55. INDAGINI SUL CAMPO

/Max/

“La nuova stagione di F1 si apre più normale rispetto a quella dell’anno scorso anche se comunque è diversa dal solito; le tappe sono state tanto rivisitate e alcune cambiate, in certi paesi ci sono due GP, in altri invece ne mancano. Per ovvie ragioni, per esempio, in Cina non si corre ed il primo non è più Melbourne ma il Bahrein. 
C’è comunque molto entusiasmo e sono contento che la stagione precedente è andata in archiviazione visto quanto ha fatto schifo. Ho più aspettative per questa da un punto di vista di corse, la macchina sembra più promettente, chi lo sa. Ho più speranze, sinceramente. 
L’anno passato sono stato alla larga da Charles come fosse un appestato e lui ha fatto lo stesso, era come se fossimo terrorizzati dallo stare troppo insieme e troppo da soli, come se sapessimo che sarebbe potuto succedere chissà cosa. Devo dire che la situazione in cui eravamo per il covid ci ha facilitati. 
Quest’anno le cose saranno meno rigide, avremo un po’ più libertà anche se dovremo sempre mantenere mascherine, distanze e chissà quanti altri accorgimenti irritanti, ma diciamo che ci avviamo lentamente verso una nuova normalità. 
Una normalità che non sarà più come prima perché ormai questa pandemia ha segnato il mondo, che lo vogliamo o no. 
Ricominciare una nuova stagione è bello, ci sono molti sentimenti in gioco ed emozioni contrastanti. 
C’è inevitabilmente un po’ d’ansia per come sarà con Charles, non potremo continuare ad ignorarci ed evitarci per sempre, penso. Avrà reagito alla notizia che ho una ragazza fissa? Sarà shoccato? Forse questo lo spingerà a smettere di schivarmi come in una pista piena di macchine che fanno incidenti a destra e sinistra. 
Non voglio dire che ho iniziato questo progetto personale con Kelly per vedere se Charles reagiva, ma è una cosa di cui voglio approfittare.
Appena ci vedremo, la prima cosa che farà sarà molto indicativa. Sono molto curioso, quasi non sto nella pelle. Penso che sarà dura, in effetti, trattenere questa euforia. 

Come ogni volta che vuoi tanto una cosa e non riesci ad ottenerla mai, quando smetti di aspettarla eccola che arriva. 
Ho passato letteralmente tutta la giornata a cercarlo di proposito, era da un anno intero che non lo facevo, perciò è stato a dir poco strano e per un momento mi sono di nuovo sentito patetico. 
Che poi cercarlo per cosa? Per vedere se aveva reazioni o se scappava ancora? 
Mi sono sentito così idiota che alla fine mi sono detto ‘fanculo, si fotta! Succederà quando succederà’
E così finalmente a cena lo vedo. 
Di solito il mercoledì, specie di sera, eravamo tutti noi piloti abituati ad uscire e svagarci perché era libero, ma ormai non si può fare più un cazzo, perciò siamo tutti rimasti qua e staremo qua anche dopo cena a passare il resto della serata. 
È triste ed irritante, ma l’hotel in cui siamo qua a Manama è davvero enorme e super lussuoso e non mancano zone dove passare piacevolmente la serata, solo che in realtà beh... il dentro non è il fuori. Ci piace girare per la città, andare nei posti tipici, provare cose diverse. Mentre ora sei costretto a startene qua buono e a farti bastare ciò che ti offre l’organizzazione. 
È davvero stressante, ma appena lo vedo proprio quando avevo smesso di cercarlo, mi sembra che finalmente non ci siano più restrizioni, che il covid non sia mai arrivato e che sia tutto come sempre.
Bello e stimolante. 
Charles non mi guarda subito, arriva coi suoi soliti angeli custodi, tutti diligentemente con la mascherina, si sanificano le mani all’ingresso, con loro ci sono altri del suo team, gli viene spiegato che i tavoli hanno un limite massimo di persone ed una serie di altre regole, spiegano anche le misure adottate per mantenere lo stato di sicurezza. 
