83. RILASSANDOSI INSIEME
/Charles/
“Mentre ci sistemiamo nei sedili del jet privato di Max che ci porterà solo noi due verso il Bahrein, gli dico che ho scaricato una lista di cose da fare a Manama e dintorni, giusto per essere sicuri di non annoiarci e non sprecare la nostra prima vacanza di coppia. Lui aprendo la lista su whatsapp dice perplesso: - Pensi che potremmo veramente annoiarci? - poi vede quante sono e aggiunge perplesso: - 12?
Alzo le spalle.
- Beh, in realtà ho scritto su google ‘cosa fare nel Bahrein’, perciò è piuttosto ampio... sarà da selezionare...
Forse ho esagerato, ma ero entusiasta di questa piccola vacanza solo nostra. Per di più organizzata su due piedi e senza una reale progettazione accurata come tendo a fare di solito.
Non sono precipitoso, non improvviso, io organizzo, progetto, rifletto, costruisco, ma questa volta ero così entusiasta che mi sono totalmente buttato dall'oggi al domani, e lui è così pazzo d’avermi seguito senza esitare.
Solo che poi stanotte non riuscendo a dormire ho cercato cose da fare laggiù e adesso ho due occhiaie che la metà bastano, ma sono ancora eccitatissimo e felice.
Questo finché l’aereo non accende il motore per partire.
Quando lo fa e tutto vibra e romba, le mie mani finiscono per afferrarsi automaticamente ai braccioli del mio sedile e mi irrigidisco. Max, in quello accanto a me, sta ancora leggendo la lista rilassato. Il suo aereo privato è composto da comodissime poltrone singole in una parte e due coppie di poltrone attaccate fra loro nell’altra, divise da un tavolino in mezzo. Noi siamo in queste.
Oltre a questo ci sono anche dei divani in un’altra zona del jet.
- Cammelli? - chiede incuriosito dell’ultima voce.
Quando lo dice nemmeno mi ricordo di che diavolo sta parlando, il panico mi ha appena assalito realizzando che l’aereo sta per muoversi, perciò lo fisso stralunato.
- Cammelli? - chiedo io di rimando senza capire che diavolo dice.
Max mi guarda interrogativo ed in questo istante l’aereo si muove dopo che la voce del suo pilota privato comunica che si parte.
Grazie, l’avevo capito da come il motore trema.
È un piccolo favoloso jet, ma vibra come un aereo gigante di tutto rispetto. I motori sono più che forti.
Max si dimentica della lista nel cellulare che molla sul tavolino davanti a noi e si volta verso di me togliendomi gli occhiali scuri dagli occhi per guardarmi meglio.
- Ma hai paura? - improvvisamente mi ricordo che è la prima volta che io e lui viaggiamo insieme e che non sa questo piccolo dettaglio.
- Solo delle partenze. E delle turbolenze. E degli atterraggi. - dico teso e tragico aggiungendo di volta in volta sempre più particolari mentre l’aereo inizia a muoversi.
Max mi fissa incredulo.
- Ma voli tantissimo e da un sacco di tempo!
- Questo non lo rende meno terrificante! - commento allucinato come un pazzo. Me ne rendo conto perfettamente, ma è una di quelle volte in cui non posso controllarmi e lui, stronzo che non è altro, finisce per ridere. Normalmente la sua risata mi rilassa e mi piace, ora vorrei solo cancellarla con un calcio, se non fosse che mi sento più sicuro a tenere i piedi ancorati al pavimento dell’aereo.
Max dopo la risata inizia a muoversi sul sedile spostandosi prima in avanti e toccando cose alla base dei sedili, poi trafficando col bracciolo che sto convulsamente stringendo per sentirmi più sicuro. Mentre osa cercare di strapparmelo per alzarlo, lo fisso stralunato.
- Che diavolo fai? E a cosa mi tengo io se tu lo togli? - sibilo isterico mentre l’aereo decolla.
