NOTE: SCUSATEMI, CHIEDO UMILMENTE PERDONO! Ho sbagliato: il capitolo precedente, ’85. PRIME REALIZZAZIONI PERSONALI’ è in realtà l’86, perché questo, ’CURE E STUDI’ è il vero 85 che andava pubblicato per primo. Scrivendo ho sbagliato la numerazione e non mi sono accorta del casino fatto. A volte mi capita di sbagliare la numerazione con i capitoli lunghi e si vede che ero stanca quando ho corretto il capitolo precedente e non mi sono resa conto che mancava la parte prima. Ormai lo pubblico così, poi col prossimo li scambio e li metto nell’ordine giusto, riprendendo ovviamente la pubblicazione regolare. 
Ho letto ‘Cure e studi’ cercando di capire se fosse essenziale inserirlo comunque, ma in realtà lo trovo molto carino (oltre che in ogni caso ci sono dei riferimenti che danno un senso migliore a ‘Prime realizzazioni personali’), perciò ho deciso di metterlo comunque. 
SCUSATEMI DI NUOVO!
Buona lettura. Baci Akane

85. CURE E STUDI

lestappen

/Charles/

“Profumo.
La cosa più importante in questo momento, è questo profumo. 
La seconda è l’acqua calda che ci avvolge dolcemente, la terza è lui che mi fa da cuscino facendomi stare particolarmente comodo in questa vasca di tutto rispetto ma di medie dimensioni. Diciamo che per due è giusta giusta, ma non ci puoi fare granché dentro. 
Max aveva ventilato l’idea di una doccia insieme, ma io ho preferito stare in ammollo nell’acqua e nel bagno schiuma che ad un certo punto ci ha quasi divorato da tanto che era. 
L’idea di fare sesso in vasca è una cosa più da film che da realtà. O meglio va bene ma devi essere in una vasca enorme da SPA e bisogna essere sufficientemente atletici per riuscirci. Si può fare tutto nella vita, ma non quando nella mia testa la priorità è levarmi questa puzza di dosso. 
Ho dichiarato che sarei rimasto qua dentro finché la mia pelle non si sarebbe impregnata di profumo invece che di dromedario, e lui ridendo si è infilato con me mettendosi dietro. 
Il petto di Max è caldo, morbido e comodo; mi avvolge con le sue braccia da dietro con una dolcezza incredibile. La mia nuca si incastra alla perfezione nell’incavo del suo collo ed ogni tanto posa un bacio sulla mia tempia o sulla mia fronte. 
Mi carezza sott’acqua senza scopi sessuali, apprezzando il semplice benessere che scaturisce dal bagno insieme e, soprattutto, uno dall’altro. 
Il semplice stare insieme in questo modo è splendido, ma la nostra pelle a diretto contatto è beatitudine pura. 
Finalmente non ho più quella puzza insopportabile nelle narici. 
Stavo per vomitare, anche se in realtà non era così eccessivo. Sono io che sono fissato con certe cose. Alla fine il giro coi dromedari è stato carino, ma più perché a Max è piaciuto.
Sono proprio fottuto. 
Era come se il freno con cui guidavo non mi permettesse di sfrecciare a piacimento, appena l’ho levato eccomi lanciato a tutta velocità curva dopo curva. 
Max è intossicante, più lo vivo senza freni e liberamente, e più non riesco a farne a meno e ne sono assuefatto. So che questo non è niente rispetto a ciò che sarà, perché anche se ci conosciamo da una vita e ci corteggiamo dalla metà di essa, alla fine essere una coppia è diverso, scopri e vedi lati che prima non avevi nemmeno vagamente intravisto.
Le foto che ho fatto scorrono davanti a noi, il telefono fra le mie mani rigorosamente asciutte e fuori dall’acqua sta in alto davanti ai nostri visi, ed insieme vediamo le foto di tutta la vacanza che ormai sta volgendo al termine. Ho già fatto il lavoro di cernita perciò quel che vediamo sono tutte foto ritenute belle e valide, naturalmente fra queste ci sono anche quelle che ho fatto a lui senza farmi notare. Di queste poche sono realmente ben fatte, tranne alcune che sono venute bene e di cui ne sono orgoglioso. Lui guarda e commenta queste ultime con poco interesse, è totalmente incapace di mentire e mascherare ciò che pensa o prova, non so come fa, io adesso dopo tanto ci riesco solo con lui e pochi altri eletti. Per lui invece è così sempre con chiunque. 
