59. ASSAGGIO

/Charles/

“‘Se vi inventate qualcosa per distrarre il nostro amico in fondo al corridoio, ti devo un favore!’
Ci avevo provato consapevole che poteva non andare bene, ma poi il messaggio di risposta di Carlos non si è fatto attendere. 
‘Via libera!’
Così con sorpresa sono uscito, scappando dalle strane affermazioni di Max sullo spazio nel mio armadio, realizzando che era vero. Il corridoio era libero. 
Quando poi li ho raggiunti giù ho capito subito che Lando sapeva tutto da come mi guardava con occhi che spruzzavano fuochi d’artificio, ma probabilmente avevano dormito insieme anche loro due perciò era un po’ nella pace dei sensi. Mi guardava, ma era più attento a cosa ci dicevamo io e Carlos e soprattutto, forse, perché avevo scritto direttamente a lui. 
- Potevi chiedere aiuto a tutti, perché solo a lui? - mi ha infatti detto rinunciando stranamente a chiedermi chiaro e tondo se avevo scopato con Max. Perché so benissimo che era quello che voleva chiedermi. 
- Perché lui è quello più affidabile fra tutti! 
O per lo meno lo sembra, ma in ogni caso rispetto agli altri lo è di sicuro. 
Sono profondamente lieto che Carlos non mi abbia ancora chiesto spiegazioni su nulla, penso che prima o poi lo farà se ci troveremo in una certa circostanza, cosa che fra compagni di squadra capita spesso. Magari comunque gli devo io stesso delle spiegazioni, anche perché devo capire che cosa sa; magari Lando gli ha detto qualcosa che gli ha confidato Max, vuoi che non approfitto e non cerco di scoprire tutto? 
Comunque al momento sono concentrato su come schivare le domande che Lando mi vuole vomitare addosso, ma poi arriva Max con una nuvola nera sulla testa e capisco al volo che gli si è girato l’umore in pochissimi minuti di separazione fra noi due.
Quando lo vedo prendersela con il responsabile di sala che cerca di far rispettare le regole, lo fisso shoccato senza capire che diavolo abbia. 
Dieci minuti fa era felicissimo e mi salutava con una battuta sull’infilarsi nel mio armadio in qualità di fidanzato ed ora lo vedo così incazzato? Che sarà mai successo? 
Lando però non sembra sorpreso e stempera subito con una battuta delle sue che ci fa ridere. Alla quale poi aggiunge ovviamente anche il commento sul profumo uguale e la maglia sua. Ma che cazzo, davvero sai tutto il guardaroba di Max? 
Carlos, sia benedetto il suo ragazzo e da ora mio amico, lo zittisce capendo che sta parlando troppo, anche se ormai è tardi e voglio sparire. Decido di non togliermi più la mascherina dalla faccia nonostante Max mi faccia notare che a tavola possiamo toglierci le mascherine. 
Ma dai, hai già ritrovato il buon umore solo vedendo che voglio sparire dalla faccia della Terra? 
Lo fisso male in evidente difficoltà tentando di mettere la mascherina anche sugli occhi, lui però si preoccupa di abbassarmela e così capisco che il suo pessimo umore portato da solo lui sa cosa, è appena sparito del tutto ed un po’ ne sono contento. 
Obbligato dalla prepotenza con cui quasi mi rompe l’elastico dalle orecchie, mi ritrovo a guardarlo che ride con una luna straordinariamente raddrizzata e finisce pure che sono felice di vederlo così. 
Vorrei sapere che diavolo aveva, ma forse se glielo chiedessi sarei troppo ossessivo e ficcanaso. Già prima gli ho fatto quasi il terzo grado su come mai è amico di Martin Garrix. Ripensandoci, incuriosito mentre loro parlano di qualcosa che non mi interessa particolarmente, prendo il telefono e cerco delle foto su di lui. 
Appena vedo la sua faccia, spalanco gli occhi impallidendo. 
Questo è Martin Garrix? 