Penso di essere ancor più fuori di me, ma Max se ne sbatte e usando un po’ più di forza fa sparire con un trucco che non ho capito il bracciolo che ci separava, credo si schiacci in basso fra i due sedili invece di sollevarsi come negli aerei di linea, una volta che le due poltroncine comode ed imbottite diventano uno unico largo e comodo divanetto doppio, proprio mentre sto cercando di afferrarmi a qualcos’altro per il mio benessere psichico, il signorino ancora senza degnarsi di rispondermi, tocca di nuovo qualcosa in basso in mezzo a noi due e ci fa stendere gli schienali in perfetta sincronia. Mentre quelli vanno giù, contemporaneamente la parte inferiore si alza tirando fuori l’appoggia gambe che prolunga ulteriormente i sedili, permettendoci di stare stesi a comodi. Infine mi prende la mano ed intreccia le dita alle mie stringendo così forte da trasmettermi tanti brividi che, assurdamente, mi calmano.
Non so se sono le mani, la stretta o il fatto che mettendoci così sento meglio fisicamente la sua presenza accanto a me.
Dopo tutto questo, Max risponde alla mia domanda isterica di prima sul ‘che diavolo fai’, e lo fa con una tranquillità invidiabile.
- Salvo i tuoi nervi dal crollo. Non hai dormito per la paura di volare o per l’emozione di una piccola vacanza con me? - finisce ridendo.
Normalmente lo ucciderei, permaloso come sono, ma ora riesco solo a mordermi il labbro e a fissarlo perso, in attesa che sto coso smetta di salire. Quando lo fa e si stabilizza, sospiro sollevato riuscendo anche a capire le sue parole.
- Che ne sai che non ho dormito? Non te l’ho mica detto!
Max ride di nuovo e mi tocca le occhiaie con il dito della mano libera, quella che non gli sto stritolando fin quasi a rompergliela.
- Si vede. - dice atteggiandosi ad adulto solo perché non ha paura di volare. Stronzo.
- È un po’ tutto... non dormo mai prima di prendere un aereo, ma per non crepare d’angoscia mi prendo un rilassante che di solito mi fa dormire prima di decollare; o mi distraggo giocando a scacchi, però per quello serve qualcuno che lo sa fare. Pierre e Carlos sanno giocare perciò mi va bene, viaggiando spesso con loro.
Parlo tanto dal nervoso cercando di superarlo e spero che Max lo sappia, ma lui si fossilizza ovviamente su una sola cosa.
- Pierre? - non serve che specifichi, so subito cosa vuole sapere e mi correggo immediatamente.
- Prima viaggiavo tanto con lui, lo sai. Siamo entrambi appassionati di scacchi ed ora che invece viaggio tanto con Carlos, lo è anche lui.
- Gli scacchi ti rilassano? - Max cambia subito discorso e si concentra sul terreno meno scivoloso. Annuisco guardandolo mentre mi accomodo meglio in quella che sembra una sdraia doppia più che due sedili attaccati. Ormai l’aereo si è stabilizzato e viaggia dritto facendomi sentire vagamente meglio, mio malgrado rimango aggrappato alla sua mano.
- E fammi indovinare. Non hai preso niente adesso perché non volevi dormire e perderti un solo secondo prezioso con me. - lo dice ironico come se scherzasse, ma sa bene che è così ed io arriccio il naso sentendo la stanchezza subentrare mentre mi giro verso di lui.
Non so se è la sua presenza oppure se è la stanchezza, ma mi sembra di stare meglio. Le nostre mani ancora allacciate, ma meno strette di prima. Adesso posso godermi il calore che ci trasmettiamo.
È un gesto così romantico che non avrei mai associato a lui e probabilmente nemmeno a me, non sono dolce o romantico, anche se nel mio caso le apparenze ingannano. Probabilmente anche nel suo, visto che penso lui lo sia. Sto per scoprire tanti suoi bei lati nuovi che tiene nascosti chissà per paura di cosa, e pensandoci sorrido ebete dimenticandomi che sono su un aereo che si può schiantare al suolo uccidendoci tutti.
Sai che bella notizia. Max Verstappen e Charles Leclerc morti in un tragico incidente aereo. Presenti nel velivolo solo loro due. Cosa stavano facendo? Si tenevano per mano!
