67. 51 G
/Max/
“Mi ucciderà. Io lo so che mi ucciderò.
Come diavolo faccio a concentrarmi su quello che gli altri mi dicono se ho sempre dietro l’angolo lui che flirta con me a distanza, facendo vedere quanto cazzo è sexy e quanto mi vuole?
Come fa, poi, uno così a volere tanto uno come me? Non sono minimamente alla sua altezza sul piano dell’aspetto e del sex appeal.
Insomma, ho altre qualità. So scopare bene, ma lui questo non lo sa, e poi sono simpatico, ed è una qualità di cui vado fiero.
Però lui è proprio attratto da me. Perché?
Mentre ci penso, sono qua a parlare con i ragazzi radunati prima di andare alla solita parata pre gara, siamo ammassati anche se con le mascherine perché non si potrebbe stare così appiccicati, ma i luoghi dove si svolgono le cose sono sempre gli stessi e sono sempre pieni, perciò non abbiamo molta scelta. Le distanze non si possono tenere anche se dovremmo, perciò siamo circondati da un piacevole caos che stordisce.
La conversazione è fitta e divertente; diciamo tutti, chi più chi meno, delle stronzate e mentre qua con me sono tutti presi dalle cazzate di turno, sparate tanto per cambiare da me e Lando, una presenza alle mie spalle mi si appiccica addosso come se non ci fosse altro spazio per muoversi senza strusciarsi. Mi sto giusto per girare e mandare a cagare la persona che sta facendo il polipo, quando una mano osa pure strisciare nel mio culo e mentre aderisce constatando la consistenza dei miei glutei, che guizzano subito sentendo la palpata, mi rendo chiaramente conto che può essere solo uno al mondo. Uno che subito lo prendo, lo ribalto davanti e tutti e me lo trombo in grande stile.
Capendo che è Charles, mi appoggio a lui con nonchalance ringraziando Lando che attira l’attenzione di un gruppo che per fortuna è abbastanza sicuro: anche se uno di questi vedesse noi flirtare, riderebbe e non ne farebbe un problema. Ho comunque il cuore che salta in gola ed il cazzo che subito tira e preme nei pantaloni.
La sua mano risale veloce e abile nella zona lombare e arriva al centro della schiena per poi lasciarmi mentre si affianca a me e saluta fluente e allegro i ragazzi, così come non mi avesse appena molestato davanti ad un sacco di persone.
Gli lancio un’occhiata stralunata e sbieca che è un misto fra il contento, l’eccitato e lo shoccato.
Sei un pazzo! Ci sono cameraman ovunque che riprendono noi piloti. Che diavolo ti viene in mente di fare una cosa simile?
Ma poi la zona degli occhi, l’unica che si vede dalla mascherina, mi ricorda una volta di più quanto lui sia fottutamente bello anche con un sacchetto in testa ed il mio cervello si spegne definitivamente facendo finire in fumo le mie preoccupazioni razionali.
Se a lui non importa di essere beccati, che cazzo vuoi che me ne freghi a me?
Dico qualcosa che nemmeno io stesso so, lui ride con un trasporto che mi colpisce e mi demolisce quasi come ha fatto la sua mano sul mio culo.
È come uno schiaffo. Un bellissimo schiaffo.
Nonostante la mascherina si vedono bene i suoi occhi che ridono. Non come due occhi che ridono in modo normale, ma molto di più di quanto faceva prima. L’anno scorso lo scrutavo con la mascherina addosso perché si notava ancora meglio la sua mancanza d’espressione e di inclinazioni, ma adesso i suoi occhi si sono illuminati in un inequivocabile risata e l’hanno fatto per qualcosa che ho detto io.
È ancora un pochino appannato, però c’è, è questo il punto. Prima non si vedeva, prima non c’era. Adesso c’è una luce e non posso fare a meno di sbrigarmi ad alimentarla aggiungendo un’altra scemenza in modo che Charles rida ancora di più, che non smetta.
Vorrei togliergli la cazzo di mascherina per guardarlo meglio, ma non posso. Troppa gente. Troppa dannata gente.
