86. PRIME REALIZZAZIONI PERSONALI

lestappen

/Max/

“Quando ho pensato che non vedevo l’ora di vedere tutti i suoi lati peggiori ne ero davvero convinto, ma non sapevo realmente cosa dicevo. Specie perché penso che una delle cose a cui si riferisce è questa... 
Io ormai sono pronto da almeno quindici minuiti se non più e sto dando fondo a tutti i livelli di questo stupido giochino sul cellulare che faccio quando devo passare il tempo e non ho altro da fare. 
Ma lui non sembra minimamente vicino alla fine della sua preparazione visto che si prova ancora i vestiti come un ossesso. 
- Charles, dobbiamo andare solo a cena, siamo noi due e per di più useremo dei cappellini e degli occhiali finti per evitare di essere riconosciuti... 
Non che questo sia un deterrente. 
- Lo so bene che useremo il cappellino, perché senza sarei ancor più indietro di ora... 
Inarco le sopracciglia e lo fisso stupito. Più in alto mare di ora? 
- Charles ti sei cambiato tre volte e sei stato tre ore a guardarti ognuna di queste. Esattamente qual è il tuo concetto di ‘essere indietro’? Potresti esserlo ancora di più di ora? No, perché adesso non mi sembri pronto... 
Charles mi ignora completamente e proprio quando sembra convinto dell’abbigliamento ed io trattengo il fiato speranzoso, sbuffa, scuote la testa e si cambia la maglietta. 
A questo alzo gli occhi al cielo, sbuffo a mia volta e mi getto giù sul letto dove prima abbiamo scopato. 
- Se questo è uno dei tuoi lati peggiori di cui parlavi fanculo, non serve che me li fai vedere proprio tutti! 
Charles nemmeno si spreca a ridere. 
- Oh, ti abituerai, baby... - e con questo capisco che non intende velocizzarsi e che il mio essere stufo marcio non lo tocca minimamente. 
Stronzo tu ed il tuo ‘baby’! 
Mi annulli tutte le volte che mi chiami così; adoro quando lo fai, ma non te lo dirò mai!
- Ho fame! - replico invece appoggiando la testa sulla mano e piegando il gomito. 
- Sì, anche io, ma devo trovare l’outfit giusto considerando che non voglio essere riconosciuto, perciò non devo essere troppo appariscente, ma non voglio nemmeno essere un cesso ambulante! Serve equilibrio! 
- Te lo do io l’equilibrio! Se non vuoi essere troppo appariscente mettiti un sacchetto in testa! Se ti notano è perché sei troppo gnocco e sei straniero! 
Charles sta per ribattere, ma poi si ferma realizzando che ho ragione, piega la testa di lato e fa il broncio. 
- Ugualmente quello che indosso deve starmi bene! 
- Ti sta bene anche un sacco dell’immondizia! Andiamo a mangiare! 
Continuo a brontolare finché non mi coinvolge sulla scelta finale e so bene che la risposta è davvero una trappola, perché se dico qualcosa che non va—e cioè qualcosa che va contro la sua idea attuale—finirà che torna a cambiarsi; perciò pregando tutti i santi del paradiso scelgo una maglietta e, dopo che l’ho indicata, trattengo il fiato con ansia e terrore finché lui se la guarda ancora un po’ per poi annuire e piegare il capo. 
- Sì, anche io preferivo questa in effetti, ma non ero sicuro, sai a volte non sono obiettivo con me stesso! 
In realtà non finisco di sentire tutta la sua frase, perché sono già fuori dalla stanza mentre parla. Alla faccia dei lati peggiori! 
Se fa così ogni volta che usciremo insieme lo strozzo!


Le foto nella cartella nascosta nel mio telefono scorrono a seconda di come procede il mio pollice sul display, e questo si muove un po’ come un automa. 
Solo dopo un po’ che eseguo questa pigra ed insieme malinconica attività rievocativa, mi rendo conto che vado veloce sulle foto dove lui non c’è. Per sicurezza le ho messe tutte nell’album nascosto, ma in realtà ho fatto più foto a lui che a quel che abbiamo visitato, di cui mi interessava relativamente. 
