73. REAZIONI SPONTANEE

lestappen
/Max/

“C’è questo momento fra la pista e la zona celebrazione dove Lewis si prende un momento per rimettere insieme i pezzi ed io finisco per fare altrettanto. 
Mi siedo sfinito su un cassone in un posto un po’ in disparte rispetto al casino con gli altri, il via vai, grida, richiami, corse. La gente si deve sistemare per la festa, tutto deve essere pronto e così posso stare qua un istante e pensare.
E capire.  
Capire cosa è successo, assimilare, realizzare, ma ancora non ci riesco. Sono stordito e perso. Mi rendo conto di aver raggiunto lo scopo della mia vita, ma sono anche consapevole che è sempre stato lo scopo di mio padre. Il mio in realtà qual era?
Alla fin fine corro per lui, perché lui voleva. E sono diventato campione del mondo perché era sempre lui a pretenderlo. 
Ho fatto sempre tutto ciò che voleva. Poi è venuto fuori che mi piaceva e che ho la velocità nel sangue, però non è mai stato il sogno che mi sono scelto. 
Mi piace, sono felice, ma non l’ho scelto.
Ed ora l’ho realizzato. 
Libero, mi sono detto prima. 
Adesso sono libero, sì. 
Da mio padre e dalle sue costrizioni, dalla sua presenza in modalità schiaccia sassi. Adesso può essere un padre normale, mi chiedo se lo sarà davvero. Se ne sarà in grado. 
Il fatto che può piantarla di rompermi le palle, non significa che la smetta. Però ormai è fatta, no? Ho vinto. 
Ho già pianto per questo. Prima, appeso al suo collo. 
Ma adesso io che dovrei fare? Ora che lui mi lascerà in pace, che dovrei fare?
Qual è in realtà lo scopo della mia esistenza, da qui in poi? 
Come evocato, uno scappellotto familiare mi colpisce la nuca mentre sono ricurvo sulle mie ginocchia, tutto piegato in avanti. 
Riconoscerei il suo schiaffo fra mille, mi raddrizzo, ma resto ancora un po’ chino e pesante. Dovrei essere leggero e felice e lo sono, ma c’è ancora questa domanda che mi assilla. 
Alla fine dei conti chi sono senza mio padre e la sua volontà? 
Continuerò a correre perché mi piace, ma non è mai stato ciò che ho scelto. Adesso lo posso scegliere, invece. Posso scegliere io qualcosa. 
Lui si china davanti a me, le mani sulle ginocchia, mi guarda e ci sorridiamo. Non so cosa provo per lui in questo momento. È tutto un caos. 
È tutto strano.
Penso che stiamo ricordando le stesse cose, ognuno dal proprio punto di vista. 
Sa che se non lo dice ora, non avrà più modo, perché ci sarò sempre, così come lui, ma da qui in poi sentiamo che sarà diverso. Ne sono certo. Lo siamo tutti e due. 
- Sai, non vado fiero di ciò che ho fatto per farti arrivare qua. Ma l’ho fatto sapendo che ci saresti arrivato. 
Faccio un sorriso di consapevolezza, ma forse sono stanco e grottesco. 
Non riesco a parlare. La mia gola è annodata, rimango qua alla sua mercede. Forse per la prima volta mi piacerà ciò che ha da dirmi. Prima mi è piaciuto. 
- So che sono stato troppo duro, ma ero veramente convinto che con te sarebbe stato efficace solo questo metodo. Per ognuno funziona qualcosa, tu sei così. Sei una testa dura, come me. Se io avessi avuto qualcuno a fare con me ciò che ho fatto io con te, non sarei invecchiato pieno di rimpianti. Ma tu sei il mio riscatto. Ho vissuto il mio sogno attraverso te. - mentre parla le sue mani mi carezzano le braccia e poi salgono sulle spalle. Stringono. 
Mi annodo di nuovo.
Mio padre con le mani su di me per darmi conforto e non per picchiarmi. Sa essere così caldo, se vuole.
Perché ha aspettato tanto? 
Perché non l’ha fatto prima? 
- Non ti avrei mai deluso. - mormoro solo con la voce spezzata sul punto di piangere. Tiro i muscoli del viso in un’altra espressione di fatica. Fatica a rimanere in me e a non sciogliermi. 
Non ti avrei mai deluso anche se mi avessi trattato in modo più umano. Me lo legge fra le righe. 
- Non mi hai mai deluso. È solo che volevo tenere alta la tua motivazione. 