Ma io questa cazzo di mascherina mentre ride gliela devo togliere: voglio vedere il suo sorriso, voglio vedere com’è se sono io a provocarlo, perché è da qualche anno che è diventato la mia ossessione e vorrei solo trascinarlo in un angolo e abbassargli la mascherina, fare una stupida battuta e vedere il suo splendido viso illuminato per me. Quanto lontano siamo dalla luce che vorrei regalargli?
Ma ci richiamano fuori e tutto passa, noi ci sgrovigliamo ed usciamo dalla stanza del raduno riversandoci fuori verso il solito mezzo che ci trasporterà in giro per la pista per la parata.
Rivorrei anche la tua mano nel mio culo.
Mentre ci avviamo, ci affianchiamo per questa breve distanza da ricoprire e lo guardo divertito, malizioso e comunicativo.
- Sai, mi chiedevo giusto cosa ci fosse in me che ti piacesse tanto.
Non l’ho pensata prima, se l’avessi fatto non l’avrei detta. Gli occhi di Charles si fanno più seri e colpiti dal reale significato delle mie parole, ma immediatamente rimedio aggiungendo il resto.
- Il mio culo è la risposta?
Così Charles coglie l’assist e accetta lo scambio come voglio che sia. Flirta con me a parole cercando di non farsi sentire dagli altri qua intorno e va bene così.
- Come se non sapessi che è il tuo punto forte! - esclama lui ironico. Io mi faccio vicino aspettando di poter salire gli scalini del mezzo.
- Come faccio a saperlo? Mica me lo guardo!
- Ma te lo stringi in quei dannati jeans per bene!
Sentendo che apprezza realmente e non per finta, e capendo che apprezza il mio abbigliamento che non ho mai indossato con quell’intenzione, ma semplicemente perché mi piacevano i jeans aderenti, mi sento di nuovo al settimo cielo.
Lo faccio salire prima di me come fosse una principessa e qua ho la consapevolezza cristallina che farò un’altra splendida gara.
Oggi c’è un caldo micidiale qua a Silverstone, perciò si presuppone niente incidenti facili portati dalla pioggia, però non significa che si può calare la guardia. Quest’anno pare che ce la vediamo io e Lewis per il mondiale e contando che era il mio eroe da adolescente e che poi ci ho pure fantasticato sessualmente su una volta, al risveglio dei miei ormoni, ho solo un sacco di ragioni per essere entusiasta ed agguerrito.
Quest’anno le cose stanno andando finalmente bene ed ho molti motivi per essere contento. Anche se puntualmente mio padre anche in questa gara è arrivato a rompermi le palle. La sua presenza sia ieri che oggi a tratti mi ha innervosito specie per le cose che dice, ma poi è arrivato Charles; sia ieri prima della Sprint a cui mio padre ha assistito dal box, sia oggi a cui il suo prezioso consiglio del cazzo non poteva mancare; per fortuna che la mano di Charles sul mio culo mi ha rilassato, come per magia.
Ormai sono piuttosto abile a farmi scivolare mio padre di dosso, però non è sempre facile. Ma quest’anno non voglio farmi turbare da lui, i miei nervi devono rimanere sempre saldi e grazie all’eccitazione delle gare con Lewis e alla corte serrata di Charles, mi sento così bene come penso di non esserlo mai stato.
Sono felice, mi aspetta un’altra gara superlativa. Vincerò. Me lo sento. Devo vincere, perché se non lo farò io, sarà Lewis e viste le dichiarazione che sta facendo su di me, sul fatto che con me guida sempre in modo diverso rispetto a quando lo fa con chiunque altro pilota e che questa cosa lo scoccia perché non è giusto, voglio dimostrargli che è proprio questa la mia forza.
Io e lui fin qua ci stiamo praticamente sempre alternando sul podio più alto ed è fottutamente esaltante farlo con lui, il miglior pilota al mondo.
Mio padre ha fatto di tutto per tirarmi su con questa guida aggressiva e al limite che impedisce a qualsiasi avversario di gareggiare con me, è un sistema su cui ha lavorato molto con tanti pugni e punizioni. Non devo mandare a puttane la mia gara, ma devo fare in modo che contro di me non ci sia spazio per nessuno.