Il cervello mi parte a tutta velocità mentre la mia bocca risponde in modo apparentemente sensato alla sua frase retorica.
- Ovvio che non ho preso nulla!
- Sarai stanco!
- No, dai... potrei farmi altre 24 ore di fila così senza nemmeno chiudere occhio... - penso che l’ironia sia più isteria perché no, non ho dimenticato che l’areo si può schiantare al suolo rivelando al mondo la nostra tenera relazione super segreta.
Faremmo notizia.
Max ride e mi lascia la mano per sollevare il braccio e tirarmi poco delicatamente su di sé; io mi lascio fare e mi accoccolo contro di lui. Non so nemmeno come riusciamo a stare comodi visto che di fatto sono due sedili stesi e non un comodo letto sicuro, però appena la mia fronte si sistema sulla sua bocca che mi bacia, mi sembra che finalmente i nervi si calmino del tutto e l’isteria scemi.
- Cammelli perché è l’abbreviazione dell’ultima voce delle cose consigliate da fare. Fattoria di cammelli, è fra le 12 cose consigliate da Trip Advisor da fare in Bahrein. - rispondo a scoppio ritardato ricordando la sua domanda iniziale, nel pieno del mio panico.
- E la 5 perché è una faccina che ride? - fa lui incuriosito, tornando al telefono che aveva lanciato per accudirmi.
- Perché è il circuito di F1!
- Credo di conoscerlo, sì! - a questo scoppiamo a ridere insieme.
Credo che la sua risata sia contagiosa, specie nello stato da esaurito in cui sono ora. Max ha un sorriso più bello di quel che sicuramente pensa, e da un po’ mi ritrovo a ridere semplicemente perché lo fa lui e non perché la cosa per cui ridiamo mi faccia realmente sbellicare.
- C'è qualcosa che ti piacerebbe fare? Non dobbiamo riempire ogni ora dei nostri 3 giorni, ma qualcosa si potrebbe fare...
Il lato organizzativo che c’è in me viene fuori anche se ho cercato di soffocarlo, perché mi conosco e so come sono fatto. Max però carezzandomi dolcemente il braccio dove arriva la sua mano mentre mi tiene a sé, continua a leggere la lista che gli ho mandato con tante abbreviazioni.
- C’è qualcosa che piacerebbe a te? - mi chiede poi.
Ovviamente c’è, ho già un’idea precisa di quel che si potrebbe fare, quando e come, non è che mi sono limitato a scrivere la prima lista delle cose consigliate senza guardare di cosa si trattava, è solo che non volevo fare il prepotente visto che pare sia uno dei miei maggiori difetti. Ma visto che me lo chiede...
- Beh, pensavo fosse carino l’acquario ed il forte, ma questo visto magari verso il tramonto o di sera perché è più suggestivo e fa meno caldo. E poi l’albero della vita.
Max scoppia a ridere, questa volta di gusto, ed io alzo la testa guardandolo corrucciato senza capire perché lo fa.
- Pare che tu abbia già progettato tutto per bene! - mi illumina infastidendomi ancora di più tanto che faccio il broncio. Lui naturalmente ride ancora più forte spingendo la testa all’indietro. Adesso vorrei morderlo, ma è meglio non citare involontariamente la cosa strana di ieri.
- Possiamo fare quel che ti piace, per questo ti ho mandato la lista completa! - Max ride ancora. - Eddai, sei tu che mi hai chiesto cosa volevo fare! - la risata prosegue ed io scatto in avanti tirandomi su a sedere dritto con la schiena, mentre lui resta steso a ridere. - Stronzo, è ovvio che mi faccio delle idee, ma voglio integrarle alle tue!
La sua mano plana veloce sulla mia schiena come a tenermi seduto ed impedirmi di alzarmi, non ci penserei mai. Mi volto per un terzo rimanendo voltato e con il broncio, ma la sua mano si infila abile sotto la comoda felpa azzurra che indosso; mi carezza sulla pelle liscia e calda rilassandomi subito, come avesse toccato un interruttore.
