87. IMPETUOSO
“Condurre e gestire le cose con Max non è facile, perché è impetuoso e scavezzacollo. Lui corre ben oltre quello che ha senso fare e alla fine ti ritrovi ad andargli dietro anche se non vorresti essere così precipitoso, magari vorresti gestire la corsa diversamente ma lui non ti lascia quasi scelta.
È come se fosse lui a guidare anche se poi ti lascia il volante. È strano.
Ho sempre visto la nostra relazione come una gara di F1, prima ognuno aveva una macchina e gareggiavamo uno contro l’altro, poi ci siamo messi insieme e siamo saliti sulla stessa macchina. Max mi ha lasciato il volante perché aveva bisogno di essere condotto, ma la verità è che è sempre lì a dirmi di accelerare, dove e come girare, insomma, cosa devo fare al volante.
Tanto che a volte mi viene da dirgli ‘toh, guida tu, cazzo vuoi da me?’ Ma poi so che non mi starebbe bene e allora quel cazzo di volante me lo tengo. Se vuoi decidere tu toglimelo con la forza. Sarà divertente lottare per averlo, ma fino ad allora e me lo lascia anche se è sempre lì a spingermi a fare ciò che vuole lui.
Perciò avere una relazione con Max è molto strano: non difficile, non direi difficile.
Inizialmente me la figuravo diversamente, ma la verità è che è facile e bellissimo e forse proprio per questo mi sembra di correre molto più di quel che avevo pensato.
Volevo anche spingerlo ad aprirsi con me e raccontarmi di suo padre e dei suoi complessi, all’inizio della stagione ci ero quasi riuscito, ma poi è tutto andato da sé, ci siamo lasciati trasportare dalle cose belle che stiamo vivendo, questa euforia del fare quel che abbiamo sempre fatto, ma farla come una coppia.
Quanto è diverso, ora, fare ciò che abbiamo sempre fatto? Solo perché ora stiamo veramente insieme sembra sia tutt’altra cosa.
Anche le gare, quando competiamo uno contro l’altro e siamo ruota a ruota, ci superiamo a vicenda ed è dura prevalere, come tante nostre gare in passato. Eppure sembrano diverse, ora, queste competizioni.
Adesso sono così maledettamente esaltanti, così maledettamente belle.
Specie per tutto il tempo che passiamo dopo a spiegarci l’un l’altro sui passaggi che non sono stati puliti o perfetti, dove magari ci siamo toccati, sfiorati o ci siamo spinti a vicenda fuori.
È strano, non lo facevamo o meglio sì, forse ci capitava in certe gare di chiarirci, ma era più una questione tecnica.
Adesso diventa un modo per sottolineare che anche se ci siamo creati problemi a vicenda, non volevamo rovinarci la gara o rischiare di buttarci fuori.
Appena sbaglia o fa qualche cazzata, corre a scusarsi e a dirmi che non voleva, perché ha solo perso il controllo, perché in quel punto specifico era dannatamente complicato tenere la macchina e ad un certo punto ha perso la presa o chissà cosa. Ed io mi affretto a dire altrettanto, che anche per me quel punto era infernale, che lì le gomme proprio non tenevano.
Passiamo ore a parlare delle nostre macchine e delle gare, sottolineando i momenti dove gareggiavamo direttamente uno con l’altro, se c’erano.
È straordinario.
Lo è anche perché all’inizio di questa stagione per me le cose stavano andando incredibilmente bene e non potevo chiedere di meglio, ho vinto due gare su tre e nell’altra ero secondo sempre dietro a lui, speravo che avremmo fatto così tutta la stagione, era lecito crederlo. Io e lui uno contro l’altro a giocarci il titolo? Il mio sogno.
Avrei fatto la firma, speravo che non fosse un’illusione, un caso, un momento. Speravo che fosse così tutto l’anno perché è quello che ho sempre sognato di vivere.
Mentre affrontavo i GP in questa maniera forte e positiva, mi sentivo come non mi ero mai sentito. Poi però ha cominciato ad alternarsi la situazione in Ferrari. A volte la macchina non funziona e non la sento e non riesco a fare prestazioni degne, altre invece va alla grande. Perciò diciamo che mi ridimensiono rispetto all’entusiasmo dell’inizio, ma resto aggrappato alla speranza di poter fare comunque un’ottima stagione e che si torni come all’inizio.
