56. CHE NON SIA TARDI
/Charles/
“Quello che ha detto prima mi è rimasto impresso e, nonostante la nottata passata a dire stronzate e a progettare crimini sia per ottenere cose con cui rimpinzarci, che per tornare in camera senza farci beccare tutti radunati negli stessi non troppo scarsi metri quadri, ho sempre quell’idea fissa di chiedergli qualcosa in più.
Di solito sono sempre stato dell’idea che siccome non voglio che la gente mi chieda, io non chiedo a loro.
Non ho mai voluto che qualcuno ficcanasasse nelle mie cose private e quando ci provavano eludevo, per cui non lo facevo con gli altri. Ma adesso improvvisamente è come se vedessi tutto senza quel vetro smerigliato che stava fra me e gli altri.
Adesso ci vedo bene e sono shoccato perché mi interessa. Non che prima non mi interessasse, ma Max ha iniziato a piacermi perché mi attraeva e mi eccitava, è stata una questione ormonale a prendermi inizialmente, solo che poi le cose sono lentamente cambiate, si è innescato qualcos’altro. Quel qualcosa ora è più vivido.
Non so come mai, ma appena ho realizzato che aveva dei problemi, mi si è come accesa una lampadina che mi ha fatto sentire una merda e contemporaneamente mi ha fatto capire che mi interessa più di quel che pensavo.
Non era solo una splendida scopata.
Se era solo una splendida scopata non mi sarei comunque fatto tutti quegli scrupoli per stare con lui; lo sapevo che era altro ancora due anni fa, però adesso che sto meglio con la mia testa, lo vedo ed ho come un ulteriore conferma.
Voglio sapere di lui.
Seriamente.
Devo sapere.
L’idea che abbia passato dei problemi come ne ho passati io e che non mi abbia detto nulla, mentre io glieli ho vomitati tutti come se fossimo una coppia, mi distrugge. Non perché odio sentirmi uno stronzo egoista, ma perché mi dispiace davvero che li abbia passati da solo.
È una forma di egocentrismo, forse. Se io alla fine ho avuto bisogno di sfogarmi con lui, anche lui sicuramente avrà avuto bisogno di sfogarsi con me, ma non l’ha fatto. Era solo ed ha cercato di aiutarsi cercando una normalità che però è effimera, no?
Un conto è se ti metti con una per pararti il culo, un altro è per sentirti come gli altri.
Che significa che aveva bisogno di essere come gli altri per essere meno solo?
Quanto è triste questo concetto? E poi sono io il principe malinconico che non sa sorridere?
La serata procede allegramente, ne avevamo tutti bisogno ed ora che Carlos è entrato nel gruppo perché è compagno fisso di Lando e mio di team, è ancora più bello; è una persona divertente e positiva, stiamo tutti bene con lui.
Non l’abbiamo fatto apposta, è venuto tutto molto spontaneo: è una di quelle sere che dopo l’anno infernale passato, ci serviva per sentirci di nuovo vivi, o forse per riprendere da dove eravamo tutti stati interrotti. Sebbene per me sia più un ricominciare da zero, che riprendere da com’ero prima della pandemia, quando tutto si è fermato.
Più scava in me questa consapevolezza, questa necessità di Max e di sapere di lui, come stava davvero e come sta ora, più mi dimentico di me stesso e di tutte le mie decisioni prese fin qua. Tutti i miei paletti ed i miei divieti, le mie ricerche, i miei dubbi, le mie domande. Le paure di non saper provare niente per gli altri e di far soffrire chiunque intraprenda un qualche tipo di relazione con me.
Tutto vola via. Tutto svanisce.
Tanto che poi, quando dobbiamo andarcene e scappare in camera nel diversivo creato proprio da Max, io non mi muovo.
Max esce dopo aver scelto uno fra i mille piani progettati insieme e va a fare un po’ di casino col sorvegliante in fondo al corridoio come solo lui sa fare, dicendo che vuole uscire e fare quel cazzo che gli pare e che non glielo può impedire e che pretende di parlare col suo capo lì ed ora. Tanto fa il rompicoglioni che alla fine viene accompagnato giù, non per parlare ovviamente col direttore dell’hotel che in piena notte non c’è, ma comunque col collega in turno nella hall di notte.
