69. ANOMALIE E UMANITÀ

lestappe sebchal sewis

/Charles/

“Londra scorre dalla macchina noleggiata da Seb con cui mi riporta al circuito a recuperare le mie cose, è suggestiva col tramonto ormai alla sua conclusione, il cielo è violaceo.
Seb ha acceso la musica e i Coldplay casualmente vengono passati riconnettendomi brevemente con la realtà a cui ero rimasto totalmente scollegato. 
Mi sono toccato continuamente le labbra piegate in un sorriso ebete, aggrappato a qualsiasi dettaglio che riuscivo a ricordare del più o meno bacio con lui. 
Per un pelo che non gli ho messo la lingua in bocca, ma è stato decisamente molto più di quanto non abbiamo fatto finora. Ed è stato bello. Così bello che non so quale Santo mi abbia fermato ed impedito di invadere prepotentemente tutta la sua bocca. Sono amaramente pentito di non averlo fatto, ma so che è giusto così. Sospiro per l’ennesima volta fino a sentirmi frustrato e forse lo dimostro più di quel che vorrei e che faccio normalmente in giro. 
- Tutto bene? - è una domanda retorica quella di Seb, è piuttosto ovvio che non lo è. 
- Sì, certo. - dico invece mentendo d’abitudine, avendo cura di voltare ancora meglio il capo verso il finestrino per evitare lo sguardo inquisitore e perplesso che Seb mi lancia subito. Non mi serve guardarlo per sapere che è così. 
- E tu? - chiedo subito di rimando per manipolare la conversazione che so bene come finirebbe se lasciassi a fare a lui. In realtà avendo assistito a quella specie di discussione fra lui e Lewis, la mia è una domanda che ci sta, ma lui pensa a quella con Jos e mi parla di lui cogliendomi di sorpresa. Sia perché parla di lui, sia perché non insiste su quel che è evidente mi assilla.
- Sì, alla fine Jos si è calmato. Gli ho detto che non voglio insegnargli a fare il padre, anche se forse era meglio qualcuno lo facesse, quando Max era piccolo. Questo però non gliel’ho detto.
Questa sua dichiarazione mi raggela e lo guardo girando il capo di scatto, lo fisso con occhi sbarrati e Seb mi dà una breve occhiata capendo che non so tante cose che invece forse è ora io sappia. 
- Cosa sai di loro? - la mia voce esce da sola e fuori dal mio controllo, segno che ormai con Seb sono rilassato e mi sento a mio agio tanto da non aver bisogno di continui freni e maschere, anche se prima ho cercato di tenerne su una con risultati disastrosi. È incredibile come lui mi abbia rispettato. 
La domanda che io stesso pongo mi fa sentire a disagio perché mi sembra di spiare il mio ragazzo, anche se ovviamente non lo è ancora. Non ufficialmente. Cosa aspetta ancora? Le Calende Greche? 
- Niente, in realtà. Suppongo quello che sanno tutti. È solo che conosco abbastanza Jos, da quando Max è in F1 è stato fin troppo presente. Ho sempre seguito la F1 anche quando non correvo, perciò so quanto è stronzo Jos, so qual è la sua filosofia. Per il resto sentivo le voci su come crescesse suo figlio, come le hanno sentite tutti. 
Questo è come un pugno allo stomaco, ma trattengo il fiato per non distrarmi. Continuo a guardare il profilo regolare di Seb dove la barba spicca insieme ai suoi biondi capelli ricci e spettinati. 
Improvvisamente il bisogno di saperne di più, saperne con certezza, mi assale. 
Eppure so che se chiedessi a Max non mi direbbe nulla. 
- E cosa dicevano le voci su di loro? 
Seb si deve fermare rimanendo imbottigliato nel traffico che ci avvicina a Silverstone, al circuito prevalentemente abbandonato, ormai, ma evidentemente non del tutto.
Sospira e si rassegna a muoversi lentamente, nel frattempo mi guarda di tanto in tanto e risponde pacato. 
