64. SPUNTO DI RIFLESSIONE

/Charles/

“Appena sollevo la testa dopo essere riuscito a togliergli le scarpe, la prima cosa su cui i miei occhi si posano sono le sue labbra morbide e rosse, quello inferiore sporge di più come se fosse imbronciato oppure come se mi invitasse a prenderglielo e succhiarlo.
Sembra una ciliegia. 
Ci sono quelli che hanno le labbra oltre che carnose anche rosse di natura, Max è uno di questi. Sarà per via della sua carnagione chiara dove tutto spicca di più, come anche i suoi occhi blu, per esempio. 
Occhi che stanno meravigliosamente con questa maglietta azzurra. È una sfumatura che gli dona incredibilmente ma che non mette spesso, tende a preferire il blu od il grigio. 
Tutto si sospende in questo istante, il mio cervello per primo. Le intenzioni che avevo erano ben chiare fino a poco fa. Farò il bravo e lo aspetterò. 
Però mi sa che mi sono appena perso questa intenzione. Persa da qualche parte nella mia nebbia da cui a volte esco. 
È come guidare in una lunga strada di campagna dove a volte entri nei banchi di nebbia e guidi a caso senza vedere e capire un cazzo, poi ne esci e torni a vedere finché non ci torni dentro. 
Ma adesso ho la sensazione precisa di non esserci dentro da solo, come prima.
Adesso so che lui è qua con me, in questa nebbia, ed è sempre con me anche quando ne esco. 
Prima pensavo di dover fare questo percorso solitario perché altrimenti non sarebbe stato efficace. Adesso capisco che se voglio uscirne devo farmi aiutare. 
Mentre lo guardo accucciato fra le sue gambe con le mani sulle sue ginocchia, resto senza fiato nel capire che è lui quello da cui mi voglio far aiutare, allo stesso modo in cui voglio aiutarlo a mia volta. 
Lo curerò io da suo padre, qualunque cosa gli abbia fatto dalla nascita ad ora, ci penserò io. 
Sorrido dolcemente e mi allungo verso di lui, le mani ancora sulle sue ginocchia, tiro la schiena fino a raggiungere il suo volto, poi chiudo gli occhi e mi abbandono alla paradisiaca sensazione delle sue labbra sulle mie. Le sue morbide, calde e pulsanti che finalmente si aprono meravigliate per quel che sperava io facessi, ma che non osava aspettarsi. 
Mi piace stupirlo, potrei vivere solo per questo. Per stupirlo. 
Trattiene il respiro come lo trattengo io e mentre mi limito ad aderire le labbra alle sue e a prendergli il suo inferiore così bello e a succhiarlo brevemente, proprio come volevo fare prima, il cuore si espande nel mio petto. Comincia a battere così forte da farmi salire un calore potente ed infinito che finisce dietro alle palpebre chiuse. Stringo gli occhi e trattengo l’emozione prima che esca dai miei occhi. 
Se piangessi ora rovinerei tutto e non voglio. 
E poi lui è ubriaco per capire cosa sta succedendo. 
È solo un piccolo regalo. 
Magari poi per ricordarlo entrambi bene, lo rifaremo da lucidi e sarà la scusa che cercavamo per sbloccare la situazione. 
Perché se aspettiamo il momento perfetto, non ci arriveremo mai ed è un peccato sprecare tutto questo tempo, no?
Una piccola spinta ed eccolo il momento perfetto. 
Non vado oltre questo, le sue mani nemmeno raggiungono mai il mio viso, restano ferme ancorate al bordo del letto su cui è seduto, ebete e perso nei fumi dei suoi gin tonic che ormai stanno svanendo senza drammi. 
Mi separo e apriamo entrambi gli occhi, ci guardiamo ed io mi perdo nelle sue iridi a me così care. Sorrido ancora senza il minimo segno di agitazione o pentimento. 
Vorrei dirti che sei mio e che non voglio condividerti con niente e nessuno perché sono possessivo da morire, ma per questo ci sarà tempo. 
- E questo? - chiede piano e roco. Certo che se mi parli così con la tua voce che è sempre il mio punto debole, così forse il mio francese è il tuo, non andrò tanto lontano.
Non saltargli addosso, Charles. Non ribaltarlo sul letto. 