La sua mano stringe la presa. 
Mi hai massacrato, ma non lo dico. Non voglio rovinare nulla, perché questo nodo dalla gola ormai è lì dietro agli occhi e so che adesso basterà poco e mi uscirà tutto in modo pietoso e lui non vuole vedermi così fragile e debole. 
- So che non erano buoni metodi. 
Credo che a modo suo si stia scusando, non penso che lo farà mai in modo esplicito, ma mentre lo dice sento che voglio piangere, voglio disperatamente piangere, è solo che non saprei perché lo farei, perciò per non fare casino me le ingoio per l’ennesima volta. Tanto sono abituato, no? L’ho sempre fatto, basta continuare. Ingoiare lacrime invece che spararle fuori dai miei occhi. Quelle di gioia prima le ho tirate fuori: erano belle, andavano belle. Altre, di altro genere, non servono. 
La sua mano sale dalla spalla alla mia guancia. Calda. Dolce. Da padre. 
Allora poteva essere un padre normale. 
Stringo gli occhi come un forsennato, mi asciugo gli occhi per ricacciare tutto indietro. Non piangere, Max. Non fare il solito casino. 
- Ma sono veramente fiero di te. Sapevo che ce l’avresti fatta. 
Non lo so. Non ne sono sicuro. Penso ancora che lo dici solo perché ora ho vinto. Ma non importa, mi tengo strette queste parole che ho sognato da sempre di sentire. Parole che non dimenticherò mai e che fungeranno da collante fra noi. 
Adesso sì che posso pensare di avere un padre normale anche io e di essere felice di averne uno senza invidiare quelli degli altri. 
Prendo un respiro profondo e cerco di tornare in me con un sorriso forzato. Sono sfinito, è peggio di dieci corse di fila. Non ce la faccio più. 
È bello, ma sono distrutto. 
Ma le sue mani mi stringono, i suoi occhi commossi mi sorridono e mi guardano finalmente come un padre dovrebbe sempre guardare un figlio. 
È la prima volta che succede e sono così stordito e commosso che non penso mi riprenderò mai più da questo momento. 
- Va bene così. - mormoro infine. Più di questo non riesco a fare. 
No che non va bene. Non si dovrebbe arrivare al punto che sei arrivato tu. Non basta una coccola e una bella frase per cancellare tutto, non cancello le volte che mi hai lasciato per strada per punirmi, o quando mi davi pugni in testa. O quando mi insultavi. 
Ma adesso è finita davvero e posso cominciare la mia ricerca. La ricerca di me stesso e di ciò che voglio fare, ciò che voglio essere, ciò che desidero. 
Mentre vengo chiamato per la premiazione, mi accodo ad un silenzioso Lewis; insieme raggiungiamo Carlos che aspettava da solo in quanto terzo classificato di oggi. 
Non lo so. Non so cosa farò da qui in poi. So solo che voglio proseguire quel discorso con Charles. 
È lui che mi viene in mente in questo momento dove sono così profondamente scosso da non sapere più nemmeno chi sono e come mi chiamo. 
Prima ho abbracciato Kelly, ho abbracciato mio padre, ho abbracciato Lando e Carlos e perfino Daniel. Ho abbracciato tantissimi, ma mi manca lui. È il suo abbraccio che mi manca in realtà. Solo il suo. 
Se lui fosse qua ora a sorridermi, sono sicuro che tornerei in me con le mie idee chiare e saprei subito cosa fare. 
Mi rifugerei fra le sue braccia e mi lascerei baciare. 
Ma mentre vado a ritirare ufficialmente il mio premio allontanandomi da mio padre, penso che alla fine no, non andava bene così. La felicità non si raggiunge ad un prezzo così caro, ma almeno dopo di questo potrò cercare di ottenere la mia, quella personale, quella che voglio veramente io per me stesso. 
E fanculo, sono stufo di aspettare. 
Appena ti vedo, Charles, la tua bocca sarà mia. 

Ben presto tutto corre veloce, fra festeggiamenti di ogni tipo, ovunque, con chiunque e a ripetizione. Inizio a bere praticamente subito e anche senza l’intenzione di andarci piano, così tanto che nemmeno mi rendo conto che il tempo scorre e che lui è stato l’unico a non farsi vivo con me fra le migliaia di persone che mi hanno fatto le congratulazioni. Piccolo maledetto bastardo. 
Mica oserai andartene, vero? 
Giuro che ti spacco il culo appena ti becco se osi. 
