Note: se non lo ricordate, l’ultima battuta del capitolo precedente di un derelitto Charles versione principe capriccioso, era: ‘Mi manchi, Maxie. Perché non abbiamo rivisitato i nostri piani per le vacanze per vederci? Abbiamo qualcosa che non va? Io non riesco a smettere di pensare che abbiamo sbagliato. Cioè razionalmente so che era la cosa giusta, ma non volevo ed ora... non so, sono un idiota, ecco.’ Lo riscrivo perché il dialogo riprende esattamente da lì. Buona lettura. Baci Akane
79. VERO ED AUTENTICO
/Charles/
“- Maxie, ci sei? - miagolo mettendomi ora sul fianco come un’anima in pena.
Ho male in ogni dannato muscolo perché Andrea mi ha fatto scalare i ghiacciai stamattina prima dell’alba, ma nonostante questo la mia testa è fissa su Max. Max e basta. Sono così stupido.
- Sì... - fa lui dopo un po’ con un tono strano che non so decifrare.
- Non hai niente da dire? - chiedo sempre più depresso. Liberamente, tragicamente, apertamente depresso. Non ne posso più.
Dio, Max mi fa essere così tanto me stesso!
- Beh... in realtà un po’ sono contento che la pensi così... - fa lui. Adesso infierisce nel suo tipico stile ed ha ragione. Fa bene a rigirare il dito nella piaga dicendomi che lui sapeva che sarebbe andata così. È vero.
- Perché? - chiedo sempre mugugnando, gli occhi chiusi ad immaginare che sia qua davanti a me a deridermi con la sua bella faccia da schiaffoni.
- Perché ti ho chiamato io, ricordi? - ora che ci penso è vero, mi aveva chiamato lui ed ho pensato ‘eccolo lì, siamo pure connessi telepaticamente! Io non riesco a dormire perché penso a lui e a quanto sono stato idiota a non cercare di vederlo e lui mi chiama!’ Ma poi ovviamente son partito senza ascoltare cosa aveva da dirmi, dando per scontato che non era niente.
- Sì, è vero. E con questo? Dovevi dirmi qualcosa? - in realtà lui mi chiama a qualsiasi orario, non è strano che l’abbia fatto. È strano che la sua voce si senta bene, ma lo realizzo solo adesso, mentre mi aggrotto alla sua risatina idiota.
È la risatina di quando sta per farne una.
Scatto subito seduto come se non avessi scalato le montagne e non avessi dolori atroci ad ogni cazzo di movimento, anche sui muscoli che non sapevo di avere.
- Sono contento che la pensi così, perché mi risparmi la fatica di convincerti che ho ragione io e salteremo la parte del litigio, passando direttamente a quella della scopata.
Appena lo dice non do nemmeno tempo al mio cervello di realizzare e al mio corpo di prepararsi; nonostante le terribili fitte, mi precipito alla porta della camera e la spalanco.
Nonostante gli enormi rischi dell’essere sull’uscio di una camera d’albergo di montagna, quindi senza la certezza di non essere visti, appena ce l’ho davanti a me con la sua dannatissima faccia da schiaffoni e il telefono ancora all’orecchio, gli salto addosso stringendogli le braccia al collo. Non so quanta forza debba avere per tenermi su senza cadere, ma ci riesce. Complimenti!
- Brutto idiota, perché sei venuto? Non dovevi! È rischioso senza organizzarci per bene! E se qualcuno ti vede? E poi potevi dirmelo, stavo morendo! E se lo facevo io e ti raggiungevo mentre tu venivi da me?
La mia bocca contro il suo orecchio strilla miliardi di considerazioni logiche, che penso siano suggerite dalla parte razionale del mio cervello; tuttavia lui ride mentre mi circonda la vita con le braccia e, sollevandomi nonostante i molti strati di vestiti e giacche che ci separano, mi tira su e mi trasporta all’interno della camera avendo cura di chiudersi la porta alle spalle con un calcio poco fine.
Ride.
Lui ride.
Mi ride nell’orecchio mentre io, nel suo, gli vomito tutte le ragioni per cui non doveva nonostante fino a poco fa stessi piagnucolando come un idiota che volevo vederlo.