- Uno spunto di riflessione. - mormoro quindi con aria furba e sicura. Lui piega le labbra in un sorriso soddisfatto e annuisce. Si sarà dato le spiegazioni che sarà riuscito a darsi, non ha importanza. 
Ora che c’è un precedente reale di cui entrambi siamo a conoscenza–perché anche se poco lucido è comunque abbastanza in sé, ormai–sarà più facile arrivare a quel passo. 
Avevo giurato di aspettare che fossi tu a prendere l’iniziativa, perché dovevi essere pronto visto quanto ti avevo fatto soffrire, ma sono il solito prevaricatore egoista che vuole guidare e comandare. Non ci posso fare nulla. 
- Il prossimo spetta a te. - aggiungo sperando che se lo ricordi quando sarà in sé del tutto. 
Max sorride di più, ma sa che non è adesso quel ‘prossimo che spetta a lui’. Anche se è in bilico fra il mondo dei sogni e questo, lui lo sa. 
Chiude gli occhi con un che di vittorioso e stanco insieme, come se avesse resistito con tutto sé stesso anche se era a pezzi ed ora che c’è, può rilassarsi. 
Max inizia a barcollare e capendo che sta per cadere in avanti, mi alzo e lo prendo per le spalle accompagnandolo sul letto. Lo stendo e lui alza da solo le gambe come ha fatto automaticamente tutto ciò che gli suggerivo dal locale a qua. Che bravo che sei ad eseguire i miei ordini. Vedi che se scolleghi la coscienza sei dolcemente docile?
Però mi piace di più quando devo combattere con te, perciò sì. Aspetterò proprio che tu torni in te. 
Max si spegne totalmente appena mette la testa sul cuscino, come se avesse esaurito totalmente le energie o se gli avessero tagliato i fili. 
Gli tiro su le coperte che avevo avuto cura di aprirgli e gli carezzo il viso che ormai è il centro dei miei giorni. 
Come girano le cose. 
Mi raddrizzo e lo guardo sorridendo ancora un istante, con lo sguardo poi sorvolo la mensola dove ha appoggiato la famosa lattina di Stella Artois.
Non sono per niente bravo a condividere le mie cose, non lo sono mai stato, ma penso che per il bene di tutti sia meglio che imparo. Specie perché da qui in poi temo che sarà sempre più difficile, per noi, controllarci in pubblico al punto da non sembrare totalmente persi uno per l’altro. 
Lui soprattutto non è per niente bravo, ma mi sa che più mi umanizzo grazie a lui, e più sarà difficile controllarmi in sua presenza. 
Perciò che ben venga Kelly, ci devo far pace perché altrimenti rischio solo di incasinare tutto come mio solito. 
Uscendo chiudo la luce e lascio un ultimo sguardo carezzevole a Max che ormai dorme nel suo letto. 
La vita è così strana, qualunque cosa tu faccia, ti torna sempre indietro.”

/Max/

“La sensazione delle sue labbra sulle mie è così leggera che per un momento penso sia un sogno e che io stia già dormendo perso nella mia sbronza, ma poi il calore mi assale mentre spalanco gli occhi e lo metto a fuoco. 
È il suo viso dai lineamenti delicati che si forma qua a pochi millimetri dal mio, i suoi occhi chiusi, le ciglia lunghe. 
Vorrei toccarlo per esserne sicuro. Essere sicuro che sia davvero lui. Ma le mie mani non si muovono e non rispondono ai miei ordini. Restano ancorate strette al bordo del letto, perché se mi lasciassi ora sono sicuro che cadrei in avanti ed invece di un bell’intreccio di labbra diventerebbe una sonora botta di denti. 
Charles succhia il mio labbro inferiore e chiudo gli occhi abbandonandomi. Se sia realtà o fantasia non so, ma è comunque bello.
Certo è che sto stronzo sa sempre come stupirmi. Non può lasciarmi l’illusione di vincere qualcosa, deve sempre essere lui a decidere cosa fare fra noi e se sa che io mi aspetto una cosa, lui deve per forza fare tutt’altro. 
Fra noi sarà sempre così, ma penso che non vorrei niente di diverso. Sono sicuro che alla fine ce la faremo, nel frattempo mi farà diventare matto. 