Se solo riuscissi a recuperare il mio telefono e a scrivergli per capire dove cazzo è lo stronzo. L’ho dato a Sarah chiedendole di caricarmelo e farmelo avere appena fosse pieno, perciò sto aspettando lei, ma nel frattempo vago da un posto all’altro a seconda di ciò che mi dicono, sono totalmente trasportato da ciò che altri hanno organizzato per me.
C’è pure una festa con un DJ set di Martin—che non mi aspettavo perché non sapevo sarebbe venuto, mi ha fatto una sorpresa, ma dovevano essere tutti molto ottimisti. Quando lo vedo ovviamente lo abbraccio e siamo molto felici, siamo amici, non c’è niente di strano, lo sanno tutti, ma mentre lo faccio torno a pensare a Charles. Se osa fare il geloso dopo che non si è fatto vivo per i complimenti che merito, lo uccido. Finalmente però torna Sarah e una volta che mi restituisce il mio cellulare ben carico, vedo che è pieno di messaggi e chiamate. 
Li scorro tutti ignorandoli e vado direttamente sulla chat di Charles che apro con la convinzione di doverlo ricoprire di insulti, ma vengo subito contraddetto. 
Ecco il suo bel messaggio. 
‘Dimmi dove vai a festeggiare dopo, sarò in giro a fare nottata. Datti una mossa, campione!’ 
Il sorriso ebete si allarga sul mio volto, un sorriso che sa di innamorato perso. 
Che romantico!
La testa già mi gira ma sono ancora sufficientemente in me per sapere ciò che faccio, anche se non lo sono abbastanza per contenermi.
Ma oggi non è per il contenimento. Oggi è per uscire totalmente di testa e dagli schemi. 
La gente che mi sta intorno è tanta e tutti mi conoscono bene al punto da sapere che devo sempre avere un gin tonic in mano. Alcuni di questi sono i miei amici più cari che avevo provveduto a far venire qua oggi o nella speranza di avere qualcosa da festeggiare o per avere qualcosa da dimenticare. In ogni caso sapevo che sarei finito per annegare coi gin tonic alla ricerca di feste, musica e andare su di giri. 
Ed è così che va via via che mi muovo da un posto all’altro, fino a che non raggiungo uno yacht di non so nemmeno bene chi che ci sta facendo una grossa festa sopra in mio onore. Una festa che ovviamente non intendo rovinare andandomene. 
Perciò sì, certo che ci vengo. E sì, certo che ho mandato a Charles all’inizio della serata la mia posizione in tempo reale che gli mostra tutti i miei movimenti continui. Ogni volta che mi sposto guardo con cura per vedere se mi ha trovato e se è nei paraggi e non vedendolo, puntualmente, bevo di più per sopportare il fastidio per il non averlo qua con me. Come ha osato non farmi i complimenti e sparire? E come osa non sbrigarsi a raggiungermi? Quanto cazzo ci vuole? 
Andiamo! Muoviti Charles! Voglio il mio premio. Voglio il mio cazzo di premio, brutto idiota. Me lo devi. 
Ma poi guarda che bel posto alto che ho trovato per sorvegliare bene tutto il pontile e la zona VIP di questo posto. Un tappeto rosso porta la gente importante o conoscenti di questi ultimi in questo gruppo di yacht di lusso dove in ognuno c’è una festa.
Devo dire che qua ad Abu Dhabi sanno come godersi la vita e come divertirsi. Effettivamente far finire la stagione qua è una cosa piuttosto intelligente, per questo punto di vista. 
Ma le mie considerazioni si perdono quando, finalmente, individuo una figura che sembra somigliare a Charles. 
Perché cercare una persona specifica da sobrio è un conto, da sempre più ubriaco è un altro. 
Da quassù non capisco bene se è lui perché è di spalle e parla con altra gente che è con lui, ma la musica non è così forte da coprire la mia voce, così se lo chiamo dovrebbe sentirmi. A questo punto se si gira significa che è lui, altrimenti fanculo. 
Così non ci penso molto, mi metto la mano accanto alla bocca, il gin tonic nell’altra, e lo chiamo a gran voce dall’alto. Girati. 
Girati Charles. 
Girati e mostrami che sei tu. Non ne posso proprio più, cazzo!
Girati e guardami!”

/Charles/

“Quel dannatissimo maledetto stronzo.
Come diavolo ha osato vincere un mondiale prima di me? 