Lo stringo e credo di soffocarlo, ma lui ricambia senza esitare né lamentarsi.
- Lo sai perché. Ho fatto quel cazzo che mi pareva. Non mi comandi mica. Tu hai le tue idee, ma io ho le mie! Morivo dalla voglia di vederti e volevo farti una sorpresa, così mi sono coordinato con Joris.
Mentre lo dice, torno a relegare la mia razionalità dove era prima, cioè in una parte minuscola di me. Mi stacco per prendergli il viso fra le mani e guardarlo bene in questa penombra creata dall’unica luce fioca sul letto che è accesa, poiché stavo cercando di dormire.
Lui sorride. Gli tolgo la cuffia scoprendo i suoi capelli biondi spettinati e gli abbasso la sciarpa che gli copriva ancora parte del viso. Immagino per non rischiare di essere riconosciuto proprio sul più bello, quando mi parlava davanti alla mia camera.
Sia benedetto l’inverno, è così facile nascondersi e mascherarsi!
Le mani di Max scivolano nel suo posto preferito, il mio culo, avvolto ancora nel pigiama che intendevo tenere fino a domani mattina; quando mi prende mi sento di nuovo sereno, come se tutto fosse finalmente giusto.
La felicità striscia veloce ovunque in me, uno stato d’animo che mi ricorda Abu Dhabi. Uno stato d’animo a cui non voglio più rinunciare in vita mia.
- Sei un pazzo. - rispondo ancora incredulo che sia veramente qua e che non stia sognando. Non riesco a pensare a quanto rischioso sia e a come ci dobbiamo organizzare adesso per evitare uno scandalo, specie perché io son qua con Charlotte.
- Probabilmente sì, ma sono d’accordo con quel che dicevi prima. Non intendo vivere la nostra relazione solo dentro i circuiti. Ero pronto a litigare sul serio, ma sono contento di poter saltare quella parte. Non immaginavo che stessi impazzendo anche tu come me a stare lontano.
Vorrei rispondergli, ma la mia bocca finisce sulla sua alla ricerca della sua lingua che mi dà subito. Non è nemmeno congelato, perciò per tutto il tempo della conversazione al telefono, lui era qua dentro ed io non l’ho nemmeno sentito.
La sensazione delle nostre bocche fuse e della sua lingua che gioca con la mia, mi riscalda e mi rilassa al tempo stesso. Mentre ci baciamo gli apro la giacca pesante che toglie consistenza al nostro abbraccio.
Vorrei sapere tante cose, tipo che ne ha fatto degli altri con cui era in vacanza e da quanto era in combutta con quello stronzo di Jo, però voglio solo sentire lui ed il suo corpo sul mio, voglio liberarci da tutti questi strati spessi fastidiosi e sentirlo qua su di me.
L’eccitazione sale in un attimo e spazza via tutti i discorsi che avremmo dovuto fare e che forse faremo dopo.
Non pensavo che rivederlo dopo questa tortura forzata fosse così bello, non pensavo che mi fosse mancato così tanto. Solo quando infilo le braccia sotto la giacca e lo stringo premendomi su di lui, me ne rendo conto. Mi era mancato da matti, al punto da fare discorsi irragionevoli. Stavo per andarci io da lui.
Per fortuna che lui invece è così diverso da me, per fortuna che questo stronzo fra le mie braccia nessuno lo doma, nemmeno io.
Con le braccia striscio fino a fargli togliere l’indumento, gli apro febbrile la sciarpa mentre lui mi infila le mani sotto la maglia del pigiama rosso estremamente natalizio ed estremamente Ferrari. Il contatto delle sue mani sulla mia pelle mi fa sussultare e vado direttamente ai pantaloni, imbottiti e caldi anche quelli; li apro e li abbasso sbrigativo, ignorando totalmente il resto di ciò che indossa.
Rimani pure vestito, basta che tu mi dia ciò che mi serve per sentire sollievo, un sollievo che posso trovare in un solo modo. Forse volgare e brutale, ma ti giuro, non ne posso più.