Adesso che la vacanza è finita e che ho questo noioso momento d’attesa dove non ho un cazzo da fare, stranamente, invece che giocare come faccio di solito ai sim o a qualcos’altro che rappresenta il mio passatempo preferito—i videogiochi in generale—mi è venuta voglia di rivedere le foto che ho fatto qua con lui. 
Andarcene da là è stato brutto, una vera merda, ma è stato più facile andando comunque nello stesso hotel per la stessa attività lavorativa. 
Adesso ricomincia la stagione di F1 e quindi vuoi o no lo vedrò più facilmente e regolarmente, potremo riorganizzare brevi vacanze simili a questa altre volte, sempre che Kelly non mi costringa a fare il suo fidanzato com’è giusto supporre faccia. 
Non ci penso in anticipo, non lo faccio mai, ma quando sono entrato nella mia nuova camera d’albergo per i 4 giorni soliti di gara, ed ero solo senza di lui che brontolava per qualcosa che a suo parere non andava bene, o senza sciorinarmi il suo programma dettagliato e preciso della giornata, mi sono sentito orfano di qualcosa, privo di una parte essenziale che ha fatto parte di me in questi 3 giorni appena trascorsi. È strano, sembra che sia così da sempre, ma invece se ci rifletto è stato così solo per poco eppure mi sono abituato così in fretta e così bene che sembra una vita. 
Una piccola convivenza, la prima fra di noi, eppure appena è finita mi è mancato. 
Lui, la sua spiegazione su tutto ciò che avremmo fatto, quanto tempo avremmo avuto per determinate cose, tutto il tempo perso per prepararsi a provare e riprovare vestiti trecento volte all’ultimo momento, i suoi ordini, le sue lamentele e le sue foto costanti a tutto, noi soprattutto. 
Quella fissa delle foto insieme. 
Me le ha mandate tutte, così come mi ha mandato quelle che ha fatto a me ed io ho archiviato tutto nell’album ‘noi’.
È così stucchevole chiamarlo così, eppure quando dovevo scriverci un titolo non sapevo che altro mettere. Mi sembrava che solo quello fosse logico e forse lo era, ma mi sono sentito un idiota. Un idiota che ora quando legge quel ‘noi’ sente un tuffo allo stomaco. 
Quei tre giorni mi mancano, e forse mi manca lui anche se mi basta scrivergli e ci vediamo subito. Non so cosa sia, forse perché è stata la prima insieme, o forse perché là eravamo solo Charlie e Maxie, non eravamo Leclerc e Verstappen della F1. Eravamo due ragazzi che stanno insieme, una coppia gay normalissima. 
Quella normalità mi è piaciuta, forse è quello che mi manca. Adesso sono di nuovo quello speciale per il mondo intero, ma mi manca il modo in cui mi sento quando sto con lui. Normale e me stesso, eppure al tempo stesso speciale per lui. 
Le foto che mi ha fatto mi scorrono e mi fanno sorridere, mi soffermo a guardarmi cercando di capire cosa possa aver trovato in questi scatti di così entusiasmante da saltare quando li faceva. Non lo capisco, non vedo niente di che in me; la foto in sé magari è bella, ma tutto quell’entusiasmo non lo capisco. 
Le foto che ho fatto io a lui riempiono gran parte della mia galleria e mi fanno sorridere intenerito. È fotogenico, viene sempre bene, ma è merito suo. 
Non glielo dirò mai o si monta troppo la testa. 
Pensandoci, mi torna in mente il suo discorso sul narcisismo. Chi si piace tende a farsi foto o a voler farsi fotografare. Sì, credo sia vero, io non lo sono. Non mi piaccio, ma non è un mistero. Non ci trovo niente di particolare in me. 
Ho avuto tante donne perché ero un pilota di F1, altrimenti non avrei avuto nessuno. Prima di salire alla ribalta nessuno mi cagava. Oltretutto sono sempre stato riempito di insulti da mio padre, non mi ha mai fatto un complimento per nessuna ragione e alla fine tenevo più in considerazione ciò che diceva lui che mia madre, che invece cercava di controbilanciare, ma non vivendo con lei era difficile riuscirci.