- Mi va bene tutto, basta che tu abbia contemplato un considerevole numero di ore per la nostra attività preferita.
Inarco un sopracciglio perplesso.
- Gareggiare e batterci a vicenda in qualche stupido gioco?
Max torna a ridere e la mano scende infilando le dita sotto ai pantaloni larghi e comodi che indosso. Dita che arrivano alla mia fessura molto facilmente facendomi raddrizzare subito la schiena di scatto per la sorpresa.
- L’altra attività! - fa ammiccante e lascivo rimanendo steso sul sedile abbassato.
- Ah, il sesso! - ridiamo insieme mentre rimango perso un istante ad osservarlo. Mi piace, dannazione. Mi piace in queste vesti rilassate e private. È un Max che nessuno conoscerà mai.
Ha un’espressione serena e la mia risata diventa un sorriso ebete; finisco per succhiarmi il mignolo, il mento appoggiato al palmo, la testa volta verso di lui anche se gli rimango di spalle ed in avanti per permettergli di toccarmi dove vuole. Voglio già succhiare altro.
Adesso è mio, non devo più organizzare sistemi per sedurlo e spingerlo a fare ciò che voglio. Adesso me lo posso direttamente prendere come diavolo mi va.
Dio, è tutto così bello!
Sebbene il dito voglia infilarsi dentro di me, il fatto che io sia seduto comunque glielo impedisce così torno a stendermi e a mettermi sul fianco e su di lui; mi cinge di nuovo teneramente col braccio. Ora ha tutto lo spazio che vuole per infilare le sue dita dove vuole, nel caso lo desideri. E spero lo desideri.
- Allora se per te va bene pensavo ad una attività al giorno accompagnata da qualche gioco stupido che ci piace tanto fare e sesso. Tanto sesso.
Perché so che adora i videogiochi e i sim race, ha sempre con sé la sua postazione portatile perciò ho portato anche io la mia. In realtà non siamo mai cresciuti ed è bello avere un’altra cosa in comune oltre alle corse. La passione per i videogiochi e i sim race è una di quelle.
Max annuisce tornando a baciarmi dolcemente la fronte, mentre le dita che sono tornate sotto i miei pantaloni larghi, raggiungono finalmente la mia fessura in modo meno dolce.
Mi inarco e sporgo la parte di me che a quanto pare vuole controllare.
- Hai fatto un sacco di palestra, sento... - dice rivelandosi poco interessato al mio programma che naturalmente era già pronto e completo.
- Faremo l’acquario, il forte e l’Albero della vita.
Cose da coppia. Tutte cose rigorosamente da coppia. Perché è questo che siamo. Una coppia.
- E i cammelli? - chiede mentre il suo dito trova facilmente la via interna. Questo mi fa perdere la connessione con i miei pensieri.
- Vuoi vedere i cammelli? - chiedo poco interessato a quegli animali.
Max ridacchia e muove il dito dentro di me mentre non so nemmeno che risposta mi dà. Chiudo gli occhi e mi appoggio su di lui premendo il viso sul suo petto dove soffoco dei gemiti. Non penso che ci possa sentire il suo pilota, ma non si sa mai.
Max muove il dito affondando sempre più, fino a che il desiderio è talmente impellente che devo infilare la mano davanti per completare il piacere che ormai era troppo intenso.
Quando vengo non so nemmeno se si vede e se dovrò cambiare i pantaloni, ma non me ne frega molto perché appena apro gli occhi noto subito una cosa piuttosto vistosa che è piuttosto vicino alla mia faccia.
Il suo inguine sembra avere un razzo pronto a rompergli i suoi dannatissimi jeans come sempre troppo stretti, e non mi resta che correre ai ripari e prendermene cura.
Apro subito la patta e libero la creatura che premeva per trovare sollievo.
- Vorrei sapere perché ti torturi dentro questi affari infernali... - mormoro prima di accogliere la punta della suddetta creatura o razzo che dir si voglia.
Muovo la mano sulla lunghezza bella dura e quella di Max raggiunge la mia nuca. C’è un momento in cui penso ‘no con quella mano dannazione’, ma è troppo breve e si perde esattamente quando prendo tutto il suo cazzo in bocca.
