o ricevi multe, sei controllato come se fossi un appestato, ma una volta che in seguito a tutti i cazzo di controlli ripetuti all’infinito sei a posto, entri nella bolla e da lì in poi ti ritrovi in un altro mondo.
Un mondo diverso e a parte dove nessuno ha mai vissuto, ma è comunque un mondo e vedi gente, tanta di più dei mesi appena passati. Parli con piacere anche con sconosciuti, ti interessa come hanno passato l’isolamento, chi ha preso il Covid come è stato, che esperienze hanno avuto, cosa si dice in merito, quando torneremo alla normalità e se mai ci torneremo davvero.
C’è per tutti ormai un prima ed un dopo il Covid, stiamo vivendo una tappa della storia che ha cambiato il mondo e siamo noi i protagonisti. È un pensiero eccitante e forte.
Anche senza fare discorsi realmente interessanti, è bello parlare ed essere qua.
Per quanto strano, mi sembra di essere più in pace, più sereno, e la sensazione resta finché non intravedo Charles salire verso gli ascensori coi suoi soliti angeli custodi.
Perdo il discorso che stavo facendo con qualche collega rivisto dopo l’Australia e mi sento subito un cardiopatico.
Patetico. Patetico idiota.
Ricordati che l’hai seppellito. Non lo odio, non voglio odiarlo. Dopotutto so quanti problemi ha, non è giusto metterlo in croce. Ha agito male, quella volta a Barcellona e poi in Australia non ha corretto il tiro. Avevo ragione a detestarlo, ma serbargli rancore che senso ha?
Dopotutto è pieno di problemi personali ed interiori fin sopra i capelli e li conosco, in parte, perché me ne ha parlato con una scenata straziante che non posso dimenticare.
È che pensavo dopo quella notte di essere speciale; pensavo che dopo quella carezza con cui se n’è andato, comunque sarebbe stato così per sempre, fra noi. Quel dolce-amaro tira e molla. Invece poi è stato solo un amaro mollare e non ero pronto, ma è solo l’eterna montagna russa di Charles. Con lui sarà sempre così.
Chissà come ha passato lui questi mesi? Non ci siamo scritti, si sarà isolato da tutti e lui sicuramente al contrario di me stava benissimo da solo.
Sospiro e torno al gruppo con cui sono, a cui si unisce un sorridente e sereno Seb. Appena arriva è come il Papa, tutti lo salutano e si accingono a stringergli la mano e a chiedergli se sia tutto vero e come sta, consapevoli come lo sono io che non è come hanno dichiarato i dirigenti Ferrari. Non è stata una decisione condivisa.
Il suo lungo silenzio è stato strano ed anche ammirevole, un mese di nulla dove il mondo pensa che sia realmente andata così, ma chi lo conosce un po’ meglio sa che non è vero.
Seb è molto sereno e calmo, sembra quasi rassegnato, ma non triste ed abbattuto.
Con i suoi occhi blu comunica molto, al contrario di Charles che come sempre non esprime molto se non la solita tristezza.
- Allora domani è il gran giorno? - dico io consapevole di cosa farà anche senza averlo saputo da nessuno. Voglio dire, forse con Charles ha parlato, non so se poi hanno fatto pace, ma mi pare che a Barcellona le cose fra loro andassero meglio. Però sono io che con Charles non ho parlato, ma Seb lo conoscono anche i muri, lui è così. È cristallino. Esattamente come appare. Non nasconde, non maschera. Per lui le mascherine non esistono, a lui non servono né per nascondere i difetti esteriori o quelli più evidenti, né per deviare circa un carattere scomodo.
Seb mi sorride con una tale furbizia nello sguardo che tutti scoppiamo a ridere.
- Vedrai, vedrai.
- Allora è vero, non era consensuale!
- Ci potevo scommettere!
- Ma figurati, che poteva essere?
Iniziamo tutti a parlare liberamente, mentre sembra si parli di una barzelletta o di una scena comica. È così perché Seb è totalmente sereno sulla questione e non la fa pesare, ma penso che sia stata dura.
Mentre parliamo in questo modo di una situazione sicuramente non facile come appare, arriva Lewis che era rimasto un po’ in disparte ad osservarlo titubante.