- Tu sei suo coetaneo, ci corri insieme dai go-kart, lo conoscerai meglio di me. Dovresti essere tu a dirmi qualcosa su di loro. 
Vedo che non mi chiede ‘non sei il suo ragazzo?’ e di questo gliene sono grato. 
Mi muovo a disagio sul sedile e rispondo: - Non è che raccontasse i cazzi suoi, lo vedi com’è riservato, no? 
Seb annuisce concordando con me. 
- Non so, comunque. Che era molto severo, che lo lasciava a piedi se correva male, che lo picchiava addirittura, per questo a volte si teneva il casco in testa anche molto oltre la fine della gara se andava male. Storie di questo genere. 
- Che lo picchiava? - ripeto sottile sentendo una pugnalata che mi toglie il fiato. Il cuore martella in gola e mi sembra che addirittura le orecchie mi fischino. Mi sento stordito a questa rivelazione e non so nemmeno bene perché. 
Ricordo i discorsi che mi riferivano ogni tanto Alex e George, ma non ci volevo dare retta, non l’ho mai fatto. Li dimenticavo appena li sentivo perché mi sembrava di violare qualcosa di importante.
Quel che so adesso che lo frequento, per così dire, è che lo maltratta psicologicamente, anche se non so precisamente fino a che punto arriva tale tipo di maltrattamento, perché non capisco l’olandese e Max non mi racconta bene. È stato vago quando mi ha detto qualcosa quest’anno, ma so bene che è una minima parte della realtà. Adesso sentire questo da Seb, di cui mi fido, mi fa sentire dilaniato e  brucia. Brucia da matti. Brucia come se venisse a galla una mia grave e feroce colpa di cui dovrei davvero vergognarmi. 
- Pare di sì, prendi queste cose coi guanti. Solo loro due sanno la verità, dovresti chiedere a Max. - aggiunge Seb cauto, ripartendo. 
È come se capisse cosa mi succede e mi rispettasse senza bisogno di parlarne e dovermi spiegare, come se mi leggesse dentro. Seb mi fa sentire capito, è così dal primo istante che l’ho incontrato in Ferrari, quel lontano giorno del 2019. Ha una capacità di entrare dentro alla gente che non ho visto in nessuno, per questo quando ha rotto con me in quel periodo ci sono stato male anche se non volevo ammetterlo. Ricucire con lui è stato bellissimo.
Per un momento il silenzio cala, Seb si muove nel traffico molto lentamente e cambia canale perché la stazione passa pubblicità. Si ferma su una che propone canzoni rock e non mi stupisce di vederlo cantarne una. 
Oasis, Wonderwall. 
Gli chiederei se gli piace il rock per cambiare argomento, ma la mia mente rimane fissa su Max e Jos e da lì non mi stacco. 
- Cosa gli hai detto a Jos? 
- Che non voglio insegnargli a fare il padre, ma che io al suo posto gli direi che è più importante arrivare sano e salvo al traguardo piuttosto che superare a tutti i costi gli altri. Perché quei costi a volte sono troppo cari e non può aspettare sia tardi per rendersene conto. 
A questa spiegazione torno a fissarlo di scatto sorpreso, spalancando gli occhi incredulo. 
- Davvero gli hai detto questo? - chiedo ilare.
Seb mi guarda senza capire perché mi sorprendo.
- Sì! - risponde candido.
- E questo ti sembra non insegnargli a fare il padre? - Seb capisce l’ironia e si mette a ridere, la sua risata mi rilassa come se fosse magica, anche se la questione Jos Verstappen mi brucia lo stomaco perché mi sta mettendo davanti ad uno specchio e l’immagine che rimanda è atroce. Non sono poi tanto meglio di quello stronzo visto che per anni e anni pur sapendo, intuendo o potendone sapere, non mi sono mai interessato per non doverlo aiutare, non dovermi impicciare, non affrontare cose complicate. Ho fatto come la massa, ho finto di non sapere e non vedere perché era comodo; ma invece cosa diavolo stava passando, lui, là da solo?
Vorrei andare da loro e chiedere precisamente ogni cosa, ma non posso. 
