7. OLTRE IL LIMITE

*Charles*
-ABU DHABI 2021-

“È stato come assistere alla storia che cambiava in diretta. 
Sarà la vittoria di mondiale più discussa di tutta la F1, senza ombra di dubbio. Gli anni passeranno e si parlerà per sempre di questo finale di stagione 2021 e di come Masi abbia deliberatamente deciso di consegnare la coppa a Max piuttosto che a Lewis, interferendo di fatto in modo attivo ed indelebile sul naturale svolgimento della gara. 
Senza il suo intervento sul regolamento cambiato a piacimento, Lewis avrebbe vinto il suo ottavo mondiale entrando nella storia, ma così ha permesso a Mex di vincere; lui ha saputo giustamente approfittarne in modo perfetto, ed ha fatto anche lui la storia. 
Max ad Abu Dhabi vince il suo primo mondiale e lo fa in modo a dir poco scenografico, con una gara ed una stagione al cardiopalma. 
Da un punto di vista sportivo e di appassionato di F1, è stata forse una delle stagioni più belle. Dal punto di vista dell’amico di Max quale sono, non posso che esserne felice. Sebbene tutti sanno che questo sarebbe legalmente l’ottavo di Lewis. 
Detto questo, quando lo incrocio nella massa di gente che lo circonda per intervistarlo e complimentarsi, riesco anche a stringergli la mano al volo. Mi brucia tutta questa gente intorno, ma sono troppi e mi concedo solo una stretta di mano e delle congratulazioni veloci. 
Ma, sebbene sia tutto fulminante e poco intimo, Max riesce comunque a ricambiare l’invito di due anni fa, quando in una situazione analoga, anche se meno importante di questa, lo invitai al volo a bere con me. 
Max, con un: - Ti aspetto alla festa! Ti scrivo dove! - mi dà un ordine preciso. Non sembra ammettere repliche, ma mentre poi proseguo verso la mia strada e lui va verso la sua, un brivido d’eccitazione mi percorre lungo tutta la schiena. 
Dovrei davvero andare al suo party dopo quel che è successo quella volta al mio, che ancora nemmeno ricordo bene? 
Mentre faccio le cose che devo con la mia squadra per chiudere la stagione, mi chiedo di continuo se devo andare o meno. 
Mi rendo conto di avere delle aspettative ovvie, ma sono successe molte cose fra noi ed ora siamo amici, perciò sarebbe assurdo non andarci, così come è assurdo aspettarmi chissà cosa adesso. 
Smettila di eccitarti all’idea, Charles. Andrai, berrai qualcosa con lui e poi te ne andrai. Perché è giusto così. 
Non ci sarà nessuna ‘parte seconda’ del film precedente. Solo io che vado alla festa di un amico che ha vinto il suo primo mondiale in maniera a dir poco sconvolgente. 
Max oggi ha fatto la storia più di come avrebbe potuto fare chiunque altro vincendo un mondiale. Succederà che altri vinceranno, ma non avranno lo stesso effetto ed impatto di Max oggi. E forse ne vincerà altri, chi lo sa, è forte e non mi stupirebbe, ma non saranno come questa. 

Quando Max mi scrive la zona dove fa la festa, un’area VIP al molo degli yacht di lusso, non ho davvero dubbi; mi rendo conto che sapevo da subito che sarei andato. 
Una volta arrivato, mi rendo conto che è stato un tantino generico quando mi ha indicato il posto, visto quanti yacht ci sono, ma in realtà ho appena messo piede in mezzo a tutti questi splendidi bestioni galleggianti che invidio e adoro, perché subito una voce familiare, roca e graffiante, mi chiama a gran voce da lontano. Consapevole che è lui, mi giro a cercarlo e appena lo vedo su uno di quegli yacht spettacolari ed enormi, da cui la musica prorompe insieme ad un piacevole caos e vociare, un pugno allo stomaco mi colpisce. 
Mi basta vederlo felice per sentirmi così? 
