63. UNA STRANA SERATA

periltuosorriso-lestappen

/Charles/

“La musica dance elettronica non si adatta per niente alla chiacchierata confidenziale che io e Pierre stiamo facendo, ma essendo nell’ennesimo locale che gli ho fatto cambiare, se mi lamentavo ancora di qualcosa, penso che mi avrebbe ucciso. 
Rimanere concentrato su di lui e su quel che mi dice è difficile e, per non mandare tutto a puttane, smetto di fissare Max. 
- Sai, è da un po’ che ti dovevo raccontare un po’ di cose, ma non c’era mai occasione e non capivo quando fosse il caso di farlo... - Pierre inizia così facendomi capire che sono cose personali. 
- C’è qualcun altro? - per un momento, prima che mi risponda, mi sento sospeso nel vuoto. Improvvisamente vedo una linea immaginaria, sotto di me; come una di quelle che determinano il punto di partenza e di arrivo. 
Se la passerò, finirò definitivamente questo enorme capitolo della mia vita con Pierre e ne inizierò uno nuovo di cui lui non farà davvero parte, non come l’ha fatto finora. 
Ma ci sarà comunque con un qualche ruolo o dovrò rinunciare definitivamente a lui? 
Ho fatto tutto per niente o alla fine ce l’ho fatta? 
Per un istante il locale viene cancellato, Max dall’altro lato dello stanzone pure, la musica si sospende e ci sono solo io e gli occhi azzurro chiaro di Pierre che mi fissano.
Come reagirò quando saprò cosa mi sta per dire?
È così importante, questo preciso istante della mia vita, che nemmeno respiro, poi quando parla deve ripetere perché le mie orecchie erano come ovattate. 
- Eh? - faccio infatti senza aver sentito.
Pierre si avvicina e me lo ripete piano ma scandito bene. 
- Yuki! 
Devo fare mente locale. 
- Tsunoda? - chiedo stupidamente. 
- Sì, Tsunoda, quanti Yuki conosci? - sbotta seccato dalla mia mancanza di reazione. 
È come se togliesse una catena. La catena che mi teneva a lui. 
Eccomi che cammino e supero quella linea. 
Una gara è finita, ma ne inizia un’altra che sarà diversa.
- Stai con lui? 
Pierre arrossisce e si mette la mano davanti alla bocca sporgendosi verso di me per paura di essere sentito, così io mi faccio vicino. 
- C’è solo un candido interesse da parte sua, siamo compagni da quest’anno, l’anno scorso nemmeno era qua. Però sai, mi sta piacendo, mi intriga, non so... 
Pierre comincia a farfugliare imbarazzato di qualcosa di cui io non faccio parte e per un momento lo perdo. O forse sono io che mi perdo. 
Mentre vedo che si accende di una tenerezza che non gli vedevo addosso da tempo, mi rendo conto di essere davvero felice per lui e, appena me ne accorgo, mi sento meglio. Anzi. Bene. 
- Sono contento. Sono davvero contento, Pierre. - dico poi meravigliato più per il fatto che sono sincero mentre lo dico, che per la sua rivelazione. Del resto è un bel ragazzo solare e con un carattere splendido, è normale che piaccia. A questo ci aggiungo una mano sul suo braccio, stringo la presa e lui si ferma dal raccontarmi a macchinetta cose che non ho sentito; mi sorride sollevato e sorpreso. 
- Grazie. - fa lui stranito. Penso sia strano più per lui che per me dire queste cose. 
- E tu che vorresti fare? Ti intriga? Sembra un tipo dolce! 
Pierre torna ad illuminarsi e annuisce. 
- Molto dolce, molto carino ma anche solare e positivo come persona; mi piace, è totalmente diverso dal mio solito genere, ma forse va bene proprio per questo, no? 
Il tuo genere è stronzo lunatico che ti fa piangere? La domanda resta impigliata sulla punta della lingua, per fortuna non la esprimo ad alta voce, invece alzo le spalle perché mi chiede un parere su una cosa delicata, siamo migliori amici d’infanzia ma anche ex. 