Dopo che hanno spiegato ogni cosa, li conducono al tavolo riservato al signor Leclerc. Se voleva mangiare con qualcun altro, tipo me, non poteva?
Cazzo, quando finirà sta merda? 
Sospiro mentre lo scruto prima che mi noti e vedo che il suo sguardo è sempre impeccabile ed impassibile. Ascolta cosa gli dicono, esegue le direttive diligentemente, risponde educatamente, china sempre la testa, i suoi occhi non hanno mai inclinazioni. 
Appena si siedono e li lasciano finalmente in pace, li alza al cielo esasperato e quando lo fa io salto sul posto e spalanco i miei shoccato. 
Cosa?
Charles Leclerc che fa un’espressione e per di più scocciata? 
Oh cazzo! 
Ma allora ha davvero fatto un percorso durante l’anno passato! 
Ma vuoi vedere che ha fatto progressi? 
Cerca ancora di contenersi e controllarsi e fare ciò che ritiene di dover fare anche se non è ciò che vuole fare. 
Io per esempio ho detto impaziente ‘sì, sì ok, basta’ e li ho mandati via. Cazzo non ci mollavano più! 
Solo dopo un po’ Charles si guarda intorno nell’enorme e ben allestito ristorante, ogni tavolo è sufficientemente distante uno dall’altro e non ci sono tavoli con troppi posti, come dicevano. 
Il tutto è molto luminoso, moderno e lussuoso. 
Ci mette un po’ a visionare tutto: non tutti i posti sono pieni, ma siamo già un po’ di noi. Solo quando finalmente arriva a me, a diversi tavoli di distanza, si ferma e si illumina. 
Quando lo fa mi stupisce e mi colpisce come un pugno allo stomaco. 
Sì sì, ne sono sicuro. 
Si illumina. 
Alza la mano e mi saluta, non finge di non vedermi, non fa un breve cenno di circostanza. Mi saluta per bene tanto che gli altri con lui lo notano e si girano a guardare chi saluto, così ricambio. 
Io non ho un rapporto coi miei collaboratori così come lui, però pare che era tutto prestabilito anche con chi avremmo cenato. Ho provato a dire che volevo sedermi con Lando, ma non si poteva, così li ho anche mandati a cagare in olandese. 
Mi sento stordito da quella sua reazione spontanea, si vede che è stata proprio sentita dentro. 
Forse è vero, allora. Un anno intero di evitarsi e ignorarsi per lo più e nell’incontrarsi limitarsi a qualche scambio generico, ma ne è valso la pena. 
Per un momento ho l’impressione che sarà come ricominciare da capo, come se ci conoscessimo per la prima volta. È un’idea che mi lampa nel cervello prima di mettermi a mangiare ed interrompere il contatto visivo con lui. 
È strano, ma potrebbe anche essere proprio così, se ha fatto una sorta di percorso per aiutarsi, no? Qualunque cosa abbia fatto, potrebbe aver davvero funzionato. Potrei avere a che fare con un altro Charles. Chi lo sa. Forse quest’anno non sarà così brutto. 

Dopo cena volevamo fermarci in una delle mille aree relax spaziose dell’hotel, noi soliti piloti che facciamo gruppo insomma - io, Charles, Alex, George, Lando e questa volta anche Carlos, mica tutti gli ospiti dell’hotel, ma ci hanno guardato male che pensavamo tirassero fuori i mitra, così niente: ho proposto di fingere di andare in camera e poi trovarci alla spicciolata da me senza farci beccare, per passare almeno una cazzo di serata decente. 
Non si possono fare assembramenti, dicono che per gran parte del 2021 andrà così e non importa tanto dove siamo, le regole in linea di massimo sono queste, perciò se siamo in tre e stiamo a distanza con mascherina sempre addosso è una cosa, ma di più è comunque vietato. 
Polemizziamo tutti perché siamo gli stessi piloti che correremo questo weekend e saremo circondati da un sacco di persone, costantemente, ed anche se tutti tengono le mascherine e le distanze, gli assembramenti comunque verranno fatti. 
- Si suppone siamo controllati. - dice paziente Charles mentre è qua con noi. È questa la prima cosa che mi dice dopo tutti i mesi di pausa dalla stagione precedente. 
