74. SBLOCCARE LA SITUAZIONE

lestappen
/Charles/

“La canzone che parte è come se staccasse una spina per metterne su un’altra. Come se servisse. 
È una di queste di ultima uscita che si sente tanto, ma è una versione remixata di Martin Garrix che mi ha appena fatto salire il sangue al cervello.
È bravo, il ragazzo, lo riconosco, ma quel che mi irrita è il suo legame con Max. Quelli fanno anche le vacanze insieme se capita. Insomma. 
Come faccio a non essere geloso, irritato, profondamente irascibile su questo? 
È dannatamente carino, come il mio Max.
O baby, come l’ho chiamato prima—spero non a voce troppo alta.
Flash di ciò che ho fatto mi arrivano in ritardo, così come ora che faccio per andarmene vedendo che c’è lui alla sua festa privata. 
Non so perché lo faccio, ma le mie gambe si muovono da sole, si fanno largo fra la gente che non è troppa e soprattutto non estranea. Sono tutte persone dell’ambiente di Max di cui in qualche modo ci si può relativamente fidare. Comunque non sconosciuti.  
La mia mente elabora cose totalmente inutili mentre mi muovo e considero cose fuori dal mio interesse. 
Voglio solo andarmene. So che potrei stare sufficientemente tranquillo qua a fare serata e questa canzone pure mi piace un sacco, la ballo volentieri quando la sento nei locali, ma adesso vorrei dargli un pugno.
Serviva farlo venire? 
Sto andando nemmeno io so dove, schivando gente, quando una presa mi afferra il polso e mi tira facendomi finire sullo stronzo che ha osato prendermi. 
Che so chi è, ovviamente. Ma sono confuso. Maledettamente confuso. Non so nemmeno dove sono di preciso in questo istante, la testa gira per i movimenti affrettati e lo scatto, così mi appoggio completamente a lui cercando di non rovesciargli addosso quel che resta del gin tonic, anche se vorrei farlo. Vorrei dannatamente farlo. 
Però sto buono. Sto fermo. 
Qua, fra le sue braccia e contro il suo corpo, contro il suo petto, tutto va meglio. Molto meglio. 
La mia mente si distrae facilmente sentendo la consistenza tonica dei suoi muscoli. 
- Max, ci hai dato dentro con la palestra? - è una domanda totalmente fuori luogo in questo momento e lui sorpreso ride. 
- Ti piaccio? 
Mi ammorbidisco, le ginocchia sono improvvisamente molli e se non fosse per lui non starei in piedi. Sento che mi sorregge completamente per la vita. 
Sorride ed il suo viso è così vicino che mi intossica più dell’alcool. 
- Certo che mi piaci. - mormoro spontaneo senza attaccare il cervello. - Anche senza palestra, mi piacevi. Mi piaci in ogni caso. Ma comunque complimenti. - concludo fuori controllo.
Quando un sorrisino malizioso si dipinge sul suo viso che sembra felice, è come se tornassi vagamente in me e mi ricordassi che non siamo soli; a scoppio ritardato mi rendo conto che ho detto e fatto troppo. 
Mi separo l’indispensabile per non attirare occhi indiscreti, ma appena lo faccio vacillo e fatico a non cadere. Max che mi stava lasciando, mi riprende per la vita, ma a questo punto è lui che sembra cadere e così lo tengo a mia volta finendo per ridere come idioti su di giri.
Ci guardiamo negli occhi, ma la musica aumenta di volume diventando particolarmente ritmata, così finiamo per annuire senza dire niente, non ne saremmo comunque in grado, in queste condizioni. Abbiamo bevuto troppo tutti e due e poi stanotte siamo qua per festeggiare e basta. Il resto lo rimanderemo a domani. 
Come se lo capisse da solo e concordasse—per una volta nella nostra vita lo siamo su qualcosa—mi prende la mano e mi conduce dagli altri in una zona meno esposta dello yacht. Qualcuno balla, qualcuno beve e chiacchiera, quasi tutti ridono, c’è chi si muove a ritmo di più, chi di meno; noto oltretutto che qua con noi ci sono solo persone che sanno di noi, tutti nostri amici fra gente che c’entra con la F1 e che è totalmente esterna.