In risposta alzo la mano e ricambio il saluto indicandogli che l’ho visto e che arrivo. Vicino a lui individuo Checo e penso Lando, ma forse ci sono anche altri piloti. 
Bene, non è strano che io ci sia. Alla fine potrebbe significare che non sono niente di speciale, per lui; mi ha invitato come ha fatto con altri. 
Cala le ali, Charles, e smettila di aspettarti chissà cosa. Ci hai messo un sacco a decidere se andare, temendo chissà cosa, ed invece ora che non succederà niente sei deluso.
Sei proprio psicopatico. 

Salendo per raggiungerlo, mi guardo intorno frastornato. Lo yacht è davvero bello e grande. Essendo una festa privata non c’è troppa gente, ma nemmeno poca. È tutta conoscente di Max, fanno parte della sua squadra, o sono amici e familiari. Però non ci sono estranei e la cosa mi tranquillizza abbastanza. 
È stato tutto organizzato all’ultimo e su due piedi, ma c’è un sacco di lusso e non manca nulla: cibo e alcool che scorrono a fiumi, c’è addirittura un DJ in un angolo che manda musica in filodiffusione. 
Quando raggiungo Max ed i ragazzi con cui stava parlando, tutti piloti che dovrebbero aiutarmi a farmi sentire più a mio agio e non più teso, mi mette in mano uno dei suoi due gin tonic. 
Mi aspettava? 
C’ho una stupida ed inspiegabile ansia addosso, come una frenesia che non capisco; addirittura tremo anche se riesco a mascherarlo. Appena mi mette il drink in mano, qualunque cosa sia, anche se normalmente preferisco cose più dolci, do subito una gran sorsata e l’alcool mi distende i nervi quasi subito.
Appena mi sento meglio e mi accorgo che non tremo come un coglione, bevo ancora un po’ e mi unisco ai discorsi degli altri che vertono sulle feste VIP che in Arabia sanno fare molto bene. Presto mi ritrovo a parlare di yacht e del fatto che voglio prendermene uno anche io più grande rispetto alla barca che ho preso dopo che ho vinto a Monza, e in men che non si dica mi ritrovo con Max a girare per questo che ha noleggiato per la festa. 
Non so perché gli interessa tanto farmelo vedere, so che non gli piace ballare e non gli piace la musica, ma gli piacciono le feste in generale, uscire a bere e ubriacarsi. Il casino, l’allegria. 
Il fatto che mi faccia un tour, è un po’ strano di per sé. Si allontana dal caos e dalla gente che è qua per lui, è come se si isolasse con me, ma siccome è ubriaco mi limito ad assecondarlo. 
Magari è appassionato di yacht e gli è piaciuto così tanto che sapendo che anche a me piacciono, vuole condividere questa cosa con me. 
Non avrebbe tanto senso farlo alla festa del suo primo mondiale, ma mi va bene tutto. 
Inevitabili i ricordi di quella sera arrivano, anche se sono frammentari e non penso saranno mai completi. 
Ricordo che anche noi quella volta abbiamo girato fra la gente, ma era molta di più rispetto ad ora. Ricordo che prima lo tiravo per la mano e poi mi teneva per i fianchi perché traballavo e che poi ci siamo ritrovati in bagno da soli. 
Adesso, analogamente, mi ritrovo da solo in una stanza con lui, ma non è il bagno. 
È una camera da letto. 
Max si chiude la porta a chiave dietro di sé e appena lo fa, mi rendo conto che è davvero più ubriaco di quel che sembra. Perché a guardarlo non pare così tanto andato, nemmeno traballava, prima, anche se si vede che ha bevuto e che è su di giri. Ma penso che sia molto più sconnesso di quel che sembra. 
Che diavolo sta per succedere? 
- Allora, ti piace? - fa lui girovagando per la camera dentro cui siamo. 
Annuisco. 
- Molto. Me ne prenderò uno anche io, magari non così grande... - rispondo muovendo pochi passi all’interno, guardo l’arredamento come se fosse interessante. In realtà in condizioni normali l’apprezzerei perché è molto bello, ma ora con Max ubriaco e strano non riesco a capire nulla. 
