81. SI INIZIA DA QUI
/Charles/
“Le mie playlist sono allegre, incredibilmente allegre.
Da un certo punto in poi mi rendo conto che mi ritrovo a crearne molte di nuove e che sono parecchio diverse da quelle che sentivo prima, o meglio... da quelle che sentivo da quando è morto Jules.
È stato lì che è iniziata la mia depressione, la musica triste che ascoltavo era una traccia del mio stato d’animo e sapevo, ho sempre detto a me stesso... appena mi sarei sentito di cambiare genere, significava che sarei stato meglio.
È così, ora. Sento bisogno di cambiare genere, di ascoltare qualcos’altro e non solo in quel senso, ma anche in altre cose. Sento il bisogno di novità, di rinnovo. Finora sono stato sobrio in tutto quel che facevo, anche nello stile di vestire, ma adesso ho voglia di osare di più, di lanciarmi.
Mi piace la moda, ma finora mi limitavo a vestirmi in modo semplice e bene, adesso invece trovo divertente adeguare gli abiti al mio umore. Ho sempre ammirato Lewis ed i suoi stili estremi ed esagerati, non che li condivido, a volte sì perché nella marea di cose che indossa a volte trovo che certi vestiti siano favolosi, ma in realtà ammiro il fatto che osi. Osa indossare quel che gli pare e non cerca di adeguarsi alla massa per non essere ‘rilevato’, diciamo.
Molti di noi personaggi famosi per evitare di essere notati tendiamo a mascherarci in qualche modo, oppure a mescolarci nella folla; perciò se tutti vestono in modo sobrio e semplice anche loro lo fanno.
Però Lewis se ne frega, si limita a girare con delle guardie del corpo che gli tengono lontana la gente, così si fa notare il triplo; e non so come fa se vuole essere invisibile, forse non esce di casa, non saprei.
Comunque, a prescindere, lo ammiro.
Un po’ di tempo fa avevo l’idea di lanciare un marchio d’abbigliamento ecosostenibile, mi piacerebbe entrare nel mondo della moda, sarebbe bello. Non ho mai pensato fosse possibile, ma se invece lo fosse? Se si potesse? Vorrei provare.
Se non fosse questo, vorrei qualcos’altro: ho proprio bisogno di fare qualcosa. Qualcosa in più del solito, qualcosa di diverso. Non solo come attività personali, ma anche progetti di vario genere.
Ho chiesto anche ad Andrea di integrare qualcos’altro nel mio programma di preparazione, qualcosa a livello quotidiano, per migliorare atleticamente e sentirmi più in forma.
Ha iniziato col farmi fare più palestra e più attività, integrando poi un’alimentazione specifica per atleti proposta da un nutrizionista famoso, dove devo pesare tutto ed eliminare totalmente certe cose.
È un’altra cosa nuova che mi impegna in un certo senso e che so mi farà bene.
So che c’entra Max, sia per il fatto che ha vinto un mondiale prima di me—e questo mi rode al punto da spingermi a cercare di migliorarmi a tutti i costi—sia perché ora io e lui stiamo insieme, e questo mi rende felice ed entusiasta e pieno di voglia di vivere e realizzare.
Provare cose nuove o lanciarmi in progetti di varia natura è un classico per chi è felice, ma ascoltando le playlist che mi sono fatto, mi sono accorto che forse ho svoltato. Ho completato quel cammino personale che cercavo di fare isolandomi, quello con cui ho fatto tanto soffrire Max.
Il pensiero d’averlo completato e di essere uscito dalla mia depressione e dalla nebbia in cui ero proprio dedicandomi a Max, da cui scappavo pensando di dover guarire prima di poter mettermi con lui, è incredibile.
A volte siamo estremamente convinti di qualcosa, ma è difficile capire che invece non sappiamo un cazzo.
Guardo i tasti del pianoforte nel mio appartamento, la scritta ‘love’ composta da piccole rose rosse appoggiata sul legno laccato bianco; i tendoni bianchi sono chiusi a creare un po’ di ombra, visto il sole che oggi batte in modo particolare qua a Monte Carlo ed in special modo in questa parete.
