54. BISOGNO DI NORMALITÀ

/Charles/

“Semplicemente devastato. Ecco come sto. 
Mi aspettavo di rivederlo e mi ero fatto mille film, ma alla fine nessuno finiva così.
Con lui che mi sorrideva senza nascondere la dolcezza nel suo sguardo che, nonostante la mascherina, riesce a mostrare benissimo. Ed infine con io che me ne andavo e lui che rientrava in camera. Nessuno scambio, nessun tocco, nessun dialogo di alcun tipo, niente domande. Nulla.
Uno scambio di sguardi, i suoi così belli, così carichi di emozione, così invidiabili e poi niente. Il nulla più totale. 
Da quando abbiamo capito che ci piacciamo non era mai successo che non succedesse niente fra noi, non in un contesto così ideale. 
Eravamo soli, in quel momento. Davanti alla sua camera. 
Eppure nulla. 
Mentre me ne vado, una voragine si apre e gli occhi bruciano di nuovo al punto che infilandomi in ascensore mi prendo la mascherina e me la tiro su sugli occhi per nascondere anche quelli. Non è abbastanza grande quella che indosso. Ne vorrei una a tutto viso. 
Respiro a fondo, gli occhi pungono davvero. Piangerò? Così, a tradimento, per una cosa così idiota? Perché lui non mi ha nemmeno toccato né chiesto niente dopo tutto questo tempo? 
Le porte si aprono e il magico trio delle meraviglie si palesa a me e con la loro tipica allegria, mi assalgono e mi riportano sul pianeta Terra impedendomi di fare una patetica scenata. Le lacrime sono di nuovo scongiurate e George, Alex e Lando iniziano a sparare nomi assurdi per il nostro gruppo troppo divertente di Twitch, stabilendo che dovremo rifarlo assolutamente, che è stato fighissimo e che soprattutto è stato la salvezza in certi momenti di depressione totale. 
È bello rivederli ed io mi sento sicuramente meglio di prima, ma quello che ho appena provato è solo accantonato e di nuovo, mentre rido e scherzo con loro, mi chiedo... ma si vedrà che sorrido? 

È meno traumatico rivedere Pierre, molto meno rispetto a Max e a quel che mi immaginavo. 
Sono qua con i soliti a fare un po’ di chiacchiere con una certa allegria, ci siamo visti solo attraverso schermi ed ora, dal vivo dopo tanto, è bello. Siamo tutti felici e sono distratto, la mia difesa è calata e riesco anche a dimenticare tutto il resto, quando la sua voce mi arriva squillante e allegra alle spalle. La riconosco immediatamente e per un momento mi fermo sospeso chiedendomi lucidamente come dovrei comportarmi. Cerco di capire come sto, ma è tutto troppo breve, perché dopo il suo: - MA CHI SI VEDE! - arriva subito uno schiaffo sulla nuca che mi fa finire in avanti con la schiena e sentire immediatamente un certo dolore che mi riporta al presente anche contro la mia volontà.
Mi giro sapendo che è Pierre, ma quando lo vedo lui sorride con la mascherina addosso, e lo invidio perché si vede che è felice e sembra stare bene; per un momento mi sento bene e sollevato anche io.
È tutto molto veloce e non siamo soli, non ho tempo di pensare e riflettere, però è una sensazione ben distinta. 
Lui sta bene, perché lo capisco subito quando Pierre sta bene o no, il suo sguardo è ancor più cristallino di quello di Max, perciò sto bene anche io di riflesso. 
Almeno con lui le cose sembrano andare sorprendentemente bene, proprio come speravo.
Si siede con noi qua all’aperto, perché è rigorosa la condizione ‘distanza’ e ‘all’aperto', perciò in realtà siamo qua insieme, ma non come lo saremmo normalmente. 
- È strano, eh? - fa subito disinvolto. 
Io lo guardo inebetito per un po’, pensavo di dovermi sentire nervoso, ma invece sono sorpreso nel sentirmi sereno. 
È venuto a cercarmi e si è comportato come sempre, di cosa devo preoccuparmi? 
C’è anche una giornata di sole splendida e siamo all’aperto, non potremmo desiderare di meglio, dopo tanto tempo chiusi in casa ed isolati. 
Finalmente stiamo meglio. 
Avevo paura di uscire nel mondo, ma la verità è che mi ha fatto bene, alla fine. 
- Strano è un eufemismo! - gli altri gli rispondono e subito riprendiamo a parlare ed io mi unisco dapprima un po’ stordito, poi via via sempre più sciolto. 
È tutto nuovo e strano, sì. Ma non per questione ‘covid' ed affini. 
Io e Pierre lo siamo.

