72. CATARTICO
/Charles/
“Max spalle al muro, fissa coi suoi occhi blu il mio dito che punta la sua faccia. Non mi definirei inquisitore, ma minaccioso. Mi sembra di avere il fumo che esce dal naso e gli occhi rossi stile bestia infernale.
Non mi sentivo così da molto tempo; l'ultima volta era sempre colpa sua, fra l’altro.
Che cazzo di dono di merda ha questo pezzo di stronzo.
Adesso è ora di chiarire questo concetto perché se c’è questo piccolo segreto che mi teneva nascosto, io lo distruggo.
- Cosa? - chiede stridulo.
Tono sbagliato. Adesso esplodo.
Lo prenderei per la maglietta se l’avesse, come ho fatto in Belgio, ma il divo è a torso nudo ed è fottutamente più in forma di come lo ricordavo. Si vede che si sta dando alla palestra, ora il suo corpo è molto ben formato.
Non guardargli i pettorali. Fissa i suoi cazzo di occhi!
Tuttavia, visto che necessito di afferrarlo comunque, gli prendo la parte inferiore del viso con una mano—mento e guance. Il gesto è pura prepotenza, me ne rendo conto mentre mi avvicino al suo corpo fin quasi a toccarlo; i brividi partono inesorabili, ma sono troppo arrabbiato per farmi sopraffare da essi.
Il cuore galoppa feroce e il cervello è totalmente disconnesso.
- Ti piace Lewis? - torno a chiedere basso e penetrante. Sto facendo la parte del pazzo e forse lo sono ed è tutta colpa sua.
Io sto facendo di tutto, per lui, da quando ho capito che lo voglio; mi sto costringendo ad aspettare i suoi cazzo di comodi anche se odio aspettare e fare ciò che vogliono gli altri se non coincide con ciò che voglio io, e lui fantastica su Lewis? No, eh? Non mi ci prendi per il culo, a me!
Max non mi tocca, le sue mani restano posate sul bordo della scrivania su cui appoggia col sedere; per un istante non so cosa gli passi per la testa, anche se normalmente lo dimostra molto bene e l’ho sempre trovato facile da comprendere. Ma forse è colpa dal fatto che gli sto stringendo la faccia, così lo lascio e senza rifletterci, totalmente fuori di me come non lo sono mai stato, infilo la mano nei pantaloni della sua tuta da corsa ancora addosso; è aperta e pende sui fianchi.
Vado dentro anche alla biancheria intima aderente che indossa, poi senza esitare gli prendo il cazzo e glielo tiro fuori per avere miglior manovra. Infine, ancora prepotente, lo masturbo.
Apro la bocca avvicinandola alla sua che ricambia alla stessa maniera in attesa di qualcosa che non gli darò ora; mentre mi avvicino facendogli sognare un bacio che non arriverà mai, muovo la mano su e giù e lui è già duro. Non gli ci è voluto molto, era già pronto. Troppo pronto.
Stuzzicato da qualcuno che era in boxer aderenti bianchi, forse?
Max rimane senza parole, dritto e con occhi spalancati a fissarmi; le mani sempre ai lati, afferrate alla scrivania. La mia bocca devia la sua e scivola aderendo sulla guancia, gli prendo la mascella fra i denti e lo mordo leggero per poi spostarmi sull’orecchio.
- Stai attento alla risposta, Max, perché sono incazzato nero.
- Hai un modo curioso di dimostrarlo. - non poteva starsene zitto, figurati. No, non sarebbe lui se non facesse una battuta ironica nei momenti più sbagliati.
La mia mano aumenta l’andatura sul suo inguine e lui abbandona la testa all’indietro; chiude gli occhi nel piacere, il volto nell’estasi che gli sto regalando.
- Chi è che ti piace, Max?
- Tu, mi piaci tu... - mormora roco sospirando, totalmente coinvolto da me.
Continuo a muovermi sul suo cazzo che ora pulsa sempre più grande, penso che non ci metterà molto a venire.
Finalmente lo tocco come si deve. Per un attimo mi distraggo e la rabbia scema ricordando quel giorno nelle docce di non ricordo nemmeno quale città, quando siamo stati interrotti sul più bello dai 4 inseparabili proprio quando glielo avevo appena afferrato, gli stavo per succhiare la lingua così come ora vorrei inginocchiarmi e succhiargli il cazzo che, stavolta, ce l’ho ben stretto in mano; ma sarebbe troppo. Già questo è sbagliato, sto di nuovo andando oltre i miei piani.