- Non ti piacciono le tue? Alcune sono venute bene... - Max alza le spalle, una delle quali è il mio poggiatesta.
- Mah... - dal tono con cui risponde intuisco il genere d’espressine che ha, anche se non lo vedo da qua. 
Attendo il resto della risposta che mi aspetto e vedendo che non sembra intenzionato a completare il suo ‘mah’, tento di muovere la testa per guardarlo anche se sono messo male e alla fine vedo poco. Per evitare che mi sposti, visto che gli piace chiaramente stare così, si affretta ad aggiungere qualcosa che possa soddisfarmi, anche se conoscendolo non credo che abbia la più pallida idea di cosa dire. 
- Sì, sono belle foto, forse sono venuto bene, ma non mi interessa venire fotografato. So che agli altri fa piacere e mi faccio fotografare e sono contento se quello che viene fuori piace a chi lo fa, ma non è qualcosa che mi interessa realmente. 
- Sono le foto in generale, i selfie o è qualcos’altro? - con lui certe cose sono come un percorso minato. Per rimanere nel nostro paragone con ‘la nostra relazione è una corsa’, forse potrei dire che certi argomenti sono come delle curve difficili da affrontare in modo impeccabile senza uscire dai bordi. 
Però mi ha stupito che è stato sorprendentemente comunicativo ed io penso di essere stato piuttosto abile con la mia risposta. 
Cerco di non trattenere il fiato mentre aspetto la sua per non fargli capire quanto mi interessa, riprendo a scorrere le foto e lui alla fine si decide a dire qualcosa. 
- Boh, un po’ tutto credo. Non so, non ci ho mai pensato. Mi piace più vivere il momento ed incidermelo nella memoria, ricordare l’emozione provata in un determinato momento piuttosto che pensare a far foto. La questione foto non mi ha mai sfiorato il cervello, non ho mai pensato che per ricordare meglio qualcosa me ne servissero. 
Decido di rimanere agganciato a questo argomento senza farmelo sfuggire, cercando come sempre di guidarlo abilmente verso la direzione che voglio fargli prendere. Max resta rilassato sotto di me, lo sento con tutti i muscoli della mia schiena, non posso di certo fraintendere. Il suo respiro è lento e tranquillo. 
- Le foto sono evocative. Puoi ricordare qualcosa benissimo e alla perfezione, ma a volte niente ti catapulta di nuovo in quel momento come una foto, un video, un profumo specifico, un sapore particolare... 
Max ascolta il mio parere sulle foto che non è un modo per convincerlo a farsi fotografare, bensì solo un modo di condividere qualcosa che mi piace e a cui tengo, con cui l’ho ampiamente tartassato in questi meravigliosi tre giorni insieme. 
Non sa che oltre a questo attimo di condivisione c’è anche uno scavare ed uno studiarlo. Devo stare attento a non farlo scappare. 
- Viste così in effetti hanno un altro senso. - ammette infine. Io sorrido felice di avergli fatto capire una parte di me che non riusciva ad afferrare. 
- Però mi sembra che non ti piaccia proprio guardarti in foto o sbaglio? - forse ho esagerato. 
Mi mordo la bocca per essermi fatto prendere troppo la mano, stando con lui mi sto trasformando in lui. È Max quello impulsivo che non pensa mai prima di parlare. 
Per un momento penso ‘ok, ho esagerato, adesso evaderà e se ne andrà’. 
Ma lui, invece, forse proprio perché abbiamo appena avuto un momento di condivisione molto bello al termine di tre giorni dove siamo stati benissimo, mi accontenta ancora una volta e mi stupisce. 
- Probabilmente sì. È un’altra delle cose a cui non ho mai pensato. Quando guardo foto mie non provo niente, penso forse che sono più o meno decenti, quelle dei servizi che mi fanno le trovo anche belle e non mi riconosco nemmeno, ma non... - ci riflette, sospira, alza ancora le spalle. - non so, non capisco perché fotografarmi, capisci? 