In questo gli altri finalmente possono uscire e se ne vanno ridendo divertiti, commentando: - Come caga lui il cazzo non lo caga nessuno!
Escono tutti in fila, George, Alex, Lando ed infine Carlos. Poi al momento di seguirli, le mie gambe rimangono immobili ed i piedi piantati.
Dopo che ho pensato a Max tutta la sera e a quelle sue parole sul bisogno di normalità per non sentirsi solo, non riesco ad andarmene. Non ce la faccio.
Non ricordo più cosa io avessi e perché per un cazzo di anno intero l’ho messo da parte, quale percorso, quale cura su me stesso dovevo fare. Non so più niente. So solo che ho fatto passare troppo tempo. Lui aveva dei problemi seri e non me ne ha parlato, non ne sapevo niente e non è che mi sento una merda e basta. Mi sento una merda ovviamente, ma non è quello il punto. Il punto è che ora devo sapere. Ne ho bisogno.
Carlos, l’ultimo ad uscire, si gira vedendo che non lo seguo e mi guarda interrogativo. Gli altri sanno, lui teoricamente no, ma conoscendo Lando gli avrà raccontato tutto e forse anche di più visto che lui è più amico di Max che mio.
- Non vieni? - chiede poi sorpreso, il sorriso rimane vago sul suo volto tipicamente spagnolo. Io non so che espressione sto facendo, ma lo guardo e prima di rispondere lui si fa serio vedendo chissà cosa in me.
È come se qua diventassimo amici anche noi due.
Sarà che lui è espressivo e acuto, ma capisce al volo e così annuisce e senza farmi rispondere, si prende la porta, mi fa un sorriso fraterno e complice, mi fa l’occhiolino e se la chiude andandosene.
Il silenzio resta ad accogliermi, non so cosa dica agli altri. Forse semplicemente ‘Charles rimane lì’, e forse lo dirà così serio e naturale insieme che agli altri basterà un’occhiata per capire che non scherza. Che dal niente e dopo un sacco di tempo, qualcosa fra me e Max potrebbe finalmente succedere. Qualcosa che tutti si aspettavano l’anno scorso, ma che dopo tutti quei mesi di nulla, ormai non aspettavano più.
Non succederà niente di ciò che pensano, però ho bisogno di avere un dialogo costruttivo e profondo con Max. Un dialogo incentrato su di lui e completo.
Mentre mi tolgo le ciabatte e le lascio vicino alla porta, mi dirigo scalzo sul letto dove mi siedo appoggiando la schiena alla spalliera ed incrociando le gambe comodo.
Adesso lo capisco.
Mi chiedevo perché si interessasse tanto a me e cercasse di aiutarmi, quegli ultimi mesi quando sono stato male da esaurimento nervoso. Perché l’avesse fatto, non era tenuto, teoricamente non eravamo niente, c’era in ballo una scopata e lì ho iniziato a capire che per lui doveva essere qualcos’altro e che se non ero sicuro di essere un umano normale come gli altri, non potevo rischiare un Pierre 2.0.
Ma ora lo capisco. Capisco come ha fatto e perché lo faceva.
È solo che all’epoca ero pieno di me stesso e non vedevo, ma evidentemente adesso vedo e ciò che vedo mi devasta. Come ho potuto lasciarlo in quelle condizioni?
Non so quanto ci metta a fare il pagliaccio giù in hall, ma poi la porta si riapre e so che si aspetta di essere solo. Ha il cellulare in mano e sta scrivendo nel gruppo, ma io non guardo il mio e non so cosa sta scrivendo.
Ha la testa bassa, gli occhi fissi sul cellulare fra le mani, cammina senza guardare in giro. Entra in camera e la prima cosa che nota sono le mie scarpe lì vicino. Sposta gli occhi casualmente e di sfuggita, poi le guarda di nuovo con più attenzione e si aggrotta; il sorriso demenziale che aveva mentre scriveva cosa ha combinato giù si spegne e alza subito la testa.
Appena mi vede i suoi occhi rimangono sconvolti, la mascherina è già abbassata sul mento e lui è come sempre espressivo su ogni parte del suo volto.