Questo modo di fare Charles lo definisce incapacità di guida o guida sporca, però ognuno è convinto delle sue. Anche se devo dire che dopo quella famosa gara del 2019, proprio a Silverstone, quando lui ha guidato imitandomi di proposito, accompagnandomi dolcemente fuori pista e rovinandomi la gara, ho smesso di farlo contro di lui e mi sforzo di essere corretto. Anche se a volte non è facile perché quello stile pericoloso e al limite ce l’ho ormai nel DNA.
Charles è comunque il solo che mi fa cambiare leggermente stile di guida, anche se lui non lo nota forse, ma lo noto io visto che non ci scontriamo più se siamo ruota a ruota, ed è così perché per me lui non è come gli altri. In qualche modo mi ha sempre influenzato ed ora che questa storia fra noi sta per decollare, mi rendo conto ancora meglio di come saremo insieme, e non ho più paura né ne sono turbato.
Penso che alla fine siamo chi siamo e le cose vengono da sole, spontanee.
Credo che potrei permettere solo a Charles di influenzarmi e farmi cambiare qualcosa, specie nella guida; solo lui e nessun altro può.
Devo guidare come so fare e me l’ha insegnato mio padre che è sempre pressante su di me. Se facessi eccezioni con tutti e non solo con un pilota, chi lo sentirebbe, poi?
Già prima che mi ha detto coi suoi soliti modi di merda di approfittare del fastidio che Lewis ha nei miei confronti, mi ha irritato. In altre parole devo essere sporco apposta. Non sporco alla guida, o meglio, beh... punti di vista. Charles sostiene di sì, io penso solo di essere aggressivo e al limite, nella mia monoposto.
Ma intendo essere sporco più come fece nel 2016 Rosberg con Lewis che usò mezzi che andavano ben oltre le guide. Approfittò del loro legame d’amicizia, e probabilmente anche di altro genere, per fargli perdere la testa ed innervosirlo. Guidare contro un altro pilota che magari si comporta male con te è un conto, e comunque è una cosa che dà fastidio a tutti; farlo col tuo compagno di vita o migliore amico, distrugge il cervello ed è così che si finisce poi per non guidare in modo lucido.
Quell’anno è andata così, è risaputo da tutti, specie dai piloti che c’erano, fra i quali io.
Mio padre mi dice di sfruttare queste debolezze emotive di Lewis, me lo ripete da un paio di gare. A Lewis dà fastidio il mio modo estremo di guidare, perché con me non può fare alla stessa maniera che fa con gli altri e non gli piace, perciò se io continuo a stuzzicarlo proprio con questo genere di guida, facendolo magari anche apposta, lui poi si innervosisce e finisce per perdere la sua perfezione in pista.
Lewis è un pilota pressoché impeccabile, non fa mai errori, ma mette sempre la propria sicurezza e quella degli altri piloti al primo posto. Fra il superare qualcuno rischiando incidenti e l’uscirne indenne metterà sempre quest’ultima sopra, recuperando magari dopo nel proseguo della gara. Ma se lo innervosisco sempre più, finirà per guidare ogni volta male contro di me e in questo modo io potrò approfittarne.
Sono le litanie che mi ripete mio padre da un paio di settimane. Da un lato ha ragione, dall’altro se Lewis fosse Charles non lo farei mai. Non ci sarebbero santi a tenermi. Perché lo perderei e non potrei sopportarlo.
Charles mi ha cambiato ma solo nei suoi confronti.
Comunque questa è una gara importante a prescindere da tutto, perciò Max, oggi si vince. Senza Se e senza Ma.
Fermo nell’abitacolo davanti a tutti, ripenso al saluto che ci siamo scambiati io e Lewis ieri quando ho vinto la Sprint sopra di lui, è stata una bella gara anche se tutti odiamo le Sprint. Comunque ho vinto ed è sicuramente una buona cosa visto che quest’anno sono settato sulla vittoria del mondiale. Quest’anno me lo sento.
