3. PROGRESSIONE


*Charles*
- SINGAPORE 2019 -

lestappen

“Ricordo solo che ci ho provato con lui, gli ho ballato addosso, gli ho baciato il collo e forse l’ho palpato. Penso... penso d’avergli toccato il culo e credo che sia anche molto bello e sodo. 
Però non ne sono sicuro. È tutto molto nebbioso. 
Comunque so per certo che lui non c’è stato, perciò significa che non gli piaccio in quel senso. Del resto non tutti possono essere gay, bi o comunque aperti sessualmente in quel senso. Però il fatto che non mi abbia riempito la faccia di pugni è positivo, suppongo.
Ricordo poi che mi ha consegnato a Joris che mi cercava agitato e che se ne è andato di corsa subito dopo. 
Poi la mia testa è nel vuoto. 
Dio, che cazzo ho fatto? 
Che poi a tormentarmi non è il fatto d’averci provato con un ragazzo, sono gay, scopo con Pierre da quando abbiamo capito che ci piace il cazzo. Il rapporto da scopamici con lui è l’ideale, non stiamo insieme, non ci sono impegni, ma ci diamo degli orgasmi fottutamente utili quando abbiamo bisogno di sfogarci. 
Non mi sorprende che da ubriaco sono un maniaco pervertito e ci provo con tutti i bei ragazzi che mi capitano a tiro. 
Mi sconvolge che ci ho provato con Max. 
Insomma, da pensare che è una bella persona al cercare di farmelo è un bel passo. 
L’imbarazzo cresce di ora in ora mentre ci penso, specie quando arriva la gara successiva, a Singapore, due settimane dopo. Troppo poco per dimenticare il casino che ho fatto–e fortuna che non lo ricordo bene, ma quel che ricordo è già tanto. 
Non avendo il numero di Max non ho potuto nemmeno scusarmi, ma l’idea di farlo ora, improvvisamente mi devasta. 
Cioè, so che dovrei farlo, ma appena realizzo di essere nel suo stesso hotel e che se mi impegno posso incontrarlo, mi chiudo in camera terrorizzato come un bambino. 
Come cazzo faccio, ora? Insomma, siamo seri. 
Ci ho provato con lui; ero ubriaco perso, ma ci ho provato con lui. Non era Pierre, nemmeno uno dei miei amici. Anche con Joris non ci sarebbero stati problemi, sa che sono gay. 
Cazzo faccio? 

Evado la questione finché posso, evitando tutti i luoghi in comune dove potrei incontrarlo, non faccio nemmeno colazione giù, ma supplico Joris di portarmi qualcosa in camera. 
Secondo lui dovrei solo fare finta di niente, a meno che non sia lui a farsi avanti e affrontare la questione. 
Io penso che seguirò il suo consiglio. Non la vede come un dramma, visto che quando l’ha incontrato, ha detto che Max era sì sconvolto, ma non sembrava schifato o arrabbiato. Era più nel dramma. Qualunque cosa significhi essere nel dramma. 
Forse quel che sta capitando a me. 
In ogni caso riesco ad evitarlo fino alla domenica, quando durante l’inno di apertura della gara, dopo la solita parata dei piloti, è solo Lewis a separarci perché lui ha sgusciato abilmente fra i nostri colleghi per piazzarsi nel posto più vicino possibile. Non può sgomitare i due vicino a cui sono, ma mentre faccio di tutto, e dico di tutto, per ignorarlo, lui non fa che guardarmi. 
Certo che me ne accorgo. E mi accorgo pure della sua faccia di merda che sembra scorticarmi per vedere se sotto la pelle ci sono muscoli o ossa. Insomma, cosa cazzo vuoi? Se me lo devi chiedere, fallo, ma non davanti a tutti! 
Ha il diritto di chiedermi qualcosa riguardo Monza, ma non pensavo volesse parlarne più ormai. Siccome ha accettato il fatto che l’evitavo, credevo non volesse farne parola nemmeno lui, che fosse meglio fingere non fosse successo. Invece poi eccolo qua che mi stalkera e che improvvisamente decide che deve parlarmi. 
Mica lo farà davanti a Lewis? 
Con fatica epica fingo che non esista, poi prima che inizino gli inni, in attesa che si muovano con la cerimonia d’apertura, mi guarda, si sporge e mi chiama apposta. Non ho scelta che guardarlo anche io. Quando i nostri occhi si incontrano attraverso Lewis che si fa bellamente i cazzi suoi, io muoio. 
Non lo guardavo in faccia da Monza. Rifarlo ora è traumatico, il cuore inizia a battermi impazzito. Sei fottuto, Charles. Ci hai provato con lui da ubriaco e non c’è stato. 
Max parla, ma non capisco un cazzo, non perché ci sia casino, ma perché il mio cervello è nel dramma. Appena lo penso capisco cosa significa. 
Così Max ripete indicando la bandiera di Singapore, bianca e rossa. 
- Non è uguale a quella di Monaco? - fa lui. Improvvisamente capisco che mi sta dicendo qualcosa di assolutamente normale e che non c’entra con quella notte e non so se sentirmi sollevato o shoccato. 
Mio malgrado gli spiego che sono simili ma c’è un simbolo che le differenzia. 
Vuoi che non lo sapesse?  
Ovvio che lo sa. 
Quando l’inno inizia, ci zittiamo e ci raddrizziamo guardando davanti a noi. E la testa viaggia. Viaggia parecchio. 
Cosa significa? Mi ha guardato con una tale insistenza come se dovesse mettermi all’angolo e poi mi fa una domanda neutra normale? 
Ma chi lo capisce, quello? 

