77. SMETTERE DI ESSERE EGOISTI
/Charles/
“È come una dura realtà.
Tornare a casa e progettare le prime vacanze da dopo che ci siamo messi insieme è quasi uno schiaffo in faccia, perché la voglia di fare qualcosa insieme è enorme, ma finisce con la consapevolezza dura ed amara che non possiamo perché lui adesso fa sul serio con Kelly ed io comunque sono ancora con Charlotte ed ora più che mai ho bisogno di rimanerci.
Perciò con un sacco di frustrazione che ingoio, chiedo udienza a Pierre consapevole che è meglio parlargliene subito, che è proprio il caso.
Prima di farlo ho la delicatezza di dirlo a Max e prima di inviare il messaggio a Max un campanello risuona nel mio cervello e mi fa rileggere quel che ho scritto, percependo vagamente che qualcosa non va.
Cosa sarà?
‘Uscirò con Pierre che gli devo dire di noi.’
Insomma, prima che esistesse un effettivo ‘noi’ non glielo avrei mai detto prima. Al massimo l’avrei fatto dopo.
Adesso glielo dico prima. Cosa c’è che non va?
Forse ci devo aggiungere un punto di domanda?
Più che avvertirlo lo devo rendere partecipe, magari?
Vediamo come suona così.
‘Vorrei dire a Pierre di noi, ti va bene?’
Lo leggo e faccio una smorfia grattandomi la nuca, sentendo un fastidioso prurito stile orticaria.
Che cazzo mi metto a fare, sono ancora in tempo a mandare tutto a puttane. Ho avuto molte ragazze più o meno vere, ma non mi sono mai comportato così. Ho sempre deciso tutto io. Cosa facevamo. Quando. Come. Con chi.
Adesso invece devo chiedere? E perché mai?
Perché ricordo le puntate precedenti e quanto facilmente abbiamo litigato per stronzate meno gravi.
Così sospiro e gli mando questa seconda versione prima di chiamare Pierre.
A questo Max risponde subito.
‘Stavo giusto pensando di dirlo a Daniel. Mi sembra giusto.’
Lo prendo per un sì.
Mentre leggo che vuole dirlo a Daniel, un moto di gelosia pungente mi attanaglia lo stomaco e mi esce fuori una smorfia acida che se fossi in compagnia di qualcuno dovrei inventarmi un attacco di mal di pancia.
Così capisco.
Ho fatto bene a chiederglielo invece che dirglielo. Sicuramente anche lui è ancora geloso di Pierre e penso che un po’ entrambi lo saremo sempre uno dell’altro.
Dopotutto Daniel ha capito prima di me che Max aveva un mondo bellissimo e fragile sotto la scorza dura di pezzo di merda che sventola a tutti.
Dirlo a Pierre è più facile, specie perché già sapeva qualcosa.
Lo faccio durante una giornata in barca a quattro con le nostre rispettive ragazze, seduti davanti ad uno dei cocktail alla frutta che abbiamo imparato a fare e che ci rendono più comunicativi e rilassati.
La musica ci permette di non essere sentiti e le ragazze al momento stanno prendendo il sole nei lettini imbottiti sulla parte posteriore dello yacht, mentre io e Pierre siamo atleticamente passati sul muso lungo su cui sali solo se sei particolarmente agile. Le ragazze preferiscono evitare di rischiare di rompersi una gamba, mentre io e Pierre il più delle volte preferiamo isolarci in modo molto strategico.
Ritrovarci insieme in una giornata come questa è strano perché non lo facevamo da una vita. Forse da prima che scoppiasse tutto il casino fra noi.
Quando gli ho detto che volevo organizzare una giornata a quattro insieme gli è venuto un infarto e non ne ha fatto mistero, ovviamente.
Ho riso e forse è stato questo a fargli capire che stavo bene e che era tutto a posto.