Devo dire che in generale rispetto alle altre mie stagioni passate, questa resta fin qua comunque la migliore e non mi posso lamentare.
Sono felice da un punto di vista professionale, molto più di quanto io non lo sia mai stato finora. Ho avuto delle belle soddisfazioni come pilota, anche se non abbastanza.
Ma lui è molto più costante di me, quest’anno, e ben presto intravedo la distanza che non avrei voluto ci fosse di nuovo fra noi in pista.
Tuttavia ogni tanto va bene, ogni tanto lo raggiungo di nuovo. Ogni tanto tutto va alla grande. Come oggi in Austria.
È quello che ho sempre figurato avremmo vissuto io e lui da piloti professionisti, e quest’anno lo stiamo più o meno avendo e mi esalta tantissimo, mi spinge a dare di più, a cercare la perfezione e ad essere concentrato ogni gara. A tentare qualsiasi cosa pur di tornare ad essere competitivo come all’inizio.
Oggi forse è questo che fa la differenza. La mia voglia che straripa più di sempre. Voglio tornare a provare ciò che ho sentito all’inizio della stagione.
Ho sempre corso per vincere e superare tutti, ma non ho sempre potuto farlo. Però quest’anno quando ci riesco è ancora più bello perché sto concorrendo proprio con Max, il mio rivale giurato di sempre che ora è anche il mio ragazzo.
Stiamo insieme e ci vogliamo bene e appena scendiamo dalle nostre monoposto dopo gare come quelle dell’Arabia e dell’Austria, ci saltiamo addosso a vicenda togliendoci in un attimo i panni dei piloti rivali e indossando con una facilità sconcertante quelli degli amanti eccitati che non riescono a tenerselo nei pantaloni.
Che poi ovviamente è diverso se sono io a vincere, mi eccito ancora di più e sono io, questa volta, a cercarlo e trascinarlo nel primo bagno utile strappandogli quasi la tuta di dosso per poterglielo subito mettere dentro.
Max non si lascia pregare, ride roco mentre cerco di liberare entrambi dalle tute e di tutti gli strati che abbiamo addosso, anche parecchio sudati e appiccicati alla pelle.
La sua risata sexy mi da ancor di più alla testa, ma temendo che possa essere sentito, gli metto la mano sulla bocca con la mia solita prepotenza ed i suoi occhi si accendono ancora di più a questo mio gesto. Mi provoca facilmente ed io ci casco come un idiota.
Lo giro di spalle premendo la sua faccia contro la parete del piccolo bagno dentro cui ci siamo chiusi, tiro indietro i suoi fianchi e mi lecco la mano con cui mi strofino brevemente il cazzo già duro; le dita dell’altra mano, invece, dopo essermele succhiate brevemente, gliele infilo dentro.
Il suo buco è già pronto ad accogliermi, non devo forzare proprio nulla. È già lì che mi aspetta.
Max si inarca e mi accoglie poco dopo. Non riesco a resistere.
I brividi aumentano immediatamente appena le sue natiche mi stringono forte e mi ingloba. Mi muovo dentro di lui tenendolo per i fianchi, spingo con sempre più impeto e forza; l’adrenalina ancora sparata a mille dentro di me, la stessa che ha anche lui.
Ha perso una sfida serrata con me, sicuramente non ne è felice, o meglio non dovrebbe esserlo, ma mi sembra che non gliene freghi molto.
Forse la consolazione gli piace più della coppa del vincitore.
Ricordo per un momento quella volta che mi ha fottuto il titolo dell’ultimo campionato dei go-kart che abbiamo corso insieme, lui mi stava sopra ed io rodevo dentro di me. Ho giurato che un giorno gliel’avrei fatta pagare, gli avrei dimostrato di essere io quello forte, che gli avrei ritornato tutto.
Non posso dire che un paio di gare vinte contro di lui o qualche confronto diretto in pista conti, però penso che sia fottutamente soddisfacente, ora, essere io quello che lo tromba e che lo possiede.
È una bella rivincita anche questa, sebbene stare su quel primo gradino mentre lui è secondo vale quanto un orgasmo.
Sono migliore di te come pilota, è una cosa che bisogna chiarire al più presto perché ci tengo e lo devo a quel piccolo Charles che gliel’ha giurata quei giorni lontani del passato.