Svariate foto di un giovane di bell’aspetto scorrono sul mio display mentre tengo il telefono sotto il tavolo, cercando di non farmi notare dallo scemo seduto accanto a me, alla distanza di sicurezza che ci permette di stare insieme secondo le leggi del cazzo, per dirla alla Max. 
Sto per fare un’esclamazione fuori luogo che mi farebbe perdere di nuovo la faccia, ma per fortuna la trattengo. Mi raddrizzo e torno a controllare che loro parlino dei cazzi loro mentre io bado ai miei. O meglio, a quelli di Max. 
Così senza più controllarmi, scrivo sul motore di ricerca anche il nome di Max accanto a quello di Martin ed una serie di foto e di informazioni che preferivo non sapere, si mostrano a me ed i miei occhi leggono e guardano con una furia bruciante identificabile in gelosia. 
Gelosia bella e buona. 
Quando il cameriere viene a chiedere cosa ci può portare, normalmente le colazioni negli hotel sono a buffet ma ora non si può perciò devono fare tutto loro, chiedo solo un laconico e gelido: - Caffè. - e basta. 
Al che, sentendo non solo l’ordinazione anomala ma anche il tono evidentemente troppo esplicitamente sostenuto, tutti e tre si dimenticano di ciò che stavano dicendo e mi guardano meravigliati. 
Io li fisso subito capendo perché lo fanno, ma li ignoro e finisco per puntare lo sguardo inceneritore su Max. 
Non lo faccio apposta, ma a quanto pare, questa bella terapia al pianoforte, mi ha permesso in qualche modo di sentirmi bene, al punto da essere fottutamente spontaneo con gli stronzi di cui mi importa in particolar modo. Ed ovviamente, al momento, potrebbe non esserci nessuno sopra Max in quella dannata lista. 
Max si irrigidisce e si gratta la nuca nella sua tipica modalità da disagio. 
Te lo do io il disagio, adesso. 
Gli altri due con noi si distraggono dal breve momento fra di noi ed ordinano la loro colazione; sia Lando che Carlos ci mettono un po’ a far pace col fatto che preferivano avere il buffet, perciò gli fanno elencare tutto quello a cui avrebbero a disposizione prima di decidere cosa chiedere. Questo mi dà il tempo di scrivere un messaggio a Max per chiarire subito qualcosa che proprio non posso tenermi per me. 
Ma mi limito a mandargli la foto di lui e Martin. 
‘Potevi dirmi che è così bello e che siete così tanto amici da andare in vacanza insieme, razza di stronzo.’
Mi scappa.
Mi scappa tutto. Di nuovo. Non solo lo sguardo, ma anche la frase da iper geloso. 
Oddio Charles, sul serio sei così quando ti prendi davvero di qualcuno? 
Max legge il messaggio, spalanca gli occhi shoccato, mi guarda mentre fingo di ignorarlo con di nuovo la mascherina su per poter parlare al cameriere –che comunque è a distanza debita ma non si sa mai. 
Max torna a leggere il messaggio pensando d’aver visto male; quando tocca a lui fare l’ordine al cameriere, chiede anche lui un semplice caffè come ho fatto io, dando così la certezza che improvvisamente e dal nulla io e lui abbiamo problemi fra di noi come una vera coppia che nemmeno si è ancora formata davvero. 
Lando e Carlos ci fissano stralunati e carichi di curiosità che gli si legge ad entrambi, ma se Carlos è più bravo a controllarsi, Lando ovviamente no e lo vedo che inizia a saltellare nella sedia. 
Max dopo aver laconicamente ordinato, risponde al mio messaggio. 
‘Sei geloso?’ 
Perché ogni cazzo di volta che sembro geloso lui lo deve dire sempre in quel modo fastidioso? Se uno è davvero geloso e glielo chiedono in questo modo, oltre alla gelosia parte l’irritazione. Vuole morire? 
Lo fisso di nuovo male e questa volta visto che il cameriere se ne è andato, mi abbasso anche la mascherina per fargli vedere QUANTO lo sono davvero, così la smette di chiederlo. 