- Col tampone, intendo. - aggiunge visto che lo guardo stupito. Il mio stupore non è per quel che ha detto ma per il fatto che l’ha fatto ed era pure tranquillo, come non fosse mai successo niente fra noi.
Gli tendo la mano senza rifletterci come a presentarmi per la prima volta; lui perplesso la guarda, fermo come tutti davanti agli ascensori, e ovviamente non la prende. Mi fissa come fossi idiota. 
- Hai bevuto? - il flashback di quella sera di ormai due anni fa a casa mia in piena notte, con lui in crisi esistenziale ed io che gli dicevo esattamente questo, mi assale e so, non so come, ma IO SO, che l’ha detto apposta. Come per ritornarmela a distanza di anni. Perché gli era rimasta sull’animo anche se quella sera era fuori di sé. E se ci scherza su è davvero guarito, no? 
- No, e tu? - rispondo subito. - Che ne hai fatto di Charles? Chi sei tu? 
Charles spalanca gli occhi, ma le porte dell’ascensore si aprono tutte e tre insieme. A questo punto la scena è esilarante. Io, Lando ed Alex agiamo in perfetta sincronia e senza esserci messi d’accordo prima. Guardiamo i tre ascensori, guardiamo la guardia di sorveglianza che ci fissa a dir poco male e ognuno di noi afferra il primo polso che gli viene sotto mano e ci tiriamo dentro ad un ascensore a coppia, seguendo l’indicazione ‘massimo due persone per volta, manteniamo le distanze di sicurezza’. 
Beh, non avevamo scelta, eravamo in sei per tre ascensori da usare per un massimo di due a testa: la matematica non è un’opinione, no? 
Mentre lo eseguiamo non ci facciamo caso, io per lo meno, gli altri che spariscono nei loro abitacoli non saprei, ma il fatto che io ho preso Charles, Alex ha preso George e Lando ha preso Carlos a caso e senza progettarla, quella fa ridere. E non solo me, ma anche Charles che invece di imbarazzarsi e fissarmi come se fossi impazzito, lui e la sua mascherina ancora addosso scoppiano a ridere. Sul serio. 
Perché non si imbarazza? Perché non si preoccupa di chissà cosa? Perché non si irrigidisce? No, lui adesso è lì e ride dopo tutti i problemi avuti a farlo e poi anche quelli a stare solo con me. Lui ride. 
Ed io mi rincoglionisco definitivamente. 
È anche comico perché loro due sono coppie effettive nel loro privato, ma io e Charles non lo siamo, eppure ci siamo appena comportati come se lo fossimo. Beh, io per lo meno. 
Rimango inebetito a guardarlo, estasiato ed abbagliato quasi, oltre che profondamente shoccato.
I suoi occhi sono innegabilmente ridenti, ne sono sicuro, sicurissimo. Non è come l’anno scorso che succedeva di rado e con pochi eletti - Seb e Pierre, non l’ho visto ridere così con altri con mascherina addosso - e che per il resto sia che dicesse cose divertenti sia che invece parlasse di cose normali o serie aveva sempre gli stessi occhi. 
Questa volta ride e lo shock è tale che senza esitare né rifletterci, non ho ancora imparato a farlo, gli afferro la mascherina e gliel’abbasso di colpo perché ho un bisogno assoluto di vedere tutta la sua faccia mentre lo fa. 
È ancor più bello di come lo ricordavo. Per la verità l’ho visto da lontano a tavola mentre mangiava, senza mascherina, poi l’anno scorso nel circuito non ho avuto reali occasioni di vederlo senza perché in realtà era proibito. Naturalmente per infilarti tutta l’attrezzatura da corsa la toglievi, ma non è che stavo lì a fissarlo in quei momenti. Avevo anche io le mie cose da fare. 
Mentre lo guardo senza mascherina tutto illuminato in una risata vera, abbasso la mia e resto a fissarlo ebete realizzando che non lo vedevo da un sacco di tempo senza niente in faccia ed in questi panni felici. Mi colpisce profondamente e mi dà una scarica di gioia. Era quello che aspettavo, no? 