La mia bocca preme sul suo orecchio e fra un morso ed una leccata, Max geme ed osa farlo con quella sua voce dannatamente erotica e graffiante di natura.
Maledetto.
Ma è bravo, non mi tocca.
Si abbandona a me permettendomi di fargli qualsiasi cosa io voglia e mentre succede ho il flash, forse il tassello mancante o solo la conferma di ciò che avevo sospettato già da tempo.
Vuole che sia io a gestire la nostra relazione, a decidere quando, cosa e come; io a scoparlo, io a baciarlo, io a farlo mio. Ma sono ancora convinto che debba essere lui a scegliere quando sia ora. Poi il cosa ed il come è ovvio che sceglierò io.
- E Lewis?
Sentendo il suo nome, Max mugola e la sua mano finisce sul mio culo.
- Lewis cosa? - chiede confuso.
Scendo con la bocca sul suo collo e lo mordicchio succhiandolo, aumento i movimenti della mano sull’inguine.
- Ti piace?
Sembra pensarci e questo, stranamente, mi fa reagire in modo diverso da come pensavo. Invece di piantarlo in asso e dargli una ginocchiata nelle palle, mi strofino col corpo sul suo, mentre continuo a fargli il trattamento. Lui è completamente offerto a me e si limita a tenere la mia natica sotto la sua presa, totalmente abbandonato ed assuefatto.
- Non quanto te.
- Non quanto me significa che è vero che ti piace? - insisto leccando meglio la linea del collo che parte dalla sua clavicola e finisce sul suo orecchio. Max ormai è al limite e sta per venire, rallento per avere la sua risposta e lui capendo cosa voglio, me la dà.
- Un po’, è una mia vecchia fantasia erotica, ma nessuno sta sopra di te di sicuro.
A questa risposta sufficientemente sincera e soddisfacente, gli lecco di nuovo l’orecchio sorridendo malizioso.
Riprendo ad aumentare il ritmo con la mano.
- Ti piaccio di più?
- Da matti... - sussurra fra un sospiro e l’altro.
La mia mano sempre più veloce, la mia lingua ancora su di lui, tutto il mio corpo addosso, eccitato da morire.
- Sono ancora sopra tutti gli altri? - chiedo con presunzione, smascherando questo lato di me estremamente prevaricatore ed egocentrico. Tutti i difetti che ho sempre cercato di soffocare per non deludere mio padre. Difetti a cui mi sto arrendendo perché semplicemente è questo che sono.
- Sì, lo sei...
E Max lo sa. Annuisce con frenesia senza farcela più ed io, contento, lo faccio venire deviando in tempo gli schizzi a terra fra i gemiti più forti. Il suo corpo trema con delle scosse violente e la testa ciondola all’indietro, mentre metto la mano sulla sua nuca, fra i capelli spettinati, e lo raddrizzo tirandolo verso il mio viso. Max si lascia fare docile e lo sento, lo sento con una certezza assoluta, questa cosa gli piace.
Era tutto ciò che voleva e sperava.
Che prendessi il comando e prevaricassi, proprio come mi aveva detto a Monza.
‘Prevarica quanto vuoi,’ mi ha detto, no?
Ebbene eccomi qua. Spero ti sia piaciuto.
- Non dimenticarlo. - dico con le labbra premute sulla sua guancia.
Max piega la sua splendida bocca in un sorriso sfinito ed eccitato, gira gli occhi verso di me e da questa vicinanza soffocante, ci guardiamo.
- Impossibile. - risponde. Con questo mi mordo il labbro faticando enormemente a non infilargli la lingua dentro. Ma questo, caro Max, sono ancora convinto sia tu a doverlo decidere, perché è tuo sacrosanto diritto.
Poi col cazzo che ti farò guidare per il resto della nostra relazione! Ti concederò il privilegio di fare solo il passo decisivo fra noi, perché è una specie di regalo importante che voglio farti, ma vedi di arrenderti in fretta che non ne posso più.
