58. RENDERSI UMANI

/Charles/

“Dal suo sguardo col sopracciglio ironico alzato capisco che forse è tardi per non mostrarmi geloso, forse perché di solito non lo riempio di domande così ossessive e specifiche. 
Sembra sul punto di farmi una domanda estremamente scomoda per me ed estremamente diretta - una delle sue, insomma - ma poi ci ripensa e risponde dimostrandosi comunque divertito dal mio atteggiamento. 
- Il fatto che siamo olandesi ci ha permesso di conoscerci, è una vecchia storia che risale al 2014, credo. Siccome lui era un giovane talento famoso olandese come me e doveva darmi un premio virtuale, l’avevano designato per darmelo. Da lì in qualche modo è partita la nostra amicizia. Se sei tanto interessato ti racconto di più. 
Niente, non è capace di non darmi la stoccata. Che poi non è quel che dice ma come. Malizioso non rende. I suoi occhi sono carichi di quella luce che lo rende ancora più sexy. Quando l’ho guardato in faccia poco fa mi è tornato tutto il sangue nel mio cazzo. I capelli biondi tutti spettinati, questo filo lieve di barba addosso, l’aria da appena sveglio ed ora la mano dietro la nuca come in attesa che sia io a fargli qualcosa oltre che appoggiarmi sopra di lui come fossi il suo ragazzo. 
Questa cosa mi sta mandando ai matti, non ce la faccio. 
Per sua fortuna non so che faccia abbia Martin Garrix, ma se dice ‘giovane talento’ nel 2014 scommetto che sono coetanei e che guarda caso è pure carino. 
- Non ti piace? - chiede curioso leggendo troppo bene la mia espressione che a questo punto deduco non sono più in grado di controllare bene come ho sempre fatto. 
- Mi piace quasi tutta la musica, ma preferisco i Coldplay e il genere di musica che fanno loro. 
Max inarca il sopracciglio espressivo, chiedendo quale sia questo genere. 
- Sai cosa suonano i Coldplay! - ribatto acido, un po’ perché non mi può toccare i Coldplay, un po’ perché mi sento un po’ troppo scoperto e non mi piace. 
- E come faccio a saperlo? Sai che non ascolto musica... 
- Va bene, non importa. Comunque avevamo già parlato di musica e ti avevo anche già fatto sentire quella che piace a me, fra cui i Coldplay; credevo te ne ricordassi. 
Questa mi scappa e mi scappa anche il tono ancora più acido di prima che si mescola alla delusione, così scatto rotolando di schiena per spostarmi da lui ed andarmene, cosa di cui mi pento subito perché appena sono steso a pancia in su si vede il palo che spicca sull’inguine sotto i pantaloni. Non sono venuto prima e la cosa non so se sia un bene od un male. Non gli ho macchiato il letto e non mi sono macchiato io, però è ancora tutto lì che reclama sfogo. 
Non mi fermo nemmeno a guardare che faccia abbia lui, scivolo via velocissimo imprecando con un ‘merda’ in francese fra i denti, in una chiara ed evidente manifestazione di disagio portata da un insieme di cose, ultima fra tutti l’erezione che si vede per bene. 
Raggiungo la fine del letto ed i miei piedi arrivano al pavimento scalzi, ma qua lo sento dire un: - Ehi! - che non mi ferma. 
Mi alzo subito come morso da una tarantola, mi sento un pazzo, ma mentre mi precipito velocissimo in bagno, gli lancio una breve occhiata ed è anche peggio. Max è sempre steso spiazzato e sorpreso, le braccia larghe in una gestualità che reclama spiegazioni. 
È totalmente preso alla sprovvista e non capisce che mi sia preso ora, ma avrà sicuramente visto lo stato pietoso in cui sono e comunque non può essere così stupido da non capire che ci sono rimasto male che non si ricorda cosa ascolto. Ne abbiamo parlato in Giappone, una delle nostre prime vere conversazioni. Lui si tiene la lattina vuota della nostra sera in Belgio e non ricorda di cosa abbiamo parlato poi quella volta in Giappone quando mi ha ospitato in camera sua ed abbiamo mangiato insieme sul suo letto? 