Vorrei davvero prendere il sopravvento, aprire la bocca e andargli incontro con la lingua, ma lui sfugge prima che io riesca a riprendermi e si stacca. A questo punto ci guardiamo. Il suo viso torna a prendere forma davanti a me nella sua delicata perfezione. Ogni lineamento del suo viso è semplicemente perfetto e penso solo che se gli piaccio davvero, sono fortunato. Come fa uno come me a piacere ad uno come lui? Cosa gli piacerà mai di me? 
Non ho neanche un po’ della sua bellezza, cos’ho io di bello? Gli occhi, forse? Non è di certo abbastanza. Il mio carattere è sempre una bella merda ed il mio fisico forse è lievemente migliorato da quando faccio un po’ di palestra, ma è sempre niente di decente, niente che qualcuno potrebbe guardare. 
Ma lui mi guarda come se fossi meraviglioso ed ha una tale dolcezza, ora, che penso solo vorrei essere guardato così da lui per sempre. 
- E questo? - chiedo roco. Lui sorride furbo. 
- Uno spunto di riflessione. 
Le sue mani stringono le mie ginocchia su cui appoggia, si è allungato come un gatto sinuoso per raggiungere le mie labbra ed ora che si è staccato vorrei solo riprenderlo. 
Lo vorrei davvero.
- Il prossimo spetta a te. - aggiunge poi piano e suadente. Io sorrido ed annuisco felice. Non penso di esserlo mai stato così tanto, anche se adesso è tutto confuso ed annebbiato perché non sono totalmente lucido. 
Vorrei che quel ‘prossimo’ fosse ora, ma non ce la potrei fare. Non me lo godrei realmente e poi ho bisogno di capire da sobrio cosa significa questo ‘spunto di riflessione’. 
Forse vuole farmi sapere che è ancora qua che mi aspetta e che non ha mollato su di noi. 
In un istante  tante cose si sovrappongono e diventano confuse, ma le forze, improvvisamente, mi mollano e non c’è più niente se non le sue mani che mi afferrano al volo per le spalle impedendomi di crollargli addosso.
La botta d’adrenalina portata dal suo bacio mi ha dato la forza per rimanere ancora un po’ sveglio, ma al tempo stesso mi ha anche dato il colpo di grazia. 
Sono sfinito fra la gara ed il post gara, non so nemmeno che ora sia e quanto io abbia realmente bevuto, per di più male. 
Non ce la faccio proprio più, ma lui mi prende e con sicurezza mi accompagna steso sul letto. La mia testa trova il cuscino e vorrei tenere gli occhi aperti per focalizzarlo ed imprimerlo nella mia testa per sempre.
Charles che si prende cura di me nella mia camera. 
Che bel ricordo. Che bella situazione. 
Posso abbandonarmi senza remore, so che sono al sicuro e che posso fidarmi. 
È la prima volta che mi sento così. Mi sono sempre sentito bene ed al sicuro anche con Daniel, ma era diverso. Era una relazione istintiva ed incosciente che mi divertiva e mi faceva essere me stesso. Era una boccata d’aria, una via di fuga. 
Adesso con Charles è diverso. Sono più consapevole, è qualcosa che non riesco a definire bene, so solo che è diverso. Forse sto cercando di crescere, non saprei. Comunque voglio che questo non sia una parentesi irripetibile. 
Voglio riavere le sue labbra sulle mie. l.e voglio afferrare anche io, succhiare, violare con la lingua. Voglio Charles nudo nel mio letto. Lo voglio per sempre. 
Mentre vago in questi desideri, mi rendo conto che il sonno mi ha preso definitivamente e non ricordo quando se ne è andato. 
Ma voglio ricordare questo piccolo bacio, voglio ricordarlo perché è stato lui a darmelo e non io a rubarglielo mentre dormiva. Voglio ricordarlo, perciò mi ci aggrappo con tutto me stesso, rimanendo lì in quel calore ed in quella morbidezza. 
Comincio ad essere veramente felice. 

Il mattino non è drammatico come lo sono solitamente i mattini post sbronza. Anche se definire ‘mattino’ le 14 del pomeriggio ci vuole un po’ di coraggio. 