- Stai bene, comunque? - mi chiede con un tono più basso e dolce mentre mi accompagna ‘a prendere qualcosa in camera’ che non devo prendere. Mi serviva solo una scusa per stare un po’ solo con lui e capire come sta e, ovviamente, mi ha preceduto nella domanda che gli stavo per fare.
Devo capire come siamo da soli. Come siamo davvero. Davanti agli altri è andato tutto benissimo come sempre, non era scontato e ne sono felice, ma riusciamo anche a stare soli? E se sì, come? 
Lo guardo camminando lentamente, cercando di scrutare il suo volto ancora parzialmente coperto, ma appena entriamo in ascensore si abbassa la mascherina e prende un gran respiro. 
- Non dovresti finché non sei sicuro di essere da solo... - commento io con ancora la mia addosso. Lui ride e mi abbassa la mia con un movimento velocissimo che mi fa saltare indietro istintivamente. 
- Non dire stronzate, possiamo prenderlo in mille modi anche tenendo sempre su queste! Lo sai, no? Quanto ne hanno parlato ovunque? Qua siamo sicuri, siamo nella nostra bolla! 
Le porte si aprono mentre Pierre sta ancora parlando a macchinetta, ignorando lo scatto che ho avuto. Prima di uscire, sbuco a guardare fuori per assicurarmi che non ci sia nessun seccatore e quando vedo che è via libera, sospiro e mi avvio con Pierre che ride spingendomi come avrebbe fatto un tempo, prima di tutto quel che è successo fra noi. 
Quando lo fa e cammina sempre ridendo, una strana sensazione mi assale.
Euforia, forse. Ma più ancora sollievo. 
Sì, credo sia più sollievo. 
Sollievo totale e non parziale come quello di prima. 
Così lo guardo di nuovo meravigliato e penso di sorridere come un idiota; a questo punto non so più cosa fa la mia faccia, ma inizia a non importarmene più.
Come dice Seb, sono come sono, devo fare le mie regole, accettarmi. 
Forse rido male e sono rigido e timido, che ne so? Ma vado bene così. 
Pierre cala l’intensità della risata guardandomi ancora, poi ci fermiamo davanti alla mia camera; prima di aprirla aspetto un attimo e lo guardo anche io. 
Per capire meglio. 
- Scusa se sono sparito. Avevo bisogno di questo isolamento forzato e totale. - dico quindi rigirandomi la chiave magnetica fra le dita. Abbasso lo sguardo quasi impacciato ed indeciso. 
Non so più cosa siamo noi due. Ma non credo abbia tanta importanza. Conta solo che non sia pesante e che ci sia comunque ancora qualcosa.
- Piano piano andrà meglio. È solo strano e diverso, ma ci abitueremo anche a questo. 
Quando lo dice, mi fa capire che ha perfettamente afferrato ogni cosa che mi è passata per la testa e che non serve nemmeno specificarla. 
Sorrido grato e sollevato. 
- Quindi tutto bene fra noi? - chiedo ancora apprensivo. Lui inarca le sopracciglia e si stupisce che glielo chiedo davvero. 
- Era questo che dovevi chiedermi? Avevi il mio numero, non l’hai usato per mesi ed io ti ho lasciato spazio. Sorprendendo me stesso nel capire che non solo ne ero capace, ma ne avevo anche bisogno, per la verità. E tu volevi chiedermi questo solo ora, di persona? 
Non so cosa ci sia che non va e arrossisco sentendomi diverso, sensazione con cui sto cercando di fare pace anche se non è facile. 
- Al telefono non sarebbe servito a niente. Devo capire com’è stare fisicamente uno davanti all’altro e da soli. - dico riprendendomi in fretta. È comunque sempre più facile parlare con lui rispetto che a chiunque altro e ne sono contento, perché negli ultimi mesi non ce la facevo più a farlo e mi dilaniavo, mi sentivo di tradirlo anche se non l’ho mai realmente fatto. 
Io e Pierre ci guardiamo davanti alla mia porta consapevoli che non entreremo. 
- È strano e diverso da prima, ma ci abitueremo. - ripete come a dire che a questo aveva già risposto. - Non mi sembra stia andando male, no? - aggiunge poi. 
- No. - concordo. - Mi sembra vada piuttosto bene. - lui sorride ed io rispondo alla stessa maniera, ebete e sollevato. - Ne sono felice. - aggiungo come non avrei mai fatto prima dello strano percorso che sto facendo. 
- Anche io. 
Poi mi rimetto la chiave in tasca e volto le spalle alla porta, lui non si stupisce che non entrerò e mi affianca riprendendo a camminare per il corridoio come se facessimo una passeggiata in un affollato e bellissimo centro in qualche città rinomata. 
- Ho visto che ti sei messo a suonare il piano. - fa lui di nuovo allegro, come se cambiasse discorso. Io lo assecondo e così mentre andiamo su e giù come dei pazzi, recuperiamo il tempo perso. 
Adesso sì che siamo nella dimensione giusta. La nostra dimensione. 
Ora è tutto a posto, finalmente. Sollievo. 

