87. IN ACQUA

lestappen

/Max/

“Per la prima volta non è lui a stuzzicarmi e a farmi domande sulla questione padre. Per la prima volta, mentre mi massaggia la schiena seduto a cavalcioni su di me nel suo yacht ‘Monza’, dove siamo meravigliosamente soli in mezzo al mare, inizio l’argomento da solo. 
Non per raccontare chissà cosa di scabroso che Charles vuole sapere, ma per parlare comunque di lui. 
Sarà il sole di Luglio che mi rilassa o le sue cosce aperte e le sue chiappe spalmate sulle mie mentre le mani da pianista scivolano sulla pelle delicatamente.
La scusa era mettermi la crema per evitare di ustionarmi la mia pelle da biondo, ma alla fine diventa una scusa per farmi le coccole, e visto che il nostro tempo insieme spazia fra coccole, sesso, giochi di vario genere, attività in mare—se siamo in barca—e chiacchiere, ogni scusa è buona toccarci, rilassarci o magari divertirci e stuzzicarci. 
Non ne abbiamo mai abbastanza del tempo che passiamo da soli, fosse per me starei sempre isolato con lui nascosto da tutto e tutti. Smetterei di fare il pilota subito e sparirei con lui, se venisse con me. Ma so che sarebbe lui a rifiutare, deve vincere un mondiale più di me e visto che non ne ha ancora vinti, è piuttosto indietro, perciò figurati se si ritirerebbe per vivere con me nascosto. 
L’effetto di questa beatitudine totale che mi assale e mi scorre in profondità, mi spinge a parlare di mia spontanea volontà di quello che so Charles ha tanto a cuore. 
Ma forse sono io a volerlo e non lo faccio perché so che a lui interessa e non mollerà la presa finché non gliene parlerò.
Forse sono curioso di sapere cosa ne uscirà. 
- Ad Abu Dhabi ha ammesso di essere stato troppo duro con me, ma si è giustificato per la prima volta dicendo che era convinto fosse l’unico metodo efficace con me. 
Appena Charles capisce che sto parlando di mio padre e che per la prima volta non ha introdotto lui l’argomento, le sue mani rallentano la stesura di una crema che penso sia asciutta, a meno che non sia malta.
Riprendo senza che lui mi esorti.
- Che attraverso me ha avuto il suo riscatto. Io ho detto che non volevo deluderlo, lui mi ha detto che non l’ho mai fatto. Ho detto che va bene così. 
Non so come mai ora di punto in bianco, forse mi sento al sicuro e sento che lui mi capirà. Ma ho recentemente ripensato a come mi sono sentito ad Abu Dhabi, quando credevo di essere finalmente libero ed essermi riappacificato con lui, e poi come mi sto sentendo ora, volta dopo volta, con lui che continua a starmi addosso in quei suoi modi insopportabili. 
Deluso. Ecco come mi sono sentito. Pensavo di avercela fatta ed invece no. 
Per liberarmi devo vincere un altro mondiale, per dimostrargli ancora che merito e che mi deve lasciare in pace. 
Charles non smette di passarmi le mani sulla schiena, sempre senza muoversi dalla sua posizione a cavalcioni sul mio culo bello comodo. 
Adesso la crema è completamente asciutta, ma lui continua a carezzarmi e questo mi rilassa da morire. 
- Ma sai... mi rode quella risposta finale con cui ho concluso. Perché dentro mi brucia ancora. No che non va bene così. E vorrei dirglielo, ma ormai che le cose sono migliorate rispetto a quando ero piccolo, è quasi tutto passato... avrebbe senso farlo ora?
La necessità di tempestarmi di domande sui dettagli della mia infanzia è palpabile attraverso i suoi polpastrelli che esitano in diversi punti, affondando come se dovesse penetrarmi sotto la carne. Risulta un massaggio decontrattuante che però non mi fa male, anzi. Mi procura dei curiosi brividi di piacere. Suo malgrado cerca di mantenere il controllo.
Con me non l’ha mai avuto, si è sempre lasciato andare, ha sempre tirato fuori il vero Charles, ma adesso sta dando fondo a tutto ciò che ha per trattenersi. 
Quasi nemmeno respirava per non interrompermi e per sentirmi bene. 