Per il resto della gara non ci penso più e succede come ormai da qualche gara capita. Purtroppo, nonostante la pole, non riesco a vincere la mia terza gara; ma quando ho qualche problema personale, mi rifugio nelle corse e vado piuttosto bene, infatti riesco a fare podio. 
Peccato che anche lo scemo faccia podio. 
Scemo perché non so che diavolo vuole. 
Adesso sta lì aspettando le interviste nel Parc Ferme ai primi tre classificati ed ha un’aria strana, tesa, come di chi non sa che fare. 
Ora è lui quello insicuro? 
Che gioco gioca? È psichiatrico? 
Prima mi evita, poi mi cerca, mi guarda come se dovesse dirmi chissà cosa ed invece mi parla come niente fosse, infine fa una faccia allucinata come se fosse colpevole di chissà quale reato. Insomma, alla fine non ha nulla da rimproverarsi, che io sappia si è comportato bene, anzi. 
Mentre noto la sua tensione con la coda dell’occhio, decido su due piedi e alla velocità della luce, di tirargli un rametto d’ulivo discreto. 
Visto che nessuno dei due ha intenzione di affrontare l’elefante che c’è tra noi, ma che comunque qualcosa va fatto o si rovinerà tutta la faticosa progressione positiva che c’è stata, mi giro e gli porgo la mano per primo. 
Mentre lui la stringe sempre con quell’aria dispiaciuta, forse per il fatto che dalla pole poi sono arrivato secondo–o forse perché è pentito di essere venuto al club a Monza e teme che il rapporto sia in rovina–gli faccio l’occhiolino a lui che è arrivato terzo oggi. Ha migliorato la posizione di partenza, io l’ho peggiorata. 
Non è questo che ci occupa il cervello. Non riguarda la gara, è ovvio. 
Appena gli faccio l’occhiolino contraendo tutta la faccia in una smorfia perché non sono mai stato capace di fare occhiolini, lui mi sorride più disteso. Sento la sua mano rilassarsi nella mia e stringe a sua volta di più la presa prima di lasciarla. 
È qua, in questo momento, che un flashback attraversa la mia testa e mi si impianta nel cervello. 
Ci siamo tenuti per mano quella notte a Monza. E poi le sue mani sono finite sui miei fianchi. 
Appena lo penso, mi aggrotto e mi scosto con la scusa di concentrarmi sulle domande ai primi tre. Domande che non capisco minimamente. 
È tutto a posto fra noi o siamo in un gran casino e non ce ne rendiamo pienamente conto?
Sarebbe facile scoprirlo. Basterebbe che gli chiedessi che diavolo ho fatto a Monza, ma l’unica cosa chiara è che alla fine lui non c’è stato alla mia corte, perciò penso che farei peggio. 
Il resto degli impegni che abbiamo noi tre prima di poter andare a casa, li passo a chiedermi se devo parlargli o meno, ma alla fine decido di rispettare la sua volontà.
Se Max voleva, me ne parlava lui di sua iniziativa. 
È uno che non ha paura di niente, perciò il fatto che finga indifferenza, è una risposta piuttosto chiara. 
Fingere indifferenza poi non è corretto, è più un tentativo, perché ogni tanto parla benissimo con la sua faccia. Ma cercherò di dimostrarmi sereno con lui, per fargli capire che se lui non ha problemi con me, io non ne ho con lui. 
Non più."