Charles è diverso, lui si è preso per un tipo con cui bisticciava di continuo e che lo provocava, sapevo di saperci fare e lo stuzzicavo capendo che ci poteva essere del terreno fertile fra noi, sebbene poi le numerose porte in faccia abbiano sotterrato meglio il mio ego convincendomi che comunque è vero che non sono niente di speciale. 
Non credo che sia un discorso costruttivo da fare. So che non mi piaccio e che non voglio essere fotografato per quello. Non c’è molto da dire. È così e basta. 
Vado oltre e quando arrivo alle foto che ci siamo fatti insieme, un tuffo allo stomaco mi colpisce mentre un’ondata di calore mi fa salire un bruciore assurdo agli occhi. Sospiro e guardo a lungo la foto di noi due davanti all’acquario; per un momento è come essere di nuovo là abbracciati insieme col rumore dell’acqua di alcune vasche aperte coi filtri che le puliscono e l’odore caratteristico che emanano. La sua mano stretta intorno alla mia vita, il suo profumo che si distingue su qualunque altro, così perfetto, non troppo dolce ma nemmeno troppo aspro e duro. Un profumo alla Charles, accurato come ogni altro suo dettaglio. La sua vita sottile ma non esile sotto la mia mano e noi così felici di essere in un posto insieme. 
È una stronzata, è solo una stupida foto insieme in un posto di cui nemmeno mi importava molto, ma adesso mi manca e mi piacerebbe essere di nuovo lì, così come mi manca il fortino, l’Albero della Vita ed i cammelli. O dromedari, per carità. 
Sorrido ripensandoci e guardo in alto, rotolando nel letto seccato per quest’emozione che per un momento ha preso il sopravvento. 
Mi torna in mente il suo discorso sulle foto evocative. Ha ragione. È come essere là di nuovo e quando il ‘là’ era così bello non per quel che hai visto ma per come stavi in quel momento, è come tornarci e sentire le stesse cose. 
È quasi come essere di nuovo là con lui.
Così sospiro di nuovo, mi giro a pancia in giù sul letto ed appoggio i gomiti tornando al telefono e alle foto; con un sorriso ebete cerco le altre dove eravamo insieme, ed anche se ci sono pure io non mi disturba più vedermi ritratto. Perché erano momenti in cui ero felice e dalla mia faccia ebete si capisce che lo ero. Felice come non mai. Come spero di essere di nuovo e a lungo. 
Questa cosa delle foto, in effetti—gliene devo dare atto—non è per niente una stronzata. 
Proprio mentre ho il telefono in mano, mi vibra per un messaggio; lo apro subito senza leggere di chi si tratta convinto che debba essere Charles solo perché stavo pensando a lui. Magari il ragazzo è telepatico!
Rimango invece deluso leggendo che è mio padre e appena lo scopro, lo stomaco si chiude in una morsa secca, il fastidio sale spontaneo. Non so, mi ero illuso che vincendo il mondiale dovesse andare meglio, che mi fossi liberato, invece è sempre tutto uguale. Mi sta ancora addosso come la mosca sulla merda. 
‘Ti voglio carico! È questo l’anno che conta di più, non quello del primo mondiale, ma quello successivo! Se quest’anno farai cagare dopo il modo in cui hai vinto quello, sarai finito!’
Uno scoppio ilare mi prende improvviso ed inaspettato, vedendo quanto è lungo il messaggio che si è pure preoccupato di scrivere per intero. Sapeva che se mi faceva un audio al 99 % non lo sentivo e lui vuole che io sappia cosa mi dice. 
Strano che non mi ha chiamato. 
Grazie papà per ricordarmi che in un modo o nell’altro faccio comunque cagare e che la mia sarà sempre una lotta non per dimostrare che sono il più forte, ma solo per far vedere che non sono un perdente. 