Mi ha asciugato che ero bagnato fradicio, mi ha prestato i suoi vestiti e mi ha anche spogliato per mettermeli. È la prima volta che mi ha visto completamente nudo e non ha approfittato di me. Ero fuori di testa in quel momento, ma lo ricordo. Ricordo bene che mi ha avvolto nell’asciugamano e mi ha abbracciato. Poteva approfittare di me, ma non l’ha fatto. 
Come fa a non ricordare quella conversazione? Tutto ciò di cui abbiamo parlato e poi come l’ho abbracciato io quando mi ha letto dentro come se avesse fatto un incantesimo di lettura del pensiero? Quella notte per me ha segnato qualcosa, dentro in profondità. Forse è lì che ho capito che mi piaceva lui. Non lo so bene. 
Mi chiudo la porta del bagno alle spalle sbattendola e mi abbasso subito i pantaloni per controllare l’entità effettiva del mio danno, non con l’intenzione di sfogarmi ora, ma di infilarmi sotto la doccia gelida e riprendermi. Però proprio ora, con i pantaloni abbassati fino alle cosce ed il mio cazzo grosso ed in tiro che se ne sta bello alto qui in centro, la porta si riapre e lì c’è Max sul piede di guerra che esordisce con un tonante: - Ma insomma, Charles! - che gli muore subito in gola. Ma guarda. Allora qualcosa ti ferma! 
I suoi occhi tempestosi puntano subito lì sulla cosa di me più evidente, io gli sono praticamente in piedi davanti perché avevo mosso appena mezzo passo dalla porta, perciò sono pure girato verso di lui. 
Max rimane fermo sull’uscio spalancato e mi fissa, da aggrottato si apre e spontaneo esclama un: - Oh. - di chi finalmente capisce. - Era questo il problema? - aggiunge come se una persona normale non potesse capirlo da solo. 
Rimango ancora con i pantaloni calati, ma ormai li lascio lì dove sono e mi raddrizzo allargando le braccia imitando il suo gesto stizzito di prima di chi chiede spiegazioni.
- Ma ti sembra? - faccio polemico. 
Ma lui non sembra minimamente intenzionato a muoversi da lì e lasciarmi la mia privacy. 
- Non è niente che non ho già visto bene. Anzi, posso rivederlo quando voglio! 
Mi ricorda che gli ho fatto una foto con la quale mi sono comprato il suo silenzio con Pierre proprio per quella dannata volta in Giappone, quando sono scappato da lui e sono stato con Max. Ma non è per quello che volevo tenesse il silenzio. È per quel che avevo fatto prima di essere trascinato in camera sua. 
- E allora vattela a guardare e lascia che mi sistemi! Fra poco Jo inizierà a chiamarmi preda dell’ansia perché non sono in camera mia, vorrei evitare di non essere pronto per quando inizierà a... - ma la voce mi muore in gola perché Max in risposta si prende la maglietta dal collo e se la sfila. 
Così io mi perdo e lo fisso shoccato. 
- Che cazzo fai? - chiedo strozzato. 
Max in risposta si toglie anche i pantaloni e con essi, proprio come ho fatto io, anche i boxer e per la prima volta vedo la sua erezione. Di solito ero io quello che si mostrava nudo come mamma mi ha fatto. Ora che ci penso è successo tante volte, ma il signorino è sempre rimasto ben vestito.
Con il suo cazzo per la prima volta davanti a me in tutta la sua bellezza - e non è tanto per dire - vado in tilt. Cioè molto. Ed in fiamme, anche.
- Devo prepararmi anche io, Sarah non mi rompe le palle, ma se faccio tardi viene a prendermi in camera anche lei! 