Ci tiene da matti, ma so che quel che sta provando ora è impetuoso. 
Quante cose vorresti sapere? 
- Dipende da te e da come ti senti. Riesci a sopportare l’idea di non dargli la risposta che meritava? Quanto ti brucia non fargliela mai sapere? 
Improvvisamente, appena lui dice la parola ‘mai’ qualcosa urla dentro di me e si ribella. 
Mai, davvero mai? 
Non glielo farò mai sapere? 
Mi giro di scatto torcendo la parte superiore del mio busto, quella libera dal suo peso. Charles alza le mani e smette di massaggiarmi, il sole ci colpisce a picco in questa giornata da soli in barca che ci siamo concessi, ci friggerebbe se non fosse che siamo totalmente concentrati uno sull’altro. 
I miei occhi blu puntano i suoi coperti dagli occhiali scuri che si toglie subito per permetterci di guardarci bene a vicenda. 
Rimane seduto su di me ostentando una tranquillità che non pensavo riuscisse a mantenere parlando di questo. Ma forse ora quello agitato sono io. 
Sto per la prima volta tirando fuori cose che non ho mai immaginato avrei tirato fuori. 
- Ho sempre pensato che non gli avrei mai detto niente a proposito di come mi ha fatto sentire con quel suo metodo di merda, ma... - esito e volto il capo verso la balaustra del suo yacht, il mare e l’orizzonte si notano oltre il parapetto e per un momento mi ci perdo, ma poi sfuma e torna il viso di mio padre che mi mette in subbuglio come sempre. Un senso di contrarietà. 
- Ma ora non lo so, all’idea di non fargli mai sapere ciò che provo e penso, mi fa sentire male. 
Charles si alza e lascia che mi giri sulla pancia, poi torna a rimettersi sopra di me a cavalcioni, prende altra crema e spreme sul davanti. 
Il freddo del liquido che scivola sulla mia pelle calda mi fa tendere i muscoli di scatto e trattenere il fiato per la sorpresa, ma poi le sue mani tornano a spalmare e quel contatto mi rilassa di nuovo. 
Mi metto gli occhiali per proteggermi dal sole che mi colpisce in piena faccia e lui fa altrettanto riabbassandosi i suoi che si era brevemente alzato. 
- E cosa ti impedisce di dirgli quel che volevi quel giorno ad Abu Dhabi e che invece ti sei tenuto per te? 
Alzo le spalle mentre le sue dita arrivano ai pettorali e ai capezzoli. 
- Non so, quello che mi ha sempre trattenuto dal mandarlo a cagare e ribellarmi, credo... 
Charles rallenta e si ferma quasi del tutto. 
- E sarebbe? 
Faccio mezzo sorriso. Sta morendo di curiosità. 
Nonostante parlo di mio padre ed è l’unico argomento tabù della mia vita da sempre, riesce a farmi sorridere, oltre che a farmi parlare di lui spontaneamente. 
All’inizio mi sentivo strano, quasi male, come pentito d’aver ceduto, ma poi dopo tanti tentativi falliti dove volevo farlo, ci provavo e poi rinunciavo in questa solita lotta con me stesso, finalmente ci sono riuscito e non è male. È iniziare, forse, il problema. Ma a parte che riuscire a parlare e dire certe cose che non ho nemmeno saputo di pensare e provare, non so altro. 
Serviva parlarne, alla fine? Aveva davvero ragione Charles ad insistere a farmi aprire su di lui? 
Non lo so, ma è anche vero che tante cose non gliele ho ancora dette. Forse dipende da questo. O forse è che io sono duro e lento di comprendonio su certe cose. Sono così impulsivo che non sono abituato a pensare e riflettere e quando mi tocca farlo, non so cosa succede o come si fa. 
- Beh, il senso di colpa. Lui ha fatto tantissimi sacrifici ed ha consacrato totalmente la sua vita per farmi fare il pilota di successo. 
- Sì, ma ha sacrificato anche la tua. 
Silenzio. 
Quando lo dice è come se mi tagliasse le gambe, anche se sono ancora qua schiacciate sotto le sue cosce aperte.
È una posizione che di solito prelude al sesso, ma adesso non sono minimamente eccitato. 