La differenza è sottile ma sostanziale. 
L’umore sta per avere un tracollo non da poco, ma appena me ne rendo conto, appena vedo quel buco nero classico aprirsi sotto di me, apro la cartella che stavo guardando prima e vado sulla prima foto che compare, l’ultima scattata insieme. 
Una mia e di Charles che ha insistito per farci prima di lasciare la camera d’albergo, prima di trasferirci in questo. 
Mi ha fatto ridere perché quando ha voluto scattarla ero quasi uscito ed ha gridato come se avessi dimenticato qualcosa di importante, così mi sono toccato la tasca automaticamente per vedere se avevo il telefono con me. Ovviamente c’era. Mi sono girato e lui era là davanti alla finestra a girarsi con il suo cellulare con la fotocamera interna attivata, il braccio lungo davanti a sé a cercare la luce migliore per fotografarsi. Io ho aspettato alzando gli occhi al cielo maledettamente stufo della sua mania, ma quando ha trovato la posizione giusta, mi ha chiamato con un perentorio ‘ehi’ che mi aspettavo, ma volevo sentire perché in realtà alla fine mi piace essere tanto desiderato per quella sua attività preferita. 
Così appena l’ha fatto non me la sono presa per il modo poco educato di impormi la sua volontà—tanto per cambiare—ma mi sono unito a lui sistemandomi sotto il suo braccio aperto che mi indicava dove mettermi. L’ho fatto ridendo divertito e la foto è venuta bene al primo colpo, avevo un sorriso completo, gli occhi illuminati.
- Volevi mancare l’ultimo selfie? - mi ha chiesto shoccato. 
- Per carità, come avrei osato? - ho risposto schernendolo, e lui ha riso spingendomi via. 
Rivivo con leggerezza e piacere il retroscena di questa ultima foto, e con un sospiro mi sento sorridere alla stessa maniera. 
Ha ragione, ha ragione su una serie sconvolgente di cose e visto che ha ragione su quello, mi chiedo se in realtà non abbia ragione anche sul resto. 
Insiste che c’è qualcosa dietro la mia infanzia che riguarda mio padre, per questo vuole sapere tutto, anche se non so cosa intende con ‘tutto’. Però forse ha ragione. Forse ci sono cose che io non vedo perché sono troppo coinvolto. Non so. 
Dopotutto ha ragione sul fatto che le foto aiutano ad evocare dei bei momenti vissuti, momenti che puoi ricordare per conto tuo, ma che con una foto in effetti rivivi meglio, più attivamente.
Ed è vero che un narcisista ama farsi foto mentre chi non lo è lo detesta. Ma forse non è esatto questo concetto. 
Chi non è narcisista è indifferente alle foto, a me invece dà fastidio. Ma forse non è che mi dà fastidio la foto in sé, quanto guardarmi. 
Visto che gli piace psicanalizzarmi potrei chiedergli che ne pensa, ma credo che centrino i mancati complimenti di mio padre. Sono abituato a sentirmi correggere o dire che dovevo fare meglio. Anche quando sono perfetto, non lo sono mai realmente. 
Sono il peggiore ad auto analizzarmi, ma gli indizi che mi sta lanciando Charles da un po’ di tempo li so leggere, non sono un idiota. 
Così torno al concetto di prima. Se ha ragione su certe cose, forse ce l’ha anche su altre. Dovrei fare a lui questi discorsi invece che averli con me stesso, chiuso in una camera d’albergo da solo in procinto di iniziare ufficialmente una nuova stagione di F1.
Sarebbe contento di sentirli.
Anche se mentre salto giù dal letto con uno scatto di vitalità insolita, mi chiedo perché dovrei volerlo. Perché dovrei voler approfondire e sapere certe cose di me che ignoro? Se le ignoro c’è un motivo. 
Ma prendendo la porta insieme alla chiave magnetica ed infilandomi il telefono in tasca, mi rispondo per l’ennesima volta alla stessa maniera. 
