2. PARTENZA 

*Max* 
- MONZA 2019 - 


“Fra tutte le cose che pensavo sarebbero successe, la sua vittoria in Belgio non è fra quelle; proprio dopo il lutto del suo amico, per di più sulla stessa pista dove il giorno prima era morto lui. Fra l’altro dopo la cerimonia di omaggio a lui. 
La prima vittoria in F1 di Charles è stata pura fantascienza! 
È lì, è precisamente lì, che ho pensato ‘Charles mi piace’. 
È stato come un lampo nella notte che illumina qualcosa di buio pesto.
Eppure oggi a Monza, una settimana dopo, Charles replica l’impresa; per la Ferrari vincere a Monza so che è un evento unico ed incredibile e per lui è la sua seconda gara di fila. 
Incontrandolo inaspettatamente nel Parc Ferme per la pesa, gli rivolgo al volo i miei complimenti fra una sua esultanza folle e l’altra. È su di giri, non penso d’averlo mai visto così ed è contagioso e stordente. Ma è qua, proprio in questo stato di euforia folle, che Charles mi risponde probabilmente di puro riflesso e lo fa come non avrei mai immaginato potesse fare. 
Mi dice il nome di un locale di qua e poi, prima di sfilare via verso un altro abbraccio entusiasta, aggiunge: - Più tardi offro io!
Assolutamente inebetito, resto a guardarlo che continua ad esultare senza aspettare la mia risposta, come se non gli importasse davvero o se la desse per scontata. 
Un lunghissimo brivido d’eccitazione mi attraversa. 
Non so se l’aveva progettata. Non progetti una cosa simile, specie a Monza, specie se guidi una fottuta Ferrari. Ma rimango shoccato a fissarlo sorridente, mentre quel fottuto brivido mi attraversa la schiena e si concentra nel mio cazzo che si indurisce sotto la tuta da corsa. 
È letteralmente la prima volta che mi succede con un ragazzo, anche se ho pensato che mi sarei fatto volentieri Daniel se avesse voluto; giocavamo molto, quando eravamo compagni di squadra, a stare insieme fingendoci gay. Ma mi piaceva quel gioco, mi è sempre venuto bene, non mi sono mai sentito forzato in alcun modo. 
Si dice che fingere è sempre il miglior modo per mascherare la verità; credo che sia vero. 
Appena mi ritrovo con un’erezione dovuta a Charles e a questa proposta al volo sicuramente non premeditata, ripenso a quando mi sarei fatto Daniel in quel periodo; perché non è la prima volta che mi capita di sentirmi così, ma quella volta non ho approfondito e me ne sono pentito. Tuttavia ormai le cose sono andate oltre. 
Adesso sono di nuovo qua in uno stato simile a quello, inaspettato, veloce come un lampo, e mi si inchioda nel cervello il nome del locale e l’immagine di lui ubriaco, perché è così che sarà stasera. 
Pensare che se ci fosse il ragazzo giusto e l’occasione giusta, potrei anche scoparmi un uomo è una cosa; eccitarmi sessualmente all’idea di ubriacarmi con Charles è un altro. 
Perché è proprio questo di cui si tratta. 

Normalmente agisco senza pensare, ma in questo caso stranamente mi ritrovo a pensare come un ossesso a cosa cazzo significhi quell’invito e cosa dovrei fare. Ci penso per tutta la sera, mentre mangio da solo in albergo, dopo aver allungato la prenotazione anche per stanotte. 
Non ho vinto un cazzo, sono già tutti andati, ma io sono rimasto e penso a quel cazzo di locale che ho individuato e penso a lui.  
Mi ha solo invitato a bere, non è niente di che. Il fatto che ho appena realizzato che me lo scoperei non c’entra con le sue reali intenzioni che non prevedono la stessa cosa. Ma dovrei andare o no? 
Vabbè che c’entra, anche se abbiamo intenzioni diverse uno con l’altro, non significa che non possiamo più interagire fuori dalla pista, se c’è l’occasione. E guarda caso, l’occasione c’è. Perché non dovrei andare? Solo perché io lo voglio scopare e lui probabilmente no? 