Anche Checo è qua con noi perché so che gli ha dovuto dire di noi ed ha reagito benissimo, chi è qua ma che non sa è rimasto da qualche altra parte in questo enorme yacht a più piani e credo, nella nebbia dell’alcool che cresce a dismisura mentre il tempo avanza, che possiamo tutto sommato stare abbastanza sereni pur senza esagerare. Sempre che mi ricordi il concetto comune del ‘non esagerare’. E che lo ricordi pure Max. Non è scontato. Non so quanto è ubriaco, so che io lo sono parecchio! 
Le canzoni si susseguono una più bella e travolgente dell’altra, qualcuno balla senza farsi problemi perché gli piace ed altri invece fingono di farlo perché si vergognano, qualcuno poi lo fa attaccato a qualcun altro con la scusa dell’alcool, osando qualcosa in più del solito, ma la cosa bella è che ci sentiamo tutti uguali. Nessuno è fuori posto. 
È bello, anche se forse mi sembra sia così perché sono ubriaco anche io come tutti quanti qua. 
La voglia di lasciarmi andare e sedurre questo pezzo di stronzo che mi fa impazzire, sale da matti. Mentre ballo cercando di trattenermi, do un’occhiata intorno per assicurarmi di non rischiare di finire nei guai. 
È presumibilmente l’ultimo barlume di pseudo lucidità, ma una volta che noto che nessuno qua ha un telefono in mano e che non siamo vicini alla balaustra dove da fuori qualcuno potrebbe riprenderci, mi ammorbidisco e mi appiccico definitivamente a lui muovendomi come mi piace fare, come se lui fosse il mio palo da lap dance.
Non faccio niente di spinto ed esagerato, per la verità, mi limito a muovere il bacino contro il suo senza eccedere nel roteare per non dare nell’occhio. Se uno non guarda con attenzione, nemmeno nota che mi sto muovendo come se dovessi scoparmelo, ma il diretto interessato lo nota eccome.
Max si illumina e si fa liquido e voglioso, si lecca le labbra e mi mangia con un’espressione carica di trasporto e voglia. La stessa che c’è nelle sue mani che mi prendono ben volentieri alla vita tirandomi a sé ancor di più di quanto non mi ci sia messo io. Sollevo le braccia e le tengo larghe senza toccarlo con altre zone di me che non siano il mio bacino e quella che sta sotto le sue mani. 
È bello quasi quanto bere, mi pare di continuare a farlo anche se ora come ora il mio bicchiere è stato abbandonato da qualche parte e non sto più ingurgitando liquidi alcolici. 
In questo preciso istante sono al punto che so cosa sto facendo, me ne rendo perfettamente conto, ma non lo sto decidendo io. È come se qualcuno tirasse dei fili e mi muovesse a piacimento ed io non ho proprio la forza di contrastare niente, mi lascio solo trasportare dalla corrente. È come prendere una scia in pista e rimanerci attaccato. 
Sono totalmente istinto e a lui piace. 
Max è felice qua davanti a me, glielo leggo negli occhi di un blu intenso intossicante che non si staccano dai miei. 
Ho così tanta voglia di te, Max, che non resisto più. 
Quando arriva un’altra canzone che mi piace molto, mi dimentico di essere geloso di Martin Garrix e finisco per essergli grato di essere qua ad arricchire così bene l’atmosfera, a riscaldarla ulteriormente, come se tutto l’alcool e la nostra voglia non fosse sufficiente da soli; le mie braccia circondano il collo di Max, così come il mio corpo si struscia definitivamente al suo mentre ormai ogni cosa qua intorno è sparita. Mi pare di essere solo, ma quando qualcuno ci urta mi accorgo che non lo siamo ed è proprio quando la mia bocca sta per finire sulla sua, che mi fermo in tempo, il cuore in gola, mi stacco e mi strofino il viso ed i capelli sudati e spettinati. 