Se Charles insiste su questo punto, forse ha ragione. L’ha avuta su tante cose, magari ce l’ha anche su questo. Che poi non voglio chiedergli nulla, voglio solo dargli corda quando mi butta l’amo. Invece di ignorarlo e scappare dall’altra parte, lo afferrerò e fingerò di abboccarci. Vediamo cosa mi tira fuori. A questo punto sono addirittura curioso. ”

/Charles/

“Di solito, per noi due, iniziare ufficialmente il mondiale era come riprendere la nostra ‘non ancora relazione’:era eccitante anche per il discorso aperto mai consumato con Max. Adesso è diverso. 
Adesso il mondiale inizia, ma lo percepisco come lavoro e divertimento, dal momento che faccio qualcosa che mi piace e mi diverte, tuttavia non ci sono altre implicazioni di mezzo perché adesso sto con Max, finalmente, ed invece di stuzzicarci a vicenda per vedere chi cede per primo, ci impegneremo per avere equilibrio fra l’essere amanti e l’essere rivali. 
È una situazione nuova che mi incuriosisce e mi eccita, però non è come prima. 
Il sentimento è diverso. 
Adesso sono sereno ed in pace, completamente rilassato. Mi sento proprio un altro e non so se lo sono davvero oppure se lo percepisco solo io, però non ho ansie da prestazione né per la mia monoposto, né per Max. 
Adesso sono tranquillo. 
Riunirmi ai ragazzi mi riempie di allegria ed euforia, loro sanno che alla fine quella famosa sera ad Abu Dhabi ci siamo messi insieme, ma non gli ho mai raccontato i dettagli, non sono mai stato tipo da eccedere coi particolari. 
Solo quando Carlos mi ha scritto per sapere se viaggiavamo insieme fino in Bahrein sullo stesso jet partner con la Ferrari, gli ho dovuto dire che torneremo insieme, ma che per andare mi arrangio perché vado lì prima per conto mio. 
Non volevo andare nei dettagli, ma Carlos ha capito e mi ha scritto subito ‘Max?’ Era una domanda retorica, io ho risposto con uno smile che ride e lui mi ha fatto l’ok.
‘Perciò tutto bene.’ Mi ha scritto poco dopo. Io ho confermato. 
‘Benissimo’. 
Non siamo due amici che si confidano, ma mi trovo bene con lui, è una persona allegra, divertente e positiva, ma anche molto competitiva. Questo tira fuori in me un lato che finora avevo un po’ soffocato, ma me ne sono reso conto quando abbiamo registrato qualcosa insieme per conto della Ferrari. 
Anche Seb era così, ma forse più fraterno o paterno nei miei confronti, a parte quando mi ha fatto il muso in quel periodo. Per cui il mio vero lato non veniva fuori, ma con Carlos e le registrazioni che facciamo per conto della Ferrari, vengono fuori eccome e mentre mi lascio andare al mio lato peggiore e competitivo, mi diverto e lui ama stuzzicarmi. 
Non sono l’unico a sentirmi diverso; una volta finita la prima registrazione dove ci siamo divertiti un sacco, con io che cercavo di superarlo a tutti i costi, Carlos me lo chiede e qua mi rendo conto che allora è vero. Non era una mia impressione. 
- Ti vedo diverso dall’anno scorso. 
Io lo guardo mentre la macchina ci conduce di nuovo in hotel dove abbiamo il resto della giornata libera. 
- Diverso? 
Carlos alza le spalle con aria semplice, leggendo i messaggi sul telefono. 
- Più rilassato, sciolto. 
Rimango inebetito a fissarlo anche se non mi calcola oltre, colpito dalla sua considerazione. Allora è vero, lo sono sul serio. 
Sorrido compiaciuto mentre uno strano calore mi scalda il petto. Soddisfazione? 
Soddisfazione verso me stesso? 
- Sì, in effetti credo di esserlo. - ammetto più a me stesso che con lui. 
- Il potere dell’amore! - con questo Carlos torna a lanciarmi un’occhiata di scherno che mi fa ridere ed io lo spintono con un gomito. 
- Idiota! 
