71. PER NON DELUDERLO

lestappen

/Max/

“Planare sulla testa di Lewis non è una delle cose di cui vado fiero, né che sinceramente erano programmate o che avrei mai voluto fare nella mia vita, ma vaffanculo lui, gli steward e tutti quanti!
Quando sono uscito dalla macchina sbattuta con quella di Lewis, in piena gara, non ho di certo pensato che le mie ruote fossero letteralmente passate sopra la sua testa, o meglio, il suo Halo. Non l’avevo di certo capito, da dentro non sai che cazzo succede. Ero solo furibondo perché ero convinto d’aver fatto tutto giusto e che lui mi avesse spinto sul cordolo, facendomi poi perdere il controllo della macchina che gli è andata sopra. 
Ero convinto d’avere ragione–e lo sono tutt’ora che ne dicano quei coglioni degli steward–ed ero incazzato come una bestia con lui, ma non per l’incidente in sé–perché ho già capito come andrà quest’anno fra noi due, visto che lo ripete da settimane che con me non alzerà più il pedale guidando come faccio io. Non è quello di per sé che mi ha fatto andare via dalla macchina incazzato come una bestia senza guardare se fosse vivo. 
Sì, insomma, la mia gara era andata a puttane per colpa sua, ne ero sicurissimo e lo sono ancora, dà fastidio perché quest’anno ho serie possibilità di vincere il mondiale ed essendo il mio primo ci tengo come un matto; ma non è per quello che sono furibondo.
È stato un pensiero limpido e cristallino. Il solo che ho avuto in quell’istante, uscendo dal groviglio delle macchine una sull’altra a bordo pista. 
Lui non è venuto a vedere come stavo, a Silverstone. Non è venuto in ospedale, non è venuto nel mio box, non mi ha chiamato né scritto. Non si è mai fatto vivo con me. 
Probabilmente Seb gli ha detto che stavo bene, ma lui non è mai venuto, non si è mai sincerato con me. 
In quel momento il campione a cui ho sempre guardato e portato rispetto, per me è diventato solo un rivale da schiacciare. Ho dimenticato tutto il resto prima di quell’istante. Qualsiasi cosa io abbia mai pensato o provato per lui, di qualsiasi genere–ammirazione, stima, rispetto, interesse–è stato tutto spazzato via. 
Lui non era venuto, due mesi fa, perciò che si fottesse.
Così ho pensato.  
Dopo aver ricevuto il giudizio di merda dei commissari che mi penalizzeranno di punti e posizioni sulla prossima gara come se avessi deliberatamente tentato di ucciderlo, come se volessi davvero farlo, spacco tutto nel garage, quel po’ che rimane di quel rottame della mia macchina, per poi gridare ed inveire contro Gianpiero che cerca da non so quanto tempo di farmi vedere le immagini dell’incidente. 
- NON ME NE FOTTE UN CAZZO, IO SO DI AVERE RAGIONE! - non so perché ne sono convinto. Naturalmente proseguo come un tir che demolisce tutto e tutti, do calci a destra e sinistra, i miei oggetti preferiti sono le gomme già sgangherate della macchina. 
Non ce la faccio, ho come un tamburo di guerra nel cervello, sono così furioso che devo rompere qualcosa o finisce che qualcosa si rompe dentro di me. La vena in testa, forse, che mi batte sulla nuca come una matta.
- LORO NON VEDEVANO L’ORA COME SEMPRE DI FARMI FUORI! PERCHÈ MI ODIANO, PERCHÈ NON SONO LEWIS, IL LORO EROE. IO SONO L’ANTAGONISTA DEL CAZZO E APPENA POSSONO MI DEMOLISCONO, LO FANNO DA SEMPRE! MA È LUI CHE L’ALTRA VOLTA NON È VENUTO NEMMENO A VEDERE COME STAVO! È STRONZO QUANTO ME, SOLO CHE IO LO FACCIO VEDERE E LUI LO NASCONDE MEGLIO! PER TUTTI SONO IO IL CATTIVO! SOLO PERCHÉ DICO QUELLO CHE PENSO E NON LECCO CULI IN GIRO! FANCULO! SI FOTTANO!
