80. SINCRONIA
/Max/
“- Probabilmente sì, ma sono d’accordo con quel che dicevi prima. Non intendo vivere la nostra relazione solo dentro i circuiti. Ero pronto a litigare sul serio, ma sono contento di poter saltare quella parte. Non immaginavo che stessi impazzendo anche tu come me a stare lontano.
Questa è l’ultima cosa che ci diciamo, poi lui mi infila la lingua in bocca e mi toglie la giacca, si degna di togliermi la sciarpa per poi attaccare i miei pantaloni che si limita ad aprirmi. Dopo di questo sento solo il tonfo che faccio quando mi gira e mi sbatte contro l’armadio.
Il poco dolce e soprattutto poco tenero Charles mi abbassa da dietro quel che oso indossare, giusto il necessario per poter raggiungere il mio buco che ottiene prima con le dita e poco dopo col suo glorioso cazzo già bello duro.
Il suo cazzo è di tutto rispetto anche se non enorme, per mia fortuna. Ritengo sia la grandezza giusta per sentire piacere senza essere lacerati e soffrire come un cane.
Daniel era più dotato e all’inizio non era completamente piacevole, poi per fortuna mi sono abituato sebbene sia importante anche la preparazione.
Il cazzo di Charles è semplicemente perfetto sia per dimensioni ma soprattutto lo sa usare benissimo ed è poi ciò che conta.
Il mio piccolo demonio prepotente mi fotte alla grande in tanti sensi, non mi fa nemmeno una sega od un pompino, niente abbracci, a malapena ci siamo baciati.
Mi è già dentro e mi sbatte con foga crescente ed io non posso che andargli incontro con le spinte che diventano sempre più forti.
Mi piace, mi piace da matti questo modo grezzo ed essenziale, pure volgare. Mi dà letteralmente alla testa al punto che mi spingo contro di lui, gemiamo insieme e tutto cresce, specie i nostri cazzi ed il piacere. Un piacere che schizza sull’anta davanti alla mia faccia.
Mi rendo conto di aver roteato gli occhi all’indietro con la lingua fuori. Il piacere è stato tale ed improvviso, così immediatamente acuto che non so proprio che ho fatto.
Mi ricompongo e mi riprendo mentre lui con le sue braccia mi avvolge da dietro e la sua lingua torna ad occuparsi della mia che si sentiva sola.
Non riesco ancora a pensare e realizzare.
Ero così fuori di me da non resistere all’idea di stargli lontano chissà quanto ancora. Non osavo parlargli e chiedergli udienza, dirgli che volevo rivedessimo i nostri cazzo di piani, perché temevo che mi scaricasse acidamente ricordandomi che non dobbiamo cambiare le nostre vite; così mi sono limitato a fare quel cazzo che mi pareva e sono venuto.
Non ci ho pensato molto, ho agito totalmente d’impulso. Mi sono coordinato con Joris che mi ha lasciato il suo numero proprio in caso di necessità. Più necessità di questa non saprei quale poteva essere.
A Kelly e a tutti gli altri ho detto che avevo bisogno di qualche giorno per conto mio, mi conoscono tutti abbastanza da sapere che a volte mi devono solo lasciare in pace se non vogliono che diventi insopportabile.
Però su tutto, quello che non mi aspettavo era Charles ed il suo discorso che mi ha fatto proprio poco prima che bussassi alla sua porta. È stato assurdo tanto che per un momento volevo solo entrare e dargli un calcio nei coglioni.
Stava così e non mi ha detto niente, mi ha fatto fare delle vacanze di merda solo perché ‘era la cosa giusta da fare’, quando invece voleva solo vedermi.
Però poi mi ha fatto ridere: è assurdo, volevamo la stessa cosa, provavamo la stessa cosa. Con lui non è mai stato scontato, visto quanto siamo sempre stati diversi.
Quando l’ho capito mi sono sentito così felice, così dannatamente felice, che ho messo tutto da parte. Che poi essendo assalito sessualmente in quel modo non mi ha lasciato molta scelta. O accettavo il suo cazzo dentro di me, o lo accettavo. Che peccato, mi sono dovuto sacrificare!
Charles ridacchia mentre mi bacia e da qui parte un'assurda stupida discussione surreale che ci fa finire a lottare sul letto, con io che cerco di staccargli il culo a morsi e lui che mi fa volare gambe all’aria per terra.
Come osa dire che decide lui chi fotte chi?
È solo una coincidenza che le cose sono andate così finora, niente di più.