Ma del resto in un certo senso era ovvio che sarebbe successo, lui ha sempre bruciato le tappe, ha saltato la F2 per andare subito in F1 a prendersi gli insulti ed i soprannomi più odiosi. Era ovvio che sarebbe salito sul trono prima di me, ma siccome anche io poi sono riuscito a fare tutto ciò che ha fatto anche lui, riuscirò anche in questo. 
Solo mi sta sul culo farcela dopo, ma quel che conta è riuscire. 
Ci metto più tempo a fare le cose perché sono un perfezionista, mi piace farle bene, oltre che essere il migliore, perché vincere facendo schifo non mi va per niente bene. 
Perciò in un primo momento ce l’ho con lui e inghiotto a fatica il boccone, per un momento sono solo il Charles pilota che è sempre stato in competizione con lui, troppo convinto di essere migliore di lui e troppo divorato dal fatto che lui in qualche modo, nonostante la stessa età, sia sempre arrivato prima. 
Col senno di poi so che è dovuto a dei metodi troppo brutali di suo padre, metodi in cui il mio non ha mai creduto. 
Perciò sì, ci arriverò dopo, ma ci arriverò anche io e senza traumi infantili e maltrattamenti. 
Però devo superare il non trascurabile dettaglio che lo stronzo ha vinto un mondiale prima di me.
Se supero questo posso anche essere felice per lui e festeggiarlo come merita. 
Prima di rendermene conto, però, le mie gambe si allontanano dal paddock di Abu Dhabi preferendo fare tappa comoda in albergo, lavarmi e prepararmi, prima di uscire e girare per la città.
A festeggiare cosa, mi ha chiesto qualcuno. 
Il cazzo che mi pare. Non ho nulla da festeggiare, ma non me ne frega proprio un cazzo. La stagione è finita e voglio festeggiare questo, che è finita, che è stata una merda, che ho fatto schifo e che posso resettare tutto per il prossimo anno nella speranza che sarà meglio perché questo è proprio da dimenticare e come lo dimentico se non bevendo? 
Ecco cosa voglio festeggiare. 
Mentre il tempo passa, mi rendo conto che sono stato un bambino infantile a scappare senza cercarlo e congratularmi con lui, ma una parte di me aveva anche paura di non saperlo controllare, perché sicuramente se avessi abbracciato Max prima come hanno fatto tutti, sarebbe andato oltre e prima eravamo troppo in mezzo a tutti, giornalisti, videocamere, tifosi, occhi sicuramente indiscreti. Non si poteva. 
Perciò in parte è stata una tattica conservatrice, in parte mi rodeva il culo. 
Adesso però mi sento solo in colpa, una bella merdina. Così gli scrivo un messaggio chiedendogli di dirmi dove va che poi lo raggiungo. Obbligo i miei fedeli angeli custodi a venire con me, naturalmente, ma con loro va bene, mi fido. So che sapranno contenermi se servirà e so che al momento giusto sapranno lasciarmi e darmi discrezione, se ne avrò bisogno.
È che non voglio venire a meno ai miei doveri, oggi è una notte speciale e diversa e non so cosa aspettarmi. 
Sicuramente Max sarà ubriaco perso ed io stesso finirò per alzare il gomito perché è normale, è così che va. 
Appena mi manda la sua posizione in tempo reale, solo questo e nessun altro messaggio allegato, capisco che ci è rimasto male che non l’ho abbracciato prima e non mi sono congratulato; in questo modo riesco a sentirmi ancor di più una merda. 
Sospiro e scuoto la testa sospirando. 
Più mi muovo secondo degli apparenti capricci insensati che in realtà sono il mio inseguimento della posizione spesso in movimento di Max, più mi viene voglia di strozzarlo perché non mi ha dato appuntamento in una meta fissa finale. Capisco che si deve vendicare, ma farmi girare come un coglione senza meta, mi rende solo più nervoso anche perché tutte le volte che arrivo in un punto, poi vedo che lui se ne è già andato e si è messo a muoversi di nuovo, perciò faccio l'idiota capriccioso che beve una cosa e se ne va. Questo, però, oltre a risultare un coglione viziato di merda, mi fa partire prima di quel che pensavo. 
Volevo prima vedere Max ed essere lucido mentre gli ero davanti, per sapere cosa fare con lui invece che ritrovarmi a farlo senza controllo, ma più va avanti la serata più idiota della mia vita, più capisco che forse è meglio non incontrarlo, alla fine di questa ricerca del tesoro. 