- Non è esattamente così! - la voce chiara e distinta che si leva alle mie spalle non è di Gianpiero e nemmeno di qualcun altro del mio team, non è Christian, non è Helmut. 
Ma è qualcuno che ha le palle per darmi contro mentre sono in modalità fuori di testa. Tutti sanno che quando parto così devono solo lasciarmi spaccare tutto e gridare.
 Chi cazzo osa darmi contro? 
Mi giro di scatto prima di registrare a chi appartiene la voce familiare che so di conoscere, poi due occhi blu mi fissano severi e fermi. 
Per un momento mi viene in mente mio padre, ma una versione corretta e migliore di lui, poi torno in me focalizzandomi su Seb. 
- Che diavolo vuoi? Va dal tuo Lewis, non ha bisogno di te? 
Seb fa un cenno a Gianpiero, l’unico rimasto nel mio box a subirmi. Devo dire che ha tanto coraggio anche lui, ma è per questo che lo ammiro e gli permetto di dirmi tutto quello che vuole; è il solo a cui lo consento. 
Gianpiero sospira, scuote la testa e alza gli occhi al cielo per poi andarsene. Andando, fa un cenno ad altri che evidentemente stavano per entrare. 
Seb è assolutamente calmo, le braccia conserte, si avvicina a me senza avere nemmeno un briciolo di paura ed è un istante, mentre ci osserviamo. Come se riconoscesse qualcosa, in me. Forse sé stesso. 
È un pensiero assurdo, ma credo che sappia come fare con me perché in qualche modo mi somiglia e forse è così, anche lui all’inizio della sua carriera non era ben visto ed iper criticato per una lingua troppo lunga ed una guida non proprio impeccabile, ma che comunque portava dei risultati notevoli.
Sì, forse in qualcosa siamo simili, forse si rivede in me ed è per questo che mi sta tanto dietro, ultimamente. Perché sa che sono in una fase decisiva della mia carriera ed ha capito che se mi lascia alle cure psicopatiche di mio padre, potrei non ottenere ciò che voglio, ciò che è solo ora o mai più. 
E poi so che anche lui ogni tanto va fuori di testa ed esagera. Canada 2019 resterà nella storia, con lui.
Seb sospira un attimo, poi tira fuori il telefono, un modello vecchissimo ma con le immagini, e mi fa vedere un video. Penso quello che voleva farmi vedere Gianpiero. 
Per un momento penso di lanciargli il telefono, ma credo che poi Seb lancerebbe me. Non è per paura della sua reazione, ma per non litigare anche con lui.
Assurdamente, è l’unico con cui non voglio litigare ora. Lui e Charles. Che però essendo arrivato sul podio, al momento non può venire da me. 
Senza parlare fa partire il video che mi rassegno a guardare e ad un certo punto mi fa: - Guarda bene qua. - io mi concentro controvoglia, ma finalmente vedo quello che voleva farmi vedere Gianpiero ed è come se mi staccassero una spina togliendomi corrente elettrica. 
Mi sgonfio come per magia. 
- Le tue ruote gli sono letteralmente passate sulla testa, se è vivo non è grazie a te, ma all’Halo. Se non ci fosse stato oggi l’avresti ucciso e tu saresti rovinato a vita, perché credimi che una cosa simile ti rovina. Non la carriera. L’esistenza. 
Le sue parole sono come lame che aprono la carne con una precisione millimetrica. Non deve passarla due volte. Il taglio è immediato e netto. 
Sospiro di nuovo, scuoto la testa e alzo gli occhi al cielo realizzando ora il punto. 
- Se mi fermavo a chiedergli come stava erano meno severi? - chiedo ironico. Seb alza le spalle con un sorrisino e l’aria più morbida. 
- Probabilmente. - lo guardo stupito. Mio padre mi avrebbe detto di tutto e appena recupererò il telefono lo farà. Per fortuna ora non era qua. 
- Non volevo di certo ucciderlo né tentare di farlo, è solo che ero incazzato perché lui non è venuto da me a luglio. E comunque è un incidente per definizione. - mentre lo dico seccato ma meno furioso di prima, mi viene velocemente in mente il flash di Charles bambino che dice ‘just an inchident’ riferendosi a lui che mi spingeva fuori pista di proposito per vendetta e, per assurdo, mi rilassa un pochino.