Lui ride e continua a stuzzicarmi mentre gli rispondo per le rime, acceso come un fiammifero, ma fondamentalmente divertito e sciolto. 
Non stiamo molto ad arrivare in hotel, la macchina si ferma e noi scendiamo; in poco ci riuniamo agli altri che oggi erano liberi, quasi tutti registreranno i contenuti domani mattina, noi l’abbiamo fatto anche oggi perché ne avevamo di più. 
Lando è lì coi fedeli George ed Alex, è quasi impossibile trovarli separati, se Lando non è con George ed Alex, allora è con Max e a proposito di lui, strano che non sia con loro. Avendo del tempo libero di solito lo passa volentieri con loro, a meno che non si porti appresso qualche membro della famiglia, amici o affini. Con affini intento Kelly e la piccola Penelope. Dubito che vengano in Bahrein per il primo GP dell’anno. Solitamente magari vengono in Europa o in gare particolarmente importanti. La prima della stagione lo è, ma se fossero venute me l’avrebbe detto e farle viaggiare da sole non gli piace. 
Guardo il telefono per capire come mai non è lì, vuoi che sia venuto suo padre a sorpresa? Ma il jet di Max l’avevamo noi, e poi che senso avrebbe venire mercoledì? Magari vieni sabato e domenica, assisti alle qualifiche e alla gara... 
Per un istante, mentre mi unisco a loro, l’idea che ci sia ‘quello’ a rovinarci tutta la magia accumulata nei giorni passati, mi abbatte, ma l’allegria di Lando, George ed Alex che non mi avevano ancora visto e che non vedevano l’ora di farmi i complimenti ufficiali, mi distraggono.
Vengo subito assalito dalle loro battute, dalle pacche e pure da qualche abbraccio eccessivo e fuori luogo—Lando ovviamente. 
Avevo intenzione di scrivere a Max per chiedergli dov’è, ma poi me ne dimentico per tenere testa a questi debosciati a cui si unisce Carlos, che alimenta la loro idiozia spiegando come io sia stato sorprendentemente su di giri per la registrazione di oggi. 
- Glielo si legge in faccia che è innamorato! 
A questa sparata di Lando, che era ovvio doveva esagerare altrimenti non era lui, io sto per tirargli l’acqua in faccia, ma mi trattengo solo perché vedo qualcuno arrivare dal fondo del corridoio, dalla zona ascensori. 
Appena realizzo che è Max, mi illumino e mi dimentico totalmente di maltrattare Lando, che non deve dire stronzate dicendo che sono innamorato. Amore è una parola ancora troppo grande, non voglio essere costretto a dirlo prima di esserne sicuro, non ho mai amato ed ora non è che può essere così facile. Non basta mettersi con la persona che desideravi da un sacco. Non credo che sia tutto lì l’amore, mi aspetto di provare qualcosa di particolare e speciale, perciò non voglio dire che amo Max solo perché tutti iniziano a dirlo al posto mio. 
Ma la mia testa si spegne, la mia bocca si richiude: Max cattura totalmente la mia attenzione e qualsiasi residuo di sanità mentale. 
Dimentico ogni cosa e il mio cervello si concentra esclusivamente su di lui e sull’espressione tesa e cupa che ha quando esce dal corridoio. Appena mi vede in mezzo agli altri seduti ad uno dei tavolini del bar dell’hotel, si illumina subito e mentre lo fa mi rilasso. 
Per un momento avevo paura che ci fosse davvero suo padre; è stato un istante fugace, mi sono sentito addosso la sua stessa tensione, però mi ha visto e si è illuminato e tutto è tornato a posto. 
I nostri sguardi si incrociano mentre gli altri ridono e scherzano fra loro, sempre con me come soggetto. 
Gli faccio un occhiolino veloce a distanza, o almeno ci provo visto che non ne sono capace, o meglio riesco a farlo, ma storco tutta la faccia e non sono per niente velato. 
Max lo ricambia a sua volta, il suo viene meglio ed è accompagnato ad un sorriso radioso. In un attimo ci raggiunge e si siede con noi unendosi al baccano esagerato che fanno questa massa di scemi. 