Indosso il mio tipico abbigliamento di quando compongo qualcosa di nuovo o quando sono concentrato a fare qualcosa. Una maglietta comoda sgualcita, una bandata legata intorno alla testa stile guerriero.
Mi sto lasciando andare, lentamente mi sto lasciando andare in ogni senso e modo, anche da solo, oltre che con gli altri.
Mi sto sciogliendo.
Fisso i tasti bianchi e neri che ormai mi sono cari.
Tempo fa suonavo per capire cosa avessi dentro e come stessi, perché a volte semplicemente non te ne rendi conto. A volte non sai come stai, ma vuoi capirlo e così ci sono dei mezzi. Il pianoforte è il mio mezzo.
Non mi ritengo così bravo da suonarlo ad alti livelli, ma l’applicazione ossessiva con cui mi ci metto, mi ha reso almeno decente e quanto meno soddisfacente.
Giorno dopo giorno ho suonato cose casuali che venivano da dentro; la pura e semplice necessità di toccare i tasti, di sentire il suono uscire da essi, un suono che era mio, del mio animo.
Erano sempre cose tristi, strazianti e depresse.
Adesso cosa suonerò? Cosa uscirà, ora che sto con Max? Ora che ho dato tutta quest’aria di rinnovamento alla mia vita ed ancora molta ne voglio dare?
Prendo un respiro profondo, chiudo gli occhi e comincio.
Lascio scorrere le dita mentre una melodia mi nasce, una nuova, qualcosa che non avevo mai sentito dentro di me.
Provo a produrla e mentre mi fermo e ricomincio svariate volte, per nulla convinto, come se qualcosa mancasse, mi fermo sentendomi indolenzito e realizzando d’aver bisogno di andare al bagno e di bere.
Wow, sono ore che sto qua e probabilmente avrò mille chiamate e messaggi sul telefono.
Un paio di minuti, una mezz’oretta al massimo, mi sono detto.
Saranno due ore!
Non è completa la melodia, gli manca qualcosa. Ne ho un paio così. Melodie a metà, sospese qua dentro di me che aspettano di essere completate.
La rifaccio un’ultima volta ignorando volutamente il telefono e cerco di farci caso.
Non è male. Non è triste o straziante.
È quasi romantica, forse dolce. Ecco. Dolce, credo sia il termine adatto.
Carica d’aspettativa, o forse questo è ciò che sento suonandola.
Pensavo a Max, prima, quando la facevo per la prima volta; a questa nuova stagione che sta per iniziare. Fra qualche giorno si riprende con il Bahrein, ma saremo una coppia, io e Max.
Sarà strano. Sarà diverso. Io lo sarò. Anzi, lo sono già. E lo sarà anche lui. Lo saremo uno nei confronti dell’altro, anche se forse non tanto come pensiamo, perché credo stessimo insieme già da tempo senza rendercene conto.
Pensavo a questo e questa melodia a cui manca qualcosa è uscita, non triste, non depressa, ma dolce e lieve. Come l’inizio di qualcosa di nuovo. O per lo meno così la vedo io.
È così che mi fa sentire lui.
Leggero, felice, desideroso di novità.
Prossima settimana riprenderò a fare qualcosa che ho sempre fatto, ma lo farò in modo diverso perché io ormai lo sono. Non saprei dire in che modo, forse sciolto, forse libero. Sto scoperchiando una scatola dove nascondevo certe cose di me che nemmeno sapevo di avere, passioni di cui mi vergognavo, desideri e sogni.
Questa dieta per atleti nella quale tante cose sono vietate, mi fa pensare se fosse possibile creare qualcosa di adatto nonostante sia vietato. Il gelato, per esempio, od un altro cibo vietato agli sportivi. Crearne una versione che invece lo renda adatto per loro.
Una linea di abbigliamento ecosostenibile, cose che abbiano qualcosa di diverso rispetto a quello che già c’è, anche un solo elemento.
E ci sono sicuramente altre cose che vorrei fare e che forse ancora nemmeno so. Magari un giorno inciderò un album di canzoni al pianoforte.
