8. PARANOIE
*Max*
-2022-
“Come faccio a non parlarne? Perché ‘per adesso sì’? E se cambierai idea me lo dirai o dovrò tornare ad ubriacarmi o a farti bere per ottenere qualcosa?
Ma di lui l’unica cosa di cui sono sicuro è che mi vede come un amico, se c’è altro non lo posso dire con certezza.
Analizzando i fatti, lui mi è saltato addosso solo da ubriaco, poi a Monaco ho creduto mi stesse per baciare, ma poi si è fermato perciò posso aver visto chissà cosa. Infine ad Abu Dhabi qualche settimana fa, ci è stato. Ma ci è stato davvero, o alla fine si è solo arreso perché ero fottutamente insistente e comunque lui è gay–o quantomeno bi, per quel che ne so–e gli piace il cazzo?
Dopotutto gli ho fatto un pompino, quale gay o bi lo schiferebbe?
Non è una prova che alla fine alla mia festa ci sia stato; ero un gran rompicoglioni, dopotutto. Anche un santo avrebbe ceduto.
Ha deciso di non parlarne e fare finta di niente proprio perché non mi vuole in quel senso, ma solo come amico e non vuole che si rovini quello.
Punto.
Non c’è altro.
Non ero così ubriaco da non sapere cosa facevo, avevo bevuto un sacco, ma reggo molto bene. Ero su di giri, ma non da perdere il controllo di me stesso e soprattutto i ricordi.
Ricordo bene tutto quanto.
Lo ricordo vivido e caldo, come fosse ieri. Così tanto che ogni volta che sono solo e che ci penso, la mia mano corre sotto i pantaloni a spararsi una sega, come ora.
Il ricordo è splendido e non mi sono pentito d’averlo fatto. L’alcool è solo una scappatoia, se lui l’avesse presa male avrei potuto dire che non sapevo quel che facevo e che ora siamo pari, se invece gli piaceva e veniva fuori che mi voleva anche lui, tanto bene.
Il ricordo del suo cazzo nella mia bocca—caldo, pulsante, grande e duro—mi scalda con una scarica elettrica che attraversa tutto il mio corpo fino a farmi venire nella mia mano.
È stato fantastico, quella notte. Non dimenticherò niente.
Avevo ragione a voler provare con un ragazzo, ma non mi basta ciò che abbiamo fatto, ne voglio di più, voglio il pacchetto completo.
Ma sapevo che mi sarebbe piaciuto con un ragazzo già dai tempi di Daniel.
Il problema è che non riesco a pensare di farmi altri che Charles, vorrei andare oltre il pompino e le seghe, vorrei scoparlo del tutto e sicuramente non una volta sola. È diventato un’ossessione, da quanto ci penso intensamente e di continuo. È successo anche dopo Monza, infatti mi sono fottutamente pentito di averlo fermato. Alla fine non si è mai ricordato nulla se non di averci provato con me; non penso ricorderà mai la parte migliore, quella che mi scalda il cazzo tutte le volte che mi torna in mente.
Peccato che se Charles ha scelto di metterci una pietra sopra e fingere indifferenza pure in questo caso, non ci posso fare nulla. Non lo posso obbligare, devo solo accettarlo e basta.
Evidentemente non si dice di no ad un pompino, se ti piace il cazzo in generale, ma dici di no alla persona che te lo fa se non ti piace lui.
La sola cosa che mi conforta e a cui mi aggrappo, è che se lui non mi ha chiuso fuori ma ha solo detto di far finta di nulla, significa che almeno ci tiene a me come amico.
Dovrò farmelo bastare e arrendermi. Non gli piaccio allo stesso modo in cui lui piace a me.
Sei adulto ormai, Max. È ora di accettare le cose che non ti piacciono, invece di impuntarti e far di tutto per ottenerle.
Ci saranno altre cose, nella tua vita, per cui dovrai lottare come un matto; Charles non è uno di questi, evidentemente.
