70. RIPRESA
/Max/
“- Si può sapere perché diavolo non ti sei più fatto vivo? - chiedo sfacciato ed infastidito dopo che riusciamo a rimanere un momento soli in ascensore. Siamo riusciti abilmente ad infilarci in uno mentre gli altri erano distratti a sparare scemenze; appena si sono aperte le ante, ho afferrato il gomito di Charles e me lo sono tirato dentro silenzioso chiudendo col pulsante.
Pochi secondi dopo la mia domanda, Charles si volta verso di me shoccato per vedere se sono serio e visto che è così, blocca l’ascensore con l’altro tasto. L’abitacolo di latta coperto di specchi si ferma e lui mani ai fianchi ed aria iraconda mi fissa in procinto di sbranarmi.
Ma guarda quanto è espressivo con me!
Sono sicuro che con gli altri non lo sia così tanto. Allora sono davvero speciale per lui!
- Davvero, Max? - fa quindi col piede di guerra. Io incrocio le braccia al petto e alzo le spalle fingendo totale serietà.
- Certo.
- Sei tu quello che è sparito! Ti ho chiesto come stavi, mi hai risposto a monosillabi e poi in Ungheria mi hai evitato. Ho capito che ti serviva tempo, te l’ho lasciato, ora mi vieni a chiedere perché sono sparito? Sei schizofrenico e non lo sapevo? Manca questa straordinaria qualità al tuo profilo allucinante?
Adoro come si accende quando lo stuzzico e penso di essere l’unico a trasformarlo così, sembra un demonio. Ma in effetti si tratta solo di tirargli fuori quel lato di sé vero che nasconde.
Sono un maestro in questo.
Sciolgo le braccia e infilo le mani in tasca, appoggiandomi ad una delle pareti a specchio dietro di me, vago con lo sguardo sulle superfici come se fosse un posto super interessante, più di lui.
Da questi specchi intravedo l’ira funesta dei suoi occhi splendidi.
- Io avevo bisogno di isolarmi, ma tu me l’hai lasciato fare. Sembrava non ti fregasse più un cazzo di me! Se ora io non mi fossi avvicinato, tu cosa avresti fatto?
Sto per voltare lo sguardo sul suo, ma Charles è più veloce: mi afferra per la maglietta e mi tira a sé mentre contemporaneamente mi si preme addosso, schiacciandomi contro la parete. Allargo le braccia, non lo tocco in alcun modo; l’eccitazione parte immediatamente e si espande ovunque in un attimo.
Sono bollente nonostante l’aria condizionata e sto fottutamente bene, di nuovo.
Il sorriso vittorioso dipinto sulle labbra che Charles fissa, ricordando forse quando a luglio le ha intrecciate alle mie. Vuoi rifarlo, eh? Ma non mi dire!
Beh, perché non dovresti? Avanti, baciami e facciamola finita.
- Non dire stronzate! - sibila poi a denti stretti sempre però guardando la mia bocca. Oh, ma quanto la vuoi...
- Non dico stronzate, perché mi hai lasciato tutto quello spazio? Sembrava non ti fottesse più di me! - rispondo con la mia tipica strafottenza irritante, ma il tono ora è più basso e suadente perché voglio attirarlo ancora di più a me.
Mi tiene fermo col suo corpo, il bacino contro il mio, ma se si schiacciasse di più su di me, potrei sentire meglio la sua parte che mi interessa di più.
Vorrei afferrargli il culo e premermelo meglio addosso, ma sto fermo.
- Max, certo che mi fotte, ma sei sparito. Era ovvio che fossi arrabbiato con me e volessi stare per conto tuo.
- Quanto spazio mi avresti lasciato fosse stato per te? - chiedo fissando i suoi occhi che invece sono ancora sulla mia bocca; i nostri visi sono sempre più vicini, si vede la lotta che sta facendo.
- Tutto quello che ti sarebbe servito. Ho fatto una promessa, Max. E l’ho già mezza infranta piombandoti addosso a Londra, ma ero fuori di me e...
Le mie mani, però, sembra abbiano vita proprio perché mentre lui parla di promesse e rispetto e quant’altro, scivolo sui suoi fianchi e poi sul suo culo attirandolo prepotentemente contro di me. Ora sì che va meglio.