È perché anche a me piace essere trombato da lui, ma non è che è lui che me lo concede ed è lui a decidere quando lo farà lui e quando lo farò io.
Chi cazzo si crede di essere, il mio Re?
Re di stocazzo!
Brutto imbecille che non sei altro!
Ma sto per riprendere ad insultarlo e litigarci, quando quello prima ride rimanendo in ginocchio sopra il letto a sovrastarmi mentre io sono giù come un idiota, e poi—mentre riesco pure a realizzare che è fottutamente bello mentre ride in questo modo e soprattutto mentre perde così tanto la testa per essere semplicemente sé stesso più che mai—mi piomba addosso come uno schizofrenico, abbracciandomi e mormorandomi una cosa super dolce e romantica a proposito dell’essere sé stesso e felice solo con me. Cazzo è successo di nuovo. Lo stavo pensando e lui mi ha preceduto.
Siamo finalmente realmente sincronizzati. Non è davvero mai capitato, siamo sempre stati in contrasto uno con l’altro, opposti spesso perché sì. Non so, è così bello e shoccante essere finalmente in sincronia con lui.
Lo è al punto che mi emoziono come un idiota e devo per forza sdrammatizzare. Non lo faccio apposta: la mia bocca parla come al solito fuori dal mio controllo e scherzo facendogli notare che non mi deve ringraziare per—citandolo—‘essermi infilato nella sua vita prepotentemente e a forza’ perché tecnicamente è stato lui a farlo in me, due volte, presumiamo tre contando quella che non ricordiamo.
Lui fa il broncio perché scherzo mentre mi ha detto una cosa bella e romantica ed io so che ha ragione, lo so, ma posso solo abbracciarlo forte e chiudere gli occhi mentre mi sta sopra. Ho bisogno di un momento per assimilare questa cosa stupenda fra noi.
So che ha ragione, non posso sempre affrontare tutte le cose che mi colpiscono troppo, come se non fossero niente di speciale per non rimanere sopraffatto. Non succede nulla se mi lascio andare alle cose belle che vivo, devo abituarmi suppongo. Ho vinto un mondiale e mi sono messo col ragazzo dei miei sogni.
La vita, finalmente, è bella.
Non sono abituato, è questo il punto, e visto che c’è sempre l’inculata dietro l’angolo nella mia vita, è come se io abbia sempre cercato di proteggermi sminuendo tutto quel che ho vissuto, a prescindere da cosa fosse. È come se in un certo modo io mettessi le mani avanti.
Nel bene e nel male.
Nel bene a non farmi prendere troppo, nel male a non farmi ferire troppo, così in caso finisca non era quella gran cosa, mentre nell’altro senso beh, non mi ha fatto gran ché.
È un pensiero contorto che non gli posso spiegare in poche parole e non so nemmeno se sarebbe il caso.
Dopo averlo afferrato e tirato brutalmente giù con me, la botta che mi regala col suo corpo snello ma allenato sopra di me, mi fa vedere le stelle e non in una bella maniera come prima.
Mio malgrado mi sposto sul pavimento tenendomelo addosso a cavalcioni, poi quando siamo un po’ più comodi di prima, gli prendo il viso fra le mani. Charles mi rimane sopra e mi guarda con quel suo tenero broncio infantile da principe offeso.
Il mio adorabile principe viziato.
E va bene, non voglio fare questi discorsi. Sempre per paura che poi mi arrivi una qualche inculata che mi farà troppo male e che non saprò sopportare.
Ma è Charles e stiamo insieme. Credo sia giusto fare uno sforzo per fargli capire quanto ci tengo. Se per me è sempre stato difficile capire lui perché non mi diceva mai un cazzo, non credo che per lui invece sia facile capire me.
- Non sono bravo con queste cose, ma tu sei la prima cosa che io personalmente ho voluto con tutto me stesso, senza seguire volontà e costrizioni di altri intorno a me.
Mio padre e la F1. Non sono mai stato libero di scegliere realmente nulla, la F1 poi mi piace e sono contento di correre e vincere e non voglio certo smettere finché non avrò vinto tutto ciò che riesco e posso, però non è mai stata una mia scelta. Ma lui sì. Charles sì che lo è stato. È stato la mia scelta, la mia volontà, il mio desiderio.
E cazzo. L’ho ottenuto. Ci sono arrivato. È qua fra le mie braccia, seduto sopra di me, avvinghiato al mio corpo come una tenera scimmia adorabile.
- E sono felicissimo di aver combattuto per raggiungerti. Adesso che ti ho preso non ti mollo più.
