NOTE: Scusate il ritardo, sono sparita per un po' perché ero in ferie e mi sono data alla scrittura, poi sono andava via qualche giorno e ho sospeso le attività. Adesso sono di nuovo qua e sono tornata al solito ritmo di un capitolo ogni 4/5 giorni circa. Adesso inizia un nuovo settore/parte, il terzo ed ultimo. Max e Charles stanno insieme e perciò li vedremo alle prese con la loro relazione e coi loro sentimenti, oltre che con ulteriori evoluzioni personali. Sono ancora nello yacht del 'fattaccio', dopo aver dolcemente consumato la loro prima volta da sobri, ed è finalmente il momento di parlare un po' come si deve. Buona lettura. Baci Akane

SETTORE 3: RELAZIONE E SENTIMENTI

lestappen

76. CURA

/Max/

“La mia mano pigramente striscia sulla pelle liscia della sua schiena, percorre la sua curva lombare e appena giungo sul suo delizioso culo sodo torno su fino al suo collo e alla nuca dove i capelli sono spettinati. 
Mi si è arrampicato addosso spingendomi sempre con la sua prepotenza, pretendendo coccole che ero ben lieto di dargli, ed ora siamo qua da non so quanto. 
Le nostre menti lentamente si riconnettono e tornano in linea con noi, finora mi sembra di aver vagato in uno stato di trance sessuale, perso nei sensi amplificati dall’orgasmo, mescolati e caotici. Era bello. 
Adesso piano piano tutto torna a posto e mentre le mie dita scivolano sulla sua pelle calda, nessuno di noi due ha la minima intenzione di scendere da questo letto ed uscire dalla cabina. In che parte del mondo saremo? Su quale mezzo? E saremo soli o là fuori ci sarà qualcuno ad aspettarci? E chi sarà mai?
- Ti immagini se ci hanno rapito? - non so come mi viene su, ma questa sparata idiota lo fa ridere tanto che gli tiro su il viso con un dito sul mento per poterlo vedere, perché ogni volta che ride o sorride ho questa frenesia di guardarlo. Devo capire a che punto è. Come sta. Sorride sul serio oppure è ancora una pallida imitazione? È andata via la tristezza? 
Perciò d’istinto, quando lo sento ridere, lo guardo sempre. 
Charles si sistema meglio a pancia in giù su di me, come dormiva prima. Il suo viso si era appollaiato sul mio pettorale e lì stava a crogiolarsi nelle mie carezze mentre le sue dita affusolate si occupavano del mio capezzolo. Siamo stati così per un po’, ma ora pare che siamo pronti per riattivarci. 
È sereno, mentre ride sembra felice, ma penso che potrebbe liberarsi ancora un po’ di questo fondo di malinconia che gli resta. È proprio lì in fondo ai suoi splendidi occhi, ma quasi non c’è più. Io lo vedo perché lo cerco.
- Come ti viene su sta stronzata? - alzo le spalle ridendo. 
- Non so, sai che il 90 percento di quel che dico esce senza il mio controllo! 
Charles accentua la risata iniziando a sventolare i piedi in aria, dietro di sé. 
- Direi pure il 100 percento! 
Fingo di offendermi e lo fisso con un muto ‘ma come osi?’ Che poi diventa una risata cretina. Non ce la faccio, sono perso per lui e sono troppo felice. 
- Ma ti rendi conto che il primo bacio effettivo ce lo siamo dati in uno squallido e puzzolente cesso dopo aver pisciato? - volevo farlo ridere ancora, non avevo calcolato di parlare di questo, ma a quanto pare funziona perché continua e per me è tutto ciò che conta. Charles scuote la testa e appoggia il mento sul palmo della mano, piega il gomito che appoggia accanto alla mia testa. 
- E la prima scopata nemmeno la ricordiamo! - rincara lui. Questo fa ridere me ed è il suo turno di guardarmi mentre lo faccio, forse anche lui ha il mio stesso feticismo. Farci ridere a vicenda.
- Che romantici che siamo! 
Entrambi ci perdiamo poi a fare la stessa identica cosa. A fissarci come se non ci fosse un altro mondo intorno a noi, impegni, persone che ci aspettano. 