*Max*
-ABU DHABI 2019-

lestappen

“Ci incontriamo scendendo dalle macchine e la prima cosa che facciamo è afferrarci a vicenda per complimentarci. 
È la prima volta che lo facciamo così. È quasi un abbraccio, per i nostri canoni. Finora ci siamo limitati a strette di mano, ma in quest’ultima gara dell’anno, dopo aver fatto entrambi podio, secondo e terzo, tutti e due stringiamo lì fra il collo e la spalla e ci tiriamo uno verso l’altro, avvicinandoci fin quasi a toccarci coi petti. Non è un vero abbraccio, ma è molto più che una normale stretta di mano. 
Mentre lo facciamo, guardiamo giù con imbarazzo e il flashback di Monza mi torna prepotente come tutte le volte che fra noi succede qualcosa. Quel poco che succede, perché da quella notte siamo tutti e due stati molto attenti a qualsiasi interazione. 
È complicato ricordare qualcosa che vorresti si ripeta. 
La verità è che mi sono amaramente pentito di averlo fermato, ma sono consapevole che ho fatto la cosa giusta perché era ubriaco. 
Ho avuto i miei problemi già così, ad averci a che fare, figurati se gli permettevo di farmi il servizio completo. 
Che poi in realtà la sua bocca sul mio cazzo c’è stata, i boxer erano bagnati della sua saliva, non di altro. 
Cazzo, come posso dimenticare quella notte? 
Dal fatto che quando ci siamo rivisti a Singapore lui mi ha evitato, ho subito capito che o non ricordava o voleva fingere indifferenza. A quel punto non avevo molta scelta. 
Avevo deciso di vedere come si sarebbe comportato, prima di decidere cosa fare io. Mi sono adeguato, ma poi dopo 4 giorni di evasioni, ho capito che se non avessi fatto proprio niente, sarebbe tutto finito. Quel po’ che con fatica ero riuscito a conquistare, sarebbe sparito e sarebbe stato anche peggio dell’odio reciproco che c’era fra noi all’inizio. 
L’indifferenza è peggio. 
Così sono sceso a compromessi con me stesso, ma è stato difficile. 
Dovevo trovare una via di mezzo che fosse accettabile per entrambi. 
Charles o non ricordava, o non ricordava tutto o voleva far finta di nulla. In ogni caso non voleva affrontare Monza, così ho deciso di accantonare tutto. Non era facile, quando lo avevo vicino avevo sulla punta della lingua la frase ‘ma quindi cosa ricordi?’ Perché sono sicuro che comunque qualcosa lo ricordi, vorrei sapere cosa. 
Avrà raccontato tutto al suo fedele assistente personale e amico, so che sono migliori amici. Non so come si chiama, è quello a cui l’ho consegnato quando l’ho incontrato fuori dal bagno. 
Lui saprà tutto. Saprà cosa ricorda e cosa pensa.
Ci ho pensato, ma alla fine ho deciso di lasciare che le cose andassero così, dopo Singapore abbiamo ripreso a parlare. Un po’ freddo a volte, ma forse in realtà solo normale. 
Normale per due piloti che si conoscono da quando erano piccoli, ma che prima si odiavano e poi... e poi? Cos’è che proviamo ora? 
Ammirazione? Rispetto? Sì, forse quello sì. Almeno non ci odiamo più. 
Ma poi cosa vuoi che sia? Dopotutto non conta cosa fa da ubriaco, ma solo da sobrio. 
È normale che in tanti si lasciano andare ai desideri più reconditi quando bevono, ma alla fine conta solo ciò che scelgono di fare da sobri e Charles da sobrio non ha mai fatto più nulla con me. Ha mantenuto un buon rapporto, migliore rispetto a com’era prima di agosto, ma fondamentalmente normale. Se è questa la sua scelta, non ci posso fare nulla, posso solo accettarlo. 
Mi godo qualsiasi momento che la F1 ci regala insieme, come questo podio condiviso, la celebrazione sul palco, la cooldown room, la press dopo dove sottolineo in modo eccessivo la domanda infinita e buffa di un giornalista che ci fa entrambi ridere. 
Cerco di godermi quel poco che posso avere senza cercare nulla di proposito. Cerco di tirare fuori il meglio da questi brevi momenti, consapevole che questi divertimenti fra noi, questo ridere e scherzare insieme, sono dei bei regali. Ogni scambio avuto in questa giornata conclusiva di stagione, è un bel regalo, ma non deve diventare altro. 
Non sarà altro. 
Solo bei momenti, divertenti, piacevoli. Tutto qua. Perché lui ha fatto la sua scelta ed io posso solo accettarla. 
Non sarò di certo io quello che lo implorerà di accettare una fottuta scopata perché me lo fa venire duro quando ci tocchiamo o ci guardiamo. 
Posso trovare un altro bel ragazzo come lui da scopare, per togliermi lo sfizio e provare questa cosa una volta per tutte. Oppure posso cercare una bella splendida donna perfetta che sistemi ogni fottuto problema. 
Comunque, in ogni caso, su Charles ci va una bella enorme croce sopra. 