È ragionevole, dopotutto sono io in camera sua ad occupare il suo bagno. 
- E quindi? - chiedo allucinato, completamente nel caos ancora fermo con braghe calate e l’amico fra le gambe in tiro. Non che il suo sia da meno. Sta apprezzando la scena che gli ho offerto e forse apprezza ancora meglio l’idea che gli è balenata su. 
Max va alla doccia e apre il rubinetto. 
- E quindi ci laviamo insieme, così nessuno di noi farà tardi! 
Soluzione ineccepibile, se non fosse che non riesco a staccare gli occhi dal suo cazzo. 
Grandezza e lunghezza medi, forma perfetta, cosa non scontata, si sa; soprattutto senza problemi di erezione, altra cosa a suo favore. 
Per il resto so che è nudo, ma non riesco a staccare gli occhi da lì sotto e a scongelarmi. Rimango fermo come una statua e lui intanto che l’acqua si fa calda e visto che ormai è già nudo, mi torna davanti, mi prende la maglietta che ho ancora addosso e me la toglie. 
Questo mi sveglia per bene e quello qua sotto torna a pulsare come fosse vivo. 
Avvampo e l’emozione insieme all’eccitazione più potente mi assale, appena succede Max mi guarda in viso e sorride, ma non più furbo o malizioso, ma dolcemente. Cambia modalità in un istante, uno schiocco di dita. Non so come fa. 
- Comunque se eri preoccupato per la tua capacità di provare emozioni, sappi che non ti devi preoccupare di quello. Sia prima che eri geloso, che ora che sei eccitato ed emozionato, il tuo viso lo esprime molto bene. Perciò direi che provi e dimostri come tutti. Forse non con tutti, come dici tu, ma che provi è assodato. È positivo, no? Quel che hai fatto a casa ha funzionato.
Quando lo dice è come se mi svegliasse, in qualche modo. Non mi sposto e non so cosa voglio fare, so che dovrei aspettare mentre invece vorrei solo saltargli addosso.
Cristo Santo, mi sta nudo davanti ed io sono nudo a mia volta. Mi chino leggermente da un lato e poi dall’altro come se ancheggiassi sensualmente, anche se non era quello l’intento; con le mani do l’ultimo colpo ai pantaloni per farli cadere. Vanno giù ai piedi facilmente e quando li sento scivolare lungo le gambe e arrivare alle caviglie, mi raddrizzo. Non ho nemmeno mai distolto gli occhi dai suoi. Non volevo sedurlo, ma alla fine forse sì.
Se ora faccio mezzo passo avanti, i nostri cazzi si toccano. 
Fallo, Charles. Fà quel mezzo passo. Lascia che le vostre erezioni si tocchino. 
Accontentati. Ti sta provocando a farlo, lo vedi, no? Se non è una provocazione questa, cosa vuoi che sia? 
Ma poi il male che gli ho fatto torna a far capolino, il ricordo di cosa ci siamo detti stanotte riemerge. 
Devo aspettare che lui sia pronto. Glielo devo. 
Così sospiro malinconico e quel mezzo passo lo faccio indietro, mi infilo in doccia e giro il rubinetto cambiandolo in acqua fredda che scende sul corpo avendo cura di non bagnare la testa. Non che questo mi disturbi di meno visto che tiro un grido del tutto spontaneo. 
Sentendo Max ridere, mi giro a guardarlo. Il suo viso illuminato in questa risata mentre mi guarda mi fa sentire meno congelato, anzi. Quasi non me ne rendo più conto che scende acqua fredda. 
Poco dopo lui mi raggiunge, ma non cambia l’acqua, la lascia com’è; mi sposto subito di lato per lasciargli spazio senza toccarci e così si sciacqua anche lui, come me solo nel corpo e, sempre come me, urlando con tanto di imprecazione ed è il mio turno di ridere. 