- Sai, per un momento ho avuto paura che ti fossi pentito di tutto e volessi dirmi di riprovarci. Così di punto in bianco e dopo così tanto.
Pierre non si tiene mai niente per sé, nemmeno si chiede se certe cose siano il caso di essere dette.
Ricambio con una risata, appoggiando la testa dietro di me nella zona rialzata che fa da vetro protettivo quando guido. Una mano dietro la nuca dove i capelli ormai sono asciutti dopo il bagno di prima. Sono duri di sale e spettinati.
Giro la testa verso Pierre che si è stranamente zittito e vedo che mi scruta, ma visto che Max lo fa sempre, ora capisco il motivo per cui lo fa anche lui.
- Vuoi capire se adesso rido sul serio o se fingo? Aspetta, com’era? Simulo?
La stoccata non avrei mai voluta farla, ma è figlia di questo cocktail che è il numero 3, credo.
Me ne pento subito e mi scuso facendomi serio e distogliendo lo sguardo, ma lui mi dà una gomitata che sa di carezza.
- Me la merito, non preoccuparti.
Con questo lo fisso stupito, lui mi sorride e anche se abbiamo gli occhiali scuri addosso, ci vediamo sufficientemente bene da capire.
- Non so se quella volta simulassi, ma so che ora non lo fai più. Si vede che sei davvero felice. - fa poi con un sorriso enigmatico, forse un po’ malinconico, che nasconde male la serietà a cui ora è passato.
Nonostante la musica allegra, sembra sia calato un velo di solennità e mi sento a disagio, per un momento.
Fisso il bicchiere fresco pieno di ghiaccio in mano, il liquido rossastro al suo interno è a metà, ma in realtà non lo vedo più.
Era giusto fare questo, ma mi chiedo se avessi potuto farlo diversamente. Magari volevo mettermi alla prova e lui lo sa, come sa sempre tutto, del resto.
- Immagino sei venuto a dirmi il motivo di questa felicità.
Ma sembra sappia già anche questo.
Lo percepisco dalla sua voce che ora è un sussurro e a malapena distinguo io che gli sono vicino. Mi strofino le labbra a disagio non osando guardarlo. Penso che se dovessi togliermi un dente starei meglio.
- Mi sono messo con Max. - non c’era un altro modo per dirlo e doveva essere subito e di persona.
Trattengo il fiato tendendo l’orecchio ed ogni senso per percepire qualsiasi sua reazione che non arriva subito. Lui, così spontaneo ed immediato, aspetta.
Il fatto che sapesse già che io e Max ci piacevamo è una cosa, ma ora è fatta. Ora stiamo veramente insieme.
È diverso.
Lui sta con Yuki e non dovrebbe essere un problema che io ora sto con Max, però in qualche modo tutti e due sappiamo che è diverso.
Perché per quanti discorsi io e Pierre ci siamo fatti, non mi ha mai chiesto perché quella volta mi sono messo con lui, mi chiedeva cosa provassi per lui, ma non perché mi ci ero messo. Non è mai stato un discorso che abbiamo fatto.
È che se lo facessimo, dovrei mentirgli. Non potrei di certo dirgli che avevo bisogno di distrarmi dal buco nero che avevo dentro. Non è una buona ragione per stare con qualcuno, anche se non abbiamo mai parlato di noi e quando l’abbiamo fatto abbiamo troncato tutto.
Yuki è una reazione a me, un tentativo di curarsi, diciamo.
Max è diverso e lo so solo io; ma se approfondisse, Pierre ci arriverebbe.
Ti prego, non farlo.
- Era ora. - fa lui dopo un po’. Appena parla lo guardo di scatto sorpreso e lui ricambia sollevandosi gli occhiali scuri per farmi vedere i suoi occhi azzurri sinceramente sereni.
Non c’è l’ombra di una lacrima o di un ripensamento.
Del resto è da questa estate che sapeva che io e lui ci piacevamo, sapeva che sarebbe successo prima o poi.