Non notiamo il silenzio strano che si fa nel tavolo, continuiamo a scriverci anche se siamo seduti vicini accompagnando i messaggi con sguardi strani –dei quali i miei sono furiosi, i suoi da schiaffi. 
Come si ribaltano i ruoli facilmente. 
‘Smettila di distogliere l’attenzione dalla domanda che ti ho fatto e rispondi’
‘E quale sarebbe la domanda?’ 
Dio, adesso lo uccido. Lo fa apposta e quando mi guarda con quella finta espressione innocente vorrei proprio dargli una testata. 
La foto in questione mostra loro due su una moto d’acqua, Max con una camicia bianca ed il costume –e mi spiegherà perché è vestito in mare ma grazie al cielo che era così– seduto dietro a Martin che invece ha solo il costume e basta. Osa pure fargli un massaggio alle spalle. E RIDONO! 
‘Cosa siete?’ mi correggo con un altro messaggio: ‘Cosa c’è stato esattamente fra voi?’
Dopo averglielo mandato lo fisso inquisitore. Per la verità non so da fuori cosa esprime la mia faccia e nemmeno me ne frega. Mi importa solo che mi dica sinceramente cosa ha fatto e soprattutto con chi, giusto per sapere. Ma più che per il passato, devo saperlo per il presente. Adesso ci scopa? Ma ci arrivo anche a quello. Per gradi. 
Altro che Kelly! 
‘Pensavo che volevi sapere perché non ti ho detto che siamo andati in vacanza insieme e che è un bel ragazzo’
Ma quanto ti piace provocare. Sei proprio bravo, eh? Adori il rischio, si vede che non ti è cara la vita. E poi sono io quello esaurito e psicotico, no? 
Mi sa che qua se c’è qualcuno che ha manie suicide è proprio lui. 
‘Avete scopato e scopate tutt’ora?’
La domanda è estremamente diretta e penso che se ora non risponde sinceramente e subito, me ne vado buttandogli in faccia l'acqua. 
Il cameriere porta le trecento portate di Lando, quelle meno numerose di Carlos ma comunque di tutto rispetto, e poi i nostri due caffè. Noi continuiamo ad ignorare tutti e fissarci sempre come due pazzi. Io lancio un’occhiata esplicita al cellulare di Max che si tiene sotto al tavolo come faccio io col mio, come a dirgli ammonitore di sbrigarsi a rispondermi. 
Max sembra pensarci un po’, ma poi alla fine risponde e prega Dio che sia sincero e che mi convinca. Sempre che la risposta sia di mio gradimento. 
Se gioca con me lo uccido. 
‘No, non abbiamo scopato e non è nelle mie intenzioni farlo.’
Bravo e acuto, lo vedi che se vuoi non sei idiota? Se aggiungevi ‘per ora’ ti giocavi tutto con me. Qua ed adesso. 
Ma non lo scrive e così lo fisso negli occhi da questa vicinanza di circa un metro per un tavolo rotondo bello grande da quattro. Regole di merda. Però lo vedo bene e mi convince. È sincero. 
Se l’avesse fatto, ne avrebbe approfittato, perciò se dice di no quando aveva la possibilità di infierire ed ingelosirmi, non l’avrebbe persa mentendo. 
A questo tiro un sospiro di sollievo compiaciuto e poi alzo un dito verso il cameriere aggiungendo alla mia ordinazione un croissant ed un succo di arancia. 
Quando dico ‘croissant’ Max sorride ebete fissandomi, credo che gli piaccia il mio accento francese. 
Ma non mi distrarrai così, stronzo. 
Max poi aggiunge al cameriere un waffle alla nutella ed un succo anche per lui. 
Quando abbiamo finito, non ci scriviamo più niente ed è come se tutto si possa archiviare come non fosse mai successo, infatti torniamo a guardare Lando e Carlos e solo ora ci rendiamo conto che ci fissano coi menti appoggiati alle mani e pieni di curiosità. 
