9. DECISIONE FINALE

*Charles*
-ABU DHABI 2022-

“Cosa fai quando capisci che ti piace qualcuno? 
Cerchi di capire se sei ricambiato. E se non lo capisci in modo discreto? Beh, a quel punto devi capire se vuoi rischiare esponendoti, oppure se non ne vale la pena. 
Se sei un cagasotto o se temi che, fallendo il tentativo, le cose peggiorino, allora non devi fare nulla. 
Però se l’idea di lui diventa un’ossessione, il rischio vale la pena. 
Dal momento in cui capisco che Max mi piace, passo il tempo a capire cosa fare di questa consapevolezza. 
Da parte sua non ho spiragli, perciò espormi sarebbe un bel salto nel buio. Potrei cadere e schiantarmi oppure cadere sul morbido e non farmi male. 
Basterebbe tirargli un esca per vedere che fa, ma a casa mia quella sera, prima della gara di Monaco, quando lo stavo per baciare... quello non era un esca? Non ha abboccato. Non ha accettato il bacio. 
Dovrei riprovare ora? E a che pro?
Beh dopo quel bacio fallito c’è stata la sua festa sullo yacht, quando mi è saltato addosso da mezzo ubriaco e mi ha fatto un pompino. 
Che poi il fatto che ricordasse cosa mi aveva fatto, non significava che quando me l’ha fatto sapesse cosa faceva. 
Non è detto. 
Ma è anche vero che quando bevi, i freni inibitori si sciolgono e tu fai quel che vuoi profondamente, non vai contro te stesso. 
Non faccio che pensarci con ossessione, senza arrivare a delle reali conclusioni. Non vedo reali indizi, nel suo comportamento, che mi facciano capire che gli piaccio anche io. 
O forse ci sono e non li voglio vedere per paura, per paranoia, per i miei problemi di autostima, perché tendo alla negatività. 
Nel frattempo tutte le volte che lo incontro, sono felice e sto bene. Sono al settimo cielo, rido con lui, ci scherzo, parlo e approfitto di tutti i momenti che posso e lui mi asseconda sempre. Non fa mai niente di più o di meno. Se io parlo, lui mi parla. Se io ci scherzo, lui scherza. Se rido con lui, lui ride con me. Non ci sono momenti in cui mi scarica, è evasivo o di cattivo umore, dopo Monza quando era chiaramente con le palle girate, ma non c’è nemmeno qualcosa di più. 
A questo punto dovrei decidermi se parlargli apertamente o meno. Sono solo queste le due scelte. 
Gli parlo, mi apro e rischio. Potrebbe andare bene o male. Se va male, non avrò nulla, nemmeno l’amicizia. 
Se non gli parlo resto così come siamo. È bello, è accettabile, potrei andare avanti a lungo. Ma mi basterà per sempre?
Era meglio quando rifiutavo di vedere le cose per quel che erano. Sicuramente Max mi piace da tempo, ma non ho mai voluto dar retta a quegli istinti. Ora, semplicemente, mi piace troppo per far finta di nulla. 
Il risultato è che arriviamo alla fine della stagione, guarda caso proprio ad Abu Dhabi, ed io sono sempre più un’anima in pena. 
Che cazzo me ne faccio di questa fottuta consapevolezza, se non intendo agire? 
È sempre peggio guardarlo, parlargli e stargli davanti come niente, e sapere che invece mi piace ma che forse non sono ricambiato alla stessa maniera. 
Se non farò mai niente non lo saprò mai. Devo accettarlo e basta? 
Se solo mi desse un cazzo di indizio.
Potevo continuare ad ignorare tutto. Era molto meglio così. 

Stasera c’è la cena in onore di Seb, organizzata completamente da Lewis. È per salutarlo visto che sarà la sua ultima gara e chiude la carriera questa settimana. 
Voglio che sia una bella serata, spensierata, allegra. Ma non ce la faccio a togliermi questo pensiero fisso dalla testa. 
Devo decidermi con Max. O mi arrendo, seppellisco tutto e lascio le cose come stanno, o mi apro e ci provo, perché lui non mi darà mai indizi. E forse non me li dà perché semplicemente non ce ne sono. 