Appena metto a fuoco la stanza circostante, le labbra ben disegnate di Charles affiorano immediatamente e mentre loro fanno capolino, anche un bel sorriso si dipinge sulle mie.
È letteralmente la prima volta che mi sveglio sorridendo ebete e felice, non era un sogno, era vero. La cosa migliore è che lo ricordo bene, non l’ho dimenticato trasformandolo in un confuso momento mentale durante una sbronza. 
Charles mi ha accompagnato a casa ed ha approfittato del mio stato per baciarmi. Chissà se pensa di averla passata liscia o se sa che lo ricordo. Magari voleva proprio che mi rimanesse impresso. 
Com’è che ha detto? Uno spunto di riflessione? Il prossimo tocca a me? 
Beh, sarebbe facile così. Ha solo colto al volo l’occasione migliore, io ubriaco sono facile da raggiungere, non ci voleva molto. 
Però voglio vedere cosa fa se non gli vengo dietro.
Non era che avrei deciso io quando sarei stato pronto per noi dopo quanto mi ha fatto patire? 
Bene, non sono ancora pronto. 
Cioè lo sono, ma lui non lo sa. Ci eravamo detti questo da sobri, no? 
Perché deve decidere sempre tutto lui? 
Mi ha baciato e mi ha detto che tocca a me. Non era così. Dovevo essere io a decidere ed io decido che non sono ancora pronto. Voglio vedere che farà. 
Sicuramente ora Charles si aspetta che io lo raggiunga subito e che gli infili la lingua in bocca ponendo fine a questa stupida sospensione fra noi, ma non può andare sempre come stabilisce sua maestà. 
Vediamo se continuo a non far nulla che farà. Mi sedurrà? Mi salterà lui addosso? 
Vediamo che succede a stuzzicarlo e farlo impazzire un po’.
Dopotutto una volta che ci metteremo insieme questo bel gioco di corteggiamento finirà, poi saremo una coppia ed anche se potremo avere alti e bassi e prenderci e lasciarci, ormai saremo comunque due che stanno insieme. 
Il momento migliore è quello precedente all’unione e c’è una sola volta. Voglio approfittarne un po’.
Finora non è stato così. Finora è stato solo difficile, fra noi. Perché lui resisteva con tutto sé stesso a quel che voleva da me ed io non ero mai abbastanza, ha alimentato i miei complessi–e già ne avevo abbastanza di mio. Merita un po’ di tribolazione anche lui, dopotutto. 
Adesso si è arreso, non vuole resistere, non ci sono altre cose più importanti da adempiere, come essere il ragazzo di qualcun altro o uscire dalla depressione o fare un percorso di umanizzazione. 
Adesso non c’è assolutamente nient’altro sopra di me, solo io. Ed io dico che voglio che mi faccia vedere quanto veramente mi desidera e quanto sono importante per lui. 
Prima scappava da ciò che provava, adesso è lì in attesa di poterlo vivere. Beh, caro Charlie. 
Vivilo. 
Fammelo vedere. 
Mi alzo dal letto stiracchiandomi ancora vestito come mi ha messo a letto lui e sorrido guardando le mie scarpe a terra. È lui che me le ha tolte. 
Poi mi sfioro le labbra come un adolescente che ha ricevuto il suo primo bacio e sospiro mentre una frenesia corre sotto la pelle rendendomi incontenibile. 
Vorrei correre, saltare e gridare. 
Cos’è questa sensazione allucinante che mi dà alla testa? È quasi come essere ancora ubriachi senza esserlo. Sono così eccitato che non ho nemmeno i postumi della sbronza come al solito. 
Non vedo l’ora. Questa fase della mia vita sarà la migliore. 
Anche in F1 le cose sembrano andare bene, sto vincendo gare, la macchina sta andando sempre meglio e sento di potermi prendere belle soddisfazioni. 
E poi Charles. Charles che mi insegue e mi corteggia potrebbe essere la cosa più bella della mia intera esistenza. 
Per il domani non mi faccio di domande, va bene così. Si vedrà. È Charles quello che programma tutto e stabilisce percorsi e step che deve seguire, io non ne sono capace. Improvviso e vedo sul momento. 
Non so cosa sarà domani, so solo che oggi voglio farmi rincorrere ancora un pochino. 