Dovrei essere più sconvolto dalla realizzazione che mi scoperei un ragazzo, ma alla fine il pensiero vola di nuovo a Daniel. Non sono davvero stupito di essere di nuovo in quella condizione, sono più sconvolto dal fatto che io lo sia con Charles. Perché se stasera lo vorrà anche lui, ci starò. 
È così che decido alla fine di andare.
Fanculo, godiamoci le cose così come arrivano senza pensarci troppo. Tanto non è da me. 

Non avendo il suo numero, quando arrivo al locale sono lieto di vedere che non sono ancora così famoso da essere riconosciuto, sarà anche merito del fatto che non indosso niente della Red Bull e della F1. 
In questo momento sembro un ragazzo normale che va in un locale con amici. O conoscenti, in questo caso. 
Come diavolo lo trovo in mezzo a tutto questo casino? 
Porco demonio, dovevo chiedergli il numero. È che poi l’invito è stato così casuale che non so nemmeno se sia stato un vero invito. Se lo fosse stato mi avrebbe chiesto il numero, ma dopo quel momento non ci siamo più incrociati. 
Che cazzo faccio? 
Girerò un po’ per il locale e se non lo trovo me ne vado. 
Mano a mano che mi muovo, mi sento sempre più un coglione. Sono pure venuto da solo perché non sapevo che fare fino all’ultimo. 
La gente qua è davvero tanta, il locale è abbastanza grande, ma contiene molta più gente di quel che potrebbe. Le luci basse ed intermittenti stordiscono ed impediscono una visuale decente, al punto che nemmeno lo trovo. Anche la musica forte tipica da discoteca non aiuta i miei neuroni a connettersi e non ho nemmeno iniziato a bere! 
Si sentono tutti i tormentoni del momento, alcuni in versione remixata, ma non li conosco bene se non attraverso i miei amici che ogni tanto mi costringono a sentirle. 
Alla fine vado al bancone a prendermi un cazzo di gin tonic, il nervoso è alle stelle: non l’ho ancora visto. Che idiota che sono, magari nemmeno è venuto qua. Che ne sapeva in quel momento dove sarebbe andato? Non progetti una vittoria ed una festa, prima che succeda. Aveva appena vinto e... 
- Due di quelli! - una voce familiare mi raggiunge acuta da dietro, subito dopo una mano stringe la spalla trasmettendomi un lunghissimo brivido come prima nel Parc Ferme e quando mi giro sorpreso, realizzo che è davvero lui. Un sorriso spontaneo rivela il mio nuovissimo stato d’animo che sbaraglia subito quello isterico di poco fa. Sono felice.
È letteralmente la prima volta che ci tocchiamo in questo modo. o meglio, che lui mi tocca. Di solito al massimo strette di mano. Non ricordo niente di simile: la stretta me l’ha data dall’altro lato rispetto a quello dove si è piazzato, alla fine è quasi un mezzo abbraccio, anche se breve.
Poi con un secondo treno ricordo come mi ha stretto le dita la settimana scorsa e ritratto quanto appena pensato. Quello è stato notevole, in effetti, anche se rientra nelle strette di mano.  
Charles sta per lasciarmi ma si appoggia di nuovo a me e traballando. Lo fa per non andare addosso ad altri sconosciuti, poi si raddrizza ridendo sciolto. Ok è già bello ubriaco. 
Bello soprattutto. 
Charles è sudato e scombinato, eppure splendido. Una maglietta semplice, dei jeans comodi, l’aria felice e luminosa. 
Mi sorride come non l’ho mai visto e per un momento il ricordo di com’era una settimana fa in Belgio, si sovrappone sconvolgendomi. 
Quella volta, nonostante la vittoria, non ha quasi per nulla sorriso. Ha esultato pochissimo, so che non è andato da nessuna parte nonostante fosse la prima vittoria. 
Ora sembra un altro, ma è comprensibile. 
Oggi è diverso. 
Può festeggiare e lasciarsi andare, lo merita, è giusto che lo faccia. 
Ha dominato il weekend in casa della Ferrari, prima c’era un fiume rosso che lo rincorreva sotto il palco per la festa del podio. È stato assurdo, quel che si è visto. 