Come girano le cose.
Adesso stiamo insieme, ci vogliamo bene, scopiamo e siamo praticamente dipendenti uno dall’altro.
È fottutamente bella e assurda la vita, non voglio smettere, non voglio svegliarmi, non voglio che niente si rovini.
Veniamo presto insieme, è una delle volte più veloci perché eravamo entrambi già molto eccitati.
I nostri corpi si tendono e tremano insieme mentre il piacere esplode in entrambi scorrendo fuori da noi.
Mi accascio su di lui avvolgendolo con le braccia intorno alla vita, mi appoggio alla sua schiena sudata e lui sta contro il muro e ansima con la bocca aperta, sfinito quanto me. Entrambi bagnati e scossi da fremiti di piacere che ci tolgono le forze. Entrambi realizzati e nel benessere più totale.
Gli bacio la spalla dove è rimasta solo la maglietta aderente che indossiamo sotto la tuta, le mani scivolano sotto, sulla pancia, e salgo fino a raggiungere i suoi capezzoli. Glieli prendo fra le dita e li rigiro, lui fa un sorrisino malizioso e gira la testa torcendosi quanto può per arrivare a me e al mio viso. Ci baciamo nell’unico atto dolce e delicato fra noi considerando sia la gara che la scopata.
Non ci siamo parlati, non ci siamo detti mezza parola, abbiamo commentato la gara e qualche passaggio cruciale come nostro solito, ci siamo fatti i complimenti e poi c’era solo questo, in testa. Trovare un posto ed un momento per noi.
Per fortuna siamo stati veloci.
- Congratulazioni. - mi fa roco. Sentendo la sua voce bassa e graffiante, un lamento spontaneo mi esce. Adesso ricomincio.
- Bella gara... - ripeto ciò che gli ho detto prima appena siamo scesi giù dalle macchine. Ma è come se questi complimenti siano per la prestazione che abbiamo appena avuto, così come lo scambio di sguardi esplicito di prima era un invito fin troppo scontato a finire qua a fare questo.
Mi fa fare ciò che vuole facendomi credere di essere io a guidare e decidere.
Mi fa essere impetuoso, precipitoso e rischiare come un matto.
Se qualcuno ci becca a scopare qua in un circuito di F1 siamo finiti; abbiamo appena fatto primo e secondo e abbiamo scopato in un bagno.
Sono cose che solo lui farebbe, ma è così bello averlo fatto. È così bello sentirsi così vivi ed eccitati.
Devo riprendere un minimo di controllo.
Max si raddrizza girandosi fra le mie braccia e si preme contro di me, i nostri bacini si adagiano soddisfatti e caldi uno sull’altro, bagnati di sperma e sudore. Ci servirà una doccia, ma ora ci spalmiamo meglio uno sull’altro, ancor più sudati e con un odore addosso che sa di macchina, fatica e sesso.
Torniamo a baciarci mentre invece di ricomporci e sbrigarci a tornare ai nostri doveri di vincitori, ci abbracciamo meglio.
La sensazione del suo corpo solido contro il mio, mi rilassa immediatamente e mi sembra d’aver appena afferrato il mio premio per oggi.
- Voglio che sia così per il resto dell’anno. - dico poi smettendo di baciarlo per guardarlo negli occhi. Entrambi li abbiamo appannati dal piacere appena vissuto e lui ricambia l’abbraccio stringendomi la vita. Poi fa un sorrisino ironico.
- Tu che mi batti o che mi sbatti? - il gioco di parole è demenziale ma perfetto al tempo stesso e rido ancora pieno di euforia.
- Entrambi!
- Lo immaginavo! - poi però inarcando ironico le sopracciglia, aggiunge deciso: - Scordatelo! Per sbattermi fai pure, ma per battermi quest’anno sono inarrivabile! Il mio posto legittimo è sul primo gradino del podio!
Stavo per ribaciarlo, ma questa sparata spaccona, che però temo sia pura realtà, mi dà la forza di staccarmi e ricompormi. Nel farlo, lo spingo.
- Il tuo posto legittimo è sotto di me. Sempre ed in ogni circostanza!
Ecco che torna il mio lato prepotente che a lui tanto piace.