Charles trattiene il fiato sorpreso dal mio gesto, ma poco dopo si rilassa contro di me e smette di tenermi la maglietta per scivolare con le mani sul mio petto e sulle mie spalle, mi circonda il collo e qua rimane; le dita si infilano fra i miei capelli ed i brividi si uniscono al calore nei nostri inguini schiacciati uno sull’altro.
Il suo bel culo sta proprio bene fra le mie mani!
La sua bocca si piega in un sorrisino malizioso, così come lo è anche i suoi occhi verdi ed io sono fottutamente felice. Lo sapevo già appena l’ho rivisto qua; anzi, lo sapevo ancora prima perché durante queste vacanze per me era chiaro.
Ma adesso che ce l’ho qua fra le mie braccia, schiacciato contro di me, col suo culo fra le mie mani, non ho assolutamente più dubbi.
Non posso rinunciare a lui e a questa sensazione.
L’eccitazione sale con la voglia di avere più questo. Ma sarà ancora meglio vedere quando ti deciderai, perché è questo che mi piace: stuzzicarti e farmi inseguire. È così bello questo gioco fra noi.
Charles mi fissa in attesa che mi decida a baciarlo, convinto che sia la volta buona, ma io non intendo annullare questa breve distanza fra noi, così entrambi con un sorriso malizioso sulle labbra, rimaniamo a fissarci da vicino senza fare di più.
- Mi serviva tempo per capire un paio di cose, ma mentre ci riflettevo, mi irritavo da matti vedendo che non mi cagavi più. Tieniti tutto questo rispetto per te e prevarica tutte le volte che vuoi, perché se ti azzardi davvero a lasciarmi tutto quello spazio di nuovo, ti uccido.
Lo dico esplicitamente, più di così potrei solo dire ‘baciami stronzo’, ma non avrebbe più senso il nostro bel gioco, così non lo dico. Ma i suoi occhi si illuminano ancora di più, il suo viso si addolcisce in un’espressine serena e annuisce. È felice. È limpidamente felice, non ci sono dubbi su questo. Ed io lo sono con lui.
Così sospiro e mi avvicino, ma quando mi accorgo che sto per baciarlo io, mi interrompo e faccio ripartire l’ascensore.
Capendo che non lo bacerò, Charles si allontana con un sorrisino divertito. È tornato lui!
- Max Verstappen, sei un esemplare unico.
Con questo splendido complimento e la sua deliziosa erre francese, mi volto verso le ante che si aprono una volta raggiunto il piano.
- Comunque ti interesso ancora, sì? - chiedo mentre usciamo, giusto per esserne sicuri. È una domanda retorica, ma mi piaceva fargliela.
Charles ovviamente esce prima di me e mentre gliela faccio, si gira a fissarmi come se fossi idiota.
- Lo devi chiedere?
- Lo voglio sentire. - ripeto alzando le spalle, di nuovo le mani in tasca.
Charles aspetta che mi affianco e una volta che camminiamo insieme verso le rispettive camere, risponde: - Certo che mi interessi, stupido.
- Bene, perché mi interessi anche tu e... - mi fermo davanti alla porta che apro e proprio quando lo faccio, un flash mi attraversa la mente.
Singapore. Io che aprivo la porta e mi facevo in parte per farlo entrare.
Se quella volta fosse entrato e poi non si fosse spostato quando ho tentato di baciarlo, cosa sarebbe ora la nostra storia, la nostra vita?
Charles sbuffa e mi prende per la maglietta di nuovo, sembra abbia pensato alla stessa cosa, ci potrei scommettere. Mi sta per spingere dentro unendosi a me, ma proprio ora, coi brividi che tornano a correre su ogni centimetro di pelle, la voce sorpresa di Pierre ci raggiunge dal fondo del corridoio.
- Ehi! - fa stupito.
Charles spalanca gli occhi e si gira a guardare il suo amico ed ex ragazzo che sopraggiunge da uno degli ascensori, mi lascia subito ed io faccio un cenno col capo per poi entrare da solo in camera e sparire dentro.
Che diavolo avrà visto? Avrà capito qualcosa? So che Charles non gliene ha ancora parlato, perciò non saprei cosa immaginare. Sicuramente adesso questo si inventerà con gran prontezza qualche scusa dicendo che va tutto bene.