- Non saprei, hai paura che ci vuoi stare per il motivo sbagliato? 
Cerco di prenderla larga e di essere il meno diretto possibile, per fortuna lui capisce cosa intendo. 
- È un po’ la mia paura. Sto bene. È da un anno che sono solo e mi sento bene. - dice chinando il capo come se fosse una colpa stare bene. Io annuisco e torno a toccargli il braccio. 
- Era ora. - Pierre alza gli occhi e mi guarda di nuovo sorpreso. - Davvero? Non pensi che sia presto e che stia cercando un chiodo scaccia chiodo? 
Inarco le sopracciglia stupito. 
- Dopo un anno non penso. I chiodi scaccia chiodi arrivano subito. - gli faccio notare con la mia solita logica. Lui sembra pensarci per la prima volta e annuisce rilassandosi sulla sedia sereno. 
- Sì penso che hai ragione. 
- Ti piace? - chiedo poi diretto. 
Pierre annuisce. 
- Sì, mi piace. In più di un modo. 
- Ne sei attratto? Pensi di poterlo baciare, andarci a letto? 
Forse mi sono ‘Maxizzato’ troppo, Pierre mi fissa sbalordito per come sono andato a cento in un attimo e la sua espressione, come sempre molto chiara in ciò che pensa, me lo fa capire subito.
- Beh, ci sono anche le fasi intermedie! Intanto mi piacerebbe approfondire questo interesse reciproco e poi vedere fin dove arriviamo. 
A questo rido stemperando la tensione che per un istante si era creata. Max mi ha contagiato con i suoi modi di fare dritti al punto senza vie di mezzo. 
Subito dopo Pierre riprende a parlare di Yuki ed il senso di ciò che dice è che gli piace che sia il primo partner con cui sarebbe lui a condurre. 
È sempre stato la parte dolce e delicata della coppia; con me era passivo a letto, suppongo anche con gli altri. Adesso con Yuki, se vuole far funzionare questo rapporto, dovrà essere lui a prendere in mano le redini e guidare, dovrà essere quello dalle idee chiare e con esperienza. 
- Sarà stimolante, no? 
Pierre annuisce e si stringe nelle spalle un po’ insicuro sulla cosa. 
- Spero di esserne in grado. So di piacergli molto, non ne fa mistero anche se ci prova, ma ha un modo così spontaneo e dolce di dimostrare i suoi sentimenti che finisce per farmi capire praticamente tutto. Piacere in questo modo ad una persona così dolce è bello. 
Tutto l’opposto di me, per questo gli piace e vuole aggrapparsi a lui. Lo capisco, fa bene. Meglio così. 
Mi sembra che Yuki sia una cura per la sua anima calpestata da me, non un vero chiodo scaccia chiodo, ma più un modo per prendersi cura di sé stesso. Non so se sia un buon motivo per stare con qualcuno, ma mi guardo bene dal dirglielo perché non voglio ferirlo o turbarlo. In questo momento voglio solo essere il suo buon vecchio amico supportivo. 
Forse il solito Charles esprimerebbe delle perplessità, ma io non voglio. Voglio solo supportarlo, perché sapere che vuole ributtarsi nella mischia e gareggiare di nuovo è davvero una splendida notizia e non mi ha affatto turbato. 
- E comunque ho litigato con Esteban. - quando dice questo mi sembra d’essermi svegliato di soprassalto da un sogno mentre qualcuno mi parlava. 
Lo fisso stordito. 
- Eh? - chiedo senza capire nemmeno cosa c’entri e come sia passato da Yuki ed Esteban. 
Pierre a questo si irrigidisce, fa il broncio e cambia posizione. Si vede che è turbato e seccato dalla cosa, nonché molto preso.
- Sì, abbiamo litigato. 
- Ma siete ancora più amici che con me! - gli ricordo shoccato. Questo è peggio che sapere che c’è un interesse con Yuki. 
Pierre scrolla le spalle e piega la bocca in una modalità amara fissando altrove come una regina offesa, teatrale allo stesso modo. Se ora rido mi tira il bicchiere in faccia. Sta serio Charles. Pierre è profondamente serio mentre lo dice, lo sai che lo è. È shoccante che abbiano litigato. 