- Io invece voglio prendermi un jet privato. Adesso posso permettermelo. Direi che me lo merito! 
- Direi che è un ottimo regalo a te stesso per il primo mondiale. - rispondo ridendo e finendo il mio gin tonic, sentendomi improvvisamente accaldato. Lui il suo ce l’ha ancora a metà, stranamente. 
Poso il bicchiere vuoto su uno dei comodini del letto e butto un casuale: - Torniamo di là? - di cui mi pento. Perché dobbiamo tornare di là? Non stai bene qua con lui da solo? Non è una bella situazione? 
- Mi serve un attimo, ho bisogno di un po’ di tregua. - fa lui invece. Così annuisco infilandomi le mani in tasca, non sapendo bene che fare. Sono imbarazzato e accaldato, mi servirebbe aria, ma non ci penso minimamente ad uscire e scappare. 
Il ricordo del quasi bacio di Maggio e di qualsiasi cosa sia successa a Monza nel 2019, si susseguono facendomi risalire la frenesia. Improvvisamente anche gli argomenti di conversazione scemano e nessuno dei due parla più, cosa estremamente strana perché di solito noi parliamo sempre un sacco. 
Stiamo così zitti, che da fuori sentiamo la musica del DJ ed è qua che ad un certo punto mi viene un colpo, come se il cuore saltasse in gola. 
La canzone che parte è la versione remixata di una che andava qualche anno fa, che ormai rappresenta il soprannome che ho dato a Max. Sweet but psycho.
Sarà un caso? Prima Max stava scrivendo qualcosa, vuoi che abbia detto al DJ cosa mettere? 
Pensieri ridicoli mi tuonano nel cervello mentre mi ritrovo bloccato e con lava pura al posto del sangue. 
- Non balli? - appena lo dice, lo guardo subito negli occhi per capire se sia stato lui in qualche modo, perché è troppo evocativo tutto questo e non può essere un caso. 
Scuoto la testa rimanendo fermo dove sono. 
- Perché? - fa lui basso e suadente, ancora il suo bicchiere in mano, l’altra in tasca, un’aria lasciva e provocante insieme. Non scherza più, non è in fase sbronza allegra come prima. È diverso. 
- Non sono abbastanza ubriaco. - rispondo dunque ridacchiando nervoso. 
Ma lui a questo punto si fa avanti e arrivato davanti a me, mi appoggia la sua cannuccia alle labbra dicendomi basso e sensuale:  - Succhia.
Perché ‘succhia’ e non ‘bevi'? Perché proprio ‘succhia’? 
Vengo preso da un’ondata ancor più bruciante d’eccitazione, resto ebete a guardarlo così vicino, e lui, con le sopracciglia inarcate, mi esorta a farlo. Così non so cosa mi prenda, ma lo faccio davvero. 
Apro le labbra e succhio un sorso, lui però fa un altro cenno col capo indicandomi di bere ancora. Potrei spostargli il bicchiere, ma invece resto dove sono e finisco di bere tutto. 
Il calore aumenta, anche se l’alcool ed il fresco del ghiaccio dovrebbero rilassarmi. 
- Balla. - fa poi di nuovo con un tono di comando, ma sempre basso, roco e suadente. 
Non so perché è fissato che devo ballare. O meglio lo so: perché quella sera lo facevo, ma ero davvero tanto ubriaco e non mi controllavo ed ora sono eccitato ma sobrio, e non riesco a muovere mezzo muscolo. 
- Non riesco ora, Max. - sussurro come implorando di non insistere. Dovrei andarmene, potrei farlo, ma le mie gambe vogliono rimanere inchiodate qua con lui, consapevole che potrebbe farmi qualsiasi cosa e che, in realtà, lo spero. 
- Quella sera mi piaceva come lo facevi. - fa lui suadente. 