-MONZA 2022-
Da un lato sono contento che nonostante quel gran casino che entrambi ricordiamo molto bene, specie lui, il nostro rapporto non si è raffreddato né incasinato.
Credo che lui sia il primo a tenerci, anche se ovviamente non nel modo in cui ci tengo anche io.
Ci ho impiegato mesi ad accettare il fatto che per qualche motivo Charles abbia deciso–questa volta nel pieno delle sua facoltà mentali e con ogni ricordo ben a posto–di essermi solo amico e niente di più.
Perché è questa la sua scelta, non ne abbiamo parlato esplicitamente, ma è come se l’avessimo fatto.
Eppure anche se questo mi rende felice, la stessa cosa mi sconvolge e mi fa diventare matto. A volte da non resistere, da non riuscire a far finta di nulla come vuole lui.
Perché dopo mesi fra noi va sempre bene, e non dovrebbe. Come si fa a non considerare un pompino ed un orgasmo? Gli ho ingoiato lo sperma, cazzo!
Essere qua oggi, proprio a Monza, mi riempie di nervoso e stress. È colpa del ricordo di tre anni fa, da cui è partito tutto. Oggi sono insofferente, più di sempre.
Ho fatto bene ad accettare la sua decisione e a non insistere?
Avrei dovuto premere un po’?
Dopo tutto gli era piaciuto, ma era comunque un bel pompino, perché non avrebbe dovuto piacergli?
Vorrei sapere se ho mancato una grande occasione o se non era destino, se qualsiasi cosa io avessi fatto alla fine non sarebbe andata comunque.
Perché tutte le volte che penso al suo cazzo nella mia bocca, mi viene duro e se sono in un letto o sotto la doccia o addirittura con Kelly, vengo ancora come se fosse successo ieri.
La uso per sfogarmi di Charles, è sempre stato così e dopo un anno e mezzo dal suo arrivo, quasi due interi, è ancora così più che mai. Gli anni cambiano, il tempo passa e tutto resta uguale. Sono patetico.
Non è cambiato niente, per me. Charles è rimasto la mia ossessione e forse lo sarà sempre.
Una sorta di sogno proibito.
A questo fastidio costante legato a lui—che invece continua a fingere che vada tutto bene, quasi come che quei due episodi non fossero mai avvenuti—si aggiunge lo stress della penalità di cinque posizioni sulla griglia di partenza di domani.
Non ho fatto comunque la pole, che nemmeno da dire è di Charles, ma sono secondo ed anche se domani non partirò davvero secondo, devo fare foto e interviste come tutti.
La cosa peggiore è che lo faccio con Charles.
Di solito mi piace e ne sono contento, abbiamo sempre dei momenti insieme per chiacchierare; ma vedere che lui continua a comportarsi come se non fosse mai successo niente fra noi, oggi mi pesa come non mai.
Mi sento nervoso e nevrotico e forse anche psicotico, per citare il soprannome che mi ha dato Charles.
Oggi sono solo Psycho, senza Sweet.
Non lo so, non c’è nemmeno qualcosa di particolare, è solo che mi sento elettrico, come bisognoso di un litigio. Se mi chiedessero cos’ho, non saprei cosa rispondere.
Vorrei che fosse tutto diverso.
Perché non mi consideri, perché hai cancellato tutto?
Davvero non ti piaccio in quel senso? Se un cesso ambulante ti facesse un pompino gli verresti in bocca comunque?
Io non credo, sono un uomo anche io, so come funzionano queste cose.
L’ossessione rappresentata da Charles cresce pericolosamente, qui a Monza, e temo che finirò per fare una stronzata, quale litigarci e rovinare tutto.
Ma poi tutto cosa?
Pensavo che pur di stare con lui, mi andasse bene anche l’amicizia. Ma settimana dopo settimana che lo vedo e che ci parlo e scherzo senza poterlo toccare, senza stringere il suo splendido cazzo nella mia mano e poi averlo in bocca... senza poterlo baciare sul serio... mi sembra sempre più che non mi basti.