- La mia intenzione era non insegnarglielo, ma poi la mia boccaccia come ormai è risaputo non si connette mai al cervello! 
- Oh, sì! È risaputo! - commento ridacchiando; ricordo un bel po’ di volte in cui non si è tenuto dentro ciò che pensava e quel che pensava non era niente di leggero e diplomatico. O, quantomeno, non l’ha espresso in modo normale.
Lewis è diplomatico, ma Seb proprio... 
Pensando a lui, vedo che mentre finalmente entriamo nel parcheggio privato del circuito, sta fermo seduto proprio al posto riservato a Seb in quanto ogni pilota ne ha uno. È appollaiato alla ringhiera su cui c’è il nome ed il numero del pilota. 
- Tutto bene fra voi? - chiedo poi prima di scendere e lasciarli soli. Seb rimane dentro facendomi capire che faremo switch, mi sorride ed annuisce con fiducia e serenità. So che si sono lasciati male, perciò il fatto che lui sappia che andrà tutto bene è incredibile. Dovrei imparare da lui, penso, ad essere così sicuro, coraggioso e positivo. 
Ha affrontato Jos dicendogli in faccia cose che probabilmente nessuno ha mai osato. Ha piantato in asso il suo ragazzo per correre a vedere come stava il suo diretto rivale e, nonostante il litigio, è convinto che vada tutto bene con lui. 
Annuisco con aria di gratitudine, lui fa altrettanto con una dolcezza che mi sa di padre. A volte mi ricorda davvero il mio, si somigliano in qualcosa. 
Una volta che scendo, faccio un cenno a Lewis. 
- Sta bene? - chiede senza specificare chi. Lo capisco ed annuisco. 
- Più o meno. 
Lewis fa un cenno, salta giù dalla ringhiera e sale in macchina al mio posto. Mentre me ne vado mi giro e li guardo. I finestrini sono un po’ scuri ma non del tutto oscurati, perciò qualcosa si vede e quel che si vede è molto bello. 
Appena Lewis entra non dice nulla, si appende subito al collo di Seb ed i due si abbracciano. 
Il parcheggio ormai è deserto, non c’è nessuno a guardarli ed è anche ormai sera, perciò possono stare tranquilli. Sicuramente non l’avrebbero fatto in situazioni differenti. 
Li lascio alla loro pace voltandomi e andando verso la mia macchina, ben distante dalla loro, dove Joris e Andrea hanno recuperato già tutte le mie cose per guadagnare tempo e poter partire subito per la volta dell’aeroporto. 
Mi chino per vedere dentro e sono lì che mi aspettano con una pazienza infinita. 
Sono stati anche incredibilmente pazienti ad aspettarmi, non erano tenuti, ma sono come dice Max: i miei due angeli custodi. A loro glielo dirò. Credo sia ora di farlo, insomma.
Sorrido arrendevole e un po’ teso ma consapevole, pronto a togliermi un enorme peso e dirgli che mi piace da morire Max. Mi piace in ‘quel' senso. E che spero di mettermi presto con lui. Che non devono svenire se un giorno dovessero beccarci a baciarci. 
All’idea sorrido più felice e leggero. Sì, spero che succeda, in effetti. Che ci becchino a baciarci. Significherebbe che stiamo insieme. 
Prima di salire in macchina, lancio un’ultima occhiata alla macchina di Seb con Lewis, da qui non si vedono perché c’è una certa distanza ed io stesso non vedo più cosa fanno, anche se lo immagino. 
Per un momento li invidio, poi quel sentimento lascia il posto ad un altro. Una sorta di speranza. Quella di essere come loro, un giorno. Anche se suppongo che per essere a quel livello, il livello che anche se discuti poi ti abbracci e fai subito pace senza avere nemmeno dubbi in merito, bisogna essere prima in grado di parlare col tuo pseudo ragazzo dei suoi problemi intimi e profondi col padre. 
