NOTE: seguito delle altre due fic nella serie ‘Troppo tardi?’, ambientate all’inizio di quest’anno. Qua siamo alla prima gara della stagione, a Melbourne, e ispirata da quel reale brevissimo scambio che hanno avuto nella parata, ho immaginato il retroscena. La fic è sempre corta, ma ha entrambi i loro pov. Non ho previsto seguiti, ma non si sa mai. Buona lettura. Baci Akane
PATETICI
*Charles*
Sono un idiota. L’ho perso.
Mi evita da quel giorno, ne sono sicuro!
Di solito ci incontriamo sempre nei weekend di gara, senza parlare dal fatto che viviamo uno di fronte all’altro. Ma in una settimana non è mai successo ed è impossibile!
Non dico che ci cerchiamo, ma quasi, e comunque ci basta incrociarci appena che non ci stacchiamo più perché ci piace sempre stare a chiacchierare un po’.
Questa volta non ci siamo nemmeno visti da lontano. È ovvio che lo fa apposta, che mi evita di proposito perché ci è rimasto male.
Sapevo che sarebbe successo; alla fine è andata esattamente come avevo immaginato e devo dare la colpa solo a me.
Sono un coglione.
Me lo merito.
Ho perso Max, il bel rapporto che avevamo, e tutto perché non ho saputo vedere ciò che era palese.
Mi piace, e allora? Perché fare finta di niente fino a fare il patetico in quella maniera?
Gli ho nascosto che mi ero appena sposato quando era ovvio. Magari pure lo sapeva e mi ha solo messo alla prova.
E come poteva saperlo? Non l’ho detto a nessuno.
Beh, viviamo uno davanti all’altro, è difficile non notare quando il tuo vicino di casa si sposa, specie se è famoso quanto te.
Non lo so, tutta sta storia mi tormenta; basterebbe andassi da lui a dirgli qualcosa. Ma non saprei comunque cosa.
Sicuramente spetta a me la prima mossa, ma sono onesto, io... io proprio non so cosa dirgli.
Mi sento un verme, un idiota, un patetico imbecille.
Ci penso per tutto il tempo ed è come se il peso che ho addosso da sabato scorso, sia sempre più enorme. Oggi correrò e non so come fare perché nella mia testa c’è solo lui come un ossessione insana.
Anche quando salgo con Lewis sulla macchina della parata, sono di malumore. Ci hanno separati di nuovo mettendoci per team e nemmeno per fare niente di divertente.
So che devo fare qualcosa con lui, ma ormai penso sia tardi, che potrei fare?
Ci sto ancora pensando, mentre siamo qua fermi nella griglia di partenza—non per la gara ma per la parata—ed è proprio qua che sento la sua voce roca che mi chiama da non molto lontano. Prima di girarmi a vedere dov’è, i brividi mi attraversano ed il cuore accelera. Mi sento un idiota.
Mi volto come una molla verso il suo richiamo, ho gli occhi spalancati in una palese espressione di puro shock.
Max è nella macchina accanto, in piedi come me nella parte posteriore insieme ad Isaak; l’autista davanti, pronti a partire al segnale.
Ma guarda un po’, le nostre macchine sono vicine!
Davvero è un caso?
- Congratulazioni per il matrimonio, comunque! - dice con un sorriso che su due piedi non so interpretare per niente. C’è un velo di polemica nella sua voce? Sto disperatamente cercando di capirlo, ma non ci riesco perché non sono lucido ed in un istante, mentre una parte di me tenta di analizzare il suo tono, l’altra, quella dominante, va in tilt perché finalmente mi ha parlato per primo e proprio di questo.
È un passo verso di me? Una mano tesa? È questo che è o solo una stoccata sferzante?
Non lo so, ma suppongo che dipenda da me e da come reagirò, perciò anche se di solito sono negativo e permaloso, questa volta decido d’impulso: voglio vederci una mano tesa. Mano che ‘afferro’ immediatamente fra risate ed imbarazzi.
- Grazie! Ora tocca a te! - falsissimo come il mio sorriso: col cazzo che voglio si sposi!
Sono il solito egoista.
Max finge di non sentire ed io ripeto.
A questo anche lui ride alla mia stessa identica maniera—falsamente e forzatamente—scherzando a sua volta: - Lo so, sento già la pressione addosso!
È solo uno scambio apparentemente divertente per chiarire da parte di entrambi che non abbiamo problemi uno con l’altro. Niente di veramente significativo, se non che la sua battuta sul non volersi sposare, perché è questo che sembra—o forse è questo che ci voglio vedere io—mi da un sacco di sollievo.
Per fortuna a questo punto le macchine partono e finiamo per distrarci.
Il brevissimo momento finisce, ma sono finalmente sollevato e quasi felice.
Quasi.
È stato lui a fare il primo passo. Ero terrorizzato che fosse deluso da me, che fosse arrabbiato, che mi evitasse apposta; invece forse non sapeva bene come approcciarsi ed alla fine si è solo buttato con qualcosa di semplice e banale.
Ma potrebbe anche essere una mossa forzata vista la molta gente e le videocamere ovunque.
Può essere, sì, ma io non lascerò che sia vano.
Ne approfitterò e farò la seconda mossa. Non so bene che dovrei dirgli, ma ci tengo a chiarire che sono stato un idiota, ma non volevo esserlo. Non ho delle giustificazioni che abbiano senso, ma non ha importanza. Ho bisogno solo di scusarmi, lui capirà perché e se non capisce, gli basteranno comunque le mie scuse.
Spero.
Sicuramente ci è rimasto male, ma non vuole che il rapporto finisca per questo o non mi avrebbe parlato affatto.