Non mi basta l’amicizia. Non mi basta più.
Appena sistemati per le domande e le foto di rito post qualifiche, ancora qua nel parc fermé, mi si avvicina per primo ed inizia a parlarmi mentre Carlos risponde alle sue domande al microfono. Chiacchieriamo come al solito, succede sempre, qualche considerazione sulle qualifiche o sulla gara, qualche verifica che crea polemica.
Charles ora in realtà non dice niente di sbagliato, anzi. Per la verità lo condivido, so che lo condivido.
Ma la mia bocca, totalmente fuori dal mio controllo, gli va contro senza apparente motivo.
È la prima volta da mesi e forse anni che non succede.
Abbiamo discusso, una volta lo facevamo spesso, anche se non abbiamo mai realmente litigato. Con Charles non litighi, ha questo modo di fare gelido, quando ce l’ha con te.
Ma oggi è come se cercassi la rissa con lui ed infatti eccomi che gli vado contro stizzito.
Non ho motivo per farlo, ma non ho il minimo controllo di me. Sento che se non lo faccio, esplodo.
Charles, spiazzato, risponde a tono ed abbiamo questa breve discussione, più una divergenza d’idee.
In realtà sono d’accordo con quel che ha detto, considerazioni sulle qualifiche, sulla gara, sui regolamenti ed il modo in cui vengono fatti rispettare.
Niente di sbagliato, davvero, ma mi impunto con sguardo furente e mi rendo conto che non sto dando contro all’argomento di conversazione, non sto realmente dissentendo su ciò che dice.
Quando poi viene richiamato per le sue domande, lo guardo perplesso mentre risponde ed ho un momento di lucidità.
Non ce l’ho con quel che ha detto adesso, sto dissentendo sul suo insistente modo di approcciarsi a me.
Come cazzo fai ancora dopo tutti questi mesi ad ignorare quel che è successo fra noi? Come fai?
Charles non si aspettava gli dessi contro in questo modo e forse è più il modo in cui l’ho guardato.
Fanculo, oggi devo mandare a cagare qualcuno. Ne ho bisogno.
Perché devo solo accettare le cose che non mi piacciono? Perché? Mi sento snaturato nella mia essenza.
Dopo mesi pensavo di averci fatto il callo, ma è chiaro che mi sbagliavo.
Mi brucia troppo aver lasciato andare ed essermi arreso proprio su questa cosa. Su di lui.
Fanculo, che palle!”
*Charles*
“Non me l’aspettavo, onestamente.
Resto completamente spiazzato da Max e dal suo atteggiamento apertamente astioso; capisco immediatamente che ce l’ha con me. Non so perché, ma è ovvio che non è quel che ho detto sulle qualifiche e sui controlli e sulla cancellazione dei tempi, anche perché non avevo detto niente di particolarmente sbagliato. Sono cose che so pensa anche lui.
Dopo quella che non so nemmeno se considerare una discussione, siamo interrotti prima dalle domande a cui dobbiamo come al solito rispondere, e poi dalle foto consuete dei primi tre.
Ci avviamo accompagnati dal gran capo della FIA in persona che oggi ci degna della sua presenza; vedendo una strana tensione fra noi si mette in mezzo mentre ci scorta via verso la sala stampa. Quattro chiacchiere fastidiose con lui, mentre la mia testa elabora che Max ce l’ha con me e non so perché; poi quando lo vedo infilarsi in bagno prima di entrare in sala per la conferenza, lo seguo a ruota.
Non ci penso nemmeno, vado diretto e non per bisogno di pipì o di rinfrescarmi.
È solo che Max ha qualcosa contro di me ed io devo capire assolutamente cosa.