Pensando a Jos e Max per l’ennesima volta, il desiderio di proteggere Max mi assale prepotente, ma più ancora di questo, c’è quello di renderlo felice, perché ne ha bisogno e lo merita. Lo merita di sicuro. 
Ti renderò felice io, Max. Mi impegnerò per questo. Ci penserò io a te. 
Basta che tu ti muova a fare la mossa decisiva verso di me, quando ti sentirai pronto e mi avrai perdonato per quel che ti ho fatto patire, ma fallo. Non so quanto posso aspettare, prima per poco non ti succhiavo la lingua. Che cazzo!

Non so cosa gli sia successo, ma pare non abbia gradito il mio tentativo prepotente di bacio fermato sul più bello. Non me lo spiego in altro modo il suo evitarmi e sparire dal mio radar. Non che io insista e mi faccia più vivo. Gli ho scritto un po’ di messaggi generici su ‘come va’ e cose simili, ma vedendo che rispondeva a stento e monosillabi, ho capito che aveva qualcosa. 
Gli ho lasciato spazio anche in Ungheria, l’ultimo GP prima della pausa estiva, pensando che fosse arrabbiato per la mia mossa prepotente, ma non è possibile sia per quello che mi fa il muso. 
È una cosa bella, dopotutto, un bacio. E poi mi sono fermato e mi sono scusato, non serve fare tanto l’offeso. 
So che gli avevo detto che avrei lasciato fare a lui quando sarebbe stato pronto, ma mi sembrava che in ospedale non gli fosse dispiaciuto il mio prevaricare. Non lo faccio apposta, è colpa di cosa provo per lui. Mica l’ho picchiato! 
Evidentemente non è ancora pronto per noi. Gli ho lasciato libertà d’azione proprio per fargli fare ciò che si sentiva quando se lo sentiva, forse credeva di volerlo ma poi ha capito che non è ancora sicuro. Del resto l’ho fatto soffrire molto, è comprensibile che non sia sicuro di me. 
Magari pensa che io non voglia altro che un paio di scopate e potrebbe essere che lui vuole altro; è legittimo, visti i precedenti, ma dovrebbe parlarmene, in quel caso. 
Rimuginarci da solo non lo porterà a niente, anche perché non è così. O meglio, non credo; ma non ne posso essere sicuro finché non lo vivo. 
Non so se sono in grado di provare qualcosa e di cosa si tratta, so solo che lui mi sta tirando fuori cose che nessun altro ha mai tirato fuori e mi sta umanizzando via via sempre più; perciò dentro di me, istintivamente, so che se al mondo c’è uno che ne vale la pena, quello è proprio lui. Che se non ci riesce lui a farmi diventare umano, non ci riesce nessuno. Ma non è questa una ragione per stare con qualcuno, lo so bene che non lo è, perciò non voglio insistere troppo e pressarlo. La verità è che io stesso sono incerto ed insicuro su me stesso. 
Mi sta facendo diventare così meravigliosamente umano che volta dopo volta non voglio altri che lui, ma se mi chiedesse quali sono le mie intenzioni per noi due, onestamente non saprei cosa rispondere. Perciò se Max non è ancora pronto, io non posso forzarlo anche se a volte mi viene voglia di farlo; come in ospedale, appunto. 
Ma forse con lui servono le maniere forti perché è sempre stato abituato così e quindi non è in grado di decidere ma solo di eseguire degli ordini prepotenti e prevaricanti.
Lo yacht avanza sotto la mia guida dove le mie mani addestrate e sicure muovono il mezzo che sono felice di poter usare. Da quando l’ho preso l’ho usato poco, ma finalmente le cose nel mondo stanno migliorando e le restrizioni per la pandemia sono sempre meno. Forse si può tornare alla normalità. 
Il paesaggio intorno a me è sempre lo stesso, uno splendido orizzonte blu scuro che sconfina con l’azzurro terso del cielo, il sole in faccia da cui mi proteggo con gli occhiali da sole, della musica che tenta di superare il casino del motore mentre mi muovo ed il vento che mi schiaffeggia sferzante. È una sensazione che di solito adoro, ma da quando con Max è di nuovo così strano, non riesco a godere più di niente.
