57. PROMESSA A ME STESSO
/Max/
“- Ti piace lei? Ci stai bene? - mi stupisce questa sua domanda che fa dopo un po’ ancora tenendomi la mano.
Non pensavo sinceramente che avrebbe voluto indagare. Penso che prima fosse colpito e preoccupato perché aveva capito che avevo un disagio, gli importava sapere come stavo e darmi una mano. Ma questo non c’entra. Questa è gelosia, anche se il suo tono è ancora un sussurro.
- Mi piace, è bella, brillante e ci sto bene. È molto comprensiva, sa come fare con me. Sai, ho un carattere di merda e non è per tutti.
Non so perché esagero con le lodi e le descrizioni. Ok, lo so.
Lui stringe subito la mano ma poi la rilassa senza però lasciarmela, come se ormai fosse sua. A me piace fottutamente essere suo. Se vuoi può essere tuo anche il resto, non solo la mia mano.
Puoi prendertelo.
- Mi pare sia più grande di te, no?
Oh, ma allora ti sei informato!
- Sì, otto anni.
Dai, ti prego, non smettere.
- Quindi hai cercato proprio una vera relazione. - fa continuando la sua indagine. Mi mordo il labbro, faccio una dannata fatica a rimanere saldo e a cuccia.
- Sì, ti ho detto, cercavo qualcosa che mi facesse sentire normale. Qualcosa che hanno tutti. Una donna vicino con cui sistemarmi...
Un giorno forse una famiglia, ma non è realmente quello a cui puntavo con Kelly. Non lo escludo, ma con l’esempio della mia credo ancora che nessuna coppia duri per sempre, perciò non penso mi sposerei mai e forse non farei figli per rischiare di essere con loro stronzo come mio padre.
Charles torna a stringermi la mano, ma la tira verso la sua bocca che è a breve distanza. Lascio che faccia totalmente curioso, senza capire dove vuole arrivare.
Si gira il mio dorso verso le sue labbra.
- Perché non un ragazzo? Mi pareva che fosse più il tuo genere.
Dopo la storia piuttosto lunga e potrei dire anche seria con Daniel e la corte serrata che gli ho fatto ad un certo punto del 2019 è lecito pensarlo.
Certo, se uno mi piace quello se ne accorge subito. Pensandoci sorrido.
- Non mi sarei sentito abbastanza normale.
La mia risposta è logica, ma sento che non è vera e sicuramente non lo inganno.
- Non è una ragazza di facciata come lo è Charlotte. Charlotte mi protegge dal mondo, dagli intrusi, dai ficcanaso e dai rompipalle. Hai detto che Kelly era un tentativo di normalità, ma è diverso o sbaglio?
E infatti. Ha capito perfettamente il senso con cui l’ho detto. Non solo è acuto e sveglio, ma ci tiene molto a mettere i puntini sulle i. Lo adoro anche per questo. Certe cose non cambiano mai.
Le sue labbra continuano a giocare con il dorso della mia mano ed io ormai ho il cazzo caldo e duro, ma se mi muovo, perdo. È un gioco a cui ora non posso perdere.
- No, ma è comunque anche vero che se mi sento diverso e solo e mi metto con un ragazzo potrei sentirmi ancora più diverso.
- Ma non ti sentiresti solo se poi la relazione diventasse seria e bella.
Perché diavolo sta premendo tanto su questo discorso? A cosa cazzo pensa, me lo vuole dire? Mi irrito facilmente e vorrei sfilare la mano, ma a questo punto apre le labbra e inizia a leccarmi la pelle.
Oh andiamo. Cosa diavolo fa? O ci prova o no. Che cazzo è questo? Adesso sborro! Beh, l’importante è che non se ne accorga.
Fa finta di essere impassibile. Per una cazzo di volta nella tua cazzo di vita, Max, non essere spontaneo.
- E cos’altro dovrebbe essere allora Kelly? - chiedo cercando di essere seccato.
- Perché è una donna. Con un uomo non ce la faresti più. Hai paura di finire devastato perché ti coinvolge troppo, perché è il tuo vero genere. Mentre con le donne sì, ti piacciono e ti trovi bene, ma c’è sempre un limite oltre cui non vai e quindi non rischi di soffrire.