Gli occhi verdi di Charles, così vicini ai miei, brillano d’emozione che vedo distintamente anche in questo semi-buio, in questa camera con una sola luce sopra il letto.
È emozionato da quel che ho detto e mi abbraccia circondandomi il collo mentre io porto le mie braccia intorno alla sua vita. Ci stringiamo forte uno all’altro, entrambi emozionati alla stessa maniera. Non dice niente, nasconde il viso contro di me così come faccio anche io. Di nuovo in sincronia. Di nuovo bisognosi della stessa cosa, di nuovo a cercare la stessa cosa, di nuovo a trovarla.
Non so come ci sono riuscito, testardaggine, forse. Perché sono un predatore, come l’animale che mi rappresenta da sempre. Il leone. Una volta che punto la preda non la mollo finché non l’azzanno. Adesso sei fra le mie fauci, non ti lascerà. È stato dannatamente difficile arrivare a te, piccolo maledetto stronzo meraviglioso, ma sappi che adesso non mollerò e non me ne fotte un cazzo se sarà ancor più difficile ora che stiamo realmente insieme. Non ti mollerò facilmente.
Sei il mio primo reale sogno e sei qua fra le mie braccia. Sei proprio dove ti ho sempre voluto. Non ti lascerò mai più andare. Mai più.
Stringo ancora più forte, sia le braccia che gli occhi. Un po’ per soffocare quest’emozione che cerca di uscirmi dagli occhi. È assurdo quel che mi sta capitando nell’arco di qualche mese.
Ho vinto un mondiale battendo Sir Lewis Hamilton. Non so come ci sono riuscito, con tenacia, suppongo. Proprio come ho raggiunto Charles, la seconda cosa incredibile che mi è capitata quest’anno.
Ad un certo punto nemmeno ci credevo più.
- Sai, ti ho rincorso così tanto che non pensavo succedesse più. - mormoro contro il suo collo dando voce a questo pensiero.
Lo sento sorridere come se pensasse la stessa cosa, non mi stupirebbe. Una volta che ci si arrende uno all’altro, viene fuori che siamo fottutamente simili in più cose di quel che pensavamo, non solo nel nostro essere fuori dagli schemi della società.
Siamo due demoni, pensavamo fosse questo ad accomunarci, ma in realtà è molto di più e ne sono così felice.
Non sono solo, non sono unico, non sono un caso raro e isolato.
Lui è qua con me perché è come me in tante cose. Voglio proprio scoprire quali e quante sono.
- È vero, per questo quando ci siamo effettivamente messi insieme, siamo stati colti alla sprovvista e non sapevamo come comportarci. Ci siamo aggrappati a quel che pensavamo fosse giusto e migliore...
A questo mi viene da ridere e mi stacco dal suo collo caldo e confortevole per guardarlo. Rimaniamo comunque seduti a terra uno sull’altro, avvinghiati e stretti insieme, ma lo devo guardare. Ho un’espressione ilare ed incredula e lui non capisce cosa mi faccia così ridere.
- Eri tu a pensare fosse giusto e meglio così. Senza rivedere i nostri piani precedenti per non cambiare niente e non perdere il controllo. Perché non siamo noi la coppia ufficiale, noi siamo gli amanti, quelli che stanno insieme in segreto.
Ripeto senza remore le stronzate che mi ha detto e che gli ho permesso di impormi. Lui infatti mi fissa incredulo e shoccato e alza un dito davanti alla mia faccia con fare da maestro.
- Guarda che eri d’accordo! Non abbiamo discusso su quello, ricordi? Se non ti stava bene sicuramente me l’avresti detto, come hai sempre fatto su tutto!
Colpito e affondato; su questo ha ragione ed alzo gli occhi al cielo sbuffando, non mi piace dargliela vinta, ma in effetti gliel’ho fatto fare. Gli prendo il dito e glielo stringo nella mia mano portandomelo alle labbra e baciandolo. Charles si placa e torna a rilassarsi sopra di me tanto che mentre io gli sbaciucchio il dito, lui appoggia la fronte sulla mia, aggiungendo un ultimo pezzo alla sua riflessione filosofica e probabilmente dolce e romantica più di quanto io non riesca ad essere.
Anzi, lo sono. Sono sicuramente più dolce e romantico e sentimentale di lui, ma non riesco ad esprimerlo per paura dell’inculata dietro l’angolo, mentre lui al contrario di me è forse meno sdolcinato e sentimentale di me, ma riesce ad esprimerlo meglio, se decide di farlo. Quasi come avesse paura di non risultarlo se non lo esprime a parole, se non lo eviscera per bene.