È su di giri e in una seconda occhiata trovo conferma della prima mia impressione: è già ubriaco, ma non ci trovo assolutamente nulla di male. Anzi. 
- Allora? Felice? - non è una domanda stupida la mia, visti i precedenti di sette giorni fa. Lui nonostante la sbronza che è evidente, mentre si sistema coi gomiti al bancone accanto a me, annuisce capendo a cosa mi riferisco. 
Il sorriso che fa è meno eccessivo di prima, per un momento sembra tornato in qua e so che sa cosa sto dicendo. 
Il barista ci consegna i due drink, due gin tonic in bicchiere grande con ghiaccio e cannuccia. 
La sensazione fresca sotto le dira mi crea subito sollievo. Sollievo che dura poco perché appena bevo girando lo sguardo verso di lui accanto a me, lo vedo come lo fa e per poco non soffoco: Charles mi guarda da vicino così come siamo, gomito a gomito, ed usa la cannuccia come fosse altro. Quella è un allusione sconcia? Che razza di sguardo ha? È modo di succhiare da una cannuccia? 
Vuoi vedere che ha la sbronza maniaca? 
- Andiamo a ballare? - fa poi come se fosse normale per noi uscire insieme e ballare. 
Spalanco gli occhi terrorizzato all’idea di me in pista a muovermi sulla musica. 
- Ma sei solo? - cerco di distrarlo in attesa di capire come uscirne. Odio ballare, sono un pezzo di legno. Mi imbarazza troppo e non mi piace la musica. Mi piace guardare gli altri che ballano quando sono ubriaco, tutto qua. 
Charles alza le spalle e si gira verso la pista da ballo dietro di noi, si appoggia al bancone con la schiena e osserva la gente che si srotola intorno a noi, molti a ballare, altri nei divani e tavolini lungo le zone laterali del locale. 
- No, ma li ho persi quando ti ho visto. E tu sei solo? - chiede poi attaccandosi col braccio al mio. Il calore parte di nuovo concentrandosi sul mio cazzo. Sono duro. 
- Sì sono solo, sono passato a bere qualcosa con te e a farti i complimenti. Non avevo niente da festeggiare, sono andati tutti. - spiego. Per fortuna dico la cosa giusta e la mia boccaccia non esprime ciò che pensavo due secondi fa, cioè che sono duro.
Charles mi guarda a questa vicinanza dove praticamente sono le nostre spalle a separare i nostri visi. Vedo benissimo il suo, perfino le sfumature dei suoi occhi. No ok, è impossibile perché le luci sono basse, ma so che sono verde nocciola. Ma vedo la malizia, quella sì che si nota. Ed anche la forma sexy delle sue labbra.
Entrambi sorseggiamo il gin tonic, davanti a noi gente balla, parla, si agita e si diverte. Le luci basse e blu, la musica alta frastornante ed il caldo. Un gran caldo. Troppo. 
- Sono contento che sei venuto, non pensavo mi avessi preso sul serio. 
Spalanco gli occhi; Charles è diverso, è molto più sicuro di sé e spigliato, sembra un altro. Un predatore con la sua preda. Che pensiero ridicolo!
- Per-perché non dovevo? Non eri serio? - per un momento una voragine si apre sotto di me. Vuoi vedere che ho fatto veramente una figura di merda? 
- Ma dai certo che lo ero, ma non ero sicuro saresti venuto. Sai, i nostri trascorso sono strani. 
Charles ride e tutto si apre e viene sbaragliato. La mia mente si spegne, le mie ansie vengono fatte a pezzi e resta solo la voglia che cresce ad ogni sorso che bevo. 
Non mi ubriaco per così poco, ma è un buon aiuto per rilassarmi, che è proprio quello che mi serve. 
In fondo sto bevendo qualcosa col ragazzo che mi piace. Devo godermi la serata. 
- È vero, ma penso che possiamo dimenticarli e ricominciare. - mentre lo dico per poco non ammicco. Lui resta incantato con mezzo sorriso, perso in me e nel significato delle mie parole che cerca di cogliere. 