- Scusate! - faccio subito con nonchalance senza nemmeno arrossire od imbarazzarmi per la scenetta. 
- No, ma di che? - fa Carlos tranquillo. 
- Infatti, continuate pure! Eravamo ammaliati dalla vostra discussione silenziosa! La cosa più interessante a cui abbia mai assistito! Come diavolo si fa a litigare senza parlare? 
E Max ovviamente gli mostra il telefono come per dirgli che si scrive, naturalmente, ma era ovvio che stessimo facendo questo al posto di parlare a voce. Tuttavia vedendo che Lando sta giusto allungando la sua manaccia con occhi che brillano, gli prendo il cellulare al volo per impedire che faccia leggere certe cose proprio a lui. Se vede quanto sono geloso e possessivo potrei sì perdere la faccia, nel giro di poco tutto il mondo lo saprebbe e ci tengo troppo alla mia immagine pubblica! 
Sarà un difetto, ma è questo che sono, fanculo! 
- Quindi alla fine vi siete messi insieme e non ce l’avete detto? - la domanda ovvia è di Lando, ma Carlos non lo ammonisce perché penso voglia saperlo anche lui. 
A questo io avvampo e scuoto la testa. 
- No, che dici? - bofonchio bevendo tutto in un colpo il caffè che mi ustiona la lingua, facendo una smorfia inizio a sventolarmi la bocca e Max in risposta mi versa dell’acqua dalla bottiglia che c’è sul tavolo. 
- Stai attento tu che odi le bevande troppo calde, la tua lingua è sensibile. 
Stavo per bere, ma per fortuna mi fermo in tempo e mentre gli altri due ridono aggiungendo battute scontate, io trucido Max con l’ennesimo sguardo terribile a cui lo stronzo gongola estremamente soddisfatto. 
Dopo noi due facciamo un discorsetto a quattr’occhi. 
- Sicuri che non state insieme?
- Magari non te ne sei accorto, ma quella cosa del versare l’acqua a qualcuno che si ustiona è una cosa da fidanzati!
- Che stronzate, anche un amico lo fa! 
- Io non ci ho minimamente pensato, stavo ridendo, per la verità. 
- Ma tu sei un pessimo amico! 
- Mmm, che buono il waffle, Charlie vuoi assaggiare? 
- Idiota! 
E niente, andiamo avanti così per il resto della colazione più delirante da qui a praticamente sempre.
Delirante ma anche bella. 
No, non siamo fidanzati, ma credo che sia una assaggio di quando lo saremo, perché adesso mi sembra chiaro come non mai. 
Lo saremo, un giorno.” 

/Max/

“Di nuovo la sensazione di poter toccare il cielo con un dito, mi fa sbaragliare mio padre come se non fosse nemmeno mai esistito. 
Penso di non essere mai stato così bene ad una colazione, ma in generale la sua scenata di gelosia è la cosa più meravigliosa che mi potesse capitare. 
So che se lo faccio di proposito rischio grosso, ma non posso evitare di cercare di nuovo quella sensazione e penso proprio che di tanto in tanto sfrutterò Martin per una di queste così carine reazioni di Charles. Potrei anche perdere la vita, probabilmente, perché mi pareva proprio per un momento che fosse addirittura capace di uccidere. Charles è sicuramente molto ma molto più di quel che mostra ed io più lo scopro, più me ne innamoro. 
- Cosa diavolo avevi prima, comunque? Ti ho lasciato allusivo ed idiota in camera e 5 minuti dopo avevi le palle girate come non mai per poi tornare subito allegro e scemo appena ti sei seduto con noi.
La sua domanda mi stupisce. Mi giro e vedo che siamo soli mentre aspettiamo l’ascensore per tornare in camera e finire di prepararci, prima di cominciare coi rispettivi programmi stabiliti dai nostri team. 