Con questa decisione razionale e limpida, mi infilo subito in bagno e dopo aver aperto il rubinetto dell’acqua calda, espleto i miei bisogni sempre con un sorriso ebete ed entusiasta. 
Mi sento un imbecille, ma un imbecille felice. 
Non vedo l’ora di rivederlo.”

/Charles/

“È da quando mi sono svegliato che ignoro tutti e con tutti intendo proprio tutti.
Li ignoro per una ragione ben precisa. Perché mi stanno tutti proponendo di fare cose visto che prima della prossima gara abbiamo una settimana di pausa e di solito approfitto sempre per organizzare e fare cose. 
Cose che quest’anno sono ancora piene di limitazioni e divieti, ma a parte questo basta saperlo come fare, ma si può.
Tuttavia io eludo abilmente messaggi e chiamate per non dire cosa farò e che programmi ho. Principalmente perché aspetto la proposta di uno in particolare. Uno nello specifico. 
Insomma, se lo ricorderà ieri che l’ho baciato. Ok, non era un vero bacio, ma le mie dannate labbra si sono romanticamente posate sulle sue. 
Era ubriaco, quindi romanticamente forse non tanto. È stata una paraculata perché di fatto Max era ubriaco ed era facile baciarlo in quelle condizioni, era così docile e quasi addormentato ma fondamentalmente sveglio. La situazione ideale. 
Però era uno spunto di riflessione. Tecnicamente avrei dovuto aspettare che fosse lui a fare la mossa quando sarebbe stato pronto, perciò non avrei dovuto, ma non sono riuscito ad aspettare. Tendo a prevaricare, non ci posso fare nulla. 
Sospiro mentre vago come un’anima in pena per il mio salotto ignorando addirittura il pianoforte, cosa che di solito suono quando sono in casa senza nulla di specifico da fare.
Vago e fingo di sistemare il casino che ho, ma in realtà mi limito a prendere una cosa da terra e a spostarla in un altro pavimento perciò non faccio realmente nulla. 
Che poi magari nemmeno lo ricorda. Forse era troppo ubriaco. 
Io per ricordare i dettagli della nostra serata a Monza ho dovuto annusare il suo profumo e così mi è tornato tutto in testa, anche se lui non lo sa e non deve saperlo. Così è più divertente. 
Vuoi che non ricordi che l’ho baciato e che gli ho detto che il prossimo tocca a lui?
C’è la possibilità, in effetti. 
Guardo il telefono praticamente di continuo.
Lo apro, vedo che non ci sono messaggi da parte sua, ignoro tutti gli altri e lo chiudo mettendolo giù. 
Vado in cucina, bevo un bicchiere di tè freddo dal frigo, torno in salotto, recupero il telefono e lo riapro per vedere che è ancora con gli stessi messaggi di prima. Max non mi caga. 
È in coma? Andiamo, siamo nel pomeriggio ormai. Io sto sprecando la mia preziosissima giornata libera in attesa che il signorino si palesi a casa mia e mi infili la sua dannata lingua in bocca, come osa? Mi sono lavato di tutto punto come dovessi uscire, anche se mi sono rimesso qualcosa di comodo addosso. Non intendo uscire prima che sia lui a venire da me e riprendere il discorso. 
‘Tocca a te’ non significa ‘quando vuoi’ ma nel più breve tempo possibile.
Ovvero oggi. 
Andiamo, brutto stronzo maledetto! 
Vieni qua. Scrivimi! 
Esco sul terrazzo e mi affaccio a guardare giù verso la strada, guardo in particolare la direzione da cui dovrebbe arrivare, c’è il solito via vai frenetico del lunedì mattina, ma lui niente. Conosco tutte le sue macchine. Passano tutte, ma lui non viene. 
Dovrei scrivergli io.
Potrei chiedergli se è vivo. Insomma, l’ho depositato in camera che era ubriaco, potrebbe essere mio dovere vedere se è vivo. 
Con la frenesia alle stelle torno a recuperare il telefono e apro la sua chat con l’intenzione di scrivergli, ma poi mi fermo.
Che diavolo gli scrivo?
Sei vivo? 
Beh sì, cos’altro dovrei scrivergli?
Quando ti decidi a raggiungermi? 
