NOTE: breve fic lestappen dal pov di Charles in prima persona. È introspettiva, ambientata al matrimonio di Charles, alla fine della giornata, quando è tutto concluso. Ho avuto questa visione di lui che tornava a casa tutto bello come il sole, da solo per qualche ragione, e che incontrava Max, di ritorno anche lui in quel momento. Così ho scritto questa cosina. Qua ancora non stanno insieme, anche se il loro rapporto è buono. Seguiranno altre due shottine connesse a questa. Da quel che ho capito si sono sposati in una villa, comunque una location diversa da casa sua, perciò potrebbe essere plausibile che tornando a casa lo incontra e che Max non sappia nulla. Buona lettura. Baci Akane
È stata la giornata più bella della mia vita.
Ma lo è stata?
Dovrebbe esserlo, dopotutto oggi mi sono sposato ed è andata esattamente come volevamo. Non avendo fatto pubblicità con nessuno, nessuno ne sapeva nulla se non chi doveva.
L’abbiamo fatto praticamente di nascosto, con vestiti, registrazioni e foto, gli invitati importanti, la firma e poi la festa.
È stato tutto come volevamo, tranquillo, senza seccatori di nessun tipo, come fossimo persone normali. Come ho sempre voluto.
La notorietà non mi disturba, per la verità, ma in certe cose sì.
Oggi volevo fosse normale, un matrimonio come tanti, senza troppe luci addosso ed è stato proprio così.
Forse troppo.
Nonostante sia andato esattamente come volevo, per tutto il giorno ho avuto costantemente la sensazione che ci fosse qualcosa che non andava. O forse che non ci fosse qualcuno.
Beh, tanti non li ho invitati, è stata una cosa molto ristretta, solo la famiglia, i parenti stretti, gli amici veramente intimi.
Ne mancavano un po’, forse è questo, mi sono detto.
Ma sono fatto così.
Doveva essere così.
Forse per paura di perdere il coraggio, di cambiare idea. Non so perché era così importante sposarmi.
Da un lato sono convinto che sia o con Alex o nessuno. O ora o mai più.
Ma non so da cosa mi venga tutta questa fretta, ansia e pressione.
Ho voluto farlo a tutti i costi ed ora che la giornata è finita e che tutto è andato esattamente come volevo, torno a casa da uomo sposato e non so come mi sento. Frastornato, forse. Sì, è il termine giusto. E confuso. Ma sono ancora un po’ brillo, non ubriaco, non abbiamo bevuto così tanto. Ho avuto serate dove ho bevuto di più, MOLTO di più. Oggi, considerando che era il giorno più importante della mia vita e che avrei dovuto bere un sacco, sono stato morigerato. Ho bevuto, ero allegro, ebbro, insomma, ma non ubriaco.
Il sogno è concluso. Ma era il mio sogno davvero, sposarmi? O è piuttosto sempre stato ciò che pensavo di volere perché lo vogliono tutti?
Qualunque cosa sia, la giornata più importante è finita. Ormai sono sposato con Alex.
È fatta.
Scendo dall’auto che ho parcheggiato nel garage riservato a noi e mi appresto a salire a casa; lei è tornata prima di me, io avevo altre cose da sistemare. Cose che ho concluso.
Ora non mi resta che salire a casa, salutare mia moglie ed iniziare un nuovo capitolo della mia vita. Qualcosa che ho sempre aspettato con ansia, qualcosa che ho sempre voluto.
Ma forse non cambierà nulla. Forse sarà tutto uguale a prima.
Un’altra macchina arriva di fretta parcheggiandosi male e frenando con un gran fracasso.
Mi giro immaginando chi può essere.
Anche se ora abitiamo nello stesso palazzo, non ci incontriamo spesso, ma tutte le volte parcheggia così, arrivando sparato con chissà quale fretta.
Quando metto a fuoco Max, mi rendo conto che non gli avevo nemmeno detto che mi sposavo, del resto perché avrei dovuto?
Non sono venuto qua per stare con lui, sono venuto qua perché è un palazzo incantevole a ridosso del mare.
Max mi raggiunge perché l’ho aspettato senza farci caso, quando mi nota avvicinandosi alle scale su cui sono fermo, mi guarda e nota come sono vestito.
Da sposo.
Sono ancora vestito da sposo.
Non gli ho detto nulla, ma perché avrei dovuto? Perché mi sembra di aver sbagliato, che avrei dovuto dirglielo? Non invitarlo, solo dirglielo.
Mentre ci guardiamo, con lui che mi si avvicina impressionato da ciò che vede, vengo invaso da mille pensieri assurdi.
Che senso ha? Perché mi sento quasi male?
- Ehi, come sei bello! Vieni da una cerimonia o da un servizio?
Potrebbe essere un servizio, me l’asciugherei in fretta, ma sarebbe ridicolo perché poi verrà fuori che non è così.
Perciò senza rendermene conto, mentre saliamo insieme con questa gioia di essere bello ai suoi occhi, che si mescola al senso di colpa per non avergli detto che mi sposavo, la mia bocca parla da sola fuori dal mio controllo.