Che si sistemasse e riuscisse a ridere e ad esprimere ciò che prova. 
Appena lo faccio Charles di stupisce del mio gesto improvviso, ma continua a ridere invece di imbarazzarsi; getta addirittura la testa all’indietro e si appoggia ad una delle pareti a specchio dell’ascensore che sale. 
Per un momento penso di fermare tutto e saltargli addosso. Vecchie abitudini. Ma non lo faccio, ovviamente. 
Dovrei riuscire a controllarmi. Avevo giurato che avrebbe fatto tutto lui quando se la sarebbe sentita, sebbene ora me lo sia trascinato io dentro. 
È che è così bello e non ero pronto a rimanere con lui da solo in questo modo. Così rilassati e divertiti. 
Ridiamo insieme, da quanto non lo facevamo? Potrei ubriacarmi solo così. 
Ma i suoi occhi, anche se ride, hanno sempre un vago retrogusto malinconico. C’è ancora quel qualcosa che lo blocca sul fondo, ma il fatto che da lì sotto rida è bello e positivo. Senza accorgermene, il sorriso mi si spegne e resto a guardarlo e lui che lo nota fa altrettanto, mentre io benedico questo hotel dai mille piani che ci fa salire all’ultimo, il piano migliore per la vista e le camere, quello riservato ai piloti. 
- Non ci siamo messi d’accordo ma abbiamo fatto la stessa cosa, è stato divertente... - si giustifica come se si sentisse fuori luogo a ridere tanto. Forse si sente sciocco ed io capendolo mi riaccendo ed annuisco. 
- Comunque siamo ‘tamponati’ anche noi, siamo tutti negativi, perciò possiamo stare come cazzo ci pare senza fare tutte quelle pagliacciate! - dico in risposta a quel che si parlava prima, lui torna a sorridere divertito. 
- Ti sta proprio sulle palle quando ti obbligano a fare qualcosa, eh? 
- Non è per quel che ci fanno fare che magari è giusto, è il divieto in sé che mi sta sul culo! 
Scuote la testa rimanendo in questa splendida versione leggera di sé, che non credo nemmeno di avergli mai visto in questi ultimi tempi, e cerco di non sentirmi demolito e al settimo cielo insieme, ma è semplicemente bellissimo. Sia lui che stare così ora. 
E facile. 
Fottutamente facile. Più di quanto immaginassi. Non so cosa diavolo ha fatto, forse sono cambiato anche io ed è più facile starmi vicino, chi lo sa. 
Però non vorrei che questo cazzo di ascensore arrivasse mai. Per un momento penso che sia infinito, l’albergo, e che salirà per sempre. Ci guardiamo ancora incapaci di staccarci gli occhi di dosso ed è fottutamente bello mentre i sorrisi svaniscono e rimaniamo seri a fissarci ed osservarci. 
Seri come se fossimo sospesi senza tempo, fra il prima ed il dopo, come se fosse tutto ancora qua fra noi e fossimo pronti ad affrontare ogni cosa e parlarne. 
Lo faremo. In questo istante, fissando i suoi occhi ancora sorridenti, ma assorbiti da me in qualcosa che non so decifrare lucidamente, penso che dopo con calma ne parleremo. Parleremo di nuovo di noi e riprenderemo da dove ci siamo interrotti, ma mentre l’ascensore si ferma indicandoci l’arrivo, sento anche che potrebbe non esserci l’esito che avevo tanto sperato per oltre un anno. 
La pausa che aveva chiesta è conclusa, ma l’esito potrebbe essere diverso da quello desiderato. E se avessi atteso tanto per nulla? 
Ma non cambierò idea. Le porte si aprono e lo faccio uscire per primo, vedo che si mette la mascherina ed io dietro di lui faccio altrettanto, non sapendo se c’è un controllore ad ogni cazzo di piano. 
Avevo deciso che non ci avrei mai più provato per primo con lui e che se avesse voluto, avrebbe dovuto farlo lui. E volevo anche incontrarlo per vedere se avrebbe detto o fatto qualcosa in merito alla notizia su di me e Kelly. Io, mister prove libere che si mette con una ragazza fissa? Non è shoccante? 
