66. SEXY E BASTARDO, FRAGILE E BELLO
“Se non ci fossero loro, onestamente, la mia lingua gliela infilerei in bocca questa volta.
Charles che ci prova con me apertamente è intossicante.
Tutte le nostre volte precedenti non sono paragonabili a questo, perché di fatto ero sempre io che lo tormentavo per spingerlo fra le mie braccia, ma adesso che ha fatto pace con sé stesso ed ha deciso di buttarsi su di me, è tutto dannatamente bello.
Solo che ora che sono io a voler giocare con lui, non è facile per un cazzo.
Insomma, a questo genere di cose è molto più bravo lui di me, ma ci voglio riuscire lo stesso, dannazione!
Stiamo un po’ insieme agli altri 4 idioti che potevano levarsi dalle palle, ridiamo e scherziamo con loro. Siccome siamo a coppie, sembra che stiamo insieme anche noi, ma non è così ed è fottutamente bello.
Dopo un po’ il–per ora–non ancora mio ragazzo, si stufa e fa per andarsene dicendo che ha fame e vuole andare a cercare del cibo, siccome lui è qua da prima, gli altri dicono che invece vogliono rimanere e non so se lo fanno per permetterci di avere la privacy che prima ci hanno strappano brutalmente via, o se effettivamente vogliono rimanere ancora qua; fatto sta che se ne va ed io dietro a lui.
L’anticamera della piscina è composta da due spogliatoi, uno per uomini ed uno per donne, ed un filtro riparato che separa le due parti: è una zona in comune dove ci sono le docce aperte per sciacquarsi prima di tuffarsi in piscina e poi dopo per togliersi il cloro.
Usciti dalla piscina e arrivati al filtro delle docce aperte, non capisco subito che vuole fare, perciò rimango guardingo indietro finché realizzo quali sono le sue intenzioni. È qua soffoco a stato un’imprecazione.
Non voglio dargli tutta questa soddisfazione, non voglio fargli sapere quanto cazzo mi piace e mi tortura insieme: lo stronzo, senza levarsi il costume–perché non si sa mai visti i precedenti di poco fa–si infila la mano dentro e si fa scendere l’acqua del getto direttamente lì. Poi si strofina per levarsi tutto quell’infinità di cloro che gli dà chissà quanto fastidio; deve essere il doppio di quello che c’è su di me visto quanto sta a passarsi la mano lì sul cazzo che non mi fa vedere, ma che so perfettamente c’è e soprattutto com’è.
Charles si sta facendo una sega e la consapevolezza di cosa fa proprio davanti a me senza farmi vedere direttamente, mi irrita da matti. Specie perché mi fissa insistentemente e, anzi, mi mangia con gli occhi come se fossi un cioccolatino prelibato di quelli che ama tanto. Non mi sono mai sentito bello e non mi ci sento ora, ma qua, davanti a lui che si fa una sega guardandomi così, mi sento Dio ed è fottutamente bello ed eccitante.
A questo punto tanto vale che me lo mostri, no? Non ti salto addosso nemmeno se ti pieghi in avanti e mi dai il culo, però almeno potresti farmi vedere bene quel che fai lì sotto!
Charles però si lascia il costume addosso che tende a scendere sempre più ad ogni movimento di mano e, con un espressione abbandonata, si succhia il labbro lasciando che l’acqua gli cada addosso dolcemente. Cazzo, è così bello.
Per un istante vedo tutto amplificato ed ingrandito, noto dettagli insignificanti e ridicoli e li vivo come se fossero qualcosa di pazzesco: i capelli bagnati che gli ricadono sul viso, le gocce che percorrono sensuali il suo corpo longilineo e perfetto, il segno del costume che si vede bene e che vorrei leccargli scendendo sul resto dell’inguine ancora coperto, le vene delle braccia che si gonfiano insieme a quelle del basso ventre. Persino i suoi fottuti peli pubici che si vedono mi fanno venire voglia di sesso selvaggio!
Rimango paralizzato mentre non so cosa faccio, ho perso totalmente la connessione, assorbito come sono da lui e da questa visione paradisiaca.
Charles è la persona più fottutamente sensuale e seducente della Terra e solo ora lo capisco. Le altre volte non lo faceva apposta, ma adesso che lo fa è un disastro, per me.
Non resisterò molto.