Noi è qua che vogliamo rimanere. Insieme, abbracciati, uno sull’altro. 
Rimaniamo così per sempre, ti va? 
- Scusa se non mi sono congratulato subito con te... - fa lui poi improvvisamente. Lo guardo stupito. Charles che si scusa? Adesso mi viene un infarto! 
- Ti rodeva che ho vinto un mondiale prima di te, eh? - nemmeno devo chiederglielo, so che è così. Lui ha un lieve e delizioso rossore che mi fa impazzire e fa anche una smorfia adorabile. 
- Mi conosci bene! 
Scoppio a ridere e con la mano risalgo sulla nuca, fra i suoi capelli disordinati che gli stanno comunque bene anche così. Stile campo di battaglia. 
- Ma sono contento per te. Sapevo sin da piccolo che ne avresti vinto uno. 
- Uno? - alzo un sopracciglio scettico notando la specifica. Lo dico perché lo conosco e lui sa il motivo per cui lo dico e ride di nuovo. 
- Quanti ne vuoi vincere? Sai bene che poi tocca a me! Non ti lascerò distanziarmi così tanto! 
Non so quanto la Ferrari sia in grado di tornare sul tetto del mondo in tempi brevi, ma glielo auguro per lui, perché so che anche lui merita di vincersi un mondiale, proprio come lui lo sapeva di me. E so che era sincero o non l’avrebbe mai detto. 
È questo che mi piace di lui. 
È questo che mi piacerà sempre. Schifosamente sincero. 
Meravigliosamente mio.
- So che lo vincerai anche tu. Anche se farò di tutto per impedirtelo! 
Charles ride all’ennesima stronzata intrecciata a una cosa dolce. Non se ne stupisce, era come se si aspettasse proprio questa risposta. 
- Sarebbe poco divertente vincere diversamente! 
- Oh, ma viene fuori che alla fine ti piace gareggiare ruota a ruota con me? Ma non ero quello che non sa guidare? - lo stuzzico perché mi piace farlo, ma mentre penso di stare per intavolare un dialogo idiota dei nostri, Charles mi stupisce ancora e con un sospiro si decide a comunicare quel che sapeva di dover dire prima o poi. 
- Quando vuoi e con chi vuoi sai guidare bene, sul limite, ma fondamentalmente bene. È bello gareggiare con te proprio per questo.
Sentendolo per un momento le emozioni prendono il sopravvento ed un’ondata di calore mi assale. Se mi avesse detto che mi ama non avrebbe sortito lo stesso effetto. Per Charles ammettere che quando voglio e con chi voglio so guidare bene anche se sul limite e che questo mi rende un degno avversario, è qualcosa di sorprendente e shoccante. È più di ogni dichiarazione d’amore e credo che la mia faccia dica esattamente questo, infatti mi dà un pizzicotto sulla guancia con un’aria torva ed indispettita.
- Piantala! Sai quello che penso di te! Non fare l’idiota! - mi ammonisce. A questo rispondo immediatamente difensivo e puntualizzando pizzicandogli la guancia a mia volta.
- Certo che so cosa pensi di me! Che non so guidare! L’hai sempre detto! Che vinco solo perché gioco sporco e che se guidassi in modo pulito e corretto non vincerei contro tutti, non contro di te di sicuro! L’hai sempre detto, stronzo! 
Charles sembra punto sul vivo, colpito ed affondato e quando è così reagisce sempre attaccando.
In questo caso smette di pizzicarmi e mi spinge via la faccia girandosi per andarsene, mentre lo fa brontola. 
- Oh ma piantala, sai bene che mi piaci come pilota, è solo che mi fai saltare tutte le coronarie facendomi incazzare perché sei sporco di proposito! Ma quando vuoi sai essereahioMax! 
Mentre sciorina tutta la sua teoria che spera io non capti per quello che è realmente, ovvero il primo effettivo complimento professionale in mia direzione, mi butto in diagonale sul letto per afferrarlo e appena le mie braccia raggiungono la sua vita, i miei denti raggiungono la sua chiappa e mordo. Questo non gli piace molto perché con uno scatto di riflesso mi afferra il collo per dietro e stringe deciso. 