- Lewis quella volta ha sbagliato e ci ho litigato per farglielo capire, ma mi ha chiesto come stavi. - continua calmo e accondiscendente Seb sempre guardandomi dritto negli occhi senza paura. 
- Ma non mi ha detto nulla. - rimbecco io ancora sul piede di guerra anche se meno di prima.
- Lo amo anche se è l’essere più permaloso e orgoglioso del mondo. 
In un istante, con un candore sconcertante, viene allo scoperto e non se ne turba minimamente. Sono shoccato nel vedere come ammette che stanno insieme. Perché con me? Chi sono per lui? Non sono niente. Cosa vede in me? Perché si fida tanto? 
Per un momento resto inebetito e lui continua calmo, mettendomi una mano sulla spalla e stringendo confortevole. Questo contatto mi placa. Seb mi sconvolge mentre lo sovrappongo a mio padre inevitabilmente. No, decisamente mio padre non l’avrebbe mai fatto. Così comprensivo con me dopo aver mandato a puttane una gara importante? Figurati! 
- Non devi abbassarti ai livelli meschini degli altri, devi usare la tua testa e la tua coscienza. Adesso che sai che gli sei passato sulla testa, mi auguro che ti dimostrerai migliore e che gli farai vedere come si fa ad ingoiare l’orgoglio, la rabbia e qualunque cosa, per fare quella giusta. So che lo sai fare. 
Mi parla come se mi vedesse migliore e più maturo di quel che sono e per un momento penso di ridere e mandarlo a fanculo, ma sul più bello mi fermo, sospiro ancora, sbatto il piede a terra e faccio una specie di grugnito di scaricamento nervi. 
Lui ridacchia, lo vede come un sì e credo per assurdo che lo farò sul serio. 
Pazzesco. 
Assolutamente pazzesco. Che potere ha questo qui? E cosa vuole da me? Perché mi sta tanto dietro, perché mi guarda così tanto? 
Non lo so, è un mistero Sebastian Vettel, ma mentre mi sorride con una battuta per poi andarsene, mi sento grato di piacergli. Almeno piaccio a qualcuno al di fuori di Charles. Qualcuno che non ha secondi fini come scopare con me. Ed è bello. Stupidamente bello.

Decido di farlo subito perché se aspetto è finita. 
Vado subito a cercare Lewis, mentre sono nell’onda del buonismo di Seb e della sua influenza saggia e positiva. 
Camminando verso il non molto lontano box Mercedes numero 44, penso che Seb sia cambiato molto dall’inizio della sua carriera in F1 dove aveva un soprannome simile al mio, Crash Kid, ed era iper criticato per i suoi modi poco puliti in pista e per quanto diretto fosse quando parlava. Ancora adesso non le manda a dire ed ha degli scatti che se li ricordano tutti, ma resta fondamentalmente una persona buona e altruista; è anche maturato molto, credo. 
Ma anche se lui forse vede in me qualcosa di sé, io non lo vedo davvero. Magari ci sono delle similitudini fra noi, ma penso che è tutto lì. Lui è troppo buono mentre io non trovo nemmeno un briciolo di bontà in me. 
Forse perché dopo che tutti ti trattano come il cattivo, poi ti convinci di esserlo e ti comporti come tale. 
Pensandoci, mi chiedo come mi veda Charles. Mi vede anche lui come il cattivo e gli piaccio per questo, oppure vede che c’è altro oltre quella superficie pessima e gli piace quello? 
Nel box Mercedes mi guardano stupiti di vedermi e per un momento cala un silenzio mortale, poi quando chiedo di Lewis i loro sguardi si fanno anche più preoccupati e irritanti, tanto che sto per cambiare idea. 
- Sentite, sono solo venuto a vedere l’effetto della mia ruota sulla sua testa... - cerco di metterla in modo ironico così che capiscano che non ho cattive intenzioni, anche se diranno che l’ho fatto apposta e volevo farlo fuori. Ma che cazzo me ne fotte. 
