62. DALLA PADELLA ALLA BRACE
“Ah ma allora le vuole prendere!
Non solo mi ruba la pole e la MIA gara, ma osa pure baciare la bocca sbagliata!
Ma tu guarda che stronzo!
Dopo stanotte poteva evitare, ma mi adeguerò anche io ai suoi metodi.
Se vuole la guerra gliela posso dare. C’ho anch’io una ragazza, non con la stessa alchimia che c’è con la sua, perché l’intento con cui io mi sono messo con Charlotte è diverso da quello con cui lui si è messo con Kelly; si vede che sta con lei perché comunque gli piace.
Quell’abbraccio e quel bacio è stato bello, ma voglio vedere se gliene do io uno quale poi lo è di più!
Certo che non lo poteva evitare, lei è la sua ragazza e stava lì, non dico questo.
Quello che mi irrita è che stanno dannatamente bene insieme e si vede che non sono una delle tante coppie finte che girano qua.
La maggior parte sono di interesse, tendenzialmente delle ragazze. Non è che ci sia sempre amore o sentimenti profondi, insomma chi cazzo non vuole avere un fidanzato pilota di F1?
È tutto lì!
È facile anche per noi.
Ci piace una o ne puntiamo una?
La puoi avere facilmente.
Chi si rifiuta? Figurati!
In questo momento non mi interessa avere una donna a vita accanto con cui costruirmi una famiglia e stare insieme quando smetterò di correre.
Molti piloti pensano a questo, cercano qualcuna con cui sistemarsi, anche se il più delle volte finiscono poi per separarsi puntualmente. O come nel caso mio e di Pierre che necessitiamo di coperture o una sorta di protezione dal mondo.
Con una ragazza fissa accanto nessuno ti rompe le palle e tutti ti vedranno come quel bravo ragazzo da elogiare. Se lo fanno non ti mettono sul patibolo e la tua vita è più facile.
Guarda Max.
Da quando sta fisso con Kelly, una bella donna, non viene più chiamato Mad Max e viene criticato molto di meno. Piace di più, non gli rompono le palle come prima e quest’anno sono tutti a dire che è l’anno giusto, l’anno della sua svolta.
È vero che è migliorato nel correre, ma resta sempre lui, quello dalla guida sporca che non filtra mai le stronzate che dice, tutte cose che non sono mai piaciute prima di ora, ma basta una donna accanto e tutto cambia. Per gente come noi, sempre sotto il mirino di tutti, sono cose che contano.
Quello che mi brucia davvero è che lui ha scelto Kelly perché ci stava bene e perché un giorno ci vuole fare davvero una famiglia, convivere e forse magari pure sposarla.
Non credo che la ami e sicuramente non prova quel che prova per me o che ha provato per Daniel e sicuramente avrà sempre l’amante–spero io ovviamente–però ci sarà sempre lei. Lui ha scelto lei perché gli piace come donna e ci vuole passare il tempo libero, quello che non passerà con me o sulla macchina.
È frustante.
Stanno bene insieme. Si vede che lei gli piace. Dopo di me deve essere quella che gli piace di più.
È una cazzo di seconda scelta, ma per il mondo è la prima e se li vedi non puoi negare che siano pure belli insieme.
Ed io ora dopo aver dovuto rinunciare al MIO GP mi sento a pezzi.
Fottutamente a pezzi.
Vedo tutto peggio di quel che è e non sopporto un cazzo. Rispondo di nuovo male a Charlotte che cercava solo di sostenermi e darmi una mano a sopportare questo momento che sa per me è difficile.
Non ce la faccio.
Anche se volessi vendicarmi di Max con lei non sarebbe la stessa cosa. Si vede che non c’è la stessa alchimia. Chi diavolo devo far ingelosire?
Ci sto ancora pensando, quando Pierre mi affianca mentre andiamo a rispondere alle solite domande dei media nell’area adibita.
- Che ti ha fatto quella poverina a parte aspettare con te una gara che non hai nemmeno corso?
La sua voce è divertita perché sa bene la risposta.
Quando lo guardo camminarmi accanto nel paddock schivando la solita marea di gente e di via vai, inizialmente ho il broncio e sto per rispondere male anche a lui, ma poi mi illumino.
Eccolo l’unico sulla faccia della Terra con cui potrei far ingelosire Max ora e sempre fino alla fine dei secoli.
Così un sorrisino si dipinge finalmente furbo e dannatamente malefico mentre lo guardo.
- Sai cosa ci vorrebbe ora?
- A parte riavvolgere le ore fino a tornare alle qualifiche di ieri?
Ma come mi conosce bene!