Shoccato da cosa stavo per fare qua davanti a tutti. 
Non sono in me, non sono per niente in me. Ho bevuto troppo.
Stasera se sto solo con lui è un cazzo di guaio perché anche lui è nelle mie condizioni e nessuno dei due può impedirci di andare oltre con l’altro. 
Scuoto la testa e mi faccio aria. 
- Devo andare in bagno. - sbotto sperando che fare pipì e rinfrescarmi mi basti per riprendermi. 
È quando mi volto e mi avvio, che sento la sua voce roca che annuncia furbo: - Sì, anch’io devo pisciare! - e appena lo dice, so subito che è una pessima idea.
Ma ormai è tardi per fermarlo, perché mi segue a ruota e anche se mi volto e lo ammonisco con uno sguardo severo, lui ricambia con un’espressione da monello che mi fa solo ridere. 
Una delle sue espressioni da schiaffi che vorrei baciare. 

Non sapendo dov’è il bagno finisco per seguirlo ed è lui che conduce me da qualche parte; ne troviamo uno, ovviamente è piccolo ed è per uno perché non è un locale con bagni pubblici. 
Io entro per primo e lui mi segue a ruota chiudendosi la porta a chiave alle spalle. È esattamente a questo punto che il cuore mi salta in gola e batte così forte che l’adrenalina per un momento sembrerebbe svegliarmi dal mio torpore di ubriaco perso. 
È un attimo, giusto quello che mi serve per sentire lo stimolo effettivo di urinare, perciò scuoto la testa e mi volto verso la tazza del water dandogli le spalle, mi apro i pantaloni e sto cercando di tirarmi fuori il cazzo per fare pipì, quando mi sento traballare paurosamente e senza le sue mani che mi afferrano prontamente da dietro per i fianchi, cadrei rovinosamente a terra, probabilmente pisciandomi addosso. 
- Sei ubriaco, eh? - fa lui ridendo roco sul mio collo. 
- Anche tu! - rispondo seccato coi brividi che mi attraversano lungo tutta la schiena. 
La musica qua si sente di meno e riusciamo anche a sentirci, ma la tensione e la voglia prendono il sopravvento e non esce nessun discorso. 
Max mi sta tenendo su da dietro, ma siccome è ubriaco anche lui, è piuttosto instabile ed il risultato è che non sto fermo e nel non stare fermo, e forse anche per la tensione d’averlo addosso, non riesco a far uscire la pipì anche se ne ho reale bisogno. 
- Allora? - fa lui divertito, aspettando qualcosa che non esce anche se dovrebbe. 
Alzo gli occhi al cielo ed impreco esasperato ed accaldato. 
- Non riesco! 
- Se vuoi te lo tengo io, magari si scioglie... - dice lui basso e suadente spuntando col mento sulla mia spalla. La sua testa struscia contro la mia, così come il suo corpo dietro di me. 
Sento il suo inguine duro ancora chiuso nei jeans e riesco solo a biascicare uno stentato: - Max, no... - che le sue mani strisciano dai fianchi al mio inguine e poi raggiungono il mio pene afferrandolo. 
Credo sia la prima volta che succede. Possibile che lo sia? Mi ha visto spesso, mi sono strofinato su di lui ma sempre vestito e poi mi ha infilato un dito dentro. 
Ma io credo... io credo di non avere mai avuto la sua mano sul mio cazzo, così direttamente come ora. Così calda. Così bella. 
Mentre lo realizzo, mi rilasso contro di lui appoggiando la nuca sulla sua spalla, chiudo gli occhi e sospiro di piacere. 
È qua che finalmente la pipì decide di fare la sua uscita trionfale e non so nemmeno se prendo il buco, spero che ci pensi Max perché a questo punto potrebbe farmi qualsiasi cosa che mi andrebbe bene comunque. 