Le sue mani scendono dolcemente sulla pancia e normalmente mi solleticherebbe, ma adesso non sento nulla.
Sono improvvisamente indolenzito. 
Nell’esatto momento in cui lui ha detto quella frase, io mi sono sentito insensibile ed intorpidito. 
Mi alzo di nuovo gli occhiali e stringo gli occhi abituandoli al sole, cerco i suoi ancora coperti dalle lenti scure che non tarda a rimuovere, sollevandoli sulla testa come prima. Torna a massaggiarmi una crema ormai assorbita, ma non smette, non stacca le dita da me. 
Eppure mi sento strano. 
- Avresti mai fatto il pilota professionista se avessi scelto da solo? 
Alzo le spalle piegando la testa mentre il nervoso mi sale da dentro non sapendo bene perché. 
- Non lo so. È una cosa a cui non ho mai pensato abbastanza. Per me è sempre stato naturale diventarlo. Correre mi piaceva ed ero bravo, perché non farlo come lavoro? 
Charles stringe le labbra contrariato e scuote la testa mentre non riesce più a controllarsi bene come ha fatto finora. 
Lo sapevo, eccolo lì il vero Charles. 
Ma forse è meglio così. Forse se non lo fa, io non capisco quello che cercavo di capire. Perché insiste su questo punto? Cosa c’è di tanto speciale nel parlare di queste cose? 
- È come dire che hai imparato a nuotare perché ti hanno buttato in acqua da piccolo abbandonandoti lì e per non annegare ti sei messo a nuotare da solo! 
Penso al suo paragone. Forse è vero. 
Piego la testa e faccio il broncio. 
- E con ciò? Non l’ho mai realmente voluto io, ma non ho mai pensato di volere altro o di non volerlo fare per niente. 
- Sì, ma non è una scelta libera! - Charles smette di toccarmi per gesticolare come un tipico italiano, a volte penso che sia più italiano che monegasco.
Mi alzo sui gomiti per guardarlo meglio e lui scende da me e dal lettino, va coi piedi scalzi sul ponte di legno del suo yacht. È piccolo rispetto a molti altri che ci sono in giro, ma di tutto rispetto per due. 
Le mani ai fianchi stretti stringono indicando quanto è nervoso su questo argomento ed io proprio non capisco perché si infervori sempre tanto. Sono io quello che ha passato l’inferno con lui, Charles non sa un sacco di cose. Ma credo le intuisca, è questo il punto. 
- Max, c’è un limite alla gratitudine. Non esiste solo quella. Ci sono anche molti altri sentimenti legittimi che provi dentro di te e non sono meno giusti della gratitudine per averti dato tutto ciò che poteva per farti diventare un campione. Per il successo gli sei grato, ma per i complessi cosa sei, felice? Per quel modo di guidare che hai sempre avuto come se dovessi schiantarti, come se scappassi dal diavolo, per la rabbia che hai sempre messo in tutto eccedendo sempre sulle reazioni e sui modi... per quelle cose cosa c’è? Non gratitudine. E sono cose legittime che provi e chissà quante altre ne provi che non vuoi dire. 
Mi alzo a sedere posando i piedi giù a mia volta; resto qua stringendo i bordi del lettino imbottito su cui sono. Improvvisamente la furia scorre impetuosa, è un momento brevissimo. Ogni muscolo si tende fino allo spasmo e trattengo totalmente il fiato nei polmoni, le labbra serrate strette e rivolte verso il basso. 
- Non c’è solo quello! - sibilo a denti stretti ricordando tutte le volte che ho vinto grazie ai suoi metodi tremendi che mi hanno insegnato come essere vincente anche controcorrente. 
Oltre a tutto quello che ha sacrificato per insegnarmi a diventare un bravo pilota. Tutti i chilometri fatti in furgone per un motivo o per l’altro, in giro per l’Europa fra gare e tutto il resto. 
Mi sembra di essere aggrappato ad un salvagente bucato. È la sensazione che ho. Sto annegando e sto cercando di rimanere su con uno strumento che non reggerà per molto. 
Non mi muovo perché so che sarebbe peggio. 
- Ma però c’è! - insiste lui rigido in piedi davanti a me, i suoi occhi torvi. Non ha pietà. Improvvisamente ha capito che il metodo della pazienza e della dolcezza non funziona. Improvvisamente ecco che mio padre aveva ragione.