Quando lo dice rido più di quel che servirebbe e gli afferro il braccio con eccessivo entusiasmo.
- Bere. Bere un sacco fino a dimenticare questo dannato weekend di merda!
- Immagino che Max che si fotte il TUO GP sia davvero qualcosa da dimenticare. - risponde lui dimostrando che mi conosce DAVVERO benissimo–anche se non sa un dettaglio non da poco.
Raggiungiamo l’area media dove Max è già lì a rispondere alle domande e capita a pennello il cambio da un giornalista all’altro, perché mentre si sposta si gira e ci vede arrivare e parlare insieme, così annuisco e con voce più forte di quel che serve ed in inglese invece che in francese, in modo da farmi capire bene da tutti, specie lui, dico: - Allora a dopo? - per ipotecare la mia uscita di stasera.
Pierre ride e ricambia la mia manata sul braccio.
- Va bene, a dopo, dai. Come ai vecchi tempi!
Oddio, dipende a quali si riferisce, ma se la programmavo non veniva così bene.
Max sente e vede benissimo e capisce ancora meglio, specie dopo che gli lancio una brevissima occhiata sottile e gelida.
Te la sei cercata, bello.
Non si gioca con me.
Dovresti conoscermi, sai come sono fatto. Reagisco male al cento percento e ad essere sconfitto non godo per niente.
Oggi hai vinto tu, ma stasera la paghi.
La sua faccia da divertita e sorridente si scurisce repentinamente, mi fissa male per poi passare anche lui ad un altro giornalista, io prendo il suo posto affiancato dalla la mia addetta stampa.
Va, va pure con Kelly, so anche dove andrai perché ti conosco ormai e so quali sono i locali che preferisci.
Io con Pierre capiterò lì casualmente.
Così rinfresco un po’ la situazione. Dopo che ci siamo lasciati e presi del tempo, abbiamo ripreso con cautela, ma non era la stessa cosa di prima, anche se ho fatto di tutto per non perderlo e mantenere quel rapporto prezioso. Però che senso ha se non facciamo più gli amici? È stata una fatica per entrambi totalmente inutile. A parte tutto è anche ora di metterci un po’ alla prova e vedere a che punto siamo, no?
Magari riesco anche a parlargli di Max e accennargli qualcosa. Non tutto. Ma tipo, che ne so, che sta cominciando qualcosa?
Prima o poi dovrò farlo, perché conto di mettermi con lui, un giorno, Kelly o non Kelly. Insomma, sarà ovviamente la solita salita ripida, ma prima o poi ce la faccio, cazzo. Ne sono sicuro!
Dopo averlo fatto aspettare per una preparazione più lunga del necessario, per me vestirmi è sempre un arte specie se lo scopo è far ingelosire qualcuno, gli faccio pure cambiare locale perché il primo in cui andiamo non mi aggrada, almeno in apparenza. In realtà non c’era Max.
Non potevo di certo chiedergli dove sei stasera, sapeva troppo di stalkeraggio, ma visto che conosco i suoi gusti ed i suoi posti preferiti, mi va dritta al secondo colpo.
Pierre con una pazienza infinita mi sta dietro e non si lamenta, anche se fra una cosa e l’altra devo dire che ne avrebbe avuto molto il diritto.
Il reale problema di quest’anno è che molti posti sono ancora chiusi, in particolare le discoteche o simili in quanto non sono ancora permessi gli assembramenti. Al contrario dell’anno scorso i locali sono aperti, ma dipende sempre dal genere e molti sono a numero limitato, per cui per entrare bisogna spesso aspettare che qualcuno esca. Non per noi, ovviamente, ma sta di fatto che il divertimento è un po’ limitato anche se dipende da quello che cerchi e che ti piace fare.
Max non ha una vera passione per il ballo, ma gli piace il casino e stare in mezzo alla gente. Il suo concetto di ballare è muovere la testa, ma comunque gli piace uscire e bere.
Alla fine io e Pierre riusciamo a passare avanti a tutta la gente in fila entrando da dietro in modo da non farci notare. Appena dentro sorvolo con lo sguardo l’interno del locale con le solite luci basse che impediscono di vedere bene. Complici anche le mascherine che bisognerebbe indossare se ci si sposta da una parte all’altra o da un tavolo all’altro.
La possibilità che eviti di uscire c’è, perciò ho corso il rischio di fare tutto questo per niente, ma presumo che avendo sentito me e Pierre che volevamo vederci, alla fine potrebbe aver trascinato qualcuno nella speranza di beccarci.
Forse ha scelto uno dei suoi tipici posti di proposito. Le piste da ballo sono chiuse, ma ci sono più tavolini e posti per sedersi e bere qualcosa, sempre col solito limite numerico.