L’emozione sale alle stelle mentre poso il telefono sullo sgabellino accanto dove abbiamo appoggiato le nostre cose entrando, ed infilo le mani in acqua alla ricerca delle sue sulla mia pancia. Le trovo, intreccio le dita e lui le tiene a sé.
- Beh, in tanti non hanno quella dei selfie, dipende da quanto uno è narcisista penso. C’è chi lo è tanto e gli piace vedersi di continuo, fotografarsi e quant’altro. A me però piace farti le foto perché mi piace rivederti e rievocare quel momento così bello insieme. A me piace andare in giro con te, perciò ha perfettamente senso farti delle foto! 
Cerco di non puntare troppo i riflettori sulla questione ‘narcisista’ che sarebbe un inizio perfetto per ‘se però uno soffre di scarsa autostima, non si piacerà mai in foto né vorrà farsi fotografare, e se non hai autostima bisogna vedere come mai!’
Vorrei dirgli che è un bel ragazzo, ha una bellezza personale come molti, io forse ce l’ho più classica, ma il concetto di bellezza è bello proprio perché in realtà è personale il più delle volte. O meglio c’è quella oggettiva e classica e quella ‘particolare’. Vorrei fargli un sermone su di lui e su ciò che mi piace, ma penso che finirei per innervosirlo e quindi lascio perdere e mantengo il tutto su un piano ampio. Se vuole può approfondire quel punto, ma conoscendolo non credo lo farà. 
- Adesso che so perché ti piace tanto farmi foto, puoi farmene quante ne vuoi!
Un sorriso vittorioso e spontaneo mi illumina il viso, non so come sia, non ci penso più ormai a com’è il mio sorriso. C’è stato un periodo in cui ne ero ossessionato, perché sapevo di avere un problema e di essere depresso e ne volevo uscire e non capivo come fare, perciò cercavo di capirmi, di vedermi per quel che ero all’esterno. Perché a volte il problema è che non ci percepiamo per ciò che siamo realmente. Ci valutiamo in un modo che non è realistico e quindi il più del lavoro, la terapia migliore che tu puoi fare per te stesso, è cercare di capirti meglio, conoscerti e guardarti con obiettività. 
Però adesso non ne sono più ossessionato. Adesso non cerco più di capire come sono, cosa faccio e come sto realmente, perché so che sto bene. Mi ci sento. 
Sorrido spontaneo e mi contorco tutto contro di lui per guardarlo, anche se da questa posizione non riesco a farlo bene; lo afferro sulla nuca e a momenti gli stacco la testa per riuscire a baciarlo, e lui, lamentandosi della mia scarsa delicatezza, lascia che le nostre labbra si trovino tutte storte. È comunque un bacio anche se spastico e questo mi rende felice, così come mi rende felice lui e fargli foto. 
Max mi avvolge con le braccia intorno al torace e mi stringe a sé grato e rilassato. Grato di questo momento intimo fra noi che fa sicuramente molto più di qualsiasi visita e cosa bella fatta insieme. 
Credo che se fosse dipeso da lui, saremmo stati tutto il tempo in camera a coccolarci, magari avremmo giocato a qualche stupido gioco e forse mangiato giusto per non morire. È più semplice e sentimentale fra noi, anche se a guardarlo superficialmente non credo lo sembri. 
- Sta diventando fredda... - mormora poi dopo che gli restituisco la bocca e la testa, evidenziando una sconveniente verità. Chiaramente parla dell’acqua dove siamo immersi penso da oltre un’ora. Me ne rendo conto non solo dall’acqua freddina, ma anche da come la schiuma esagerata di prima è praticamente svanita.
Mio malgrado non ho la minima intenzione di muovermi ed uscire, sto troppo bene qua con lui, perciò in risposta mi sistemo meglio contro di lui e muovendo solo le dita dei piedi afferro lo stantuffo del tappo sul rubinetto, lo spingo ed in questo modo si apre la chiusura della vasca che fa andare via l’acqua. 