Il piacere è strano perché c’è il sollievo dell’urinare mescolato all’eccitazione delle sue mani che indirizzano il mio cazzo. Cazzo che è ormai esclusivamente nelle sue mani, perché ora le mie sono una abbandonata giù—quella con cui mi tenevo lì sotto—e l’altra—quella che non toccava nulla—sul suo viso ad indirizzarlo verso il mio con la mia tipica prepotenza. Come prevarico. 
Me l’aveva detto lui di farlo, no? Io lo sto solo accontentando. 
Ci guardiamo mentre penso di aver anche finito di pisciare, sebbene il mio cazzo duro è ancora in mano sua che ora si muove su e giù senza ritegno. Forse mi deve ritornare un favore, non saprei. 
Sento che mi masturba mentre i nostri occhi si agganciano uno all’altro a questa vicinanza così millimetrica, ci respiriamo a vicenda i rispettivi gin tonic continuando ad ubriacarci.
La musica arriva ovattata da fuori e mi perdo nel suo viso così vicino, così sexy.
Tutto quello che voglio è qua con me. 
Alla fine non so cosa sia, se sia l’alcool, se sia io o se sia lui.
Non so cosa prende il sopravvento e chi fa la prima mossa, ma finalmente le nostre bocche si avvicinano senza fermarsi e questa volta tiriamo entrambi fuori le lingue che si trovano poco prima che le labbra si uniscano e si fondano, mentre la mano che non è impegnata a farmi una sega scivola sul mio petto e aggiunge il mio collo e poi il mio viso per tenermi a sé come sto già facendo anche io con lui.
Sono ubriaco come lo è Max e forse se fossimo in noi non succederebbe, non ora, non così, ma fanculo. Finalmente ci stiamo baciando. 
Ci stiamo baciando sul serio. 
E questa volta è un bacio a tutti gli effetti. Quel bacio che aspettavamo per sbloccare la nostra situazione di stallo. 
Proprio quello. 
Fanculo, non importa più niente. Adesso sei mio, Max.”

/Max/

“Non mi sognerei mai e poi mai di muovermi, di fermarmi o di fare qualsiasi altra cosa che non sia giocare con la sua lingua. 
Sono completamente ubriaco e non ho il minimo controllo del mio corpo, perciò non so se sono stato io a prendere l’iniziativa o lui, ma so bene cosa sta succedendo. 
Lo so che ci stiamo baciando, finalmente, e che questo significa solo una cosa. 
Finalmente sono suo e lui è mio.
Finalmente stiamo insieme. 
Non sapere cosa facciamo ma farlo è un po’ come prendere la scia di qualcuno in pista, darci dentro all’inseguimento di quel tratto di strada che ti fa prendere velocità. Fare tutto ciò che fa la macchina davanti e stargli più vicino che puoi per andare sempre più forte, sempre di più fino a superarlo e andargli davanti. 
È stato così da quando ci siamo uniti. È stato come se entrambi ci prendessimo la scia a vicenda. 
La sua lingua e la sua bocca sanno di Gin Tonic ed è come continuare a bere, questo invece di calmarci ci accende ancora di più; la mia mano si muove frenetica sul suo cazzo che è sempre più duro e che finalmente posso toccare senza dovermi limitare a guardarlo. 
È splendido. È il mio Charles ed è qua fra le mie braccia. 
La sua bocca, la sua lingua, il suo cazzo, il suo corpo, tutto è su di me sciolto e bollente e mi tiene a sé con la mano sul mio viso come per impedirmi di ritirarmi e scappare. 
Ma tranquillo che in questo momento non ho minimamente la forza di staccarmi da te. 
Il movimento della mia mano aumenta così come il nostro bacio che ci risucchia sempre più; quando inizia a pompare in modo inequivocabile penso ‘ok, adesso mi fermo, sta per venire’ ma prima che il mio corpo risponda all’ordine del mio cervello, lui spara non so bene dove e mentre viene mi si appoggia addosso tremando teso pieno di spasmi, ansimando. Smette di baciarmi e chiude gli occhi abbandonato fra le mie braccia, sul mio petto, sul mio collo, contro la mia stessa guancia. 