Per mesi le cose fra noi sono andate sorprendentemente bene. Avevo paura che dopo Abu Dhabi fosse impossibile tornare a quello stato d’amicizia che avevamo conquistato, ma evidentemente ci tenevamo entrambi allo stesso modo e tutto è andato bene.
Ci ho pensato a lungo, dopo quella notte.
Molte domande sono sorte.
Perché mi è saltato addosso? Era davvero così ubriaco?
Sono domande che dovrei fargli, ma tutte le volte che ci ho pensato e che ero in qualche momento ideale per porgliele, non sono mai riuscito.
La mia bocca è rimasta sempre cucita.
Ma è diventato un ossessione.
In realtà non c’è stato un cazzo di secondo in cui non ho pensato a noi, a quella notte che è indelebile nella mia testa e nelle mie viscere, alla sua bocca sul mio collo e poi sul mio cazzo.
Resta la cosa più incredibile ed eccitate che mi sia mai capitata, con tutto il rispetto per Pierre.
Con Max, anche se non abbiamo scopato, c’era trasporto, desiderio.
Però non sono riuscito ad affrontare la cosa, non riuscivo a capire il suo comportamento ed invece di chiedergli spiegazioni, sono scappato spaventato all’idea di rovinare tutto fra noi e di perderlo.
Una sola conversazione intima sbagliata e tutto finiva.
Potevo aver avuto le visioni, poteva solo essere stata curiosità da parte sua. Magari dopo quella notte di tre anni fa gli era venuta la voglia di provare a succhiare un cazzo. Poteva non esserci niente.
E poi poteva essere ubriaco o no. Ma ricordava. Certo che ricordava. O non avrebbe risposto così.
E se non gli fosse stato bene di non parlarne, me l’avrebbe detto. Invece ha accettato passivamente.
Così adesso entro convinto solo di dover sistemare le cose fra noi.
Ho fatto tutto portato dalla paura di perdere la sua amicizia, perché non volevo che i nostri rapporti si rovinassero, ma se comunque si rovinano, tanto vale parlarne.
- Che c’è Max? - chiedo mentre lo trovo sull’orinatoio a far pipì. Le mia mani nei fianchi, il peso spostato su un piede, l’atteggiamento pronto alla guerra.
Max si irrigidisce, la tuta abbassata che pende ai fianchi, la schiena evidenziata dalla maglia aderente blu scuro che ha sotto. Ha fatto palestra in questi mesi, più del solito. Si sta delineando bene.
- Sto pisciando! - risponde coma se fosse la domanda che gli ho fatto.
- Oh, ma dai? - faccio ironico. - Perché ce l’hai con me, che hai? - aggiungo poi polemico.
Appena glielo chiedo diretto, lui si copre davanti e si gira di scatto con uno sguardo feroce.
Avevo ragione, vuole litigare. Ce l’ha con me.
Per un istante il panico divampa, sembra prendermi. Sta finendo questa bella cosa fra noi?
- Adesso vuoi parlarne? Con un sacco di gente che ci aspetta di là?
- Ma ammetti che qualcosa c’è! - esclamo stizzito.
- Non si vede? - fa irritato allargando le braccia. Cazzo, è davvero parecchio migliorato fisicamente. C’ha dei pettorali e degli addominali di tutto rispetto. La vita stretta, poi, è così sexy. Quella maglia non nasconde nulla.
- Certo che si vede, perciò che cazzo c’hai di punto in bianco? - insisto. Non mollerò finché non me lo dirà, con lui non riesco a mollare, lo sa che non lo faccio.
Max va ai lavandini, si solleva la maglia come per togliersela incazzato, sembra fuori di sé, come che non sappia cosa fa ed infatti si rende conto di non averne un’altra di ricambio e se la riabbassa limitandosi a buttarsi l’acqua addosso, sia in faccia che sulla testa. Si passa le mani rabbioso fra i capelli biondi sudati e se li spettina per poi rimetterseli vagamente a posto.
