84. COSE DA COPPIA
/Max/
“Il forte visto al tramonto è effettivamente molto romantico.
Non mi interessano particolarmente nemmeno gli scavi e cose simili, sinceramente, ma credo sia colpa di mio padre che mi ha settato per essere un pilota e basta.
Ogni alito del mio tempo sin dalla nascita è sempre stato manipolato per trasformarmi in un pilota e alla fine lo sono diventato; posso dire anche che sono un pilota di successo, in effetti, ma sono solo questo.
Fino ad ora. Ora sono anche un innamorato che sta con il ragazzo dei suoi sogni.
Ora sono anche un’altra cosa rispetto a ciò che sono sempre stato, ed è merito di Charles, perciò non è che lo sto accontentando perché sono accondiscendente, lo accontento perché mi nutro della gioia che scaturisce da lui facendo qualcosa insieme. Mi viene spontaneo fare ciò che vuole. Vedo che osserva con interesse, legge le iscrizioni che ovviamente mi spiega convinto che interessino anche a me, ed io continuo a fotografarlo mentre guarda il suo adorato fortino di cui ora ha una cultura illimitata.
La vista al tramonto con le luci che si accendono per la sera, è molto suggestivo e ci facciamo un’altra foto insieme. Charles me la fa rifare almeno cinque volte perché qua vuole lo scatto perfetto dove non solo noi due dobbiamo venire benissimo, ma si deve vedere bene anche il forte e dobbiamo tutti essere colpiti dalla luce giusta.
All’ennesimo: - No, non va bene! - seppure io adori tutto questo con lui perché fa molto coppia, lo sto per mandare a cagare e con un secco: - Adesso è l’ultimo, mi sono rotto il cazzo! - ottengo effettivamente l’ultimo scatto.
Un gran bel scatto, devo dire, ma non per merito mio visto che il modello che rende belle le foto è lui e non certo io.
Dopo che ho il suo benestare allargo teatrale le braccia ringraziando il cielo per la fine del supplizio, non mi piace essere fotografato. Appena la pianta con la sua fissa preferita, mi metto a confrontare l’ultima foto con le altre 5 precedenti, cancellando quelle che non vanno. Mi ci perdo un po’ ma dopo aver selezionato, le metto tutte con le altre nell’album dedicato a noi, che ovviamente è nascosto e con la password.
Per me conta fotografare lui perché è lui che mi voglio rivedere quando mi va o mi manca, così come ho consumato la foto del suo bel cazzo quando ancora non stavamo insieme e flirtavamo solamente; lui invece ha fatto un sacco di foto anche solo a oggetti e paesaggi che abbiamo visitato, ovviamente ha preso anche me, ma sempre in modo che si vedesse lo sfondo, che fosse il forte, l’acquario o la città.
È puntiglioso come pochi, ma lo terrò così com’è.
Mentre mi occupo subito delle foto per evitare sorprese future, sento la sua voce che esclama entusiasta: - Oh, finalmente ce l’ho fatta!
Distratto dal suo tono felice, lo guardo per capire di cosa parla e lui esuberante si precipita da me, si appende al mio braccio e mi mostra il suo display dove ci sono io a testa bassa e corrucciato a fare il lavoro sul mio telefono; ho il sole dietro di me che crea un gioco di luci ed ombre molto suggestivo ed artistico, colorandomi di un bell’arancione.
È una bella foto, in effetti, ma non sono uno che si ammira in modo particolare, perciò sono più felice che lui sia contento, piuttosto che della foto in sé.
Quando ne fa una bella è entusiasta perché ci tiene a venire sempre bene; infatti le rifà finché i risultati non sono più che soddisfacenti. Lui evidentemente si piace ed è chiaro che ci tiene a venire bene. È un po’ vanitoso, ma può permetterselo visto che è oggettivamente bello, anche io lo sarei al suo posto.
Per me è diverso.
Non mi piace fotografarmi né essere fotografato o riguardarmi. Se lo faccio è sempre per lavoro o perché qualcuno ci tiene e allora lo accontento; in questo caso accontentare Charles è vitale, perciò non sono particolarmente toccato dalla foto anche se è oggettivamente bella, tuttavia sono lieto che lui sia super felice, e se lui è super felice, lo sono anche io.