È emozionante correre contro quello che prima di approdare in F1 era il mio eroe di pista, ma ora è il mio rivale e siamo vicini, gli sono davanti ma di poco perché è praticamente accanto a me e lui le partenze non le sbaglia mai, perciò devo essere eccezionale e non guardare in faccia alcun eroe, ma solo un rivale.
Penso a mio padre e al fastidio che mi incute ogni volta e ritengo di trovare la giusta motivazione.
Vincere ad ogni costo. È questo che sono io. Gli altri intorno a me non esistono.
I motori ruggiscono, i semafori si accendono, è tutto un caos vibrante ovunque, c’è anche una puzza soffocante di gas, ma poi i semafori si spengono e tutto finisce per un secondo. Un solo secondo.
Quello dopo c’è l’esplosione e si parte al massimo, non c’è più niente nella mia testa, solo la rabbia e la furia che mi contraddistinguono. Non sentirò mio padre rimproverarmi deluso per l’ennesima cazzata che ho fatto, gli chiuderò la dannata bocca una volta per tutte.
Non sono stato tempo e soldi persi.
‘Se ne sei capace prova a battere il migliore.’
Ha detto così quando ha visto le qualifiche.
Io sono il migliore e ne sono capace. Un giorno mi dirai questo.
‘Sei il migliore Max, ma lo sapevo.’
Però per ora posso solo correre per questo. Per sentirglielo dire e chiudergli poi la sua dannatissima boccaccia.
E corro. Corro proprio così, alla ricerca di un demonio da battere, un demonio che per un istante, mentre stiamo facendo il primo giro, penso sia Lewis che mi sta superando. No, cazzo, non mi supererai. Accelero e faccio per tenere la posizione ma in questo, alla velocità folle a cui andiamo entrambi, tutto esplode ed è un solo istante.
So che il contatto c’è solo perché mi ritrovo a schizzare a 300 chilometri orari contro le barriere a lato della strada, altrimenti non me ne renderei quasi conto.
Le nostre gomme si toccano e subito dopo lo vedo sfrecciare a fottermi la posizione, mentre la mia cazzo di gomma rotola lontano dalla mia macchina e lo schianto è così fottutamente veloce e fottutamene forte che non capisco un cazzo.
C’è solo un momento in cui mi sembra che dopo aver accelerato come un pazzo, dopo che tutto andava ad una velocità folle, finalmente si blocca e penso ‘meno male, mi sono fermato’.
Poi, pochissimo dopo, mentre torno in me ancora frastornato, confuso, vibrante e col corpo ancora carico di adrenalina che mi impedisce di sentire realmente qualcosa, capisco che sono dentro un catorcio distrutto e che io sono vivo.
Puttana troia, Lewis mi ha buttato fuori pista!
Maledetto bastardo!
Questa me la paghi.”
/Charles/
“Non ero tanto indietro, ma quando ci sono velocemente passato davanti il botto era già avvenuto e mentre arrivava la notizia prima della bandiera gialla e poi di quella rossa, ho solo capito che quella macchina distrutta contro le barriere era quella di Max. In un primo momento non mi preoccupo perché non ho potuto vedere molto e dopotutto sono incidenti di pista. Sono normali.
Non volevo pensare a Jules, ma sono lieto che dopo il suo incidente, quando se ne verificano di più grossi od impegnativi, fermano la gara invece che continuare a tenere le altre macchine in pista come degli idioti.
Andando ai box, chiedo in radio qualche dettaglio e mi comunicano che Max ha avuto la peggio in un contatto con Lewis, il quale, invece, è rimasto in gara.
Chiedo come sta Max, ma dicono che non hanno ancora notizie dettagliate, anche se l’hanno visto uscire sulle sue gambe, perciò pensiamo stia bene in generale.
Nel nostro lavoro sono cose che metti in conto. Incidenti e problemi di gara sono il nostro pane, io stesso ne ho avuto uno brutto qualche anno fa ed è andata bene.
Eppure anche se me lo ripeto in attesa che arrivino altre notizie e che si possa ricominciare a correre, so bene che data è oggi.
Cerco di non pensarci mai quando il suo anniversario di morte o quello dell’incidente in Giappone ricade proprio su un GP.