- Potevi cambiarla. - dico poi recuperando il suo gel doccia per sbrigarci. Appena vedo che è il famoso Armani, mi mordo il labbro a sangue e valuto l’idea di tornare sotto il getto freddo, ma Max lo chiude, mi ruba la boccetta e me la spreme schizzandomi addosso come fosse altro, proprio quello che abbiamo frenato entrambi sul più bello prima. 
Il profumo fa ripartire tutto da capo. Questo profumo mi fa impazzire, ma più che altro, forse, perché è associato a lui. È il suo. 
Ricordo prima quando l’ho annusato che non si sentiva. Se adesso lo annuso si sentirà. Potrei non rispondere di me, credo lo sappia. Se ora guardo Max in faccia sicuramente ha una delle sue espressioni provocanti ed io potrei tornare quel maniaco che non si controlla. Magari gli spalmerei il gel-doccia addosso su tutto il corpo. 
Lo stronzo se ne schizza un po’ su di sé e per fortuna evita di strofinare le sue mani sul mio corpo per insaponarmi. Per fortuna si lava da solo e lascia che io faccia altrettanto. 
Mi concentro bene sulle piastrelle di questo box bello grande e comodo invece che su di lui, sulle sue mani e su qualunque cosa si stia lavando così bene. Cerco di lavarmi lì sotto velocemente e dandogli le spalle. Non che mostrargli il culo sia meglio, ma per la verità ho di nuovo bisogno di quell’acqua fredda. 
Non andrà mai bene finché non scoperemo, poi il resto può essere tutto ciò che vogliamo, ma questo desiderio non muterà e non scemerà. Non basterà darsi mille buone ragioni per frenare e aspettare, non basterà starsi lontani. Penso che ci vorremo sempre così come ora. 
Mi sto facendo la doccia con Max e l’ho appena visto completamente nudo. Sto camminando in un percorso molto pericoloso, non so dove arriverò ma ormai non posso più fermarmi. Posso solo cercare di non correre troppo, tuttavia ormai la direzione è una sola, e porta a lui.”

/Max/

“Denudarmi davanti a lui e fare una doccia fredda, non era nei miei piani di sicuro, ma sono famoso per non progettare mai niente ed improvvisare tutto. Non credo che è una cosa di me che potrò mai cambiare nemmeno con impegno. 
Ammiro con piacere ed attenzione ogni centimetro del bellissimo corpo di Charles, ben contento di farlo. 
Il suo fisico è perfetto anche se non è atletico e muscoloso come quello di Daniel, è più snello e le sue linee sono più sinuose. Specie quelle del suo culo alto e sodo che mi mostra per evitare di farmi vedere che si sta ancora eccitando. 
È difficile farsi la doccia col tuo sogno erotico, almeno di questo siamo tutti sicuri. 
Faccio un sorrisino soddisfatto. È il mattino più bello della mia vita, già prima quando mi sono svegliato che mi dormiva addosso è stato incredibile. Mi è stato sopra come fosse il mio ragazzo, tutto avvinghiato a me e poi dopo a parlare e guardarci in quel modo, così da vicino, così naturali. 
Ripensando a quel momento e a come è finito bruscamente, riprendo il discorso interrotto per cui l’avevo inseguito senza riflettere.
- Comunque ricordo bene quella notte. Anche tutte le volte che ci siamo abbracciati e che ti ho visto il cazzo, se è per questo. Ricordo anche di cosa abbiamo parlato, ma non i dettagli sulla musica perché non me ne frega un cazzo di quella. Ricordo però che ti piace la moda, gli scacchi, il golf, le immersioni, le arrampicate, la montagna... 
Ripeto tutto quel che ci siamo detti quella volta. 
- E non ricordi che musica ho messo quella sera? - chiede ancora imbronciato, girandosi verso di me, esitando con la mano sul rubinetto. Rimaniamo insaponati uno davanti all’altro, attenti a non toccarci anche se entrambi lo vorremmo. 