- Charles?! - come se potrei essere un’allucinazione.
Lo capisce subito che non è normale che io sia qua, che non è una cosa su cui riderci su. Capisce immediatamente che adesso si torna a quella modalità di prima, di quando siamo stati interrotti.
Il cuore inizia subito a battermi e per un momento penso di alzarmi in piedi, spogliarmi e fare sesso con lui una volta per tutte, ma la frase di prima mi rimbomba nel cervello.
Non riesco a togliermela dalla testa.
- C’è una cosa che devo sapere a tutti i costi e non posso dormire se non te lo chiedo. - faccio subito serio.
- Ma non torno a fare una sceneggiata simile per farti andare in camera, sai? - non so se sia serio o se scherzi, forse è il suo modo per chiarire che se voglio andarmene, poi mi devo arrangiare.
Scuoto la testa.
- Non importa. - faccio poi.
- Ben per te! - esclama lui seccato. È strano, pensavo che si sarebbe animato di malizia e mi sarebbe felicemente saltato addosso, ma anche questa è una cosa che si somma a ciò che mi ha scavato dentro prima.
È diverso. Quello che c’era prima fra noi adesso non c’è più, non com’era per lo meno. Prima mi era parso ci fosse, ma mi sbagliavo. È questa la verità.
Lo capisco immediatamente e scatto istintivamente sulle ginocchia con cui striscio verso il bordo del letto in attesa che mi raggiunga.
Max si toglie del tutto la mascherina e mi raggiunge piano forzando una calma che non ha. In realtà è rigido, teso e turbato, il suo volto mostra tutto questo ed i suoi occhi sono bellissimi, mi erano mancati da matti. Ha le mani in tasca e siamo distanti forse mezzo metro, nemmeno. Resto sul suo letto in attesa che mi prenda e mi ribalti saltandomi sopra.
- Vuoi che me ne vada? - chiedo piano. Pensavo di essere difensivo e duro, ma in realtà sono provocante e suadente.
Max si morde il labbro, non riesce a mascherare niente. A lui la mascherina serve per nascondere, a me serve per non far vedere che invece non ho niente da mostrare, perché è esattamente niente ciò che faccio col viso. A meno che tu non sia nella mia cortissima lista bianca.
Max è in lotta con sé stesso e si vede benissimo. Vorrebbe dire ‘no’, ma alla fine con un ultimo sforzo notevole risponde piano e roco, con la sua bella voce graffiante che mi era mancata da matti.
- Cosa vuoi, Charles? Dopo un anno intero? Era dicembre 2019 in casa mia che mi hai chiesto tempo per sistemarti e capire come risolvere i tuoi problemi, per non rischiare di farmi soffrire come hai fatto con Pierre. Siamo a marzo 2021. Non è passato un po’ troppo?
Il fatto che lo dica apertamente e che, al contrario di prima, sia seccato, mi stupisce e al tempo stesso mi rilassa. In un certo modo è sempre lui.
Irritato, aggressivo, schietto e duro.
L’ho ferito in una maniera indicibile e non capisco come mai me lo mostri solo ora. Perché prima era così dolce e felice? Di cosa era felice?
- Perché non eri così arrabbiato prima? - chiedo invece di rispondere.
Max spalanca gli occhi sorpreso che gli chieda questo.
- Perché ero felice di vedere che stavi bene! L’ultima volta che eravamo stati realmente soli, e non parlo di quel breve scambio di saluti dell’anno scorso, parlo di qualcosa di serio, eri in pieno esaurimento nervoso ed emotivo! Penso che non ti vedevo ridere così bene da non so quanto! Ero contento di vedere che ti eri preso cura di te! Ma questo non c’entra con noi!
Eccolo!
L’avevo percepito.
Quando ha detto che si era messo con Kelly per un bisogno di normalità avevo realizzato dentro di me che si trattava di un tentativo di allontanarsi da me, oltre che un modo di combattere il suo disagio di solitudine e diversità.
Appena ne ho conferma gli prendo la maglietta sul petto e tiro, ma lui rimane piantato lì dov’è, le ginocchia nemmeno toccano il bordo del letto dove sono le mie.
- Vuoi dire che hai chiuso con me?