- Per cosa? 
- Ma che ne so! Quando ha saputo di me e te è improvvisamente cambiato. Non ho capito bene, mi si è rivoltato contro dicendo che dovevo dirglielo prima, che parlargliene così tardi indicava che in realtà non eravamo realmente amici e poi ha smesso di parlarmi. Io gli ho detto che non era una cosa facile da dire anche perché nemmeno io e te sapevamo cosa fosse ed aspettavo di capirlo, ma poi mi hai lasciato e sono stato male. A quel punto mi ha chiesto acidamente cosa volessi ora da lui, perché venivo da lui solo ora che stavo bene. Non sapevo cosa dirgli, non capivo perché se la prendesse tanto e alla fine non ho detto nulla. Non ci parliamo più da settimane. Non come prima, comunque. È un rapporto freddo e formale, ma contando che eravamo quasi come fratelli... io ed Esteban abbiamo condiviso un sacco, specie da piccoli nelle piste. Ci sottoponevamo a delle prove atroci e ci sostenevamo a vicenda. Non so, è strano. Ma non ho capito perché mi fa il muso ed io... senti, non ho fatto niente di male, non so che diavolo dovrei fare! 
Pierre andrebbe avanti a macchinetta all’infinito se Lando, spuntato letteralmente dal nulla, non planasse su di noi abbracciandoci come se fossimo suoi cari amici da una vita. Abbraccia più me che Pierre, ma fa un tale casino che per un momento non sento nemmeno i miei pensieri e mi sfugge lo shock provato nel sapere la questione di Pierre ed Esteban. Non ho tempo di approfondire e rifletterci, ma me lo chiedo lo stesso al volo, prima di passare a Lando che non avevo minimamente notato arrivare: che diavolo combinano Pierre ed Esteban? 
Non riesco a darmi una spiegazione, perché appena realizzo cosa sta dicendo Lando, ogni particella di me si concentra in lui e nelle sue parole. 
- Cosa? - chiedo stridulo ed incredulo. 
- Ma sì, perché non beviamo una cosa insieme? È assurdo che siamo casualmente nello stesso locale separati! Già è una merda ormai uscire con queste restrizioni! Almeno ci facciamo forza a vicenda! Su venite! 
- Ma tu e chi? - chiede Pierre che si è perso in quanto lui, stando di spalle a loro tutto il tempo, non sapeva che ci fossero ed io ho sempre fatto finta di niente. 
- Io e Max! - fa Lando raddrizzandosi ed indicando il tavolo solitario di Max. Max ed il suo Gin Tonic. Ma quanti ne avrà bevuti? Ad un certo punto ho perso il conto. 
Un pugno mi colpisce allo stomaco appena i nostri sguardi si incrociano da lontano e mi sconnetto, ma torno a connettermi con la voce stranita di Pierre che mi fa: - Ma dai, tu li avevi visti? Non mi ero accorto che erano qua! 
- Ma dai?! - fa Lando esagerando la sua fintissima sorpresa. Adesso lo uccido. Gli lancio uno sguardo terribile e molto esplicito mentre rispondo mantenendo una falsa tranquillità simulando stupore. 
- No, per niente. Ero concentrato su di te e sulle tue rivelazioni shoccanti! 
Pierre se la beve perché non mi dà molto retta, se mi guardava meglio avrebbe capito subito che fingevo. Purtroppo però dopo di questo si alza e raccoglie le sue cose infilandosi la mascherina. 
- Sì certo che beviamo qualcosa insieme! Eravate qua soli? 
Non so poi cosa si dicono, perché mentre se ne vanno insieme al tavolo di Max, io resto al mio ancorato a fissare truce e stizzito lo scemo laggiù. 
Dovevo fartela pagare per quella scenetta svenevole con Kelly, anche se in realtà è una cosa priva di senso. Era ovvio abbracciare e baciare la propria ragazza dopo aver vinto un GP. Cosa poteva fare? Di cosa devo punirlo? 