Spingo Max girandolo poco dolcemente contro l’armadio e lo piego in avanti ancor meno dolcemente; con sempre meno dolcezza mi abbasso i pantaloni del pigiama che cadono leggeri alle mie caviglie, e dopo essermi leccato la mano con cui mi strofino il cazzo, infilo il dito dell’altra mano in bocca per poi farmi strada dentro di lui, nel suo buco che trovo in un attimo. È come se aspettasse solo il mio dito e non vedesse l’ora di averlo lì.
Mi succhio le labbra con un sorrisino malizioso che si forma durante la preparazione veloce e minimale: se non lo faccio subito mio impazzisco senza possibilità di ritorno; appena l’ho visto e l’ho abbracciato il testosterone è partito alle stelle e non c’è altro modo di placare l’eccitazione bruciante che mi ha invaso se non questo.
Che siamo pronti o meno non me ne importa, io e la mia prepotenza prendiamo il sopravvento e afferrandolo per un fianco, mi indirizzo dentro di lui penetrandolo subito. Max si spinge indietro con le natiche venendomi incontro e si piega meglio inarcandosi per darmi tutto l’accesso che voglio.
Accesso che mi prendo senza esitare.
Con una spinta decisa gli sono del tutto dentro, una volta lì mi fermo un istante permettendogli di abituarsi, la stretta dei suoi glutei sul mio cazzo duro e teso mi fa morire per un momento, morire di piacere. Ma poi Max si calma ed allenta iniziando a rilassarsi, così lo prendendo per i fianchi ed inizio a muovermi entrando ed uscendo da lui con intensità e ritmo che lentamente cresce.
La follia si impadronisce di me, è bastato vederlo e toccarlo per essere così istintivo, primordiale e fuori controllo. L’effetto che mi fa Max non me lo fa nessuno e nessuno mai me lo farà. Con lui sono vero, schifosamente me stesso. Un me stesso che non conoscevo io per primo.
Totalmente perso in lui, vado sempre più veloce lasciando che i gemiti riempiano la stanza mentre spingo e lo faccio mio. Spero solo che nelle camere accanto non ci sia nessuno, non è notte, saranno tutti in giro a sciare, spero. Ti prego, fa che sia così perché non riesco a smettere di gridare di piacere. Non riesco a controllarmi e gestirmi. Vorrei, ma la mia voce fa tutto quel cazzo che gli pare, così come il mio corpo che aumenta la forza e la velocità con cui lo possiedo.
Max mi viene incontro nei movimenti e la sua voce si unisce alla mia, roca e sensuale, dandomi il colpo di grazia.
Sono completamente impazzito, ma io in questa follia, dentro di lui, mentre lo faccio mio preda del piacere più intenso e totale mai provato, sto fottutamente bene e non vorrei che essere qua.
- Maxie, mi sei mancato da morire. - mormoro mentre vengo in lui liberatorio, con delle violente scariche che mi tendono fino allo spasmo. Sono totalmente perso e risucchiato da questo calore potente e meraviglioso che solo con lui sento così intenso.
Sinceramente non so se riusciremo a gestire e controllare questa cosa fra noi, né dove ci porterà, ma mentre mi abbandono, mentre mi lascio andare fino in fondo, fino a sconnettermi con ogni parte di me, so benissimo di avere tutto ciò che voglio in questo momento.
Lui fra le mie braccia.
Dopo che anche lui viene aiutato dalla mia mano, lo avvolgo da dietro e mi appoggio a lui che a sua volta si appoggia all’armadio davanti a sé, con praticamente tutti i vestiti addosso solo un po’ spostati e le mie mani che cercano febbrili la sua pelle calda.
- Mi sei mancato anche tu Charlie. Non ce la facevo più.
La sua voce roca ansima mentre gira la testa cercando di raggiungere col viso il mio, non mi oppongo e gli vengo subito incontro sigillando questo orgasmo forse un po’ veloce e carico di bisogno e passione; il bacio ci dà pace e ci calma, quasi fosse una magia.