- Ricordo quanto erano tristi ed angosciati i tuoi occhi. Due pozzi di tristezza. E sono contento di vedere che adesso non sono così tristi. Anzi. - lo guardo con più attenzione piegando il capo di lato mentre metto la mano sulla sua. Lui si tende, spalanca gli occhi ma non si muove, giro il rubinetto verso il caldo. 
- Prima eri felice, vero? C’è stato un momento in cui ti ho visto sereno. Sbaglio? 
So come colpire e affondare, sono sempre stato bravo in questo. 
Charles sgrana ancora i suoi begli occhi verde nocciola che da così vicino vedo bene e gira il rubinetto verso il freddo facendomi sorridere divertito, lui fa altrettanto ed alla fine la regoliamo sul tiepido. 
Apriamo insieme l’acqua e lui annuisce indecifrabile, sempre bellissimo. 
- Sì. - il getto non ci bagna i capelli a nessuno dei due, la cornetta è ad un’altezza che ci permette di evitare la testa e per sciacquarci dobbiamo spingerci a vicenda e alternarci sotto il getto, lo facciamo come in una danza ma non ci tocchiamo più. Condividiamo una doccia strana, che non è realmente erotica, non nel senso classico. Nessuno tocca nessuno, ci sfioriamo tutto il tempo e facciamo di tutto per non collidere e forse è più sexy questo che se ci toccassimo, ma non credo dimenticherò. 
- Pensavo non ricordassi niente di quella sera ed ero deluso, non geloso. 
Alla fine mi risponde mentre gli metto intorno uno degli asciugamani bianchi dell’albergo, proprio come ho fatto quella sera in camera mia. Gli dimostro che lo ricordo bene. Gli copro la testa e quasi tutto il viso, ma poi con due dita sul mento glielo alzo verso di me per guardarlo negli occhi da vicino e senza paura, questa volta, di toccarlo. 
- E di Martin non eri geloso? - insisto perché so cosa ho percepito prima e mi è piaciuto da matti. Charles a questo punto si prende i lembi dell’asciugamano e se lo tira sotto il mento in un tenero gesto protettivo, poi fa di nuovo quel piccolo broncio indispettito, così umano, così espressivo. 
- Forse un po’ lo ero... - mi concede infine. Credo che per lui ammettere una cosa simile, per di più con un’espressione adeguata a ciò che esprime, sia un enorme passo in avanti e sorrido contento sia per l’ammissione in sé che per quel che significa per lui. Alla fine sorride anche Charles senza accorgersene, scacciando il tenero broncio e l’imbarazzo, quasi non abbia scelta, quasi non riesca a controllarsi con me. 
Sono dunque uno dei pochi eletti della sua famosa lista bianca. Uno dei pochi destinati a ricevere le sue emozioni ed i suoi sentimenti. 
Sono proprio fortunato ed è la prima volta che lo penso. 
Grazie Charles di essere entrato nella mia vita, mi stai rendendo umano e credo migliore di prima. 

Dopo di questo cerchiamo di controllare la conversazione e mantenerla su argomenti generici come il solito covid, la F1 diversa da quella prima del 2020 e svariati argomenti fino a che lui, con un paio di miei vestiti puliti addosso visto che i suoi sono finiti sotto i nostri piedi nel pavimento del bagno, scherza sul fatto che comincia ad essere pieno di cose mie. 
- Mi sa che ti dovrò dedicare un pezzo di armadio, se non inizio a restituirti la roba che mi presti! 
Charles ci ride su e la sua faccia è sempre più bella ogni volta che lo fa. 
Rido a mia volta finché non riceve un messaggio di risposta a quello che aveva scritto poco fa, forse un aiuto per uscire dalla mia camera senza farsi notare dal nostro amico guardiano. Appena lo legge fa un cenno d’assenso col capo come a dire ‘è ora’ e afferra la maniglia della porta per uscire. 