- Davvero me lo chiedi? - fa lui mentre si rinfresca. Io, paralizzato, sento che il cervello si sta per spegnere per lasciare spazio ad un altro organo. Quello genitale.
Che diavolo mi succede proprio ora?
Siamo soli in un bagno, ecco cosa ho.
Me ne accorgo adesso?
Ho evitato per mesi ogni possibile situazione scomoda, ho evitato di stare solo con lui in certi posti che potevano innescare istinti e voglie; consapevole, in una parte di me che volevo ignorare, che era meglio.
Che se fossimo stati da soli in una stanza come uno squallido bagno od una camera da letto, si sarebbe ricreato quello stato pericoloso d’eccitazione.
Ed ora, infatti, appena me ne rendo conto, mentre si gira di scatto rabbioso verso di me con quell’aria scarmigliata, accaldata e sexy da morire, mi rendo limpidamente conto da cosa sono scappato per mesi.
Max mi piace. Mi piace da morire. Lo desidero. Lo voglio.
Mi fissa battagliero, pronto chiaramente a mandarmi a cagare, ma si ferma vedendo che sembro preda di una rivelazione sconvolgente e forse sono così espressivo che non serve parli.
Lo capisce da solo che ho qualcosa.
Si ferma, smette di voler sbranarmi, forse a ragione, e sospira scuotendo il capo e abbassando braccia e spalle.
- Lascia stare, non è il momento. Andiamo di là.
Con questa specie di pace o tregua che non risolve niente, mi passa vicino toccandomi il braccio col suo, per poi uscire.
Il contatto è breve ma mi trasmette una scarica elettrica.
È un pensiero troppo limpido e semplice per ignorarlo od interpretarlo male.
Non lo posso soffocare. Non ci riesco più.
Max mi piace.
Forse ho avuto la forza di ammetterlo ora perché sento che Max si è stufato di me.
Ma questo significa che anche io gli piacevo? Ed ora invece cosa prova?
Lo seguo fuori verso la sala stampa, dove Carlos e tutti i giornalisti ed il mediatore ci aspettano. Ci sediamo insieme, io in mezzo. Le espressioni pensierose, tese, confuse.
Io avrò deciso deliberatamente di non pensarci, ma il suo comportamento non è facile da decifrare. Ha sempre accettato le mie reazioni; anche quando io non ricordavo, lui lo ricordava, sapeva cosa gli avevo fatto. Come ha fatto a non parlarmi del cazzo che gli ho preso in bocca attraverso i boxer?
E poi dopo Abu Dhabi mi ha fatto un pompino da quasi ubriaco. Avrà avuto la dose giusta nel sangue di alcool per togliersi i freni, ma comunque sapeva cosa ha fatto, lo ricordava e penso lo volesse. Da come ha insistito sì che lo voleva.
Ma poi perché accettare la mia richiesta di non parlarne?
Non è che sia facile affrontare le cose se l’altra persona ti asseconda e non si apre, non mi ha dato lo straccio di un indizio. Pensavo fosse qualcosa fine a sé stessa di una sera strana, che non gli interessasse andare oltre. Che dovevo pensare, dopotutto? Invece... invece cos’è stato per lui?
Sarà ora di chiederglielo...
Mentre lo sento rispondere alle sue domande, mi giro di sottecchi e lo guardo penetrante. È illeggibile. So solo che ce l’ha con me, dopo mesi e senza apparente motivo reale. La breve allusione di prima sembrava un chiaro riferimento ai nostri trascorsi.
Ma adesso quanti cazzo di mesi sono passati?
Non è tanto normale nemmeno lui.
Ci penso per tutta la conferenza: dovrei parlargli? E chiedergli cosa? Beh sicuramente qualcosa devo fare, non posso lasciare che tutto si rovini così fra noi.
Non lo posso permettere.
Ho deciso di ignorare cos’era successo ad Abu Dhabi proprio per preservare la nostra amicizia.