Max geme con la sua voce roca e non si preoccupa minimamente di non farsi sentire. Ma la sua voce graffiante è come sempre una droga, per me, insieme al suo cazzo, alla sua bocca, ai suoi occhi e a... beh, tutto di lui. Così aumento l’intensità ed il ritmo con cui lo succhio finché esplode evitando di soffocarmi la gola.
Max mi stacca afferrandomi il collo per dietro, evita di tirarmi i capelli, buon per lui, e gira l'erezione di lato per schizzare presumo per terra. Sarà perché lo tiene sempre strizzato nei suoi dannati jeans aderenti, appena lo libera in tutti i sensi non vede l’ora di esplodere. Lo vedi che è un razzo sul serio?
Cazzo, Max e la sua stupidità mi devono aver contagiato. Mi sto lentamente trasformando in lui.
La sua mano sempre tenendomi per il collo e la nuca, mi tira su verso il suo viso; striscio sul suo petto tornando più o meno nella posizione di prima, lascio che ‘la sua creatura’ si rilassi fuori dai jeans mentre la mia sbuca appena dai pantaloni abbassati il necessario. Mi allungo sinuoso come un gatto inarcando di nuovo la schiena, piego una gamba agganciandola alla sua e girandogli il viso verso il mio con un dito, prendo possesso della sua bocca.
Torniamo a baciarci ancora ansimanti ed eccitati dagli orgasmi appena avuti e non ricordo più che sono su una di quelle trappole volanti che possono schiantarsi al suolo in qualsiasi momento.
Poi la testa ritrova la sua postazione preferita, la sua spalla, il suo collo, e lui mi carezza la nuca e la schiena dolcemente; mi sento bene, completamente bene.
- Sì, voglio vedere i cammelli! - fa poi riprendendo da dove ci eravamo interrotti come niente fosse. Io ridacchio.
- E sia, allora! Vedremo pure i cammelli!
Non credo ci basteranno tre giorni, ma contando che si può giocare e scopare di notte forse possiamo riuscirci.”
/Max/
“Ha progettato tutto, altro che integrare le sue idee con le mie. Probabilmente ha già deciso anche quando e quanto scopare; dormire chissà?
Era così contento di questi tre giorni insieme che in pochissime ore ha programmato un sacco di cose, deve essere stato pieno di adrenalina per quello, mettici l’ansia per il volo che non pensavo avesse e la scarica per l’orgasmo ed ecco che crolla. Era inevitabile.
Solo che io ora dovrei pisciare e mi dispiace spostarlo, non voglio svegliarlo.
Continuo a carezzargli la testa sui suoi capelli nel suo tipico taglio corto strategicamente spettinato che gli sta benissimo. Con lo sguardo scivolo sulla sua tenuta comoda, una felpa azzurra e dei pantaloni larghi grigi. Potrebbe indossare anche un sacco di iuta che gli starebbe benissimo, ma ho il sospetto che sua maestà sia vanitoso perciò devo pensare bene a quando e come fargli i complimenti, potrei montargli troppo la testa e trasformarlo in un essere insopportabile!
È strano averlo che mi dorme addosso su un aereo. Non è una cosa che abbiamo mai fatto. Abbiamo dormito insieme ed ormai anche scopato e fatto varie pratiche piacevoli, ma volare insieme, rilassarci così, abbandonarci uno all’altro... è una cosa che vorrei non finisse mai. È semplice, in effetti, e forse nemmeno la più speciale che abbiamo fatto, ma mi piace.
Come gli dico che per me potremmo anche stare tre giorni chiusi in camera a scopare, ricaricarci e scopare di nuovo? Ovviamente due non possono solo scopare, mangeremmo pure qualcosa.
All’idea di tre giorni così ridacchio e lui dormendo solleva la mano mettendomela in faccia, come a comandarmi pure nel sonno di stare fermo che altrimenti lo disturbo.
Ma tu guarda sua maestà che deve comandare persino mentre dorme!