Sono a casa e ti aspetto, coglione! 
No, poi quello per farmi dispetto non viene. Deve essere lui a decidere, gli ho lasciato a lui la palla. Insomma, teoricamente. Poi in pratica sono sempre io che decido, lo sappiamo tutti che è così. 
Cosa diavolo aspetta? 
Va bene, fingiamo che sia ancora lui a decidere. Gliel’ho detto due volte. Dopo la prima l’ho baciato io comunque, ma non era un vero bacio. Era uno spunto di riflessione. Un piccolo calcio in culo. Che evidentemente non è stato recepito. Ne ha bisogno di altri?
Ok Charles, calmati. Sono passate poche ore. Sono le quattro del pomeriggio, insomma, dagli tregua. 
Sei asfissiante. 
Alla fine glielo scrivo, ma per fortuna mi trattengo. 
‘Sei vivo?’ 
Mi sembra un messaggio normale tutto considerato. 
Tutto cosa? Beh, tutto. 
Se dorme non risponde subito, se è sveglio mi aspetto che lo faccia. 
Potrebbe chiedermi di raccontargli di ieri sera che non ricorda. Io sarei schifosamente sincero e gli direi anche del mio bacio, così sì che dovrebbe ridarmelo per ricordarlo. 
È un idiota, comunque. Aveva l’occasione perfetta, quel giorno. 
‘Tutto bene, grazie. Mi sono svegliato da un’oretta, ma sto bene. Tu?’
Guardo il suo messaggio che mi ha fatto venire uno stupido batticuore. Lo leggo e lo rileggo incredulo. 
E questo che diavolo sarebbe? 
Mi prende per il culo? 
Mi risponde normale come niente fosse? 
Cioè davvero non ricordi e non hai dubbi? Non ti sembra strano che io ti chieda come stai? Andiamo Max, il tuo cervello è davvero così vuoto? 
Adesso lo uccido. Lo fa apposta, lo conosco e so che lo fa apposta. Sicuro sicuro. 
Adesso vede. Adesso vede ben con chi può giocare! 
So che ti ricordi di noi e che sai ora tocca a te. È ovvio che con ‘tocca a te’ intendevo oggi da sobri. Oggi è arrivato e guarda caso siamo sobri. 
Muovi il culo e vieni qua! 
Sto per scrivergli questo, ma poi mi fermo. 
Dai Charles, riprenditi.
Gli hai detto che l’avresti aspettato quando sarebbe stato pronto, poi qualche mese dopo l’hai baciato e per sentirti a posto gli hai ribadito che toccava comunque a lui. 
Devi lasciargli fare come diavolo gli pare, no? 
Sospiro ed alzo gli occhi al cielo. 
E va bene, fa come vuoi, vedrai se poi non te ne penti di giocare troppo. 
‘Bene, grazie.’
Freddo, glaciale, artico, siderale. 
Poi dopo questa risposta secca, apro la chat dei miei amici e organizzo qualcosa rispondendo alle mille domande su cosa facevamo questa settimana. 
Molti di loro lavorano, ma non tutti. Quelli che sono liberi vengono presto coinvolti con la mia uscita in barca. Ho preso un piccolo yacht, niente di impegnativo, e l’ho chiamato Monza, ma con tutto quel che è successo poi l’anno scorso praticamente non l’ho quasi usato per nulla, poi è venuto il cazzo di inverno ed adesso che le giornate sono splendide, siamo a maggio e guarda caso vivo sul mare, non c’è niente che mi impedisca di uscire e divertirmi.
Max si impicchi! 
E verrà pure Charlotte. E mi farò vedere in modo che le nostre foto girino e lui si mangerà le mani.
Lui che non ha molto da invidiarmi con Kelly, anzi. 
Oh al diavolo. 
Ti vuoi muovere, maledetto stronzo?”


NOTE: Charles possessivo e vendicativo è uno spettacolo. L’ho sempre immaginato così, perché in realtà lui non è buono, dolce e remissivo, lo dimostra come ha sempre tenuto testa al peggiore Max dei primi tempi. Questa parte dove si sfidano a saltarsi addosso, mi ha divertito molto a scriverla e sono contenta che sia arrivata. Alla prossima. Baci Akane