Seb non vedeva l’ora di dire la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità e adesso che gli mettono un microfono davanti e che lo riprendono senza possibilità di travisare le sue parole, spiattella senza riguardi tutto quel che è successo veramente, dicendo che non sapeva niente della loro decisione e che non è stato consensuale e che non gli è mai arrivata una proposta di contratto, come avevano sostenuto loro. 
Quando usciamo lo guardo sorpreso e ammirato insieme ed è come se mi appuntassi mentalmente come si deve fare in questi casi. 
Ha avuto una classe ed un coraggio senza pari. 
- E adesso con Mattia? - chiedo curioso. 
Seb senza guardarmi e avanzando al mio fianco fuori dalla sala conferenza, risponde con una tale sicurezza che mi fa rabbrividire: - E adesso Mattia dovrà avere le palle di guardarmi negli occhi e dirmi qualcosa a riguardo, ma io non penso che l’avrà. 
- Pensi che farà finta di niente e farà buon viso a cattivo gioco? - rispondo logico. Seb sposta gli occhi sui miei, si vedono solo quelli e sono simili a quelli di Max, ma con una tonalità diversa, più chiara e comunque i suoi sono più maturi e con una luce differente che non saprei giudicare. 
- Oh, sicuramente. 
- E tu cercherai il confronto? 
- L’avrei cercato prima. Non mi interessa, volevo solo mettere i puntini sulle ‘i’. 
- Sicuramente i media poi gli chiederanno la sua versione. Cosa credi che dirà? 
- Non vedo l’ora di scoprirlo! 
Quando dice questo, gira completamente la testa verso di me e con la mascherina addosso non vedo il suo viso intero, ma sono molto sicuro che sorrida con un tale sadismo che mi fa rabbrividire e sorridere divertito a mia volta. È come essere al cinema in un film di suspence. Alla fine Seb se ne andrà da qua, ma sicuramente lo farà con classe e devo essere sincero, non so se io, quando mi succederà la stessa cosa fra qualche anno, sarò in grado di essere come lui, ma me lo auguro. 
Assorbo ogni suo gesto e lo sto facendo da quando è uscita la notizia. Non ha detto nulla, è stato zitto. Anche poi quando ci siamo rivisti in fabbrica e ci siamo rimessi al lavoro, lui era sempre allegro e sereno e sfidava con lo sguardo Mattia per fargli dire qualcosa, ma lui non ha mai detto niente e Seb non gli ha spianato la strada, non gliel’ha resa facile anche se forse era l’ideale così, no? Che tutti fingessero le cose andassero bene. Era l’elefante nella stanza di cristalli. 
Come se tutti si aspettassero la scintilla da un momento all’altro, ma non è successo nulla. 
Poi arriva qua e sorride a tutti, ride, scherza e non fa un dramma, come se non fosse niente di che il suo mancato rinnovo ed il modo in cui gli hanno dato il benservito. 