Le mascherine come sempre addosso mostrano solo i nostri occhi che non si sganciano. Lui mi scruta indagatore, ma non penso ci siano tracce di gelosia. Credo piuttosto che preferisca fingere non sia mai successo, ma visto che adesso si sta seriamente interessando a me e non ne sono minimamente abituato, valuto l’idea per la prima volta in vita mia di parlarne a qualcun altro al di fuori di Daniel. Premiare il suo interesse, insomma. Se gli rispondo un secco ‘niente’ oppure evado come fa solitamente lui, poi si ritira e non mi chiede più niente e anche se odio che la gente si faccia i cazzi miei, se se li fa lui è diverso. È bello. 
Charles che si interessa seriamente a me è semplicemente bellissimo.
Ora che ci penso forse potrei vagamente aver accennato qualcosa su mio padre una di quelle volte che ci siamo trovati io e lui allucinanti ognuno per i cazzi propri, ma conoscendomi non sono andato nei dettagli e se lui non ne ha mai parlato poi, significa che non ha capito realmente di cosa si trattava. 
A Monza forse ha capito che al telefono litigavo con lui, poi quando era in esaurimento a casa mia a fine 2019, devo aver detto qualcosa su mio padre, ma non ricordo nemmeno cosa e comunque lui non l’ha mai registrato. 
Beh, non è che sia proprio il momento per parlarne; mentre arrivano altri per l’ascensore, il nostro si apre e ci infiliamo dentro. Siccome c’è il limite massimo di due persone per poter mantenere le distanze, ne approfittiamo. 
Non voglio però sprecare il suo interesse, così sospirando mi tengo la mascherina come se fosse vitale e come se da soli non l’avessimo mai abbassata nonostante le regole. Lui se la tira giù e continua a fissarmi diretto ed inquisitore. Aspetta proprio la risposta. Certo, se sua maestà ti fa una domanda, non è tanto per fare. Esige risposta. 
Scuoto la testa ed alzo le spalle come se non fosse poi niente di che, ovviamente gli occhi vagano ovunque tranne che su di lui o sullo specchio che rimanda la nostra immagine. 
- Ma niente di che, sai... di nuovo mio padre... ha il potere di farmi girare le palle come niente. Basta che respiri e mi girano! - spero che gli basti. Qualcosa gli ho detto, magari se si crea l’atmosfera giusta gliene parlo meglio. Non penso di riuscirci di nuovo. Quando l’ho fatto con Daniel è stato tosto e non sono comunque mai andato nei dettaglio. Gli ho solo detto che mi tratta di merda e che è uno stronzo, per il resto ha semplicemente visto quanto litighiamo e come sono allucinato dopo che ci parlo. Insomma, ha capito da solo.
Però se dovessi parlarne a qualcuno io... non so nemmeno cosa dovrei dire, onestamente. 
Al suo silenzio lo cerco nello specchio che ricopre questa latta, per capire come mai non dice niente. Cazzo, per una volta che accenno a mio padre stai zitto? I suoi occhi allora si adattano al sistema da me adottato e mi fissa attraverso la stessa superficie, ma ha le braccia incrociate e le sopracciglia inarcare con fare d’esortazione, come a dire ‘dai, approfondisci’. 
‘Oh, ma sei serio? Adesso?’ Le mie, invece, dicono questo ma lui, come se capisse perfettamente questo dialogo silenzioso, blocca l'ascensore con enorme prepotenza a cui non ero minimamente preparato, non per me e per questo motivo. Lo fisso quindi diretto, sorpreso, e lui mi viene davanti ulteriormente, mi abbassa deciso la mascherina obbligandomi a farmi vedere per bene. Mi scruta a fondo partendo dagli occhi, ma si prende cura anche del resto del mio viso, la mia bocca stretta e all’ingiù senza l’intenzione di aprirsi e parlare. 
Per un momento penso che avrei pagato oro per essere in una situazione così con lui, ma ora vorrei solo scappare. Mi sento alle strette, spalle al muro.
Che diavolo gli succede? 