Eccolo qua il mio Charles! Il mio demone!  
- Piantala di mordere, idiota! 
Ovviamente per non finire strozzato lo lascio, Charles cerca di sfilare via ma io mi avvinghio alla sua vita con più forza e non ha scelta che rimanere seduto qua, ancorato al letto. 
- Come faccio a leggerti nel pensiero? Mi hai sempre ricoperto di disapprovazione senza peli sulla lingua! In realtà viene fuori che mi stimi? È la prima volta che lo dici, stronzo! 
Parlo contro il suo fianco mentre col corpo sono tutto storto, siamo entrambi ancora completamente nudi e sembriamo sentirci a nostro agio. 
Charles si arrende e smette di cercare di vestirsi e liberarsi di me tanto che ad un certo punto la mano che cercava di staccarmi, finisce per carezzarmi la testa quasi dolce. 
- Scemo. Certo che ti stimo. Mi sono sempre incazzato con te perché sai benissimo come guidare, ma scegli di proposito di farlo male, perché così è più efficace. Vinci più facilmente. Ma in realtà se ti ci metti e ti impegni guidi benissimo. Magari sempre sul limite, ma comunque bene. Però devi volerlo e non lo vuoi sempre, non con tutti. 
- Beh, dipende dal mio avversario di turno. Devo avere una certa dose di rispetto per essere corretto. - ammetto senza rifletterci troppo. Charles sembra ridere ma da qua giù non lo posso sapere perché resta seduto sul letto ed io steso con la guancia attaccata alla sua natica, le braccia sempre avvinghiate alla sua vita. 
- Lewis non lo rispetti e non lo stimi? So bene che ti piace... 
Non addentriamoci in dettagli, spero non l’abbia detto nel senso di cui abbiamo discusso qualche mese fa. 
Alzo una spalla cercando di sminuire. 
- Sì che lo ammiro e mi piace, lo sai... meritava anche lui di vincere quest’anno, ma il mondiale è per uno... 
Parto sulla difensiva di riflesso, il settaggio di mio padre. Ma Charles mi blocca immediatamente come se sapesse dove condurmi e cosa farmi dire. 
- E quindi non centra l’ammirazione ed il rispetto! Ci deve essere altro per farti guidare in modo corretto anche se sul limite e senza provocare danni agli altri. 
Sembra che lo faccio con intenzione. Sbuffo senza capire cosa vuole dire, sentendomi solo attaccato, cosa che in questo momento non mi piace. Non mi piace mai, ma ora di meno. Volevo solo coccolarlo. 
Ma la sua mano continua a carezzarmi la testa finché addirittura si volge meglio verso di me, ora la mia guancia poggia sulla sua coscia e non sulla sua natica. Praticamente ancora un po’ e arrivo al suo cazzo. Chissà se ne ha ancora da sparare, potrei provare. 
Ma la sua mano mi costringe a guardarlo, mi picchietta col dito sulla tempia come a chiedermi udienza, così invece di fissargli il cazzo, sollevo gli occhi sul suo viso. Per un momento è malizioso, ma poi torna serio e con qualcosa che non so decifrare. 
- Non capisco dove vuoi arrivare, io non voglio buttare fuori la gente. 
- No, ma se esce tanto meglio! - alzo gli occhi sbuffando e a questo lo lascio puntando prima il gomito e poi le mani sul letto per alzarmi. Charles lascia che posi i piedi per terra e che mi sieda come lui per poi avvicinarsi a me e prendermi la mano con una ed il viso con l’altra. Mi costringe a guardarlo e credo d’avere un broncio infantile. 
Perché devi dire queste cose? 
Ma il suo sguardo è dolce. Ecco cos’era. Dolcezza. 
- Dove vuoi arrivare? - chiedo infastidito con me stesso perché non riesco ad oppormi a niente. Potrebbe pure calpestarmi che glielo farei fare. 
- Ho capito che provavi qualcosa guardandoti guidare contro di me. Sono l’unico con cui ad un certo punto sei diventato corretto, sebbene sempre sul limite. Comunque non mi hai più buttato fuori o tentato di farlo. 