-AUSTRIA 2020-

lestappen

Pandemia di merda. Covid di merda. Sospensioni di merda. 
Non so nemmeno se ha senso dare la colpa a questo. Insomma, uno se vuole il modo di parlare con qualcuno lo trova. Il fatto che non abbiamo i cellulari uno dell’altro non è una vera scusante. Viviamo tutti e due a Montecarlo, innanzitutto. E abbiamo Alex in comune, che ha i nostri numeri. 
I mesi che ci separano sono più lunghi del previsto e non posso fare a meno di macinare che le scuse stanno a zero, se uno vuole il modo di comunicare lo trova. 
Lui, Alex, George e Lando hanno fatto qualche diretta divertente su twich, non mi hanno invitato ed è ovvio il motivo. 
Non è per quello, comunque. Non è l’esclusione dalla loro diretta, che mi rode. 
È il fatto che volendo potevamo parlarci, ma non l’abbiamo fatto. Mi ci metto dentro anche io. 
Alla fine lo scorso anno è stato tutto strano, una fottuta montagna russa infinita. 
La stagione è finita con noi che ci parlavamo e scherzavamo ma solo nelle occasione che c’erano, senza crearcene. Non ci cercavamo e questo alla fine ha avuto una normale conseguenza. 
Senza la F1 noi non siamo niente e devo solo accettarlo. 
Anche lui per me magari era solo un’interessante esperimento omosessuale. 
È da qualche anno che penso che scopare coi ragazzi potrebbe piacermi, ma non l’ho mai fatto e con lui pensavo fosse un’occasione per sperimentare. 
Tutto qua. 
È bello, mi piace, ma non così tanto da rivoluzionarmi la vita. Insomma, se ci fosse stato, bene, ma visto che non vuole, pazienza. 
Questi mesi a casa staccato da lui mi sono serviti, sono stati illuminanti. Inutile intestardirmi tanto su qualcuno che non vuole niente da me. Va bene così, mi adatterò e basta. 