Dio, come sei ubriaco Charles! 
- È proprio quello che volevo. - con questo finisce di succhiare il drink, sempre guardandomi e sempre come se dovesse succhiare a me qualcos’altro. Appena lo penso, avvampo di calore e tiro tutto d’un colpo il mio come fa lui. 
Charles ride, non so perché, ma poi mette giù il bicchiere vuoto, prende anche il mio e lo posa a sua volta, infine mi si appiccica davanti, cioè letteralmente, mi prende per gli avambracci partendo dai gomiti appoggiati al bancone dietro di me, poi avvicina il viso al mio e mi parla malizioso quasi come stesse assurdamente per baciarmi. È impossibile, lo so che lo è, ma si ferma poco distante dalla mia bocca e dalla mia faccia. Lì dove mi tocca con le mani, i brividi partono espandendosi di nuovo in tutto il corpo. Devastante. 
- Beh, Max. A me piace ballare e se a te non piace peccato, vorrà dire che mi guarderai. 
Quando lo dice, per un momento fugace penso che mi molli qua per questo. Per ballare. Non so se esserne sollevato o deluso, ma non faccio in tempo a dire nulla, perché le sue mani strisciano sulle braccia alla stessa velocità dei brividi che corrono sotto la pelle, le dita raggiungono i polsi e me li afferra decisi. Dopo di che mi tira con sé in pista, in mezzo al casino che dirompe. 
Mentre lo fa, nonostante un’ondata di terrore mi invada, non riesco ad oppormi. Che diavolo sta per succedere? 

In un istante mi ritrovo in mezzo a molta gente, tutti ubriachi e fatti di qualcosa, ognuno balla per i fatti propri, nessuno sembra badare veramente a noi. 
Sono teso, per la verità non mi sento a mio agio. Resto rigido, fermo davanti a lui mentre mi guardo intorno terrorizzato che qualcuno ci riconosca e ci riprenda. Non che facciamo niente di male, balliamo insieme. O meglio. Lui balla. Ed anche molto bene. 
Dannazione quanto balla bene. 
Non so che canzone sia, ma è molto coinvolgente e fatta proprio per alzare il calore, ma il suo corpo che si struscia sul mio come se fossi il suo palo, mi fa sentire le sue forme morbide e snelle. E quella dura nel mezzo. 
Spalanco gli occhi guardandolo meravigliato, mentre capisco di cosa si tratta. È eccitato? Beh, è ubriaco, se ha la sbronza maniaca vorrà scopare, solo non pensavo fosse gay, non l’avevo capito. Cioè di Pierre si capisce, ma di lui... oh cazzo! Ma che dici, non dormivano insieme la settimana scorsa? Ma che coglione che sei Max! Oddio, ma se sta con lui vuoi che non sia qua in giro? E se ci becca? Improvvisamente il disagio ed il terrore di essere il protagonista di un casino colossale, mi bloccano e mi congelano, ma è una condizione che dura poco, molto poco. 
Appena mi si strofina addosso a ritmo di musica, facendo cose col suo corpo che non pensavo si potessero fare contro uno immobile non collaborativo, mi rendo conto che nella realtà non mi sta toccando con le mani. Mi sta solo ondeggiando addosso. 
Solo. 
Cos’è che stavo pensando prima? Ma chi se lo ricorda! Ero terrorizzato per qualcosa, non importa. Con il suo corpo eccitato addosso al mio nella stessa identica condizione, non importa proprio un cazzo. 
Che poi andiamo, c’è troppo gente e non ha scelta che ballarmi addosso, non lo fa apposta a starmi contro. 
Dopotutto non mi sta toccando con le mani, se lo facesse sarebbe diverso, ma non ci sta provando davvero. È solo che lo vorrei, ma...  ma poi eccole le sue mani!
Proprio dove nessuno può vedere perché c’è troppa massa intorno a noi, è impossibile vedere più in giù delle nostre spalle, figurarsi se qualcuno vede che mi sta palpando il culo. 
E me lo sta proprio palpando per bene. 