Uno dei meccanici che stanno lavorando alla macchina, o quel che ne resta, mi mostra il suo casco e non so se lo faccia in modo ironico, polemico o se semplicemente pensa di accontentarmi sul serio. Non indago, ma in effetti il suo casco ha chiaramente i segni della mia ruota, si vede bene lo scontro con lo pneumatico. Mentre faccio una faccia sinceramente impressionata, l’altro indica la sua stanza lungo un piccolo corridoio che si prende dal garage, così io faccio un cenno e vado senza chiedere permesso e, sempre senza chiedere permesso, apro la porta. Tanto Seb non è qua visto che era con me poco fa. 
Come immaginavo Lewis è lì dentro, ma non è da solo. 
La sua fisioterapista lo sta massaggiando nel lettino che ha nella sua stanza, come ce l’abbiamo tutti i piloti proprio per pratiche di questo tipo. 
Quando mi sente entrare, Lewis si gira di scatto finendo poi per lamentarsi subito per il movimento fatto; la smorfia di dolore mi fa capire che qualche effetto nonostante l’Halo che fondamentalmente ha sostenuto la gran parte del peso, deve averlo avuto. Del resto non ci sarebbe il segno sul casco. 
In realtà adesso mi dispiace, non volevo di certo ferirlo seriamente.
Appena dentro, però, mi blocco: Lewis è in intimo e avvampo istintivamente ricordandomi, tutto d’un colpo, che una volta ho avuto una fantasia erotica su di lui coperto di schiuma di champagne. La schiuma nella mia fantasia era sperma e spiccava molto bene sulla sua pelle scura.  
Mi mordo il labbro e mi irrigidisco, poi mi metto di fianco come se fossi un patetico adolescente imbarazzato per un nudo. 
Devo dire che me lo scoperei se non ci fossero altre implicazioni di mezzo. Tipo Seb e Charles. Ma giusto per scoparlo, non perché mi piaccia o chissà cos’altro. Insomma è un bel ragazzo. 
Ehi Max, torna in te e ricordati che ti ha buttato fuori pista, quest’anno. Due volte. E che per questa hanno dato la colpa a te. 
- Max?! - chiede convinto di avere le allucinazioni. 
Alzo gli occhi al cielo imprecando ed annuisco. Sii uomo. 
Non sei un bambino e non sei nemmeno un idiota. 
Seb ha detto di far vedere che sei diverso da come ti vedono tutti, comincia da ora. 
- Sì, volevo solo sapere se stai bene, ho visto che la mia ruota ti ha lasciato l’impronta sul casco... 
Parlo veloce e nervoso perché è ovvio che non voglio stare qua e non lo so mascherare. Ma non è per il motivo che potrebbe sembrare. 
- L’hai visto solo ora? - dice acido. 
Alzo gli occhi al cielo e sbuffo guardandolo spontaneamente, ma ora è seduto con la sua fisioterapista dietro che si prepara a mettergli i cerotti elastici sul collo.
Il suo sguardo è accusatorio e duro. 
So che dice di continuo che con me non alzerà più il piede perché è stufo di dover cambiare guida per colpa mia. Mi irrita solo che Charles la pensi allo stesso modo. L’ha sempre detto. 
Io non so guidare, secondo lui, e se uno fa con me quel che farebbe con chiunque altro, finirebbe fuori pista. Ed è così perché io guido male, in modo sporco. Perché solo chi guida in modo pulito, guida bene. 
Ma lui è Charles, è grazie a queste idiozie che ci siamo avvicinati, paradossalmente. Cioè, non capisce niente, ma è libero di pensare le cagate che vuole. Ma lui è lui. È diverso. 
Finisco così per associare Charles e Lewis dopo che l’ho già fatto fra Seb e me. Vaghe similitudini non ci rendono uguali. Ognuno è fatto a modo suo, ognuno è diverso, ognuno ha la sua storia.  
I nostri occhi rimangono agganciati e tempestosi alla stessa maniera per un paio di secondi, entrambi poco inclini a fare pace. 
- Prima non c’era verso di farmi vedere niente. Ero troppo incazzato. 
Lewis inarca un sopracciglio mentre raddrizza il collo per permettere alla sua fisioterapista di posizionargli i cerotti; sono come delle lunghe bende elastiche che si attaccano alla sua pelle. 