- Litighi spesso con lui fino a ridurti così? - alzo le spalle e cerco di scherzarci su per pura semplice difesa, una cosa tipica mia. Non ci ho nemmeno pensato, l’ho fatto d’istinto. 
- Questo non è niente! A volte sono più allucinato dopo che ci ho a che fare di persona! 
Charles però non ride e non accetta l’alleggerimento, si aggrotta afferrando la preda che in questo caso sono io. 
- Davvero? 
- Mi ha solo scritto un messaggio, non ci ho parlato né litigato! - non so se così faccio meglio o peggio, vista la sua espressione che ora muta in stupore ed incredulità.
Ma dai, cosa ti interessa ora? E prima dov’eri, quando esistevi solo tu ed il tuo cazzo di dramma? Non è che adesso che stai meglio puoi costringermi a viscerare i miei. Io non voglio, è una tua cazzo di scelta risolvere i tuoi problemi, ma non puoi pretendere che anche io voglia risolvere i miei. Io i miei non li posso risolvere. Basta sentirlo il meno possibile, tutto qua. 
- Ricordo che quando sono stato da te mi hai detto qualcosa su di lui, quando hai detto che da piccolo mi odiavi perché mi invidiavi che avevo la vita che volevi tu, con un padre amorevole... - allora se lo ricorda. 
Appena lo dice spalanco gli occhi impallidendo, fottutamente spontaneo come sempre. Mi faccio indietro e lui sorpreso dal mio ritirarmi, mi guarda aprendo le braccia e le mani come a calmarmi. Non si fa avanti e non mi mette realmente le spalle al muro, ma è una sensazione fottutamente sgradevole. 
Non possono obbligarmi tutti a fare ciò che non voglio. 
È bastato mio padre da piccolo a costringermi a vivere la vita che voleva lui. Non voglio che gli altri lo facciano. Scuoto la testa istintivo e sinceramente non so che espressione io abbia, ma Charles allora lentamente mette le mani sulle mie braccia e con una dolcezza che non credo nemmeno d’avergli mai visto, mi carezza trasmettendo tale sensazione al viso che si ammorbidisce.
- Va bene, quando vuoi parlarmene potrai farlo. Mi dispiace rendermi conto così tardi dei tuoi problemi. Rendersi conto dei propri difetti è traumatico, sapevo di non essere perfetto come cercavo di essere per far felice mio padre da lassù, ma non pensavo di essere così lontano nella realtà. Così diverso. 
Scuoto la testa e alzo ancora le spalle mentre le sue carezze sulle mie braccia mi danno sollievo e mi piacciono. Il calore parte da lì e si espande dentro il mio corpo, nel mio animo, e per la prima volta in vita mia, con lui che cerca di prendersi cura di me, mi viene realmente voglia di piangere. Per la prima volta. 
Ma non lo farò o dovrei spiegare perché lo faccio e non so se ne sarei in grado. Non sono pronto a parlare di mio padre, non fino in fondo. 
Sorrido con difficoltà e forse male ed in modo grottesco, ma annuisco come a ringraziarlo. Se parlo ora è finita, la voce mi tremerebbe, ne sono sicuro. 
Charles sorride a sua volta e lo fa meglio di me, per una volta. Ci dobbiamo ancora lavorare su, su quel sorriso, ma sicuramente sta progredendo. 
- È molto complicato il nostro rapporto, non è facile parlarne su due piedi. Un’altra volta, ok? - trovo la forza di dirlo solo grazie alle sue mani su di me; lui annuisce ancora dolcemente. Vorrei che questo ascensore non ripartisse, ma naturalmente lo sblocca e mi lascia andare rimettendosi la mascherina. Mi sento freddo appena mi molla, ma rialzo anche io la mia e mi volto fissando per terra. 
Allora è davvero interessato a me? Questa volta sul serio e non solo per una scopata e basta? È vero? Ci posso credere? 
Se ora ci provassi non mi rifiuterebbe più? 