Il cazzo mi tira dentro al costume tanto che me lo sto per abbassare per risolvermi il casino da solo, ma rumori di passi e chiacchiere dalla piscina al di là della parete che ci divide, rivelano l’arrivo degli altri 4 rompipalle ed imprecando apertamente chiudo l’acqua della doccia sotto cui stavo incantato senza nemmeno rendermene conto. Infine mi giro scappando a gambe levate dentro lo spogliatoio maschile.
La risatina ironica di Charles mi accompagna. Sei uno stronzo. Lo so che me la sono cercata, ma sei uno stronzo lo stesso.
Gli altri commentano prevedibilmente scherzando di darci un taglio e andare in camera, ma Charles dopo un po’ mi raggiunge nelle docce normali degli spogliatoi dove mi sono rifugiato in fretta e furia.
Qua sono divise in cinque box aperti dove ognuno si può lavare in modo completo. Io sono dentro uno di questi e quando arriva da questo lato, mi giro a guardarlo trattenendo il fiato: Charles ha solo l’asciugamano alla vita–il costume presumibilmente tolto appena entrato in spogliatoio–ed è tutto deliziosamente e sensualmente bagnato, con le famose goccioline che gli scendono ancora sulla pelle abbronzata; ha un sorrisino così fottutamente malizioso che mi accende in un attimo. Non che mi fossi mai realmente spento.
Quanto cazzo potremmo avere questa volta prima che gli altri vengano a rompere le palle ancora? Beh, non è detto che dopo essersi sciacquati di là vengano anche di qua a farsi la doccia, ma così come lo sto facendo io, e a quanto pare Charles, potrebbero logicamente farlo anche loro. È normale lavarsi dopo la piscina.
Sono nudo. Me lo ricordo solo ora da come Charles mi fissa dalla vita in giù; di nuovo, come prima: come se mi dovesse mangiare, come se fossi buono e succoso.
Avvampo del tutto spontaneamente e lo fisso mentre mi si mette davanti come se dovesse infilarsi nel mio stesso cubicolo per lavarsi: sarebbe ridicolo e rischioso e lui per quanto predatore sia ora, non lo vedo a fare una follia simile. Nonostante le mie teorie, lui si toglie l’asciugamano dalla vita sempre guardandomi ed io, per un momento, soppeso l’idea di perdere questa cazzo di gara e saltargli addosso, limitandomi poi a gridare a quei 4 di non venire di qua prima che noi finiamo.
Ma poi faccio un respiro profondo, raccolgo tutto il mio coraggio e mi giro di spalle iniziando a strofinarmi con il doccia-shampoo dell’erogatore appeso al muro in ognuno dei box.
No dannazione. Non perderò.
Ignoro Charles rimanendo in un ostinato mutismo. Non so cosa faccia, ma lo scopro subito, perché sento che mi raggiunge alle spalle ed inizia a passarmi le mani con il sapone sulla schiena. Mi irrigidisco e trattengo il fiato, un’ondata bollente mi investe ed io nemmeno capisco che sto facendo. Sono in piedi? Sono sotto l’acqua? Mi sto insaponando? Che cazzo faccio?
Che cazzo dovrei fare?
Beh, probabilmente niente visto che di nuovo arriveranno quei rompipalle ad interromperci; perciò decido di non reagire, sebbene una parte di me lo faccia liberamente e totalmente fuori dal mio fottuto controllo.
Le sue mani scivolano sensuali sulla mia zona lombare scaldandomi ulteriormente, una volta lì invece di puntare al mio culo, girano intorno alla vita in una specie di abbraccio da dietro. Il suo torace sulla mia schiena, il suo cazzo adagiato delicatamente fra i miei glutei, io teso come una corda di violino, tanto quanto il mio cazzo qua davanti.
Non respiro, mi appoggio con le mani alle piastrelle qua davanti e lui continua insistente a strofinarmi la pancia in silenzio. Sono pieno di brividi dalla testa ai piedi, sto male e bene insieme, mi sembra di impazzire.
Non sono mai stato così eccitato.
Il suo corpo è completamente contro il mio e lo sento fottutamente bene.
Andrà sotto con le mani? Mi farà una sega? Se lo fa dovrei fermarlo, credo, ma non penso proprio che muoverò un muscolo. Non voglio oppormi, non voglio fermarlo, voglio solo vedere fin dove arriva.
Sospiro pesantemente, le carezze di sapone arrivano sui pettorali, inizia a stringermi i capezzoli fra le dita, se li rigira e questi stronzi sono duri come il mio cazzo. Sparerò a breve e non ricordo perché non dovrei. Perché è una pessima idea?