- Oh? È stato così facile? - fa Max stupito del fatto che dopo un’ora immersi qua senza la minima intenzione di muoverci, io accondiscenda così facilmente ad uscire. Ma non piego nemmeno la bocca in un sorrisino, mi spingo meglio contro di lui che si afferra ai bordi della vasca con l’insano scopo di issarsi ed uscire, metto le mani sulle sue proprio per ancorarlo qua, e apro sempre col piede il rubinetto dell’acqua che è rimasto nella gradazione giusta usata per riempire la vasca prima. 
La risata roca di Max riempie la stanza amalgamandosi al rumore dell’acqua che scende dal rubinetto e che esce contemporaneamente dallo scarico. Quando valuto che il livello è sufficientemente calato, torno a chiudere il tappo sempre con le dita dello stesso piede, sempre senza muovermi da sopra di lui. 
- Ah così? Ne facciamo semplicemente un’altro? Quanto rimarremo qua? 
- Te l’ho detto, finché la puzza di quelle bestie non se ne va dalla nostra pelle. Non posso baciarti il collo e confonderti con un dromedario! 
Sono piuttosto convinto e pignolo su questo, anzi, sono proprio un generale. Su questo dettaglio dell’odore non discuto, si fa così. Anche se in questo caso, so che la puzza di animale è andata via ed è solo una scusa per rimanere qua con lui perché mi piace tanto.
Max continua a ridere e scuote la testa prendendo la boccetta del bagnoschiuma che si spreme sulle mani e se le passa sul collo facendomi spostare la testa per farlo meglio anche sulle spalle e sulle parti del corpo che rimangono fuori dall’acqua. Costretto a spostarmi, lo guardo seccato e quando vedo cosa fa, rido anche io e prendo le sue mani ancora con la schiuma per passarmele sul collo; Max acconsente a massaggiarmi, più che lavarmi, ed io mi muovo ancora contro di lui per arrivare meglio di prima alla sua bocca, di cui prendo di nuovo prepotentemente possesso. Non è difficile, mi viene subito incontro continuando a carezzarmi il collo, le spalle e le braccia. 
Al silenzio rinnovato, immersi di nuovo in questa splendida e piacevole acqua calda, sempre rigorosamente profumata, le nostre lingue giocano un po’ finché la posizione non proprio comodissima per pomiciare inizia a farmi contemplare l’idea di uscire da qui. 
Prima la mia priorità era togliere la puzza, adesso è scoparlo, credo. Lo posso dedurre dal mio inguine che inizia a scaldarsi e non solo per l’acqua. 
La consueta sensazione d’eccitazione mi inebria mentre cerco di strofinarmi contro di lui, ma nonostante la vasca abbastanza comoda, non lo è per permetterci certe manovre di coppia, così sbuffando mi arrendo e mi alzo in piedi veloce. 
Max stupito del gesto che non si immaginava arrivasse ora, mi guarda dal basso rimanendo ancora seduto dentro l’acqua. 
- Beh? - fa fingendo di non capire. 
Rimango coi piedi dentro, fra le sue gambe aperte dove prima stava il mio culo appiccicato al suo bacino che non era propriamente moscio, proprio come non lo è ora il mio giocattolo che tira e pulsa sempre più vigoroso. 
- Beh, non è questo che volevi? Adesso che mi hai innescato prenditi le tue responsabilità! - comunico come se lui non avesse voce in capitolo. Il solito prepotente.  
- Ma ormai abbiamo rimesso l’acqua calda, io rimango ancora un po’, odio gli sprechi... 
Con questo si risistema meglio scivolando ancora un po’ più giù, la nuca all’indietro sul poggiatesta imbottito, gli occhi chiusi e l’acqua che lo coccola fin sotto al mento. 
Lo fisso rimanendo dentro in piedi davanti a lui, incredulo che osi davvero non darsi una mossa per uscire da qui e trombare. 
Va bene, tanto so che lo fa apposta a provocarmi perché gli piace come reagisco. 
Senza rifletterci molto mi appoggio con una mano alla parete, mentre col piede struscio sul suo cazzo che reagisce facilmente facendomi capire che ovviamente lo vuole eccome. 