- Wow, sei messo veramente bene. - il suo commento mi fa avvampare, lo guardo negli occhi carichi di malizia e fottutamente ravvicinati. Ed io che cercavo di evitare di guardarlo in faccia proprio perché troppo vicino.  
Ovviamente facevo bene. 
Charles è eccitante, bellissimo, fottutamente sexy e carico di desiderio. I suoi occhi non sono mai stati così vivi e subito parto anche io, perché c’ho una voglia incredibile di ricambiare tutte queste palpate di culo. 
Sai, caro mio, non sono un Santo e a momenti reagisco, ma potresti pentirtene. 
Ma poi Charles, come mi leggesse nel pensiero, striscia con la bocca sul mio orecchio. Trattengo il fiato, spalanco ancora gli occhi e mi irrigidisco. Lì, sul mio orecchio, la sua bocca si muove riempiendomi di brividi di piacere che corrono su tutto il corpo. 
- Accompagnami in bagno. - improvvisamente sembra una proposta indecente. Quando lo guardo di scatto in viso per capire se sia serio e se davvero sia quello che sembra, mi rendo conto che lo è. 
È esattamente ciò che sembra. 
E qua, proprio in questo momento, capisco che sta davvero per succedere qualcosa e non credo d’avere la forza di ricordare che lui è ubriaco ed io no. Non penso davvero. 
Com’è che dicevo? Se avrò mai un’occasione con un ragazzo che mi attrae, ci proverò! La curiosità è parte di me, non mi sono mai messo limiti, figurati se inizio ora. 
La sua mano stringe la mia mentre mi tira fra la gente deviando per raggiungere il bagno, non ci guardano, non si vedono le nostre mani allacciate. 
Peccato che tutto questo zigzagare fra la folla non gli faccia per niente bene e proprio quando sta per cadere, lo prendo per i fianchi da dietro e lo sorreggo lasciandolo andare avanti. 
Non so nemmeno se riuscirà a stare su da solo, cosa dovrei fare con lui? 
Una volta raggiunta la zona dei bagni, Charles si infila diretto verso quello libero, che non è quello degli uomini, bensì quello dei disabili. 
Uno bello grande e soprattutto libero. 
- Charles, sei un disabile? - chiedo mentre mi obbliga ad entrare con lui. Appena siamo dentro, si chiude a chiave ridendo. Anche se ubriaco ha ancora un bellissimo sorriso; è spensierato, in questo momento. 
Appena lo lascio incerto sul da farsi, lo vedo barcollare verso il water e faccio appena in tempo ad afferrarlo di nuovo per i fianchi da dietro, come prima, per evitare che cada. 
- Charles cadere qua farebbe parecchio schifo. È il pavimento di un cesso usato sicuramente da tutti tranne che i disab... - ma la voce mi muore in gola perché lui, mentre io lo tengo da dietro, si apre i pantaloni, si tira fuori il cazzo e piscia davvero. 
Mi zittisco di colpo sulla sua risata che finisce con un sospiro di sollievo indecente. Serve gemere mentre pisci, cazzo? Piantala! 
- Grazie, dovevo veramente farlo, stavo per esplodere. - era tutto qua, alla fine? Davvero sembrava tutto ciò che in realtà non era? 
Sono il solito idiota? 
Ho visto cose che non c’erano? Mi stava appiccicato perché non c’era spazio ed ora doveva veramente solo pisciare? 
Ma no, cazzo, la sua mano nel mio culo ed il complimento non l’ho sognato. 
Mentre cerco di far fuori la nebbia che per un momento mi aveva avvolto, guardo la sua nuca davanti a me. Se lo lascio cade. È ubriaco, su questo non ci piove. 
Dovrei approfittare e guardargli il cazzo? Basterebbe sbirciare oltre la spalla. Non lo saprebbe mica. 
Ma non faccio in tempo a decidere che lui finisce, si pulisce con la carta, e si richiude con mio sommo disappunto. 
- Al lavandino. - fa poi ordinandomi come muoverlo. 
Naturalmente eseguo anche se sono ancora sul piede di guerra con me stesso. 
Che coglione che sono. 