Che non sono una donna e non sono bella come Kelly? Che non sono perfetto per lui, che non possiamo stare insieme. Che non sono la sua prima scelta ufficiale ma solo ufficiosa. Dannazione, di cosa devo vendicarmi? 
Che in certi casi dovrà anteporre Kelly? Che con lei vuole fare sul serio e non era una cosa superficiale, finta, da un paio di settimane e via? Che cosa diavolo c’è, precisamente? 
Non lo so, ma mentre ci penso mi alzo come un derelitto dal tavolo sentendomi una merda per averlo torturato con Pierre per niente, perché al momento della resa dei conti mi accorgo che ad essere stato un idiota sono io ed il punto che mi brucia tanto è solo che Max è apparentemente di Kelly e non mio. Anche se dovessimo mai metterci insieme, sarà sempre una cosa segreta e Max sarà comunque sempre di Kelly, in realtà. 
Improvvisamente la tristezza mi assale traditrice, ma arrivo al loro tavolo e appena lo guardo meglio capisco immediatamente che è ubriaco fradicio, forse come non l’ho mai visto e che adesso toccherà a me rimediare. Il tutto senza farmi scoprire da Pierre perché no. Non sono ancora pronto a dirgli niente di me e Max. 
Il mio solito casino.”

/Max/

“- Ma ci pensi? Quella sera a Monza sarà forse stata una delle ultime uscite normali per locali! Chissà quando ne potremo fare un’altra così, ballando ammassati tutti uno sull’altro! 
Ma che bella descrizione che fa Pierre.
- Ad infilarci la lingua in bocca senza ritrovarci una pistola puntata contro! - Lando rincara la dose con la sua solita delicatezza.
Mentre loro parlano, strofino il piede sulla caviglia di Charles sotto il tavolo, ormai totalmente ottenebrato dall’alcool. 
Piede che spero sia quello giusto. Mentre aggancio la caviglia di qualcuno, scruto le espressioni degli altri qua con me e noto con piacere che l’unico che sgrana allucinato gli occhi è il mio dolce Charlie. 
- Eh già, proprio assurdo! - faccio poi mentre la mia bocca si prodiga in un approfondimento sorprendentemente sensato. Almeno credo. Poi continuo: - Volevo festeggiare come si deve, ma alla fine non potendo fare un sacco di cose, c’erano solo i miei soliti quattro amici che poi si sono rotti le palle e così ho chiamato Lando... 
- Eh, grazie per farmi sembrare l’ultima ruota di scorta, sai! - brontola Lando che penso sia ancora abbastanza lucido. Anche se nel suo caso non significa niente, perché spara cagate anche da sobrio. 
Charles dopo un primo sguardo shoccato cerca di controllarsi e vedo che è piuttosto bravo perché partecipa al dialogo, presumo dicendo cose altrettanto a tema. Credo. Nella realtà vedo solo la sua bocca muoversi, ma non distinguo cosa dice. 
Improvvisamente l’udito mi torna, ma è sulla frase di Pierre.
- Mi dispiace, potevi venire da noi! Non ci hai visto? Io non vi avevo visti! 
Niente. Ormai mi sono perso Charles. Cosa avrà detto il mio Charlie? Lo fisso intensamente e proprio mentre lo faccio, lui torna a parlare ed io sorrido totalmente fottuto da lui e da ciò che provo, che ormai non lo posso controllare. Devo avere la faccia da pesce lesso totale. 
- Macché, da come guida ti sembra qualcuno che vede gli altri intorno a sé? - brutto stronzo acido!  
- Direi di no visto come gli va addosso! - Lando rincara. Figurati, che poteva dire quello? 
- Ma andate a cagare, quel che conta è il risultato e quello che oggi ha vinto qua a Monaco guarda caso sono io! No che non ho visto nessuno, perché nessuno mi stava avanti! 
Sottolineo la mia vittoria e una piccola parte di me sa che non dovrebbe, ma non riesco a frenarmi. Solo quando vedo Charles che mi fucila in modo piuttosto evidente con lo sguardo, ricordo il motivo per cui non dovevo. 
Dovevo. Ormai è tardi. 