Come se dovesse metterlo bene in chiaro per paura che io pensi che lui non prova niente.
Ma va bene così, ognuno ha il suo modo di vivere sé stesso. L’importante è farlo.
- Ci siamo presi inconsciamente del tempo per capire e realizzare che ora stiamo veramente insieme. Dovevamo capire cosa significava perché non l’avevamo capito davvero. Ora siamo pronti a cominciare sul serio.
Sorrido ebete senza staccare gli occhi dai suoi, che a questa vicinanza soffocante sono meravigliosi. Quasi non servirebbe parlare, ma lui sfila il dito dalla mia mano per farmi rispondere, perché il signorino vuole sentirlo dire da me.
Così lo accontento perché voglio farlo felice. Voglio solo questo.
- Non avrei saputo dirlo meglio. Finalmente siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Siamo sincronizzati, pensiamo e vogliamo le stesse cose.
Mi concedo questo slancio profondo che lo fa sorridere a sua volta. Rimaniamo a guardarci a questa vicinanza ancora un po’ finché non ci baciamo di nuovo. Le nostre labbra si ritrovano e si intrecciano delicatamente. Non roviniamo tutto parlando di sentimenti, è presto, ma sappiamo che non sarà solo una cosa veloce di un paio di scopate. Lo sappiamo tutti e due che abbiamo aspettato tanto per questo, perché sarebbe stato uno spreco limitarci ad un paio di botte e basta.
Era questa la nostra dimensione, adesso siamo perfetti e non ci resta che abbandonarci uno all’altro. Semplicemente perfetti insieme.
Pronti a cominciare.
L’estasi di noi stesi insieme abbracciati a letto, alla penombra di questa graziosa camera d’albergo di montagna, dura un altro po’. Il tempo di raccontargli come ho fatto a raggiungerlo usando Joris, che questi come evocato dai nostri discorsi chiama Charles di punto in bianco. Solo appena il telefono vibra e lui legge il suo nome, si rende conto del reale significato di quella chiamata e scatta pieno di panico seduto dritto sul letto.
Gli risponde dopo una serie di imprecazioni in francese; i due parlano ovviamente nella loro lingua madre che è diventata un mio feticismo, così invece di prepararmi in fretta e furia immaginando cosa gli sta dicendo, rimango qua bello steso sul letto con l’orecchio teso a sentirlo parlare con la sua meravigliosa erre francese più accentuata e il gay panic che in questo momento è particolarmente evidente. Altro che attivo, in questo momento sembra più passivo di una donna, ma avremo tempo di giocare coi ruoli a letto.
È che amo viziarlo e farmi coccolare da lui, quando è così prepotente e pieno di voglia di vincere, nel nostro caso vincere me ed il mio culo, io non posso che godermela alla grande.
Non sono mai stato realmente desiderato per ciò che ero, solo per ciò che rappresentavo. Un ricco personaggio, un pilota di F1, una star.
Ma per lui sono un trofeo e mi piace da matti; non sono insultato, deriso, denigrato o comandato a bacchetta. Sono solo fottutamente desiderato.
Mentre mi perdo in questo piacere mentale e spirituale, lui posa il suo sguardo assatanato su di me; parla ancora col suo angelo custode e realizzando che sono ancora qua comodamente steso e che non oso prepararmi e schizzare via, la sua voce sale di un sacco di toni per poi rivolgersi chiaramente con me in inglese.
- Che diavolo fai ancora lì in quelle condizioni? Levati ed evapora che sta venendo Charlotte, cazzo!
Ed ecco tutto il romanticismo che va a puttane. Non che mi turbi molto la cosa visto che scoppio impunemente a ridere senza la minima intenzione di obbedirgli. So che devo farlo, ma è più forte di me, devo per forza rompergli le palle.
- Ride! - risponde a Joris alla probabile domanda su cosa faccio. Lo dice in francese ma lo capisco. Lo dice come se non ci credesse realmente nonostante lo vede. Come oso, come diavolo oso ridergli in faccia invece di obbedire?
Ma non è una domanda che si degna di farmi, perché con un calcio mi scaraventa giù dal letto usando una forza che dimostra l’affetto dell’allenamento sui ghiacciai.
Dopo che mi scaraventa giù facendomi picchiare le ginocchia, Charles ulula come se avesse preso lui le botte e mi giro a guardarlo rimanendo a carponi a terra.