- Pensavo che vi sareste messi insieme prima. Quel giorno sembravate sul punto di farlo, no?
Mi stringo nelle spalle e distolgo lo sguardo, così anche lui si riabbassa gli occhiali e fa altrettanto. Sorseggia il suo cocktail.
- Sì... però sai come siamo fatti. Siamo due testoni. Alla fine è successo ad Abu Dhabi alla sua festa. Eravamo entrambi ubriachi, però il mattino dopo l’abbiamo rifatto per ricordarcelo. Insomma, era ora, come dici tu!
Concludo ridacchiando a disagio ed imbarazzato, mi mordicchio il labbro nervoso mentre il sole penso ci stia cuocendo sul serio, ma nessuno dei due se ne accorge e stasera la pagheremo cara.
- Bene, sono contento che ce l’avete fatta. Non importa come, basta che vada, no? Sei contento? Te ne sei pentito? Mi sembri felice o non me l’avresti detto. Ti ho sentito entusiasta al telefono, ho subito capito che dovevi dirmi una cosa bella.
Piere inizia a parlare a macchinetta senza darmi il tempo di rispondere, com’è il suo stile, ed io lo ringrazio per essere così perché in un attimo si porta via ogni insicurezza come un tornado. Adesso possiamo ricostruire qualcosa di sano, come forse non lo è mai stato.
Una volta da piccoli eravamo come fratelli e lì stavamo bene, poi crescendo entrambi abbiamo iniziato capire i nostri reali istinti e lì forse ha iniziato a cambiare qualcosa fra noi, anche se ce ne siamo resi conto dopo, molto dopo.
È quasi come tornare indietro al tempo in cui stavamo bene, ma forse ci illudiamo che sia così. Forse ho bisogno di pensare a lui in quei termini e convincermi che ora vada tutto bene. Che sia tutto a posto.
Perché so che con Max sarà dura, perché siamo due persone complicate e sarà difficile ed avrò bisogno del supporto di qualcuno e non riesco ad immaginare il supporto di nessun altro che lui.
Senza rendermene conto gli parlo di me e Max, di come mi fa sentire senza andare troppo nei dettagli; fino a che accenno al discorso che mi sta tanto a cuore, cercando di misurare il modo in cui ne parlo.
Perché nella mia vita non posso mai essere spontaneo? Forse è vero che lo sono sempre stato solo ed esclusivamente con Max, per questo mi ha sempre ritenuto alla stregua di un demonio, come mi chiamava ogni tanto.
- Sai, credo di non aver mai visto cose di Max, cose gravi ed importanti, che invece erano lì ben in mostra. E non le volevo vedere perché sono sempre stato egoista e concentrato su me stesso. Anche con te sono sempre stato così. Ho sempre guardato ai miei bisogni e...
La sua mano si chiude sul mio polso e stringe; smetto di parlare per un istante e lo guardo turbato dal suo gesto. Pierre mi sorride dolcemente.
- Siamo entrambi stati egoisti, abbiamo entrambi fatto i nostri comodi. Ma stiamo migliorando come persone e stiamo rimediando.
Da qui mi aggancio a lui e Yuki e a come sta vivendo la sua relazione; mi concentro volutamente su di loro perché mi rendo conto che andando avanti in quella direzione avrei detto troppo e non so se ne sarei stato in grado. O per lo meno non so se sarei riuscito a trattenermi.
- Yuki mi sta facendo maturare in un modo che non pensavo, oltretutto mi fa diventare forte perché voglio esserlo per lui che mi sembra così delicato e fragile quasi. Anche se in realtà so che è molto forte.
Pierre si ferma per un momento ed io non so cosa dire, perciò lui riprende dopo aver riflettuto attentamente su qualcosa.