Da fuori credo sembrasse un litigio, che stavamo arrivando alle mani; mi aveva afferrato bruscamente ed aveva un’espressione contrariata.
Rimango fermo davanti alla porta chiusa, la mano sulla maniglia, il cuore che batte più di quello che vorrei.
E la paura.
Paura strisciante.
Qua fuori ci sono Charles e Pierre. Che diavolo faranno? Che diavolo staranno dicendo? Mi appiccico e cerco di sentire? Guardo dallo spioncino o resto nell’ignoranza?
Beh, non sono un tipo che spia, sarei patetico.
Così mi allontano e mi siedo sul letto iniziando a spingere a molla i piedi contro il pavimento; poi prendo il telefono e gli scrivo.
‘Poi vedi di dirmi cosa vi dite’
È un ordine perentorio, è la prima volta che mi comporto da fidanzato geloso. Non penso che sia il mio stile, ma io e Charles al momento siamo in un momento così delicato che è difficile abbassare la guardia.
Specie se c’è di mezzo il suo adorato Pierre per cui mi ha fatto soffrire così tanto e solo perché non voleva far soffrire lui né perderlo.
Perciò no cazzo, ho fottutamente ragione a sentire il nervo che mi sale lungo la schiena e poi sulla nuca. Quel nervo che se ora avessi qualcuno davanti, lo morderei.
Fanculo, cazzo. Dalle stelle alle stalle in un attimo.
Non va bene così. Non va affatto bene così.
Maledizione, sono ancora così insicuro. Un fottutissimo insicuro che maschera questa cazzo di debolezza con comportamenti sbruffoni per sembrare forte, ma non lo sono e forse nessuno lo capirà mai, nemmeno questo idiota qua fuori visto che è convinto che io voglia gestire la nostra relazione e decidere quando e come metterci insieme.
Imbecille che non capisci un cazzo. Ecco cosa sei.
Dio come cazzo sto male, ora.”
/Charles/
“Non ero pronto a niente, anche se mi ero fatto mille scenari come mio solito ed avevo visto mille dialoghi e situazioni in cui io e Max ci saremmo incontrati. Ovviamente nessuno si è mai avvicinato alla realtà.
Max che mi si approccia come niente fosse, come se questo mese non fosse esistito; di certo questo non lo potevo prevedere.
Così come poi quella cazzo di domanda. Con quale coraggio mi ha chiesto perché gli ho lasciato spazio? È lui quello che è sparito, razza di coglione!
Io non sarò facile, ma dannazione lui non è che invece lo sia!
Mi ero figurato un chiarimento, ma erano sempre chiarimenti negativi dove lui mi diceva che non voleva niente da me e che aveva cambiato idea, anche se i motivi non riuscivo mai ad immaginarli.
Però allo psicopatico sta bene di riprendere così senza spiegarmi i suoi giri pindarici. Che cazzo gli è preso? E pensa che mi vada bene così? Che io possa proseguire e riprendere da dove ci eravamo interrotti come se questo mese di distacco non sia mai esistito?
Mi ha detto di prevaricare tutte le volte che voglio, ma non significa nulla questo. Prevaricare quanto? Ho detto che avrei aspettato sarebbe stato lui a decidere quando e come, visto che l’ho fatto soffrire per i miei comodi per tutto quel tempo. Che diavolo intende con prevaricare? Fino a che punto? E poi mi viene a dire che gli interesso anche io con una tale tranquillità, pensando di asciugarsela così!
Lo stavo per costringere a parlare a costo di morderlo, ma ecco che di nuovo i miei piani cambiano ed io devo improvvisare e assecondare gli eventi.
Di nuovo mi trovo davanti ad una situazione che non avevo minimamente previsto.
Ed ora che cazzo faccio con Pierre?
Si avvicina di corsa pensando di aver interrotto una lite che stava per finire a pugni. Del resto mi ha visto che lo afferravo bruscamente per il colletto, è plausibile la sua reazione ed il suo ragionamento.
Max entra e si richiude la porta alle spalle, dando così conferma che sembrava un litigio. Potrei lasciarglielo credere, sarebbe perfetto e lo svierei.
Ma Pierre si ferma davanti a me preoccupato ed i suoi occhi azzurri sono sempre troppo candidi e sinceri, così tanto che quando mi chiede che diavolo stavo per fare, mi rendo conto che non posso mentirgli.