- Guarda che l’inchident l’avevi fatto tu... - non riesco ad attivare il cervello, non ce la faccio, perché so cosa sta dicendo ma non sono pronto ad ammetterlo così facilmente. Mi sento nudo. Beh, tecnicamente lo sono. Ma sono ‘nudo' mentre lui è ancora ‘vestito’, così cerco di difendermi usando l’ironia, anche se forse sembro più un bambino infantile. 
Lui fa un sorrisino divertito ricordando l’episodio da bambini in cui mi ha spinto fuori di proposito per vendicarsi. In quel gesto c’è tutta la sua reale essenza. Pensandoci così di sfuggita, penso di essermi innamorato di lui in quel momento anche se eravamo piccoli e quella volta mi ha fatto infuriare. 
Adesso adoro quel nostro momento. È quello a cui sono più legato. 
- Sono l’unico eletto nella tua vita che non cercherai più di buttare fuori in un ruota a ruota decisivo? 
Me lo chiede ma in realtà me lo sta dicendo. Mi strofino le labbra ritrovandomi a tu per tu con i suoi bellissimi occhi verdi, così vicino come tutto il suo viso. Non c'è un centimetro di lui che non adoro. Sono fottuto e lui lo sa. 
Sa quanto cazzo sono perso per lui. Forse molto più di come lui lo è di me e forse è per questo che non voglio dirglielo anche se lo sa da solo. Cazzo se lo sa da solo. 
- Sai che lo sei, imbecille. E che il rapporto con te è più importante della vittoria. 
Dannata boccaccia mia che parla sempre senza il benestare del mio cervello. Perché diavolo perdo tempo a pensare se poi dico sempre quel che mi capita a tiro, che non è mai quel che avevo precedentemente concordato? 
Ed io lo sono? Dovrei chiedertelo ma ho paura che la risposta non sia quella che spero, perciò mi limito a baciarlo. Lascio che le nostre labbra si trovino ma mentre si stanno aprendo e le lingue si stanno trovando, Charles si ritira per staccarsi e guardarmi ancora. 
Poca distanza, un soffio quasi. 
Mi prende il viso con entrambe le mani e con un’intensità ubriacante, parla. 
- Anche tu sei l’unico eletto nella mia vita con cui mi piace gareggiare nonostante la guida così rischiosa e al limite. 
Quando lo dice, capisco il significato profondo della sua frase; anche quella rivolta a me prima aveva un senso diverso da quello apparente. 
- E anche tu per me sei più importante delle vittorie. - aggiunge poi come a volerlo sottolineare in modo particolare. Non ne sono sicuro visto che ha aspettato ore prima di farmi i complimenti, ma se lo dicessi ora scherzando rovinerei tutto e questo momento è troppo bello. Ci voglio credere. 
In un istante, mentre ci guardiamo da questa vicinanza, le sue mani a tenere fermo il mio viso, lui così intenso, così vicino, mi sento sciolto e annullato e sereno. 
Sto bene così. Nudo. Scoperto. 
Va bene, Max. Puoi fidarti di Charles. Stai tranquillo, non serve difenderti per forza. 
Saprà avere cura di te, come l’ha avuta prima a letto. 
Le labbra tornano a trovarsi e questa volta si fondono insieme alle nostre lingue. 
La pace mi invade insieme ad un calore a cui non sono ancora abituato. È stupendo. 
Baciarlo, sì, ma anche questa sensazione. 
Posso fidarmi di lui anche se mi sta vedendo sotto la superficie.  
Che bella sensazione.”

/Charles/

“Voglio prendermi cura di te, Max.
E voglio rimediare. 
Voglio rimediare sulle tante mancanze che sono consapevole di avere avuto su di te, troppe e forse anche più di quel che so. 
Adesso ho appena iniziato a notare che quella punta che vedevo era un iceberg e che sotto c’è un gran pezzo ancora da scoprire, ma non so realmente quanto sia enorme e profondo e più vado avanti, più mi rendo conto che forse è molto più di quel che ho percepito quest’anno. 