Ed io idiota che lo lascio fare, perché è ovvio che sono io a permetterglielo visto che quando voglio prendo il comando. Ma è così bello farlo prevalere, decidere e darmi ordini. Mi sembra quasi che ci tenga di più a me, così; che si prenda cura di me.
Non so come funziona il mio cervello e non me ne frega, so solo che per ora mi piace così e non voglio cambiare nulla.
Non è più tornato sul discorso di ieri di mio padre, mi aspettavo lo facesse, ma deve essere veramente un sacco stanco e alla fine nonostante la tensione è riuscito a rilassarsi al punto da cedere le armi.
Non so cosa farò se ci tornerà, ma dubito che voglia rovinare questi tre giorni speciali parlando di lui. Sarà un argomento che si terrà per un altro momento, probabilmente. Non so cosa si aspetta e cosa pensa di fare, ma tutto ciò che voglio io ora ce l’ho fra le braccia e non desidero altro.
Ho voluto così tanto arrivare a questo punto con lui che non desiderare altro è strano. Posso rilassarmi anche io, finalmente. Posso smettere di combattere sempre per qualcosa, posso smettere di pensare con rabbia a cose che mi turbano e mi feriscono, o cercare di dimenticare altre che vorrei non fossero mai successe.
Sto bene, non devo più combattere con niente e nessuno. Ho ottenuto ciò che inseguivo realmente.
Adesso voglio solo stare così per sempre.
Non ho pensato molto a come sarebbe stato girare con lui al di fuori della F1.
Come sempre mi sono buttato a capofitto in una cosa che sapevo di volere, per il resto mi sono fidato di lui. Mi andava bene tutto perché qualunque cosa avremmo fatto sapevo che mi sarebbe piaciuto purché fatto con lui.
Ad ogni modo è tutto molto più facile e fattibile di quel che pensavamo, basta non girare con qualche indumento identificativo dei nostri team; un cappellino con visiera, occhiali scuri e vestiti comuni non troppo appariscenti, e non veniamo notati.
È il comportarci in modo normale che ci rende trasparenti; non che mi fossi realmente mai preoccupato di questo, ma sapevo che ci avrebbe pensato lui per entrambi, così come ha fatto anche l’itinerario e il programma.
Non ci limitiamo a girare insieme cercando di non essere riconosciuti o correre a nasconderci come due idioti appena qualcuno ci guarda troppo, è anche il fatto che facciamo la coppia. Ovvio, per i nostri canoni. Non giriamo mano nella mano e non amoreggiamo, ma siamo in giro insieme perché siamo una coppia; lo sappiamo solo noi, gli altri che ci guardano vedono due amici, probabilmente, anche se non è una cosa che mi preoccupa. Però siamo insieme in qualità di coppia ed è intossicante da quanto è bello.
Con Kelly ho fatto molte cose ‘da coppia’, ma farle con lui è diverso.
Andare in un acquario non è una cosa che mi ha mai attirato in modo particolare, ma adesso che lo vedo come fissa con meraviglia certi esemplari di pesci, mi rende questa esperienza speciale e so già che da ora guarderà tutti gli acquari con altri occhi, ricordando la sua faccia persa nella bellezza che guardava.
Finisco per fargli più foto di quel che immaginavo; non sono uno che fotografa gli altri di continuo ma in questo caso, con la scusa di fotografare i pesci, fotografo lui che li guarda. Molte foto fanno cagare, ma alcune vengono bene e me le rimiro orgoglioso quando lui non vede, troppo intento a leggere la spiegazione delle specie che guardiamo.
Com’è colto il mio ragazzo.
Sto ancora controllando l’ultima foto che gli ho fatto, quando mi prende per mano e mi tira verso una vasca che stava guardando.
- Guarda, questo è... - ed inizia a spiegarmi la specie rara di cui si tratta e le sue caratteristiche, come se ci capissi qualcosa o se mi interessasse.
Non ascolto mezza parola, i miei occhi non sono fissi sui pesci che mi mostra, ma sulla sua mano che è stretta sul mio polso perché usando prepotenza mi ha costretto a guardare ciò che voleva.