- Una cerimonia. - faccio poi senza il coraggio di specificare che era la mia.
Lo saprà.
È ridicolo che non glielo dica. Un conto è non incontrarci e non avere l’occasione di dirglielo, ma un altro è vederci proprio oggi.
Proprio oggi.
Che significa ‘PROPRIO OGGI’?
Beh, oggi mi sono sposato.
Eh già.
Saliamo insieme le scale arrivando a quello che è il piano terra del palazzo dentro cui entriamo, lui fa gli onori ed apre con le sue chiavi, ma fa entrare prima me.
Perché non lo specifico? Perché non ho il coraggio di dirgli che mi sono sposato io?
Lui non chiede, del resto non gli verrebbe mai in mente che potrebbe essere la mia cerimonia.
Penserà che è di qualcun atro, anche se nessuno si veste di bianco al matrimonio di un altro. Nemmeno ad un battesimo, credo.
Non lo so, per un momento penso che sia chiaro di cosa si tratta e che semplicemente lui non voglia affrontarlo.
È strano.
È ridicolo.
È un pensiero che nemmeno ha senso.
Una volta dentro, chiamiamo l’ascensore. Siamo nello stesso piano, ma dirimpettai. Nonostante questo non ci siamo incontrati tanto quanto mi aspettavo.
O forse tanto quanto volevo.
Quanto speravo.
Silenzio.
Le porta si aprono. Max fa di nuovo passare me per primo.
Charles? Sei impazzito? Che hai appena pensato?
Il cuore mi batte improvvisamente furioso, ma entro e lo guardo imbarazzato mentre lui mi raggiunge. Le porte si chiudono. Rimaniamo qua dentro soli, come è successo molte altre volte, in realtà.
Se non qua, anche negli hotel è capitato di salire insieme alle camere, o giù al ristorante.
Insomma, non è insolito stare da soli in un abitacolo così piccolo.
- È stata bella? - diglielo, Charles.
Digli che è tua, la cerimonia.
Annuisco.
Non ci riesco. C’è qualcosa che mi blocca dal rivelargli che oggi mi sono sposato e assurdamente ripenso a come mi sono sentito l’anno scorso quando ho saputo che sarebbe diventato padre.
Ci sono rimasto male, è stato come un pugno allo stomaco.
Dopo, quando è nata sua figlia, ho deciso di trasferirmi lì nel suo palazzo dove si era liberato un bellissimo appartamento.
Non era una cosa a cui avevo mai pensato perché anche se l’ho fatto per convivere con Alex, poi le ho chiesto di sposarmi, ma è stato tutto dopo.
Sia la scelta di trasferirci lì, sia quella di sposarmi.
Prima della nascita di sua figlia c’era solo la decisione di convivere con Alex. Prima di quello, ma dopo la notizia che lui sarebbe diventato padre.
Che vuoi dire, Charles?
Che cazzo stai dicendo?
Che c’entra tutto questo?
Max è strano, è come se non osasse dire qualcosa che pensa o forse non osa chiedermelo. E Max che non osa fare qualcosa è ridicolo.
Per fortuna questo momento di pesante imbarazzo che fra noi non c’è mai stato, finisce con le porte che si aprono.
Digli che ti sei sposato.
Esco per primo, ancora. Fa il cavaliere con me, ma con me lo fanno tutti, non so perché.
Lui mi segue.
Digli che è il tuo matrimonio, che ti sei sposato. Lo saprà e potrebbe rimanerci male.
Diglielo, Charles.
Fallo, ti prego.
Te ne pentirai, se non lo farai.
Ma alla fine ci separiamo, ognuno va verso casa propria, io prima di entrare gioco con le chiavi fingendo di non trovarle, in realtà ce le ho in tasca.
Lui le sue le fa cadere. Le raccoglie, le infila, si gira verso di me, mi sorride ed è strano, Dio, è così strano tutto questo silenzio fra noi, quest’imbarazzo.
Perché fra noi non c’è mai stato, abbiamo sempre parlato un sacco, c’è molta confidenza fra noi, troppa. Hanno anche inventato un buffo nome di coppia su cui tutti scherzano. Non siamo estranei o semplici colleghi, ma ora è come se lo fossimo. Eppure c’è imbarazzo. C’è qualcosa di diverso che non c’è mai stato.
Max sorride, mi fa un cenno, io ricambio e lo guardo entrare.
Una volta qua, da solo sull’ampio pianerottolo, resto fermo immobile.
Spalanco gli occhi, il cuore in gola ed in bocca ed ovunque. La testa batte dei tamburi, la pressione è alle stelle e non lo so, ma non mi sono mai sentito così in vita mia.
In colpa forse. Terrorizzato all’idea che quando ci rivedremo lui mi accuserà di non avergli detto che mi ero sposato e quindi di aver rovinato tutto.
E poi non so. Non so cos’altro, o forse sì.
Perché improvvisamente è palese.
Dio, è così fottutamente palese.
Max mi piace. E non come persona, come amico o come pilota.
Max mi piace come uomo.