- Sai, Charlie, credo che ognuno di noi in realtà vive a fasi. E tutti abbiamo la fase dell’egoismo dove è concentrato su sé stesso e sui propri bisogni che cerca di soddisfare senza guardare in faccia gli altri. Però poi dopo quella fase arriva inevitabilmente quella della maturazione. Ci si apre agli altri, però non a tutti. Credo debbano essere le persone giuste, o non si innescherà mai quella fase. Perciò adesso siamo solo passati alla fase successiva della nostra vita. Pensi abbia senso?
Con questo si gira verso di me rimanendo appoggiato indietro con la testa, mi guarda e fa mezzo sorriso imbarazzato per la cosa profonda che ha detto; gli sorrido di rimando in una posizione simile, più leggero di prima.
- Sì, credo abbia senso. E penso che tu abbia proprio ragione. Forse siamo solo passati alla fase successiva.
Rimaniamo a guardarci un attimo senza vederci veramente, poi io aggiungo: - Sono contento che Yuki sia entrato nella tua vita e che ti faccia così bene. Lo sono davvero, Pierre.
Pierre sorride a sua volta.
- Anche io sono contento che hai trovato in Max quella persona in grado di aiutarti a raggiungere lo stato che ti renderà felice.
Ma io lo sono già. Sono già felice. Ma forse è indelicato dirglielo.
Annuisco.
- E non è mai tardi per aiutare qualcuno. Magari prima non avresti cavato un ragno dal buco e non ci saresti mai riuscito. Adesso che state insieme ci puoi riuscire. Qualunque cosa sia.
Non me lo chiede. Non mi chiede di cosa si tratta ed io gliene sono grato. Credo che non gliene importi realmente perché forse in fondo gli rode che è stato Max la persona che aspettavo, perché ha visto che sono felice e che sto bene.
Gli brucerà sempre un pochino che non sia lui, che non eravamo giusti uno per l’altro in quel senso, non come coppia, non per amarci in quel modo.
Ma ognuno ha la sua dimensione, l’amicizia è la nostra.
La mia e di Max spero sia altro, anche se non oso nemmeno dirlo.
Non oso, ma lo spero davvero.”
/Max/
“‘Vorrei dire a Pierre di noi, ti va bene?’
Leggo perplesso il suo messaggio alzando un sopracciglio in modo fottutamente espressivo.
Quanto cazzo gli è costato chiedermelo invece che semplicemente informarmi?
Però visto che ha fatto questo enorme sforzo, lo premio evitando di dirgli ‘guai a te se lo fai’. Mi limito a fare come lui.
‘Stavo giusto pensando di dirlo a Daniel. Mi sembra giusto.’
Poi mi rendo conto che non ci ho messo un punto di domanda, ma penso che alla fine vada bene così. Il punto è che se lui esce con Pierre, io esco con Daniel.
Questo è equo e non può di certo negarlo.
Il suo ‘va bene’ vale più di mille scenate che non mi farà mai perché lui è Charles, pensa peste e corna ma non le dirà mai a meno che non gliele tiro fuori io, l’unico in grado di fargliele uscire.
Ma per oggi va bene così.
Oggi facciamo questa cosa con Daniel. A prescindere da lui e Pierre, è giusto comunque che gli dica finalmente di me e Charles perché non penso d’averlo mai fatto.
Non so se l’abbia capito da solo, quando gli sono piombato in casa quella notte che ero a pezzi per lui, non gli ho detto niente di noi e del motivo per cui l’ho cercato. Gli ho fatto delle domande su di me e sul motivo per cui sia stato con me, ma non ho mai nominato Charles.
Però adesso che stiamo veramente insieme glielo devo dire, innanzitutto perché già dovrò diventare matto a nasconderlo alla maggior parte del mondo, almeno in certi momenti voglio poter stare rilassato.
Non so come potrebbe reagire, probabilmente con un sorriso troppo accentuato che nasconde il suo dolore. Ma è trascorso molto da quando stavamo insieme, gli sarà passata, no?