È lento ed è come se ci riconnettessimo con noi stessi, come se la nostra anima tornasse nei nostri corpi e le coscienze si riattivassero. Rimaniamo fermi come siamo, lui davanti a me, mezzi piegati in avanti, i suoi pantaloni alle cosce ed i miei ai piedi; il suo sperma che probabilmente scivola giù dall’armadio dove è schizzato ed il mio ancora dentro di lui, al caldo. Come calde sono le nostre lingue che si carezzano a vicenda senza fretta.
Lo stringo a me, le mani lo carezzano sotto il maglione sulla sua pancia un po’ morbida di chi deve aver messo in pausa gli allenamenti, ma comunque sufficientemente in forma.
Il bisogno che ho di lui adesso è diverso da prima, meno carnale e folle. È come una coperta calda che ci ricopre e ci fa crogiolare davanti ad un fuoco, mentre fuori c’è una tormenta gelida.
La consapevolezza che basta stare qua, sotto la coperta, davanti al fuoco per stare bene, che qua c’è tutto ciò che ci serve.
Quel che provo ora, mentre torno in me abbracciandolo e baciandolo, è questo. Con la sensazione dell’orgasmo che circola in ogni particella di me, i sensi si riordinano dopo essersi mescolati ed amplificati, e tutto torna pace.
Come ho detto prima, tutto ciò di cui ho bisogno ce l’ho fra le mie braccia e anche se con un angolo razionale del mio cervello so che ci sono molte cose da sistemare e rivedere, so che ce la faremo e che metteremo tutto a posto ed in ordine.
Perché adesso siamo finalmente sulla stessa macchina, a correre. Non stiamo gareggiando uno contro l’altro in macchine differenti, cercando di vincere e prevalere e superarci. Adesso stiamo correndo nella stessa e non stiamo più gareggiando, ma ci possiamo godere il paesaggio.
Stiamo facendo la stessa cosa e vogliamo la stessa cosa.
Stare insieme.
Poi i dettagli e la destinazione la stabiliremo a tempo debito, ma ora come ora vogliamo solo proseguire nella stessa pista, nella stessa macchina, insieme.
Con me seduto al volante e lui qua, accanto.
Magari poi fra un po’ lo farò guidare.
A questo pensiero sorrido e sentendomi si stacca e si torce per guardarmi; io continuo a cingerlo da dietro. Stupito mi chiede cos’ho ed io scuoto la testa con un sorrisino divertito. Questa non saprei come spiegargliela bene, perciò evito.
- Dai! - esclama perentorio volendo invece saperlo. Io sospiro spazientito.
- Oh uffa, devo per forza dirti tutto ciò a cui penso? Non è il mio concetto di relazione! Sai che sono uno che pensa molto e che condivide solo quando ne è sicuro!
Non volevo staccarmi nel dirlo né, soprattutto, dirlo con troppo fastidio, ma lui una volta che mi separo si raddrizza alzandosi boxer e pantaloni mentre io tiro su il pigiama.
- Certo che lo so, solo che tu sei poi sicuro delle cose dopo secoli ed io intanto che devo fare, indovinare? Ma lo sai che non ci ho mai azzeccato coi tuoi indovinelli del cazzo?
Max si sta innervosendo sul serio; ormai riconosco i suoi toni e le sue sfumature, e visto che parliamo di una stronzata gliela dico mentre mi metto a gattonare sul letto dirigendomi al comodino dove c’è il cellulare.
- Oh, quanto la fai lunga! Ho solo pensato che magari fra un po’ ti faccio fare l’attivo!
A questa rivelazione che fingo non sia niente di che anche se so che invece è un affronto per lui, Max sta in un curioso silenzio. Nessuna riga di insulti in olandese o scarpe che volano, perciò recuperato il telefono che prima avevo lanciato in mezzo al letto, mi giro verso di lui a guardarlo circospetto, pronto ad un litigio.
Con sorpresa lo vedo appoggiato su un piede e le braccia incrociate sul petto, l’aria un misto fra lo stupore e l’attesa.
- Beh? - faccio senza capire.
- Tu pensi davvero che sei tu a decidere chi scopa chi fra noi?
Faccio una fatica bestiale a non scoppiare a ridere, perché sapevo perfettamente che avrebbe detto una cosa simile ed è così adorabilmente prevedibile che spero non cambi mai.