Vorrei guardarlo ma in questa posizione non posso, così mi limito a stringerlo e carezzarlo sotto la maglietta nera. Siamo sudati e accaldati ed io ho ancora il cazzo duro che preme contro il suo bel culo sodo. 
Eri tu attivo con Pierre, eh? Perciò nessuno te l’ha mai messo dentro? 
Beh, ma se vuoi possiamo... ma non riesco a finire che Charles si riprende ed improvviso come un sorpasso all’ultima curva in un punto totalmente fuori logica, mi spinge sfilandosi dalla mia presa, mi afferra e mi spinge contro il lavandino a cui mi appoggio di schianto per non cadere. Spero di non romperlo, ma è un pensiero molto vago perché poi Charles occupa ogni scarso residuo mentale, aggredendo la mia bocca che prende nella sua succhiando frenetico ed affamato, come se il gin tonic fosse prodotto direttamente dal mio labbro inferiore. Un sorrisino malizioso e beato si dipinge mentre mi limito a lasciargli fare tutto ciò che vuole, come quest’anno a Monza. 
Ma lì si è limitato a masturbarmi, adesso va giù senza esitare. 
Si piega sulle gambe larghe e mi apre i pantaloni. 
Non ricordo il motivo per cui la tiravamo per le lunghe e forse adesso è andata esattamente come volevo, ma tutto sfuma con le sue dita che tirano fuori il mio cazzo ed il suo viso che si ferma un secondo a contemplarlo. Credo che gli piaccia, del resto sono già duro e pronto. 
Aspetto solo la sua bocca e la sua lingua e mentre esita ammirandomi, trattengo il fiato con una botta d’ansia ed eccitazione.
C’è questo momento brevissimo che precede quello che ho più desiderato da quando ho capito di volerlo scopare. 
La sua bocca sul mio cazzo. 
In questo brevissimo istante in cui so che sta per succedere, mi eccito ancora di più. Il suo viso sexy da morire fermo a pochi centimetri, la sua mano su di me già duro. Si muove e guarda ed i suoi occhi brillano pieni di voglia ed io sto per venire così. 
Mugolo il suo nome, quasi implorando, e per fortuna non serve altro perché si decide. 
Charles apre la bocca, tira fuori la lingua e raggiunge la punta intorno cui gira. I brividi mi ricoprono dalla testa ai piedi e mi sforzo di non perdere il contatto visivo con questo spettacolo che mi godo da quassù. 
Charles scende con la lingua giù su tutta la lunghezza e lo avvolge con le labbra di lato risalendo di nuovo, poi quando arriva di nuovo alla punta, lo prende tutto in bocca e prosegue con le mani dove non arriva. Torna ad uscire e leccare e torna a riprenderlo, stringe e succhia ed io mi perdo. Mi perdo totalmente. 
Roteo gli occhi e abbandono la testa all’indietro lasciando che ogni gemito e sospiro riempi il bagno. Le mie mani scivolano sulla sua nuca spettinata e accompagnano i movimenti della sua testa sempre più veloci. 
Cazzo, succhia benissimo. Si vede che ha maturato esperienza. Pierre dopotutto è servito a qualcosa. 
Con un sorrisino malizioso lascio che il nome di Charles esca dalle mie labbra di nuovo, e con la sua mano che mi avvolge il cazzo e le palle gonfie da sotto senza la minima esitazione—come se volesse dirmi che ogni parte di me è sua senza discutere—credo di avvertirlo che sto per venire, ma forse mi limito a prendergli i capelli e tirare per sparare in parte. 
Non che eviterò per sempre di venirgli in bocca, ma ho solo paura che finirebbe per vomitare e non voglio che finisca così proprio ora. 
Charles per un momento si irrigidisce stizzito, poi vedendo che sto schizzando per terra si abbandona sulle mie gambe e struscia rialzandosi soddisfatto. Quando raggiunge il mio viso, mi afferra anche lui per i capelli e tira anche se non usa una forza eccessiva. Il risultato è che mi piace invece di farmi male e sogghigno capendo perché lo fa. 