Avevamo detto di rimanere amici ed abbiamo fatto tutto quel che serviva. Dopo quella volta che abbiamo scopato, poi non è più successo niente ed io ci tengo a lui e al nostro rapporto. Ci ho sempre tenuto ed in qualche modo sono sempre riuscito a mantenerlo, ma se voglio continuare ritengo di dover essere onesto.
Mi chiedo quale sia il modo migliore per farlo.
Indoro la pillola con una qualche attività sportiva insieme?
Gli piombo a casa e basta?
Ci penso un po’ prima di scrivergli stufo di pensarci e ripensarci come un idiota.
È inutile rifletterci, tanto in qualsiasi modo glielo dica sicuramente sarà dura per lui, perché lo conosco.
Io al suo posto mi sarei mandato a cagare un sacco di volte, altro che rimanere amici. Ma lui non è me e non posso pretendere di capire come ragiona e come si sente. Se vogliamo ancora un rapporto, come minimo devo essere onesto con lui.
‘Quando ci vediamo? Ti devo dire una cosa importante!’
Daniel non ci mette molto a rispondermi e lo fa come immaginavo.
‘Adesso sono curioso, cosa mi devi dire?’
Ridacchio scuotendo la testa ed alzando gli occhi in alto.
‘Sei a casa? Salgo ora?’
Stiamo per partire tutti per le vacanze, qualche giorno in barca l’abbiamo già fatto tutti limitandoci a qualcosa in zona per via di alcuni impegni che rimanevano per la F1, ma adesso c’è il via libero ufficiale e fra oggi e domani tutti partiremo, perciò oggi eravamo a casa a fare le valige. È un gioco di incastri. Per questo ci ho pensato ora, sapevo che per beccarlo e dirglielo di persona era ora o mai più.
‘Sì sto facendo le valige. Dai che muoio di curiosità!’
Fa faccine che ridono e mi immagino la sua mentre lo fa, uno di quei sorrisi forzati che mi rifila ogni tanto, dove dietro gli occhi c’è malinconia; in qualche modo mi ricordano i sorrisi vecchi di Charles, anche se ora sta migliorando. Dani no. Dani peggiora.
Mi chiedo se avrei fatto meglio a chiudere del tutto i ponti con lui per il suo bene, invece che rimanergli amico e quindi in contatto.
Ma come potevo? Siamo entrambi in F1, ci si vede di continuo, era ovvio rimanere in rapporti. Io, poi, sono spontaneo e si vede subito quando ho qualcosa che non va, ho i sottotitoli anzi, lo dico direttamente.
Sospiro scuotendo la testa per niente sicuro di questa scelta, ma prendo il telefono e le chiavi di casa ed esco così come sono, in ciabatte e mollando a metà le valige che stavo facendo per le vacanze a Miami con Kelly e P.
Mi chiedo se dovremo parlare anche di Kelly e Charlotte, io e Charles.
Mentre entro in ascensore e pigio il bottone del piano di Daniel, me lo chiedo con la consapevolezza lucida che Charlotte non è la stessa cosa che Kelly è per me, ma non è una cosa di cui posso pensare ora, anche perché prima dovrei capire quali sono le mie intenzioni nel privato. Ci sto arrivando e penso che sia abbastanza evidente che voglio costruirmi una famiglia, stare con Kelly e P. mi ha fatto capire che lo voglio.
Ma Charles cosa vuole per sé stesso, per il suo futuro, al di là delle corse e di me che ci sono ora ma chissà poi per quanto? Io e lui siamo così strani, è difficile fare programmi, è strano già solo che siamo finalmente riusciti a metterci insieme.
L’ascensore si ferma quasi subito e le ante si aprono facendomi venire un piccolo colpo.
Mi sembra che qualcuno mi attanagli lo stomaco e cerchi di strapparmelo.
Sto facendo la cosa giusta?