Oh, vaffanculo, Charles!
Ritiro di scatto la mano anche se la sua lingua sulla mia pelle mi piaceva da matti e l’erezione smette di pulsare improvvisamente. Rabbia, fastidio e non saprei cosa. Vergogna forse?
Ha ragione. È proprio così.
È questa la sola verità, ma l’ho appena capito e non mi piace essere denudato di colpo, ma più ancora non mi piace mostrarmi così debole.
Solo Daniel mi aveva visto così fragile e gli piacevo per questo, Charles non mi aveva ancora visto così ma a quanto pare ha appena capito quel tassello nascosto di me.
Trattiene subito la mano quando faccio per ritirarla. Questa volta intreccia le dita e se le porta di nuovo alle labbra, le bacia sfacciatamente per poi portarsele sul petto; dopo di questo si avvicina a me quel poco che ci rimaneva e più imprevedibile di me in uno dei miei scatti improvvisi, mi si accoccola contro.
Vorrei girarmi dall’altro lato e strattonare la mano, ma rimango ebete sul fianco rivolto verso di lui e lascio che si sistemi contro di me, con la mia mano in ostaggio sul suo cuore in un gesto così dolce e sensibile che mi sconvolge.
Si sistema in modo che la sua fronte si posi sulla mia bocca, così non ho scelta che baciargliela e ricambiare quello che mi ha lasciato sulla mano.
Dannato. Non volevo. Non dovevo. Avevo deciso di rifiutarlo e sicuramente non dargli nulla.
Perché vince sempre?
E vaffanculo, perché mi sento così felice che vorrei piangere?
- Ti capisco e lascerò che ora sia tu ad essere pronto, è il minimo. Te lo devo. - fa poi piano fra le mie braccia in questa posizione imposta. Prepotente come sempre. Eccitante come nessuno. Ed ora, anche dolce come non l’ho mai visto.
Devastante.
Una mia mano è sua ostaggio, l’altra invece è libera e non sapendo dove metterla non ho scelta che posarla sul suo fianco. Non vorrei, ma ora il mio pensiero numero uno è non fargli sentire che c’ho il cazzo in tiro e l’unica parte che non lo tocca è quello perché tengo il bacino indietro.
- Perciò vuoi dire che ora tu invece sei pronto? - chiedo arrivandoci col secondo treno. Ero occupato a trovare la posizione giusta. Charles mi distrae di nuovo con le gambe che intreccia alle mie, i suoi piedi caldi si avvinghiano alle mie caviglie.
Sei una scimmia?
- Non lo so, sicuramente più di quel dicembre un anno e mezzo fa.
Mormora piano, sembra molto calmo e sereno, come se avesse trovate le risposte che gli servivano per ricominciare a vivere.
- E non hai paura di farmi soffrire?
Charles annuisce.
- Assolutamente sì.
- Perciò non sai ancora se sei in grado di amare e provare emozioni e non far soffrire il partner.
- Penso di provarne solo per le persone che contano, che non sono molte, ma ci sono.
- E Pierre? - lo incalzo col bisogno di sapere tutto, ma proprio tutto e bene, una volta per tutte.
- Non era amore, ma comunque gli voglio bene.
- E non pensi che l’hai fatto soffrire perché non eri capace di amarlo? - so che forse sto esagerando, ma o lo faccio adesso o mai più. O chiarisco tutto ora senza dubbi, o non andremo più avanti.
Lui però rimane calmo e non esita a rispondere, non evade più le risposte scomode.
- Era quello di cui avevo paura, ma in realtà gli voglio bene, solo che non lo amavo in quel modo.
- E perché l’hai fatto soffrire?
- Perché non ho avuto le palle di dirglielo subito, mi sono trascinato fino a farlo soffrire di più.
- Perciò non centrano le tue emozioni, ma la tua codardia.
Non so perché lo dico così, è come se ora mi stessi proteggendo come ai vecchi tempi, con la mia famosa stronzaggine. La mia lingua è affilata e non si frena, ma Charles rimane qui contro di me e non si altera, né si ritira. È come se si aspettasse questo dialogo. Come se, anzi, lo volesse.