Appena Seb lo vede si illumina e diventa felice, da qui si capisce la differenza fra noi e lui. A Seb piacciono tutti, è raro che tu non gli piaccia e se succede significa che sei un esemplare unico, vedi Charles l’anno scorso. Però in realtà ama solo uno e solo un cieco non lo noterebbe una volta che gli stai intorno nei momenti più disparati. Se lo vedi solo attraverso scene pubbliche, magari coi media che ti mostrano una parte del quotidiano di un pilota, è un conto, ma per noi che ci vediamo praticamente sempre e spesso vediamo più altri colleghi che le varie mogli e ragazze, è un altro discorso.
Seb si scusa e ci saluta andando via con Lewis, i due si scambiano delle occhiate luminose, Lewis è preoccupato e circospetto, ma si vede che hanno l’impazienza di rivedersi.
Sorrido sotto la mascherina e scuoto la testa vedendoli andare via e sparire in tempi record.
Nessuno dice niente, nessuno osa, ma non serve. Così come non serve che loro dicano qualcosa, né che dichiarino alcunché.
È ovvio, no?
Si vede così tanto che è palese, ma solo se li vedi così quando hanno le difese abbassate perché non ci sono seccatori estranei, giornalisti, fotografi, fans, allora li puoi vedere realmente.
E li invidio.
Mi chiedo se un giorno anche io avrò quello che hanno loro.
Ripenso inevitabilmente a Charles e mi chiedo se devo cercarlo per dirgli di stare tranquillo, che non lo forzerò a considerarmi né avere rapporti, perciò non serve che scappi e faccia scenate infantili.
O magari lo potrei cercare solo per dirgli che io sto bene e che non voglio che si preoccupi di me, che fra noi va sempre tutto bene anche se a Febbraio volevo ucciderlo e dargli una testata, così come ho voluto dargliela per tutti i mesi a seguire.
Cazzo, mi è bastato intravederlo dopo mesi di astinenza per sciogliermi di nuovo.
Sono proprio patetico, ma tanto non dipende da me e mi sa tanto che ormai quel treno è partito, da parte sua.
È passato troppo tempo, sicuramente è concentrato sul suo percorso, sul curarsi, sullo stare meglio. O magari avrà continuato ad evadere da sé stesso come ha sempre fatto, ignorando i problemi per non doverli affrontare.
Non so, ma non voglio che corra con l’ansia di noi due, se mai ce l’ha. Ma da come era scappato il giorno dei test, mi sa che quell’ansia su di noi ce l’ha e non voglio che ora corra con questa addosso. Voglio che sia lucido e concentrato e che stia bene. Bene per quanto possibile.
Mi sto ancora chiedendo che dovrei fare, quando arrivo alla mia camera e una porta dello stesso corridoio si apre.
Mi giro automaticamente e mi scappa un sorrisino ironico che nascondo, spero, sotto la mascherina che mi sistemo meglio.
Che ironia il destino.
A volte mi chiedo se non siamo dentro un enorme Grande Fratello ed il regista si stia divertendo con noi poveri sfigati.
Questi pensieri folli e filosofici li ho da quando ho passato troppo tempo solo a casa. Penso di essere un ibrido fra una persona normale e quello psicopatico che ero prima, ma non sono ancora formato. Qualunque cosa io stia diventando ora, non lo sono ancora.
- Ehilà. - lo saluto ammorbidendomi quasi contro la mia volontà. Ero indeciso se fare il duro e l’incazzato per fargli pesare i mesi di sparizione totale, oppure se tranquillizzarlo e seppellire tutto, ma eccomi qua a sorridergli soffice.
Charles mi guarda spaesato e per un momento resta lì fermo sulla sua porta a distanza di diversi metri da me; sembra chiedersi cosa fare, ma alla fine si rimette la mascherina rossa che aveva abbassato sotto il mento, io che stavo per abbassare la mia me la tengo e mi rivolgo meglio verso di lui rimanendo a distanza. Non gli vado davanti, gli do la possibilità di scegliere come gestirla.
Alla fine Charles resta con lo sguardo immutato, uno sguardo neutro che non mi fa capire cosa fa. Starà sorridendo? Siamo distanti, potremmo abbassarle e guardarci bene senza avvicinarci, ma è così comodo, ora, avere questa barriera sicura.
Così ti posso far vedere la parte migliore di me, quella che ti piace tanto, mentre tu puoi sentirti meglio e più protetto dietro la tua.