- La prossima volta che mi tiri i capelli ti stacco le palle! - con questa minaccia deliziosa grazie al suo accento francese e alla sua erre adorabilmente fluida, mi tira il labbro fra i denti ma è di nuovo troppo sensuale per farmi male, specie perché finisce per succhiarmelo mentre mi abbandono al piacere intenso che mi invade ovunque, sconnettendomi del tutto.
Il mio corpo trema ed è il suo turno di reggermi. Mi sembra come se qualcuno mi staccasse la spina e credo che sverrei se non fosse che Charles ora mi invade la bocca baciandomi prepotentemente. 
È su questo che torno sufficientemente in me. O, forse, mi perdo del tutto. 
Noi che ci baciamo in bagno, infatti, è anche l’ultimo ricordo vivido che ho. 
Da qui in poi si fa tutto caotico e buio.

La luce torna dopo un tempo indefinito, in un momento altrettanto indefinito. 
Steso in un letto sufficientemente comodo, un letto che si muove. A questo indizio ci sono due spiegazioni, o sono ancora ubriaco o sono ancora sullo yacht di ieri sera. 
Prima però di mettere a fuoco qualcosa che mi sta intorno aprendo gli occhi, uso le mani per tastare il terreno e solo quando lo faccio mi rendo conto che non sono solo. 
La percezione del mio corpo completamente nudo sotto delle pregiatissime lenzuola di chissà quale stoffa costosissima, mi fa capire sostanzialmente che devo aver scopato con qualcuno e solo appena lo realizzo, il terrore d’aver fatto l’ennesima cazzata della mia esistenza mi dà una tale scarica d’adrenalina da permettermi di svegliarmi di colpo e sufficientemente bene. 
Apro gli occhi con l’ansia alle stelle ed il cuore in gola, nonché un mal di testa terribile che mi ricorda tanto quello dei 51 G di qualche mese fa. 
Fa che non abbia scopato con qualcuno che non sia Charles! 
Preghiera contorta, ma dopo la nottata che suppongo ho avuto, sfido chiunque ad averne di migliori. Quando giro la testa verso la presenza che mi dorme addosso, sto per tirargli i capelli e sollevargli il capo per guardarlo in faccia, ma mi fermo con la mano sulla sua nuca ed il flash della sua minaccia di ieri sera di non azzardarmi mai più a farlo. L’ultima cosa che ricordo, fra l’altro. 
Non tiro nessun capello e non alzo nessuna testa, sospiro di sollievo e alzo gli occhi al cielo rilassandomi di schianto capendo che è proprio Charles. 
Lascio che la mano lo carezzi invece di tirare malamente e lascio che continui a dormire mentre la mente riprende un’andatura adeguata alla mia condizione. 
Insomma, mi sono appena svegliato dopo una notte a dir poco dissoluta. Ho bevuto ogni riserva di gin tonic e non credo d’aver nemmeno vomitato, perciò è ancora tutto in corpo.
Dovrò farmi trecento ore di sauna per espellere le tossine, cosa che mi occuperò di fare prima di tornare a casa. 
Che cazzo di ora sarà? 
Gli occhi vagano nella cabina, è una tipica camera da yacht perciò penso che sia quello di ieri sera. Per fortuna siamo solo noi due e per fortuna... spalanco gli occhi realizzandolo a scoppio parecchio ritardato. 
Nudi!
Siamo nudi!
Tutti e due!
Sento il suo piede agganciato al mio, la mano scivola giù sotto le lenzuola alla ricerca di una conferma ovvia. 
Sì, il suo culetto è tutto bello nudo e caldo. 
Con uno sguardo allucinato alzo le lenzuola e guardo per essere definitivamente certo di quello che temo e che anche in queste condizioni, sia pure a scoppio ritardato, riesco a capire. 
Siamo nudi stesi in un letto. 
Non dirmi che abbiamo scopato e che ero così sbronzo da non ricordarlo che potrei spararmi!
Seguire la scia, pensavo ieri sera. Alla faccia del seguire la scia! 
Siamo passati dal nemmeno baciarci al trombare tutto in una notte? Non sarebbe un problema, se lo ricordassi.