- Esattamente. Ed il mio egoismo. Per questo ho paura di farti soffrire.
- Perché sei codardo ed egoista? - chiedo per chiarezza cercando di non affondare alla sua sincerità che non mi aspettavo a questo livello. Lui annuisce senza paura né esitare. Mi aggrotto come se non tornasse qualcosa. - Non perché provi sentimenti solo per pochi eletti?
- Tu sei in quei pochi eletti. La mia lista è breve, ma esiste.
E qua è dove mi demolisce definitivamente.
- Sei uno stronzo. - sibilo a denti stretti non riuscendo più a parlare perché ora le emozioni straripano in me. Come diavolo le controlli così bene? Non dico che non le provi, ma forse suonare quel dannato piano ti ha fatto un sacco bene, in qualche modo.
Credo che sorride, ma non posso dirlo con certezza perché è ancorato a me, come se mi fosse incollato.
Non posso staccarmelo e non posso guardarlo, ma me lo tengo così perché anche se è uno stronzo e il nodo che ho in gola è cresciuto come una bomba, sto bene così.
A stretto contatto con lui, col suo calore addosso, i suoi piedi avvinghiati alle mie caviglie, la sua mano intrecciata alla mia, la sua fronte sulla mia bocca.
- Scusami se ci ho messo tanto. So che il resto del mio percorso di umanizzazione lo devo fare sul campo e non più in isolamento ed in questo modo tutti quelli su quella famosa lista breve rischiano, ma... - sospira e si stringe nelle spalle arrendevole. - non ho un altro sistema per aiutarmi.
Hai pianto? Hai almeno mai pianto in tutto questo tempo? Perché io sono sicuro che se lo farai poi starai meglio. Il problema è tutto lì, quel pianto blocca la tua autentica felicità.
Ma la mia bocca questa volta rimane incollata alla sua fronte, gliela bacio e sospiro arrendendomi. È come se comunque lui fosse più forte di me ed io più fragile nonostante tutto.
Vuole guidare lui, fra di noi, ed io non voglio farglielo fare, ma alla fine in un modo o nell’altro guida comunque lui ed io non riesco proprio ad oppormi anche se ci provo.
È che... è così bello farmi portare da Charles.
Comunque te la farò sudare ancora per un po’, voglio vedere fin dove arriverai e quando mi infilerai tu la lingua in bocca a forza. Non ti agevolerò nemmeno una cazzo di volta. Questa promessa a me stesso la mantengo, cazzo. Fosse l’unica, ma la manterrò.
La sveglia inizia a vibrare prima di suonare, io a quel vibro sono molto sensibile e solitamente mi basta per svegliarmi, anche oggi è così e appena lo sento allungo la mano libera verso il telefono e con solo mezzo occhio aperto prendo il telefono e la fermo. Per fortuna ho l’abitudine di mettere le sveglie all’inizio del weekend di gara in base alle indicazioni di Sarah, perciò poi non ci devo pensare il resto dei giorni.
Non che ricordi esattamente quel che devo fare oggi, ma se mi ha detto di essere pronto per le nove, io sarò pronto per le nove.
Rimetto giù il telefono sul comodino quasi lanciandolo per poi focalizzarmi sul peso che ho addosso.
So benissimo che mi sono addormentato con Charles accanto, o meglio, accoccolato davanti a me, ma non ci eravamo abbracciati, mentre ora noto con piacere che sua maestà si è poco democraticamente accomodato sopra di me come se io fossi il suo cuscino personale.
Charles mi dorme praticamente sopra, la sua testa sul mio petto, il braccio mi cinge la vita e mi stringe a sé possessivo, ha addirittura la mano infilata sotto la schiena proprio come fossi un cuscino di quelli a cui ci si abbraccia dormendo.
Una gamba è piegata sopra di me avvolta a tutte e due le mie. Insomma, non posso muovermi.
Sorrido immediatamente sentendo il petto che mi si allarga come se respirassi pura aria di montagna per la prima volta. Ma sto fermo immobile col corpo, limitandomi a muovere le mani; una sulla sua schiena risale lentamente sulla nuca, fra i suoi capelli spettinati, l’altra lentamente percorre il braccio per poi ridiscendere appena raggiunta la spalla e rifare lo stesso percorso con lentezza e calma.