- Seb, vero? - va a colpo sicuro e appena lo dice non riesco a frenare la risata. La donna dietro di lui ride a sua volta, probabilmente sa anche lei, ed alla fine anche Lewis allenta la tensione facendo un ghigno, ma non si muove per non rovinare il lavoro che gli sta facendo. 
Gli guardo i muscoli rimanendo ipnotizzato dalle dita di lei che scorrono attraverso il cerotto blu sulla sua pelle scura coperta di tatuaggi quasi ovunque; alzo le spalle e mi gratto la nuca imbarazzato, rispondendo vago. 
- Beh, sai com’è... - non so davvero che dire, ho solo fatto ciò che a quanto pare era giusto fare anche se non me ne fregava davvero. Col senno di poi, vedendo il suo casco, so che invece mi importa.
- Ti ha detto che devi dimostrarti migliore di come ti vedono in giro? - a questo sposto di nuovo gli occhi sui suoi e sogghigno di nuovo. 
- Lo conosci bene, eh? 
Lewis fa un altro cenno e questa volta il sorriso è morbido, ma è evidente che è rivolto a lui. Lui che non è qua fra noi, ma è come se ci fosse. 
- Non so se vede più cose di quel che ci sono in me, ma visto che a quanto pare mi ha preso a cuore, volevo evitare che il suo interesse finisse nel cesso. 
È un modo contorto per dire che lo faccio per lui. Lewis fa un altro mezzo sorriso particolare che non saprei decifrare, e questo è rivolto a me. Mi squadra silenzioso mentre la fisioterapista conclude e lo lascia libero, così Lewis si alza e mi viene davanti sempre in mutande. 
Inevitabilmente lo sguardo scende sul suo inguine dove dei boxer bianchi aderenti spiccano e non nascondono la sua ottima dote. Piuttosto ottima, in effetti. 
Dannazione, alza gli occhi! Non guardarlo lì! Imbecille che non sei altro! Se ne sarà accorto, sto arrossendo come un coglione. 
Gli occhi, Max! I SUOI FOTTUTI OCCHI! DOVE SONO GLI OCCHI! 
Ah, eccoli qua! 
Non abbassare più lo sguardo, coglione! 
- Mi dispiace non aver fatto lo stesso per te l’altra volta. Potevo chiedere il tuo numero a qualcuno e almeno scriverti, ma mi sono limitato a chiedere come stavi. Non ho giustificazioni per questo. Però Seb ha ragione, dobbiamo andare oltre certe cose. 
Da qui capisco che gli ha detto la stessa cosa. Faccio un lieve cenno con ancora gli occhi fissi sui suoi; terrorizzato, dentro di me, dal farli scendere sul suo cazzo. So che non siamo soli, ma c’è un momento in cui penso di nuovo al mio sperma bianco sulla sua schiena scura, mentre mi sta piegato in due davanti a me. 
Sono proprio malato. 
Se Charles non mi tromba al più presto penso che potrei finire a fare qualche cazzata col primo scopabile che incontro, e se questo dovesse essere Lewis penso che sarei veramente morto. 
Sì, sono gli ormoni. Con Kelly scopo, ma non poi così tanto e non è la stessa cosa. Non è il sesso che mi piace. 
- Siamo rivali, non nemici. Non volevo finire con la gomma sulla tua testa. Spero tu stia bene. - faccio poi piano cercando di concentrarmi sulle cose importanti. 
Lui annuisce piano. 
- Certo, nemmeno io volevo farti finire in ospedale quel giorno. Spero da qui possiamo correre entrambi senza più rischi. 
I rischi ci sono, siamo piloti ed io non cambierò di certo il mio stile di guida per altri ad eccezione di Charles, ma ho bisogno di uscire da qui e allontanarmi dalla sua nudità, così annuisco e senza polemizzare, con un ultimo cenno, vado fuori dalla sua piccola stanzetta soffocante. 
Non so in che condizioni sono, so solo che mi sento la faccia bollente e che non respiravo più, così prendo un bel respiro di sollievo chiudendo gli occhi e mi avvio, ma mentre lo faccio, per poco non mi scontro con qualcuno. 