Dopo di questo, non so con quale forza le mie gambe si muovono ed il mio corpo si stacca dal suo, ma sono in condizioni oscene, così oscene che prego tutti i santi di non incontrare nessuno, uscendo da qua, e per fortuna la mia preghiera viene ascoltata. In realtà non ci sarei dovuto essere nemmeno io, ho girovagato per il paddock con la scusa di sapere come stava Lewis, ma volevo chiaramente vedere Max.
Come cazzo siamo contorti. Riusciremo mai a metterci insieme? A volte mi viene qualche dubbio.
A volte penso che andremo avanti così per sempre senza deciderci definitivamente. Ma mi viene in mente quel giorno a casa sua di qualche anno fa, quando ero fuori di me e lui mi ha fatto venire col suo dito dentro di me, mentre mi strofinavo contro di lui.
Gliela dovevo restituire, in effetti.
Anche se non è realmente stata una ‘vendetta’, mi è semplicemente partito il mio lato prepotente, egoista e, come dice lui, prevaricatore. Ma penso che stia facendo di tutto per tirarmelo fuori, perché credo proprio che sia una delle cose di me che gli piacciono di più. Così come a me piacciono i suoi lati di merda, a lui piacciono evidentemente i miei. Siamo proprio fatti per stare insieme, solo noi due potremmo piacerci così come siamo.
Del resto l’effetto che mi fa lui non me l’ha mai fatto nessuno. È assurdo, a volte credo di essere alla stregua di un drogato.
Dopo che riesco ad entrare in bagno prima di andare in macchina e poi via all’aeroporto dove un po’ di gente mi aspetterà poco paziente per tornare a casa, mi abbasso i pantaloni che mi ero già messo, sempre per fortuna larghi, e mi guardo come rimbalza in aria il mio giocattolo. Mi mordo il labbro ed impreco scuotendo il capo e alzando gli occhi al cielo.
Muoviti, razza di idiota. Sto diventando proprio pazzo.
Senza pensarci troppo, mi lecco il palmo e mi afferro il cazzo ormai bello pronto. Ripenso al suo che finalmente ho avuto in questa stessa mano. Alla consistenza tonica, calda e perfetta.
È stato splendido. Se solo mi fossi inginocchiato avrei potuto averlo in bocca.
Oh, Dio... l’orgasmo è liberatorio, ma solo una flebile consolazione rispetto a ciò che esigo al più presto. Non resisterò ancora molto.”
/Max/
“Lo sapevo già che avere Charles che mi rincorre e ci prova ferocemente con me è sublime, ma non credevo che potesse arrivare a certi livelli. Ero pronto a qualcosa, mi aspettavo che mi piombasse in stanza, ma sinceramente non credevo che arrivasse ad infilarmi la mano nei pantaloni e mi facesse una sega. Mi ha pure lavato il collo, metà faccia e l’orecchio.
Era proprio eccitato e su di giri, credo sia al limite e sicuramente ora si sta facendo da solo quel che mi ha appena fatto. Rimango fermo appoggiato al tavolino con pantaloni e boxer calati alle cosce, il cazzo fuori che pende ormai floscio, le macchie di sperma schizzate per terra, qualcosa è finito nella tuta abbassata.
Ansimo ancora bollente e sicuramente rosso, visto che la mia pelle pallida sta poco a colorarsi.
Era geloso di me e Lewis.
Strofino la bocca. Se solo mi avesse baciato ora l’avremmo fatta finita e ci saremmo messi insieme. Appena la sua bocca finirà sulla mia scoperemo, è solo che ci siamo fissati su questa cosa. Prima bisogna baciarci, ma il primo bacio vero, uno di quelli pieni di trasporto e di lingua e soprattutto con intenzione, deve essere fatto in un certo modo. È una cosa importante.
Ma finalmente ha fatto tutto ciò che ho sempre sperato. O meglio, che spero da qualche mese.
Prima ero convinto di voler decidere io, saltargli addosso e farmelo come e quando avrei voluto, ma adesso è da un po’ che ho capito che è diverso.
Voglio l’abbraccio, il calore, la stretta poderosa.
Voglio la dolcezza, l’eccitazione, il romanticismo.
Voglio essere preso, amato, adorato, posseduto.