Quando arrivo non siamo tutti, ma non sono nemmeno fra i primi. Il tavolo è lungo, Seb ovviamente non è arrivato perché è un ritardatario cronico, ma eravamo d’accordo di arrivare prima noi di lui, perciò Lewis starà semplicemente approfittando di questa ora molto utile sua capacità di perdersi a fare qualsiasi cosa prima degli appuntamenti. Lewis è uno che di solito arriva in anticipo, lui e Seb fanno proprio una bella coppia. Dovrebbero equilibrarsi.
Tuttavia quando arrivo, Max è già qua. Lui, al contrario di me, è puntuale come un orologio. Io tengo a fare sempre qualche minuto di ritardo. Calcolo apposta cinque o dieci minuiti in più. Non mezzora/un’ora come Seb. Al massimo 15 minuti. 
Perciò la tavolata è riempita per tre quarti, ci sono ancora dei posti liberi dove è lui, ma scelgo apposta uno lontano, in modo da non averlo vicino o davanti a torturarmi per tutto il tempo e rovinarmi la bella serata. 
Vicino a me si mettono Lando, Pierre e Daniel, che arrivano per ultimi. 
Seb e Lewis arrivano poco dopo che l’ultimo di noi si siede. 
Potevo mettermi in quei due posti davanti a Max. Avrei dovuto. 
E poi sarei stato tutto il tempo a fissarlo come un coglione e sentirmi male all’idea che mi piace e che sta finendo la stagione e che o faccio qualcosa stasera o mai più. Che poi è una cagata: l’anno prossimo sarà un’altra stagione, non finiamo qua, è Seb che finisce qua, anche se non va sulla Luna. 
In ogni caso mi ero fissato questa gara come termine massimo per decidere che fare con Max. 
Eppure sono qua e ancora non so che cazzo fare. 
Così in quei due posti davanti a lui, ci si mette la coppia reale d’onore della serata. 
Quando arriva, Seb non si aspettava che fossimo tutti. Chissà cosa gli ha detto Lewis. Rimane emozionato, colpito e shoccato nel vederci. L’applauso è scrosciante e lui si commuove lì in piedi vicino a Lewis che applaude a sua volta radioso. Vederli insieme mi fa sorridere, sono così diversi: Lewis appariscente col suo assurdo completo viola, tutto ben curato e Seb sul trasandato, con barba e capelli incolti. Ma stanno bene insieme in questa enorme differenza.  
Sorrido e finalmente mi distraggo dal pensiero di Max. 
Sono stupide fisse che mi sono messo da solo, ma la verità è che se stasera o questa settimana non farò nulla, posso rimandare a febbraio dell’anno prossimo, ai test. O a Marzo, quando la stagione riprenderà ufficialmente. 
O mai. 
Insomma, i termini massimi per far qualcosa non esistono, a meno che uno non crepi, a quel punto il termine è reale. 
Smettila di pensare a lui, Charles. Ti stai rovinando la serata ed è ridicolo, visto che sei vicino a Lando, Daniel e Pierre, tre elementi che presi singolarmente fanno morire tutti dal ridere, messi insieme sono devastanti. 
Tu sei qua con loro, ridi perché vedi gli altri ridere, a volte la tua bocca dice qualcosa in risposta, ma in realtà la testa è laggiù, all’altro lato del tavolo. 
Sono un coglione. 
Non mi sto divertendo davvero, faccio solo finta. Mi sembra di essere tornato indietro nel tempo, ai primi anni in F1, quando ero perso, rigido e chiuso. Non riuscivo a godere davvero di quel che vivevo, avevo solo doveri per il cervello e stasera è così. Ma Max non è un dovere. Non finisce tutto stasera, né domenica. 
Eppure non riesco a non pensare a lui e a cosa dovrei fare con lui. 
Arrendermi? Ma come ci si arrende? 
Non sono quello geneticamente incapace di arrendermi alle cose, specie se c’è di mezzo Max? 
La mia caratteristica principale non è l’insistenza? 