Pensando a lui e suo padre e a come l’ha forgiato con le sue maniere di merda, mi rendo conto che forse non insisto troppo perché mi sento in colpa. 
Provo questa strana cosa da quando ne ho parlato con Seb. 
Non ho mai guardato nonostante intuissi che c’era qualcosa, ma anche se non l’ho mai fatto la ferita che ha Max esiste, è reale ed è sempre stata lì. Magari la nascondeva, ma non è una giustificazione visto che tutti hanno sempre parlato di questo comportamento malsano di Jos verso suo figlio. 
Comincio le manovre di attracco mentre giro rallentando per avvicinarmi ad una postazione in mezzo al mare che mi sembra buona.
Perché non ho mai voluto vedere? Perché ho sempre fatto come se fossero cazzi suoi? 
Da quando questo discorso è sempre più enorme fra noi, mi sembra di essere io quello che si deve nascondere. Come faccio a considerarmi il suo ragazzo, come faccio a pretendere di esserlo se poi non so niente di lui e di quel che ha subito e subisce? 
Lasciargli tempi e spazi è l’ennesima scusa per evitare di affrontare sul serio questo enorme dramma della sua vita di cui mi vergogno non essermi mai occupato. 
Fermo il motore del tutto e compio le ultime mosse d’ancoraggio e mentre lascio che tutto vada a buon fine, dopo aver schiacciato i pulsanti e tirato le leve che andavano tirate, prendo il telefono e vado senza rifletterci troppo alla galleria privata che lo riguarda, quella che nascondo nel caso questo finisca nelle mani sbagliate. Non ci sono cose scabrose, non me ne ha mandate anche se poteva. Ma ci sono foto sue che mi piacciono, alcune me le manda quello scemo di Lando, anche se non sono foto porno. Se avesse modo di fargli foto porno lo ucciderei. 
Alcune foto le trovo da solo casualmente e mi piacciono e me le salvo. Ultimamente c’è questa che appena l’ho vista mi ha devastato. È recentissima, di queste vacanze con la sua nuova famigliola felice, quella di cui io non farò mai parte; mi sento dilaniato e spaccato in due anche per questo, non bastava il discorso Jos, adesso c’è anche questo ad incasinare tutto.
C’è questa foto così bella di lui col ciuccio in bocca della piccola Penelope, la figlia di Kelly. Qua lui è talmente bello e dolce, a torso nudo su una barca; l’espressione più tenera che io gli abbia mai visto. Appena l’ho visto mi sono sciolto e scaldato insieme tanto che ho dovuto salvarla. È così bello e così lontano da me.
Da un lato sono in estasi ogni volta che lo guardo in queste vesti di padre in prova. Dall’altro sono invidioso e geloso. Non avrò mai niente di tutto quello con lui e un giorno Max si sposerà e farà figli perché è evidente che lo farà, ed io sto solo perdendo un sacco di tempo. 
Che senso ha cercare di mettermi con lui e vivere le nostre passioni e desideri e qualsiasi altra cosa capiterà, se poi alla fine lui si farà una famiglia di cui io non farò mai parte? 
Ma poi di cosa si parlava? 
È iniziata solo per il sesso, perché mi eccitava da morire e me lo volevo fare. Me lo metteva in tiro come nessuno. Mi ha costretto a vedere il vero Charles, la mia vera sessualità. Sono questo. Mi piacciono i ragazzi. In particolare lui.
Ma poi si è evoluta. È proseguita in ben altro modo.
Perché mi faceva sentire meravigliosamente umano e mi piaceva sentirmi così e lo ero solo con lui, solo per lui, solo grazie a lui. Se incontri l’unica persona che ti fa provare emozioni e sensazioni di varia natura e genere, non ti attaccheresti a lui con tutto te stesso? 
Ma forse, prima di completare questo percorso con lui che forse mi porterà una volta per tutte a mettermi davvero con lui... forse prima dovrei far pace con le mie intenzioni e capire cosa voglio da lui e magari cosa provo. 