Voglio che sia lui a farmi tutto ciò che vuole, che decida di me e mi gestisca, perché so che tutto quel che vorrà farmi, mi piacerà da matti.
Perché è una resa dolcissima meravigliosa ed io sono stanco, così fottutamente stanco di combattere sempre contro qualcuno o qualcosa. Di correre più veloce per superare tutto ad ogni costo ed essere il primo e vincere. Cosa vinco, se arrivo prima in questa nostra relazione?
Non mi interessa. Voglio solo arrendermi a lui e lui deve prendermi. Voglio che sia lui.
Ora finalmente l’ha fatto ed io sapevo che sarebbe stato meraviglioso. Ho solo avuto assoluta conferma che era proprio ciò che volevo, non mi ero sbagliato.
Arrendermi alla sua bocca su di me, la sua lingua, le sue mani, era la cosa migliore che mi sia mai capitata. Sentirmi così voluto e desiderato.
Quando mi ha preso la nuca con la mano e mi ha tirato verso il suo viso, ho creduto che finalmente mi baciasse, ma sua maestà ha ancora controllo e comincio a pensare che non transigerà mai su questo.
Il nostro bacio.
Vuole sia io a deciderlo. Sospiro sognante toccandomi per rimettermi a posto, ma esito un istante ripensando alla sua mano che pochi istanti fa era qua.
Prevarica di nuovo, mio caro Charles, sono qua in attesa che tu lo faccia.
Onestamente non corro con chissà quali convinzioni se non vincere.
È facile.
È solo una gara da vincere, una delle tante di quest’anno.
È tutto ciò a cui penso. Non certo che se vinco questa, vinco il mondiale.
Il mio primo mondiale.
Perciò per tutto il tempo resto totalmente settato solo su questo concetto. Vincere la gara. Una gara. L’ultima della stagione 2021.
Una gara come le altre, mi sono detto prima di partire.
Solo una come tutte.
Ma non lo è, so dentro di me che non lo è, e non è facile affrontarla perché io e Lewis abbiamo gli stessi punti, perciò è essenziale o vincere o comunque stare sopra di lui.
Lui che di mondiali ne ha vinti 7 come Schumacher e che se vince questo passa in testa come il più grande pilota di tutti i tempi. Anche se, onestamente, lo è già comunque.
No, non è facile, perché Lewis è sempre stato una specie di riferimento in F1 per me, lui, Fernando, Seb... e a parte questo è fottutamente bravo.
Quest’anno hanno avuto problemi, ma hanno recuperato alla grande e ad un certo punto era inarrestabile; ha recuperato così tanti punti che è assurda la sua stagione, così come io sono stato dannatamente bravo a non mollare.
La verità è che lo meritiamo entrambi, ma non condividerei il trofeo con nessuno ed io quel cazzo di trofeo lo voglio. Lo voglio come un pazzo.
Perciò questa volta se non fosse per mio padre che sa come caricarmi, non credo che riuscirei a mantenere la concentrazione e a correre come ho sempre fatto quest’anno.
Le sue parole risuonano come se me le ripetesse in loop via radio.
- Abbiamo lottato tanto per questo, per questo giorno. Sono stato un autentico stronzo con te, ma l’ho fatto perché sapevo che questo giorno sarebbe arrivato. Il giorno in cui tu saresti stato pronto a vincere tutto. Hai patito tanto per questo, Max. Perciò ora sali su quella macchina e dimostrami che abbiamo fatto tutto per qualcosa. Dimostrami che avevo ragione ad usare le cattive per tirarti fuori il massimo.
Non lo dimentico cosa mi ha detto prima della gara. E non dimentico cosa ho pensato senza dirglielo.
‘Ti dimostrerò invece che hai sempre sbagliato a dirmi che non avrei mai combinato un cazzo con la macchina, che non avrei mai vinto niente e che sarei finito a guidare un camion! Ti dimostrò che non sono un cazzo di buono a nulla!’
È con questo stato d’animo, che qualcuno potrebbe definire da assassino, che sono salito in macchina prima.
A me piace pensarmi predatore. Sono sempre stato paragonato al leone e credo di esserlo davvero. Fisso la preda e non mollo finché non azzanno, una volta che la prendo non la mollo.