Prima di farlo andare rispondo senza rifletterci molto: - Chissà, magari un giorno ce l’avrò davvero lo spazio nel tuo armadio! 
Appena lo dico, lo vedo inciampare mentre varca la soglia a cui si appende per evitare di finire giù di faccia; scoppio a ridere con lui che si volta lanciandomi un’occhiata carica di imbarazzo per il sottinteso non troppo sotto. 
Infine, senza dire nulla e perciò nemmeno negare isterico, rosso come un ragazzino alla sua prima cotta, esce furtivo come un ladro dicendo che ci vediamo dopo. 
Eh sì, Charles. Mi hai proprio rivoluzionato la vita anche se qualcosa mi dice che hai appena iniziato a farlo. Sono proprio curioso di vedere come andrà da qui in poi.


Andava tutto bene finché non leggo il suo messaggio che mi arriva una volta uscito dall’ascensore. 
‘Vediamo di iniziare bene questa sesta stagione in F1 e di non far schifo come le altre volte.’
Il suo messaggio è uno splendido buongiorno di merda, non poteva esimersi dal ricordarmi che è il padre dell’anno e che mi ha messo al mondo solo per realizzare i suoi sogni, quelli che lui non ha mai realizzato e che perciò se non sarò mai abile a farlo io per lui, allora non avrà senso avermi procreato e speso tanto per me. 
Lui non voleva un cazzo di figlio ma un cazzo di pilota vincente. Doveva essere il padre di Lewis Hamilton. Sarebbe stato felice! 
Ma penso che se Lewis avesse avuto il mio padre non sarebbe riuscito a vincere nemmeno un mondiale! Nessuno ci riuscirebbe.
Il mio umore si storce subito appena lo leggo e sbuffo visibilmente appena mi immetto nel corridoio verso la sala colazione. Entrando mi imbatto in Charles fermo con Lando e Carlos in attesa di essere sistemati ai tavoli riservati che anche a colazione sono programmati in modo da essere ‘legali’. 
Che palle sta storia, quando cazzo finirà? 
- Andiamo, vogliamo stare tutti e quattro insieme! - sbotto io introducendomi col mio splendido umore. Gli altri tre mi guardano mentre l’addetto allo smistamento mi guarda come se bestemmiassi. 
Lo so che hai capito bene, cazzo mi guardi così? Guarda che sono stortissimo in questo momento, ringrazia mio padre. 
Penso che lo fisso così male che in effetti si guarda bene dal darmi contro di petto e cerca un approccio più diplomatico. Diplomatico con me? Ma per favore! 
- Ma signor Verstappen, non posso permettere, qua c’è un programma prestabilito per la vostra sicurezza. 
- E allora queste a cosa servono? - faccio io seccato sbattendomi la mascherina in faccia con l’elastico che mi fa anche male. 
- Per la vostra sicurezza. 
- E i cazzo di tamponi fatti prima di venire qua? 
- Sempre per la vostra sicurezza... - il tipo è alle strette e se la sta facendo sotto mentre Charles, Lando e Carlos ridacchiano divertiti dalla scena, ma lo sguardo di Charles è anche attento, oltre che divertito. Deve aver capito che è successo qualcosa. 
- Allora ci faccia sedere insieme e non rompa il cazzo, siamo già abbastanza sicuri! 
Con questo passo avanti e tiro dritto verso il primo tavolo da quattro che mi capita a tiro, il tizio osa pure inseguirmi per dirmi: - Non quello, è riservato al signor... 
- Mi dia il mio, quale cazzo è il mio cazzo di tavolo? - a momenti lo mordo, c’ho davvero le palle girate, ora. Se non la pianta gli infilo la faccia su per il culo. 
Alla fine il tipo si arrende e mi indica il mio lasciando che Charles, Lando e Carlos vengano con me, i quali mi seguono ancora ridacchiando sotto la mascherina. 