Però anche se non voglio e cerco di impedirmelo, adesso quella consapevolezza mi trapana il cervello con la stessa velocità con cui mi raccontano qualche dettaglio in più sull’incidente.
300 chilometro orari.
Una velocità a cui tutti corriamo sempre, specie in certi punti e momenti della gara.
Jules è morto il 17 luglio, oggi è il 18. Una brutta data. Una data di merda.
Sono già sei anni, Jules.
Ma oggi non ti porterai via nessuno dei miei amici o delle persone a cui tengo.
Horner comunica che Max sta bene in quanto è uscito sulle sue gambe e che lo stanno portando al centro medico del circuito per le visite di routine in questi casi.
Da qui in poi non ci viene detto altro, ma il sollievo che provo è immediato ed enorme. Chiudo gli occhi e prendo dei respiri profondi mentre il tremore sale. È un istante breve, mentre mi sento a dir poco allucinato e nemmeno so come sto realmente.
Ci metto un po’ a ricacciare tutto indietro.
Sta bene, Max sta bene. Lo sapevo, comunque. Non poteva che stare bene. Non è diverso dallo schianto che hanno avuto in tanti, che io stesso ho avuto. Perciò tutto bene. Tutto a posto.
Camminava. Horner ha detto che sta bene. Si fa visitare, sarà incazzato come una bestia, ma sta bene. È tutto ciò che conta. Tutto ciò che mi serve sapere per tornare in me e pensare alla gara.
Non fissarti quel che hai provato prima, Charles. Non fissartelo nel cervello e nell’animo. Mettilo da parte. Pigialo in dentro e dimenticalo perché ora sei tu che andrai a rischiare la vita e non vuoi rivedere di già Jules.
Metti da parte Max e pensa a correre bene.
Sii pragmatico. Pensa alla tua sicurezza. Pensa alla gara. Perfezione, Charles. Solo con la perfezione puoi ottenere tutto ciò che vuoi. E tu vuoi vincere e arrivare vivo al traguardo. Non ci sono altre priorità in questo momento.
A Max pensi dopo. Calmerai la sua rabbia impetuosa e ne approfitterai per bene, magari sarà così fuori di sé che si deciderà anche a baciarti.
La gara riprende e mano a mano che guido, la velocità mi travolge. La velocità e i sorpassi.
Curva dopo curva, come sempre quando sono sulla mia monoposto e col casco calato, vengo totalmente assorbito e non esiste più nient’altro che la gara.
Non esiste al punto che arrivo secondo e nonostante i punti di penalizzazione dati a Lewis per il contatto con Max, lui resta comunque primo per quanto era in vantaggio.
Questo si commenta da solo.
È ancora tutto travolgente, sono secondo, è andata bene, sono felice. Si festeggia, ci si fa i complimenti, si risponde alle interviste e non riesco a riconnettermi ancora col Charles solito, quello che non è pilota. Sono ancora il pilota, un pilota che è sul podio e che è contento per questo, ma ho la sensazione che ci sia qualcosa che mi sfugge, qualcosa che dovrei sapere.
La mano di Lewis mi stringe la spalla mentre me le circonda e si appoggia a me scherzando.
Mi chino per sentire cosa dice.
- Sai, prima ti ho pensato!
Io lo guardo senza capire che diavolo intende, lo vedo su di giri e felice. Beh, lo capisco, ha vinto una gara che è iniziata in modo folle vincendo su un contrasto con Max. Di solito queste cose vanno sempre male per gli altri.
- Ah si?
- Ho capito come ti senti quando gareggi con Max e finisci per fare mosse rischiose anche se sai non dovresti! - lo guardo sgranando gli occhi senza capire subito cosa intenda e lui sempre tenendomi il braccio intorno alle spalle, mi guarda meglio facendosi un po’ più serio anche se sempre contento.
- Mi è tornato in mente quella gara quando hai guidato alla sua maniera per fargli capire che non ti saresti mai tolto in un contrasto con lui. Hai rischiato grosso, ma alla fine è stata una mossa che ha dato frutto e con te non ha più fatto certe cose. È da settimane che ci penso, visto che quest’anno siamo io contro lui e mi fa sempre impazzire il suo modo di guidare. - non è un mistero, l’ha ripetuto spesso nelle conferenze. Forse sperando che Max recepisse il messaggio, ma figurarsi! Più gli dici una cosa, più fa l’opposto per puntiglio! Con lui sono efficaci solo le cattive!