All’ennesima conversazione dei magici tre persa, sospiro insofferente e brontolando una scusa a caso a proposito di un mal di pancia fasullo, vado in bagno. 
Per andarci devo passare dietro Max e lo faccio come se sfilassi. Lo guardo puntandolo come avessi dei proiettili al posto degli occhi, ma non lo guardo truce. Lo guardo speranzoso. 
Se solo mi desse un qualche cazzo di indizio, sarebbe così facile. 
Appena passo dietro di lui, faccio attenzione a non sfiorarlo, ma poi giro verso l’altra sala, dove troverò i bagni del ristorante scelto da Lewis. 
Mi guarda? Si è girato? Si è accorto di me? 
Sei patetico, Charles. 
Non puoi andare avanti così. Non hai una reale scelta, se ne accorgerà che sei tormentato da qualcosa che stai tentando di nascondere. L’ultima volta eri un raggio di sole che pendeva dalle sue labbra, ora d’improvviso sembri lui a Monza quest’anno. Un’anima in pena. 
Non gli hai parlato, non gli hai fatto un cenno, non ti sei nemmeno mai avvicinato per chiacchierare. Quando siete nello stesso posto non fate che parlare. 
Lando mi ha chiesto come mai non ero seduto con Max per una delle nostre sessioni extra di chiacchiere. Scherzava, ma era vero. Se perfino lui ha notato che è strano che stiamo separati, quanto pensi ci metterà lui a capirlo? 
Quando ti chiederà, proprio come hai fatto tu a settembre a Monza, cosa diavolo ho, tu che gli dirai, Charles? 
Ma è proprio mentre mi faccio questa domanda rivolto allo specchio, appoggiato con le mani al lavandino, che la porta alle mie spalle si apre. 
Ed eccolo lì che mi raggiunge, proprio come immaginavo. 
Un bagno vuoto, io e lui soli ed i ricordi che si susseguono. Era peggio se fosse stata una camera, i miei ricordi sono ben più vividi su Abu Dhabi dell’anno scorso, piuttosto che sulla serata di Monza di tre anni fa. 
In ogni caso il risultato non cambia. 
Lo guardo attraverso lo specchio che ho davanti, lui entra con calma e con altrettanta calma, tutta quella che non ho io oggi, si chiude la porta. Non a chiave perché lì non c’è. 
È un bel bagno maschile di lusso con due box, due lavandini, un enorme specchio e nessun orinatoio. 
Max mi lancia una breve occhiata che non so decifrare, poi si china verso i due bagni per vedere se sono liberi. Quando vede che lo sono, torna dritto dietro di me, ancora lo sguardo sul mio attraverso lo specchio, questa volta le braccia incrociate e la testa piegata in attesa. In attesa di qualcosa. Che parli, suppongo. 
Non ha bisogno di parlare, la sua faccia lo fa benissimo da sola. È inquisitore, le sopracciglia inarcate, la bocca stretta in una posa vagamente seccata. 
È arrabbiato con me? Sempre da qua, dandogli le spalle ed usando lo specchio, mi concentro sui suoi occhi fin troppo limpidi per mentire. 
Sei arrabbiato? No, non sei arrabbiato. Però non mi farai uscire senza la risposta alla tua domanda. 
Domanda che alla fine e dopo qualche istante di silenzio, arriva perentoria ed ovvia. 
- Beh, che hai? Perché sei così strano da tutta la sera? Non mi hai nemmeno salutato. 
Domanda veramente precisa e pure argomentata. 
- Ti... ti ho salutato. - balbetto patetico.
- Quello era un ‘ciao’ a tutti. Perché non ti sei messo in uno dei posti che avevo tenuto libero per te? 
Appena lo dice è come se mi staccasse una spina e la mia mente parte per altri lidi, alla ricerca di certezze di cui necessito prima di buttarmi. 
È l’indizio che volevo? 
No, ma che indizio sarebbe? È arrabbiato perché l’ho ignorato, è normale, comunque sia siamo amici, la volta scorsa scherzavamo insieme ed ora mi siedo lontano da lui? 
Beh, caro Charles. 