La gara che ho condotto fin qua è perfetta ad eccezione della partenza dove Lewis ha dimostrato di essere fottutamente bravo e mi ha superato subito, ma non ho mai mollato, non ho mai sbagliato un cazzo. Gli sono sempre stato dietro e appena c’è l’occasione, la cogliamo al volo.
Safety car, incidente nel finale, esco per cambiare le gomme sia pure con la consapevolezza che potrebbero non far ripartire la gara. I rottami da togliere sono tanti, manca poco alla fine e per regolamento non dovrebbero farla riprendere, ma è l’ultima gara della stagione e qua ci si gioca un mondiale, letteralmente.
Lewis mi è davanti, ma non ha cambiato le gomme convinto che ormai sia finita, io sì.
Potrei farcela. Anzi, ce la farei di sicuro.
Basta solo che facciano riprendere la gara ed anche se sono tutti negativi, io so che può succedere e sono pronto. Non perdo mai un solo istante la concentrazione.
Appena avrò bandiera verde lo supero e vinco.
È solo questo su cui mi concentro. Non esiste niente altro.
I dettagli delle regole li lascio agli altri, non so come potrebbe succedere, come potrebbero fare, so solo che a me basta la cazzo di bandiera verde, poi farò il mio dovere di pilota e dimostrerò a tutti che non sono un cazzo di Mad Max.
Sono rimasto concentrato sulla gara tutto il tempo e ho guidata senza pensare a niente se non a fare tutto giusto e guidare al mio massimo, ma è all’incidente che ho capito che ce l’avrei potuta fare e appena l’ho realizzato, mi sono agitato. I nervi si sono tesi, per un istante. Proprio poco prima di sentire la comunicazione che avrebbero fatto finire la gara solo a me e Lewis per la spettacolarità del mondiale.
A questo punto chiudo gli occhi, il cuore in gola. Se sbaglio questa non me lo perdonerei mai.
Ma è qua che la voce tonante e sprezzante di mio padre mi risuona in testa, ma questa volta dice ciò che avrebbe dovuto dire prima.
‘Dimostrami che ho torto. Che non sei un incapace e che non ho mai perso davvero il mio tempo con te.’
Sì, papà, te lo dimostrerò per chiuderti una volta per sempre la tua cazzo di bocca.
Se faccio questo, non mi insulterai più, non mi romperai più il cazzo. Non soffrirò mai per colpa tua.
Dopo di questo, sarò definitivamente libero e questa volta per davvero, perché se ci proverai ancora a maltrattarmi ti potrò dire che ho già vinto un mondiale e so come si fa.
Mentre lo penso, arriva la bandiera verde ed io parto e cazzo, non penso più a niente.
Solo a superare Lewis.
Solo ad andare oltre tutte le curve ed i rettilinei che restano.
Solo a macinare chilometri e velocità.
Mi mangio la pista con Lewis alle spalle che ci prova, ma senza le gomme nuove non ha possibilità ed è così che va.
Che passo il traguardo.
Che vinco.
Vinco la gara ed il mondiale.
Il mio primo mondiale.
Mentre lo passo, la voce di mio padre che mi vomita insulti da quando sono bambino, sfuma e si perde fra le urla di tutti, il mio ingegnere, Christian, io stesso.
Ce l’ho fatta.
Ci sono riuscito.
L’ho battuto.
Ho battuto mio padre.
Per tutti i pugni che ho ricevuto, gli insulti, le spinte, le punizioni. Per tutta la disperazione e la rabbia e l’odio che mi ha tirato fuori.
Per tutto ciò che ho patito io finalmente ce l’ho fatta.
L’ho battuto. Finalmente ci sono riuscito e sono così fuori di me e stordito che non capisco cosa faccio, se piango, se grido, se esulto, se sto ancora correndo.
Non capisco niente, per la verità.
Solo che poi ad un certo punto scendo, salto giù dalla macchina e corro saltando sulla mia squadra, tutti i membri Red Bull radunati lì per me. Tutti mi abbracciano e non capisco un cazzo per un momento, finché non sento due mani forti e poderose prendermi prepotentemente e stringermi, mi solleva la visiera del casco e me lo prende appoggiando la testa sull’apertura, e lì vedo i suoi occhi pieni di lacrime.