Però è anche vero che non era un momento normale. Eravamo tutti insieme e cercavamo un sistema per passare del cazzo di tempo insieme senza cazzo di divieti e controlli di merda; non è che uno pensa a cose private, intime ed emotive in certi casi. 
E poi c’era quella bella risata, fra noi, che è stata spontanea ed inaspettata, ma bella. 
Ora siamo di nuovo con gli altri che escono con noi, passeremo del tempo insieme come stabilito e poi in qualche modo troverò il modo di creare l’atmosfera per far sì che ci pensi. Dirà qualcosa? Mi chiederà di Kelly?”

/Charles/

“Le porte si riaprono, noi usciamo e torniamo seri, faccio un sorriso di circostanza al tizio che controlla il piano, ovvio che ci fosse uno ad ognuno. 
Gli altri 4 arrivano con noi, ci muoviamo come prestabilito parlando fra di noi e quando giungiamo alle rispettive camere, ognuno entra nella propria. 
Tutti tranne me che non so come finisco trascinato in camera di Max, ho solo sentito la sua mano sul mio polso, mi sono girato a guardarlo per vedere che avesse, fissava oltre la mia testa verso il tizio della sorveglianza e poi mi ha portato con sé in stanza. 
Non so come pensano di fare loro a muoversi se c’è quello lì, per un momento ci penso.
- Mica starà lì tutto il tempo... - dice Max pensando a quel che pensavo anche io. Lo guardo ed un’altra risatina mi scappa. Credo di essere felice ed emozionato allo stesso tempo. 
Prima in ristorante ho agito totalmente d’istinto, l’ho salutato a distanza come non avessimo un passato come il nostro. Volevo farlo e l’ho fatto. 
Ed ora uguale, ho riso un sacco in ascensore perché prima di entrarci hanno tutti e tre - lui, Lando ed Alex - guardato in perfetta sincronia le porte e poi i sorveglianti che ci fissavano male; hanno fatto lo stesso cenno da bambini monelli, che anche con le mascherine si vedono, tirando poi ognuno il proprio partner dentro un ascensore a testa. 
Non so, è stata una cosa banale, ma a me ha fatto ridere un sacco perché hanno agito senza mettersi d’accordo facendo la stessa identica cosa idiota. 
Per un momento ho pensato ‘oh, ora sì che sto bene! Mi mancavano questi scemi!’
Adesso che sono solo con lui c’è il cuore che batte e la frenesia, ma non riesco a smettere di sorridere e ripenso a prima, quando improvvisamente mi ha abbassato la mascherina ma sapevo che lo faceva perché era stupito di vedermi ridere tanto, così ho riso ancora di più. 
Adesso ci ripenso. Lo farà di nuovo? 
Come se mi leggesse nel pensiero, si avvicina a me piano, si toglie la sua e quando è davanti a me, prende la mia e me l’abbassa. 
Per un momento è tutto strano, vorrei preoccuparmi, agitarmi, farmi serio e fare un passo indietro, ma sto fermo a vedere che farà. 
Ci proverà di nuovo con me?
Quest’anno è strano, è diverso dall’anno scorso. Ce ne siamo accorti entrambi subito. 
L’anno scorso ci stavamo lontani, ora è quasi come se ci fossimo cercati. 
Non so, mi sento pronto per ricominciare dopo la sospensione totale. 
Il 2020 a modo suo serviva, ma ora penso che quel che resta da fare per aiutarmi, lo posso fare solo in mezzo agli altri. 
- Sei selettivo. - fa poi come se avesse l’illuminazione su qualcosa che cercava di capire scrutandomi. Anche prima mi fissava a distanza, in ristorante; immagino il motivo. Dopo quella sceneggiata a casa sua due anni fa sarà apprensivo, avrà pensato d’avere a che fare con un pazzo. Come dargli torto? L’ho pensato anche io. 
- In che senso? 
- I tuoi occhi... non ti seguono sempre. A volte sì, ma altre... 