Si riferisce alla gara di Silverstone del 2019.
Il ricordo di quella gara e di come mi sono sentito è vivido nella mia mente e rido capendo ora cosa intende.
- Non ti sei spostato di proposito? - chiedo dunque consapevole che è così perché anche io quella volta l’ho fatto e fu proprio per imitare Max e dargli una lezione.
Lezione che poi a quanto pare ha imparato, visto che dopo non ha più fatto il prepotente con me.
- Con te ha funzionato, magari lo capisce anche con me, no?
A questa speranza di Lewis, rido ironico, per nulla convinto che con lui funzionerà.
Probabilmente ha appena ottenuto l’effetto opposto, ma non glielo posso dire, perché dovrei spiegargli come mai Max alzerebbe il pedale solo con me.
A quanto pare sono speciale solo io.
Durante gli highlights della gara, nella cooldown room prima della cerimonia del podio, vedo le immagini relative sia all’incidente che poi i rottami effettivi della macchina di Max; qua realizzo la vera entità dell’incidente, cosa che non mi era veramente chiara siccome nessuno mi ha poi dato altre informazioni.
Lewis fornisce qualche dettaglio sul momento specifico, dicendo cos’è stato a far partire così la sua macchina che si è fracassata a quel modo per la velocità che si raggiunge nel primo giro ed in quel punto della pista.
Mi chiedo come stia veramente, sarà nel nostro centro medico? Magari potrei passare a trovarlo, se lo facessi non sarà strano, no?
Ci penso per tutta la cerimonia, anche se riesco a festeggiare bene la mia seconda posizione; poi quando torno dietro per cambiarmi, chiedo ad Andrea, che mi ha portato un cambio ed un asciugamano, se ha notizie di Max.
- Da quel che ho capito è stato portato in ospedale per accertamenti e TAC. - fa lui consapevole che glielo avrei chiesto; sicuramente si era informato prima di venire da me. Alla notizia resto un attimo raggelato, investito di inaspettate consapevolezze; molte considerazioni si susseguono veloci nella mia testa mentre mi muovo come un automa portando avanti i miei doveri.
Mi asciugo, mi cambio, vado a fare le interviste con le emittenti e poi alla press, consapevole che non ho scelta, che devo adempiere ai miei doveri di pilota. È questo che devo sforzarmi di essere ancora. Un pilota.
Non ho scelta.
Non posso correre da Max e vedere se sta veramente bene.
Cerco di razionalizzare, fra un fottuto dovere e l’altro.
Razionalizzo e lo faccio molto bene, perché sono il migliore in questo.
Sono controlli di routine quando ci sono scontri di un certo tipo. La sua macchina era a pezzi, si è visto prima nello schermo. Non è detto che stia male, altrimenti la notizia avrebbe circolato subito. Quelle brutte corrono dannatamente, purtroppo. Ne so qualcosa.
Stai calmo, Charles. Non è niente. Sicuramente è solo prudenza. Comunque è uscito camminando, dalla macchina, no? Se camminava non può stare male.
Andando a festeggiare per la conclusione di un’ottima gara per me, guardo verso il garage RedBull vicino a quello Ferrari dove sono per la foto finale di rito. È tutto chiuso, non si vede la macchina o ciò che ne resta, comunque so che è totalmente distrutta nella metà che è andata contro le barriere di gomma. Prima di lasciarmi andare a sorrisi di esultanza, ricordo quel che mi hanno detto in press.
Max ha subito un impatto di 51G laterale.
Vorrei andare da loro a cercare informazioni, chiedere in casi del genere non è strano, è appropriato, molti piloti si interessano in prima persona per i colleghi che hanno subito brutti incidenti, ma ormai ci sono solo quelli addetti alla logistica che sbaraccano, i responsabili che potrebbero sapere qualcosa in più sono già andati via.