Infine qua, davanti a tutti, ben ripreso e trasmesso in tutto il mondo, spiattella la verità con una tale calma e freddezza da far rabbrividire. Poi a testa alta e schiena dritta se ne va senza vergogna. 
Del resto è così. 
Non penso toglierà il saluto a Mattia, non sarà stronzo e acido. Farà pressapoco come ha fatto con me. 
Educato, gentile come si conviene, manterrà un rapporto professionale a dir poco ineccepibile, ma sarà sempre tutto lì.
Peccato che a Mattia non freghi niente e gli andrà benissimo così. 
Era a me che non stava bene quel trattamento, perché avevo visto quanto bello era essere trattato con affetto ed amicizia da Seb. 
Beh, diciamo che gli errori, anche se fatti non con intenzione, ti fanno comunque crescere, di solito è meglio se fatti sulla tua stessa pelle. 
Voglio avere la sua forza d’animo e la sua classe, ma non sono cose che apprendi ed impari, le ammiri, le invidi, ma o ce le hai o no ed io non so come mi comporterei nelle sue stesse condizioni. 
Max latrerebbe insulti apertamente senza esitare, io ora come ora penso che eluderei qualsiasi dichiarazione, ma si sa che in questo ambiente non puoi non rispondere a certe cose, perciò che farei? Riuscirei a dire la semplice verità e sorridere candido senza perdere la classe e la gentilezza? 
Quando ci separiamo per proseguire ognuno col proprio programma insieme al rispettivo team, mi sento leggero e rilassato. Molto più di quanto avrei pensato. 
Stiamo vivendo una situazione tesa e strana su molti aspetti, sia per il covid e per queste gare diverse da come le abbiamo sempre fatte, sia per i rischi che si corrono con questa malattia e tutte le regole connesse in caso di positività anche di uno di noi, non necessariamente solo fra i piloti. Poi c’è la questione Seb e contratto. Io non so come fa a vivere tutto ciò che sta vivendo lui, ha una stagione intera da correre in condizioni assurde, ma lui è sereno e mi parla, ride e scherza con me come se non avessimo avuto problemi a fine anno scorso. Ripenso al famoso litigio con Lewis nel 2017 che fu di dominio mondiale e al fatto che ora stanno insieme.
Non so se riuscirei mai ad apprendere un solo comportamento di Seb, penso che sia unico e più lo conosco, più mi rendo conto che lo ammiro ed in relazione a questo mi sento sereno e rilassato. 
Perché io e lui, adesso, siamo di nuovo in rapporti ed è incredibilmente bello essere in rapporti buoni con Sebastian Vettel, visto che so cosa si prova a non esserlo. 
Sorridendo, vado dal mio team e con un’entusiasmo che non avevo ad inizio giornata, gli dico che sono pronto per la track walk e forse, questa volta, si vede qualcosa dai miei occhi. Chissà. Piccoli miglioramenti?”