Alla fine non succederà nulla. Io ho capito che mi piace ed è tutto per niente. Per caso prima mi ha toccato il culo e l’ha trovato ben fatto, visto che è ubriaco me l’ha comunicato. Non c’era nulla. 
Charles si appoggia al lavandino e si lava le mani, mentre lo fa lo lascio ed indietreggio verso la porta, investito improvvisamente di una delusione che non riesco a reggere. Appena fuori di qua me ne vado. 
Charles finisce, si asciuga le mani e si gira verso di me; da fuori si sente una canzone che probabilmente gli piace e si accende immediatamente. 
Non ho idea di che canzone sia, sinceramente. So solo che l’ho sentita altre volte in estate che piaceva ai miei amici. Non saprei dire che nome abbia, ma a quanto pare a lui piace e appena si volta verso di me, i suoi occhi sono di nuovo maliziosi ed eccitati. 
Sì, eccitati è proprio il termine corretto. 
Sto per aprire la porta dietro di me, vorrà tornare a ballare, ma a questo punto con uno scatto incredibile mi arriva addosso; non capisco se mi si getta fra le braccia perché stava per cadere o se doveva raggiungere la mia mano su cui la sua si posa per fermarmi dall’aprire la serratura. In ogni caso con prepotenza mi impedisce di andare via e non ho scelta che tenerlo per un fianco per sorreggerlo istintivamente. 
A questo punto mi è letteralmente spalmato addosso, peccato che qua lo spazio ci sia. 
- Charles? - chiedo incerto, respiro piano. Lui non risponde. Mi guarda negli occhi malizioso, così caldo, così eccitante. Senza dire mezza parola, inizia a ballarmi addosso come prima, striscia su di me facendo delle onde sexy col suo corpo e lo fa continuando ad usarmi come un palo. Ed io non vorrei essere in nessun altro posto, ora, che qua. 
È così bello. L’altra mano lascia la maniglia e va dritta sull’altro fianco. Accompagno ipnotizzato i suoi movimenti su di me. 
Mentre mi balla addosso facendomelo venire di nuovo fottutamente duro, la sua bocca striscia sul mio collo, è morbida e calda. 
L’eccitazione arriva letteralmente in ogni fottuta particella di me, al punto che non capisco se sto venendo. Non mi sono mai sentito così. 
Cerco di guardarlo, ma non posso arrivare al suo viso perché è sul mio collo. Mi lecca, mi morde, mi succhia e mi bacia lasciandomi segni che si noteranno e di cui non me ne frega niente. I brividi sempre più forti, sempre più ovunque, io sempre più mollo e bollente. 
Alla fine chiudo gli occhi e mi perdo, abbandonandomi totalmente a lui, a tutto questo, con le mani che dai fianchi scivolano sul suo culo che finalmente tocco. È sodo, piccolo e dannatamente perfetto.  
Cazzo è tutto così fottutamente bello. 
Continua a ballarmi addosso e a divorarmi il collo in ogni centimetro, allo stesso modo non smetto di accompagnare i suoi movimenti sensuali con le mani appoggiate sul culo, ma è qua che la sua scivola fra i nostri corpi che aderiscono. Va dritto sul mio pacco duro e gonfio. 
- Mm.. sei duro... - di nuovo gli occhi sgranati di sorpresa per un istante, il tempo di rilassarmi e lasciarmi andare di nuovo. 
- Anche tu lo sei. - sussurro roco, totalmente coinvolto. 
È ubriaco, Max. Ricordatelo. 
La sua mano strofina attraverso i jeans, percorre tutta la lunghezza del mio cazzo fottutamente duro che si vede e si sente, poi me li apre e appena lo fa mi irrigidisco di scatto come se una violenta scarica elettrica mi colpisse e mi attraversasse. Ma non ha l’effetto di accendermi, bensì di svegliarmi brutalmente. 
- Charles... - esclamo brusco, gli lascio i fianchi e gli prendo i polsi per fermarlo, ma a questo punto si lascia andare giù sulle gambe che piega e apre sistemandomi per bene nel mezzo. Visto che gli tengo i polsi, usa la bocca strofinando direttamente la faccia sul mio inguine gonfio ora coperto solo dai boxer. Boxer che sta leccando. Boxer che è quasi come non ci fossero.