Rivederlo qua in Austria dopo sette mesi, forse più, di sospensione, è strano. 
L’ansia è alle stelle e mi chiedo cosa farà. 
La stagione quest’anno sarà diversa, tante tappe sono state cancellate, la programmazione è stata completamente rifatta. Inizia in Austria con 2 gare di fila e ci sono un sacco di restrizioni, come l’obbligo di mascherine sempre addosso e il distanziamento sociale. 
Una bella occasione per ricreare la voragine che c’era fra noi all’inizio. 
Lo guardo muoversi per il paddock insieme agli altri piloti. Ognuno ha delle magliette addosso per qualche messaggio sociale per via delle tragedie che nel frattempo, covid a parte, si sono susseguite nel mondo. Come il Black Live Matters e molte altre. 
Ci sono vari obblighi da inizio stagione, poi la disposizione per foto ed inni ed una serie di altre cose tutti insieme. Ma io e lui, che ci siamo evitati forse di proposito, continuiamo ad ignorarci. 
Un cenno fugace con lo sguardo a distanza, mezzo sorriso forse? Chi lo sa, con le mascherine non si capisce. 
I suoi occhi sono aggrottati come i miei, siamo tesi, questo è chiaro. 
C’è il gelo, fra noi. È questo che percepisco. Ma forse lo vedo io. 
Non ci siamo creati occasioni. Mi ricordo quella volta a Singapore, dopo Monza. 
L’ho lasciato fare e lui non ha fatto nulla, finché non sono stato io a sciogliere il ghiaccio e da lì lui si è rilassato. Ma se non fosse stato per me, avrebbe lasciato tutto com’era. 
Un muro di ghiaccio che si inspessiva volta dopo volta. 
E adesso? Se non farò niente io, lui che farà? 
Non farò mezzo passo, voglio vedere come la gestirà. 
Lascerà che le cose finiscano così? 
Perché se è questo il nostro rapporto, basato solo sui miei sforzi e basta, non ha senso che ci sia, per quanto mi piaceva quello che avevamo costruito. Anche se piccolo e delicato. 
Il pensiero vola al Belgio. 
Era bello. Era qualcosa. 
Ma adesso non è più niente. Tutto spazzato via e non so nemmeno perché. 
Evidentemente si è pentito di Monza. Ricorderà qualcosa e quel qualcosa lo rimpiange. Tutto qui. Non ci sono altre spiegazioni. 
Ed io non sono uno che corre dietro a nessuno e nemmeno che piange. Accetto e vado avanti. 
Fanculo, poteva essere bello.”

*Charles*
-GRAN BRETAGNA 2020-

lestappen

“È ovvio. Insomma, non è che mi piace, ma è evidente che alla fine Max si è pentito di Monza ed ha deciso di fare marcia indietro con noi. Ha deciso di cogliere la scusa del covid e sfruttarla per mettere le distanze. 
Finché eravamo costretti a casa era un conto; non avendo i rispettivi numeri si può anche pensare sia difficile, ma in Austria non ha mosso mezzo muscolo verso di me. 
Cosa dovevo fare? 
Potevo solo rispettare la sua scelta. Dopotutto è lui che si è ritrovato un arrapato che lo molestava. Non è nemmeno gay, è già tanto che non mi abbia spaccato la faccia. 
Nei mesi ci ho pensato tanto, sforzandomi di ricordarlo. Mi sono anche eccitato all’idea di cosa posso avergli fatto, quei brevi flashback mi scaldavano e lo fanno tutt’ora. Però cosa posso dire? Alla fine ha scelto di mantenere un rapporto normale fino ad approfittare delle circostanze per spegnerlo. 
Il gelo è evidente, palpabile. La distanza è siderale. Io e lui non siamo mai stati così lontani. Anche quando ci odiavamo, non eravamo così lontani. 
L’indifferenza è peggio dell’odio. Che poi non ci siamo mai odiati, ma non ci sopportavamo. 
Non è nemmeno come tornare indietro nel tempo, quando era tutto teso fra noi.
Adesso non c’è proprio nulla ed è colpa mia. 
Aiutati dalle circostanze delle gare dove non ci ritroviamo mai veramente vicini da dover comunicare ed interagire, le cose vanno veloci in una unica direzione obbligata. 
Fin qua è facile, non abbiamo scelta, è così che va e basta. Devo solo accettare. 
Ma a Silverstone le cose cambiano drasticamente ed è come se un deja-vu mi colpisse con la portata di un fulmine. È così breve eppure intenso. 
Era Silverstone che la prima scintilla è stata scoccata fra noi. Ricordo benissimo come fosse ieri, quando ci siamo complimentati per la nostra sfida accesa in gara, con la volta precedente che ci eravamo odiati come non mai. Io per lo meno. 
Qua, un anno dopo, facciamo entrambi podio, il primo comune della stagione corrente, la più strana di sempre. 
Appena mi comunicano gli altri top 3, Lewis e Max, un brivido corre lungo la mia schiena. 
Qua siamo costretti ad interagire in qualche modo. 
Saremo gelidi? Beh, siamo aiutati dal fatto che non possiamo toccarci. I distanziamenti sociali e quelle palle lì. 
Ha una buona scappatoia. Potrebbe farmi le congratulazioni a distanza d’obbligo e limitarsi a quello. 
Di solito parliamo, in queste occasioni. Della gara, cosa è successo, come è andata. Ci piace farlo, lo facevamo anche da piccoli, questo. Non in amicizia, ma nemmeno detestandoci. 
È solo uno dei nostri riti. 
- Bella gara, eh? - la sua voce mi sorprende. Si sente ovattata per via della mascherina, ma è chiaramente la sua. Mi giro e lui è lì. Mi ha cercato per primo. Mi sta tendendo un ramoscello d’ulivo? 
Non sprecare l’occasione, Charles. Ti piaceva quello che avevate, qualunque cosa fosse. 
Il Belgio non lo voglio cancellare. E nemmeno le altre gare dopo Singapore. 
Ma nemmeno Monza, per la verità, la voglio cancellare. 
Così non ci penso più e semplicemente lascio che le cose vadano da sole. 
La mia bocca risponde al volo e in un attimo ci mettiamo a parlare della gara. All’inizio è strano, è come se dovessimo tirarci fuori le parole dalla bocca a forza, ma poi lentamente va meglio e per quando finiscono tutte le incombenze varie dei primi tre, fra interviste, podio, retro podio e press varie, io e lui non abbiamo praticamente mai smesso di parlare. 
È come se lo facessimo per la prima volta da mesi e mesi. 
Come se dovessimo recuperare tutto il tempo perso. 
Dalla gara passiamo a parlare della stagione strana, dalla stagione al covid e alle restrizione, da questo a come abbiamo passato gli isolamenti. 
Tutto va da solo, senza freni, incapace di contenere questo fiume in piena che sono le nostre parole e la nostra necessità di interazione. 
Ghiaccio? Beh sì, forse c’era in effetti. Ma non era un vero ghiaccio. Era paura. 
Paura che tutto fosse finito nell’infinito tempo passato separati. 
Ma erano paure infondate. 
In pratica riprendiamo da quel giorno di dicembre ad Abu Dhabi, quando l’ho visto per l’ultima volta. Marzo, il falso inizio stagione, non esiste, così come non esiste il resto di luglio e le tappe precedenti a questa. 
C’è solo Abu Dhabi ieri ed oggi Silverstone. Il resto è cancellato. 
Ed io, me ne rendo conto mentre non riesco a chiudere un secondo la mia bocca, sono di nuovo felice. 
Max mi era mancato.” 