Con me funzionano solo le cattive, è colpa mia, di come sono fatto. Difettato. 
- Oh, ma che cazzo ne sai tu di me? 
Con questo mi alzo di scatto non sapendo che fare; lui risponde subito senza esitare, altrettanto duro e diretto. 
- Niente, solo quello che ho visto da quando ti conosco, ed è molto tempo! Ma magari potresti dirmi quello che non so, così potrei... 
Ma non lo faccio finire. Con un secco. - Al diavolo! - lancio gli occhiali nel pavimento e con una breve falcata mi tuffo dalla parte posteriore dello yacht, da dove di solito ci si lancia. 
Il mare si richiude sopra di me gelido e mi sento affondare come prima. 
Almeno adesso il mio stato d’animo rispecchia ciò che sto facendo sul serio.
Per un momento penso ok, resta qua sotto per sempre. Tutto finirebbe ed io non dovrei fare l’ennesima battaglia della mia vita!”

/Charles/

“Ovviamente non volevo andasse così, ma al tempo stesso sapevo che sarebbe finita male!
Con lui che si chiudeva e noi a litigare. Anche se lui che si butta in acqua per non discutere non può essere considerato un vero litigio, ma non è nemmeno un modo costruttivo e normale di affrontare una conversazione. 
Rimango al limite estremo della barca, dove si è staccato per tuffarsi. 
Le bollicine dove è sparito emergono per un po’, per poi finire senza restituirmi la sua testa imbecille che vorrei prendere a martellate. 
Perché diavolo deve fare così?
O scappa, o non ne parla proprio, o mi dà il contentino per farmi stare zitto... che cazzo devo fare con lui?
Adesso è stato lui ad introdurre l’argomento, perciò è ovvio che ne vuole parlare. Perché ne ha parlato se non voleva? 
È come se fosse bipolare! 
Vuole due cose contemporaneamente, due cose che sono in contrasto una con l’altra.
Che si mettesse d’accordo con sé stesso, no? 
Resto con le mani strette sui fianchi ed i piedi ben piantati nella barca, poi vedendo che non risale alzo gli occhi al cielo, getto gli occhiali su uno dei due lettini e mi butto subito dopo.
Ovvio che non vuole annegare, starà nuotando sul fondo andandosene via da sotto come un codardo di merda!
Non vuole litigare con me e non vuole nemmeno parlarne, ma non può fare così per sempre, specie perché adesso se l’è letteralmente cercata lui! 
Una volta che l’acqua fredda si richiude sopra di me, aspetto pochi secondi per riprendere il controllo di me stesso, infine quando ci riesco apro gli occhi e cerco di intravedere la direzione dove è schizzato. 
Senza gli occhialini da immersione non è facile, ma vedo un’ombra che nuota sul fondo, come immaginavo, e così mi metto ad inseguirlo senza esitare. 
Lo annego ben io, adesso! 
Mi ha proprio rotto le palle! 
Avendo più aria di lui, lo raggiungo in fretta perché la sua stava finendo e stava per risalire.
Gli afferro un piede e strattono violentemente senza andarci leggero. 
Prima lo ero e non gli stava bene! 
Max si gira verso di me di scatto, gli esce il po’ d’aria che gli rimaneva nei polmoni e mi guarda. Da qua sotto le nostre visuali non sono buone, ci vediamo offuscati e a malapena. Gli lascio il piede e allargo le braccia in segno polemico ed interrogativo e lui mi ignora e risale in superficie. 
Gli vado dietro e per un momento mi pare di essere di nuovo in pista. Tanto per cambiare io e lui gareggiamo uno contro l’altro. Ma che novità!
Appena l’aria ci schiaffeggia, ci riempiamo entrambi i polmoni muovendoci subito per rimanere a galla, poi lo giro verso di me prendendolo per una spalla. Appena ci guardiamo, attacco subito come uno squalo, fuori di me. 
- Sei stato tu a cominciare! Io non ti avrei rotto le palle con tuo padre! Si può sapere che diavolo vuoi, Max? 
Vado subito al punto e lo faccio in un modo che non possa scappare. 