Mentre ci avviamo Lando non si morde la lingua. 
- Buongiorno, eh? Il solito raggio di sole al mattino, vedo! 
Carlos guarda Charles interrogativo e Charles in risposta fa un segno di diniego come a dire che non ha idea di che cosa io abbia. 
Fanculo mio padre, fanculo il covid, fanculo tutto! 
- Comunque vi siete fatti la doccia insieme? Avete lo stesso profumo! - fa poi Lando mentre si siede in uno dei quattro posti del tavolo, ognuno di noi se ne prende uno e vedo che Charles lo fissa spalancando gli occhi. A stento trattiene l’imbarazzo, ma fa strisciare troppo la sedia che fa un gran casino. Questo mi blocca dal bisogno di sbranare ancora qualcuno. 
- E poi la maglietta di Charles... Max, ma non è una delle tue? - a questa sparata, sempre del coglione che ho per amico, Charles per poco non cade dalla sedia sedendosi male, mentre Carlos dà uno scappellotto sulla nuca al suo ragazzo idiota, ammonendolo. 
- Chiuditi quella fogna, per l’amor di Dio, Lando! 
Perché evidentemente per Carlos è ovvio, ma a quanto pare per Lando no. 
Ma non è vedendo il loro siparietto che mi rischiaro come per magia, bensì è Charles che cerca di far diventare la mascherina che ha sulla faccia ancor più grande di quel che è. In realtà copre ma non come vorrebbe e questo finisce per farmi ridere e rasserenare. 
È davvero imbarazzato, ma guarda un po’! Inizia a perdere il controllo, eh? 
E quindi si capisce che abbiamo passato la notte insieme? 
All’idea che sia abbastanza chiaro mi illumino come se nessuno avesse appena osato rompermi i coglioni. 
- Ehi, a tavola possiamo abbassarla la mascherina! - faccio provocandolo mentre mi abbasso anche io la mia, imitato dagli altri due che finiscono comunque per ridere. Non della stessa opinione è Charles che resta con la sua addosso scuotendo il capo. 
- Non ho più fame! 
A questa risposta fin troppo chiarificatrice - che per fortuna è realmente tale solo per noi tre, forse lo sarebbe per Alex e George, ma non credo per gli altri - mi parte un trip mentale di me e Charles a colazione insieme in mezzo a tutti quanti, ma in qualità di coppia vera e non di amici. 
Anche se pure in qualità di amici è bello stare insieme. 
Amici. Io e Charles. Chi l’avrebbe mai detto? 
Quanto ci odiavamo? Quante cose sono poi successe? L’anno scorso a stento parlavamo ed ora... ora amici? 
E poi il mio profumo su di lui non è come un marcare il mio territorio? 
Charles si sforza come un matto di guardare ovunque tranne che me, mentre io col mento appoggiato sul palmo ed il viso rivolto totalmente verso di lui, lo fisso sfacciato con un sorrisino demenziale e divertito piuttosto irritante. Qualcosa che non ricorda affatto il me di pochi minuti fa, quando stavo per sbranare quel poveretto che eseguiva solo gli ordini del suo direttore. 
Qua me ne rendo conto e ne sono ancora più felice. Stordito, forse, ma felice. 
Mi è bastato Charles per superare mio padre. La sua sola presenza qua accanto a me. Una volta c’era Daniel e tutto il suo impegno accompagnato dal suo sorriso e dal suo corpo splendido, poi dopo di lui c’è stato un lungo periodo dove faticavo a non sbattere la testa contro il muro. 
Adesso è sufficiente che Charles mi sia accanto. Questo ed il mio profumo addosso a lui insieme alla mia maglietta. Non so perché, ma questa cosa mi piace. 
Quest’anno al diavolo tutto e tutti, mio padre per primo. 
Quest’anno voglio volare sia con la macchina che con Charles. Sì, voglio proprio volare.”