Comunque sia è il momento di fare qualcosa, perché di tempo per pensare l’hai avuto; non sei arrivato ad un cazzo, lui è qua e pretende risposte. Sai che non mollerà e non hai scuse come una conferenza stampa oltre la porta. Di là c’è gente che si diverte senza di noi e che non nota la nostra assenza. Per cui, tira fuori le palle, girati e affronta Max. 
Indizi o meno, è il momento di fare qualcosa. Peccato che il cuore in gola mi stia uccidendo e forse non respiro nemmeno bene. È meno atroce fare le corse di F1. 
Che devo dirgli? 
Tremando, mi giro lentamente e mi appoggio al lavandino dietro di me, stringo il bordo con le mani usando tutta la forza che ho, le nocche si fanno bianche. Si vede che ho qualcosa. Si vede lontano un miglio. 
E forse si vede anche che tremo. Ma se mi stacco da questo lavandino, svengo. 
Lui è qua, mi guarda serio, in attesa, ma anche calmo e placido. Non è sul piede di guerra, ma capisco che non mi farà uscire senza una risposta convincente. 
Dio, com’è bello. 
I capelli biondi in ordine nel solito taglio con la riga in parte, un po’ di barba corta sul viso che gli dona un sacco, quegli occhi blu spettacolari, la camicia bianca, semplice ma elegante al tempo stesso. 
Il bianco gli sta da Dio. 
Ed anche nudo, sta da Dio. Sicuramente. Anche se non l’ho mai visto senza niente addosso.
Mi lecco le labbra, prendo un respiro profondo e procedo con la decisione che avevo preso, e cioè che ad Abu Dhabi avrei fatto qualcosa per sbloccare la nostra situazione. Avrei preso una decisione e se necessario mi sarei preso un rischio su di noi. Mi sa che alla fin fine l’adrenalina mi piace. Credo proprio che rischierò, sì. 
E così, mentre i suoi occhi mi ipnotizzano calmandomi, trovo la lucidità ed il coraggio di parlare. 
- Credo di essere un ritardato mentale, perché dopo 15 anni che ti conosco e 4 anni di F1 insieme, ho capito solo adesso che mi piaci al di là dell’amicizia. Me ne sono accorto lucidamente da poco e la cosa mi innervosisce parecchio, perché non sapevo cosa fare. Te l’ho detto solo perché me l’hai chiesto, ma non hai obblighi nei miei confronti. Non farò assolutamente nulla. Voglio che tu stia tranquillo e spero che non cambi nulla fra noi. 
Le parole escono completamente da sole e appena smetto, mi rendo conto che alla fin fine non era difficile parlare. Il difficile viene adesso.”

*Max*

“Una potente scarica elettrica mi attraversa appena il cervello registra completamente ciò che ha detto. Ciò che, per la cronaca, mi ha detto in faccia. 
Ma di tutto il discorso capisco realmente solo due cose.
Che gli piaccio, e che non vuole fare nulla. 
Il resto, in un attimo, è tutto completamente cancellato. 
Non ci sono i 15 anni di conoscenza citata, né i 4 di F1 insieme. Non c’è più Monza del 2019, né Monaco del 2021 o Abu Dhabi dello stesso anno. 
Non c’è più niente. 
C’è solo lui, qua davanti a me, appoggiato al lavandino di un bagno pubblico di un ristorante arabo, che finalmente si apre completamente a me rivelandomi qualcosa che per anni non sono mai riuscito a capire da solo. 
Cazzo Charles, se sei illeggibile! 
Prima ero convinto più che mai dell’esatto opposto di ciò che mi hai appena detto. 
E vorrei dirtelo e polemizzare; sì per un momento vorrei proprio farlo. 
Perché mi sale anche il nervoso. 
Ti piaccio? E come cazzo potevo capirlo, visto che per anni hai sempre rifiutato tassativamente di parlare di ogni contatto erotico o intimo o profondo o sentimentale che abbiamo avuto anche solo per sbaglio? 
Come potevo capirlo stasera, quando invece di metterti nei posti liberi davanti a me, ti sei messo in quelli più lontani, ignorandomi totalmente? 
È questo il modo in cui ti piace qualcuno, cazzo? 