La sua bocca si piega in un mezzo sorriso malizioso e soddisfatto, ma non apre gli occhi e finge di rilassarsi per il bagno. 
- Ma quindi sei proprio una scimmia, con quei piedi fai qualsiasi cosa... 
I famosi piedi prensili delle scimmie. Non mi offendo, sebbene pure quelle sicuramente non profumino di lillà. Basta che non mi chieda di andare in uno zoo e tutto andrà bene. 
Mi mordo il labbro impegnandomi per masturbarlo con la pianta del piede e le dita, cosa non propriamente facile perché se si tratta di strofinare e schiacciare è un conto, ma qua sto cercando di fare un lavoro serio per convincerlo ad ottenere il resto, e se non si eccita per bene non funziona. 
Max si morde la bocca e sospira di piacere, mentre il suo cazzo che si indurisce sempre più. Le sue braccia sempre larghe sul bordo della vasca, la testa all’indietro alla mia totale mercede, gli occhi meravigliosamente chiusi. Se fossimo più comodi ti infilerei il mio cazzo in bocca, ma in una dannatissima vasca non è realmente fattibile perché rischi di scivolare appena fai una mossa strana. Perciò quando sento che sta per sparare il piacere, mi interrompo sul più bello ed esco prendendo uno degli asciugamani grandi forniti con la suite. 
Non mi ci avvolgo e nemmeno mi asciugo. Conto mentalmente mentre mi avvio nudo alla nostra camera. 
Uno, due, tre... al quarto secondo Max mi insulta in olandese e si alza con una grazia che lo fa sembrare un bufalo, per rimanere in tema di animali. 
Non mi giro a guardare, avanzo verso il letto con un sorrisino vittorioso e soddisfatto per poi sentirlo arrivarmi da dietro,; le sue mani scivolano sotto le mie braccia e mi afferrano i capezzoli che pizzica facendomi squittire di sorpresa e dolore, la sua bocca raggiunge contemporaneamente la mia spalla e morde facendomi gridare ancora di più. Mentre lo fa mi spinge verso il letto dove getto l’asciugamano prima di finirci io con lui sopra pregni d’acqua che intanto abbiamo gocciolato ovunque nel pavimento. 
La mia risata si perde in un miscuglio di gemiti e lamenti, ma non mi dimeno, lascio che faccia ciò che gli pare, curioso di vedere fin dove l'ho spinto questa volta. 
- Sei un piccolo principe viziato meravigliosamente sexy! Vuoi sempre tutto ciò che ti pare, qualsiasi capriccio è un ordine, eh? 
Mi limito a ridere e a commentare: - Mm, l’hai capito finalmente... eppure ci conosciamo da un po’! 
Max ride a sua volta e mordicchia ancora, succhiando di tanto in tanto mentre si sposta sul mio corpo morbido, bagnato e profumato. 
Non mi offendo perché è vero, e comunque mentre mi descrive così bene, scende con la bocca sulla schiena raggiungendo fra un morso ed una leccata le mie natiche. Lì affonda i denti ed io con un gridolino gliene do di più piegando una gamba di lato. La curva sensuale del mio corpo gli dà alla testa, sento le sue dita sostituirsi alla lingua in mezzo alla mia fessura, entra nel mio buco che aspetta solo lui, curioso di vedere se adesso farà l’attivo. 
Normalmente sarebbe lotta per la posizione, però voglio vedere l’evoluzione di Max. 
So che quando vorrà trombarmi lui significa che starà emotivamente meglio, che il suo percorso personale, intimo e complesso, sarà ad un buon punto; perciò lascio che faccia ciò che vuole per capire il mio ragazzo nella parte più intima e profonda di sé, là dove voglio arrivare io. 
Le sue dita entrano ed escono aiutate dalla saliva ed è un piacere fottutamente intenso. Mi contorco e mi inarco sotto di lui chiudendo gli occhi, mentre ormai spero solo che mi scopi davvero. A questo punto non può certo pensare di fermarsi, lo ucciderei se lo facesse. 