Max ride e fa un buffo ‘buuuu’ da stadio mentre mi asseconda e si ricompone anche lui.
Usciamo continuando a ridere e dire stronzate prima che vengano a cercarci.
Sono così felice.
Andiamo avanti così per tutte le incombenze da primo e secondo, finché non le esauriamo ottenendo il permesso di lavarci, cambiarci e andarcene fuori dalle palle. Il tutto sempre riempiendoci di battute demenziali e a doppio senso, e soprattutto di spiegazioni sulla gara e sui nostri momenti insieme in pista, come se non ci fosse altro di cui discutere ed il mondo iniziasse e finisse qua.
Oggi siamo entrambi felici e non vogliamo che qualcosa cambi o sia diverso, vogliamo solo che sia sempre così.
Proseguiamo in questo modo finché ci separiamo per andare ognuno nel proprio motorhome per lavaci e cambiarci. Quando io mi fermo verso il mio della Ferrari, vedo in lontananza suo padre venirgli incontro da quello Red Bull e lui rallenta appena lo vede.
Istintivamente mi fermo e resto a guardarli, adesso la maggior parte della gente è andata ed è stato già quasi tutto sbaraccato, perciò non c’è il casino solito, è possibile sentire qualcosa. Forse i toni, non le parole esatte.
Anche se le sentissi comunque non le capirei.
Jos Verstappen gli viene incontro con l’aria severa facendo gesti che indicano il suo ritardo, oltre che non saprei cos’altro.
Tutto ciò che è chiaro è che lo rimprovera per qualcosa, ha la faccia dura e Max da che toccava il cielo con un dito con me, a che finisce schiantato a terra in un attimo.
Per un momento mi chiedo se devo farmi notare gridandogli qualcosa con qualsiasi scusa, per calmarlo e ricordargli che ci sono, oppure se fingere indifferenza per non imbarazzarlo.
Il fatto che suo padre sia lì presente mi frena, l’ultima cosa che voglio è complicargli la vita con lui. Devo trovare il modo di migliorargliela, non di far peggio.
Sospiro ed alzo gli occhi al cielo scuotendo la testa per poi voltarmi verso il motorhome rosso, prendendo il telefono in mano.
Apro la nostra chat e gli scrivo: ‘se finisci in carcere non puoi più cercare di battermi in pista’
Con un evidente sottinteso sdrammatizzante che riguarda il concetto di ‘non ucciderlo’.
Max mi risponde poco dopo: ‘ma avremmo le visite coniugali!’
‘Le visite coniugali le abbiamo anche ora, con la differenza che adesso ti posso battere in pista!’
Max fa una fila di faccine che ridono ed io mi sento meglio, sollevato. Entro in doccia con uno stato d’animo più sereno, sapendo che sono riuscito a distrarlo e farlo stare meglio.
Gli lascio il tempo di lavarsi e sistemarsi a sua volta, prima di chiedergli ‘Che voleva?’
Figurati se mollo, baby!”
/Max/
“Sinceramente me l’aspettavo, contavo i minuti che ci impiegava a farmi questa domanda.
Perché a lui interessa.
Interessa di me. Non è curiosità morbosa o bisogno di ficcare il naso ovunque.
A lui proprio interessa di me, lo so perché mi chiede sempre di lui e cosa mi dice tutte le volte.
È un mastino.
Sono arrivato al punto di raccontargli qualcosa in questi mesi giusto per placarlo, perché lo conosco e so che se non lo accontento poi non molla; Charles è l’essere più testardo del mondo.
Non so cosa è convinto di fare, forse pensa che così mi aiuti a stare meglio. Il fatto di parlarne a qualcuno aiuta e forse crede questo, però per me non è così.
Non mi sento realmente meglio quando gli spiego le stronzate che mi dice mio padre, perciò tendo ad eludere, essere sbrigativo e poco accurato quando gliele racconto. Lo faccio solo perché ho deciso di fidarmi di lui e assecondarlo, ma al tempo stesso non ci riesco del tutto.
Quello che vorrei è diverso da quello che riesco a fare. È come se il mio impulso prevalesse sulla mia volontà e sulla mia ragione. Non riesco a parlarne approfonditamente, se lo faccio troppo mi sembra di sentirmi più patetico e perdente.
O ingrato, forse.