- Mmh, wow! - dico con meno entusiasmo di quanto si aspettava. Come sempre non so mentire.
- Ma Max, è una foto bellissima, perché non mostri entusiasmo? Sei venuto benissimo! - Charles versione segugio annusa l’ennesima pista che può condurlo ad una parte di me che cerco sempre di nascondere.
- Sì, beh, è bella... - sminuisco facendo il vago.
Mi avvio infilando cellulare e mani in tasca, come se non ci fosse niente di che, ma lui mi afferra per il polso e tira fino a girarmi contro di sé e a cingermi.
Il sito sta chiudendo ed ormai ci siamo solo noi, così siamo più rilassati.
Lo accolgo contro di me circondandolo a mia volta con le braccia, i corpi si appoggiano l’un l’altro e questo mi rasserena e mi rende felice. Questo è ciò che conta. Lui su di me, lui con me, lui che fa il mio ragazzo, lui che è affettuoso e dolce, lui che mi comanda per farmi fare ciò che vuole. Sono queste le cose che mi piacciono. Non le foto che fa a me.
Charles è comunque estremamente espressivo quando è solo con me, tanto una volta era illeggibile, tanto ora lo leggo bene. Ha visto qualcosa ed ora la sta scrutando.
Cosa vedi, Charlie?
Che domanda sciocca. Tanto me lo sta per dire.
- Perché mi fai tante foto ma non ti piace che ti fotografo?
I suoi occhi verdi indagatori sono troppo vicini e troppo belli per non riuscire a vedermi bene e capire; infatti lo fa, me ne accorgo subito.
Mi stringo nelle spalle e faccio finta di non sapere di cosa parla, ma lui sospira e mi carezza il viso di cui è chiaramente cotto. Adoro che lo sia, mi fa sentire speciale ed è bello sentirmi speciale. Per anni pensavo di voler essere normale come tutti, poi mi sono messo con lui ed ho capito che volevo essere speciale. Speciale per lui.
Le sue dita percorrono il mio viso dove ho lasciato crescere un po’ di barba appena accennata e solo perché me l’ha detto lui, convinto che mi doni. Per me era uguale, tanto non mi piaccio in nessun caso, a volte la faccio crescere perché mi scoccia tagliarla ogni giorno, non perché mi piaccio di più. Per lui è sempre una scelta precisa estetica, qualunque cosa si faccia, ogni pelo che ha nel corpo ed in particolare nel viso. È maniacale con tutto, sé stesso per primo, ma i risultati sono eccezionali perciò fa bene.
- Non ti piaci? - e come sempre arriva al punto.
- Non particolarmente. - ammetto come se non fosse la rivelazione dell’anno.
Lui stringe le labbra disapprovando.
- Sei bello invece. - a questo rido ilare.
- Tu se bello! - sottolineo di rimando tornando serio.
- Sì... - ammette con un sorrisino consapevole che vuole alleggerire una situazione strana. - Ma anche tu lo sei. Hai la tua bellezza. Il fatto che tu non la veda non toglie che invece sei bello. E comunque anche se fossi brutto ti fotograferei lo stesso, perché mi rendi felice e voglio fotografare tutto ciò che mi rende felice.
È abile più di quanto lui stesso si rende conto.
Mi dice qualcosa su cui dovrei lavorare per poi darmi la scappatoia per non farlo subito. Ma ormai me l’ha detto e sa che ci lavorerò con calma, per conto mio. Non l’affronteremo subito per non appesantire questa splendida giornata e questo momento perfetto, ma l’affronteremo perché ormai l’argomento è stato messo in gioco. Così come sta facendo con il discorso su mio padre, che ha in ballo da molto più tempo di quel che sembra.
Questo qui è un manipolatore di natura, è un talento puro.
Sorrido arrendendomi al fatto che un giorno avremo anche questa discussione oltre che quella su mio padre; quando mi sentirò pronto dopo tutte le svariate stoccate che mi tirerà di continuo finché, per farlo smettere, non ne parlerò.