- Perché, come lo facevo? - domanda stupida, come uno che se lo voleva scopare. Ma Max, invece di rispondere proprio così per mettermi a disagio, mette giù il bicchiere ormai vuoto, poi mi prende per i fianchi e mi spinge lento e deciso contro la parete della camera. 
I miei ricordi di quella notte si sovrappongono ad ora, ma adesso siamo in ruoli diversi. Quella volta ero io a spalmarmi su di lui, adesso è Max che lo fa su di me imitando goffamente i miei movimenti; so che sono quelli, perché è una delle poche cose che ricordo. 
- Tu lo facevi molto meglio, ma mi hai usato come un palo da lap dance. - sussurra strusciandosi su di me, spinge in particolare il bacino sul mio, e lo sento, quanto è duro, ma c’è ancora speranza per me. Non è irrimediabile. Potrei schizzare via e bloccare tutto, ma cazzo, non ho proprio voglia che si fermi. 
- Beh non vai poi così male. - questa cosa mi scappa, è un sussurro carico di desiderio, lo stesso che si concentra nel mio inguine gonfio e caldo. 
In un secondo momento capisco cosa ho fatto quella sera, consapevole che comunque per uno non gay poteva essere davvero disagevole. 
- Mi dispiace, non ero in me. - dico infatti cercando disperatamente di rimanere in me. 
- E chi ha detto che mi ha dato fastidio? - questo me lo dice parlandomi all’orecchio, le sue labbra aderiscono alla mia pelle sensibile e lì i brividi partono facendomi morire per la prima volta. 
- Non ricordo molto, è confuso. So solo che ti ho fatto qualcosa che non dovevo. - non so perché devo parlare e non posso starmene zitto, e non so nemmeno dove sono le mie mani, credo morte lungo i fianchi.
Non oso toccarlo, non oso fare nulla, ma Max risponde malizioso sempre al mio orecchio: - Piuttosto non hai fatto qualcosa che avresti dovuto.
Ok, vuole saltarmi addosso, ma è ubriaco. Non può, non so perché Max da ubriaco è un maniaco e vuole farsi un ragazzo, di solito la sbronza molesta per gli etero li fa andare con le donne, non di certo con gli uomini, ma è una cosa che approfondiremo un’altra volta, non certo ora con lui ubriaco perso che mi si strofina addosso. 
- Quella volta mi hai leccato il collo. - fa come se glielo avessi chiesto.
Beh, se si limitasse solo a quello sarebbe un conto. 
Ma lui non si limita a dirmelo. Lui me lo mostra, infatti dopo che me lo sussurra sensuale, le sue labbra morbide e calde scendono proprio sul collo, poco sotto l’orecchio, e inizia a carezzarmi e baciarmi. Lieve e sensuale, sostituisce le labbra con la lingua e mi lecca.
Dio, è bollente e morbido. Così fottutamente morbido.  
I brividi mi uccidono di nuovo e questa volta non sono brevi e fugaci, restano fino a bruciarmi il cazzo. Potrei essere venuto senza accorgermene, non capisco più nulla. 
- Max... - mormoro implorante, non so nemmeno cosa dirgli. Smetti? Ma sei matto, continua! Ecco cosa voglio dirgli. Non fermarti. 
Dai, Charles. È ubriaco, non puoi e lo sai. 
Non riesco a fermarlo. 
Dio, com’è bella la sua lingua sul mio collo. 
Sospiro di piacere e sofferenza. Di quelle sofferenze che ti fanno morire bene. 
Tanto più che invece di mettere le mie mani sulle sue spalle e fermarlo, allargo le braccia ai lati e mi spalmo meglio contro la parete. Come a darmi a lui, a farmi fare tutto ciò che vuole. 
Sei una pessima persona. Ti pentirai di non fermarlo. Non è in sé. 
- Poi mi hai fatto una sega. - quando dice questo, gli occhi che stavo per chiudere in totale abbandono, si spalancano di scatto; lui scivola con le mani proprio sul mio pacco duro, mi tocca attraverso i jeans comodi, mi delinea per bene tutta l’erezione dura. Schiaccia. Stringe. Palpa bene. 