Appena lo metto a fuoco la mia faccia credo che sia fottutamente espressiva. Così tanto che i suoi splendidi occhi verdi corrono dietro di me, dentro la stanza da cui sono scappato; appena intravede Lewis mezzo nudo, si irrigidisce e la sua faccia diventa meravigliosamente espressiva. 
Così tanto che mi chiedo quando mai abbiamo messo in dubbio la sua capacità espressiva. 
- Charles? 
Ma lui col famoso sguardo fottutamente espressivo, mi trapassa da parte a parte, mi nullifica e poi piatto come la lama di un coltello, dice: - Che diavolo facevi con lui? 
È qua, su due piedi, che capisco che ha frainteso e che è meravigliosamente geloso. Così tanto che per un cazzo di momento contemplo davvero l’idea di fargli credere che sia successo chissà cosa, ma poi l’idea di retrocedere mi fa venire male. 
No, non voglio rovinare tutto e ricominciare per l’ennesima volta da capo. 
- Niente, gli ho chiesto come sta. Sappiamo tutti e due con chi sta Lewis e non mi sognerei mai di ferirlo. 
E vaffanculo, Max, ti sembra la ragione per cui non dovrei fare cose erotiche con Lewis? 
Seb? Davvero dici una cosa simile e non ‘sai che il mio pisello è devoto a te!’ 
Ma poi sarebbe stata una bugia. Non è devoto a lui. Tecnicamente sto con Kelly e comunque lui il mio pisello non l’ha nemmeno mai toccato, perciò non è che gli devo qualcosa!
Charles resta immobile davanti a me, aspettando che mi levi per entrare, o forse che io mi giustifichi. Suppongo che originariamente volesse accertarsi sulle condizioni di Lewis, però ora mi fissa male, proprio male. Come se fossi un insetto e stesse per schiacciarmi. 
Di sicuro non ha gradito la frase che ho detto, ma se vuole che dica altro, tipo appunto che il mio cazzo gli appartiene, dipende da lui. 
Non lo dico ma è come se lo facessi, forse è il sopracciglio ironico ed inquisitore che alzo, il modo in cui lo guardo in attesa, la sfida che gli porgo per nulla velata. 
Vuoi dissentire su qualcosa? No, perché ho la risposta pronta. Se qualcosa ti dà fastidio, dimmelo chiaramente. 
Charles sembra capirlo e sa di non poter recriminare, sa che è una conversazione che non vincerebbe e gli brucia già solo così, figurati se rischierebbe di farla sul serio. Così alla fine scuote la testa e lascia perdere sfilando dentro la stanza di Lewis al mio posto. Senza dirmi nulla. 
Assolutamente nulla. 
Anche se in realtà è come se l’avessimo fatto. 
Beh, mio caro Charlie. Dipende tutto da te. 
Se sei geloso, vedi di darti una mossa.”

/Charles/

“Per un momento mi faccio mille film. Sono davvero molti, tutti variopinti e a luci rosse e pieni di fantasia. Mi ci vuole pochissimo, tre secondi. 
Poi entro e vedo Angela con Lewis che sistema le cose che ha usato per fargli i massaggi al collo, noto anche i cerotti elastici che deve avergli appena messo e mi sento un idiota.
Ok, non ho realmente mai creduto possano aver fatto qualcosa, ma siccome la nostra ‘cosa’ è partita da scontri in pista che hanno portato ad odi profondi che poi si sono trasformati in passione ed eccitazione, credo d’aver sovrapposto me a Lewis. 
Specie perché Lewis stesso sta cercando di fare con Max quel che ho fatto io con lui, su sua diretta ammissione di quel famoso giorno a Silverstone. 
‘Tu sei riuscito a domarlo,’ mi ha detto. ‘Magari ci riesco anche io facendo come hai fatto tu.’
Io l’ho domato finendo per piacergli e poi flirtando con lui, più o meno involontariamente. 
Gli sorrido e gli chiedo come va mentre la mia testa produce alla velocità della luce altre considerazioni.
Non avrei di certo mai creduto sul serio a loro due insieme, non a mente fredda e lucidamente, ma è stato un istante giustificato da tante cose. È più che altro com’era imbarazzato Max quando è uscito, è questo che mi ha ingelosito e fatto partire in quinta. 