/Max/

“Pensavo di avercela con lui e all’inizio dell’anno era così. Per gran parte del tempo in effetti lo è stato, anche se forse era solo il mio modo tipico di superare un momento di difficoltà rappresentato dall’isolamento e dalla pandemia.
C’era anche il rischio di ammalarci e per i miei genitori di star male sul serio, non è stato facile e ognuno reagisce a modo suo. 
Io me la sono presa con Charles, ma poi quando l’ho rivisto in Austria ho capito, mentre lo studiavo di nascosto e da lontano. 
Sta facendo il suo percorso, come aveva promesso di fare. 
Si sta prendendo cura di sé. 
L’ho capito nei tentativi di sorridere attraverso la mascherina; non si sforzava di far vedere che stava bene e non ostentava sorrisi forzati a tutti i costi, ma in qualche occasione l’ha fatto spontaneamente. Mi è capitato di vederlo con Seb che ridevano ed i suoi occhi erano molto più convincenti di quanto non li avessi mai visti da quando è approdato in F1, anche se sempre con quel retrogusto imperfetto. 
Sono stato felice per lui. Aveva decisamente ricucito i rapporti con Seb e questo probabilmente l’ha reso felice. Non so cos’altro abbia fatto in questi mesi e cosa stia facendo, ma mentre l’anno scorre entrambi siamo ognuno per conto proprio più che mai. Se ci incrociamo, parliamo in modo cordiale ed educato, nessuno dei due mostra astio nei confronti dell’altro, ma non cerchiamo di provocarci per innescarci come facevamo l’anno scorso. 
Stiamo buoni nel nostro rispettivo posto, ci osserviamo a vicenda da lontano, aspettiamo e quando lo vedo sorridere più del solito, quando lo vedo magari dimostrare qualche emozione più delle altre volte, mi sento sinceramente felice per lui. Come fosse una persona importante della mia vita. Come se provassi realmente qualcosa. 
Ogni tanto mi chiedo, quando finirà di risalire la sua china, io cosa sarò per lui? Ci sarà ancora un noi? 
Non forzo nulla, lascio che le cose fra noi vadano a rilento e quiete ed a volte penso che sia finita. 
Ho perso il treno. Nel nostro caso, la macchina. 
Non ho segnato un tempo utile in qualifica e in gara parto troppo indietro rispetto a lui. 
Si è anche trovato un’altra ragazza, credo sia per mascherare meglio quel che la mascherina non riesce più a nascondere. 
È una meravigliosa contraddizione e sorrido, ma ha ragione. 
Non serve mostrare troppo al mondo, ma solo a chi conta. Chi saranno le persone con cui è sé stesso e si lascia andare? 
Per qualche mese, l’anno scorso, ero io. Ma adesso? 
Adesso lo vedo di nuovo bene e più sciolto con Seb ed i ragazzi del suo giro - Alex, George, Lando - anche con Pierre lo vedo di nuovo bene, per non parlare del suo team. 
È un percorso lento e lungo e per ora è selettivo, così la sua Charlotte arriva a proteggerlo da tutti gli altri che non sono la sua Confort Zone. 
Anche da me, lo protegge? 
Da come interagisce poco e moderatamente, penso che sia così. 
Forse si è ricreduto, alla fine. Che è troppo difficile con me e non ne vale la pena, perché non si può fidare troppo ed il mio lato migliore è ben nascosto ed è faticoso notarlo e tirarlo fuori. Chi me lo fa fare? 
Osservo penetrante Kelly con questi pensieri nei quali mi sento sempre più distante da lui. 
Forse dovrei solo fare come lui, proteggermi anche io con una bella donna che mi farà sentire sempre al sicuro in qualsiasi situazione. 
Mi darà un’idea di normalità, qualcosa che mi servirà a stare meglio nel mondo, a ricevere meno occhiatacce e critiche e giudizi. Starò un po’ meglio in mezzo agli altri, davanti a tutti. 
E chissà cosa penserà Charles? 
Kelly è proprio bella, come lo è la sua Charlotte, sono ragazze solari fatte per stare al fianco di qualcuno e migliorare la loro immagine, perfette per quel ruolo, il ruolo di fidanzate. 
Non mi interessano più le avventure, pensavo fosse mancanza di sesso e avventure a rendermi intrattabile, ma era forse la diversità che era ormai impossibile ignorare. La mia diversità. 
Non sono mai stato come gli altri e non mi è mai pesato, ma adesso che forse è proprio il motivo per cui Charles non ha mai avuto il coraggio di fare quel passo verso di me, adesso mi pesa e mi brucia e questo bisogno di normalità, almeno in apparenza, non è mai stato così grande. 
Perciò proverò qualcosa di nuovo, per i miei canoni, facendo qualcosa di totalmente normale. Magari questo mi aiuterà a superare questa costante inquietudine che mi fa scattare con una facilità stratosferica, diventando così fottutamente odioso da non sopportarmi da solo. 