Capendo cosa vuole dire, finisco la sua frase come se ora fossi io a leggergli nel pensiero. 
- Sorrido sul serio solo quando mi va. So che non si capisce se ho la mascherina addosso, e sembro sempre mono-facciale, però sai... - mi stringo nelle spalle quasi in imbarazzo e addirittura timido. - non mi importa più. Faccio ciò che mi sento. 
- Quindi con me ti va di ridere sul serio? 
Centra il punto subito con una velocità sconcertante. Come diavolo fa ad avere certi riflessi? 
Mi mordo il labbro e sospiro, alzo la spalla rimanendo impacciato ed imbarazzato come fosse la prima volta che stiamo insieme da soli. 
Ma è in effetti come se lo fosse, anche se non è così. 
- Quindi hai fatto qualcosa per quel discorso che ti turbava? 
Il discorso che mi turbava. Nemmeno ricordo cosa gli ho vomitato addosso quella notte da esagitato. Ricordo solo che gli ho chiesto se da piccolo mi vedeva veramente felice. 
Sospiro e mi faccio indietro iniziando a girovagare un po’ nervoso per la stanza vuota. È simile alla mia, una matrimoniale lussuosissima e comoda, di medie dimensioni. Anche la sua, come la mia, sembra un campo di battaglia. 
Sorrido sciogliendomi mentre mi distraggo per poi tornare alla risposta. 
- Niente di che in realtà. Ho solo iniziato a suonare il piano. - dico quasi con vergogna. 
Max esclama stupito: - Il piano?! - come se fosse strano.
Io sorrido capendo perché lo stupisce ed annuisco. 
- Sì, il piano. Non ho fatto niente di che, però in qualche modo credo mi stia aiutando. Non sono andato da alcun terapista... - continuo più sereno, mi dirigo alla finestra ampia dove le tende sono aperte e a quest’ultimo piano abbiamo tutti una vista mozzafiato di Manama di notte. È un gran peccato stare chiusi in camera in quella che sarebbe una serata libera. 
Mi fermo ad ammirare con le mani nelle tasche dei miei comodi pantaloni larghi e cadenti. 
- Non ho parlato con nessuno, né fatto percorsi. Ho solo suonato e a seconda di quel che mi usciva mi rendevo conto di cosa provavo e come stavo. Ho... - ci rifletto alzando gli occhi al cielo per provare a tradurre nella realtà ciò che ho fatto. - credo d’aver semplicemente cercato di capire realmente come sto e come sono, sai? Ho esteriorizzato ciò che provavo in modo a me consono. 
Mi volto verso di lui a metà per vedere se mi capisce e mi tendo stupito nel vedere che mi ha raggiunto al mio fianco, ma non mi guarda. Guarda fuori come faccio io. 
- Ok. - Annuisce. Poi aggiunge piano, in un sussurro lieve: - E cosa hai capito?
Ci tiene. Ci tiene ancora un sacco a me. Me ne rendo conto ora mentre insiste ad indagare su di me e su quel che ho fatto. Avevo paura che ne avesse abbastanza e non gliene fregasse più. Avevo il terrore d'averlo perso, ma forse non è così. 
- Che sono depresso! - riassumo con un sorrisino carico di vergogna. È così brutto essere depressi e ammetterlo? Ti prego, non chiedermi altro. Non approfondire. Non chiedermi perché oso essere depresso anche se sono un pilota di F1 ricco, famoso che guida per il suo sogno. Ti prego, Max, capiscimi. 
E lui capisce, mentre mi osserva con cura maniacale con quei suoi occhi blu penetranti. Vede il mio imbarazzo e la mia vergogna e la speranza che non chieda, così annuisce ancora e non parla più mostrando una delicatezza sorprendenti di cui, ormai, inizio ad abituarmi. 
Rimango a guardarlo un attimo sentendomi stupidamente felice di questo momento fra noi. Poi mi ricordo di quel che mi ha shoccato tanto a gennaio, quando ho deciso che era ora di uscire da questa sospensione dalla vita e tornare nel mondo. 
- E tu invece? Signor Prove Libere? Che è successo del tuo motto preferito? 