Perché magari a lui non basta un semplice ‘voglio stare con te perché mi piaci’. Forse vuole qualcos’altro ed ha ragione, dopotutto.  
Ma allora perché vorrei andare da Jos e investirlo con la macchina? Perché vorrei sapere precisamente tutto ciò che Max ha subito e continua a subire? Perché vorrei sostituire tutto quello schifo con qualcosa di bello che spero potergli dare io? 
Come lo chiamiamo, questo? 
Se ora Max me lo chiedesse, cosa gli risponderei? 
‘Cosa provi per me, cosa vuoi da me?’
So cos’è, so che nome ha, ma ho così paura a dirlo che finché non saprò che Max è pronto per me, non avrò il coraggio di dirlo nemmeno a me stesso. 
Ti sto ancora aspettando, Max, ma muoviti, ti prego. Non ce la faccio più.”

/Max/

“Devo dire che Seb tutto sommato non aveva torto. 
Staccare e isolarmi da tutto e tutti mi ha effettivamente schiarito le idee al punto che ora che è finalmente tempo di tornare in pista, mi sento pronto e carico e soprattutto ho capito. 
Non voglio questa vita di famiglia normale e basta. O meglio: la voglio, mi piace, è una bella boccata d’aria, un bel punto di riferimento. Insomma, devo dire che va bene, ma non voglio esclusivamente questo, non riuscirei a sopportarlo a lungo se avessi solo questo. 
Voglio essere padre, è una consapevolezza lampante che ho avuto stando con Penelope in queste settimane. E con Kelly va incredibilmente bene, mi piace abbastanza da poter stare con lei e fare tutto ciò che si fa con una compagna. Non parlo solo di sesso, cosa importante comunque fra due che stanno insieme. Parlo anche di passare del tempo insieme e magari convivere. Credo che a breve tenteremo questo passo e sono sicuro che andrà bene, ci proveremo. 
Però non mi basta. Non è quello che voglio e basta. Mi sta bene, è una parte della mia vita che mi piace, ci tenevo a sentirmi normale e funziona. Con lei, anzi, con loro, mi sento bene e questo mi trasmette pace e mi fa stare bene. 
Ma al contempo mi manca qualcosa. 
Mi manca qualcuno. 
Mi manca il brivido, l’istinto, la voglia, il desiderio assoluto e profondo, la follia che caratterizza la mia esistenza da quando sono nato. 
L’anomalia. Il fuori le righe, quell’essere meravigliosamente umano a modo mio, che non è il modo degli altri. Quell’anormalità che mi permette di aver bisogno ogni tanto di normalità come fossi uno schizofrenico.
Mi manca Charles. 
Charles e quel che provo con lui e per lui; quello che mi fa sentire, volere, quanto mi fa impazzire e disperare. La sfida con lui al di là delle gare. 
La sfida per conquistarlo e fargli fare ciò che voglio, portarlo là dove esigo che lui stia, dove voglio averlo. Nel mio letto, sopra di me, che mi succhia. Ma non solo lì. 
Anche ad abbracciarmi mentre dormiamo e a stare insieme dopo il sesso. 
Lo voglio nella mia vita mentre mi fa impazzire e mi fa salire l’adrenalina alle stelle, mentre mi destabilizza, mentre ci lotto per qualsiasi cosa, perché con lui è sempre una lotta. 
Voglio Charles nel suo essere così dannatamente complicato, perché lo sono anche io. Non sono normale e sono semplicemente fatto così. 
Come lui stesso mi ha detto una volta. Essere diversi non è brutto, è speciale. E speciale è bello. Io però penso piuttosto che essere speciale è semplicemente la mia realtà, mi devo solo accettare invece che cercare disperatamente di cambiarmi perché mi sento solo e rifiutato e difettato. 
Kelly mi ha dato quel senso di accettazione e normalità che cercavo e mi piace, in effetti, sentirmi così ogni tanto; ma non mi basta perché non sono così. Io sono diverso. Sono fottutamente diverso e solo Charles mi fa provare esattamente ciò che voglio. Si adatta alla perfezione alla mia diversità, alla mia stranezza, alla mia anomalia. 