Max messo alle strette scuote la testa con aria corrucciata ed alienata, mentre muove braccia e gambe per rimanere a galla come me. Si morde la bocca così forte che per un momento penso se la possa far sanguinare. Non so se prenderlo a sberle o abbracciarlo. 
- Non lo so, cazzo! - sbotta poi non sapendo cosa dire. Qua mi fermo di colpo e lui sbraccia ancora schizzando dell’acqua di lato e non verso di me. 
Fa un giro completo su sé stesso per poi tornare verso di me rabbioso ed allucinato. 
- Non so che cazzo voglio, ok? Da un lato voglio parlarne e darti corda e vedere che succede se lo faccio, perché non l’ho mai fatto e magari hai ragione, no? L’hai avuta su tante cose, cazzo ne so! Dall’altro io non... io non ci riesco, ok? Non ce la faccio! Voglio farlo, ma ho paura che se inizio a sfogarmi e a dire tutto poi sarei un fottuto ingrato di merda! È a lui che devo il campione di F1 che sono oggi, lo so benissimo! Non gli devo solo un grazie? Non è meglio che me ne stia zitto? 
La voce si incrina mentre grida nel suo primo scoppio effettivo su questo argomento che ho cercato di tirargli fuori da mesi, e capendo che sta male, lo abbraccio. 
Quando realizzo che stava per piangere, e mentre lo stringo con un braccio perché con l’altro devo muoverlo per stare su, lui nasconde il viso contro la mia guancia ed il mio collo fin quasi ad andare di nuovo sott’acqua, ma con una mano si aggrappa alla mia schiena accettandomi come salvagente. Accettando finalmente il mio aiuto. 
Mentre lo tengo a me premendo il suo viso bagnato contro il mio senza dire niente per qualche istante, capisco di cosa ha bisogno.
È come una rivelazione che arriva ad illuminare una lunghissima notte buia. 
Deve piangere. 
Max ha bisogno di piangere. Piangere per sé stesso. Piangere ed inveire contro suo padre che nonostante il bene che gli ha fatto, gli ha fatto anche del male. E per quello non gli deve alcun grazie.
 - Non gli devi dire niente, Maxie. Non devi andare da lui e fargli discorsi, se non vuoi. Devi solo liberare ciò che senti verso di lui, invece di soffocarlo per non sentirti ingrato. È una cosa fra me e te, nessuno saprà niente, nessuno ti giudicherà e ti dirà come devi sentirti e cosa devi provare! Se provi qualcosa, tiralo fuori e basta! Andrà bene, sarà giusta.
Non posso dire ‘piangi’ ad uno che non l’ha mai fatto. Non sono sempre stato con lui, ma sono abbastanza sicuro che anche questa è una delle cose che io e lui abbiamo in comune. 
Il non piangere. Se io non l’ho mai fatto, penso che anche lui non l’abbia mai fatto. 
Ma fa male ed io lo so. Ed ora ne aveva voglia, aveva una gran voglia, perché sta trattenendo così tanto da così tanto tempo, che è arrivato al punto di rottura. 
- È che... - fa poi contro la mia pelle bagnata, quasi a fior di acqua. Gira meglio la testa e raggiunge con le labbra il mio orecchio riempiendomi di brividi nel momento più sbagliato di tutti. - è che mi ero illuso, ad Abu Dhabi. Di essere libero. Di esserne finalmente uscito. Ed invece sono ancora qua. Non so se ne uscirò mai. 
Ma da cosa, Maxie? Da cosa non uscirai mai? 
Dalla sua carcere? 
- Sei qua con me, ormai. Non sei più là con lui. Non vedi che quest’anno corri come non hai mai corso? 
Non so come mi venga, ma ringrazio l’intuizione che ho avuto, sebbene parlare di cose così profonde in acqua dopo una nuotata in apnea come quella non sia facile. Ma essendo atletici e facendo palestra, siamo ben allenati. 
Max si muove in sincronia con me usando le gambe ed una delle braccia, mentre l’altro si tiene a me come faccio in con lui. 
Si separa rimanendomi vicino per potermi guardare in faccia, il suo sguardo è estremamente confuso, ma bisognoso di capire. 
- Come? - chiede infatti. 