*Max*
-BARHEIM 2020-

lestappen

“Non so esattamente cosa sia successo, sinceramente ad un certo punto quest’anno abbiamo di nuovo fatto click. 
A Silverstone ci siamo di nuovo incastrati come lo eravamo ad Abu Dhabi l’anno scorso, e abbiamo ripreso da dove avevamo lasciato. 
Non ci siamo parlati di cose private, non abbiamo accennato nemmeno vagamente a Monza, nessun discorso intimo e scomodo. Non siamo nemmeno realmente amici, perché due amici parlano di cose diverse rispetto a come facciamo noi, ma non c’è più quell’abisso dell’inizio. 
Parliamo. Non è che facciamo altro. Ad ogni occasione le nostre bocche non si zittiscono. Non ci cerchiamo, ma sfruttiamo ogni singolo istante che le nostre strade si incrociano ed è come se ci fossero delle calamite ad attrarci. 
Come se ci fosse pronto per noi qualcos’altro, qualcosa di più, che appena saremo pronti a prendere, ci farà progredire ulteriormente. 
Non so se ho le visioni, se sento solo la felicità dell’aver ripreso quel po’ che con fatica avevo conquistato e magari ora che sta per finire la stagione più di merda e allucinante che abbia mai visto la F1 in generale, vedo più di quel che c’è realmente. 
Sono felice d’aver in qualche modo sistemato le cose con lui e non ci piove, ma all’alba di una nuova pausa che chissà quanto può essere realmente lunga, sento che devo fare qualcosa. Anche se non so cosa. 