Ma la mia bocca sembra avere altre intenzioni, perché nel mio cervello risuona altro. 
Non farai niente? 
Davvero? 
Ne sei sicuro? 
Va bene, non importa. Da qua ci penso io. Dopotutto sei stato bravo, ti sei esposto quando so di non averti lasciato indizi su cosa provassi io, perché mi sono impegnato per questo. 
Sebbene, caro mio, l’anno scorso proprio in questa stessa città, non è che io fossi stato proprio un mistero su ciò che volessi da te. Ma potevi pensare fosse solo sesso, te lo concedo. 
Tu ora mi parli di piacerti ed anche se fino ad adesso sembrava tutto tranne che quello, va bene. 
Accetto il tuo modo assurdo ed incomprensibile di essere e ci penso io, al dopo. 
Dopo un tempo forse più breve di quel che sembra–o magari più lungo–prendo e mi stacco dalla porta a cui ero rimasto appoggiato un po’ per impedire che qualcuno venisse. 
Non c’è un modo per chiuderla, e finisse il mondo se qualcuno ci interromperà adesso. 
Perciò agendo lucidamente per priorità, mi faccio avanti verso di lui e lo prendo per i fianchi. Charles spalanca gli occhi e trattiene il fiato, si irrigidisce e non reagisce. Proprio come diceva. 
- Peccato che non farai nulla. - faccio io piano e deciso, la mia voce esce più graffiante del solito perché sono carico di desiderio e gioia e stento a trattenermi. 
Ma con enorme ed encomiabile controllo, lo predo come quella sera di tre anni fa a Monza, lo stacco dal suo appoggio, lo giro e lo costringo ad indietreggiare verso uno dei due piccoli cubicoli. Una volta dentro, mi chiudo a chiave dentro. 
Dopo aver adempiuto alla principale priorità ed essermi assicurato la fottuta privacy, lo spingo contro la parete a lato senza farlo cadere sul cesso e mi metto davanti appoggiandomi a lui con il mio corpo. 
Lui apre le braccia, alza le mani ai lati totalmente incapace di capire di dovermele appoggiare sulle spalle. È nel panico. In un panico splendido e meraviglioso. 
I suoi occhi verdi sono sgranati, il viso è nello shock. Non vuole credere che sia esattamente ciò che sembra. 
Sposto le mani dai suoi fianchi al viso, glielo prendo e a pochi centimetri, sussurro intensamente e assolutamente deciso: - Ma visto che hai deciso così, lo farò io al tuo posto. 
Detto questo, aderisco le labbra alle sue come un anno fa. 
Ma questa volta lui non resta immobile shoccato, ed io non mi limito a succhiargli appena il labbro inferiore. 
Quello lo faccio, ma poi lo faccio anche con quello superiore ed infine piego la testa di lato per accedere meglio alla sua bocca che apro con la mia, infilandomi dentro con la lingua. 
Lo violo subito senza complimenti e lui risponde immediatamente aprendosi e venendomi incontro di riflesso. Un riflesso fottutamente giusto.
In un istante diamo vita al primo vero bacio fra di noi e mentre il calore ci invade in ogni cellula ed il fuoco divampa in passione che brucia immediatamente, le sue mani finalmente si posano sulle mie spalle e poi sulla mia nuca, fra i miei capelli. 
Resto presente al momento che stiamo vivendo, un momento meraviglioso, eccitante e splendido. 
Vorrei farti così tante cose, cazzo. 
Dio, così tante. E non so da cosa cominciare. 
Ma la mia bocca non riesce a staccarsi dalla sua, non riesco a smettere di baciarlo. Non riesco a scivolare con le mani via dal suo viso. Vorrei aprirgli i pantaloni, scendere in ginocchio e succhiarglielo, ma non posso smettere. La mia lingua resta fusa alla sua, le mie labbra continuano ad assaggiarlo affamato, non riesco proprio a cessare, interrompere, sospendere. 
Però a scegliere non siamo noi, perché evidentemente siamo dentro da troppo, e proprio mentre non abbiamo la minima intenzione di smettere, qualcuno da fuori entra spalancando la porta con irruenza e senza pietà ci chiama a gran voce. 