- Hai sempre corso di merda, come avessi il diavolo alle calcagna. Adesso corri benissimo, Max. Non hai mai corso così bene e sono sicuro che migliorerai. Mi brucia dirlo, perché fino a qualche settimana fa ero io in testa e ci stavo benissimo là sopra di te, ed ho ancora la speranza che nella seconda parte miglioreremo e torneremo come all’inizio, ma a prescindere da noi, Max... quest’anno più che mai sembri imbattibile. E credimi che non te lo dico perché stiamo insieme. Te lo dico perché è vero. Tu sei libero, credimi. 
Quando lo dico è come se lui lo capisse realmente. Non esita a credermi, non mette in dubbio la mia percezione di pilota sulla sua guida, ci crede subito ed anzi, capisce anche che ho ragione per un motivo specifico che non esita a condividere. 
- Guido meglio perché sono felice. Quest’anno io sono finalmente felice. La mia felicità supera la frustrazione che ho sempre provato per colpa sua, quella che mi faceva correre come un matto. E la mia felicità la devo a te! 
Ed ecco come far annegare qualcuno pur cercando di rimanere a galla. Per un momento i sentimenti mi sopraffanno e penso limpido e cristallino... mi ha appena detto che mi ama senza dirmelo direttamente; e se lo facesse sul serio, se mi dicesse queste esatte parole ora, io non saprei cosa rispondere. Perché non so se sono davvero in grado di amare.
Fra il provare emozioni, tenere a qualcuno e l’amare credo che ci sia differenza. Mi serve più tempo per capire a che livello è arrivata la mia umanità. Non ho avuto tempo di pensarci perché sono stato preso da lui, ma se ora me lo dicesse ed io dovessi rispondere... sarebbe vero? Sarei convincente? Ne sarei capace? Non di dirlo, ma di provarlo sul serio. 
Saprei amare? So amare? Sono arrivato a quel punto o è ancora una cosa off limits per me? 
Ma per mia fortuna, Max non si sente pronto a dirmelo ed è troppo sopraffatto dalle mille emozioni che prova, perciò non lo dice, così lo bacio dolcemente e tutto torna a posto. 
Avremo ancora tempo per vedere di certe cose. Con calma, piano piano.
Adesso dobbiamo vedere di lui, di aiutarlo a stare bene, bene sul serio. 
Bisogna tirarlo fuori da quest’acqua prima che anneghi seriamente senza nemmeno rendersene conto. 
- Anche io sono felice con te e grazie a te, Maxie. - sussurro poi sulle sue labbra, sorridendo dolcemente. La mano passa dalla nuca alla sua guancia. Appoggio la fronte alla sua. 
È vero, questo. Sono felice con te e grazie a te. 
Ti amo? Dipende. Dipende se ne sono in grado. 
Ma sono felice. Felice da morire, ora, grazie a te. Non è sufficiente? 
- Torniamo su? - faccio poi dolcemente. 
Lui annuisce e sorride in un misto fra l’arrendevole ed il sollevato, posando un altro bacio sulle mie labbra.
In questo momento i suoi occhi sono come il mare dove siamo immersi e sono stupendi. Non li ho mai visti così belli e così vicini e sono pieni della stessa profondità che c’è negli abissi sotto di noi. 
Nascondi ancora tante cose di cui ti senti in colpa. Le tue catene, ora, sono tenute da te stesso, perché tuo padre le ha lasciate, ormai, è solo che non te ne rendi conto. Ma ti aiuterò a capire che sei davvero libero e che se vuoi sfogarti e dirgli ‘grazie per ciò che hai fatto per me, ma vaffanculo per il dolore che mi hai dato’, non c’è niente di male ed anzi, è legittimo.”


NOTE: Capitolo particolarmente intenso (ma ne arriveranno di ancora più intensi). Max è uno da tanti piccoli passi, perché lo vedo molto chiuso su certe cose personali e quelli così chiusi difficilmente lasciano andare, ci vuole tempo e fatica, ma Charles è testardo e lentamente comincia ad avere dei risultati. Sono particolarmente sicura che usino spesso i loro yacht privati, scrivo di quelli di Charles perché sono i più noti, ma sicuramente anche Max ne ha. 
Alla prossima, e come sempre grazie a chi legge e commenta. Mi fa sempre molto piacere leggere quello che lasciano i miei capitoli. Baci Akane