Così se dovessi mettere un punto definitivo alla mia storia precedente per cominciarne una nuova, penso proprio che sia questo il momento.
Qua ed ora.
Beh, non qua davanti alla porta di Max, sarebbe indelicato e va bene che sono insensibile, a quanto pare, ma so sforzarmi.
Scuoto la testa e poi indico col capo di andare da me; lo prendo sotto braccio e lo conduco alla mia camera alcune porte più in là.
- Stavate litigando? - chiede Pierre, il messaggio di Max mi fa sorridere e mi rilassa.
È geloso. La cosa mi fa piacere, anche se non voglio farlo star male e non voglio fare giochi di questo tipo. Il nostro inseguirci e provocarci è sufficiente. Questo non glielo farei mai perché è proprio ciò che l’ha ferito tanto gli anni precedenti.
Per la verità i ragazzi ed io siamo saliti a cambiarci per uscire a cena e fare un giro dopo, ma non è che ora posso cambiarmi davanti a Pierre. Una volta lo facevo, mi spogliavo del tutto senza problemi ed è così che è cominciato il nostro casino.
- Charles? - Pierre si siede sul mio letto.
Glielo devo dire.
Altro che spogliarmi e uscire con loro.
Devo dirlo a Pierre.
È una cosa che prima o poi uscirà e se ne accorgerà, perché ora non stiamo insieme e si nota qualcosa, quando staremo insieme sarà impossibile tenerlo nascosto.
Prendo i vestiti che mi ero portato nel caso di qualche uscita serale informale e li lascio lì aperti sulla valigia, ma non li metto. Pierre li guarda distrattamente, inarca le sopracciglia in attesa della risposta ed io sospiro di nuovo nel dramma ed annuisco. Infine mi spettino i capelli un po’ allucinato per poi decidermi a sedermi nel letto a mia volta, ma dietro di lui, dall’altro lato.
Rimango di spalle a fissare in basso, le mie mani che si contorcono nervose, so che lui invece si gira a guardarmi stranito, ma in questo momento se lo guardassi negli occhi credo che non ce la farei.
Come dici al tuo migliore amico ed ex fidanzato che ti piace un altro e che quel ‘altro’ lo conosce benissimo?
- Non stavo litigando con Max. - faccio poi.
- Beh, sembrava lo stessi per prendere a pugni! Non ti ho mai visto così!
Piego la testa di lato.
- Mi ha fatto esasperare, ma non stavo per picchiarlo. - anche se a volte ho l’istinto di farlo, in effetti.
- E quindi? - giustamente ora vuole sapere; sa bene che quel comportamento da parte mia non era normale. Ovvio che non lo è. Ovvio che vuole sapere.
Sospiro ancora, poi, quasi rompendomi le dita che stringo, lo sparo senza la minima sensibilità: - Mi piace. Anzi. Ci piacciamo. In quel senso.
Silenzio. Ok, non c’era un altro modo per dirlo. Il cuore mi sta esplodendo nella gola e se non stringessi le mani, tremerei come una foglia.
Chiudo gli occhi rassegnato al suo scoppio, ma dal momento che non arriva, non posso resistere oltre e mi giro verso di lui come una molla.
Come immaginavo è seduto e voltato come ora lo sono io; mi guarda, una mano appoggiata al letto ed il viso preda dello stupore e dello shock. Per un momento penso che potrebbe ancora scoppiare e fare una sceneggiata, ma poi fa un stridulo: - eh? - che mi fa capire gli servono più informazioni prima di scoppiare.
Vediamo se posso sistemare il tiro.
- Non è una di quelle cose che si possono prevedere. È stato totalmente improvviso, ma lentamente abbiamo iniziato a piacerci. Ma per ora è tutto lì. Non è mai successo niente di particolare, ma lo sappiamo entrambi e stiamo solo aspettando che uno di noi si faccia avanti. Non... non ci siamo nemmeno baciati.
Sto in realtà manipolando la verità come manipolo tutto, ovviamente. Non è esattamente così, ma nemmeno completamente sbagliato.
Se per bacio consideri solo quello con la lingua: no, non ci siamo mai baciati effettivamente.