Amo la sua prepotenza, specie perché si è trasformata in dolcezza senza rendersene conto.
Con abilità egregia riesco a prendergli la mano e lui, mentre parla e ripete ciò che ha letto mostrandomi dei pesci specifici in uno dei grandi acquari, nemmeno se ne rende conto.
Parla. Lui parla e spiega facendo il maestro. Ed io non ascolto un cazzo, a malapena capisco che sto guardando un acquario, figurati se ho capito quale pesce nello specifico sta indicando, ma fingo d’aver capito e di essere interessato, quando in realtà tutto ciò su cui sono concentrato è la sua mano stretta alla mia e noi vicini a coprirle dagli occhi indiscreti degli altri. Ma non c’è una gran folla, qua, oggi, non è il weekend perciò possiamo stare relativamente tranquilli.
Charles continua a parlare, ma per quando finisce i miei occhi sono fissi sul suo viso e quando se ne accorge smette di sciorinare nozioni sui pesci e mi guarda torvo.
- Hai capito mezza parola di ciò che ho detto?
- Capito? Certo! - dico con faccia fin troppo tosta.
- E l’hai ascoltata? - fa poi indispettito capendo il cavillo tecnico; nonostante lo sia le mani non le libera.
Io piego le labbra all’ingiù ed inarco le sopracciglia con una faccia da schiaffi alzando le spalle.
- Certo!
Ma Charles alza gli occhi al cielo e scuote la testa seccato, fa per sfilarsi ma io lo trattengo rimettendolo qua con me davanti alla vasca.
- Dai vieni che ci facciamo una foto insieme! Non sapevo fossi appassionato di pesci!
Con questo me lo giro con le spalle ai suoi adorati pesci strani e imposto il telefono per il selfie. In questo modo Charles si spegne e scaccia il suo principio di offesa per sistemarsi i capelli con le dita e posizionarsi in modo che la foto venga bene, considerando le luci particolari che ci sono qua.
- Non è che sono appassionato di pesci, ma mi piace sapere cosa guardo.
Stoccata non velata a me con tanto di tono acido; io rido mettendomi in posa e lui finisce per lanciarmi un’occhiata perplessa che si trasforma in una resa eclatante che immortalo scattando proprio in questo momento. La faccia che becco in foto è di uno che è totalmente perso per me. Pensavi non me ne fossi accorto che ti piaccio se rido? È difficile quando ogni volta che lo faccio finisci per farlo anche tu e so tutte le volte che lo fai per intenzione o perché sei perso dietro a me.
Adesso che conosco la chiave di lettura, ti leggo benissimo, caro il mio Charlie.
La seconda foto è migliore, siamo bene in posa ed attaccati con le braccia a cingerci. Le teste leggermente piegate una verso l’altro e lui è così sereno che mi riempie di una stupida gioia mista ad orgoglio.
Charles sta bene, sta sempre meglio ed è grazie a me.
Il suo sorriso migliora via via sempre più e so che è merito mio e questo merito ci tengo a prendermelo perché è da sempre il mio progetto segreto.
Farlo sorridere sul serio.
Penso che ci stiamo arrivando. Riguardando le foto dove lo vedo ridere in mia compagnia, noto che i suoi occhi sono sempre più luminosi e quella luce di malinconia che a lungo c’è stata, ormai sembra essere abbattuta. Ma mi chiedo, se succedesse qualcosa di brutto, tornerebbe o è vinta per sempre?”
Notes: Tanto fluff meritato per questi due torturati abbastanza. Non so di preciso come sia l'interno del jet di Max di quel periodo, ma quello descritto da me è in foto. Sulle cose da fare a Manama ho ovviamente usato google e mi sono immaginata un dialogo demenziale fra loro, che ho voluto riportare. Non so poi se Charles sia così attivo quando gira e se sia interessato davvero a sapere cosa guarda, ma la loro uscita me la sono immaginata così. So che poi Charles dorme un sacco, ma so anche che ha paura di volare (l'ho scoperto tardi e per caso, così l'ho inserito solo lì e non prima, ma era un'altra scena bella da mettere!). Alla prossima. Baci Akane