Lento ma deciso mi sposta prepotentemente sotto il getto della doccia aperta sopra di noi, l’acqua ricade come prima, ma questa volta è calda e ci culla insieme. Lava via il sapone e mentre lo fa la sua bocca è sul mio collo, mi lecca e mi carezza con le labbra e la lingua, le mani scivolano ancora sul torace, sui capezzoli, sul collo, sul basso ventre. Sta andando lì, sull’inguine. Vacci, non fermarti. Prendimelo, sta pulsando da solo, io non mi tocco, non lo farò, ma se lo farai tu morirò e non avrò rimpianti.
Siamo nudi sotto la doccia e mi sta appoggiato addosso, mi abbraccia da dietro, mi lecca il collo. È un sogno? No, da come sono bollente ed eccitato, è una meravigliosa realtà.
Le sue mani continuano ad andare su e giù su di me, il suo cazzo in tiro come il mio ora aderisce al mio culo. Per un momento penso che entrerà. Che sarà lui a scoparmi e non riesco ad immaginare una soluzione migliore. Lo voglio.
È un attimo. Un istante. Non l’ho mai pensato così fra noi il sesso, ma ora, in questo momento, io voglio che sia lui a scoparmi, voglio avere il suo cazzo dentro, lì dove sta strofinando con cura.
Voglio che Charles mi scopi.
Il suo viso spunta dal lato e mi riempie di piccoli baci il collo e la guancia, risale verso la bocca. La apro, annaspo, l’aspetto consapevole, carico di desiderio. Voglio che mi baci e mi scopi.
Volto lieve il capo verso il suo alla ricerca di qualcosa che non dovrei concedergli, ma ormai il mio istinto ha totalmente preso il sopravvento e farò finire questo stupido gioco fra noi. Perderò, pazienza.
Mentre mi sta per baciare, le sue mani scendono finalmente sull’inguine, sta per toccarmi il cazzo, me lo sta per afferrare. Fallo, fallo, ti prego.
Apro la bocca, giro la testa verso la sua, tiro fuori la lingua, lui sta per prenderla nella sua. Sta per succedere tutto nello stesso momento ed è così maledettamente bello.
Abbandonarmi, smettere di lottare, lasciarmi andare. È questo che voglio, improvvisamente me ne rendo conto. Voglio che sia lui a far di me tutto ciò che vuole, voglio che sia lui a farmi impazzire dal piacere e che mi faccia suo quando e come vuole.
Charles mi prende il cazzo nella mano, il suo palmo bollente si chiude sul mio. È il paradiso. La sua bocca avvolge la punta della mia lingua e la succhia.
È un brevissimo assaggio, ma solo questo perché proprio mentre stiamo per approfondire, la porta dall’altro lato sbatte con un gran frastuono e per l’ennesima volta impreco mentre Charles sfila via veloce come un lampo, lasciandomi qua appoggiato alle piastrelle del box della doccia, da solo sotto l’acqua e con un cazzo talmente tanto in tiro che a momenti scoppia.
- Ragazzi, se non avete finito peggio per voi! Vi abbiamo anche dato tempo, eh? - esclama Alex sottolineando che hanno anche aspettato a fare il loro ingresso trionfale di merda.
- Non potete farlo qua. Se viene qualcun altro? - ci fa notare George con sensatezza ed una calma che è tale solo perché non vede la mia faccia feroce. Immagino stia guardando quella imbarazzata di Charles.
- Sì, esistono le camere, sapete? Sono anche belle comode. - Carlos rincara con logica ed ironia.
- Oh per me non ci sono problemi, potete continuare... - Lando invece è sempre Lando e mentre lo dice, spunta da questo lato di corsa per vedere che fine ho fatto. - Oh, ma avete finito? Ma dai! - appena mi vede spuntare dal mio box, dopo aver chiuso l’acqua, lo disintegro con lo sguardo ma ovviamente non gli fa l’effetto che dovrebbe e abbassa subito gli occhi furbi su ciò che di me in questo momento si nota di più.
- Wow, Max, sei proprio... - ma poi realizza con shock. Perché perfino un mentecatto ci arriverebbe, ora. - Aspetta, vi abbiamo interrotto sul più bello? Oddio Max, mi dispiace! Eravamo convinti che due minuti fossero più che sufficienti! Ma siete così duraturi?
Visto che non smette di sparare cagate dalla bocca, prendo l’asciugamano con cui dovevo coprirmi e glielo tiro in faccia spingendolo malamente mentre gli passo accanto. Lui non sembra prendersela e me lo restituisce tirandomelo dietro di rimando.
