NOTE: Breve fic scritta di getto dopo il GP della Malesia 26. Avevo solo l’imbarazzo della scelta su cosa scrivere in questa settimana, ma mi è venuta su questa scena carina ambientata al mattino della domenica, quando Max e Charles si sono svegliati sotto il diluvio, prima della gara. 
Buona lettura. Baci Akane

PIOGGIA

lestappen

Charles è in piedi davanti alla finestra della nostra camera, il tendone aperto e le saracinesche sollevate. Lui sta lì con le braccia conserte, le spalle tese, la testa incassata nel collo e un silenzio che per me è un libro aperto. 
So già che tipo di giornata avrà. 
Farà di tutto per nascondere la sua tensione, si comporterà come sempre, parlerà e scherzerà con tutti, mentre dentro di sé avrà solo bisogno di grugnire lamenti ed isolarsi. 
Le mie braccia si infilano intorno alla sua vita, da dietro, e appena mi sente, si rilassa immediatamente contro il mio petto. Si appoggia del tutto a me, scioglie le braccia che appoggia alle mie, e piega la testa a ricevere il delicato bacio che gli lascio sulla guancia. 
- Pioggia di merda. - rispondo dando voce ai suoi pensieri. 
Charles sorride spontaneo. 
- Tanto so che sei contento che piove! 
Ovviamente lo sono. 
- Infatti non esprimevo il mio pensiero, ma il tuo! - rispondo senza problemi. 
Charles ride rilassandosi ancora di più e così me lo rigiro a forza fra le braccia, costringendolo a dare la schiena alla pioggia che si abbatte furiosa e potente sulla città della Malesia. 
- Non ho mai avuto problemi con il brutto tempo, anzi… - si giustifica subito, come se con me servisse. 
Annuisco. 
- Lo so. 
Stanotte era normale e sereno, abbiamo anche potuto dormire insieme perché le rispettive consorti sono rimaste a casa, non è una cosa che capita spesso. Di solito dobbiamo sgattaiolare in una terza camera che uno dei due provvede ad affittare. 
Poi quando abbiamo sentito i tuoni e lo scroscio poderoso della pioggia, il suo viso si è aggrottato nel sonno ed i suoi occhi, posati suoi miei appena aperti perché ovviamente mi sono svegliato prima e sono rimasto ad osservarlo dormire, erano già cupi come il temporale fuori. 
- È da quando ho avuto quel brutto incidente da 60 G a Monza. - dice specificando la potenza d’impatto come a giustificarsi per ciò che ha detto. È stato un incidente davvero brutto e relativamente recente, ci sta che sia in ansia, tranne per il fatto che lì la pioggia non c’entrava. 
Mi appoggia le braccia sulle spalle ed intorno al collo, e guardando me e non il temporale alle sue spalle, sta già meglio rispetto a com’era poco fa. Lo sento contro di me: il suo corpo è molto meno rigido. 
- Perché stai per diventare padre. - aggiungo io sicuro. Quando lo dico, Charles spalanca gli occhi cadendo dalle nuvole. Davvero non aveva collegato le cose? 
- Charlie, hai avuto tanti incidenti, non brutti come quello, ma nemmeno leggeri; non hai mai avuto problemi con questo genere di cose, anzi. È solo che questo è arrivato quando stai per diventare padre e questo cambia le prospettive delle cose che hai sempre vissuto in una certa maniera. È normale. Devi solo prenderne atto, accettarlo e magari parlarne, invece che ignorarlo e soffocarlo. 
Charles mentre mi ascolta fa il broncio come a dire che non ne è convinto, poi semplicemente sospira e si arrende perché in effetti non riesce a ribattere. Del resto ho ragione. 
La metto giù semplice per aiutarlo a vederla così, ma so che per lui non lo è. 
Charles si rigira fra le mie braccia forzandosi a guardare il diluvio che scende fuori dalla nostra finestra. Il mondo là fuori sembra quasi cancellato, si vede poco e niente. Lui torna a tendersi, ma meno di prima, così stringo le braccia intorno al suo stomaco posandogli un altro bacio sul collo. Lo cullo e lui si lascia fare.
Dopo un po’ che guardiamo insieme la pioggia in silenzio, si decide a parlare e lo fa piano, calmo. 
- Penso che ho paura di far vivere a mio figlio quel che ho vissuto io. 