- Oh mio Dio. - gemo. 
Che poi una parte di me sa che se gli ho fatto questo a lui quella volta, posso solo andare a sotterrarmi, ma qualcosa mi dice che non è finita qua. 
Max mi apre i pantaloni e infila la mano dentro prendendomi deciso il cazzo; sto per venire, credo, non so quanta resistenza posso avere. 
Non devo, fermalo Charles, fermalo. 
- Davvero ho fatto questo? - miagolo in un misto fra il disperato e l’eccitato. 
Voglio che vada avanti, voglio che non si fermi.
- Eri ubriaco. - mormora leccandomi e baciandomi il collo, mi mordicchia e mi succhia, ma non si stacca, così come la sua mano non si ferma dal farmi una sega ed io non riesco a bloccarlo. Le mie mani nemmeno ci provano a posarsi sui suoi polsi. 
Sono fottutamente debole. 
- Pensavo fosse giusto fermarti, ma adesso mi rendo conto che è una stronzata.
- Non credo. - una minima parte razionale di me forse, e dico forse, funziona ancora, ma non so quanto ancora andrà avanti e comunque il mio corpo resta totalmente fermo alla sua mercede. 
Non che questo sia un problema per lui; ignorando completamente il mio debole tentativo di farlo ragionare, scivola sul mio corpo e finisce in ginocchio davanti a me. 
È qua che spalanco gli occhi con una scarica elettrica potente che mi sveglia improvvisamente, rallentando esponenzialmente l’orgasmo che stava per arrivare. 
- Poi hai cercato di succhiarmelo, ma a quel punto ti ho fermato. 
Istintivamente lo afferro e lo tiro con forza costringendolo a risalire. Ci riesco, ma torna a spalmarsi su di me e a masturbarmi. 
- Ed hai fatto bene! Perciò adesso farò lo stesso! 
- Peccato che prima che riuscissi a fermarti, me l’hai preso in bocca coi boxer in mezzo. Eri arrapato da morire, Charlie. - sibila erotico di nuovo leccandomi e mordicchiandomi l’orecchio. I brividi di piacere di nuovo a demolirmi.
- E poi quando sono riuscito a staccarti, ti sei finito di segare da solo davanti a me. Hai sborrato guardandomi il cazzo duro e bagnato dalla tua saliva. 
Avvampo carico di imbarazzo e shock. Cosa diavolo ho fatto, Cristo Santo? Perché non me l’ha mai detto? Come ha potuto sopportarlo senza pretendere che mi fustigassi? Com’è riuscito a guardarmi ancora in faccia e a tornare in rapporti decenti con me? Certo che ci ha messo un po’ a riprendere, era il minimo che ci fossero problemi fra noi. Ma poi perché è diventato mio amico comunque? 
- Davvero? - dico con un filo di voce, disperato. 
- Ed io ho fatto lo stesso. - appena lo dice lo shock prende il sopravvento e mi spengo del tutto. È possibile io abbia fatto una cosa simile e a lui sia andata bene? Ed ora perché fa così? Da ubriachi si tirano fuori i desideri più profondi e veri, non è possibile che mi faccia questo se non lo vuole. 
Max, come capisse che sono sotto shock e che mi ha perso per altri lidi, mi richiama a sé leccandomi la guancia. Qui, con ancora la mano sul mio cazzo, insiste. 
- Se c’è una cosa di cui mi sono pentito in tutta la mia vita, è proprio averti fermato dal succhiarmelo.
Non ha senso, non ha proprio senso, ma lo shock è tale che lascio torni a scivolare giù in ginocchio davanti a me, cerco debolmente di fermarlo, una mano sulla sua fronte, l’altra sulla spalla; se volessi potrei dargli un colpo e sgusciare via. Ma non voglio che si fermi, lo so. 
- Max. non devi. - mormoro allucinato. 
- Sì invece. - con la mano tiene il mio cazzo verso di sé, lo avvicina alla bocca ma quando non ci arriva per via di come lo tengo, allunga la lingua e mi tocca la punta. 