Come diavolo ho fatto ad ignorare tutto quanto? A concentrarmi così tanto su me stesso e sulle mie necessità e trascurare le sue? Pretendevo cosa, poi? Che mi accettasse nella sua vita così solo perché io ero finalmente pronto? 
Non ho ancora fatto niente per lui, né per meritarmelo. Assolutamente niente. 
Ma inizierò a prendermi cura di lui piano piano, mettendomi da parte, dimenticando me stesso, spodestando il mio enorme ego. 
Max sarà al centro della mia vita privata e farò di tutto per farlo stare bene e per curarlo, farlo guarire. 
So che ci sono cose che nasconde, cose di cui si vergogna, cose che lo feriscono, ma io le voglio scoprire e cicatrizzare, voglio sostituirle con cose belle degne di essere vissute, voglio renderlo felice. 
Voglio guardarmi allo specchio e non vergognarmi di me stesso e di come ho guardato altrove pur sapendo cosa gli succedeva in questi anni—anzi, da sempre—a casa. 
Le sue labbra e la sua lingua si intrecciano alle mie, e con le mani stringo il suo viso morbido e con un po’ di barba trascurata che lo rendono dannatamente sexy. 
È così desiderabile, così caldo, così mio. 
Un profumo non delizioso si leva dai nostri corpi, un misto fra sudore, alcool e sesso per tutto ciò che abbiamo fatto in una notte. 
Sorrido mentre lo bacio e si stacca per guardarmi, ogni volta che rido mi scruta, mi studia. 
Ma non sarò più io il centro di noi due, caro Max. Sarai tu. Presto lo capirai e ti abituerai. Non importa come sto, se sono ancora triste e annebbiato o se provo sentimenti ed emozioni e come sorrido. 
Importerà solo se tu sarai felice e sereno e se starai bene. Solo dopo che sarò sicuro di aver visto tutto e avrò curato ogni cosa e che starai davvero bene, ti dirò cosa provo. 
Prima di allora so di non meritarlo. 
- Che c’è? - chiede a fior di labbra sempre guardandomi da questa vicinanza soffocante nella quale sto benissimo. 
- Abbiamo entrambi bisogno di una doccia. - dico infine con un sorrisino ironico a cui lui si unisce tornando a baciarmi, come se questa considerazione non fosse poi così rilevante. 
Fa un mugolio affermativo, ma rimane seduto aggrappato alle mie braccia e alla mia bocca, per nulla intenzionato a staccarsi da me nemmeno per lavarci.
Sarebbe bello poter rimanere qua, ma chissà davvero che ora è, dove siamo e soprattutto chi altri è al di fuori di questa porta. 
Andrea e Jo saranno preoccupati, gli avevo detto che oggi ad un certo punto saremmo ripartiti e che se ci perdevamo di vista di non preoccuparsi e tornare senza aspettarmi; perciò penso che saranno andati, ma devo assicurarmene. 
Ecco, propositi per il nuovo anno: non essere egoista ed egocentrico! 
Magari se mi impegno per essere una persona migliore, risolverò in modo naturale e spontaneo anche tutti i miei problemi personali interiori. 

Dopo la realizzazione del bisogno di lavarci, lascio perdere i vestiti che cercavo di rimettermi e mi guardo intorno per capire per la prima volta realmente dove siamo. 
Ci vediamo grazie ad un po’ di luce che filtra in trasparenza dalle tende di quella che sembra una finestra. Per il resto c’è solo il letto matrimoniale ed un arredamento moderno e caldo, una sedia imbottita, quello che sembra un armadio e due porte chiuse. 
Inarco un sopracciglio sentendo una luce di speranza accendersi dentro di me. 
- Una delle due sarà il bagno, spero. 
Max pigramente steso di nuovo a pancia in giù si stiracchia e si torce fino a cercare le porte in questione. 
- Siamo in uno yacht che è più grande di casa mia a Monte Carlo, penso proprio che una di quelle sia il bagno, sì... - dice sbadigliando.