Ho problemi d’autostima, non è un mistero. E probabilmente è colpa di mio padre. Ma non importa perché adesso sono felice. Sono con la persona che ho sempre voluto e non mi interessa niente di me, solo di lui.
Perciò mi limito ad aderire le labbra sulle sue consapevole che in questo splendido posto adesso siamo da soli e va tutto benissimo. Mi basta poterlo baciare, sentire il suo corpo sul mio e ricevere il suo calore.
Stiamo insieme, siamo una coppia, per me ora non conta altro.
La faccia di Charles è tutta un programma, appena scende dalla macchina che ci ha portati alla Royal Farm dei cammelli.
Il mio amore con me è così rilassato che ormai è totalmente incapace di mantenere contegno con la sua splendida faccia, e di questo ne sono particolarmente orgoglioso, infatti non faccio che sottolinearlo con fierezza. È tipo il mio nuovo passatempo preferito: tradurre le facce di Charles!
Appena vedo come il suo nasino si arriccia e la bocca si incurva verso il basso, vado dritto a colpo sicuro.
- È l’odore? - Charles con gli occhiali scuri non mi fa vedere i suoi occhi che sicuramente sono sgranati in modo estremamente spontaneo, si limita ad annuire convulsamente.
Così io rido già divertito senza sapere che questo è solo il preludio.
- Sua maestà non ama gli odori forti?
- Odori forti? Chiamali odori forti! Questa è puzza, Max! Usa i termini giusti!
Non mi corregge sul ‘sua maestà’ ma sul ‘odore forte’. Mi fa impazzire!
Continuo a ridere e mi ignora andando avanti dritto ed impettito come se fosse veramente un principe distinto. Di solito si gira a guardarmi ebete e ride con me, ma questa volta non lo fa.
Siamo alla fattoria reale, o come diavolo si chiama questo posto, dove ci stanno i cammelli. O quelli che noi pensavamo fossero tali.
E dire che lui ha scritto quest’attività solo perché era nella lista delle cose consigliate, ma non perché fosse interessato a farla.
Nemmeno io lo sono per la verità, non mi è mai fregato niente degli animali a parte dei gatti e di sicuro non dei cammelli, ma quando ho letto ‘cammelli’ nella sua lista ho avuto un sesto senso e l’ho agganciato come un segugio.
Adesso sto per scoprire qualcosa che mi cambierà la vita, ne sono sicuro. Di certo cambierà il mio modo di guardare Charles.”
/Charles/
“Odio i cammelli, odio qualsiasi animale emetta eccessiva puzza.
E lui può usare i termini che vuole, ma questa è puzza. Puzza. Puzza nauseante!
Li terranno puliti visto che è una fattoria turistica, però comunque puzzano e vorrei avere ancora l’obbligo di mascherina, dannazione!
Perché non ci sono le mascherine?
Perché?
PERCHÈ?
Mio malgrado riesco a starmene zitto e rigido finché non arriviamo davanti ai recinti con i tantissimi animali citati.
Peccato che non siano cammelli, come vengono passati in qualsiasi locandina.
- E per inciso sono dromedari! - sbotto acido.
Non lo faccio apposta, me ne rendo conto troppo tardi. Precisamente me ne accorgo allo sguardo shoccato di Max, che non è shoccato per la rivelazione che non sono cammelli ma dromedari, ma per il mio tono da maestrino seccato e per il fatto stesso che lo specifico come se fosse un’accusa.
Insomma, sto tirando fuori uno dei miei lati peggiori.
Quando non mi piace qualcosa o non sono d’accordo su qualcosa, divento non solo polemico ma addirittura perfido. Perché è come Max ha sempre detto, in realtà non sono un angelo ma un diavolo. Sono un perfetto stronzo. Sono un antagonista, non un eroe come tutti mi vedono, e l’unico ad averlo sempre saputo è quello che ora mi fissa ridendo.
Sono lieto che rida, io non ci riesco anche se normalmente ce la faccio.