Lo scontro in pista che mi fa finire la gara in anticipo, è totalmente colpa sua. Normalmente per cose meno gravi andrei fuori di testa. 
Di fatto Charles impatta su Checo che mi porta fuori pista, però Checo riesce a riprendere la gara per sua fortuna, io e Charles no. Siamo costretti a ritirarci insieme. 
Appena scendiamo, mi cerca immediatamente. È tutto veloce e siamo ancora carichi d’adrenalina. Per un momento non penso assolutamente a nulla, non so cosa aspettarmi, registro solo che è lui e appena lo vedo venire verso di me, mi basta sentire che si scusa con me dicendo che è colpa sua, per calmarmi subito. 
È come se mi staccasse la tipica spina che quando corro ho inserito. Quella della foga, della passione e del fuoco. Quando corro brucio e scotto chiunque osi scontrarsi o anche solo vagamente toccarmi o starmi vicino. 
Mi aizzo contro chiunque in ogni caso, specie se mi fanno finire la gara in anticipo.
Ma adesso solo perché è lui e si scusa con me, i miei nervi si stendono e a me non fotte poi così tanto di questa gara del cazzo. 
Così gli dico che va bene e di non preoccuparsi. 
Mentre ci portano via insieme dalla pista per andare al solito centro medico per i controlli obbligatori consueti post scontro, continuiamo a parlare di quello che è appena successo e di come sarà danneggiata la macchina di Checo, se ce la farò o se avrà problemi. 
Seduti nel sedile posteriore della macchina d’emergenza, continuiamo a parlare e Charles di tanto in tanto si scusa dispiaciuto di aver rovinato la mia gara, che non c’entravo proprio nulla. 
Mi guarda sorpreso, quando lo fa. È come se non mi riconoscesse. A volte, quando vuole, sa essere molto espressivo. 
La cosa mi fa ridere. 
Chiunque altro l’avrei sbranato, ne sono consapevole, ma con lui riesco solo ad essere contento che invece sia di nuovo tutto a posto. Anzi. Meglio di come non lo è mai stato. 

In infermeria non ci fanno nulla di che, ci prendono i parametri, ci palpano il collo e le spalle, non ci fanno nemmeno spogliare. Per un momento spero di poter approfittare per vederlo a torso nudo, ma poi mi sarei dovuto denudare pure io e non mi ritengo un gran vedere. 
In ogni caso presto otteniamo il via libero per andare e siamo entrambi raggiunti dai nostri fisioterapisti personali che ci portano i nostri effetti. 
Prima di andare via con lui, prendo il telefono in mano e guardo Charles prendere il proprio ed è qua fuori dal centro medico, poco prima di separarci, che la mia bocca parla da sola, fuori totalmente dal mio controllo mentale. 
- Ehi, segnatelo! - esclamo con un certo tono perentorio. 
Charles si gira perplesso senza capire e quando gli sciorino il mio numero, lui va per un attimo nel panico e reagisce d’impulso semplicemente scrivendoselo. 
Dopo che l’ha fatto, me ne vado tutto soddisfatto. 
- E questo perché? - chiede mentre me ne vado. Mi fermo e mi giro. Ma si può chiedere perché ti do il mio numero? Coglione! 
- Perché così potrai continuare a scusarti con me anche se non ci vediamo nei circuiti! 
Con questa risposta fottutamente geniale, lo sento ridere. Vorrei girarmi per vedere il suo splendido viso ridere, ma non lo faccio per continuare la mia uscita ad effetto che è venuta fottutamente bene. 
- Sì, ti piacerebbe! - fa lui poi prima di prendere la sua strada verso il suo garage, mentre la gara continua senza di noi. 
Sì, mi piacerebbe, caro Charles. Ma non che tu ti scusi ancora con me. Mi piacerebbe riprendere quel discorso interrotto a Monza, ecco cosa mi piacerebbe. Ma nel frattempo sorrido schifosamente felice quando ricevo il suo squillo ed in seguito il suo messaggio. 
‘Questo è il mio. Segnatelo per le tue future scuse!’
Credo che con questo possiamo ufficialmente archiviare il fottuto 2020 di merda.”


NOTE: capitolo di passaggio che ci stava: non è che succede sempre qualcosa di interessante, ma a volte comunque ci sono cose che vanno raccontate ed accennate almeno. Ritengo che siano reazioni piuttosto normali per due ragazzi giovani che si trovano in una situazione scomoda e complicata, ma ho valutato Charles quello più testardo fra i due, così merito a Max per aver sempre risistemato le cose fra loro. Adesso vediamo se sprecheranno di nuovo tutto o se finalmente progrediranno ulteriormente. 
Alla prossima. Buona lettura. Baci Akane