Si deve essere abbracciato a me mentre dormiva e scommetto che è uno di quei principini abituati a dormire abbracciati al cuscino. O magari, semplicemente, non vedeva l’ora che mi addormentassi per abbracciarmi e sistemarsi sopra di me.
Non siamo una coppia, non siamo niente, ma finché siamo entrambi stesi qua insieme. Mi piace pensare, sognare, che invece siamo qualcosa. Che un giorno questo risveglio sarà normale.
Ho patito tanto per questo stronzo, se sapevo che per avere una briciola di quel che desideravo, dovevo solo dormirci accanto, l’avrei riempito di sonniferi. Non che io ora l’abbia fatto, è stato lui ad infilarsi praticamente nel mio letto, non vedeva l’ora.
Deve fare ben di più, sia chiaro, ma sta velocemente guadagnando terreno su quello che aveva perso. Del resto è un prodigio delle corse, si sa che è un predestinato. È il suo soprannome mica per niente. So bene che arriverà alla meta ed io spero proprio di essere quella meta. Lo spero con tutto il cuore.”
/Charles/
“Mi sveglio piuttosto in anticipo sulla sveglia, rivolto verso l’esterno del letto e dall’altro lato rispetto a Max. La prima cosa che faccio è accertarmi dell’ora e valutando che è effettivamente presto, mi rigiro verso di lui stizzito per il fatto che dormendo mi sono voltato scostandomi da lui.
Max ora dorme rivolto dall’altro lato e mi dà addirittura la schiena, così indispettito striscio verso di lui e col mio tipico egoismo di cui ormai sono consapevole ma ce accetto serenamente, lo prendo per la spalla e lo tiro delicatamente per girarlo supino, cercando comunque di non svegliarlo.
Max continua a dormire e si lascia muovere a mio piacimento. Quando lo vedo nella penombra di questa ormai quasi giornata, con gli occhi ampiamente abituati e qualche spiffero di chiarezza mattutina che subentra dai tendoni chiusi, mi sistemo accanto a lui e lo guardo appoggiandomi sul gomito.
Una mano sul suo petto coperto dalla maglietta, lo carezzo delicatamente all’altezza del cuore. Il torace più solido di quel che ricordavo si alza e si abbassa in un respiro regolare. Scendo a delineare attraverso la maglietta i suoi pettorali seguendo un’intuizione e la mia indagine prosegue sui suoi addominali.
Si è messo a fare palestra. È più ben formato di prima. Non ha il fisico da atleta ancora, ma sicuramente è meno morbido di due anni fa. Ricordo gli abbracci che gli rubavo, ricordo bene la sensazione del suo fisico contro il mio, sotto le mie mani. Era morbido e adorabilmente molliccio.
Lascio perdere il resto, mentre dorme non è corretto fare certe cose sebbene mi sa che ha un sonno così pesante che potrei fargli di tutto senza che se ne accorga.
Pensandolo, mi torna in mente quando lui ha approfittato del mio sonno da ubriaco perso, anche se evidentemente non tanto da non ricordare che mi ha baciato lieve le labbra. Ma il mio al contrario del suo è comunque molto leggero.
Quel bacio rubato mi fa venire alla mente che me ne deve uno, perciò giusto o meno che sia, salgo con le dita e arrivo al suo collo dove sento i battiti regolari del suo cuore, mi fermo lì a sentire la sensazione piacevole di questa sua parte dove spesso ho nascosto il viso preda di una crisi di nervi. Avvicino il volto lì ma non lo tocco, non mi ci immergo. Annuso e basta.
Adesso non c’è quel profumo che mi ha fatto impazzire, c’è l’odore della sua pelle che non ha un profumo specifico. Non ha sudato, non ha fatto niente. Sa di sonno, di letto. Risalgo con le dita, lo osservo bene da vicino mentre lo carezzo sui lineamenti addormentati. Lineamenti piuttosto morbidi e affascinanti.
Un po’ di barba solletica i polpastrelli, ma poi arrivo alle sue labbra carnose e rosse. Ha sempre questo colore che mi fa pensare alla ciliegia. Chissà se è il suo sapore naturale.