Normalmente riderei e farei qualche battuta, ma ora come ora vorrei solo uccidere tutti e sbattere Charles su una qualsiasi superficie e obbligarlo a proseguire. Mentre ci penso e mi asciugo, mio malgrado, lancio un’occhiata assassina a Sua Maestà poco distante da me che, con aria furba e maliziosa, si veste a sua volta come niente fosse. Forse nemmeno turbato dall’interruzione, ma godendone come una cosa con un tempismo perfetto che gli ha evitato di perdere la sfida.
Fottiti, bastardo adorabilmente sexy!
Mi farò scopare da te, è deciso!
Ma voglio che mi ricorri e che ci provi con me ancora un pochino, quello che mi hai appena fatto mi ha acceso un paio di idee... chissà quante altre cose puoi inventarti per sedurmi? Ne voglio godere un po’!”
/Charles/
“Ti voglio proprio sfidare a rimanere buono e passivo, caro Max. Proprio tu che ami attaccare e che sei l’impaziente per eccellenza. Cosa ti succede?
Pensavo che ti saresti girato subito e mi avresti messo la lingua in bocca, ero convinto che l’avresti fatto.
Per tutto il resto dei giorni che seguono fra questo ed il prossimo GP, non faccio che pensarci e fatico davvero molto a non farla finita ed infilarmi in camera sua, spogliarmi, abbracciarlo e baciarlo per primo.
Però in piscina a Baku, o meglio nello spogliatoio, è successo qualcosa.
È proprio successo qualcosa di diverso dal nostro solito gioco di seduzione.
Lui era lì e c’è stato un momento in cui avrebbe potuto girarsi e baciarmi e farla finita e, conoscendolo come credevo di conoscerlo, ero convinto di essere arrivato al suo ‘punto di rottura’. Però è rimasto lì a farsi fare di tutto. Così meravigliosamente abbandonato a me.
In quel momento ho sentito di potergli fare qualsiasi cosa che ci sarebbe stato, avrebbe accettato di tutto. Anche avermi dentro.
Per quando assurdo, sono sicuro che sia così.
Lo potevo scopare, mi si sarebbe dato senza ribellarsi e forse lo voleva pure.
Mi si è appoggiato addosso mentre me lo abbracciavo da dietro e lasciava che la mia bocca e le mie mani gli facessero di tutto. Se non fossero arrivati loro glielo avrei messo dentro senza passare per quel bacio.
Ma ci hanno fermato ed ora voglio capire se è vero.
Max è cambiato nei miei confronti, cambiato in un modo che non riesco ad afferrare bene, così dopo averci rimuginato ho deciso di riprovarci e vedere ancora una volta cosa fa.
Questa volta approfitto del briefing del venerdì sera, in questo GP di Francia. Dopo le consuete prove libere e le varie cose che si susseguono, quei minuti dedicati al briefing sono un prezioso alleato. A volte queste noiose riunioni sono inutili, altre utili e non sono tutte della stessa lunghezza perché dipende sempre se ci sono cose di cui discutere e quanto ci prendono via. A volte ci sono litigi e discussioni, altre solo domande, chiarimenti o specifiche.
In questo periodo ogni volta c’è un nuovo regolamento introdotto per via del covid, anche se finalmente le cose vanno via via migliorando leggermente.
Dobbiamo sempre tenere le mascherine, ma siamo sempre in tanti messi insieme e se ti metti in posizioni strategiche, puoi fare un po’ quel che vuoi.
Basta stare buoni, no? Lasciare che siano gli altri a parlare, a fare domande o rispondere a quesiti e chiedere chiarimenti su cosa si può o no.
Spero che oggi ci siano noiosissime cose da conoscere perché con estrema abilità mi sono seduto in parte con Max, non in fondo perché là dietro c’è sempre qualcuno in piedi che potrebbe vedere troppo facilmente e nemmeno in prima fila, chiaramente. Ma se ci si mette di lato e nel mezzo, è perfetto perché nessuno vede di qua. Tutti guardano davanti la persona che presiede il briefing ed eventualmente chi parla fra di noi, ma spero che nessuno di quelli qua vicino osi emettere un suono.
Comunque non perdo tempo, so che queste riunioni possono essere corte, più corte di quel che oggi desidero.