- Insomma, vi state sciogliendo in cacca? - la voce idiota è quella di Lando. - Dobbiamo fare una foto insieme! Sbrigatevi, cazzo 
Ci stacchiamo di colpo, per un momento il cuore in gola. Senza pensarci nascondo il viso di Charles contro il mio collo, proteggendolo da chissà cosa. Lui si lascia fare, ma non so come stia. 
- Sì, Lando, arriviamo!
Perché, perché ho parlato al plurale, idiota? 
- E Charles è stato inghiottito dal cesso o è scappato? 
Per fortuna che è scemo pure lui e non colga il mio ‘noi’. 
Così libero Charles per permettergli di rispondere, ma appena lo faccio mi rendo conto che quel che stava soffocando era una risata. 
Infatti gli scappa al posto della risposta.
La sua risata è rumorosa e splendida e darei oro per godermela, ma ragionando velocissimo, proprio sentendo Lando dire: - Ma siete lì dentro insieme? - dimostrando che alla fine non è completamente scemo, esco furente come un uragano e senza nemmeno ragionarci su, lo prendo per la maglietta e lo avvicino al mio viso minaccioso. Gli sventolo l’altro dito in faccia.
 - Prova a dire qualcosa a qualcuno e nemmeno tua madre ti riconoscerà quando ti spedirò all’ospedale! 
Lando, meravigliato e shoccato, allarga le braccia e spalanca gli occhi boccheggiando. Non sa chiaramente cosa rispondere, ma esce subito Charles che mi prende da dietro in una specie di abbraccio che dovrebbe servire a staccarmi da Lando, ma finisce che si appoggia col viso alla mia schiena per continuare a ridere. 
Ma che cazzo di reazione è? 
A questo lascio Lando e mi giro fra le sue braccia. Charles continua a rimanermi abbracciato, ora per avanti, e continua a ridere, suppongo isterico. 
- Charles stai bene? - chiedo dubbioso, prendendogli le spalle. Lui annuisce, ma ci mette un po’ a smettere. 
- Non lo so, non riuscivo a smettere di ridere. Comunque penso possiamo fidarci di Lando. 
A questo mi rigiro a fissarlo torvo e lui, per una volta sconvolto e senza parole, annuisce rianimandosi. 
- Sì sì certo che potete. Non sapevo che steste insieme. - fa poi. 
Questo mi calma, o forse mi calma Charles che smette di ridere e spunta col viso congestionato di risa fino alle lacrime. 
- Infatti non stavamo insieme. - preciso io non sapendo che cazzo dire.  
- Ma adesso suppongo che ci stiamo, no? - fa Charles girandosi a guardarmi. Stiamo ancora uno fra le braccia dell’altro, il tutto davanti ad un curiosissimo Lando che assiste curioso. 
- Sì, direi di sì. - rispondo addolcendomi e sorridendogli felice. La gioia che sento in questo momento cancella tutto, Lando compreso. 
- Dio, non sei mica normale. Prima mi azzanni e poi sei uno zuccherino, Max. - fa lo scemo senza filtri, tanto per cambiare. Sto per lanciargli una delle mie occhiate ammonitrici di sicurezza, ma Charles risponde al mio posto prontamente. 
- Sweet but psycho! - Lando, che evidentemente conosce sta cazzo di canzone, si illumina ed annuisce entusiasta capendo perché lo dice. 
- Oh sì, è vero! È proprio Sweet but Psycho! È lui! 
E niente, alla fine ridono insieme–di me–e sempre insieme usciamo tutti quanti, raggiungendo gli altri per sta cazzo di foto. 
Io e Charles ci infiliamo dietro, nell’ultima fila, dove per qualche ragione si è messo anche Seb nonostante non sia particolarmente alto e sia il festeggiato. 
Mentre ci fanno mille scatti con la macchina fotografica professionale di Lando, ci dicono di sorridere come da prassi. Ma io quello già lo faccio. 
Sorrido. Sorrido felice come non mai. 
È appena iniziata la vera vita, per me. Non vedo l’ora di viverla.”