Ma se Dio vuole, o Max in questo caso, sembra che qua dove siamo finiti, il puntino che rappresenta la sua posizione nel mio cellulare, sia sempre fermo. Perciò lo stronzo è qua ed ha deciso di concludere qua. O quanto meno di aspettarmi.
Qua gli piace. Ovunque sia il qua.
Mi giro perso per capire dove possa essere, ma impreco a denti stretti con la testa già offuscata dai troppi cocktail che hanno accompagnato il mio percorso punitivo. 
Sono andato, non capirò mai dov’è. In quale di questi svariati e giganteschi yacht  tutti identici sta lo scemo? 
Sospiro spazientito girando su me stesso come un imbecille, quando una voce graffiante e acuta mi chiama a gran voce da lontano, lo capto in mezzo alla musica che arriva da più direzioni e con canzoni diverse. Sembra di essere in un delirio schizofrenico, qualunque cosa sia. 
Mi giro seguendo la sua voce che potrebbe pure essere un’allucinazione, visto quanto lo sto desiderando. Potrei picchiarlo, alla fine di tutto, se lo trovassi. 
Quando però lo vedo ai piani alti di uno yacht lussuoso e per nulla piccolo, non che qua ce ne siano di piccoli, vedo che è proprio lui la faccia di culo che mi chiama in mezzo ad un posto fondamentalmente pubblico. 
Lui è là sporto dal cornicione, una mano vicino alla bocca che mi chiama con tutto il fiato che gli è rimasto dopo chissà quanto alcool ha in corpo a quest’ora. Accanto a lui un altro mi saluta che se non sbaglio è Lando. Presumo ci sarà Carlos con lui e se dovessi scommettere penso ci saranno pure George ed Alex là dentro da qualche parte.
Adesso mi spiega perché non mi ha detto subito dove andava come ha fatto con loro, dannato imbecille. 
Mio malgrado alzo il pugno per dirgli che l’ho visto, ricambio la chiamata con un saluto a mia volta, altrimenti non la pianta di avvisare il mondo che ci siamo trovati. 
Deve sembrare casuale. È l’ultima cosa razionale che penso. Poi la nebbia prende a calare prendendo il posto dell’adrenalina dell’emozione nell’averlo finalmente trovato.
Indico a quelli che sono con me che ho trovato dove voglio fermarmi e vado là, proprio là, nel suo dannato yacht. 
Percepisco le mie gambe muoversi e so che sto andando da lui, non so cosa stanno facendo gli altri con me, ma sicuramente i miei due angeli mi seguono e di loro mi fido, per il resto appena incontro l’idiota del mio cuore numero uno, devono solo lasciarmi in pace. 
Gliene devo dire un paio, prima di congratularmi, e sono veramente al limite. Nella nebbia realizzo ancora vagamente che non devo fare certe cose con lui, in parte perché siamo in mezzo ad un sacco di gente, in parte perché deve essere lui a baciarmi per primo. 
Perciò lo so che non devo infilargli io la lingua in bocca. Questo lo so. 
Spero anche di ricordarlo quando lo vedo. 

Appena riesco a salire e raggiungerlo, altra cosa non tanto facile visto tutte le persone che mi tocca salutare, averlo davanti mi fa emozionare come un idiota assoluto. 
È così che mi sento nel vedere la sua faccia illuminata da un sorriso felice ed ebete. È ubriaco perso, lo realizzo subito, ma è così felice. Così veramente felice, che va bene così. Va bene tutto. Anche l’inseguimento a cui mi ha sottoposto. 
Lo abbraccio, le mie braccia nascondono la mia bocca che finisce per baciargli l’orecchio e dirgli velocemente e fugace: - Bravissimo, baby! Sono felicissimo per te! 
Il ‘baby’ mi scappa e lui mi stringe così forte da subito che capisco gli deve essere piaciuto particolarmente, ma potrebbero essere state anche le mie braccia intorno alla sua testa oppure la mia bocca sul suo orecchio. 
Sta di fatto che ci spalmiamo uno sull’altro e solo sentendo delle mani addosso, capisco che stiamo esagerando e mi riscuoto sciogliendomi subito come se mi fossi scottato. 
Max vacilla e resta un attimo in bilico, non capisce perché mi sono staccato in fretta, ma appena le mie mani si staccano dalle sue spalle, mi infila la cannuccia del suo gin tonic in bocca costringendomi a bere e me la tiene finché non tiro su una bella sorsata. 