Sono un’ossessione, le sue labbra. Quanto gliele ho guardate? Quanto sono stato a fissargliele e fantasticare e volerle da matti?
Morbide, carnose, spesso imbronciate.
Sì sì, gliene devo una e me la prenderò ora.
Mi chino cancellando la brevissima distanza rimasta fra i nostri visi e poso delicatissimo le mie labbra sulle sue. Non faccio altro che posare un bacio leggero lì dove vorrei violare con la lingua e trovare la sua. Ma non lo faccio, chiudo gli occhi e mi imprimo la sensazione che mi scaturisce e mentre mi colpisce come un’ondata bollente che scende dritta fra le mie gambe, mi sento stupidamente e distintamente felice.
Vorrei poterlo fare da svegli e approfondire, ma non è ancora il momento. Sarei il solito egoista e voglio cercare di essere migliore di come sono stato finora. Magari non con tutti, ma con quei pochi eletti della mia famosa lista breve che lo merita. E lui lo merita di sicuro.
Così mi separo e mi appoggio al suo petto accomodandomi mentre lo abbraccio come fosse il mio cuscino, infilo la mano sotto la schiena per tenerlo meglio a me e non contento avvolgo la gamba alle sue. Un sorriso si dipinge sulla mia faccia. Un sorriso soddisfatto e sereno.
Voglio che questa sensazione sia per me un’abitudine.
Pensandolo, mi addormento di nuovo.
A svegliarmi è la canzone dei Coldplay che ho impostato come sveglia, l’ultima uscita del nuovo album che mi piace un sacco; Chris Martin inizia subito squillante con la frase introduttiva che dà il titolo alla canzone.
- You, you are my universe and I just want to put you first and you are my universe!
Appena lo sento, spalanco subito gli occhi di colpo stupidamente convinto che in qualche modo qualcuno mi abbia appena letto nel pensiero!
Fatico a tornare nella mia testa razionale e capire che nessuno ha letto niente in nessuno.
È solo la mia sveglia.
- Cazzo Charles! Come diavolo fai a svegliarti bene con una canzone così allegra e movimentata?
La voce roca e graffiante di Max arriva a darmi il buongiorno da sotto e solo quando lo sento, il mio cervello mi trasmette le informazioni in sequenza di importanza.
Ho un’erezione che preme contro il suo fianco, gli dormivo sopra e abbarbicato, gli sono ancora sopra, sono nella sua camera, ho dormito con lui tutta la notte, ho solo dormito, lui non sa che ho ricambiato quel bacio e questa è la mia sveglia, perciò significa che è ora di tornare nel mondo.
Ma rimango a ridacchiare contro il suo petto mentre i Coldplay cantano tutta ‘My universe’. Non saprà mai che è più o meno il mio motto da questa notte in poi e che lo riguarda come fosse un incantesimo che riflette il mio animo.
Non avrà nemmeno capito le frasi che cantava. Questo scemo qua sotto è addormentato di natura, figurati appena sveglio.
Mi rotolo sulla schiena per arrivare al comodino e recuperare il mio telefono, lo afferro e ri-rotolo come prima per tornare sopra di lui, come fosse il mio ragazzo e lui fosse costretto a coccolarmi al mattino appena sveglio.
Nemmeno ci rifletto. Lui continua a tenermi su di sé, sempre come fosse obbligato.
Ma forse, semplicemente, gli piace.
Chiudo la sveglia e, ridacchiando, rispondo mentre entro su Spotify nella mia playlist preferita.
- L’ho cambiata di recente perché mi piaceva, prima c’era questa, più adatta al risveglio...
Gli faccio sentire ‘Hymn for the weekend’ che inizia con gli uccellini che cinguettano e con la voce delicata e meravigliosa di Beyonce.
- Molto meglio. Perché diavolo hai messo quell’altra che parte strillando con troppa allegria?
La sua versione mattutina scorbutica e col risveglio faticoso mi piace da matti; finisco per chiudere la canzone e gettare il telefono vicino al suo, per poi rituffarmi sul suo petto proprio come ero prima. Più comodo che mai, il braccio sempre a circondargli il busto, la mano infilata sotto la schiena dall’altro lato, il viso rivolto verso il centro del suo petto.