Beh, lo saprebbe comunque in qualche modo. Oltretutto è compagno in McLaren di quel deficiente dalla bocca grande di Lando, perciò se non da me, lo saprà comunque da lui perciò devo per forza farlo io adesso.
Ha avuto un anno difficile in F1, sebbene ha vinto una gara, ma i passaggi da un team all’altro sono così, ci sta che fatichi, no? Quest’anno magari andrà meglio. È solo che da quando è andato via dalla Red Bull, anzi, da quando le cose fra noi hanno iniziato a rompersi, lui è andato via via sempre più giù ed io mi sono sempre sentito responsabile per questo, perché so com’è fatto. Daniel è emotivo e non riesce a separare vita privata da vita professionale, è questo che è. Daniel è cuore ed è questa la sua bellezza.
Esito a lungo prima di bussare anche se forse lui è al di là di questa porta che guardo serio e perplesso, in attesa proprio che io mi decida ad annunciarmi. Mi starà studiando per capire che tipo di notizia gli devo dare e starà capendo da solo che non gli piacerà.
Non dirmi che provi ancora qualcosa per me, Dani.
Che ne è stato del ‘siamo amici?’
È che anche se chiudessi tutto, soffrirebbe di più. Cosa dovrei fare con lui?
So che sono io la causa del suo affondo repentino, si è perso e non è più riuscito a tornare ai livelli che era all’inizio in Red Bull, so perfettamente che è colpa mia e gli ho voluto troppo bene semplicemente per fregarmene e fare quel cazzo che mi pare. Posso farlo con tutti tranne che con lui.
Alla fine mi decido a bussare e lui mi apre subito, segno che era veramente lì ad aspettarmi.
Il sorriso forzato che mi figuravo in realtà non c’è e mi stupisce molto.
O lo sa già o l’ha capito comunque in qualche modo.
- Pensavo non ti saresti mai deciso. - fa lui rimanendo un istante sulla porta prima di farmi entrare. Io lo guardo meravigliato.
- A bussare?
Lui piega il capo con aria indecifrabile, un fondo di malinconia.
- Anche, ma non solo.
Sa. In qualche modo sa. Non so come, ma sa.
Mi mordo il labbro e mi sforzo molto di continuare a guardarlo dritto negli occhi, ma ci riesco.
- Mi fai entrare o parliamo qua sulla porta?
Lui però non sembra intenzionato a spostarsi. Tamburella con le dita sullo stipite mordendosi l’interno della bocca, indeciso.
- Ho strani ricordi di quando mi sei piombato in casa all’improvviso. - dice poi schietto, alludendo a quella notte che gli sono saltato addosso. - Poi sono stato di merda. Non so se riuscirei ad affrontarlo di nuovo.
Non è mai stato così diretto e deciso, è sempre stato accondiscendente con me. Qualunque cosa volessi me la concedeva, non ha mai discusso, non mi ha mai negato niente. È sempre stato il mio porto sicuro anche per questo.
Ma alla fine è colui che mi dava sempre contro per partito preso, che mi ha fatto perdere la testa.
Sono egoista.
Sono un fottuto egoista del cazzo.
È la sola verità.
Ho sempre fatto quel cazzo che mi pareva con Daniel e con tutti, forse. Anche con Kelly lo sto facendo con la convinzione che il mondo gira intorno a me, che io ho un bisogno e lo risolvo come mi pare, senza considerare se inganno o ferisco gli altri. Kelly è una persona, così come Daniel. Brave persone. Non meritano qualcosa di meglio?
La confusione si innalza in me, ma mi forzo di rimanere ancorato su Daniel e sul compito che ho in questo momento.
- Non faremo sesso. Sono venuto a dirti una cosa che penso sia giusto tu sappia da me, perché sicuramente lo saprai a breve, essendo compagno di squadra di Lando.
Daniel inarca un sopracciglio scettico e curioso e si fa da parte intuendo di cosa si tratta.