- Oh, ecco lo sposino! - accoglienza scontata. Alzo gli occhi al cielo sperando che non ci senta nessuno, mi guardo intorno con un attimo di paranoia, ma non noto se c’è veramente qualcuno nei paraggi a sentire perché la voce roca e graffiante di Max risponde subito ben distinta.
- Siete tutti invitati al matrimonio! 
E cosa poteva fare se non calarsi al loro stesso livello? 
Avvampo fissandolo con occhi spalancati mentre fa addirittura spostare Lando che è vicino a me per mettersi al suo posto accanto a me, e non so nemmeno più per cosa rimproverarlo o arrabbiarmi. 
Così sfacciato? 
È così che affronteremo in pubblico quest’anno di F1? 
Per un momento mi chiedo se devo ridimensionare lui e gli altri idioti connessi, ma mentre tutti si danno ruoli—testimoni di nozze, damigelle, porta anelli e quant’altro—una voce familiare mi distrae da questo momento di disperazione personale. 
- Max, ti sposi? 
Per un momento ho il cuore in gola, qualcuno ci ha sentito, mo cosa mi invento? Ma poi vedo il viso sorridente e complice di Seb che non è stato aggiornato dal sottoscritto e dubito che lo sia stato da Max, ma penso che lui sia uno di quelli che in qualche modo le cose le sa prima di tutti gli altri. Forse prima di noi. 
- Sì, col suo cervello perché l’ha finalmente trovato! Era andato perduto alla nascita e dopo aver vinto il mondiale l’ha ritrovato! Si sposa con quello!
Non so come mi venga questa battuta pronta, ma ne sono dannatamente orgoglioso, specie quando sento tutti ridere. È stato spontaneo, così come lo sono stato prima con Carlos.
In questi mesi mi sentivo sciolto solo con Max e pensavo che fosse l’unico in grado di farmi rilassare ed essere totalmente me stesso, ma adesso che la magia continua e si estende in generale, penso che si tratti di altro. 
Mettermi con Max mi ha fatto scattare qualcosa che mi frenava. Adesso sto bene, sto bene in generale anche al di là di lui; ovviamente sto meglio è qua con me, ma non è una magia che si limita a lui. 
Continuiamo a ridere e Seb rimane in piedi con noi ad alimentare le idiozie, gli viene assegnato il ruolo di celebrante perché è ovvio che lo sia, è come una specie di guru, ma lui poi quando si gira e vede arrivare Lewis, colui che suppongo aspettava, si illumina e lo indica col mento. 
- Oh, ma lui è più perfetto di me per celebrare qualcosa, è lui quello credente fra noi! 
La fede di Lewis è risaputa in effetti e tutti convengono. La cosa divertente è che anche se non abbiamo poi specificato fra chi è il matrimonio—perché è ovvio che non intendevano fra Max e il suo cervello—Seb sembra aver capito. 
Discorsi che si protraggono per un po’ come se fossero sensati, ma in realtà sono totalmente senza senso. 
Lewis saluta tutti con un sorriso gentile, più felice a George, per poi essere un po’ più sbrigativo su Max. Comprensibile. Penso che si rivedano ora dopo quella famosa gara e dopo il Gala di premiazione. 
Tutti trattengono un po’ il fiato e li fissano, Max fa un sorriso quasi di riverenza, io che lo conosco bene riesco a distinguere ogni tipo di sorriso che fa e quello che sfodera ora per Lewis è diverso. Alla fine però come sempre la diplomazia dell’inglese è encomiabile e non dice nulla, è come se quel bruciante evento, bruciante per lui ovviamente, non sia realmente accaduto sebbene sappiamo quanto dura debba essere stata. Il suo ottavo mondiale nessuno sa se alla fine lo vincerà mai, il mondiale del record. Forse l’ultimo? 
Tante cose si uniscono insieme e alcune nemmeno le sappiamo. 
Si vocifera che Lewis sia sparito dai social completamente e a lungo e che abbia meditato di lasciare le corse, ma non sappiamo nulla di certo. 