A questo Max scoppia a ridere gettando la testa all’indietro e lo vedo più felice che divertito. Sapeva o forse sperava che glielo chiedessi. 
Però poi smette di ridere e mi guarda ancora divertito, cercando di farsi serio. Le nostre braccia si sfiorano, uno vicino all’altro. 
I brividi ci attraversano in questo istante che ci guardiamo. 
Chissà se farà qualcosa come ogni volta che stavamo soli in certe situazioni? 
Una parte di me lo spera, l’altra ne ha ancora il terrore. 
- Avevo bisogno di normalità. Per una volta volevo provare a fare qualcosa come tutti gli altri e vedere se per caso mi sarei sentito meno solo e diverso. 
Appena la sua bocca dice questa che ha l’aria di essere la verità, lui stesso se ne rende conto, spalanca gli occhi e torna a fissare arrossendo il paesaggio esterno, ma ormai è tardi. 
L’ha detto e quello che dice colpisce e affonda come una lama affilata nella mia carne. 
Una delle cose che mi mancava di scoprire di me stesso è il mio enorme egocentrismo ed egoismo. Come diavolo ho fatto a non rendermi conto dei suoi problemi e del suo malessere? 
Adesso è qua davanti a me e lo vedo chiaramente: ma finora io cosa guardavo? Cosa facevo? 
Sono un essere ancora così fottutamente orribile? 
L’imbarazzo mi colpisce. Non imbarazzo per noi, ma per me. Come diavolo sono fatto? Quante cose di me ho ancora da scoprire?
- Mi dispiace. Non immaginavo ti sentissi così. - faccio chinando lo sguardo spaventato, ora, all’idea di incrociare il suo. Sono così lontano dallo stato di decenza a cui cerco di arrivare. 
- Non devi. Prima dell’isolamento forzato non avevo idea di averne bisogno e di come stavo... - cerca subito di tranquillizzarmi guardandomi, ma io non riesco più. Mi sento una merda, mi sento davvero uno schifo. Proprio ora che mi sentivo finalmente bene. Riuscivo a stare solo con lui, avevo voglia che ci provasse di nuovo con me per vedere come mi sarei sentito, se come una volta o diversamente, ma adesso mi sento solo una merda. 
Scuoto la testa senza riuscire a parlare più ed è qua che mi prende il braccio e mi tira per obbligarmi a girarmi. Quando mi tocca, mi sento elettrificato e lo guardo subito quasi spaventato. 
Sono di nuovo così vivo e non dovrei, dovrei sentirmi in colpa per non aver mai notato il suo disagio.
Ma è un istante. Un istante brevissimo ma distinto. Appena mi tocca torno a sentirmi come una volta con lui, solo che è diverso al tempo stesso. 
Ora è più bello, forse perché mi mancava da matti e senza rifletterci sorrido con gli occhi che mi bruciano. Sorrido grato. Sinceramente grato. 
- Mi sei mancato sai? - dico senza specificare come e perché. Non serve che dico che il 2020 gli sono stato lontano ed era come essere distanti anni luce anche se ci vedevamo nelle gare. Non serve dire che l’ho voluto io. Lo sa. 
Lui, colpito da quel che dico e preso in contropiede, sorride dolcemente come faceva sempre con me. Lui non è cambiato per niente, invece, e questo mi conforta. Non è cambiato con me, per lo meno. Forse ci ha provato, forse voleva, ma eccoci qua. 
Spontaneo e... beh, qualunque cosa provi per me, è ancora lì. Adesso che ricambia e la sua mano continua a stringere il mio braccio, io me ne rendo conto e alzo la mia a stringere il suo di rimando. Restiamo così per un momento, ad osservarci e toccarci. 
- Anche tu. - risponde lui roco. Vorrebbe farmi altre domande, forse su Charlotte, chi lo sa. Vorrei dirgli che è solo un bisogno di protezione, in un certo senso, e chiarire che non è niente di serio, ma bussano alla porta e alla fine tutto si interrompe. 
Quando apre, ci ritroviamo la mandria di quattro bufali assalirci in contemporanea, ci spingono e chiudono la porta ridendo come matti. 