Ma proprio mentre spero che si alzi e me lo metta dentro, proprio mentre la mia bocca sta per cedere e glielo sta per chiedere, Max si stacca dal mio culo e si sposta di lato, una volta lì si mette a carponi e sussurra con la sua voce dannatamente roca e graffiante che mi fa impazzire: - Scopami subito...
E niente, ci vuole poco. Figurati se non lo faccio. 
Giro la testa e lo vedo in quella posizione che si succhia il bicipite sempre più ben allenato, l’aria bisognosa di avere il mio cazzo dentro; non serve lo dica, non serve che mi istighi con qualche frase sporca. Mi basta guardare i suoi occhi imploranti e l’espressione al limite, mi basta vedere la posizione che ha assunto, le gambe piegate sotto di sé, le braccia piegate, il viso schiacciato sul letto, il culo che aspetta solo me. 
Vorrei dire qualcosa, vorrei riprendere il controllo e decidere io. Vorrei dirgli ‘dai fallo tu oggi’, ma non sarebbe spontaneo ed è vero che in generale preferisco stare io sopra. Preferisco comandare. Scopare. 
Ma una piccola parte di me lo ricorda che è un discorso solo rimandato. C’eravamo quasi, sta meglio. Sta via via sempre meglio, ma lui non lo sa. Non sa niente di ciò che vive e che ha dentro. Non sa proprio niente, perciò devo solo avere la stessa infinita pazienza che ha avuto lui con me mentre stavo male io, e lasciare che migliori, che la mia cura abbia effetto e che stia meglio. Meglio al punto da volermi fottere lui, se gli va. 
Questa volta lo farò io, come le altre. 
Mi prenderò io cura di lui, con decisione, voglia, desiderio ed un pizzico di dolcezza. Quella che gli basterà per abituarsi e permettermi di muovermi. 
Le sue natiche mi accolgono volentieri, si tende e mentre lo carezzo e lo bacio, lascio che si rilassi; appena lo fa inizio a muovermi in lui finché piano piano mi viene incontro. 
Il Max bisognoso di calore e di essere desiderato da impazzire, è qua sotto di me ed ora mentre lo scopo sta meglio. È sereno, geme, mi viene incontro con le spinte e si lascia andare al piacere che invade ogni particella di noi. 
Il Max che vuole essere guidato arriva con me all’orgasmo che non ci mette molto a scoppiare, visto quanto ci eravamo stuzzicati prima. 
Viene prima lui sull’asciugamano sotto di noi con un lungo gemito liberatorio, lo sento allungarsi ed inarcarsi e vedo sotto le mie mani i muscoli della sua schiena tendersi fino allo spasmo per poi lentamente rilasciare ogni cosa. A questo punto mi raddrizzo e prendo più intensità e velocità; lo vedo totalmente abbandonato davanti a me che mi permette qualsiasi cosa col suo corpo e questo pensiero è il colpo di grazia. 
Vengo dentro di lui roteando gli occhi e gettando la testa all’indietro, col mio corpo che freme dal piacere. 
Libererò quel piccolo leone ingabbiato dal tuo carceriere domatore di bestie. Lascerò che quel leone esca e si scateni facendo tutto ciò che vuole, non solo perché te lo devo con tutto quel che hai fatto per me, ma perché ciò che provo per te è così profondo che non posso pensare che tu stia ancora male dentro di te, male al punto da non rendertene nemmeno conto. 
Sei libero di fare tutto ciò che vuoi, Maxie. Nessuno ti costringerà mai a fare ciò che non vuoi o che qualcun altro ti ordina. Nessuno. Nel frattempo, mi prenderò io cura di te nel modo in cui avrai bisogno.”

/Max/

“Semplicemente avevo bisogno di sentirlo dentro. 
È stato un bisogno distinto, netto ed impellente, come quando devi correre al bagno. Io avevo bisogno di avere Charles dentro di me. 
Pensavo di prenderlo io, so che un giorno lo farò, lo voglio fare praticamente sempre, ma era così sottomesso a me in quel momento che ho capito che mi stava testando, o meglio mi stava studiando per capire qualcosa. 
Non è comunque stato per quello, è stato solo un lampo. 