Lui diventa furioso, si aggrotta ancora di più ma non si toglie la mia mano di dosso, non sfila le sue dalle tasche.
- Sei tu che mi hai detto di non aspettarti! - mi ricorda lui duramente.
- Cosa significa che hai bisogno di normalità, che facendo qualcosa come gli altri forse ti saresti sentito meno solo e diverso? - chiedo poi col bisogno di sapere il resto.
Max preso in contropiede spalanca gli occhi confuso.
- Non capisco se sei geloso perché ho una ragazza che non è una fottuta copertura come la tua, oppure se sei davvero interessato ai miei cazzo di disagi!
Ed io non voglio, non voglio veramente scoprirmi ed essere così sincero, ma la mia bocca si muove da sola e non riesco a farne a meno.
- Tutti e due. - dico spontaneo. Appena lo faccio lo guardo sconvolto e lui non è da meno. Rimane in silenzio a fissarmi senza parole per un attimo, ancora la mia mano a tirare la sua maglietta, lui fermo piantato senza la minima intenzione di muoversi.
Sembra che nessuno dei due sia intenzionato a mollare, perché entrambi vogliamo sempre vincere e comandare. Sempre. È sempre stato così, fino a che qualcuno non mollerà per qualche motivo, questo non cambierà.
Ed io ora non posso mollare. Non più. Ho lasciato correre troppo tempo, dannazione, e so che glielo avevo detto io e che l’ho voluto io, ma dovevo essere sicuro di aver sistemato del tutto la cosa con Pierre. Volevo anche prendere in mano me stesso e c’erano delle cose importanti che dovevo fare e capire.
Non potevo rischiare Max. Non la relazione con lui ma di farlo soffrire. Ecco com’è andata, ecco cos’è stato a farmi agire in quel modo. Come diavolo l’ha vissuta lui? Quanto male è stato?
Adesso è tardi davvero e non vuole più saperne di me? Ti prego, non può essere così tardi.
Fa che non sia tardi. Ti prego, toccami ancora come facevi un tempo.
Disperato, mentre il dolore mi assale diverso da quello provato fin qua, è come se mi tagliassero i fili e qualsiasi tipo di sentimento tempestoso mi teneva su, svanisce improvvisamente e mi accascio appoggiando la fronte sulla sua spalla. Credo d’averlo già fatto, no? Quella sera a casa sua, in piena crisi. E non solo. Quella volta in Giappone. Ma era per motivi diversi da ora. Adesso è lui il motivo per cui mi appoggio. Toccami e dimostrami che non è finita, che non è tardi.”
/Max/
“Mi agghiaccia. La verità è che mi aspettavo che facesse finta di niente e che riprendessimo da zero come riavvolgendo un nastro rovinato che era stato aggiustato.
Mi aspettavo delle increspature nel cammino, ma di riprendere piano piano, cautamente e pieni di paure e timori.
Invece lui è sempre la mia adorabile montagna russa che mi stupisce dieci volte su dieci.
Ritrovarmelo qua mi ha sconvolto non poco e non ho reagito bene. Come potevo, con tutto quel che ho passato?
Ero contento che stesse bene e che dopo un anno non mi ignorasse più, ma riprendere fingendo di non avere un passato era una cosa, ricominciare come se quella cazzo di notte a casa mia fosse ieri, no. Questo no.
Cosa cazzo vuole da me?
Allora è vero che lo ha toccato che mi sia messo con Kelly!
Come faccio a non esserne contento? E non dovrei, non volevo esserlo. Volevo rifiutarlo ed impedirgli di farmi fare cose che non volevo.
Se vuole mettersi con me deve fare di meglio, deve provarci proprio davvero.
Anche se farsi trovare da solo in camera mia in piena notte, in ginocchio sul mio letto, non è male come mossa. Glielo concedo.
Se fosse stato già nudo, però, non lo avrei rifiutato, non avrei avuto la forza.
Charles è sinceramente turbato e shoccato, è un continuo stato emotivo sconvolgente e quando appoggia la fronte sulla mia spalla, ricordo tutte le volte che l’ha fatto. Sempre momenti di crisi emotiva. Ma adesso è diverso.