- Come stai? - chiede lui chiudendosi la porta alle spalle ed infilandosi la chiave magnetica in tasca. Si avvicina lentamente a me, forse un po' indeciso; restiamo a due metri circa di distanza. Un po’ eccessivo considerando che le raccomandazioni sono un metro e che tecnicamente dal momento che siamo testati negativi possiamo stare abbastanza tranquilli nella nostra Bolla in F1.
Mi stringo nelle spalle e le alzo annuendo; sento gli occhi addolcirsi, la mia bocca ancora di più piegata in un sorriso che sarebbe giudicato morbido e dolce. Dolce, sì. tenero. Quello che sto stronzetto bastardo mi scaturisce.
Charles fissa i miei occhi con insistenza, li punta in modo molto evidente e non credo c’entri col fatto che è la sola cosa che mostro di me. È turbato dai miei occhi, anche se esternamente sembra indifferente, quasi. Ma dal fatto che non stacca gli occhi dai miei, penso che invece abbia qualcosa, ma non glielo chiederò.
Non farò niente per aiutarti. Hai voluto isolarti e l’hai fatto, deciderai tu quando finirà l’isolamento, ma auguri per quel momento visto che non so se sarò ancora lì per te.
Adesso che sono tornato alla vita dopo questa sospensione forzata, mi rendo conto di essere diverso, di aver bisogno di... beh, vivere. Vivere più che mai. E se tu non sei ancora pronto a farlo, siamo più incompatibili di prima e già prima lo eravamo.
Io devo andare avanti, Charles. Mi dispiace.
C’è questo breve scambio di sguardi fra noi, dove rifletto su queste cose ed alla fine gli chiedo piano e delicato: - Come stai tu, invece?
A questo lui spalanca gli occhi come preso in contropiede, non perché non pensava che glielo chiedessi, bensì perché effettivamente non sa cosa dire. Però poi subito torna alla sua aria controllata, si stringe nelle spalle e le alza imitandomi, poi sospira e come se capisse tutto ciò che non sono riuscito a dirgli e che non ero sicuro di dovergli dire, fa un cenno col capo che ricambio.
- Ci si vede in giro. - fa come se non fossimo niente di che, solo colleghi come altri. Come se non avessimo un passato intenso e complicato, come se non avessimo mai flirtato uno con l’altro fino a dichiarare apertamente di voler andare a letto insieme.
Annuisco ed apro la mia porta, mentre io entro, lui va oltre prendendo per l’ennesima volta strade diverse.
Non so se ci incroceremo mai di nuovo, ma è così per ora e so che non cambierà nel prossimo futuro. Deve farcela da solo e penso che ci stia almeno provando. Non so come e non so quanto ci metterà né se ce la farà. Non so poi alla fine come sarà, ma lo vedremo.
Una strana malinconia mi assale, ma in realtà sono meno distrutto di quel che pensavo. Forse proprio perché non ho fatto niente. Non l’ho toccato, non ci ho provato e non l’ho messo nella condizione di dovermi respingere per l’ennesima volta. Se non mi rifiuta mi sento meglio, perciò per ora sarà così, almeno da parte mia.
Mi dispiace, Charles, ma tocca a te ormai.”
NOTE: con la questione di Seb, volevo mostrare come quel che gli succede ha effetti su tutti, Max e Charles in primis. È come se li facesse crescere d’un colpo professionalmente, gli apre gli occhi e gli fa vedere che se non fanno sul serio diventando a loro volta spietati, saranno mangiati senza riguardi. Quando arrivi in F1 vivi un sogno e non pensi al futuro, solo a goderti il momento, ma ad un certo punto inizi a rifletterci e questo crea ansie e pressioni che agiranno in te nel bene o nel male. Nel loro caso ritengo sia stato utile in un certo senso.
Non voglio sottolineare troppo le questioni professionali, ma ogni tanto mi piace inserire qualcosa in merito. Specie se poi c’è Seb di mezzo (gli dovevo questa parte, è uno dei miei idoli).
A livello personale, invece, il covid sono sicura ha segnato un po’ tutti. C’è un prima ed un dopo, specie per via di tutti gli isolamenti forzati. La solitudine aiuta a scoprire sé stessi, ma l’esito è diverso per ognuno.
È un finale amaro, questo, perché anche se si sono finalmente rivisti, non sono mai stati così lontani. Indizi sul futuro? Nemmeno mezzo. Alla prossima. Baci Akane