Sorrido.
Sì, dannazione. Sono innegabilmente felice.
È il più bel risveglio da sette anni a questa parte. E forse il più in assoluto di sempre.
Non siamo fidanzati, non ho il diritto di fare una cosa simile, me ne rendo perfettamente conto, ma non riesco a smettere. Sono ancora troppo egoista, non sono riuscito a migliorarmi, è passato troppo poco dal momento in cui l’ho capito. Mi ci vuole un po’ per lavorarci su e smettere, ma da come la sua mano mi carezza la schiena direi che non gli dispiace questo mio egoismo.
Spero che non noti il mio alzabandiera ulteriormente indurito dalla sua voce graffiante che mi fa letteralmente impazzire, specie al mattino.
Sei così fottutamente sexy, Max.
Per fortuna non ha realizzato la frase introduttiva di My universe, se era furbo poteva intavolare un dialogo scomodissimo per me.
‘Così è questo che pensi? Sono il tuo universo e vuoi mettermi al primo posto?’
Ma lui no, non ha sentito niente, solo che ‘gridava allegramente’.
- Che sveglia hai tu? - chiedo per niente intenzionato a muovermi.
Max prende il telefono, lo mette giù perché è il mio, prende il suo e mi fa sentire una banalissima sveglia classica che non è nemmeno una canzone.
Riemergo dal suo petto tenendo il mento appoggiato.
- Che tristezza, Max. Avrai un gruppo od un cantante che ti piace?
Sembra pensarci un po’, poi mi risponde un po’ poco convinto: - Non so, magari Martin Garrix, ma più perché siamo amici. Anche se comunque mi piacciono i suoi brani e li ascolto volentieri. Ma non da metterlo come sveglia!
Max finisce ridendo e mi tiro su sul gomito sistemandomi meglio a pancia in giù, nella manovra sposto il mio inguine e lo spiaccico contro il materasso, così evito ogni rischio.
Lo guardo meglio in viso ed è anche peggio, ma nessuno saprà. Solo io ed il mio cazzo che penso stia per sparare. Fingerò totale indifferenza.
- Certo, non puoi metterlo come sveglia, il suo è un genere non certo dolce e melodioso! - poi mi aggancio all’argomento musica ed amicizia giusto per deviare e distrarlo. Se notasse che qua sotto succede qualcosa sarebbe un casino, con lui.
Il nostro andarci piano e aspettare che ora sia lui ad essere pronto, non durerebbe proprio niente.
- Fa dance ed elettronica, no? - Max annuisce con aria un po’ incerta.
- Non chiedermi di generi musicali. Non ne so un cazzo.
La mano con cui mi cingeva la schiena e mi carezzava dolcemente dalla nuca alla zona lombare, mi abbandona e finisce piegata sotto la sua testa. Gli resto comunque addosso sulla spalla, la mano poggiata sul petto dove prima stava la mia faccia.
- Beh, comunque lui è dance ed elettronica. Ma se non sei suo amico perché è uno dei DJ migliori del suo genere, perché lo sei?
Avevamo già parlato di gusti personali e ricordo che non ascolta musica e che non ha particolari preferenze in merito, ma non avevamo parlato di Martin Garrix.
- Perché è olandese come te? - incalzo curioso. Forse un po’ troppo.
Ok, non mostrarti geloso, Charles.
Sarò ancora bravo a mascherare e nascondere le emozioni, anche se lui è uno dei pochi presenti nella mia breve lista?
Mmh, da come mi guarda direi di no.”
NOTE: Ho quest'idea dei loro ruoli. Secondo me non sono fissi, dipende dai periodi della loro relazione e della loro stessa maturazione, da quel che vivono. Certe volte è Max top, mentre altre secondo me è Charles. Max comunque è molto meno duro di quel che sembra, lo vedo con una fragilità ben nascosta dietro quel suo carattere apparentemente spigoloso e spregiudicato che, a mio avviso, è solo una difesa. (lo dico perché un po' gli somiglio e tendenzialmente quelli come noi, con un carattere insensibile in superficie, in realtà sono fragili e soffici). Alla prossima. Baci Akane