È come se mi implorasse di non chiuderlo fuori.
Come se mi dicesse...
- Non è tardi per noi, vero?
Ma perché la mia voce non risponde: ’Lo è, mi avevi detto di non aspettarti e farmi la mia vita ed io l’ho fatto. Dopo un anno cosa pretendi? Hai aspettato troppo, Charles!’
Ma no, la mia bocca invece dice qualcos’altro.
- Dipende da te.
Poteva essere peggio. Potevo stringerlo a me e dire ‘certo che non è tardi, ti aspetto ancora’.
Almeno mi sono limitato a socchiudergli la porta.
Le sue mani strisciano sulla mia vita, smette di tirarmi la maglietta. Il contatto mi fa chiudere gli occhi mentre i brividi mi percorrono dalla testa ai piedi e vorrei solo che non finisse mai.
- Possiamo ricominciare? - mormora poi girando apposta il viso verso il mio collo, lascia che le sue labbra parlino contro la mia pelle ed io mi eccito ancora di più. Mi mordo la bocca, stringo gli occhi forte e mi tendo tutto cercando di non saltargli addosso. Non stringerlo. Non ricambiare. Tieni le mani nelle tasche, Max.
Aspetta, ma le mie mani non sono più lì. E dove sono?
Spalanco gli occhi di scatto, guardo le mie stesse mani che si muovono lentamente verso di lui, le dita tremano mentre si posano sulle sue braccia. Rimango un istante fermo a toccarlo. Lo tengo a me, ma non faccio altro.
È una tale sofferenza non abbandonarmi a lui. Ma deve fare di più. Merito di più. Non può essere così facile.
Io sono stato davvero di merda per colpa sua. Davvero tanto. Kelly è il frutto del dolore che mi ha arrecato lui e tutti i suoi stramaledetti rifiuti.
- Non lo so, vediamo solo come va. - faccio poi piano. Poi uso un po’ di forza e me lo stacco. Lui si raddrizza e solleva il capo guardandomi meravigliato, spaventato che ora lo cacci duramente.
- Ma non toccarmi così, ti prego. Ancora non ce la faccio. - imploro senza forze. Le ultime le ho usate per staccarlo al posto di stringerlo.
Charles è confuso ma poi sembra capire ed annuisce rilassando il volto teso. Stacca le mani da me e si fa indietro sul letto.
- Però non posso davvero tornare in camera mia... - fa lui con aria di scuse. Non so quanto sia vero, insomma alla fine al massimo lo sgrida, mica lo mette in prigione, ma forse più che altro è un modo per evitare di far sapere ad uno strano sconosciuto che è stato con me la gran parte della notte. Non gli posso dare torto.
Mi gratto la nuca sospirando e guardando il letto matrimoniale.
- È sufficientemente grande per due, suppongo. Tanto per dormire e basta...
Giusto per mettere le cose in chiaro.
Charles annuisce.
Quando gli avevo chiesto di dormire con me quella famosa notte aveva rifiutato, adesso accetta anzi, adesso l’ha voluto lui.
Come gira la ruota.
Forse aspettare e soffrire come un cane a volte paga.
Credo comunque sia giusto così, per un po’ lascerò che sia lui a conquistarmi e cercarmi. Se mi vuole davvero, dovrà darsi da fare.
È la cosa più strana che io abbia mai fatto, non penso d’avere mai fatto niente che si paragoni a questo.
Dormire con Charles senza cercare di scoparmelo dopo tutto quel che ci ho provato.
C’è frenesia e limpida contentezza, ma anche nervoso e stordimento. Da un lato vorrei mandare tutto a fanculo, salirgli sopra e infilargli la lingua in bocca. Dall’altro so che se ora sono nello stesso letto con lui è proprio perché mi sono tirato indietro. Sembra assurdo, ma funziona esattamente così, nelle relazioni. Vince chi fugge.
Se ora ci provassi forse scoperemmo, ma probabilmente tornerebbe a rovinarsi tutto ed io ora no, ormai so bene che non mi accontenterei di una scopata e basta. Non voglio più solo togliermi lo sfizio, non dopo tutto questo tempo.