È frustrante uscire così con tutti questi divieti e potrebbe aver evitato di mettere il naso fuori casa facendo magari un festino clandestino a rischio multa.
Dopo averle pensate tutte in pochi secondi di esplorazione, alla fine ho successo.
Sia io che lui siamo qua. Io solo con Pierre in un’uscita rigorosamente a due, lui con i suoi fedelissimi amici privati che gli avranno chiesto quale senso avesse uscire così.
‘Far girare l’economia!’ avrà risposto con faccia tosta. Me lo immagino, non devo nemmeno averne conferma.
Lo guardo sistemando Pierre di schiena rispetto a lui in modo che non lo noti, indeciso su cosa gli dirò alla fine.
Max non ha la sua solita maglietta nera semplice con il cappellino, la maglietta è azzurra col colletto e non ha il cappellino.
Ed è bellissimo. Quel colore gli dona anche se le luci sono basse e si vede meno bene al solito.
Oh Dio, Charles, riprenditi e concentrati su Pierre o te ne pentirai per l’ennesima volta.”
/Max/
“Se sapesse la fatica che ho fatto per essere qua senza Kelly mi darebbe un premio, ma lui mi guarda da lontano con quel suo sguardo penetrante e inquisitore, come se dovesse smontarmi in tanti pezzi.
Il fatto che Kelly sia madre di una bambina ancora piccola è una cosa che va in mio favore. Ovviamente ha supporti per le sue esigenze, ha a chi lasciare Penelope, ma ci sono dei limiti e non può esagerare. Per assistere al mio GP è stata fuori tutto il giorno, in pratica, perciò di sera si è concessa una cena speciale con me per poi dovermi a malincuore abbandonare.
Spero di essere stato abbastanza convincente quando mi sono mostrato triste. Potevo insistere a farla venire anche al dopo cena con i miei amici, che tanto sono i miei soliti pochi ma buoni, specie in questi periodi di divieti numerici vari, ma non ho insistito perché non volevo tirare troppo la corda. Contavo di beccare in qualche modo Charles. Ci potevo giurare che aveva fatto quella scenetta con Pierre facendosi beccare da me di proposito.
Mi ha poi ignorato tutto il tempo, si è limitato a complimentarsi frettolosamente, per il resto ha finto di essere super impegnato a fare altro ed il telefono deve averlo perso, perché poteva scrivermi con quello, dopo ieri sera e venerdì.
In ogni caso se fosse geloso, e sottolineo SE, questo suo comportamento avrebbe perfettamente senso, ma penso che sto per scoprirlo.
Appena lo vedo entrare nel locale insieme a Pierre, un sorriso sornione si forma sulla mia faccia ben soddisfatta.
Avevo ragione.
Era geloso e l’ha fatto apposta. Voleva vendicarsi e non puoi farlo se non ti fai vedere nello stesso locale con la persona che è il punto debole dell’altro.
Semplice e banale, ma in questo periodo di merda dove non puoi fare un cazzo, per me già solo farmi vedere fuori casa è tanto.
Sappi, mio caro Charlie, che sono uscito ed ho costretto i miei amici ad accompagnarmi solo per te. Perché sapevo che volevi farti vedere in giro con Pierre e sapevo che mi avresti cercato fino a trovarmi.
Ci abbiamo messo un po’, ma alla fine eccoci qua.
In un locale con relativamente poca gente rispetto al solito, dove al posto della pista da ballo ci sono tavolini e divieti, ma almeno la musica è forte, le luci sono basse e si possono bere quanti gin tonic si vuole.
Anche a casa ne avrei bevuto, ma me li sarei dovuto fare da solo, qua almeno me li fanno.
E comunque a casa sì, avrei avuto più persone intorno clandestinamente, ma non ci sarebbe stato Charles.
Non intendo festeggiare ogni GP che vinco. Metti che li vinco tutti, non puoi fare letteralmente sempre festa. Se si tratta di uno ogni tanto o magari di uno a cui tieni in modo particolare, come in questo caso, è un discorso.
Nell’anno dei limiti è ridicolo uscire a fare festa quando praticamente non potresti farlo, ma io stasera dovevo per forza.
Charles mi aveva chiamato, prima in area media. Senza parlare a me direttamente ed esplicitamente, ma l’aveva fatto.
- Che senso ha uscire? Non puoi fare un cazzo! Ci sono limiti di numeri ai tavoli ed in generale di persone che possono entrare nei locali, limiti di movimento, obblighi di mascherine negli spostamenti da una postazione all’altra. Che senso ha?