È come se Max avesse tolto quel coperchio e aperto la scatola, non credo fosse il suo intento e sicuramente non se ne è reso conto, ma sono pieno di voglia di fare. Voglia di fare cose che non so ancora, ma che scoprirò. Guarderò in quella scatola con calma e scoprirò cosa voglio fare e lo farò, perché no? O almeno tenterò. E se non ci riuscirò passerò a qualcos’altro, ma non mi priverò più per partito preso, perché è difficile, è strano, è complicato, è fuori dalla mia portata.
Scalo montagne ghiacciate e mi sono messo con Max. Posso fare qualsiasi cosa o almeno provarci.
È stato Max in qualche modo, non l’ha fatto intenzionalmente, lui ‘semplicemente’ è entrato nella mia vita.
‘Semplicemente’ è diventato il mio ragazzo e mi ha ‘semplicemente’ reso felice. È solo l’inizio e sicuramente a campionato iniziato capirò quanto è difficile stare insieme ed essere piloti e personaggi famosi ed avere ognuno delle vite private diverse. È tutto agli inizi e nemmeno possiamo capire realmente quanto può complicarsi ulteriormente la nostra vita, ma al momento vedo solo questo bel sole che filtra dai tendoni bianchi chiusi. Un sole che nonostante l’abbia escluso per non rimanere accecato, lo vedo e mi fa sorridere.
Mi alzo stiracchiandomi e sbadigliando per andare ad aprirli e appena il sole mi acceca tramortendomi un istante, un’idea a dir poco geniale mi colpisce il cervello.
Un’idea che coinvolge Max, ovviamente, e la prima tappa di F1!
Un’idea che non mi limiterò a condividere con lui e proporgliela, ma gliela imporrò perché semplicemente è geniale, e se è geniale è geniale!
Dopo essermi lavato velocemente ed aver indossato l’abbigliamento che più si addice al mio stato d’animo allegro ed entusiasta, esco di casa in fretta e furia degnandomi pure di scrivergli per avvertirlo che sto arrivando. Sarà meglio per lui non dirmi che è con Kelly e P che lo disintegro.
Potrei prenderla male. Ancora non ho capito come gestire Kelly, ne abbiamo un po’ parlato ma lui la vede in modo molto semplice. Kelly adesso è semplicemente la copertura perfetta. Però il fatto che fosse iniziata perché lui cercava una donna con cui sentirsi ‘normale’, significa che lei semplicemente gli piaceva. Probabilmente non quanto me, ma abbastanza da provare a dimenticarmi con lei.
Per questo nei suoi confronti sono un po’ indeciso e confuso, però lui non sembra preoccupato né si sofferma mai, perciò alla fin fine gli darò credito e vedremo come va.
Per il momento non mi ha mai negato niente ‘per Kelly e P’, la sua nuova famigliola felice di cui io non faccio parte e di cui sono fottutamente geloso, perciò diciamo che sta gestendo tutto bene. Anzi, tutti. È bravo, gliene do atto, ma se dovesse avere difficoltà non so come la prenderei, un po’ ne ho paura. Con l’inizio effettivo del mondiale, avendo meno tempo per sé ne avrà necessariamente anche per gli altri della sua vita, fidanzate ed amanti compresi.
Lui mi dice sempre che anche io ho Charlotte, ma per me è diverso; lei è sempre stata solo per avere una ragazza vicino, una copertura, insomma. Lei non si è mai aspettata niente di particolare da me perché non gliel’ho mai dato, sono sempre stato scostante e poco affettuoso, credo che l’abbia capito da sola che mi serve solo una ragazza accanto da esibire in certi momenti, una che ricopra quel ruolo, insomma.
Non penso che una ragazza potrebbe comunque lamentarsi di questo. Essere la fidanzata ufficiale di un pilota famoso credo che non sia poi così male, anche se questo pilota è stitico d’attenzioni e d’affetto. Può andarsene se si stufa, comunque.