Devo tutto il mio successo a mio padre ed anche se ha usato metodi bastardi, non posso sputare sul piatto da cui ho mangiato. Mi ha trasformato nel campione che sono oggi, con che coraggio lo smerdo?
Non posso, no?
Eppure tutte le volte che Charles mi chiede di lui, mi sento sempre più spinto ad accontentarlo veramente e dargli ciò che vuole. Uno sfogo di quelli buoni.
Voglio farlo, davvero, perché sono curioso di vedere se ha ragione a credere che ci sia dietro chissà cosa.
Ma soprattutto sono curioso di vedere se poi starei davvero meglio, se ne varrebbe la pena.
Ma ne ho anche paura.
È come se dentro di me sapessi che se tolgo il freno poi precipito giù e finisco per schiantarmi.
Ho questa sensazione.
Quando l’anno scorso ho vinto il mondiale mi sono sentito libero e felice. Potevo smettere di combattere. Le mie guerre erano finite, le catene erano sciolte. Però forse era un’illusione.
Avevo bisogno di crederci. Ma non è vero che a modo suo si è scusato?
Non dovrebbe bastarmi per chiudere tutto e archiviare ogni cosa, andare oltre, dimenticare?
O forse l’ho visto io come delle scuse perché avevo bisogno che lo fossero, ed invece erano solo delle giustificazioni, delle ammissioni di colpe? Perché in realtà c’è differenza fra delle scuse vere e delle ammissioni di colpa, no?
Anche perché nonostante tutto arriva sempre a cagarmi il cazzo per qualcosa. Oggi per esempio non ho vinto, ma sono felice di un secondo posto e non dovevo esultare così sul podio con Charles che mi aveva battuto. Per cosa ero tanto felice? Questo è l’anno della consacrazione e se non vincerò di nuovo il titolo, quello dell’anno scorso sarà dimenticato e non avrà valore.
Perché riesce a rovinare sempre tutto?
Perché non può semplicemente lasciarmi in pace?
Cosa cazzo devo fare per essere davvero libero da lui?
Forse è di questo che devo parlare con Charles, il suo punto di vista ed i suoi consigli potrebbero aiutarmi, invece di star qua a riempirmi di domande idiote senza risposta. Domande che mi rodono dentro e mi fanno stare di merda.
Forse è questo che vuole Charles e che dovrei fare. Forse dovrei smettere di avere paura di schiantarmi. Quando mai io ho corso con la paura di sfracellarmi e fare disastri? Se avessi avuto quella paura non sarei andato da nessuna parte.
Anzi.
A volte forse ci speravo.
Un bel botto e tutto sarebbe passato. Di quelli che mi avrebbero levato quello stronzo di torno definitivamente.
Ogni tanto, nei momenti peggiori, credo d’averlo pensato. E credo che il mio stile di guida scavezzacollo ed incosciente sia dovuto a questo.
L’ennesima risposta sbrigativa a Charles prima di salire sul mio jet, so già che non gli basterà o che forse non basterà a me. È già così.
‘Non dovevo essere così felice di esserti secondo.’
Il jet si alza in volo ed il ricordo di prima, del Parc Ferme e del podio dell’Austria dove ho lavato con gioia Charles ridendo un sacco e divertendomi da matti, arriva facendomi stare meglio; sebbene subito dopo la presenza di mio padre invece mi ricorda che non sono ancora libero proprio per un cazzo, e questa realizzazione sconcertante mi colpisce e gli occhi iniziano a bruciarmi, il cuore mi martella in gola e la testa mi scoppia.
Da quando Charles ha iniziato a tempestarmi di domande su di lui, mi sono messo a pensare a cosa dovrei raccontargli, perché so che non mollerà finché non sarà soddisfatto e non lo sarà finché non mi sfogherò per bene; ogni tanto qualche ipotesi mi arriva.
Forse ho assunto questa guida rischiosa ed incosciente, da piccolo, per scappare da mio padre. Scappare definitivamente.
È questo che dovrei dire a Charles?
Ma non è una cosa grossa da dire? Anche se sono cose di un tempo remoto, ed ora sto bene e sono felice e voglio correre solo per sbrigarmi ad arrivare dal mio ragazzo e rivederlo—o per vincere, non è comunque troppo da dire?
Mentre ci penso, mi rendo conto che adesso inizio a vedere ciò che finora non notavo.