- Facciamo muovere l’economia! - sbotto senza rifletterci troppo. Poi guardo l’amico che ha parlato che mi fissa senza capire se io sia serio; stavo fissando Charles che loro non hanno notato.
- Sai che crisi economica sta arrivando? Specie per i locali, ma in generale per tutti. Almeno chi non ha problemi economici deve muovere un po’ i soldi. Bisogna aiutare i più sfortunati, no? In un anno hanno chiuso un sacco di posti ed ancora ne chiuderanno prima che si torni alla normalità.
Mentre gli altri mi fissano come se fossi un alieno o se scherzassi, continuo a menarla come se il benessere di un mucchio di sconosciuti mi stia a cuore. Non è mai stato così. Non sono mai stato tanto altruista, non sono un maledetto stronzo egoista ma cosa vuoi, semplicemente non ci penso a certe cose.
Ma il mio mezzo occhio è sempre con Charles con il suo bel completo di lino bianco che gli scende comodo.
Non l’ho beccato spesso in giro per locali, anche se vivendo entrambi a Monte Carlo sarebbe abbastanza normale.
- Come mai hai cambiato maglietta, invece? È sempre per far girare l’economia?
La sparata di Stan mi fa sputare il sorso di gin tonic che mi stava per finire nella via sbagliata. Lo fisso senza capire mentre i soliti scemi scoppiano a ridere.
- Beh sai, una lavatrice ogni tanto mi tocca pure farla... - scherzo subito con un’eccellente prontezza. Volevo solo farmi notare da Charles nel caso l’avessi incontrato.
Quando torno a lanciargli fugacemente un’occhiata cercando di non guardarlo troppo per evitare di farmi notare e quindi per evitare che lo notino anche loro, di nuovo sto per soffocare vedendo come Charles tocca il braccio a Pierre con uno sguardo dolcissimo ed un sorriso ancor più tenero.
MA CHE CAZZO FA? LE VUOLE PRENDERE?
L’ultima volta non ho reagito bene a cose simili, deve stare attento.
- Ma Max, hai problemi coi liquidi? Hai bisogno di gelificare come facciamo con mia nonna?
Questo è Jorrit, subito gli do una testata a ciascuno se non la piantano. Io devo capire che succede là, perché mi interrompono con le loro stronzate?
- Chissà come sarebbe il gin tonic gelificato? Lo venderanno da qualche parte?
- Non credo, ma potrebbe essere un’idea per un investimento futuro. Secondo me i giovani d’oggi che saranno anziani un giorno, sarebbero ben contenti di un prodotto simile...
Continuano a dire stronzate a cui do corda ogni tanto con la prima cagata che mi viene in mente, senza mai distogliere lo sguardo da Charles e Pierre; li vedo anche ridere e poi parlare seri e vicini come se non ci fosse nessuno intorno, né soprattutto divieti di eccessiva vicinanza. Glielo stampo il regolamento e glielo metto sul loro tavolo.
DISTANZA DI SICUREZZA, STRONZI!
Faccio fuori l’ennesimo gin tonic di cui ormai ho perso il conto, mentre noto che Charles non mi ha mai rivolto la sua preziosa attenzione. Me ne sarei accorto, maledetto.
Di che diavolo staranno parlando, poi?
Pensavo si fossero lasciati, ma non è che gli ho mai chiesto niente. Forse avrei dovuto.
Da quando abbiamo ripreso i rapporti abbiamo accuratamente evitato l’argomento Pierre ed ora me ne pento amaramente.
Mentre li fisso cercando di leggere un labiale impossibile a distanza e a queste luci, specie perché non vedo la faccia di Pierre, i miei amici si lamentano che si annoiano senza ballare e che vorrebbero trovare un festino clandestino a cui infilarsi, si stupiscono anzi che non sia stato io a farne uno, cosa che si aspettavano.
Il mio umore è però ormai rivoltato come un calzino e dopo che gli rispondo male dicendo che non voglio fare un cazzo di altro che stare qui seduto a fissare il nulla, la serata con loro si guasta, così scrivo a Lando per liberarli dalla tortura che rappresento per chiunque stasera.
‘Porta immediatamente il tuo culo qua, è un emergenza! Questione di vita o di morte!’
Appena Lando mi dice che arriva, dico loro che possono andare a cercare una festa clandestina e dirmi se poi la trovano, che in caso li raggiungo quando l’umore mi si raddrizza.
Commentano che non possono lasciarmi solo in un locale pubblico con la ciocca rabbiosa, ma io li mando a cagare e alla fine si arrendono.