- Oh Dio Charles, no... non puoi... - sento tutto. Sento la sua bocca, la sua lingua bagnata, la sua saliva, il calore e la morbidezza. Sento come non ci fosse nulla fra il mio cazzo e la sua bocca. 
Ansimo mentre continuo a chiamarlo nel pieno del caos più atroce. 
Il calore è ovunque e molto più intenso di prima, pulsa tutto, non sono mai stato così eccitato. 
Mi sta praticamente facendo un pompino attraverso la stoffa dei boxer ed io non so più che cazzo sto facendo. 
È ubriaco, Max. Te ne pentirai, non riuscirai più a guardarlo se glielo fai fare. Ti prego, pensa alla prossima volta che lo vedrai, vuoi davvero scappare da lui a vita perché gli hai permesso di farti un pompino da ubriaco? 
A questo punto, proprio quando i suoi denti sono riusciti a prendere l’elastico della stoffa e li stanno abbassando, lo tiro e lo strattono alzandolo con forza, poi lo spingo contro il lavandino e lo appoggio lì lasciandolo. Infine torno ad indietreggiare e mettermi dove ero prima, sulla porta. Ma non la apro. Sono duro, schifosamente eccitato e non posso uscire in queste condizioni. 
E lui sembra lo sappia. 
- Charles sei ubriaco, non posso fartelo fare. 
Cerco di giustificarmi come se fosse sbagliato fermarlo, e non l’opposto. 
Ma lui sorride famelico e sempre con la musica da fuori che a quanto pare lo attiva, si apre i suoi pantaloni, si infila la mano dentro, si tira fuori il cazzo e dopo che me lo fa vedere–dopo che prima lo avevo evitato con enorme sforzo–si sega davanti a me mostrandomelo in tutto il suo fottuto splendore. 
- Oh mio Dio! - esclamo di nuovo sconvolto e roco dal desiderio. 
Charles non dice assolutamente nulla per tutto il tempo, si succhia il labbro e si sega davanti a me guardandomi prima negli occhi, poi il mio corpo e il mio cazzo mollato sul più bello. La stoffa bagnata dalla sua saliva, i jeans ancora aperti.
E lui così sensuale, così andato, così caldo. 
Così bello. 
Ha un cazzo incredibilmente grande ed è incredibilmente duro. 
Troppo per resistere. Così, come se non avessi assolutamente scelta, contro ogni briciolo di forza rimasta, finisco per seguire il suo esempio e prendendo il mio, glielo mostro e mi sparo la stessa sega che si sta facendo lui. 
Non potevo evitarlo, non ce l’ho fatta. 
Non è niente. È solo una sega fra amici. Ognuno per sé. 
Lui è ubriaco, forse nemmeno lo ricorderà, ma almeno io riuscirò a guardarlo in faccia, la prossima volta. 
Per la verità non ci mettiamo molto a venire, eravamo fottutamente eccitati e sul limite. Ci seghiamo guardandoci a vicenda il cazzo e il picco arriva in poco. 
Spariamo entrambi per terra, quasi insieme. Prima io e poi lui. Ansimanti, eccitati, sfiniti. 
Porca puttana, cosa diavolo abbiamo appena fatto?”


NOTE: La canzone era una versione remixata di Sweet but psycho, ma verrà fuori più avanti di quale si trattava. Insisto nel vedere a Monza 2019 una tappa importante nella loro relazione, anche se apparentemente non sembra essere successo nulla, non ci sono state interazioni fra di loro di alcun genere nemmeno in settimana. Però nella mia testa quella sera deve per forza aver segnato qualcosa, in questo caso una sorta di inizio erotico. Spero non ne abbiate abbastanza di Charles che si fa lavori di mano davanti a Max, non succederà di nuovo, ma è una cosa che lo immagino fare molto facilmente. Il capitolo è tutto dalla parte di Max, più avanti ci saranno altri solo su Charles. Scusate la pausa nella pubblicazione, adesso dovrei tornare al solito ritmo. Alla prossima. Baci Akane