Seduto vicino a Max, il mio piede corre immediatamente a toccare volontariamente il suo in una di quelle che ormai è diventata ‘la nostra cosa’. Da quando gli ho ballato davanti in quel locale a Monza, in qualche modo toccarci coi piedi o con le ginocchia, è la nostra cosa e lo faccio apposta.
Ma non mi limito a toccarlo, passo subito il piede al di là del suo, lo aggancio al mio e lo tiro verso di me. Max sgrana gli occhi costretto a notarmi e mi lancia uno sguardo di sottecchi che è un misto fra il sorpreso e il compiaciuto.
Oh, ma allora ti piace proprio che ci provo con te e ti corteggio, eh?
Ma non è solo questo.
Non è proprio solo questo. C’è dell’altro.
Max rimane con il piede agganciato dal mio e le nostre sedie che ho provveduto premurosamente ad appiccicare fra loro con un’abilità da 007, ci permettono di toccarci facilmente con le gambe e le braccia. Il calore mi percorre all’idea che è lui che aderisce a me e che la sua gamba è intrecciata alla mia così prepotentemente. Faccio un sorrisino divertito e malizioso mentre entrambi fingiamo di essere interessati a ciò che dicono gli altri.
Per un momento mi sento un adolescente fra i banchi di scuola che cercava di farsi i cazzi propri durante la lezione.
È bello. Chissà come saremmo stati se fossimo stati a scuola insieme. Ci saremmo odiati ancora di più o saremmo diventati amici?
A scuola ero un ragazzino che legava facilmente con gli altri, andavo d’accordo con tutti, ma non so come fosse lui. Ricordo che tendeva a stare un po’ per conto suo quando eravamo tutti insieme per le gare.
Il ricordo del Max bambino e cupo mi turba momentaneamente, ripenso a suo padre e a quel discorso fatto a Monaco che abbiamo accantonato, perché non sono cose che puoi forzatamente estrarre da qualcun; ma mentre ci penso nasce la sensazione di essere vicino alla risposta su di lui e su cosa gli sia successo.
Forse c’entra questo in qualche modo.
Il suo bisogno di essere aiutato, qualunque tipo di aiuto necessiti. Perché ne ha, tutti ne abbiamo, io non penso d’aver trovato reali soluzioni, ma solo sistemi per stare meglio e non so se alla fine sono veramente uno psicopatico che simula le emozioni ma si convince di provarle o se per qualcuno, pochi eletti al mondo, riesco davvero a provare qualcosa. Penso sia questa, più sto con Max più ne sono sicuro.
Ma lui? Lui ha bisogno di aiuto, non so perché e non so come, ma ce l’ha e non ha mai osato chiederlo. Mi ha solo vagamente fatto capire che ne ha bisogno, ma poi non abbiamo più approfondito niente.
E poi questo suo abbandonarsi a me.
Abbiamo sempre detto che entrambi volevamo prevalere uno sull’altro, gestire, comandare, stare sopra. Ma poi là in quel momento, invece di ribellarsi si è abbandonato a me ed era così docile, così dolce, così bello.
La mia mano arriva alla sua nascosta sotto le braccia incrociate. Gli aggancio il dito e lo tiro deciso. Lui sussulta e mi lancia un’altra occhiata di sottecchi, sorpreso del mio gesto meno da maniaco di quel che avrebbe pensato.
Non so che dirti, Max. Sono qua giorno dopo giorno e mi ritrovo così realmente sorpreso da te che non capisco come sia possibile. Ci conosciamo da una vita, eppure... eppure con te sembra sempre tutto nuovo.
Stai male? Da quanto tempo stai male? E di cosa hai bisogno? Di cosa hai realmente bisogno? Perché non me lo chiedi? Vorrei così tanto dartelo, come a Baku in piscina. Volevi così tanto che fossi io a prenderti e farti mio, perché non me l’hai chiesto e basta?
L’avrei fatto subito. Ti avrei trascinato in camera e ti avrei fatto mio. Invece no, tu non chiedi. Non osi o non vuoi o non riesci, ma non chiedi, eppure hai bisogno.
Il tuo dito si aggancia volentieri al mio ed io continuo a tenerlo agganciato come ho fatto col tuo piede. Se uno non guarda bene non lo nota, sembrano solo due dita che si toccano casualmente a causa di due sedie troppo attaccate. Non servirebbe essere così vicini, forse nemmeno potremmo, ma noi lo siamo e le nostre mani si allacciano e le copriamo con le braccia.