Lo scemo del mio cuore si massaggia le cosce che credo siano motivo di grande dolore e decido di non tirare troppo la corda. Vuole fare il super uomo ma in realtà è umano. Deve avere un dolore considerevole ed invece di andarci piano mi è saltato addosso, sbattendomi con una tale intensità che effettivamente sembrava avesse riposato, ma sapevo che era andato su in cima arrampicandosi. Mi ha anche riempito di foto e video. Altra cosa da fidanzati che mi ha sciolto. Non l’ha mai fatto così tanto, una foto ogni tanto, di solito provocante di lui mezzo nudo.
- Ti vuoi muovere che sta per arrivare? Jo non sa come trattenerla!
Charles ha chiuso la conversazione e strilla a me direttamente, è saltato giù dal letto e recupera le cose che mi sono tolto lanciandomele, mentre si piega squittisce per il male che ha.
- Com’è che prima gemevi e mi sbattevi violentemente come non avessi scalato nessuna montagna? - chiedo provocatorio mentre mi rassegno a mettermi gli scarponi che mi hanno schivato la testa di poco. Il giaccone non mi schiva, mi prende in pieno.
- Perché era l’adrenalina del vederti qua, adesso che è andata via e mi sono rilassato vedo tutta la via lattea intera dal dolore! Se tu ti arrangiassi e ti sbrigassi io non dovrei soffrire! Si vede che non ti importa molto di me, ti interessava solo che il mio cazzo ti fottesse!
Charles è partito del tutto, è lanciato a 300 all’ora verso un traguardo che intende passare sopra di me, ed in questi casi diventa cattiveria pura. Con estrema acidità dice cose che so non pensa e che mi fanno ridere, provocandogli ulteriore cattiveria in cambio. Che mi vomita addosso infilandomi la cuffia fin giù sugli occhi e strozzandomi con la sciarpa nella quale finisco per ridere e tossire insieme.
- Ma come sei cattivo, e dove dovrei andare, scusa? Io sono corso qua per te scappando dai miei impegni e per questo prenderò l’ennesima lavata di capo!
- Non me ne fotte un cazzo, arrangiati e vattene! Non farti beccare!
Con questo mi tira su per il braccio e mi spinge verso la porta. Prima di aprirla e spingermi fuori, sbuca lui per controllare e quando vede via libera si gira verso di me, mi prende il viso fra le mani e mi bacia frettoloso sulla bocca. Almeno questo me lo concede.
Ma sto ridendo perché in realtà Charles in questa versione isterica mi fa morire dal ridere.
- Non farti beccare e dimmi che combini. Se ti fermi qua e riparti domani, scrivimi la stanza che ti raggiungo io.
Oh, è tornato brevemente umano!
Ridacchio, annuisco ed esco, poi mentre sono in corridoio ribadisce acido: - Se ti fai beccare ti uccido Max!
- Sì, mi sei mancato anche tu, dolcezza! - è la mia risposta ironica mentre sparisco al volo dietro l’angolo del corridoio, proprio poco prima che l’ascensore arrivi a destinazione ed apra le ante facendo suppongo uscire la cara Charlotte.
Chissà se è riuscito a buttarsi in tempo nel letto prima di farsi vedere tutto scarmigliato che mi latrava ordini.
Mentre cammino raggiungendo la porta della camera che mi ero preoccupato già prima di prendere sapendo che sarei finito per passare almeno la notte qua, sogghigno pregustandomi uno splendido nuovo giro di pista col mio pilota preferito. Nel frattempo prendo il cellulare e scrivo a Joris ringraziandolo. Lui risponde con una risata ed un ‘ok’.
Se il 2021 sapevo sarebbe stato un anno di cambiamenti, so che il 2022 sarà un anno memorabile.
Per la prima volta sento l’entusiasmo scorrermi realmente nelle vene, entusiasmo che non ha a che fare con la F1 e le corse, che comunque mi piacciono e mi fanno sentire vivo e mi rendono felice.
Per la prima volta mi sento così al di fuori di quello, lo sono per quel che succede fuori e come d’incanto tutta la merda e la sofferenza mangiata finora, mi sembra sparisca nel nulla, quasi non fosse mai esistita. Spero di rimanere in quest’estasi per sempre. Se esiste qualcuno che prende queste decisioni e che ha questi poteri, lui sa che me lo deve.”
NOTE: Dopo averli fatti patire tanto a mettersi insieme, non posso che ricompensarli alla grande dandogli tutto l'amore, la dolcezza, il sesso ed il benessere che meritano. Sono così adorabili insieme!