Io varco finalmente la soglia, muovo qualche passo nel suo appartamento che conosco fin troppo bene e per un momento i fantasmi di noi due che scopiamo prendono forma davanti ai miei occhi, ma mi riscuoto quando mi chiede se voglio una birra o qualcos’altro.
Io torno a lui e annuisco accettando la birra.
Daniel sparisce brevemente in cucina e torna con due in bottiglia, fresche ed aperte.
- Non ho il necessario per un Gin Tonic. - si scusa con un sorriso forzato di chi cerca di smorzare la tensione. Lo stesso che immaginavo prima.
Sa cosa gli devo dire; non nel dettaglio, ma lo sa.
Io prendo la birra e lo guardo sedersi in poltrona, non vicini ma in posizioni ideali per guardarci bene negli occhi. Si tira su un piede e si abbraccia il ginocchio, io rimango seduto composto, un po’ teso.
La mia idea era diversa, quando gli ho detto che volevo rimanessimo amici, quella volta che ci siamo lasciati.
Pensavo che anche lui non provasse niente più che affetto, come me, e che fosse un supplizio qualsiasi approccio da coppia.
Pensavo che la nostra dimensione fosse l’amicizia, che fosse così per entrambi. Ma forse mi sbagliavo.
Lui è rimasto inevitabilmente innamorato di me. Ed io che lo so, ora, che dovrei fare?
Non gli volterò mai le spalle. Non lo farò mai.
L’ho affondato io. L’ho ferito e l’ho gettato sul fondo in cui è.
Non ha nemmeno più la gioia nel correre, non si diverte facendo quel che gli è sempre piaciuto fare.
Ed io so, so anche se non me lo vorrà mai dire per non farmi star male. So che è colpa mia.
- Io e Charles ci siamo messi insieme. - alla fine lo dico e basta.
Che avrei dovuto fare? Sono qua per questo. Inutile indorare una pillola amara organizzando una giornata insieme a divertirci, a che servirebbe? Il risultato è comunque questo.
Devo dargli il tempo di ammortizzare il colpo.
Lo scruto per capire la sua reazione; se lo sapesse o meno, ma non sembra stupirsene molto.
- Vi siete decisi, si? - quando lo dice è come se mi desse uno schiaffo.
- Lo sapevi? - Daniel fa un sorrisino di circostanza e alza le spalle bevendo un po’ di birra.
- Ti conosco bene, me ne ero accorto che ti piaceva. E avevo capito che anche tu piacevi a lui. Sapevo che era solo questione di tempo.
Lo shock mi invade, non immaginavo che lo avesse capito, ma ovviamente è meglio così. Per lo meno non cade dalle nuvole schiantandosi al suolo, avrà avuto modo di farsene una ragione, di accettarlo, di elaborarlo.
Il silenzio si instaura per un attimo che riempiamo bevendo tutti e due. Era più facile una volta stare insieme. Una volta era tutto diverso; quando è cambiato?
Quando Charles è tornato nella mia vita nelle vesti del mio futuro ragazzo.
È stato inevitabile. Forse eravamo destinati.
Mentre ci penso ora, il puzzle si compone definitivamente e vedo tutto con chiarezza.
- È successo ad Abu Dhabi, alla festa... - non serve specificare molto.
- Lo sapevo. Ero passato perché mi avevi detto di venire, abbiamo bevuto qualcosa insieme, ma poi hai intravisto Charles e ti sei messo a gridare come un idiota per attirare la sua attenzione. Lì ho capito che sarebbe successo. Anzi, ho pensato che foste già insieme e mi chiedevo quando ti saresti deciso a dirmelo, ma visto che iniziavo ad essere ubriaco avevo paura che avrei fatto casino rovinandoti la serata. Così me ne sono andato.
Non ricordo. Questo dettaglio non lo ricordo, ma mentre me lo racconta la mia mente mi rimanda qualche flash vago di lui su quello yacht.