Mi rassegno ad andare via dal paddock e mentre lo faccio sospiro incerto scrivendogli ‘come stai?’
Non risponde, anzi il messaggio non viene nemmeno ricevuto. Forse il telefono è spendo. Come posso fare ad avere sue notizie?
Mi muovo come un fantasma verso l’uscita, sentendo che il Charles persona torna in picchiata, mentre il pilota se ne va.
Cammino pensando a lui, con sempre maggiore ossessione. Ben presto lui mi riempie la mente e l’animo, nemmeno ricordo come eravamo d’accordo con Joris ed Andrea. Come facciamo di solito quando finisco sul podio? No, non ci penso, non me lo chiedo. Ho solo Max in testa. Max che è in ospedale per un 51G.
Solo quando sento due voci familiari, la confusione mentale inizia a dipanarsi e mi concentro su di loro come una sorta di ancora di salvezza.
Per un momento mi sembra di annegare, mentre il viso di Jules si sovrappone tragicamente a quello di Max.
Non è la stessa cosa, Charles. Non essere idiota. Lui sta solo facendo una TAC.
- Non so se sai cosa significa 51G! - la voce è quella di Seb e penso che sia retorica la sua domanda perché quando gli occhi mettono a fuoco la sua figura in parte, è a Lewis che sta parlando. Lewis sa benissimo cosa significa 51G.
- Significa 51 volte il suo peso. Tutto su un lato. Non è uno scherzo, sai? Il fatto che sia uscito camminando non significa un cazzo, perché c’è l’adrenalina della gara e dell’incidente.
È col secondo treno che realizzo che sta discutendo con Lewis e non voglio farmi i cazzi loro, ma sentendo che parlavano di Max mi sono avvicinato a loro come le api col miele.
Lewis ha le mani in tasca e sta dritto, zitto a fissarlo con uno sguardo duro senza dire nulla. Seb però non ha bisogno di risposte per proseguire. È un treno lanciato a velocità folle, non credo sia furioso, ma sicuramente è infastidito ed il fatto che lo sia col suo ragazzo, mi colpisce.
- Può avere serie conseguenze da un colpo del genere. Mi stupisce che proprio tu fai l’indifferente!
- Non sono indifferente, Seb, ma ognuno raccoglie ciò che semina.
- Non è uno scherzo guidare in quel modo.
- E lo dici a me? È lui quello che guida sempre così!
- No, lo dico sempre anche a lui, ma sei tu il mio ragazzo. - su ‘ragazzo’ Seb abbassa il tono ed è quasi inudibile. Poi aggiunge: - Ti conosco, ti fai prendere dall’emotività in certi casi e non sei lucido, so che ti sta tornando in mente il 2016 e ti innervosisci diventando poco lucido, ma io voglio che torni sempre da me intero a fine di ogni gara.
- Dipende da lui, Seb. Io mi sono stufato, con lui non alzerò più il pedale, come fa sempre lui stesso! Nessuno mi prenderà più per il culo usando contro di me la mia correttezza in pista e la mia guida pulita!
Lewis è duro mentre risponde e mi fa impressione. Mentre assisto ad una discussione che non comprendo bene, lo shock mi investe a scoppio ritardato ed è attraverso Seb e la sua evidente preoccupazione che si manifesta addirittura con una discussione col suo Lewis, che torno nel panico e la razionalità va del tutto nel cesso!
Max potrebbe stare male. Più male di quel che ci hanno detto.
Mentre me ne rendo conto, mentre la mia coscienza emerge sotto le parole sferzanti e severe di Seb, il terrore mi attanaglia le gambe e sbarro gli occhi, mi paralizzo e perdo totalmente la consistenza di me e del mio corpo.
Non so più chi sono e dove sono, per un momento ogni capacità di provare e mostrare svanisce e torno inghiottito dalla nebbia fitta e gelida da cui ho fatto di tutto, in questi anni, per scappare. Invece sono di nuovo lì.
Lì in quel bianco candido e denso che penetra nei miei polmoni.
Max potrebbe stare male. Potrebbe essere peggio di quel che pensavo. Max sta male.