- Era ora che venissi! Ti sei perso? Ti ho pur mandato la posizione! - sentendo che osa pure rimproverarmi, mi accendo subito e l’imbambolamento portato dal ritrovarmelo finalmente davanti, scema immediatamente restituendomi la voglia di ucciderlo. Cosa che farei se non fosse che vedendo come lo sto per mordere, mi mette di nuovo la cannuccia in bocca facendomi bere a forza il resto del suo gin tonic. 
Il: - Razza di imbecille - mi muore in gola mentre lo sto dicendo, ma credo che in questo caso i miei occhi siano più espressivi della mia voce e siano sufficienti. 
Che potere che ha. Mi ha reso super espressivo, ma credo sia ormai una sua esclusiva. 
Razza di coglione. 
Come osi? 
- Potevi dirmi subito dove finivi la serata! Loro pur lo sapevano! Invece di farti inseguire così! 
Ovviamente la frecciata non me la tengo e gliela faccio mentre mi ritrovo col bicchiere sostituito da un altro pieno, uno uguale finisce nella sua mano. 
I ragazzi con noi ridono e Max non ha paura di rispondere a tono e senza filtri perché qua con loro siamo al sicuro, tutti questi sanno di noi. 
- Te l’avrei detto quando l’ho detto a loro. Perché sai quando gliel’ho detto? Quando mi hanno fatto le congratulazioni nel parc ferme! 
Per un momento i suoi occhi brillano pericolosi e battaglieri, pronto a passare dalla gioia al litigio con uno schiocco di dita, ma gli altri ridono perché sanno il sottotesto. Un sottotesto che non serve esprimere. 
Ok, ha ragione. Sono scappato perché mi bruciava da matti che lui avesse vinto prima di me un mondiale. Ho fatto il bambino e ne ho ancora molta di strada da fare per crescere sul serio. 
Se qualche anno fa mi ero reso conto di essere rimasto ai miei 17 anni, ora forse sarò arrivato a 19, ma sono ancora indietro nella mia personale maturazione. 
Ma che stronzate produce il mio cervello pieno di alcool. 
Fanculo, beviamo ancora prima di sparare qualche altra cazzata. 
- Va bene, hai ragione. Poi ne parliamo. 
Max annuisce stupito che io ammetta che ha ragione, ma torna a sorridere ed in questo parte una canzone dance ed elettronica del repertorio di qualcuno a me familiare e quando lo vedo ridere e muovere la testa nel suo tipico modo di ballare che mi fa morire, vedo che si gira verso il DJ e solo quando realizzo a chi sbraccia ed ammicca felice come un matto, capisco perché era familiare. 
- Martin Garrix, eh? Hai un DJ decisamente speciale! - ma il tono che mi esce deve essere particolarmente acido, perché appena lo dico Max si gira e smette di sorridere. La sua faccia è apertamente shoccata ed io in risposta invece di mitigare la sparata e nasconderla, ci bevo su con una smorfia di aperta ed evidente gelosia. 
A momenti ho un neon con le scritte in faccia di quel che penso. Non che serva. A quanto pare Max mi ha sbloccato le emozioni per bene. Anche troppo. Decisamente troppo, ma ormai non riesco più a farci niente. È così. 
È colpa tua, stronzetto. Assumiti le tue responsabilità, cazzo. 
Mi hai regalato le emozioni ed ora non riesco nemmeno a gestirle e controllarle. Escono da me spontanee. E va bene, sarà pure colpa dell’alcool, ma finora senza di te mi ero controllato benissimo, appena ti ho avuto davanti sono partito senza freni. 
Eh sì, dovrai proprio assumerti le tue responsabilità, così come io mi assumerò le mie. 
Tu mi fai sentire vivo.
Tu sei le mie emozioni.”


Abu Dhabi 2021 resta il momento decisivo nella loro relazione, specie per l'incursione di Charles alla festa sullo yacht di Max per la sua vittoria. Ho aggiunto quella scena fra Max e suo padre perché era molto importante, oltre che per il semplice fatto che in effetti ad un certo punto i due si sono realmente raccolti insieme. È stato un momento molto bello e si vedeva che Max era molto felice, ma sono anche sicura che tutto quel che ha subito da piccolo, non possa essere stato dimenticato con una bella vittoria e delle belle parole. Però è sempre e solo una fanfic, mia invenzione. Adesso abbiamo le nostre due creature splendide insieme ubriache ed hanno solo un compito da portare a termine. Baciarsi. Ce la faranno, finalmente? Alla prossima. Baci Akane