Quando finisce tutto e ci alziamo ed usciamo uno dietro l’altro, sospiro incerto fra me e me. Cosa gli dico? ‘Parliamo di quella sera?’
‘Adesso ho capito che mi piaci’? ‘Lo sapevo sicuramente almeno da quella notte, ma ho deliberatamente ignorato ciò che provavo per paura di perdere la tua amicizia, senza chiedermi cosa provassi tu. Ma quando ho visto che hai accettato il fatto di non parlarne, ho pensato che provassi le stesse cose. Che preferissi comunque essermi solo amico.
Per mesi lo sei stato, è andato tutto bene. Ed ora?’
- Scusami per prima Charles. - fa la sua voce alle mie spalle. È bassa e roca, quasi inaudibile. Rabbrividisco e rallento lasciando che tutti escano intorno a noi, mentre ci ritroviamo brevemente da soli.
Per un istante mi chiedo se sia il momento di parlarne, ma potrebbe essere l’unico.
Lo guardo meravigliato. Adesso è completamente diverso. Non è più insofferente, nervoso e aggressivo. È calmo e serio, ma non saprei dire cos’altro leggo nei suoi occhi blu. Sembra abbattuto.
- Non... non importa... vuoi parlarne? - lo chiedo indeciso su cosa sia realmente meglio.
L’impressione è che nessuno di noi due voglia esporsi per primo, ma forse–e dico forse–proviamo la stessa cosa.
È che se non è così e ci esponiamo per primo e l’altro ci respinge, sai che casino?
Finirebbe tutto. Non è facile. Non è per niente facile rischiare.
Il ricordo di quel bacio mancato a casa mia, l’anno scorso, mi brucia e torna sempre nei momenti sbagliati, quando magari penso che sia il momento di parlarne. Quella volta poteva sporgersi come me e ci saremmo baciati, ma è rimasto fermo.
Sì certo e poi ti ha fatto un pompino da non ubriaco totale. Magari aveva solo curiosità di provare con un ragazzo, io ero lì, carino, disponibile e ne ha approfittato. Ci sono ancora miliardi di spiegazioni.
E prima? Perché prima era incazzato con me? Quella non era un allusione ai nostri trascorsi? Ma forse no.
Max scuote la testa e fa un sorriso tirato, quasi di vergogna. Così io ricambio con uno più incoraggiante e gli metto una mano sul braccio.
Era il momento, Charles. Lo sai bene che era il momento per parlarne.
Forse non ne arriverà un altro.
Beh, non se me lo creo. Insomma, se uno vuole il modo lo trova.
Però lo guardo allontanarsi e mi sento un idiota. Un completo idiota.
Da quanti anni conosco Max? Dopo almeno 15 anni mi rendo conto che mi piace? Sono proprio un ritardato. Non lo merito uno così. Ha ragione a non voler stare con me, né andare oltre un cazzo di pompino.”
*Max*
“C’era un bivio. Lasciare che le cose finissero, perché sarebbero finite, o fare io l’ennesimo passo fra noi.
Perché andando a ritroso fra noi sono sempre stato io a fare un passo verso di lui, tutte le volte che fra noi c’erano tensioni e cose strane. Sempre io, accettando la sua volontà evidente di non affrontare nulla.
Come faccio ad espormi e dirgli che mi piace e che me lo voglio scopare in tutte le posizioni possibili?
Se piuttosto che provarci con me e parlarne, scappa e finge indifferenza, io che cazzo ci posso fare?
Dovevo obbligarlo. Prima in bagno ero pronto a farlo, a sbatterlo contro la porta e gridargli tutto.
‘Come diavolo puoi ignorare quel che c’è stato fra noi? Non ti è piaciuto? Non lo vuoi rifare? Non ne sei ossessionato come lo sono io dopo tutti questi cazzo di mesi?’
Ma poi la risposta mi è sembrata così ovvia, come poco fa.
Ne parliamo, certo, e dopo cosa ottengo? La fine del nostro rapporto.