- Da... - la sua voce è roca, credo di avergli dato un bel colpo. Credo che finché ci eravamo lasciati, ma eravamo circa amici ed io non stavo con nessun altro ragazzo, era una cosa. Ma ora che mi piace un altro, Max per giunta, è sicuramente diverso. Lo so, lo conosco.
Si schiarisce.
- Da quanto vi piacete?
Per fortuna non mi chiede i dettagli di come faccio a dire che ci piacciamo.
Flirtiamo, Pierre. Flirtiamo. Non torturarti con quella domanda, non farmela.
- Da quest’anno direi... l’anno scorso ero alle prese con il rimettermi in piedi, lo sai...
Pierre annuisce, è corretto in effetti. Mi sono dedicato realmente a Max da quest’anno perché mi sono reso conto che stavo meglio ed ero pronto, ma la verità è che ci piacciamo dal 2019, da quando ci siamo scontrati in pista e ci siamo resi conto che non ci odiavamo, per la verità. Ma è stato un processo così lento che non saprei nemmeno dire quando e come di preciso è iniziato. Non ne sarei in grado.
- E così tu un giorno di gennaio ti sei svegliato, hai visto una foto di Max ed hai detto che ti piaceva?
Pierre è teso, la sua voce trema e sicuramente anche le sue mani se non stringessero una la sua coscia e l’altra le lenzuola del letto.
È così splendidamente e limpidamente shoccato che vorrei imparare da lui ad esprimere le emozioni sempre e non solo con Max o pochi intimi.
Ma alla fin fine ognuno è fatto come è fatto, no?
Torno a dargli la schiena e a fissare davanti per eluderlo.
- No suppongo sia iniziata prima, ma quest’anno ho guardato Max con Kelly e mi sono sentito maledettamente geloso.
Anche questo è vero, è così che ho capito che volevo tornare nella sua vita e che il mio isolamento era concluso.
Sento Pierre che si alza e sapendo cosa sta facendo chiudo gli occhi stringendo le mani più forte, i gomiti sulle ginocchia, io tutto ricurvo in avanti, terrorizzato all’idea di ferirlo.
Pierre si siede accanto a me e per un momento mi guarda e basta senza dire e fare nulla, poi sospira e la sua mano scivola confortevole sulla mia schiena, infine la sua voce si leva dolcemente.
- Ehi, non devi mica vergognarti. Io ti ho detto da tempo che mi piace Yuki ed il modo in cui mi corteggia e che volevo provare a vedere come andava con lui. Mi hai detto che ti andava bene. Stiamo entrambi ricominciando.
Annuisco aprendo gli occhi, mi volto verso di lui teso in un misto fra la speranza e la vergogna.
- Come va con lui? - tento di cambiare discorso. Lui fa un breve sorriso dolce.
- Bene, ma non cambiare discorso.
Sospiro.
- Mi stupisce che sia Max. Pensavo sarebbe stato qualcun altro, non so chi. Sapevo che prima o poi sarebbe successo e va bene. Sono contento che ti senti pronto, che ti piace qualcun altro. Ma... Max? Lo odiavi, no?
Alzo le spalle e scuoto il capo sorvolando con lo sguardo avanti a me, mentre la sua mano si ritira; rimane qua seduto accanto a me a guardarmi mentre gliene parlo, insistendo sul farmi dire tutto. Perché lui sa che c’è qualcosa da dire.
- Sì... per la gran parte della mia vita... ma suppongo che non lo conoscevo bene e poi forse... boh, si cambia, no? Si cresce? Non so cosa dirti. Quest’anno ho capito che mi piaceva, ma penso che forse mi piacesse da prima, ma ero troppo chiuso nel mio stato beh... sai, quale...
E lui sa, proprio per questo annuisce e non dice nulla.
- Forse sono una persona lenta. Anche con noi è stato dopo tanto ed è stato improvviso. Credo che sono un ritardato, ma ad un certo punto non posso ignorare le cose.
- Forse è proprio così.
Pierre ride e mi rilassa immediatamente. Mi pare che comprenda, alla fin fine.
Basta non mi chieda dettagli, non voglio ferirlo. Ti prego, non chiedermeli.
- Quindi prima ti ho interrotto mentre te lo stavi per fare? - chiede di punto in bianco. Per un momento mi viene un infarto e mi raddrizzo fissandolo, lui mi ricambia candido aspettando una risposta sincera che mi sento di dargli. Credo sia pronto.