Gli piombo in casa abbracciandolo dopo un leggero e veloce: - Ehi baby! - che finisce con un bacio sulla bocca entusiasta, ancora preso dalla mia splendida idea. Lui mi riceve con un sorriso divertito ed un po’ tramortito per il ‘baby’ con cui ogni tanto ultimamente lo chiamo, tendenzialmente quando sono troppo entusiasta o particolarmente senza freni; in generale non credo sia abituato a questa mia versione, ma non lo sono nemmeno io se è per questo. Non è che è voluta, mi viene spontaneo e finalmente in vita mia non penso a cosa è meglio fare o non fare, o dire e non dire. Faccio e dico quel che mi pare, in particolare con lui ovviamente. Sono totalmente me stesso.
- Ehi baby! - mi fa eco ridacchiando mentre io entro guardandomi intorno, ricordandomi con un comico secondo treno che poteva anche essere con qualcuno. Kelly e la piccola P, per esempio.
Quando lo faccio, Max scoppia a ridere.
- Prima mi baci e poi controlli se siamo soli?
Nemmeno commento, dovrei dire ‘fidarsi è bene non fidarsi è meglio’, ma litigheremmo come due coglioni e devo fargli la mia proposta geniale di cui mi ricordo dopo aver doverosamente salutato Jimmy e Sassy, i suoi due bengala. Che prima di capire la razza dei suoi gatti me l’ha dovuto ripetere dieci volte, adesso per ricordarlo mi immagino i razzi che si sparano nel cielo e così ricordo la razza dei suoi sacri gatti. Nel frattempo loro si sono affezionati a me.
- Controllo per abitudine, ma sapevo che eri solo! - rispondo poi lasciando andare i due felini che mi sono venuti incontro.
- Certo, ‘arrivo fatti trovare solo’ non lasciava molto spazio!
Lo definirei polemico se non mi rendessi conto solo ora che forse ha ragione, ma non è il caso di dirglielo. Mi limito a ridacchiare divertito e ad appoggiare le braccia sulle sue spalle, abbracciandolo. Appena lo faccio con aria furba, di chi sa di essere colpevole di prepotenza di cui lui ormai è abituato, Max si rilassa e mi circonda la vita a sua volta infilando le mani nelle tasche posteriori dei miei pantaloni particolarmente estrosi, così come lo sono io oggi.
- Mi pareva non ti dispiacesse se facevo il prepotente! - mormoro simulando i suoi gatti che fanno le fusa solo per ottenere qualcosa in cambio, tipo la pappa all’ora che vogliono.
Max ancora con un sorrisino divertito si lecca le labbra pregustandosi il seguito.
- Dipende dal motivo per cui fai il prepotente... mi piacerà?
A questo mi illumino come se mi avessero attaccato una spina; rimane colpito da questo mio cambio repentino da ruffiano a bambino nel paese dei balocchi.
- Partiamo domani invece che la prossima settimana! Facciamo qualche giorno in più da soli, una piccola vacanza insieme prima di cominciare! Lo fanno in tanti, so che Seb e Lewis vanno spesso qualche giorno prima dei GP per stare soli!
- Wow sai tante cose per essere la causa dello sfanculamento di Seb dalla Ferrari!
La sua cattiveria gratuita mi fa venire voglia di dargli una ginocchiata nelle palle, ma mi limito a dargli uno schiaffo sulla nuca, dove le mie mani arrivano. Gesto che lo fa ridere.
- Ti va di fare qualche giorno con me a Manama o ci vado con Jo ed Andrea? Non ho problemi, sai, ma mi sembrava una cosa bella! Tu hai pure un Jet privato, è perfetto! Basta prenotare in un hotel diverso da quello dove andremo per la F1 con gli altri piloti ed è perfetto! Qualche giorno per noi senza pubblicità né dirlo a nessuno! - il tono mi esce più acido e piccato di quel che volevo, ovviamente, ma non lo controllo più ormai. Non con lui. È colpa sua, ha fatto di tutto per tirare fuori il vero Charles e… sorpresa! È insopportabile!
Max a questo punto ride e mi fa capire che oltre ad essere intossicato da questa mia improvvisa nuova versione, ne è comunque contento ed ammaliato. Alza le spalle ed annuisce baciandomi per tranquillizzarmi e farmi rinfoderare le armi che ero pronto a puntargli per obbligarlo ad accontentarmi.