Jules. Dovrà di nuovo ripetersi tutto? Dovrà davvero ripetersi ogni cosa sempre ad intervalli regolari, ogni volta che mi sembra di esserne uscito arriverà sempre qualcosa a rigettarmi in quel nebbione atroce di apatia, depressione e dolore?
Devo perderli tutti, sempre, sistematicamente?
È così che andrà? È così che sarà sempre la mia vita? Mancanze, perdite, dolore, sofferenza, morti, gente che mi abbandona?
Non vedo più. Non sento più. Perso. Solo. Abbandonato.
Non respiro. Aria. Mi serve aria. Dove sono?
Mentre sono nell’ansia e nell’angoscia, due mani mi afferrano salde e forti e mi scuoto, lo fanno più volte e così forte che lo sguardo torna nitido e visualizzo due occhi blu.
- Max? - per un momento assurdo penso sia lui, ma poi il resto del viso di Seb preoccupato si forma innanzi a me e capisco, e ricordo.
Mi guardo frastornato intorno e vedo che Seb è rimasto qua con me, mentre Lewis deve essersene andato.
Hanno litigato per Max?
- Charles, che succede? - sento la sua domanda e con fatica cerco di rispondere mentre mi rendo conto che sono ancora al parcheggio riservato e che me ne stavo per andare.
- Max... non avevo capito che stava male... - la mia voce parla a stento e mi arriva lontana, ma a questo punto Seb, come se capisse e forse è effettivamente così, mi circonda deciso le spalle col braccio e mi trascina letteralmente via, non so nemmeno dove.
- Andiamo.
Forse chiedo dove e lui, con ovvietà, raggiungendo la macchina noleggiata, risponde: - Da Max, ovviamente.
Appena lo sento è come se qualcosa iniziasse ad andare meglio, il calore lentamente torna nelle mie gambe e mi muovo autonomamente appresso a Seb a cui mi aggrappo fidandomi ciecamente in questo momento di dispersione.
Lui sa cosa fare, seguirò lui.
Jules, non ti porterai via Max. Ti prego, non fare scherzi.
Non ce la farei. A questo non reggerei proprio.”
NOTE: la gara in questione è la famosa di Silverstone del 2021, quando effettivamente c’è stato quel contatto fra Max e Lewis che ha fatto finire Max contro le barriere e subire il 51 G ed in seguito in ospedale per accertamenti.
Quell’anno fra i due c’era un’accesa rivalità che ad un certo punto è diventata insana, per fortuna poi è passato tutto, ma il 2021 è storia. Lewis nelle interviste di quella stagione ripeteva spesso che con Max correva in modo diverso, che doveva sempre avere riguardi ed alzare il pedale, consapevole che altrimenti avrebbe rischiato di danneggiarsi. Finché è arrivato a dire che non l’avrebbe più fatto ed ecco che gli incidenti poi sono arrivati. È comunque vero che fra loro quell’anno la tensione è andata alle stelle gara dopo gara, perciò entrambi hanno fatto e detto cose discutibili e non erano lucidi uno con l’altro.
Io poi ho romanzato inserendoci i problemi col padre di Max che l’hanno istigato ad esagerare (anche se nella realtà probabilmente è semplicemente lui fatto così) e un eccessivo fastidio da parte di Lewis che gli ha ricordato i dolorosi trascorsi del 2016 con Rosberg su cui è sensibile (per quanto vero, penso che in quella stagione lui abbia semplicemente tirato fuori il suo spiccato senso competitivo. In altre parole si sa che è ossessionato dalla vittoria, anche se il fatto che è sempre educato trae in inganno circa il suo vero carattere).
Ho romanzato e drammatizzato come faccio sempre anche la parte di Charles, aumentando la sua preoccupazione per Max e collegando l’anniversario di morte di Jules (le cui date coincidono realmente).
Seb è il mio angelo custode che di tanto in tanto devo inserire con qualche ruolo che forse non ha avuto nella realtà, ma il mio amore per lui resterà sempre fortissimo. Mi piaceva l’idea che fosse lui ad aiutare Charles in quel momento e volevo fare un po’ di tensione fra lui e Lewis.
Alla prossima. Baci Akane