Il bruciore divampa.   
- No, sei ubriaco. - oddio è calda. La sua lingua è bollente sul mio cazzo che è fottutamente duro nella sua mano. Ed io non ho più tanta forza per respingerlo.
- Chi se ne fotte. - risponde lui ritirando la lingua per un istante. No ti prego, non smettere.
- Max, ti prego. - sì, ma per cosa lo prego, in realtà? 
- Ti fa schifo se un ragazzo ti succhia il cazzo?
- No di certo, sai che mi piacciono i ragazzi. - troppe info, Charles. 
- Allora ti faccio schifo se te lo succhio io? 
- Oh Dio, no! - esclamo spontaneo. 
- E allora fammelo succhiare. - è qua che smetto di lottare. Lascio lentamente che le mani scivolino via dalla sua fronte, lentamente finiscono fra i suoi capelli e sulla sua nuca. 
È la resa totale, ma non avevo più un briciolo di forza per fermarlo. E la sua lingua sulla mia punta era così bella. Come sarà avere il resto della sua bocca su tutto il mio cazzo? 
- Se faccio cagare a succhiartelo, puoi fermarmi e smetterò.
Subito dopo si avventa su tutta la mia lunghezza e me lo prende completamente in bocca, iniziando a succhiarlo per bene e con foga.  
- Oh mio dio Max, - il delirio mi invade immediatamente, non capisco più niente, è solo il piacere che esplode e si espande in ogni fottuta cellula. 
Appoggio la testa all’indietro e chiudo gli occhi abbandonandomi del tutto alla cosa più bella e piacevole che mi sia mai capitata. Non capisco più niente.  
Anche le scopate con Pierre erano belle, ma non so perché questa è ben diversa. Dio, se è diverso. 
Finisco per accompagnare la sua testa sul mio inguine facendogli aumentare il ritmo e la mia voce riempie la stanza, per fortuna coperta dalla musica che da fuori prorompe fin qua. 
- Oh Max... sì... non smettere... ti prego... 
Max si sega mentre me lo succhia e quando sento che sto per venire, cerco di fermarlo, ma ormai va avanti e mi fa venire in bocca. Mentre ingoia, vedo che viene anche lui ai miei piedi, per poco non mi prende i pantaloni. 
Cristo Santo. 
Che diavolo ho fatto? 
Appena me ne rendo conto tornando bruscamente in me, con gli ormoni al massimo, i sensi brucianti e la mente nel panico, alzo le braccia e mi copro la faccia lasciando che jeans e boxer stiano a mezza coscia ed il mio cazzo ora soddisfatto vibri nell’aria scoperto come fosse normale. 
È un casino. Max è ubriaco, qualunque ragione abbia avuto per farlo, è ubriaco. Non dovevi, Charles. Hai sbagliato, non dovevo farglielo fare. Potrebbe fare chissà cosa se lo ricorda. Accusarmi di aver approfittato di lui, di essere un frocio schifoso che fa cose oscene agli altri, far girare chissà che voce fra i colleghi. 
Ma calma Charles. Sai bene che non lo farà, però è un casino lo stesso, fra noi due potrebbe finire tutto, rovinarsi ogni cosa. Ho approfittato di lui ubriaco, dopotutto. 
Mentre sono perso nella mia crisi esistenziale, sento Max che risale, credo si ricomponga e poi fa lo stesso con me, mi tira su i boxer ed i pantaloni e me li chiude. 
Infine, con calma e come se fosse assolutamente in sé e non ubriaco, mi prende le braccia e me le toglie con forza. Mi prende il viso fra le mani e mi guarda da vicino, intensamente. 
Dio, è così bello ora. Questo sguardo ravvicinato ha il potere di farmi tornare improvvisamente in qua.
- Lo volevo da quella notte, dovevo farlo a tutti i costi. Spero non ti farà schifo tutte le volte che ci penserai. - dopo di questo mi posa un leggero bacio sulle labbra, me le succhia appena. Non posso nemmeno chiamarlo bacio. Io resto assolutamente immobile, non reagisco, non ricambio, non sposto nemmeno il labbro.