- Dai, piantala e goditi i tuoi dromedari perché prima lo fai prima questo supplizio finisce, sto per svenire dalla puzza!
La mia lingua non si frena, così come non riesco a controllare il mio tono e lui continua a ridere divertito. Si avvicina al recinto e appena lo fa gli animali si avvicinano ben addestrati agli esseri umani, lui li tocca e li carezza molto a suo agio. Sembra che gli piacciano abbastanza, ma sta ridendo ancora per me che sto a distanza debita.
- Dai vieni a toccarli, sono buonissimi! - mi fa voltandosi verso di me. Io faccio una smorfia e scuoto la testa convulsamente tirando fuori il telefono per fargli un servizio fotografico. Forse la pianta di rompere se lo fotografo, so che non gli piace.
Max appena vede la mia intenzione alza gli occhi al cielo e torna a carezzare i dromedari. Discuteremo presto di questa cosa, lo sa che lo faremo, ma gli lascerò l’illusione di essere lui a scegliere il momento migliore, sebbene sarò io a stabilire e a farglielo fare.
Manipolatore. Un’altra splendida caratteristica da aggiungere alle altre del perfetto antagonista.
Max si perde un po’ a carezzare i dromedari e segue le indicazioni delle guide che gli dicono come dargli da mangiare. Senza fare una piega, né minimamente schifato o impaurito, esegue tutto avvicinando in modo sconvolgente le sue preziose mani alle loro bocche di una grandezza considerevole.
Saranno anche addestrati ma sono incredibilmente enormi, che ne possiamo sapere quando una creatura addestrata deciderà di girarsi male e staccare la mano di qualcuno?
Tutto il tempo che la mano del mio Max sta sulla bocca di quelle bestie, io trattengo il fiato convinto di dover intervenire in fretta per tirargliela via. Il cuore addirittura va in gola e batte forte; sono terrorizzato per lui, ma tu pensa!
Vado a scalare le montagne di ghiaccio ed ho paura dei dromedari.
Ma bene.
Animali grandi, per questo ho paura. Sono animali troppo grandi!
Ma forse è più la puzza che mi disturba!
La cosa va avanti per un po’, finché il responsabile di turno della fattoria, dopo averci portato un po’ in giro e spiegato tutto, ci dice che se vogliamo possiamo fare anche un piccolo tour della zona sui cammelli.
Al che mentre io correggo il tizio che mi sta sui nervi specificando che sono ‘dromedari’, dalla bocca di Max esce la risposta: - Sì, dai! - e appena lo dice mi giro verso di lui di scatto, togliendomi contemporaneamente gli occhiali scuri per essere sicuro di vederlo bene.
Max finge di notarmi in ritardo e alza le spalle come se non fosse niente di che ciò che ha detto.
- Che c’è, non ti va? Sono già salito anni fa su dei cammelli... - poi si corregge alzando gli occhi al cielo: - o dromedari... - adesso lo strozzo. - era divertente. Ho anche giocato con Alex e altri sconosciuti arabi a polo coi cammelli! È stato forte!
Suppongo che parli di cose per la Red Bull, non me ne potrebbe fregare di meno! Mi è bastato quando mi hanno costretto a prendermi sulle spalle un enorme serpente.
Sto per mandarlo a cagare, lo fa apposta perché ha visto che non mi piacciono e siccome sto cercando di fargli fare qualcosa che non vuole—parlare dei suoi punti deboli, suo padre, la sua autostima—il signorino si vendica così. Ma non è una cosa equa, io cerco di aiutarlo, lui invece solo di torturarmi!
Sto per tirare di nuovo fuori uno dei miei lati peggiori che si aggiungono alla lista dell’antagonista perfetto, in questo caso la mia prepotenza, ma poi lo vedo carezzarsi e coccolarsi un dromedario e lo fa con un sorriso sinceramente dolce. Suppongo non dolce come quando carezza me, mi auguro, ma è comunque sinceramente intenerito dalla bestiola che penso gli piaccia, in realtà, anche se non ne avevo idea.