Ho capito che voleva vedere se l’avrei fatto ed ero convinto di volerlo, ma è come se una parte intima di me avesse capito che se voleva vedere se l’avrei fatto, c’era un motivo e quel motivo è che io non sono realmente pronto per prendere il comando. 
Appena mi entra dentro mi sconnetto, ogni particella di me va a fuoco, il mio corpo diventa mollo e gelatinoso ed io sono così in estasi, sta così bene. Sono al mio posto. Sto bene. 
Charles si prende cura di me, è tutto ciò che volevo. 
Essere importante per lui da prendermi ed essere fatto suo, essere desiderato così tanto. È una dipendenza mentale. Non riesco a rinunciare a questa sensazione. 
Di lui che mi vuole da matti al punto da entrarmi dentro, farmi venire prima di lui. 
Sono suo, voglio essere suo, voglio farlo impazzire ed essere la sua unica proprietà privata. 
Io ora sto bene così, ho bisogno di questo. Non c’è altro dietro, anche se so che lui sta cercando di capire qualcosa di me, qualcosa che non credo esiste realmente. 
Eppure... e se avesse ragione? 

Il suo cuore batte impazzito sotto il mio orecchio, mentre mi fa da cuscino. La sua mano mi carezza dolcemente la nuca bagnata, ormai si stanno asciugando ma i  capelli sono ancora umidi e spettinati. Immagino i suoi. Se li bagnerà di nuovo di sicuro per averli come dice lui. 
L’idea di com’è realmente Charles mi fa sorridere e percependolo—così come percepisce qualsiasi cosa insignificante di me perché semplicemente ci fa caso e ci sta attento, come io fossi importante sopra ogni cosa—mi chiede cosa io abbia. 
- Stavo pensando che non ti immaginavo così puntiglioso. Sei maniaco su un sacco di cose! 
Charles fa una risatina. 
- Non sai ancora tante cose di me. Scoprirai i miei lati peggiori! 
A questa sparata mi alzo sul gomito per guardarlo divertito e acceso. 
- Peggiori di quelli che già mi hai mostrato? Vuoi dire che c’è anche di peggio? 
Charles ride in modo eccessivo di proposito e poi torna a guardarmi comodo sotto di me. L’asciugamano usato per evitare di bagnare e sporcare il letto è stato tolto e buttato a terra, noi siamo ancora nudi e non so se profumiamo ancora di quel bagno infinito o se puzziamo di sesso. Forse è una via di mezzo, ma se mi propone un’altro bagno questa volta se lo fa da solo! 
I suoi occhi verdi tornano a posarsi sui miei e non ride più. 
- Scoprirai ancora tante cose di me... 
Mi allungo arrivando alle sue labbra che bacio sentendomi al settimo cielo all’idea di scoprire ancora tante cose di lui e così a fondo. È come un privilegio, in quanti lo conoscono così bene, chiuso com’è sempre stato con tutti? 
Pierre forse? Ma supererò anche il suo livello di conoscenza. Arriverò a conoscerlo così tanto e così bene che nemmeno lui, sua madre, suo fratello e Joris lo conosceranno come me.”


NOTE: mi piace usare ogni dettaglio per portare avanti il percorso di Max (così come ho fatto nelle parti precedenti con Charles). Charles studia Max attraverso ogni singola cosa che fanno, dalle attività quotidiane normali come le foto e le sue reazioni ad esse, al sesso e al modo in cui lo fanno. Ci sono le persone così attente al partner e agli altri, io ne conosco alcuni (io stessa per la verità lo sono), e mi è sempre piaciuta l’idea che Charles lo fosse con Max. Così attento ad ogni particolare, da risultare quasi un telepatico (che poi sarebbe un mentalista, no?). 
Ora il contenuto del capitolo successivo (che avete già letto) ha molto più senso naturalmente, sia quello che riguarda le foto di Max, che la battuta sui difetti di Charles. 
Scusate ancora del disguido, il prossimo capitolo sarà l’87, il vero seguito del precedente pubblicato (che sarebbe quindi in realtà l’86 in quanto questo è effettivamente l’85.) 
Alla prossima. Baci Akane