In aggiunta la sua risposta del cazzo. Per rispetto a Seb non lo farebbe mai? E perché stiamo cercando di metterci insieme noi, no invece? 
Vediamo di chiarire subito un concetto essenziale, prima di proseguire questa cosa complicata fra noi. Altrimenti chiudiamo subito e facciamola finita. Il gioco va bene finché vogliamo entrambi la stessa cosa. 
Noi due insieme. Non ci deve essere spazio per nessun altro, non seriamente.  
Lewis mi dice che sta bene anche se sente il collo teso ed ha un po’ di dolori, farà terapie precauzionali, ma non crede d’avere seri problemi. 
Parliamo un pochino, non citiamo Max nemmeno per scherzo e poi appena posso, filo via veloce come la luce alla ricerca dell’idiota numero uno della mia vita.
Non dirmi che ti piace Lewis perché faccio come tu hai fatto oggi con lui e ti passo sopra con la macchina. 

Dal box Mercedes passo subito alla sua camera nel Motorhome Red Bull e lo faccio senza chiedere il permesso a nessuno, tanto più che ormai a quest’ora, fra una cosa e l’altra, è per lo più tutto vuoto perché stanno sbaraccando. 
Max come Lewis è in ritardo perché hanno avuto da aspettare il verdetto dei commissari, mentre io cincischiavo di proposito in giro come un’anima in pena con delle scuse pietose per rimanere qua. Ho addirittura fatto andare avanti Andrea e Jo che, sapendo di me e Max, finalmente, non chiedono più e non devo inventarmi stupide scuse. 
Comunque il risultato è che il paddock si sta svuotando, ormai, e rimaniamo in pochi.
Fra questi io e lui. 
Il mio bussare alla sua porta col suo nome del cazzo appiccicato sopra è frenetico ed isterico, lui la butterebbe giù a suon di pugni come una bestia, io sono una signorina isterica. Me ne rendo conto, ma non me ne fotte un cazzo. 
Max apre con la tuta ancora addosso anche se abbassata alla vita, però è a torso nudo perché si è appena tolto la maglia aderente che indossiamo sotto. 
I capelli spettinati gli stanno dannatamente bene e lui è dannatamente sexy, ma non mi faccio distrarre. No no. Così come non mi faccio deragliare dai suoi occhi blu che mi fissano candidi e stupiti. Non credo si aspettasse il mio arrivo.
Vedrai il resto, questo è niente! 
Senza aspettare il suo invito ad entrare, lo faccio da solo e mi sbatto la porta alle spalle. Non serviva questo per far capire che sono arrabbiato, ma se non fosse chiaro lo punto anche col dito avanzando verso di lui come se dovessi squartarlo; lui indietreggia istintivamente fino a raggiungere la scrivania piena di cose sue, un vero campo di battaglia come il resto della sua stanza. 
Si appoggia lì dietro con le mani, spalanca gli occhi che non sono più stupiti ma inquieti. 
Non lo tocco, ma gli sono davanti in modo soffocante. Il mio dito davanti al suo mento. 
- Devi essere fottutamente onesto, ora. Ti piace Lewis? 
E con questo è evidente che non ammetterò risposte sbagliate o questa volta sì che faccio una strage.”


NOTE: naturalmente non credo Max abbia mai avuto quel genere di pensieri su Lewis, ma mi serviva che qualcosa scatenasse Charles e così l’ho usato senza pensarci due volte. Se non ricordo male subito dopo la gara famosa, Lewis non era andato subito a fare accertamenti, ma mi pare che poi in seguito l’ha fatto. Comunque mi serviva Lewis mezzo nudo davanti a Max! 
Seb poi appena posso lo inserisco sempre; è anche un modo per fare parallelismi fra i lestappen ed i sewis (che mi piace tanto fare). Oltretutto lui fa un po’ da papà a tutti gli altri piloti più piccoli, perciò so che va spesso da loro o si fa comunque sentire (quando correva ancora sicuramente lo faceva di più, ma spesso dicono che sentono Seb per telefono e che gli scrive.) 
So che mi sono fermata sul più bello, ma ogni tanto il mio lato sadico esce. Alla prossima. Baci Akane