So che adora i gatti e non gli dispiacciono i cani, ma i dromedari, proprio...
- Beh, se non ti va non fa niente, non ti obbligherò a fare qualcosa che non ti va ovviamente!
Non ha un tono deluso di quelli che ti fanno sentire in colpa, ma credo che gli piacerebbe. Oltretutto in tutta la vacanza è stata effettivamente l’unica cosa che ha chiesto di fare, perciò penso di dover ammorbidirmi.
Ma io odio questi animali.
Dannazione!
- Insomma, se ne hai paura non posso farci nulla. - ma come sei abile. Appena sento questa frase mi rendo conto che sarei un idiota ad avere paura di qualcosa che a lui non turba minimamente, perciò come sempre, come un coglione patentato, casco nella sua trappola e accetto di sottopormi alla tortura.
- E va bene facciamolo! - sia mai che si dica che lui non aveva paura di qualcosa che invece a me terrorizzava!
- Non è che ne ho paura, mi fanno solo schifo, ma paura no! - puntualizzo poi.
E poi schifo è una parola grossa, ma è per rendere l’idea.
Così Max esulta come un bambino osando toccarmi con la stessa mano che ha toccato la bestia, ma io lo respingo subito non per il rischio di essere riconosciuti, bensì per la puzza che ha nelle mani dopo che sono state fin troppo su quei cosi giganti.
Max continua comunque a ridere ed io vorrei ucciderlo per avermi manipolato, ma visto che è quel che tendo a fare io con lui, diciamo che me lo merito e siamo pari. Questione di karma, direbbe qualcuno.
Alla fine sospiro e confermo alla guida che vogliamo fare un giro su sti cosi.
Me ne pentirò. Lo so che me ne pentirò amaramente.
Ma Max è comunque felice, non so se per il giro in sé o per aver vinto qualcosa contro di me. Conoscendolo, per la seconda.
Tuttavia, se lui è contento, lo sono anche io. Come un idiota. Patetico. Patetico idiota.
Ma me ne pento eccome.
Saremo accompagnati da due guide poiché abbiamo espresso il desiderio di viaggiare uno accanto all’altro e non uno dietro all’altro, dal momento che ogni dromedario segue quello che lo precede tramite una corda.
Oltre a ciò, essendo due uomini di una certa stazza e non due bambini o due ragazze leggere, ci fanno salire su un dromedario a testa, dopo averci equipaggiato nel modo corretto e messo in testa uno dei loro copricapo per il sole; la stoffa ricade sul capo, sulla fronte, su parte del viso e sul collo per coprirci bene.
Dopo di questo ci istruiscono su come si deve salire. Io ascolto, ma sono fermo al fatto che servono delle istruzioni per salirci sopra: la cosa non mi fa stare sereno.
Il primo a salire è Max e lo fa senza grossi problemi, ma è evidente che l’ha già fatto a suo tempo e sapeva già. Non fa smorfie, non grida, non si tiene come un forsennato.
Quelle sono tutte cose che faccio io, mentre il cuore mi salta in gola, e rettifico fra me e me il momento in cui ho dichiarato che non mi facevano paura.
Forse un po’ paura me la fanno.
Mentre dondola in avanti ed in dietro dandomi la sensazione terrificante che mi disarcioni, mi vedo spiaccicato per terra e lo stomaco mi si rivolta. Per poco vomito e non lo faccio solo perché grido.
Ebbene sì.
Grido.
Non che lo volessi fare, speravo di evitarlo, ma dalla mia faccia spontaneamente contratta in una smorfia che è un misto fra il disgusto ed il terrore, esce pure un grido che cessa solo quando il dromedario si alza bello dritto e tutto si ferma. Per un momento.
Quello che serve alle guide che ci tirano per partire.
I dromedari legati con le corde a quelli davanti delle due guide che si muovono, seguono i loro muovendosi insieme ed escono presto dalla grande fattoria.
Lo stomaco torna a contrarsi in una morsa mentre dondolo in cima a questa montagna traballante, e ad ogni passo ho la certezza che cadrò e mi sfracellerò al suolo, ma sembra che Max sia troppo divertito per rendersi conto del pericolo che corriamo e preferisce riprendermi.