Pierre infatti mi fissa shoccato come se fossi impazzito, mentre Lando scoppia a ridere come lo stronzo incosciente che è. 
- Davvero, Max? - fa Charles piatto e tagliente come una lama di coltello. Ahia, quel coltello credo si sia appena conficcato nella mia carne. 
- Dai, Charlie, non volevo, sono ubriaco, dai... 
Ma mentre miagolo allungandomi sul tavolo cercando di prendergli le mani, lui da sotto mi dà un calcio sullo stinco sfilando dal mio trattamento di piede; mentre vedo le stelle dal dolore, lui si alza e facendo un cenno a Lando, richiama Pierre come se fosse il suo cagnolino. 
- Io me ne vado, Pierre che fai? 
Pierre allarga le braccia come a dire un’ovvietà. 
- E il drink che ho ordinato? 
- Puoi rimanere a berlo con loro, se vuoi, me ne torno da solo! 
Charles pare proprio essersela presa e, mentre si infila il cellulare in tasca, mi ignora totalmente come se non fossi qua a implorarlo con le mani giunte davanti alla faccia distrutta. 
Pierre è in difficoltà, non sa cosa rispondere perché è evidente che ormai vuole rimanere e da questo capisco che prima non parlavano di me. 
- Charlie... 
Continuo a chiamarlo così senza controllarmi; tutti gli sguardi ammonitori improvvisamente espressivi non bastano a farmi capire che non devo usare quel soprannome, ma la mia linguaccia non vuole saperne di zittirsi e prima che me ne renda conto, mi sono alzato e lo sto inseguendo. 
Onestamente non so come Lando gestisca Pierre, ma mi fido assurdamente di lui, anche se uno sano di mente non si fiderebbe mai di lui. Appena sono in piedi dietro Charles, gli afferro il polso e mi accorgo di averlo inseguito per più di quel che avevo pensato, dato che siamo in realtà già fuori dalla stessa porta secondaria da dove ci hanno fatto entrare, avendoci fatto saltare la fila. 
Charles si gira subito come una molla appena sente che lo afferro e strattona il polso. Questo mi fa perdere l’equilibrio che era già precario di suo e siccome mi sto per schiantare contro i cassonetti dell’immondizia di questa schifosa uscita secondaria, Charles per fortuna ha pietà di me e mi afferra per il braccio spingendomi bruscamente con la schiena contro la parete esterna del locale. Il cassonetto ci sta accanto e ci copre dalla via trafficata a cui si affaccia questo piccolo vicolo cieco. 
Un bel posto perfetto per pomiciare e per il personale che viene a fare pausa. 
Una cameriera esce in questo momento e la mano di Charles mi lascia di colpo. Un po’ troppo, visto che appena mi molla, inizio a scivolare di lato proprio verso il famoso cassonetto. 
- Oh Dio Max! - la voce seccata di Charles mi raggiunge mentre torna a prendermi per la maglia e schiacciarmi di nuovo deciso contro il muro. Questa volta non mi lascia, così resto su, ma solo grazie alla mano che preme contro il mio petto. 
Finalmente il suo bel viso viene messo a fuoco. In realtà a essere messo a fuoco è il suo profilo perché sta guardando lì dove è uscita la cameriera, che percepisco vagamente come un’entità indistinta. 
Parlano in francese e mi eccito. Non per lei, ovviamente, ma per lui. 
Qualunque cosa le dica, lei sparisce all’interno e così finalmente lui torna a guardare me. Il suo splendido visetto è tutto mio ed io non posso che sorridere come un idiota. 
Un idiota fottutamente innamorato. O solo fottuto, non so. 
Quando capisco che sono finalmente solo con Charles in un posto vagamente tranquillo e credo sicuro, con le mani afferro la sua vita e l’attiro a me lasciando la testa ciondolare in avanti finché non raggiungo la sua spalla ed il suo collo. È lì che mi accoccolo, mentre le mani scivolano dietro di lui e lo abbraccio. 
E lui, per fortuna, smette di respingermi e si arrende. 
- Quanto hai bevuto? - chiede rassegnato. La mano dal petto si sposta sotto il braccio e mi tiene a sé. L’altra... l’altra? Dov’è la sua altra mano? 