- Non dovevo. - ho rovinato tutto, tutto. Quello che eravamo, qualunque cosa fosse, finisce così. Vedrai. È tutto finito. 
Mentre mi faccio risucchiare dal mio consueto buco nero di negatività, le sue braccia forti e dolci mi circondano la testa e mi ritrovo con il viso contro il suo collo, in un posto comodo e confortevole. 
Poi, mentre mi bacia la testa con una dolcezza incredibile, mi ripete piano che 'è tutto ok’.
È qua, grazie a questo, che lentamente trovo la forza di rialzarmi emotivamente e reagire. 
Non sembra davvero così tanto ubriaco, da come mi consola. 
Che mi sbagli?

Appena ritrovo un briciolo di forze e coraggio, sguscio fuori dalla camera e, senza salutare nessuno, me ne vado in sordina sperando che nessuno mi fermi e mi riconosca. 
Brucia tutto, di me. Tutto. Specie la mia coscienza. Ma anche la domanda che mi è nata inevitabilmente alla fine. 
Era davvero ubriaco? E comunque, perché da sbronzo dovrebbe voler succhiare il cazzo di un ragazzo? 
Incapace di trovare risposte, mentre mi rifugio nella camera d’albergo, buttato sul letto e pure sotto le lenzuola, prendo il telefono e faccio l’unica cosa che mi sembra sensata. 
‘Non parliamone. Ti prego. Facciamo finta che non sia successo. Puoi?’
Ma che reazione di merda è? 
Sono un bambino? L’altra volta non ricordavo nulla, ora voglio fare finta di non ricordare. 
Si affrontano così le cose? 
Andiamo, Charles! 
Ma lui non risponde e non so come interpretare il suo silenzio. 
Resto sempre più allucinato a fissare lo schermo finché non mi addormento stremato. 

Al mattino è il vibro della ricezione di un messaggio, a svegliarmi. 
Anche se non è proprio mattino, visto l’orario inoltrato di giornata. 
Sono le dodici passate.
‘Ne sei sicuro?’ 
La risposta di Max è arrivata presumo quando ha riattaccato il cellulare ad una presa. 
Un momento, ma allora ricorda. È vero che non era veramente ubriaco ma solo su di giri. 
Ma che cazzo... 
‘Sì, per ora sì.’
Non so perché lo faccio, ho solo bisogno di una scappatoia. 
Una cazzo di scappatoia. Poi se un giorno avrò il coraggio di affrontare la cosa, lo farò. Se entrambi lo vorremo senza alcool e stronzate di mezzo. Senza inventarci scuse con cui proteggerci e fingere di non essere in noi. 
Se abbiamo bisogno di questo, significa che nessuno dei due è pronto, altrimenti mi sarebbe saltato addosso altre volte. 
Quella sera a casa mia la ricordo molto bene, quando non si è proteso per baciarmi nonostante io avessi fatto la mossa. Non lo posso dimenticare. 
E con ieri che ha finto di essere più ubriaco di quel che era per saltarmi addosso ed avere una scusa perfetta per farlo, mi confonde e basta. A conti fatti non ci ha mai provato da lucido e seriamente. Mai. Perciò che cazzo dovrei pensare, ora?
Quanto può essere veritiero qualcosa che succede dopo una serata a bere come delle merde?” 


NOTE: Se dovessi scegliere un punto preciso in cui è definitivamente cambiato il loro rapporto, è sicuramente a cavallo fra il 2021 ed il 2022, perché si vede proprio che nel 2021 il loro rapporto era in miglioramento evidente, ma nel 2022 era tutt'altra cosa rispetto prima. È come se ci sia un prima 2021 ed un dopo, perciò con le voci che giravano circa la presenza di Charles alla festa di Max, ho voluto prenderle per buone e approfittare. Alla prossima. Baci Akane