Come penso di nasconderglielo? Un conto era prima che non me ne accorgevo, un conto è ora che lo intravedo.
Charles mi conosce troppo bene, ormai. Capirà immediatamente che ho trovato qualcosa da dirgli, che ho un’ammissione, una rivelazione; che uno sfogo su mio padre, dopo tutto, c’è eccome. Pur volendo nasconderlo, non ci riuscirò.
Quando mai sono riuscito a nascondergli qualcosa?
Quando scendo e torno online col telefono, poco dopo i messaggi di risposta di Charles mi arrivano. Nessuno contento della brevità con cui ho risposto.
‘Stai vincendo quasi tutte le gare e ancora rompe perché osi essere felice se fai la doccia al tuo ragazzo?’
Questa alla fine mi fa ridere e mi rilasso dopo che un momento di tensione mi aveva colto.
‘Lui non sa che sei il mio ragazzo e deve continuare così!’
Mentre gli rispondo ridendo, confermando una volta di più quanto sono dipendente da lui per stare bene, uno scatto di nervi mi assale di nuovo.
Viviamo tutti e due a Monte Carlo, corriamo le stesse gare, ho un jet privato, possibile che non possiamo viaggiare insieme?
Se non c’è mio padre, c’è Kelly, e lui non vola quasi mai da solo; a volte è difficile essere una coppia. Lui è coperto da Carlos che l’aiuta se serve inventare qualche scusa, io ho Checo che sa di me e Charles, ma non posso rifilargli mio padre o Kelly per tenerli a bada.
È snervante, prima almeno non eravamo una coppia effettiva e non pensavamo a muoverci insieme, adesso però fosse per noi non ci staccheremmo mai, solo che comunque non si può.
Doveri, sempre doveri di qualche tipo. Cose da ricordare, da non fare, non dire, divieti!
È che ora mio padre mi ha riattivato la modalità nervosa, prima ero nell’estasi per la gara e la scopata e Charles in generale, ma se mi stacco da lui un secondo, finisce così. Il mio umore, la mia felicità, sono così dipendenti da Charles? Sono messo così?
‘Se vuoi facciamo coming out con lui così non lo devi più sorbire!’
All’ipotesi assurda di dirgli che sto con Charles, le conseguenze eventuali mi scorrono davanti agli occhi come un film e sono una peggiore dell’altra. Sebbene alla fine finiscano tutte in un modo non poi così terribile...
‘Alla fine mi toglierebbe il cognome e gli farei così schifo che almeno me lo leverei dalle palle! In effetti non è male come opzione!’
Con questo rido e di nuovo, come sempre, sto meglio solo grazie a Charles.
Se dovessimo lasciarci non so cosa farei, sinceramente. Rabbrividisco pensandoci e scuoto la testa chiedendogli subito cosa fa questa settimana senza gara, immediatamente bisognoso di organizzare qualcosa con lui e vederlo. Essenziale, oserei dire.”
NOTE: siamo tornati regolari coi capitoli. Siamo nella meravigliosa gara dell’Austria 22, come si è capito, e continuiamo con il percorso complicato di Max. Così come per Charles ci è voluto un sacco (e sarà finito?), per Max non può essere di certo più facile. Ho sempre pensato che il suo stile di guida estremo e sul limite (e a volte oltre) sia dovuto alle sue esperienze di bambino, perché è lì che nasce il vero pilota.
Mi piaceva perdermi un po’ nel mostrare la differenza fra il corteggiarsi ed il piacersi, e lo stare effettivamente insieme; perché quando si fa quello step le cose cambiano inevitabilmente e quando scrivo le long fic, mi piace mostrare e approfondire tutti gli aspetti: questo è uno di quelli.
La questione dei ruoli all’interno della coppia per me non è netta come alcuni credono, soprattutto nel loro caso. È vero che ho sempre pensato che Max fosse l’attivo, ma quando ho scritto mi è uscita questa versione ed ho deciso di seguire l’istinto e vedere dove sarei finita. Via via si capisce che fra loro non c’è una linea netta che stabilisce realmente i ruoli, spero di aver reso bene qual era la mia idea.
Grazie tantissimo a chi legge la fic, sono davvero felice di leggere i commenti e sapere che piace.
Alla prossima.
Baci Akane