- Crescere senza un padre? - so perfettamente cosa intende, sapevo che era questo il problema di base molto prima di lui. L’ho solo indirizzato, ma il fatto che alla fine ne parli senza doverlo costringere, è positivo. Sicuramente gli fa bene. 
- A prescindere dal periodo in cui lo perdi, che sia presto o tardi, ti segna sempre. È una cosa che non voglio mio figlio sperimenti. 
Vorrei dire che è estremo, visto che non è detto che da un incidente in gara tu debba per forza morire, ma visto che è amico di Jules Bianchi che è morto proprio in una gara sotto un diluvio come questo, è comprensibile che invece lo tema. Sicuramente non lo posso sminuire. 
Stringo le braccia e lo bacio ancora, questa volta sulla guancia. 
Non so bene nemmeno cosa dire, sinceramente, ma sono contento che almeno l’abbia tirato fuori. 
- Correre con l’ansia di finire male non fa bene, lo sai. Se comincia ad essere un vero problema per te, devi parlarne con un esperto. 
Conosco Charles molto bene e so che se esprime un sentimento d’ansia, significa che gli scava molto a fondo e che per chiunque altro è quasi insopportabile. 
Charles annuisce e gira la testa verso di me, portandola indietro e torcendosi fra le mie braccia per guardarmi. 
Prima di baciarci, mi sorride abbattuto. 
- Oggi mi starai vicino più che puoi? 
Annuisco. 
- Certo che sì! - replico immediato e schietto. 
Sorride grato e annulla la breve distanza che ci separa.
Quando le nostre labbra si intrecciano, inizialmente è turbato ma via via si rilassa ed il bacio diventa piacevole e normale. 
Ovviamente non mi staccherò da te nemmeno sotto tortura, amore mio. Dovernno strapparmi via a forza. Tutte le volte che potrò starò con te a sparare scemenze e distrarti di continuo. Nemmeno noterai che piove. 
Peccato che non posso avere il canale radio aperto con te e parlarti anche mentre corriamo. Quello sì che sarebbe utile. 
- Vedrai che andrà tutto bene, oggi. 
Anche se so che probabilmente ancora per un po’ non correrà al suo solito. Perché non sembra, ma Charles è incosciente e aggressivo in pista quasi quanto me. È solo più pulito, però ha una guida molto forte. Da Monza ha una guida leggermente diversa, oserei dire quasi prudente. Ma sono sicuro che passerà. 
Gli starò vicino e lo farò parlare e sfogarsi, sicuramente tirare fuori tutto gli può fare solo che bene. 
Un tuono particolarmente forte, lo fa tendere ed io aumento la stretta. 
- Mi sa che oggi avrai un regalo di compleanno d’eccezione! - dice poi sforzandosi di scherzare. Allude al fatto che se piove sono quasi imbattibile ed essendo in pole position è molto plausibile. 
In risposta sorrido radioso e lui si illumina guardando la mia espressione totalmente spontanea e carica di gioia. In effetti oggi me la sento molto. Me la sento davvero tanto. 
- Goditi la gara, baby! - fa lui. 
Aderisco la guancia alla sua e la strofino con la mia, accarezzandolo anche con quella parte di me. 
- Lo farò. E tu cerca di non pensare. Perché tanto è inutile. Non ci sono soluzioni e se pensi è solo peggio. 
So che sembra un consiglio assurdo, ma lui lo sa bene. 
In F1 meno pensi e meglio è.
- Ci proverò. 
- Fidati del tuo istinto, non ti ha mai tradito. 
- Quasi mai. - mi corregge lui ovviamente. Io gli mordo la spalla. 
- Charles! - lo ammonisco. Lui ride e mi dà un colpetto con la testa. 
- Sì, sì! Positivo! - fa lui sapendo cosa voglio. 
- Bravo. - commento soddisfatto. 
Andiamo avanti così per un po’, finché non decidiamo di prepararci e vedere che succederà oggi. 
Vorrei dirgli che comunque è solo una gara e di non darle troppa importanza e guidare come si sente in base alle condizioni atmosferiche e alle sue emozioni, ma so bene che se la prenderebbe, perché detto da me suonerebbe una bugia enorme. 
Per me una gara non è mai stata solo una gara, anche quando facevo cagare per colpa della macchina. 
Perciò è meglio distrarlo e rilassarlo il più possibile. 
Gli sarò vicino più che posso.