- Ce l’hai fatta Max! Sono così fiero di te! Sapevo che ce l’avresti fatta! Sei il campione del mondo. Sei il più forte! Sei stato bravo, perfetto!
Era tutto per questo momento. La mia vita vissuta finora, le fatiche, i dolori, la rabbia, la merda ingoiata, i pugni e gli insulti presi. Tutto per questo momento. Per sentirgli dire queste parole.
È qua che il mondo sparisce, le urla intorno scemano e resta solo questa ondata devastante che mi dà il colpo di grazia.
Un colpo di grazia che esce dai miei occhi.
Sto piangendo.
Per la prima volta, credo, lo sto facendo davvero e non di rabbia o dolore, non per la voglia di mollare tutto e scappare.
Piango per gioia.
Piango e mi appendo al suo collo abbracciandolo per la prima volta in questa maniera così sentita e profonda. Forse anche disperata, perché sento che se non mi reggesse lui così forte, non starei in piedi.
Sentire queste parole da mio padre è come far pace con lui e perdonarlo, non dovrei farlo, non sarebbe giusto, ma è tutto così giusto e catartico, in qualche modo, che il sentimento più basico ed istintivo di me prende il sopravvento.
Sono un cazzo di lottatore ed ho vinto la battaglia più dura di tutte, quella contro di lui.
Ora sono libero e lui è contento di me.
Dopo aver sentito solo insulti da quando sono nato, solo insoddisfazioni, solo correzioni, solo cose che non andavano, ha detto che è fiero di me e che sapeva ce l’avrei fatta.
Sentirglielo dire è la cosa più sconvolgente e bella della mia vita. E devastante. E non so quando mi riprenderò.
Dopo i festeggiamenti che durano non so quanto, posso togliermi il casco e tutto ciò che ho sotto e cerco di rimettere insieme la mia merda per capire che cazzo devo fare.
È solo qua che mi ricordo che ho battuto Lewis, togliendogli il suo meritato ottavo mondiale e che devo complimentarmi con lui.
Mi volto per cercarlo e vedo che è ancora dentro la macchina, qualcuno dei suoi gli sta vicino cercando di capire come aiutarlo, ma la verità è che nessuno osa toccarlo.
Da quanto cazzo sta lì? Ci ho messo un sacco ad esultare.
Uscirà mai? Io non uscirei. Io non credo ce la farei al suo posto.
Espleto le cose che devo fare lasciandogli il tempo necessario. Devo sportivamente stringergli la mano, ma lo vorrei fare comunque. So che ci saranno polemiche dietro questa gara, con un angolo del mio cervello lo comprendo, ma comunque ho vinto io e non mi importa dei dettagli.
Tuttavia capisco Lewis, a parte tutto il resto ha comunque perso un titolo all’ultimo chilometro e non è facile. Non lo sarebbe per nessuno. Sarebbe inaccettabile per chiunque. Io sbattere la testa contro il muro.
Solo dopo un po’ di abbracci, saluti e manovre varie, quando sono davanti alle telecamere per le solite domande di rito post gara, vedo che è uscito. È provato, è serio, teso e distrutto, si vede che ha pianto e sta solo cercando di essere uomo e fare ciò che va fatto e onestamente non so come ci riesce, non so nemmeno perché ci prova.
Non voglio nemmeno tormentarlo, pensavo di farglielo fare quando se la sarebbe sentita senza forzarlo, sebbene so che è una cosa che va fatta. Infatti è lui che viene da me, ma molto prima di quel che mi sarei aspettato.
Mentre sto rispondendo alle domande nel parc ferme davanti alle telecamere, sento una stretta al braccio e quando mi giro, lo vedo e mi viene un colpo.
Lewis mi tende la mano ed io gliela stringo a mia volta sottosopra e shoccato, mi fa le congratulazioni per la vittoria, la gara ed il mondiale, infila il braccio sotto il mio e mi cinge la schiena, io ricambio la presa sulle sue spalle. Ci guardiamo, sono totalmente incredulo per il fatto che si stia complimentando con me. Proprio io. Colui che gli ha rubato l’ottavo mondiale che secondo le regole doveva essere suo.
Come fa? Come ci riesce?