Un’ondata di calore e felicità mi invade. Non si ribella, mi stringe meglio. Vuole che sia io. Vuole che sia io a fare di lui ciò che voglio, che sia io a prendermi cura di lui. È questo il suo grido d’aiuto. È questa la sua richiesta.
‘Prenditi cura di me, amami, fammi tuo, rendimi felice, fammi godere. Fammi vedere come si sta bene insieme a qualcuno a cui vuoi un bene da matti.
Perché fin qua non lo sono mai stato ed ho bisogno di sentire questo genere di cose. Rendimi felice.’
Sei bellissimo, Max. Così fragile e bello.
Ed io non voglio che quello stronzo ti turbi mai più, né ti ferisca o ti faccia alcun male in alcun modo. Non si deve avvicinare a te e anche se lo farà, anche se oserà farti ancora male, voglio che tu venga da me e ti rifugi in cerca del benessere che contrasti il suo male.
Ci penserò io, da ora. Finalmente ho capito.
Finalmente TI ho capito.
Aver realizzato com’è e cosa vogliamo entrambi, non mi esime dal provare un’insana sinistra basica eccitazione in questo gioco che c’è fra noi, con lui che finge di scappare da me nonostante invece vuole che gli salti addosso, ed io che lo provoco in tutti i modi per far sì che invece sia lui a darsi una mossa e fare il primo passo.
Non me ne fregherebbe in condizioni normali. Sono sempre stato un tipo da prima mossa, idee chiare e conduzione di qualsiasi gioco. Mi piace dettare le regole, decidere, gestire, ma con lui sto facendo questo enorme sforzo dall’inizio di questo anno proprio perché ho capito quanto male è stato per colpa mia; è il mio modo per fargli capire che mi piace e che non me lo voglio solo scopare una volta e basta. Me lo scoperò tante volte.
Il sesso in ogni caso c’è. È una componente importante.
Che ci posso fare se guardandolo da lontano mentre siamo al ristorante dell’hotel dove siamo finiti contemporaneamente, non a caso ovviamente, ma non nello stesso tavolo, mi eccito pensando a quante cose vorrei fargli dopo?
Cose che non posso fare se il deficiente non si dà una mossa.
I GP vanno avanti così come la stagione più strana dopo quella dell’anno scorso per vari motivi, fra cui che in alcuni circuiti si corre due volte di seguito. E lui è lì passivo a farsi corteggiare e a godere di me che me lo mangio in tutti i modi tranne che nell’unico che vorrei.
Non sono da solo al tavolo, ma approfitto di una conversazione che coinvolge i miei commensali per distrarmi e con estrema facilità uso una delle specialità di questo posto, il würstel, come fosse il suo.
L’ho ordinato di proposito anche se cerco di seguire una dieta più adatta, ma in certi casi posso concedermi qualcosa e anche se così non fosse, avendo Max a qualche tavolo più in là che non mi stacca gli occhi di dosso che fisso di continuo leccandomi le labbra, non potevo farne a meno.
Così come non posso fare a meno di succhiare il würstel come se fosse il suo.
Per un momento perdo il contatto con la realtà e ipnotizzato dal volto allucinato ed eccitante di Max, faccio qualcosa di particolarmente indecente fino a che quel santo di Joris mi dà una gomitata notandomi.
Devo ricordarmi di stare sempre con qualcuno che sa affinché mi copra, perché qua io sto perdendo il mio famosissimo e ferreo controllo.
Ho passato anni a cercare di perderlo ed ora che ho deciso di dedicarmi a Max ecco che non c’è più verso di tenerlo.
Azzanno il würstel mangiandolo in modo normale, ma gli occhi restano fissi su Max che è addirittura arrossito e non riesce a stare fermo sulla sedia, si muove di continuo e sembra un’anima in pena, beve di continuo. Deve avermi immaginato a succhiarglielo davvero.
Beh, caro Maxie, dipende solo da te, sai? Io sono qua e sono dannatamente pronto, ma vedi che se aspetti troppo non resisterò ancora per molto.”
NOTE: Continua questo gioco fra loro che in realtà finisce per rivelare a Charles una parte di Max che nemmeno lui era consapevole di avere. Mentre uno esce sempre più dalla sua nebbia scoprendo un carattere molto forte e deciso che ama comandare, l'altro si rilassa abbandonandosi ad un lato di sé che non vuole più combattere per tutto, ma semplicemente essere preso così com'è. Charles è pronto a farlo. Scusate l'assenza ma sono stata via, adesso riprendo le pubblicazioni più o meno regolari. Alla prossima. Baci Akane