Ti prego, fa che non sia vero, non può essere. Non posso aver scopato con Charles e non ricordarlo. 
Mi mordo il labbro infastidito e faccio mille smorfie cercando di capire come diavolo scoprirlo. 
Magari lui se lo ricorda, ma vorrei esserne consapevole prima di fare la figura di merda e chiederglielo. 
Cerco di muovermi per capire se ho dolori addosso e quando piego le gambe alzando leggermente il bacino, ne ho tragica conferma. 
Non prendevo un cazzo in culo da troppo tempo per non sentirne gli effetti il giorno dopo. Oltretutto è difficile dimenticare la sensazione. 
Fanculo. Fanculo cazzo. Abbiamo scopato e non lo ricordo. Fanculo! 
Do un colpo sul letto senza rifletterci troppo, incazzato nero con me stesso ed è così che il bel principe si desta. 
Con me furioso che vorrei tirare giù tutto lo yacht, ma appena Charles muove la testa appoggiando il mento sul mio petto e guardandomi da qua vicino in queste condizioni, così bello e confuso e soprattutto stropicciato, ogni cosa si smonta in me. 
La rabbia, il fastidio, il rimpianto e quant’altro lasciano di schianto il posto alla meraviglia e a questa ridicola serenità portata dal suo bel viso ravvicinato. 
Un viso tanto bello quanto confuso. 
In un istante, specchiandomi nei suoi occhi verdi, mi rendo conto che nemmeno lui ha la più pallida idea di che cosa è successo ieri sera dopo il bagno. 
E qua parte il casino. Se almeno uno dei due lo ricordava era un conto, ma così... così che si fa? 
Fingiamo non sia successo niente anche se lo sappiamo?
Che senso avrebbe? 
- Max? - fa lui con la sua vocina roca e l’accento francese ancora più marcato. Cosa che mi fa partire il duro del bel buon mattino. Lento, ma inesorabile. 
La mia mano ancora sul suo corpo, anche se ormai ho già constatato la sua nudità è come se non volesse saperne di staccarsi dalla sua pelle morbida. 
Lui preferisce i cani, ma dalla posizione a pancia in giù con la gamba piegata intrecciata alla mia e il suo sedere inarcato, mi ricorda un gatto. 
Ok Max, torna in te e non distrarti. 
- Buongiorno? - doveva essere un saluto normale, ma finisce per essere una domanda. 
- Dipende. - fa lui infatti come se per una volta fossimo perfettamente sincronizzati. 
La sua mano scende dal mio petto al mio inguine alla ricerca di quel che ho scovato prima. Quando lo realizza anche lui, mi guarda titubante e terrorizzato al tempo stesso. 
- Abbiamo scopato?”



NOTE: dunque, se qualcuno ha letto l’altra mia fic ‘Dolce ma psicopatico’, noterà un’altra somiglianza sulla scena del bagno, se non altro per il fatto che è di nuovo la location del loro primo effettivo bacio (anche se in anni diversi). Guarda caso, poi, ho appena pubblicato quel capitolo, manco l’avessi programmato apposta. 
Abu Dhabi 2021 resta una delle tappe della loro relazione in cui sono sicura che debba essere successo qualcosa (anche se nell’altra fic è solo uno scoppio erotico ed in questa è il loro primo bacio con conseguente unione). 
In generale questa fic si differenzia perché avevo deciso di fare molto di più e molto prima rispetto all’altra dove ho cercato di trattenermi ed essere più ‘realistica’, per quanto con quei due si possa esserlo. 
La scena di questo capitolo mi si era impiantata radicalmente nel cervello al tempo che fu (quando la progettai) perciò non ho potuto che scriverla così. Non doveva essere romantica, perché ancora non lo erano, ma solo stravagante come sono loro due. Spero di essere riuscita a metterci abbastanza erotismo nonostante la situazione.
Finalmente si sono messi insieme, peccato che la parte più importante non la ricordino. Che faranno? Alla prossima. Baci Akane