- Certo che ne sono contento! È una splendida idea! Non immaginavo che passassi il tempo da solo a capire come riunirti a me!
Max mi prende in giro, ma siccome ha appena accettato la mia splendida idea che mi fa prospettare un campionato fantastico, dove noi due ci potremo prendere qualche giorno prima degli impegni delle settimane di gara che per noi piloti normalmente iniziano fra mercoledì e giovedì, non lo rimbecco e stringo le braccia intorno alla sua testa per abbracciarlo invece che soffocarlo. Stessa cosa fanno le mie labbra sulle sue, lo baciano invece di morderlo come volevo e siamo felici.
Siamo fottutamente e limpidamente felici.
Finché non gli suona il telefono e vede con la coda dell’occhio il nome del chiamante. Quando impreca a denti stretti lo sento irrigidirsi completamente.
A questo mi separo dalla sua faccia e lo guardo interrogativo, lui alza il polso con lo Smart Watch da cui può vedere chi lo chiama, oltre che rispondere alle telefonate, e mi sventola con aria amara e allucinata il nome di suo padre.
Appena lo leggo un pensiero strano mi passa per la testa.
Ecco, ci siamo. Volevo infilarmi nel suo mondo per vedere il vero Max e aiutarlo?
Si inizia da qua.”
/Max/
“La prima cosa che vedo sono i suoi pantaloni, la cosa che mi lascia veramente sconvolto sono quelli infatti. Finora il Charles in borghese era comunque abbastanza normale, un abbigliamento sportivo e comodo che gli stava bene, magari degli occhiali da vista sexy sicuramente solo per mascherarsi e non per reale bisogno, ma niente di così appariscente e strambo.
Questi sono apparentemente dei jeans strappati e corti alle caviglie, ma hanno delle cerniere laterali da cui si apre una stoffa rossa che fa tipo pugno in un occhio.
Sono la cosa più orribile che io abbia mai visto su questa Terra e a lui stanno malissimo perché a Charles stanno bene tante cose, dal vestito elegante che gli ho visto addosso qualche volta a qualche gala, agli abiti sportivi e larghi, ma questi pantaloni, cazzo, proprio no.
Ma siccome fanno parte di un percorso che penso sia appena sfociato nella sua massima espressione di libertà, sono contento che si sia sentito di conciarsi così. Significa che sta bene che sta veramente bene e che è sé stesso, per lo meno con me.
Quando si vestirà così anche in pubblico saprò che è definitivamente uscito dalla sua depressione.
A questo si abbina il suo atteggiamento euforico e acceso col quale mi assale e mi fa ridere. Lo accolgo ben volentieri, me lo tengo stretto, godo delle sue chiappe meravigliosamente sode e più toniche del solito, ci ha dato dentro con la palestra anche lui in questo periodo, e accetto qualsiasi cosa mi rifili.
Lo stuzzico un po’ divertendomi, finché poi non mi espone la sua idea di passare un paio di giorni da soli anticipando tutti a Manama, dove faremo la prima tappa di stagione prossima settimana.
Ha così tanta voglia di stare con me al di fuori delle gare che sarebbe disposto a qualsiasi cosa; è una sensazione intossicante e splendida ed io mi lascio totalmente trasportare accettando subito di buon grado.
Sono felice.
In questo momento, mentre mi stritola le braccia al collo e preme la bocca sulla mia, trasmettendomi la sua enorme gioia per questo piccolo progetto a breve termine come coppia, mi fa sentire felice come non mai.
È una felicità diversa da quando ci siamo messi insieme e quando poi abbiamo consolidato e definito il nuovo concetto di ‘noi’.
Adesso è un effettivo nuovo percorso e lo stiamo iniziando a vivere ora e forse non me l’aspettavo, perché ho imparato che da lui non posso aspettarmi nulla, solo essere pronto a tutto. Il vero Charles, quello che teneva segregato sotto la sua depressione e tristezza, è spettacolare. Esuberante, propositivo, estroso e pieno di voglia di fare, di vivere e soprattutto di me.
Sono contagiato da questa gioia e non voglio che si stacchi e si spenga. Voglio che rimanga così per sempre. È quello che mi serviva, quello che volevo.