Le porte si aprono e lui esce per primo, io ancora titubante e sconvolto lo seguo mantenendo la distanza di sicurezza, il solito tizio ci fissa ma non dice nulla. 
Non sono ancora pronto a rischiare, se mi sbaglio di nuovo come mi sono sempre sbagliato, aprirei una finestra e mi butterei giù. Non posso rischiare, non ce la farei ancora. Se vorrà, dovrà fare lui quel cazzo di passo. 
- Sai... - faccio poi camminandogli dietro sempre a quella distanza, poco prima di arrivare ad una delle nostre due camere. Charles rallenta e si gira guardandomi, io ancora il volto chino e solo gli occhi alti su di lui, timidamente mi faccio forza per spingerlo a non mollare e a ritentare un’altra volta. 
- Hai reso la mia schifosissima infanzia meno schifosa a tratti, perciò volevo ringraziarti per questo. 
Non so come mi esce, ma lui mi guarda meravigliato e si ferma poco prima di raggiungere la porta. Mi mordo la bocca da sotto la mascherina. Sempre sia benedetta sta merda. Che fottuto imbarazzo. Come mi salta in mente di dire una cosa simile? 
- Non credo d’aver fatto realmente niente di particolare, da piccoli non ci cagavamo molto, anzi... ci odiavamo parecchio... - la sua risposta mi salva, sdrammatizza anche se non cerca di scherzare sul serio. È solo una risposta un po’ più leggera della mia. Io sorrido. 
- Per questo era meno schifosa. Mi divertivo un sacco.
- Ad odiarmi? - dice lui ilare. Io annuisco e mi illumino spazzando via sempre più quel peso che mi aveva appena annullato. 
- Sì, ad odiarti! E batterti! 
Charles ovviamente si inalbera subito shoccato che oso dire una cosa simile, perché so bene dove toccarlo se voglio rompergli le palle.
- Solo perché guidavi come uno stronzo! - fa infatti puntandomi col dito e riprendendo a camminare, io non mi faccio scappare l’occasione di stuzzicarlo ancora deviando l’attenzione da me. 
- Guidavo? Significa che adesso invece sono bravo? 
Siamo alla mia porta e resto qua, lui invece avanza e prima di allontanarci troppo e separarsi da me definitivamente, si gira e risponde: - Quando vuoi! 
Da lui questa è l’ammissione e concessione più grande. Non potrebbe mai dirmi che guido bene, ma concedermi che quando voglio lo faccio è il regalo più grande da parte sua; so che non ne avrò mai di migliori perché è convinto che guido male di proposito solo per battere i rivali in pista. Perché se guidassi bene non li batterei. Ognuno ha le sue idee, a me non fotte niente, mi basta superare gli ostacoli, che siano macchine o curve. 
Apro la porta e faccio per entrare lanciandogli un’ultimo sguardo mentre mi abbasso la mascherina e gli lascio un sorriso grato e sollevato. 
Mi sembra di intravedere lontanamente un traguardo e potrebbe essere più bello di quel che pensavo. 
Charles si volta un’ultima volta prima di raggiungere la sua camera e mi fa l’occhiolino che tipicamente riserva non so se a tutti, ma a me di sicuro sì. 
Quell’occhiolino storto e buffo mi resta dentro e mi rende felice come un idiota; mentre entro penso che se si fosse infilato con me ora gliene avrei anche potuto parlare. Di mio padre e di tutto quanto. Ma sarà un’altra volta.
Adesso sono discretamente felice.”


NOTE: Un altro piccolo scorcio del mondo complesso e nascosto di Max. Chiaramente è abbastanza risaputo quel che ha vissuto Max con suo padre, ma io ho rielaborato e romanzato la realtà, perciò sarà tutto molto più esagerato (per quel che ci è dato sapere). Lentamente si passa dalle complessità di Charles a quelle di Max, che sono ben diverse ma ugualmente toccanti e particolari. Il tutto mentre si innesca quel bel meccanismo di inseguimento al contrario. A rincorrere, ora, è Charles. Alla prossima. Baci Akane