È ovvio che non ne vuole parlare perché non prova nulla se non amicizia. Non vuole dirmi in faccia che gli è piaciuto il pompino, come poteva piacergli da uno sconosciuto decente, ma che è tutto lì.
Posso soffrire per questo, lottare, oppormi, ma non otterrò nulla se non la fine di ‘noi’. Qualunque cosa siamo.
E no, non potevo sopportarlo.
Là fermo su quel bivio ho capito che non posso perdere Charles. È la solita conclusione, ma prima non ero mai arrivato a scusarmi per qualcosa di cui sapevo benissimo di non essere colpevole.
Non mi sono mai scusato nemmeno quando avevo torto, figurati ora.
Ma sono così fottuto, cazzo. Così fottuto da lui.
La sola cosa che mi dà sollievo dopo questi giorni di merda, non è che alla fine rimonto un sacco di posizioni e vinco la gara, ma che dopo Charles mi stringe la mano prendendomi la mia fra entrambe le sue. Abbiamo ancora i caschi addosso, ci stiamo pesando insieme a George. E lui è qua, davanti a me, letteralmente appiccicato, mi prende la mano fra le sue, già senza guanti, e stringe. Qua il suo sguardo è di una tale dolcezza che lo vedo nonostante la visiera del casco.
È un ‘ci tengo a te, non allontanarti’.
Appena lo ricevo insieme alla sua stretta di mani calda e sicura, il sollievo sbaraglia questo cazzo di peso che mi aveva schiacciato al suolo per giorni. E forse settimane.
Non lo so, Charles sembra diverso, non lo capisco e forse dovrei costringerlo a parlare, ma so che finché non vorrà farlo lui, non lo farà mai comunque.
Perché sembro io quello testardo, ma in realtà è lui quello che lo è di più fra noi.
Così accetto e con sollievo gli sorrido pensando che non importa, posso sopportare ancora purché io non lo perda.
Dopo ci ritroviamo insieme in conferenza stampa, io questa volta sono in mezzo in quanto vincitore. L’atmosfera fra noi è totalmente diversa da ieri, quando non credo che ci siamo nemmeno parlati né rivolti per sbaglio la parola.
Ora io e lui scherziamo insieme davanti ai giornalisti e ai fotografi che ci riprendono, c’è un bel momento in cui ci divertiamo e non sembra minimamente che ieri abbiamo avuto tutta quella strana tensione.
Sembra che vada tutto alla grande da sempre.
Ma qua, proprio ora mentre scherziamo insieme, lui con il suo sguardo carico di malizia diretto precisamente a me, mi parla e dice cose diverse da ciò che esprime con la sua bocca.
Mentre lo guardo in questo scambio breve ma intenso–e divertente–un brivido d’eccitazione e calore mi attraversa dalla testa ai piedi e mi muovo a disagio nella sedia. Nonostante questo i miei occhi restano piantati sui suoi, incapaci di ricambiare il sorriso divertito e lo scambio demenziale.
Sbaglio o questi suoi splendidi occhi mi stanno dicendo ‘mi piaci’? Ho le visioni?”
NOTE: Dopo aver decretato che il 2022 era diverso da tutti gli anni precedenti, perché si vede bene che il loro rapporto lì è di un altro pianeta rispetto a prima, ho cercato di capire quando da amici ed in splendidi rapporti sono passati proprio a desiderarsi e mangiarsi con gli occhi. Ho stabilito che da Monza c'è stato un modo diverso di guardarsi, sorridersi e starsi vicini. Ovviamente sono solo visioni personali, ma diciamo che con un'attenta osservazione certi cambiamenti e dettagli saltano all'occhio. Poi nella realtà ci si trascina una vita per cose anche più esplicite di queste. La gente e le paranoie sono una cosa molto comune, specie se le persone in questione sono estremamente testarde e poco comunicative. Alla prossima. Baci Akane