Non dovrei voler più niente da lui, per la verità, ma cosa gli devo rimproverare? Ha detto da subito di non aspettarlo e che avrebbe cercato di sistemarsi e che non sapeva quanto ci avrebbe messo.
Mi giro verso di lui e lo vedo voltato sullo stesso fianco verso di me, con la luce spenta vedo solo la sua forma mentre gli occhi si abituano al buio; penso che basterebbe allungare il piede e la mano per toccarlo sotto le lenzuola pregiate e lisce.
- Ti sentivi solo e diverso? - fa lui. Eccolo lì che attacca, ma non nel modo che pensavo e speravo. Sinceramente volevo che ci provasse con me, ma adesso capisco che deve essere stato turbato realmente da questa cosa che mi è scappata.
Volevo solo che sapesse che sono stato di merda anche io, ma mi è venuta male, ovviamente. Sono stato troppo sincero.
Non voglio parlare ad anima viva di questi miei sentimenti, ma come posso tenerli per me se me li chiede così direttamente, steso nel mio stesso letto e al buio?
E poi capisco. Ok, siamo al buio. Io non lo vedo bene e lui non vede bene me. È quasi un confessionale. Un sogno. Qualcosa che non esiste.
Forse potrei provarci, per una volta nella mia vita, a dire qualcosa che non sapevo di avere da dire.
- Mi sono sempre sentito solo e diverso. Per questo sono sempre stato uno stronzo. Era un modo per difendermi.
Ok, forse è troppo. Per fortuna non ci vediamo anche se ora i suoi occhi brillano e si vede come mi fissa. Siamo a pochi centimetri, ma non ci tocchiamo e stiamo attenti a non sfiorarci.
Non della stessa opinione è il mio cazzo che si sta eccitando, è sufficiente questa distanza per farlo reagire.
- Ed ora? - fa piano e delicato. Come fa a sapere esattamente come fare con me?
- Ora mi sono solo stufato di difendermi e volevo provare a... non so...
- Essere meno diverso per vedere se saresti stato meno solo?
Ma vaffanculo, Charles. Tu che osi capirmi così bene. È così che ti sentivi quando arrivavo io a capire te?
Adesso è il mio turno di emozionarmi e di avere gli occhi che bruciano. È il mio turno di voler nascondermi. Buio, inghiottimi, ti prego.
- Credo di sì. - mormoro piano, la voce è troppo sottile, troppo tremante. Avrà sentito che mi ha colpito e che sto affondando. Che sto male perché mi sta spogliando ed essere al buio non conta più un cazzo.
La sua mano striscia sotto le lenzuola, cerca la mia e va a colpo sicuro perché la trova subito. Me la prende. Sapeva dov’era.
Non sfilo la mia, lascio che me la stringa ed il calore si espande, l’eccitazione che lottava con la fottuta paura si calmano a vicenda e tutto si quieta in una sorta di mare calmo della notte. Quel mare che ti culla e non ti fa più paura come prima.
- Io non penso che essere diversi sia qualcosa di brutto da combattere. Non è che diverso è sbagliato. Diverso è speciale. E speciale è bello. Ma credo che ognuno debba fare il percorso che ritiene meglio per sé stesso e che nella vita ne faremo tanti e di continuo.
Il Charles filosofico mi mancava. Ricordo quella sera in Belgio e poi a Monza, prima che vincesse il suo GP. Era così profondo che mi volevo perdere in lui. È lì che per me è partito tutto, infatti quella lattina vuota di Stella Artois è ancora nella mia camera.
Sorrido sollevato, ma non so se lo vede e non so che espressione abbia. Adesso essere al buio è irritante, ma mi tengo la sua mano nella mia e non faccio nient’altro.
- Grazie. - mormoro solamente. Lui annuisce.
- Grazie a te.”
NOTE: Charles inizia ad uscire dal suo mondo chiuso per le poche persone di cui gli importa davvero, decidendo di mostrarsi solo a chi ritiene degno. Max è fra questi. Purtroppo però ha aspettato troppo e Max ha sofferto tanto; anche se prova ancora sentimenti per Charles, è restio a lasciarsi andare. A questo punto inizia una nuova fase: l'inseguimento di Charles a Max. Buona lettura. Baci Akane