*2021*

Una volta superato relativamente indenne il 2020, penso di poter affrontare qualsiasi cosa. 
Per noi privilegiati è diverso sicuramente, è vero, abbiamo subito dei cambi consistenti nelle nostre routine e nelle vite professionali e sicuramente la gente che lavorava nel sanitario saranno stati più contenti di noi della fine di questo anno, nella speranza che il 2021 sia un po’ migliore, ma alla fin fine tutti abbiamo subito come una sospensione nelle proprie vite e quando hanno ripreso era tutto diverso, il modo in cui le dovevi vivere era dettato da regole stabilite da qualcun altro e non potevi scegliere di esimerti e fare quel cazzo che volevi. 
Dipende poi dalla parte del mondo in cui vivi, ma per noi piloti di F1 questo concetto è sempre stato relativo in quanto è come vivere letteralmente ovunque, perciò si trattava di adattarsi costantemente alle regole locali che in linea di massima erano simili, poiché stabilite dall’ente mondiale di competenza, ma poi ogni governo nello specifico adottava le proprie in aggiunta. C’erano posti più colpiti per cui nemmeno potevi entrare, altri che ci potevi accedere ma con mille divieti, altri ancora abbastanza accessibili. 
Per uno come me e molti altri come me, abituati a fare ormai tutto ciò che vogliamo, non poter fare un cazzo è stato frustrante. Poi ci sono quelli più avvezzi alle regole e quelli più anarchici. 
Indovina fra chi sono io? 

Concentrarmi su questa relazione, una novità per me perché non ho mai voluto saperne di una sola fissa e seria, è stato bello. 
Kelly è una splendida donna, brillante e molto dolce, non correva, ma suo padre è Nelson Piquet, un famoso ex pilota e pluricampione di F1, perciò capisce cosa significa avere a che fare con un pilota.  
Ha una figlia piccola, Penelope, di due anni, ma tanto non è che devo sposarla. Prima o poi finirà, perciò va tutto bene. Insomma, voglio dire, la figlia è sua e di quel coglione di Kvyat. 
Kelly poi è più grande di me di 8 anni, ma è veramente splendida ed il fatto di essere riuscito a fare sesso con lei per più di una volta, mi ha fatto capire che poteva essere il mio esperimento di quest’anno. 
Non sono per il momento pentito di questa cosa, la scelta credo sia azzeccata e sua figlia per ora è adorabile, a quell’età i bambini penso che sono sempre carini. Per quando crescerà e diventerà problematica, io e lei sicuramente avremo rotto. 
Non è solo una ragazza specchietto come probabilmente sono quelle di Charles, per me Kelly deve essere un tentativo serio di avere una vera ragazza vicino, voglio vedere come ci si sente ad essere normali e avere ciò che hanno tutti. 
Bisogno di normalità. Perciò non è una scelta casuale, non bastava fosse bella. Volevo qualcosa di più e penso d’aver fatto la scelta giusta.
Ma per saperlo davvero, devo aspettare che il tempo faccia il suo corso. Per ora, la sensazione è positiva, anche se devo ammettere che ogni tanto mi chiedo se Charles abbia notato che ho una donna fissa, ora.”


NOTE: era importante mostrare le loro vite adesso che sono distanti anni luce uno dall’altro, come forse non lo sono mai stati. Ognuno fa il proprio percorso, porta avanti le proprie scelte, cerca di prendersi cura di sé stesso. Questo però li porta ad allontanarsi. Il piccolo cambiamento di Charles in positivo consiste che con chi ritiene degno della sua preziosa amicizia, lui adesso si sente a suo agio, ride e scherza meglio di come faceva prima. Finalmente smette di pensare costantemente a come dovrebbe essere o a come appare. Ci tenevo a ‘mostrarlo’ anche attraverso gli occhi oggettivi di Max, che attesta realmente il suo inizio di cambiamento. Per lui l’arrivo di Kelly è una cosa importante ed ho voluto gestirla così, come il suo tentativo di normalità in reazione alla sofferenza che gli ha arrecato Charles. Ho voluto andare veloce sul 2020 perché la voragine fra loro non è divertente da scrivere. Ma per fortuna è arrivato il 2021, che novità porterà? Alla prossima. Baci Akane