Questa gioia positiva e contagiosa tutta per me di cui mi sento assurdamente protagonista.
Sono sempre stato protagonista di ire e comandi, ma ora sono il suo oggetto di felicità, oltre che di desiderio. È qualcosa di diverso da ciò che ho sempre sperimentato.
Charles ha bisogno di me, vuole me, vuole proprio me nella sua vita perché solo con me è veramente felice e così splendidamente positivo.
Così appena mi suona il telefono, sono ebbro di lui e assorbito al punto che mentre guardo con mezzo occhio aperto lo Smart Watch al mio polso, lo faccio più per abitudine che altro. Ma appena vedo il suo nome, il nome di mio padre, tutto si spegne e si raggela.
È un istante, mi succede fuori dal mio controllo e dalla mia volontà.
Non volevo rovinare tutto, è solo mio padre col suo solito tempismo di merda, non è niente. Abbiamo anche un po’ sistemato le cose fra noi grazie alla vittoria del mio mondiale.
Però leggo il suo nome e vado in tensione e lui lo sente. Lo sente al punto che smette di baciarmi e mi scruta attento, ed appena i suoi occhi verdi mi fissano interrogativi, io mi sento denudato più di quanto non lo sia mai stato.
Io allo specchio non mi sono mai guardato perché non mi sono mai piaciuto, so perfettamente i difetti che ho e so che li odio abbastanza da non doverli guardare.
Però adesso davanti allo sguardo di Charles mi sono appena sentito denudato. Non ho più nulla a coprirmi e non posso evitare di guardarmi e vedere.
E ciò che vedo mi fa vomitare più di quel che io abbia mai pensato. Sono molto peggio di quel che credevo.
Mi sento così, ora, davanti al suo sguardo attento e penetrante, lo sguardo di chi vuole veramente capire ciò che ho qua sotto, qua in profondità.
Non guardare, Charles, o potresti schifarti e scappare. Non sono bello, né fuori né dentro. Non so perché ti piaccio tanto e vuoi stare con me, io al tuo posto scapperei da me. Se poi mi vedrai sul serio e per intero, sono sicuro che te ne andrai. Perché non sono niente di speciale, anzi. Sono patetico.
È così che mi sento in un istante mentre realizzo che sto per parlare con mio padre davanti a Charles, un Charles che mi fissa con una specie di intenzione solenne e desiderio di vedere il vero Max.
Lo capisco qua, in piedi fra le sue braccia. È un istante, ma non ho dubbi che sia così.
È che se non rispondessi, poi la volta dopo sarebbe peggio; me ne direbbe di ogni tipo perché non ho risposto e posso inventarmi la scusa che voglio, ma devo almeno dirgli ‘papà ora non posso’.
O forse è abitudine. Una di quelle brutte, difficili da sradicare.
Quando rispondo usando lo Smart Watch, cerco di scivolare via dalle sue braccia; sino ancora teso. Mi ripeto che adesso con papà è tutto a posto, ma mi comporto come se non lo fosse e lui non mi lascia andare. Non mi molla.
Charles tira fuori tutta la sua forza rinnovata per tenermi a sé e cerca anche di guardarmi in faccia mentre gli rispondo, ma mi nascondo alla sua vista spostando il volto oltre la sua spalla, in modo che non mi veda. Già sentirà ed è più che abbastanza.
Non noto lo specchio dell’ingresso accanto che lui usa per osservare parzialmente il mio viso. Sono troppo concentrato sull’ennesima conversazione con mio padre che nemmeno me ne ricordo.
La voce di mio padre esce dallo Smart Watch in viva voce, così sente anche Charles che per non essere sentito a sua volta sta ben zitto e nemmeno fiata.
Io mi stringo a lui più forte, lo faccio istintivamente senza rendermene conto, ma nel farlo mi sento più tranquillo nonostante la voce di mio padre non mi abbia mai procurato niente di positivo.
Con lui non ci sono mai convenevoli, non chiede mai come sto e cosa faccio. Lui chiama sempre per un motivo preciso che spara immediatamente, a stento saluta.