Sollevo le spalle e lasciando giù i boxer che pensavo di mettermi, mi alzo e vado dritto ad una delle due identiche porte in finto legno chiaro, ma mentre lo faccio ed apro una delle due a caso, completamente nudo e scompigliato coma mamma mi ha fatto, Max non fa in tempo a finire la frase allarmato: - Ehi Charles aspe... - che io ormai mi ritrovo con la porta aperta e la faccia di Carlos vestito che stava comunque per entrare qua dentro. 
Finisco quindi in un ferma immagine da film, ci immobilizziamo uno davanti all’altro come se fossimo davanti ad uno specchio che rimanda un’immagine sbagliata, Carlos mi fissa in faccia e poi scende con gli occhi neri sul resto del mio corpo totalmente nudo.
Tutto. 
Da capo a piedi. 
Poi piega le labbra all’ingiù e con evidente apprezzamento annuisce. 
- Complimenti! 
Appena la sua voce roca dice questo, da fuori Lando gracchia: - A chi? 
Contemporaneamente Max brontola rotolandosi sul letto non per coprirsi ma per indicare truce la porta: - Charles vuoi dare ancora spettacolo? Chiudi la porta, è quella sbagliata, cazzo! 
Ma Lando non mi permette di reagire perché o lui è più veloce e scattante, oppure io sono ancora addormentato. Possono essere probabili tutti e due, comunque da dietro si precipita Lando come un cane da caccia, probabilmente dopo aver sentito Max; poi, spingendo brutalmente Carlos, i due mi finiscono entrambi addosso. Riesco per miracolo a rimanere appeso alla porta e a non cadere, ma il risultato è che finiamo tutti e tre abbracciati in modo a dir poco assurdo. 
Io, ovviamente, ancora nudo. 
Lando non resta con noi per molto perché poi vede Max nudo nel letto ed entra nella cabina di medie dimensioni saltellando come un grillo, felice come se avesse visto degli unicorni. 
- ODDIO CE L’AVETE FATTA FINALMENTE! AVETE TROMBATO! STATE INSIEME! OH MIO DIO ERA ORA! IO FACCIO IL TESTIMONE DI MAX!
Continua così, con Carlos che si sgroviglia da me non poi troppo imbarazzato e più che altro divertito dal suo ragazzo che fa il matto, io che mi chiudo le orecchie andando alla seconda porta per cercare rifugio e Max che si alza iniziando una riga di offese in olandese che capisce solo lui, ma che sono comunque fin troppo intuibili.
Prima di vedere se lo picchia mi chiudo in quello che alla fine era il bagno. 
Un bagno piccolo ma di lusso e di tutto rispetto, con una cabina doccia per uno dove mi infilo dopo aver acceso l’acqua. 
Oltre la porta, il casino che fanno Max e Lando mi arriva ovattato, cerco di isolarmi e non pensarci, ma credo che la mia faccia stia sorridendo divertita. 
L’acqua mi dà un notevole sollievo e mi aiuta ad attivare i neuroni; le voci si sentono più forti per poi tornare a sentirsi di nuovo piano. Capisco subito che Max è entrato in bagno e non faccio in tempo a girarmi che me lo ritrovo sotto il mio stesso getto, in questo cubicolo un po’ claustrofobico per due.
Sta ancora brontolando, ma appena mi giro su me stesso ed alzo le braccia per posarle intorno al suo collo e aiutare l’acqua a scendere sulla sua testa e poi sul suo corpo, lui si rilassa istantaneamente contro di me. Mi circonda la vita e mi stringe a sé. 
Ci premiamo l’uno sull’altro mentre l’acqua ci avvolge insieme e la sua bocca carnosa non emette più brontolii perché è occupata a soddisfare la mia che lo invade subito. 
Ci baciamo di nuovo e come per magia l’irritazione di poco fa viene cancellata, e lui è di nuovo sereno e rilassato. 
Ti farò felice, Maxie. Mi prenderò io cura di te, vedrai. 
Ogni volta che avrai qualcosa basterà che tu corra da me ed io sarò la tua stazione di pace infallibile; non ti deluderò più, vedrai. 