Non sapeva nemmeno lui come fare, ma ha fatto qualcosa di semplice. Una sciocchezza, alla fine, ma è andata bene, perciò poi anche io farò qualcosa comunque.
Devo. Non permetterò che il rapporto si raffreddi.
Non succederà mai quel che vorrei davvero, ma mantenere ciò che avevamo, improvvisamente, è tutto ciò che conta.
*Max*
Non ero pronto, non sapevo cosa dire, sapevo solo che volevo farlo.
Per tutto il weekend è stata dura, sono scappato come un codardo, ma mi stavo ancora leccando le ferite.
Poi, quando me lo sono ritrovato nella macchina vicino, in attesa di partire per la parata dei piloti pre gara, ho capito che dovevo comunque fare qualcosa in quel preciso momento. Che mi dovevo sforzare. Che tanto non importava cosa, dovevo solo farlo.
Alla fine l’ho chiamato senza avere idea di cosa dire, ma la mia bocca ha fatto tutto da sola.
Un semplice e banale ‘congratulazioni’, nulla di che. Ma bastava poco, penso non aspettasse altro.
Perché non ha preso lui l’iniziativa? È stato lui a nascondermi in faccia che si era sposato sabato scorso. Era lui che doveva dirmi qualcosa, ma evidentemente non era facile. Il fatto che l’evitassi deve avergli fatto pensare che fossi arrabbiato ed un po’ era anche vero, ma non potevo comunque permettere che fra noi finisse così.
Sono cotto di lui da tempo, ma non ho mai avuto cenni da parte sua di nessun tipo, se non d’amicizia; così ho deciso di coltivarla, di stringerla e accontentarmi.
Però se ora finisce anche quella, non ci sto.
Improvvisamente ho solo capito questo.
Non so perché non abbia voluto dirmi che si era appena sposato, non riesco proprio a darmi una spiegazione razionale, nemmeno ridicola, ma per tutta la parata mi sento stupidamente felice di quel breve scambio significativo.
Appena finisce—io ci sto ancora pensando—Charles mi affianca accelerando il passo, schivando molti colleghi e persone addette ai lavori che si apprestano a sgomberare la pista.
Tutti noi ci dirigiamo con calma verso i rispettivi garage per prepararci per la gara, ma lui prima di farlo, mi insegue e mi affianca di proposito.
Quando lo noto, un brivido mi corre lungo la schiena e lo fisso stupito.
Un momento, farà lui il secondo passo fra noi?
Questo non me l’aspettavo, dopo avermi nascosto del matrimonio in quel modo, dopo avermi evitato—o permesso che l’evitassi—ero sicuro che si sarebbe raffreddato tutto.
Invece Charlie come sempre mi stupisce e ricordo bene perché mi è piaciuto, ad un certo punto, dopo che l’avevo odiato per anni e anni.
- Mi dispiace avertelo nascosto, non so perché l’ho fatto. Poi me ne sono solo vergognato e non sapevo come guardarti in faccia.
La sua spiegazione è molto semplice ma sincera, soprattutto senza patetiche giustificazioni che non reggerebbero. Per assurdo è una cosa che apprezzo.
Non so se sia vero ciò che dice o se non vuole dirmi la verità, qualunque sia, ma decido di accettare senza metterlo alle strette per saperlo.
In realtà non credo che comunque potrebbero esserci spiegazioni plausibili. Ha effettivamente fatto una figura di merda di cui vergognarsi, perciò apprezzo la sincerità e le palle con cui mi affronta, finalmente. Non che ci abbia messo poco, ma questo dimostra quanto profondamente si vergognasse.
A questo punto non posso che sorridere e sminuire la cosa, aiutandolo ad affrontarla anche se non lo meriterebbe.
- Suppongo che quando vivi una cosa troppo bella per essere vera, una di quelle a cui tieni troppo, arriva la paura di rovinarla condividendola col mondo.
Perché gli do questo assist?
Non è esattamente così. Io non sono il mondo. Io sono Max. Non dico di essere suo amico, ma nemmeno uno dei tanti. Non sono uno qualunque.
Non può essere così.
Charles stupito mi guarda, poi annuisce di corsa, come se volesse solo cogliere al volo l’occasione per uscire definitivamente da questo pantano in cui si è cacciato.
Lo capisco immediatamente.
Non è così, ma fingeremo tutti e due che lo sia per il bene del nostro rapporto a cui entrambi teniamo molto.
Perciò ok.
Annuisce. Sorride. Annuisco ancora. Sorrido pure io.
- Scusami. - fa poi con un tono più basso ed un tenero rossore sulle guance.
Lui e la sua erre francese. Il mio punto debole.
Maledetto.
- Non devi. Va tutto bene. - idiota. Idiota patetico Max.
Sei così patetico che ora devi nasconderti tu.
Per fortuna arrivo al mio garage e così gli faccio un cenno potendomi nascondere lì, lui me ne fa un altro e va oltre con un sorriso sollevato.
È sinceramente contento d’aver risolto con me. Se non mi fossi sforzato di fargli quelle pessime congratulazioni, non avrebbe trovato il coraggio per farlo e forse tutto sarebbe davvero finito.
Ma non avevo scelta, quando è nata Lily lui mi ha cercato di proposito davanti a tutti per farmi le congratulazioni.
Dovevo.
È solo che vorrei fosse tutto diverso.
Vorrei non essere padre e non avere una compagna fissa, vorrei che lui non fosse sposato e vorrei anche che fossimo nessuno per poterci provare come farei con qualcuno che mi piace.
Vorrei, ma tanto le cose stanno così.
Almeno non l’ho perso.
Però che strano. Alla fine perché non mi ha detto che si era sposato, quella sera?
Cioè, dico sul serio. Quale sarà mai stato il vero motivo?