Andandosene, incrociano Lando che ormai conoscono perché è capitato uscisse con noi; vedo che mi indicano e lui sorvola il posto mediamente affollato individuandomi subito. Quando mi vede fa una faccia strana, ma visto che non doveva cercarmi perché sapeva già dove ero, non nota Charles e Pierre e si precipita da me preoccupato e stupito insieme.
- Qual è l’emergenza? Perché se ne vanno facendomi gli auguri?
Lando non è nemmeno vestito per le uscite, si vede che è scappato da qualche parte dove stava comodo e suppongo anche di immaginare cosa facesse e con chi.
Io faccio il broncio e lo tiro giù su una delle sedie libere, poi indico col mento dall’altra parte della sala, oltre diversi tavoli e persone.
Lando ci mette poco ad individuare Charles e Pierre.
- No scusa tu mi hai strappato a Carlos che è dovuto andare via prima perché gli ho detto che avevi un’emergenza... per questo? Per farmi guardare Charles e Pierre che parlano?
Io annuisco senza capire dove sia il problema e come faccia a non capire, ma a questo punto la mia mente è effettivamente un po’ offuscata dai molti gin tonic.
- E non potevi mandarmi una foto? - chiede ancora shoccato. Io alzo le spalle e piego la testa di lato sorseggiando quel che resta del mio bicchiere.
- Non ci ho pensato. - rispondo semplice. Ma alla sua faccia che non sembra tanto amichevole, ribatto subito: - Eddai, loro non capiscono, tu sì!
A questo lui alza gli occhi al cielo e torna a girarsi a guardarli. Si sofferma un po’ di più, li squadra con cura e poi alza il braccio verso il bancone indicando due bicchieri nuovi con le dita. Va da sé che saranno gin tonic.
- Amico, che diavolo hai combinato? Ti ho lasciato che eravate in un idilliaco momento intimo fra voi in mezzo ad un sacco di piloti pronti a darsi battaglia, e vi ritrovo tu qua ubriaco fradicio e depresso e lui a parlottare fitto ed intimo con il suo ex?
Come diavolo fa a capirmi così bene?
- Lo vedi che solo tu mi capisci? - e con questo sbatto la fronte sul tavolino disperato fingendo un pianto che in realtà non mi viene.
- E ti sei anche messo qualcosa di diverso per farti notare! Ma almeno ti ha visto?
Perché, perché non sono innamorato di Lando? Lui capisce tutto. Subito.
TUTTO!
- Ma che ne so... - miagolo disperato mentre ci portano i due nuovi Gin Tonic portandosi via i bicchieri vuoti.
- Ma si può sapere cosa hai fatto per farlo arrabbiare così? Prima della gara anche se era depresso perché non poteva correre, eravate un’amore.
- Perché pensi che sia io ad aver fatto qualcosa? - salto subito su come una molla fissandolo male.
- Perché è evidente che è una punizione! Hai fatto qualcosa! - Lando è molto sicuro mentre lo dice sorseggiando il suo Gin Tonic.
Io caccio il broncio cercando di sminuire quel che so benissimo ho fatto, anche se non propriamente con piena colpa.
- Beh, niente, prima ho baciato e abbracciato con passione Kelly davanti a tutti. Ma cosa potevo fare? Scappare? È la mia ragazza!
Mi giustifico subito sentendo che mentre lo dico ad alta voce, qualcosa scricchiola sotto di me. Le mie sicurezze.
Sicurezze a cui Lando dà il colpo di grazia fissandomi come se fossi un idiota.
- Eh, ma allora te la sei cercata!
A questo punto mi resta solo la voglia di suicidarmi, ma Lando scuote la testa e torna a guardarli pensando a qualcosa di cui non mi rende subito partecipe. Mi lagno un po’, ma sicuramente non mi ascolta, poi ad un certo punto, come se io non avessi fatto la piaga per un sacco di tempo, si gira di nuovo verso di me e fa con decisione.
- Dai, andiamo da loro!
A questo lo fisso dritto e con occhi sgranati, nonché anche terrorizzato.
- Che? - faccio stridulo. Ma lui è molto deciso e mentre fa per alzarsi mi afferra il polso.
- Sì dai, siamo qua tutti insieme, che senso ha non salutarci! Ormai che ci siamo, facciamo finta che sia casuale anche se tutti sappiamo che non lo è. Forse solo Pierre è l’unico a non sapere nulla!
Ma io come primo istinto mi ancoro al tavolo per rimanere piantato qua. Non che questo fermi Lando che alza gli occhi al cielo e sbuffando mi lascia qua andando da solo da loro. A questo punto lo fisso mentre saltella baldanzoso verso la mia fine.
Ed io? Io voglio solo morire!”