Il momento fra loro è comunque breve, chiede in generale con educazione come stiamo e come abbiamo passato le vacanze, gli altri gli chiedono altrettanto e lui risponde un generico bene, poi Seb che lo osservava con attenzione sembra cogliere il segnale invisibile e si inventa qualcosa da fare da qualche parte per cui gli serve Lewis, il quale è lieto di seguirlo e ‘aiutarlo’. 
Non tutti sanno di loro, io e Max sappiamo, ma chi non lo sa lo sospetta. Il loro è un rapporto chiaramente molto stretto, è come quel segreto che sanno tutti. 
Nessuno commenta, li guardiamo allontanarsi e per un momento mi chiedo se io e Max fra alcuni anni saremo così. 
Sempre uniti, sempre un’unica cosa, sempre perfetti insieme. 
Ed ora? Come siamo io e lui? 
Lo guardo soprappensiero senza rendermene conto e lui ricambia la mia occhiata, ci sorridiamo insieme senza farci molto caso, un sorriso totalmente istintivo e gli altri fischiano prendendoci in giro, qualcuno fa il cenno di aver bisogno di una fiala d’insulina per un’eccesso di zucchero. Al simpaticone tiro un cubetto di ghiaccio tirandolo fuori dal mio bicchiere, ed il cubetto colpisce Lando in fronte lasciandogli pure un segno stile corno che si merita tutto. Lui ovviamente ride e con lui gli altri. 
Non so cosa avesse Max, era evidente che aveva qualcosa a partire dal fatto che non era qua con loro ad aspettarmi. Ma conta che appena mi ha visto è tornato quello di sempre, quello che voglio sia. Quello felice, allegro e spensierato. Voglio che stia bene e che non abbia più alcuna ombra, e se vedermi lo rasserena, cercherò di essere nel suo radar il più possibile.

Salendo in ascensore insieme per cambiarci e ritrovarci con gli altri a cena, glielo chiedo andando abbastanza sul sicuro. 
- Hai sentito tuo padre, vero? 
Max colto di sorpresa, come se non si aspettasse che l’avessi capito da così poco come uno sguardo fugace al suo arrivo, fa un vago: - eh? 
- Avevi uno sguardo cupo e teso quando sei arrivato. 
- Ma era un istante da lontano, come hai fatto a distinguerlo? 
Non lo nega, ma prende tempo. Ormai lo conosco. L’ascensore sale ed arriva in fretta al nostro piano, le ante si aprono e noi scendiamo continuando a parlare. 
Alzo le spalle sminuendo la mia dote speciale. 
- Però l’hai sentito, vero? Cosa ti ha detto? - insisto per impedirgli di deviare di nuovo. 
Lui rallenta, mi guarda indeciso su cosa dirmi, se parlarne ora o meno, e capisco che era venuto a cercarmi per sfogarsi. 
Maledizione al tempo che non ci è favorevole. Mi mordo il labbro infastidito e lui sorride scuotendo il capo, contemporaneamente alza le spalle. 
- Dopo magari. Comunque niente di che, le solite stronzate.
A questo capisco che non ne parlerà ora ma è solo rimandato, che finalmente aveva voglia di farlo di sua iniziativa, solo che siamo stati distratti e ‘rapiti’. Ma succederà e quando vorrà e sarà tutto perfetto e propizio, non me lo farò scappare.
Ci sarò e sarò pronto.”


NOTE: Io Charles lo immagino come l’ho descritto all’inizio, non ci posso fare nulla. Penso che sia il dramma di ogni fidanzato! 
Volevo fare un momento di raccoglimento sia per Max che per Charles, per mettere giù una sorta di punto della nuova situazione e dei vari piccoli cambiamenti che si sono innescati o di quelli che si stanno per innescare. 
Oltretutto adoro farli interagire coi loro amici e compagni di F1 e spesso li uso anche per mostrare le loro evoluzioni, visto che è una fic anche su questo. 
Ringrazio chi legge e commenta la fic. Alla prossima. Baci Akane