Mi metto a sedere bene incrociando le gambe, fingendo indifferenza mentre cerco la chat di Jo per fargli il dito medio; mentre lo faccio, gli rispondo poco interessato alla sua insinuazione.
- Certo, chi altri sennò?
Max non risponde a voce; Max fa il Max e si getta letteralmente da dove è e mi fa una specie di placcaggio ribaltandomi e azzannandomi la natica, perché è così che mi rigira una volta che mi raggiunge.
Mentre mi morde il culo schiacciandomi a faccia in giù, ululo contro il piumone per evitare che arrivino in picchiata tutti gli operatori dell’hotel con amici miei annessi.
Charlotte ha una copia della chiave visto che dorme con me, ed anche se le ho detto di lasciarmi dormire per il resto della giornata, se mi sente urlare potrebbe decidere di vedere perché sto morendo. Già prima so di non essere stato silenzioso, ma stavo gemendo ed era ovvio cosa stessi facendo. Ora soffro davvero.
Lo stronzo mi morde mentre cerco di divincolarmi e la piccola lotta ha fine quando riesco a dargli un calcio che lo fa volare giù dal letto con un tonfo sonoro, procurato penso dal suo culo o dalla sua testa che nel suo caso sono anche la stessa cosa.
L’adrenalina scorre in me insieme ad uno strano senso di gioia che mi assale. Gioia ed eccitazione, non però quella di prima per averlo visto e averlo scopato. È diversa, quella di ora.
Sto ridendo e solo ora ricordo quel che avevo pensato prima—con le sue gambe che rimangono sul letto mentre il resto del suo copro è riverso a terra. E mi correggo.
Max non tira fuori il meglio di me, ma la parte più vera, quella più autentica e libera. Adesso è una certezza abbagliante.
Sono realmente me stesso fino in fondo e con ogni viscera di me, solo con lui.
Alcune persone che mi conoscono da tanto sanno molte cose di me e vedono certi aspetti, ma non ogni cosa, non quello che è più nascosto, non le parti di me che ho sempre ritenuto difetti da nascondere. Ma il vero Charles è questo, è quello pieno di difetti e cose bizzarre e aspetti poco convenzionali, quelli che Max mi tira fuori tanto facilmente.
E dannazione, ciò che mi sconvolge davvero è che è bellissimo essere me stesso.
Ho sempre pensato di dover essere la versione migliore di me e che questa versione rispecchiasse gli insegnamenti di mio padre, e realizzando di essere diverso mi sentivo in colpa, ci stavo male; ma la verità è che non ho niente che non va ed essere me stesso fino in fondo, con ogni viscera di me, con ogni dannatissimo aspetto positivo o negativo che sia... beh, è fottutamente bello.
Ed anche se riesco ad essere così solo con questo idiota gambe all’aria che mi ha lasciato il suo stampo dentale—che non so come giustificare a Charlotte—non importa. Anche fosse uno al mondo quello con cui posso essere totalmente vero, andrà bene, perché è il primo che mi fa stare bene nell’essere me stesso, ed è il primo che non mi fa desiderare di essere diverso, che non mi spinge a cambiare per forza.
Forse cambierò in modo naturale, ma non sarà un atto di volontà consapevole, sarà perché è spontaneo.
Così come questo nostro stare insieme.
Su questa considerazione mi butto su di lui come se fosse un materasso posto accanto al letto, e planandogli addosso con lui che ulula di dolore, lo stringo e nascondo il viso contro il suo collo. Poi, come uno schizofrenico, lo dico senza freni e vergogna.
- Solo con te sono me stesso e sono felice di esserlo. Ed è così bello esserlo. Grazie di esserti infilato nella mia vita a forza e prepotentemente! Grazie di aver tenuto duro e non aver mollato.
Max interdetto e a dir poco stordito, probabilmente pure parecchio nell’Aldilà fra la botta al cranio e al culo, a cui ora si aggiunge quella procurata dal mio corpo che gli si è gettato addosso, mi abbraccia.
- Beh, tecnicamente ti sei infilato tu dentro di me, due volte. Tre se contiamo quella che non ricordiamo, ma dubito che le posizioni fossero diverse. Oltretutto senti chi parla di prepotenza! Ma sì, prego, dai!