Perciò torno in F1 per la seconda parte della stagione, proprio in Belgio, con le idee decisamente più chiare. 
Adesso, caro Charles, dovremo riprendere da dove ci siamo interrotti. 
Vedrai, se questa volta non fai la mossa sul serio!

Rivederlo dopo quasi un mese è strano e mi fa capire una volta di più che sono sicuro di volerlo nella mia vita come il mio ragazzo. Lo incrocio da lontano in albergo senza che se ne accorga e rimango inebetito a fissarlo col suo visetto offuscato. 
Ha quel genere di espressione dei primi anni. Sorride per forza, ma non per intenzione. I suoi occhi restano fissi in una sorta di appannaggio dal retrogusto malinconico. 
Lo guardo mentre parla coi soliti che fanno i pagliacci, non ci sono dubbi sul fatto che dovrebbe ridere un sacco, ma la sua risata non arriva agli occhi ed è quasi grottesca. 
Un mese senza di me ed è tornato così indietro? O magari sono io che vedo cose che non esistono, come ho sempre fatto con lui? 
Mi chiedo, per un momento, se io sparissi dalla sua vita come progredirebbe lui. O regredirebbe. Ma comunque non è un esperimento che desidero fare, sebbene deve rispondere ad una domanda.
Domanda che intendo fargli subito senza aspettare molto. 
Oggi noi piloti abbiamo tempo libero che di solito impieghiamo per girare la città, solitamente ognuno per conto proprio, ma il tempo questa settimana in Belgio fa cagare tanto che dicono che la gara sarà seriamente penalizzata, ma per parlargli possiamo anche essere sommersi dall’acqua. A sua maestà basta la bocca libera per rispondermi. 
Aspetto un po’ a farmi notare, poi all’ennesimo scoppio di risa di tutti quanti a cui lui si unisce solo per finta, sospiro spazientito, scrollo le spalle e vado da loro come niente fosse, fingendo totale indifferenza riguardo il modo in cui ci siamo lasciati in Ungheria un mese fa. 
Col broncio, gelidamente, ognuno per conto proprio. 
Arrivo direttamente dietro di lui, gli prendo il collo con la mano e stringo alla mia tipica maniera mentre un istante dopo, quando sento che si tende scattando dritto con la schiena, saluto tutti con entusiasmo. 
Sfilo la mano affiancandomi a lui ed inserendomi nel gruppo radunato al tavolo del bar dell’hotel per bere qualcosa insieme. 
Tutti mi salutano ed io dopo averli guardati in modo generico con un bel sorriso contento e aver chiesto come sono andate le loro vacanze estive, mi volto verso Charles che mi fissa diretto e incerto. Quando i miei occhi si posano sui suoi, faccio un fugace e veloce occhiolino e appena lo vede, Charles sorride di nuovo ricambiandolo felice. E lo è davvero, innegabilmente ora la luce arriva ai suoi occhi. È un breve momento che riserva specificamente a me e questo mi rilassa e mi riempie di una gioia assurda. 
Il mio Charles è sempre lì ed io ho ancora un posto speciale nel suo cuore complicato. Questa è la cosa che conta di più, insieme al fatto stesso che non è tornato a chiudersi in quel suo guscio nebbioso come faceva una volta. 
Per un momento ne avevo avuto paura, guardandolo da lontano. Ma qua, ora, torna a parlare allegramente e a farsi coinvolgere sul serio. Ridiamo e scherziamo insieme come facevamo prima ed è di nuovo tutto meraviglioso. 
Mi sei mancato un sacco.” 


NOTE: Momento per riflettere di cui entrambi avevano bisogno, per chiarirsi le idee nel caso di Max e per confondersi ulteriormente nel caso di Charles, che in realtà è un paranoico DOC. Mi piace di tanto in tanto inserire cose sui sewis, anche solo piccoli cenni, quasi come in una sorta di seguito di Still we rise. Alla prossima. Baci Akane