- Non so, ho perso il conto. Ogni volta che gli parlavi vicino con quell’aria dannatamente confidenziale, bevevo. Ero geloso marcio. 
Non ricordo nemmeno da cosa è partito tutto questo. 
Charles sospira mentre mi carezza la nuca, i capelli sudati per il caldo del locale e dell’alcool che sto trasudando. 
Eccola lì dov’era l’altra mano. Sulla mia testa. 
Ma che dolce, il mio Charlie. Dolce e arrendevole come ieri sera. 
- Tu eri geloso? - fa lui indispettito. Mentre lo dice, capisco che si stava vendicando di qualcosa che continuo a non ricordare, così stacco faticosamente la testa dalla sua spalla, la raddrizzo anche se mi gira e lo guardo. Il suo bel viso è straordinariamente vicino, a portata di bacio. Sono le sue labbra infatti che guardo. 
- Perché, che diavolo ho fatto stavolta? 
Charles non risponde, vedo che si morde il labbro che gli fisso a venti centimetri di distanza e sollevo lo sguardo per capire cosa abbia. 
Adesso non è più seccato come prima. È diverso. 
È dispiaciuto e pentito. 
Mah. Forse ha bevuto anche lui. 
A questo punto potremmo approfittare e baciarci. Tanto daremmo la colpa all’alcool. Più perfetto di così. 
- Tu niente, per la verità. È solo che ho difficoltà ad accettare la strada che ti sei scelto per la tua vita normale, quella là fuori. Quella ufficiale. 
Non capisco più niente di quel che dice. Lo sento, sì, ma capire proprio no. 
Mi aggrotto per cercare di dare un senso alle parole che esprime, ma lui continua a carezzarmi e sostenermi in questo modo che improvvisamente è dolce e protettivo. La mano dalla nuca scende sul lato del viso, la guancia, il collo. Mi tiene fermo così. L’altra sale e raggiunge l’altro lato del viso. 
Sono fra le sue mani, ora, e sono fermo. 
- Ho agito d’impulso, volevo vendicarmi per Kelly, ma poi mi sono reso conto che non hai colpe, ma ormai era tardi. Il danno era fatto. Ma non puoi chiamarmi Charlie davanti a Pierre e farmi piedino. 
Torno a sorridere. Di tutto ho capito che si è pentito e mi sta chiedendo scusa, anche se non devo fare certe cose davanti a Pierre. 
- Mi sembra giusto. - concludo poi annuendo. Nonostante mi stia tenendo fermo il viso fra le sue mani, spingo per raggiungere la sua bocca che torno a fissargli. Lui impallidisce e all’ultimo devia la direzione facendo finire la mia bocca sulla sua guancia. 
- Maxie non qua e non così. Sei ubriaco e siamo vicino all’immondizia di un locale. Facciamo che ci baciamo da sobri e senza questa puzza, né correre rischi? 
Scuoto la testa, ma so bene che ha ragione così sospirando mi accoccolo e lascio che la mia faccia sprofondi di nuovo sul suo collo. 
- Mmmmauffa... - biascico mentre le mie braccia si avviluppano definitivamente intorno al suo corpo e lui ricambia con una presa solida e sicura. 
A questo punto mi abbandono e mi arrendo, so che si prenderà lui cura di me. 
Vedo che scrive qualcosa al cellulare, forse a Lando e Pierre. Poi, sinceramente, non lo so più perché anche se sono sveglio ed in piedi, il cervello si sconnette totalmente, ma sono tranquillo. Sono fottutamente tranquillo. Sono in buonissime mani. Non vorrei essere in altre che queste. 

La mia coscienza va e viene in diversi istanti. Collaboro senza rendermene conto, eseguo gli ordini che mi dà, ma è più un automatismo, quasi come fossi ipnotizzato. 
Non penso di parlare se non al massimo biascicare. Ad un certo punto sono in macchina con lui che mi porta a casa, la mia faccia preme contro il finestrino freddo che è parzialmente abbassato per farmi respirare ed eventualmente vomitare fuori. 