Ehi aspetta!
Mi ha ripreso.
MI HA RIPRESO!
Ha ripreso le mie scenate isteriche patetiche.
Bella prova, Charles! Adesso che hai completamente perso la faccia col tuo ragazzo, ti ricatterà. Ti piace così?
Perché diavolo non potevi ammettere che avevi paura ed evitare di ‘gareggiare’ ancora con lui?
Il mio cervello non ha capito un cazzo se non che lui non aveva paura ed io sì e sono andato in modalità automatica.
Adesso la pago.
Non riesco a ricambiare, né a fargli mezza foto. Stringo convulsamente le corde come anche le gambe che penso stasera mi bruceranno dal dolore.
- Stasera trombi da solo, mi faranno malissimo le gambe da quanto le stringo per la paura!
- Allora lo ammetti che hai paura?
- Non si nota, brutto idiota?
- Bastava ammetterlo prima!
- Bastava che stessi zitto!
Ma Max ride di gusto e la sua risata ha una strana funzione che scopro solo ora.
Mi rilassa.
Cioè intendo sul serio. Di solito mi piace vederlo ridere e mi contagia, ma adesso che sono terrorizzato e teso come non mai, mi sento assurdamente rilassare fisicamente. Sia i muscoli che le mie mani.
Lo guardo ridere e divertirsi mentre osserva il paesaggio sentendosi il re del mondo per l’altezza che ha da qua sopra, e gli piace. Gli piace enormemente, si vede che gli piace. Il suo viso è colorato di un rosso vivo per il sole caldo, ma anche per l’eccitazione.
Non so come fa a piacergli tutto questo, ma a me l’unica cosa che piace è lui. Lui in generale e lui in particolare che si diverte tanto, che si meraviglia di qualcosa che vede lontano in questa distesa infinita di deserto.
- Come va? - mi fa dopo un po’ che non mi sente più gridare e minacciare a destra e sinistra. Quando me lo chiede mi rendo conto che sto realmente meglio e lo guardo sorpreso piegando le labbra all’ingiù.
- Meglio...
Lui fa un altro sorriso più dolce e contento.
- Lo rifaremo? - chiede speranzoso.
- Nemmeno morto. - con questa mia risposta immediata e secca lui ride di nuovo ed io scuoto la testa alzando gli occhi al cielo. Mi ha in pugno e forse se ne è appena reso conto. Prima non so se lo sapeva, adesso sì.
Altro che io che guido e gestisco la nostra relazione e decido tutto. Lo faccio perché è lui che me lo fa fare, altrimenti sarebbe la solita guerra. Ma finché vuole che io lo faccia, allora lo farò perché significa che è questo ciò di cui ha bisogno ed io non voglio altro che prendermi cura di lui.
Ci sarò sempre nel modo in cui tu vuoi e che ti serve.
Ed anche se sto odiando questa esperienza con tutto me stesso, non la dimenticherò mai perché era quella che volevi fare tu e che forse ti è piaciuta più di ogni altra.
Ma troverò altre cose che ti piacciono e che nascondi per abitudine. Troverò tutto ciò che non vuoi far vedere e lo tirerò fuori. Ci penserò io a te, Maxie. Vedrai.”
NOTE: Io non sono mai stata su un dromedario, ma mi sono un po' informata sia su quella fattoria che su come si montano quelle bestie e così ho immaginato un Charles isterico stile serpente al collo o inseguito dalla scimmia. Mentre Max me lo immagino a divertirsi in ogni situazione e a prenderlo in giro.
Adoro la risata di Max non si capisce, vero? Così come l'espressività di Charles, che ad un certo punto della sua vita ci ha regalato così bene.
La loro dinamica di coppia mi fa impazzire, mi sono divertita un sacco a scrivere certe scene.
Di tanto in tanto inserisco cose che riguardano il percorso di Max (come preannunciato qua ci spostiamo più su di lui, ma è una cosa abbastanza graduale). Alla prossima. Baci Akane