Mi fa i complimenti che ricambio, ci scambiamo alcune parole. Dice che comunque è stato un campionato spettacolare e che oggi ho sempre corso da campione, sentirgli dire questo, visto chi rappresenta, chi è e soprattutto ciò che sta passando in questo momento, per me è toccante e significativo e finiamo per abbracciarci.
Quel che sento è strano, quasi come un pugno allo stomaco. Ha una tale forza d’animo che non penso d’averla mai vista in nessuno. Nonostante tutto è qua fra le mie braccia, è stanco, sfinito, sottile e distrutto e sicuramente mi odia, in questo istante, ma non solo mi saluta e mi stringe la mano, addirittura mi abbraccia.
Non so come ha fatto. Io avrei spaccato tutto, al suo posto. Non avrei stretto la mano a nessuno, tanto meno al rivale che mi ha tolto il titolo, non avrei parlato con anima viva, specie i giornalisti. Sarei andato dritto per i cazzi miei a nascondermi.
Poi è comunque tutto un caos e c’è del tempo, prima della cerimonia che devono preparare; andiamo nel tunnel del box che porta alla zona della premiazione, vedo che la gente gli passa vicino schivandolo perché deve essere in uno stato terribile e nessuno osa avvicinarlo.
Nessuno tranne Seb che è il primo fra tutti che va da lui senza esitare.
Quando vedo che ci va e che Lewis accetta la sua presenza e poi il suo abbraccio, penso ok. Adesso starà meglio. Ci penserà lui.
Seb poi si complimenta anche con me e mi abbraccia col suo tipico calore, guardandoli avevo pensato che non mi avrebbe più guardato in faccia, ma la sua stretta è poderosa e sincera ed il suo volto sorride felice per me.
- Sono contento, sei stato bravissimo! Sapevo che avresti vinto e vedrai che è il primo di una lunga serie, Max.
Si vede che ci crede davvero e mi piace saperlo. Mi colpisce che gli piaccio e che mi ha preso a cuore e di nuovo ho la sensazione che ultimamente mi capita di avere con lui.
Se potessi tornare indietro nel tempo e scegliermi un padre, se ci fosse questa assurda possibilità, sceglierei lui.
Avrei vinto lo stesso il mondiale, oggi, ne sono certo. Ma sarei sempre stato felice.
Ma evidentemente le cose devono andare così, a modo loro. Di merda per un po’, fino a che finalmente qualcosa inizia a girare bene e tutto si raddrizza e arriva la redenzione.
Si soffre, sì. E si soffre sempre per arrivare ad un punto preciso.
Il mio era questo. Oggi. Per quel ‘sono fiero’ che non avrei mai pensato di ricevere.
Ho vinto e sono finalmente libero.”
NOTE: Charles arrabbiato e provocatorio è sempre una bella cosa, specie se poi diventa sexy e fa cose sconce a Max che, furbo come nessuno, sa esattamente come ottenere ciò che vuole. Adoro come nel corso degli anni Charlie caro sia diventato così tanto espressivo, se si guardano le sue foto dei primi anni nelle monoposto, è tutta un'altra cosa rispetto ad ora e la sua evoluzione mi affascina molto.
La gara della vittoria determinante (Abu Dhabi 2021) era ovviamente importante, ma visto che è ben noto come sono andate le cose, mi sono soffermata solo sui dettagli che mi erano piaciuti e che volevo evidenziare. Siccome su quella stagione ho inserito spesso Lewis, ho voluto diciamo concludere questa sorta di arco narrativo fra loro, visti i precedenti tesi che avevo inserito e i relativi cambiamenti. Oltretutto è vera la scena che lo riguarda, quando i piloti inizialmente gli passavano vicino senza avvicinarlo perché stava male, e poi ad un certo punto ha iniziato Seb e dopo anche gli altri l'hanno fatto. Ovviamente da fan sewis quale sono, ho adorato quel momento anche se è stato struggente.
Il rapporto fra Max e suo padre è uno degli argomenti più importanti della fic, perciò ogni tanto lo inserisco e sottolineo certe cose (inventandole in quanto solo loro sanno la verità, lo ripeto sempre, ma non si sa mai), come per esempio che è sicuramente stato il motivatore più grande di Max. Anche se a mio avviso il modo in cui l'ha motivato non è sempre stato normale e positivo. Alla prossima. Baci Akane