- Come diavolo avete fatto tutti insieme? - chiedo senza capire. Il sorvegliante non glielo avrebbe permesso. Onestamente non pensavo ci sarebbero nemmeno riusciti. E loro iniziano il loro racconto completando ognuno una parte a testa: 
- Abbiamo chiamato giù in reception dicendo che volevamo parlare con il tizio di questo piano.
- Avevamo letto nel cartellino il suo nome. 
- E quindi quando abbiamo sentito che andava via ci siamo fiondati subito tutti qua!
- Ma poi non so come faremo a tornare in camera nostra, non potremo usare lo stesso sistema!
- Anche perché adesso che è andato a rispondere vedrà che al telefono non c’era poi nessuno, per cui il trucco non funzionerà ancora! 
- Avete mascherato la voce, spero! 
- George l’ha camuffata, gli altri erano troppo identificabili! 
Continuiamo a ridere mentre giungiamo tutti alla logica conclusione che o dormiamo tutti qua oppure uno si sacrificherà ed uscirà per distrarlo chiedendogli qualcosa per cui deve spostarsi da lì, magari fingendo di star male, nel frattempo gli altri torneranno in camera. 
Insomma, passiamo tutto il tempo a progettare come fare proponendo cose assurde come fossimo in un film di spionaggio e ci divertiamo un sacco così, praticamente con niente e come 6 bambini troppo cresciuti. Sto davvero bene, finalmente. 
Vorrei proprio che questa nottata non finisse mai, mi sembra la prima dopo 7 anni.
Di strada me ne manca ancora, lo so, ma per ora quel che ho fatto mi piace. Riesco a sentirmi rilassato e me stesso almeno con qualcuno, anche se forse sono pochi, e poi in ogni caso non cerco di forzarmi a provare o mostrare cose che non sento. Se lo provo bene, altrimenti è uguale. Non importa. 
Penso che prima o poi arriverò a sentirmi normale e bene con me stesso tanto da poter stare con qualcuno sul serio senza la paura di ferirlo. Mentre ci penso, lo sguardo scivola su un Max che ride per qualche sparata degli altri aggiungendone altre di suo. 
Chissà che l’ultimo passo per arrivare a quel traguardo non sia da percorrere proprio con il diretto interessato?
Sempre che il diretto interessato in questione mi voglia ancora.”
 


NOTE: Nel 2021 Alex non fa più parte della Red Bull perché è sostituito da Sergio Perez, ma ne è comunque il terzo pilota. Siccome non guida in altre categorie o campionati, quell’anno, e siccome spesso i terzi piloti presenziano comunque ai GP, ho pensato di poterlo inserire comunque. Per la verità mi ero totalmente dimenticata del dettaglio che nel 2021 lui non era in F1 ed avevo scritto comunque di lui presente nei capitoli, ma siccome ormai era tardi per modificare ho pensato di usare questo piccolo espediente. Chiedo scusa per la svista. Poi torna nel 2022 con la Williams. 
In quel periodo, primi mesi 2021, le cose erano leggermente meglio rispetto al 2020, ma c’erano ancora moltissime restrizioni perché i picchi andavano e venivano a pieno regime. Sembra una vita fa, ma invece sono cinque anni. In ogni caso sono sicura che Max abbia odiato tutti quei divieti a prescindere. Ricordo che per un bel periodo per salire in ascensore c’era fila proprio perché non si poteva più di due per volta, così come ai tavoli non si poteva stare più di un certo numero di persone e rigorosamente distanti. Insomma, era una grandissima rottura. Ho immaginato che in posti così particolari e rinomati, per evitare guai, fossero talmente rigorosi da mantenere addirittura dei controllori ai piani. Non so se sia realistico, ma la mia testa ha tirato fuori queste idee. 
Finalmente Max e Charles si sono ritrovati da soli e non con l’intenzione di tenersi a distanza. Riusciranno a finire quel discorso interrotto? Loro sono cambiati rispetto a com’erano, ma questo cosa comporterà nel loro rapporto? Grazie dell’attenzione. Alla prossima. Baci Akane