Dopo un tempo infinito passato a baciarci, ci decidiamo anche ad insaponarci e mentre lo facciamo—seppure appiccicati perché effettivamente non c’è molto spazio qua dentro—ci guardiamo ridacchiando divertiti, ripensando inevitabilmente alla scena di prima e a Lando, il nostro fan numero uno. 
I nostri sguardi sono carichi di malizia ed è lui il primo a chiederlo. 
- Stiamo insieme, quindi? 
Io, divertito, rispondo: - Stavi pensando a quale risposta dare a Lando? 
Max ride dopo aver scrutato come di consueto il mio volto. 
- Eh, con te bisogna essere chiari ed espliciti, perché fin qua ti ho sempre interpretato come ritenevo giusto, ma poi finiva che sbagliavo e... 
E lo ricopro con l’acqua mentre mi appiccico di nuovo a lui sciacquandoci insieme. Nel farlo le mie labbra si posano sulle sue; prima di baciarlo, rispondo.
- Sì che stiamo insieme, mi sembrava chiaro dal discorso romantico di prima. 
- Paragonarci ad uno stile di guida ti sembra romantico? No perché fra il primo bacio con sega in cesso durante una pisciata e la prima volta dimenticata per l’alcool, credo che dobbiamo parlare anche del concetto di romanticismo! 
Questa volta non lo blocco con la bocca per baciarlo, perché rido di gusto non resistendo. Non posso proprio ribattere in alcun modo. Io ed il romanticismo non siamo proprio sullo stesso pianeta, ma probabilmente con lui posso imparare come si fa. 
Pensandoci, mentre lui brontola sottolineando ancora quanto poco romantico e chiaro io sia sempre stato—non solo stasera ma sempre—riemergo dal suo collo dove ero perso a ridere, chiudo l’acqua, e lo guardo prendendogli il viso fra le mani sicuro e prepotente. 
Le goccioline sono l’unico rumore che si sentono, corrono lungo i nostri corpi tonici ancora uniti e si staccano finendo nel piatto della doccia. 
Le sue mani scivolano sulle mie natiche, lì dove preferisce tenerle, lì dove mi piace che stiano.
Distrattamente sentiamo le nostre erezioni ormai soddisfatte che si danno conforto a vicenda senza cenni di rinascita. 
Dopo che si ferma e si perde a guardarmi tutto bagnato, dico semi serio ma con ancora un sorriso stampato sulle labbra: - Mi insegnerai ad essere anche romantico, allora. 
Max, a questa frase, legge il fra le righe ed inarca le sopracciglia senza capire a cosa alludo. 
- Cos’altro ti avrei insegnato? - perché chiaramente non conosce tutte le mie elucubrazioni visto che ho il difetto di non condividerle mai. 
Con un sorrisino dolce gli bacio le labbra, rispondendogli sicuro. 
- Ad essere meravigliosamente umano! 
Con questo torno a baciarlo, lui preso alla sprovvista mi accoglie e ricambia con la lingua per poi, a scoppio ritardato, separarsi e rispondermi infervorato. 
- Sei un idiota, eri già umano, che cazzo c’entro io? Sei tu che ti sei convinto di non esserlo, ma lo sei sempre stato, io non ho fatto niente! 
Ma tu guarda se uno che cerca di fare il romantico deve fare a pugni per esserlo. 
Scivolo con il viso sul suo fino a raggiungere l’orecchio che bacio sussurrando piano: - Ma sei stato tu a sbloccare la mia umanità repressa. È grazie a te che adesso mi sento normale. Forse non lo sono o forse devo migliorare ancora, ma sono sicuro che con te ci riuscirò come ci sono riuscito finora. 
Max vorrebbe rispondere, sento che gonfia il petto per ribattere, ma poi si sgonfia fra le mie braccia, mi stringe forte e nasconde il viso contro il mio collo caldo e bagnato. Io sorrido. 
Si è emozionato. 
Ma tu guarda quanto sei sensibile, dolce Maxie. 
Non lo dico o reagirebbe male per difendersi da chissà cosa, ma ora che vedo tutte le cose che nascondeva sotto la sua maschera da stronzo ribelle, mi sto perdendo per lui ancora di più. 
È semplicemente meraviglioso. Ed ora è veramente mio.”