- Sì, penso di sì...
- Ma allora cosa aspetti? Vai e finisci il lavoro! - il suo tipico entusiasmo prende il sopravvento, spero solo che non sia una protezione per nascondere la sua sofferenza. Non voglio farlo star male.
- No, no, in realtà mi hai salvato, avrei perso la scommessa!
- C’è una scommessa?
- Non proprio, ma il gioco è che perde chi cede per primo. O qualcosa di simile, comunque. Io voglio sia lui a fare la mossa decisiva, lui vuole penso la stessa cosa, anche se non ne sono sicuro. Perché Max è... particolare.
- Particolare è un eufemismo!
Finiamo per ridere insieme ed è di nuovo come una volta, prima che tutto si complicasse fra noi, quando stavamo bene insieme ed eravamo come due fratelli. È proprio così e sentendolo mi carico di speranze.
Che alla fin fine io ci sia riuscito a raddrizzare il casino che ho fatto e che non l’ho realmente perso.
Lo spero sinceramente.
Mentre sono qua seduto con lui, non posso che sentirmi contento d’avergliene parlato, mi sembra di essere più leggero ed essermi tolto un enorme peso di dosso. Potrei quasi volare. Volare da Max e abbracciarlo più leggero.
Anche se poi so... con lui ci sono altri discorsi in ballo. Su suo padre, per esempio. E su ciò che vogliamo uno dall’altro. Anche se ora è presto.
Ora tutto ciò che conta è riuscire a rubarci un cazzo di bacio come si deve a vicenda. Che imbecilli che siamo.
- E Yuki, comunque?
Appena lo nomino, Pierre scatta in piedi guardando l’ora.
- Cazzo, Yuki! Dovevo uscire con lui! Ho detto che andavo a cambiarmi! Cazzo sono tardi!
Pierre si mette a correre verso la porta mentre rido.
- Bene, quindi?
Prima di aprirla si ferma, si gira, mi guarda calmandosi, ci riflette pensieroso, poi piegando le labbra all’ingiù annuisce sorpreso e sincero insieme.
- Bene, sì. Sai... è strano, con lui sono io quello che guida la relazione, quello più forte, diciamo. Lui è quello piccolo e tenero che si lascia trasportare ed è così bello. E lui è divertente e dolce insieme e non ha paura di ciò che prova.
Sapevo che si sarebbe perso in parole e dettagli, perché a lui piacciono. Rimango seduto a guardarlo con un sorriso ebete e sinceramente felice per lui. Spero che sia vero ciò che dice, ma Pierre non è capace di mentire, lo noterei se lo facesse.
- Sei contento? - chiedo poi semplicemente. Lui annuisce sorridendo dolcemente.
- Sì, lo sono.
- Bene, lo sono anche io allora. - faccio ricambiando il sorriso che spero sia decente. Ma con lui sì, sicuramente con lui faccio uno di quei bei sorrisi completi.
- E tu?
Mi stringo nelle spalle un po’ perplesso ed insicuro.
- Sì. Credo di esserlo. Te lo saprò dire a fine anno, penso.
Pierre ride immaginando perché lo dico.
- Pensi che la vostra piccola battaglia dei baci andrà avanti così tanto?
Io annuisco spalancando gli occhi shoccato che lo metta in dubbio.
- Certo! Sai quanto siamo entrambi testardi, no? Ti immagini che perdo una battaglia?
Pierre ride ancora gettando la testa all’indietro e su questo bel rumore, esce dalla camera dicendo: - No, non lo immagino.
Quando resto solo rimango a guardare la porta per un attimo, la stanza vuota e silenziosa. Sospiro di nuovo. Sì, sono proprio più leggero.
Bene. Era quello che mi serviva.
Dirlo a Pierre non era una cosa contemplata, ma forse era una delle cose che mi bloccava inconsciamente, chi lo sa. Dirlo a lui prima di fare qualsiasi cosa con Max, mi sembra giusto, ora.
Prendo poi il telefono e mi affretto a rispondergli; sarà in uno stato pietoso.
‘Tutto bene, gli ho detto che ci piacciamo.’ E con questo, gli racconto ogni dettaglio senza che nemmeno lo chieda, consapevole che così lo aiuterò a rasserenarsi.”