Mano a mano che l’aria fresca mi carezza il viso, mi sento meglio, il mondo torna via via più a fuoco, anche se continua a girare tutto. Sono uno che regge bene l’alcool, ma devo berlo con calma e scaricare muovendomi. Oggi sono stato seduto tutto il tempo ed ho bevuto in fretta perché mi irritava la visione di Charles con Pierre. Oltretutto ero anche stanco. 
Quando capisco che sto facendo dei ragionamenti ad occhi chiusi e che sono vagamente in me, sento che la mia mano è stretta a qualcosa di caldo e morbido. Apro mezzo occhio e cerco di cosa si tratta. 
Vedendo che è quella di Charles posata distrattamente sul cambio, sorrido felice e la coscienza torna a volare via in una specie di sogno dove io e lui stiamo veramente insieme. 
Forse però è vero. Forse stiamo insieme, ma non ce ne siamo accorti. 
Quando ce ne renderemo conto? 
La coscienza torna quando Charles apre la mia portiera per farmi scendere; mi chiama con gentilezza reggendomi per la spalla per evitare che, aprendo lo sportello, io non crolli giù. 
Lascio ciondolare la testa verso la sua mano ed il suo polso e gli lascio un bacio distratto lì dove arriva la mia bocca. 
Quando apro gli occhi, lui sta sorridendo divertito e tenero insieme.
- Dai, andiamo. - fa poi piano. 
Prendo un respiro e poi scendo. Lascio che chiuda e aspetto che mi dica cosa fare; visto che rimango fermo appoggiato col culo alla macchina, mi riprende la mano e mi tira ed io, anche se instabile e traballante, lo seguo. Mano a mano che cammino dietro di lui, sto sempre meglio e mi pare di tornare. 
Mi viene in mente quando l’ho portato in albergo quella famosa sera a Monza, proprio quella che ricordavamo prima. 
Lui non lo sa, ma ho approfittato di lui lasciandogli un bacio sulle labbra mentre dormiva, perciò spero che anche lui ora approfitterà di me. Anche se lo conosco e so che non lo farà. Specie perché non sa che l’ho fatto, non ricorda niente di quella sera ed io non gliel’ho rivelato come un idiota. Chissà, se l’avessi detto forse mi avrebbe davvero baciato per ricordarlo anche lui. Saremmo già insieme, a quest’ora. Quanto sono stupido? 
- Se incontriamo adesso Daniel siamo pari. - sento la mia voce parlare da sola; appena capisco che cosa ho detto spalanco gli occhi di scatto e lo guardo ansioso, improvvisamente e brevemente lucido. Lui mi guarda e ridacchia scuotendo la testa. Non sembra prendersela, forse dopotutto ho ragione. 
Forse. 
Ma che ne so, con lui non è mai come sembra. 
La coscienza torna poi quando entro in casa, nessuno shock mi fa svegliare, perciò non abbiamo incontrato Daniel. 
Apro gli occhi confuso. Sono seduto sul mio letto, nella mia camera, e lui è accucciato davanti a me e cerca di togliermi le scarpe. 
Quando ci riesce, prima di alzarsi in piedi e proseguire con il procedimento, mi guarda. 
È  qua, mentre ci osserviamo a vicenda da questa posizione particolare, che mi rendo conto che forse mi sbagliavo. 
Forse approfitterà di me, stupendomi come sempre. Forse.”


NOTE: La chiusura fra Charles e Pierre era doverosa, visto che ho approfondito tanto la loro storia. Su Pierre inserirò ogni tanto delle piccole parti sulla sua vita amorosa che si dividerà fra Yuki ed Esteban, mi sembrava carino fare un accenno di side story (che ad un certo punto ho pensato di scriverla per bene, ma al momento non ho ancora fatto nulla). Sui locali di Monte Carlo alzo le mani perché non ho la più pallida idea di come siano, ma ho usato la mia immaginazione in quanto spesso ci sono entrate ed uscite secondarie di servizio/emergenza, usate magari per alcuni vip. Spero non sia tanto irreale. Alla prossima. Baci Akane