Lo dice ironico e mentre sembra mi insulti con fantasia, mi carezza i capelli tenendomi a sé; questo mi fa prima sorridere intenerito e poi ridere e poi fingere offesa che finisce con me che mi isso sulle braccia per guardarlo corrucciato e rispondere a tono.
- Ehi, ho pur detto che un giorno ti lascerò fare l’attivo, no?
- Oh, ma che gentile concessione!
- E poi ho detto una cosa bella e romantica, potevi rispondere con una altrettanto bella e romantica! Non serve che la butti sempre sul ridere, sai?
Mentre brontolo fingendo un’offesa solenne, mi alzo da lui arrampicandomi sul letto, muovendomi all’indietro come un gambero; non ci sono salito ancora del tutto che lui mi afferra le caviglie e mi tira facendomi finire di nuovo su di lui, questa volta seduto sul suo stomaco a cavalcioni—procurandosi così l’ennesima botta di cui chiaramente si pente.
Dopo un ‘Ouch!’ accompagnato da una frase in olandese, tira giù le gambe che erano ancora sul letto e si tira su a sedere gestendomi su di sé come se fossi il suo gatto: dopo una fatica considerevole, riesce a mettersi a terra dritto e normale, seduto con me a cavalcioni sopra di lui. A questo punto mi prende il viso fra le mani, sospirando stanco.
Deve essere veramente pieno di dolori per colpa mia, un pochino mi sento in colpa e la esprimo stando zitto.
Quando dopo un po’ riesce a parlare, lo fa guardandomi negli occhi da vicino in una posizione che sembra finalmente quella di una coppia in effusioni amorose. Finalmente sembriamo normali anche se per arrivarci abbiamo fatto di tutto tranne che cose normali.
- Non sono bravo con queste cose, ma tu sei la prima cosa che io personalmente ho voluto con tutto me stesso senza seguire volontà e costrizioni di altri intorno a me.
Suo padre e la F1, suppongo. Non rovinerò tutto nominandolo, so che si riferisce a questo. E non rovinerò tutto dicendo che io sono una persona e non una cosa.
- E sono felicissimo di aver combattuto per raggiungerti. Adesso che ti ho preso non ti mollo più.
È dolcissimo quel che mi dice, sapendo un po’ di cose su di lui. Ma ne voglio sapere di più, molto di più. Voglio sapere tutto.
Non rovinerò ogni cosa dicendotelo perché so che scapperesti da questa camera, da questo albergo e da questa montagna. Me lo terrò per me, ma lo farò. Lo farò senza dirtelo.
Scoprirò tutto di te. Ogni più piccolo dettaglio segreto, perché ti voglio vedere veramente, Max. Perché sono sicuro che meriti di essere visto e apprezzato così come sei, così come tu apprezzi me, in ogni difetto e stramberia e cosa non convenzionale che mi compone.
Scivolo con le braccia intorno al suo collo mentre lascia il mio viso per scendere alla vita e abbracciarmi. Ci stringiamo nascondendo il viso ognuno nel collo dell’altro, ci fondiamo senza dirci altro, sapendo che quel che ci siamo appena scambiati sono dichiarazioni profonde e bellissime ed è il vero inizio di qualcosa di importante. Qualcosa che non sarà solo lo sfizio di un paio di scopate e basta.
Ed è vero. Forse prima non eravamo pronti uno per l’altro e mettendoci insieme prima di ora avremmo rovinato tutto, non saremmo durati, sarebbe stata solo una o due botte e via. Ma che peccato sarebbe stato perderci tutto questo e tutto ciò che ancora deve venire?
Voglio vederti, Max. Voglio vedere ogni piccola parte di te così come tu vedi me da tempo.”
NOTE: fin qua ci siamo concentrati più su Charles inserendo solo qualcosa di tanto in tanto su Max, ma ora il flusso si inverte e si incentrerà più sulla crescita di Max con relativi problemi personali da affrontare e superare. Meritavano di stare così bene a coccolarsi e giocare insieme, dopo tanto che li ho fatti patire prima di metterli insieme. Alla prossima. Baci Akane