- Ero ubriaco perso... - mi giustifico in quella che poi è la verità. Lui fa una risatina nervosa e annuisce.
- Lo immagino, non preoccuparti. Comunque grazie dell’onestà. Lo apprezzo. E sono contento, ci giravate intorno da un po’, no?
Lui si sforza di dire più cose di quelle che vorrebbe e soprattutto si sforza di essere corretto anche se non credo stia bene.
Ma dobbiamo superarlo, Daniel. Dobbiamo trovare il modo di superare questa cosa perché non smetteremo di vederci finché correremo entrambi in F1 e questo andrà avanti ancora per molto.
- Sì, da un po’ in effetti, ma non siamo due persone facili e ci abbiamo messo un po’ a capirlo e a deciderci... - cerco di parlarne senza andare troppo nel dettaglio perché non voglio infierire. Lui invece si sforza di parlarne perché sa che un amico fa questo.
- Siete perfetti insieme, vi completate. Tu non filtri mai quel che dici, lui lo filtra troppo! - ci fotografa alla perfezione in un attimo ed io rido spontaneo pensando che ha ragione.
- Ma di base siamo due stronzi, per questo ci siamo trovati, alla fine.
Mi rendo conto che basta così. Che non posso andare oltre. Finisco la mia birra dopo di lui che continua a fingere un sorriso dietro alla voglia di piangere. Come si fa ad amare ancora qualcuno come me dopo tanto tempo?
Glielo leggo in faccia in questo momento. Non sono uno da amare, non so come diavolo fa dopo tutto questo tempo.
- Starai bene? - chiedo infine senza fingere discorsi inutili che so lo ferirebbero e basta.
Lui sorride malinconico senza più nemmeno fingere. Sospira, piega la testa ed alza la spalla.
- Certo. Sto bene già ora. - ma mente e lo fa anche male. Io non riesco a sorridere, sono dispiaciuto.
- Voglio che mi chiedi qualsiasi cosa ti serva, per te ci sarò sempre, Dani. - ma è solo la mia stupida coscienza che sto cercando di lavare. Un perfetto idiota.
Non lo merito, ma dopo averlo ridotto così il minimo è cercare di aiutarlo anche se sinceramente non so come posso fare. Le mie intenzioni sono buone, ma concretamente non credo di poter fare realmente qualcosa per lui.
Dani stringe le labbra consapevole e triste, pensando la stessa cosa.
- Mi basta che non mi chiudi fuori. - dice nonostante sappiamo tutti e due che è proprio quello che gli fa tanto male.
Ma io annuisco tristemente perché non posso proprio negargli niente, non ce la faccio. È colpa mia se sta così, mia e del mio dannato egoismo. Non so come posso aiutarlo né se mai ci riuscirò, ma non smetterò mai di tentare o di esserci.
Spero davvero che un giorno tu stia meglio, Daniel. Lo spero davvero.”
NOTE: un capitolo doveroso visto che per la prima parte Pierre e Daniel erano co-protagonisti con Charles e Max ed ora restano membri importanti nelle loro vite. Avranno entrambi un loro percorso che di tanto in tanto sarà accennato.
La questione degli yacht di Charles: ho cercato di capire quando aveva cosa e com’era quel qualcosa, e spero sia giusto quel che ho trovato. In quel periodo (fine 2021) dovrebbe aver avuto ancora ‘Monza’, il primo yacht, quello più piccolo (dove spero ci sia la possibilità di salire sul muso a prendere il sole). Solo ora realizzo che non so se sia plausibile ciò che ho scritto, poiché sono ai primi di dicembre e suppongo che quando si fa una giornata in barca solitamente si sta in zona, non si va tanto lontano (NON NE HO IDEA NON NE HO UNA!). Però non volevo riscrivere tutta la loro parte ed ho lasciato così e basta. Chiedo scusa per la cosa irrealistica. Alla prossima. Baci Akane