La sua voce arrogante di natura esce anche se riconosco il tono, al momento è sereno.
- Ti stai preparando?
Io so per cosa.
- Sì, certo.
Non mi piace parlare con lui davanti a Charles. Non l’ho fatto mai davanti a nessuno, per la verità, lui è il primo davanti cui lo faccio usando il viva voce, facendogli sentire apertamente tutto, ma fortunatamente io e papà parliamo sempre in olandese perciò Charles può sentire solo i toni di voce.
Forse gli basta comunque.
- Perché sei così sbrigativo? Qualcosa non va? Ne hai combinata un’altra delle tue?
Sbuffo, non posso controllare questo mio riflesso incondizionato. Non l’ho mai controllato. Anche preso dal sacro terrore per lui da bambino, ho sempre sbuffato perché in realtà una parte di me è ribelle, mentre l’altra è solo assuefatta e schiacciata da lui.
- No, papà, è solo che stavo facendo altro e non ho tempo di parlare con te!
Charles mi stringe sentendo il mio tono polemico e questo mi dà forza per rimanere fermo nella mia posizione.
Abbiamo risolto, adesso ho vinto un cazzo di mondiale, abbiamo pianto insieme, ci siamo abbracciati, mi ha chiesto scusa o qualcosa del genere, qualcosa che per me valevano come delle scuse anche se forse non lo erano realmente. Forse le ho volute vivere io così per bisogno, ma in realtà erano solo stupide patetiche giustificazioni.
E forse è per questo che continuo ad avercela con lui e no, cazzo. No che non abbiamo sistemato tutto io e lui. No che non è tutto a posto.
Me ne rendo conto da quel che dice poi.
- Credi che vincere un mondiale significhi qualcosa? L’hai vinto grazie ad una regola sovvertita, grazie ad uno che ora sta perdendo il lavoro! Se non era per lui che non ha seguito il regolamento in quel momento di quella gara, non avresti vinto alcun titolo, sai! Perciò io al tuo posto non mi sentirei un vincitore, ma solo uno che deve per l’ennesima volta ricominciare da capo! Perciò evitiamo di fare i gradassi e dimmi che diavolo stai facendo per prepararti alla nuova stagione!
Lo sa che la preparazione è iniziata molto prima di ora, non parla di cose pratiche che si fanno nelle settimane precedenti all’inizio, parla di una preparazione mentale.
Sospiro profondamente e stringo gli occhi premendoci le dita sopra, l’altra mano stringe la felpa estroversa di Charles come se gliela dovessi strappare.
Non volevo fosse così. Non volevo mostrarmi così pietoso, allucinato e patetico.
Ma non ci riesco. Perché mi sono illuso troppo che fosse finita, finalmente. Ci ho creduto un sacco, ma invece no. Non è finita. Non poteva che essere così.
- Niente, papà, le solite cose. Cazzo vuoi che faccia?
Ma la mia lingua è sempre fuori dal mio controllo non riesco mai a dire quel che so dovrei dire. Perché so cosa lo può placare e cosa lo può innescare ed indovina cosa sceglie la mia maledetta linguaccia?
Sempre quella sbagliata.”
NOTE: Charles conclude il suo percorso ufficialmente inserendolo in quella splendida versione positiva e allegra che ora il mondo conosce. Nella realtà si nota un netto cambiamento caratteriale e di modi di fare rispetto al Charles appena arrivato in F1; nelle prime stagioni era molto rigido e chiuso, quasi triste. Ma ad un certo punto si è aperto un sacco non solo come carattere e modi, ma anche nel vestirsi e nei progetti in cui si è lanciato, ha mostrato molti interessi. Ho voluto usare tutto questo per mettere una specie di punto e a capo nel suo percorso personale. Il nuovo Charles positivo è arrivato.
Per Max invece il percorso non è mai realmente iniziato, perché non è uno riflessivo, ma uno che soffoca, ignora e poi scoppia male, perciò adesso che ha Charles accanto che è tutto l’opposto in questo senso, lo costringerà a non ignorare più le cose che lo feriscono e a cominciare un percorso di liberazione che non sarà facile da completare.
Buona lettura. Baci Akane