FUORI DAI CAMPI

sincaraz

‘Nel karting mi sta distruggendo, ma penso di poter almeno competere senza distruggermi, ci possiamo ancora divertire, lì.’ - Carlos su Jannik

1. UN APPUNTAMENTO PER CORTEGGIARSI

Di punto in bianco, come dal nulla, Carlos se ne era uscito con un candido ‘Troppo bravo Jannik! La prossima volta golf, sci e karting!’, sotto il post Instagram di Jannik sulla finale del Six King’s Slam vinta da lui.
Commento a cui il proprietario del post aveva risposto con un altrettanto spontaneo ‘Facciamolo! Sempre un piacere, amico mio’.
Non che probabilmente ci avesse pensato molto e per la verità non aveva capito come gli fosse venuto in mente di proporgli qualcosa del genere, forse durante qualche intervista gli era stato chiesto se facessero altro oltre al tennis e se lo facessero insieme. 
Jannik non lo sapeva come diavolo gli era venuta quell’idea, ma in breve si era trasformata in una fissa e non c’era stato niente da fare per distoglierlo, perché una volta risposto alla leggera con quel ‘facciamolo’, Carlos aveva iniziato a tartassarlo come solo lui sapeva fare, così avevano dovuto parlarne davvero. 
Si era ovviamente guardato bene dal dirgli che quando gli aveva detto ‘facciamolo’, non aveva inteso davvero perché aveva pensato che nemmeno Carlos fosse stato serio con quel messaggio sul social. 
Tuttavia alla fine Jannik aveva dovuto cedere e non gli aveva chiesto perché ora volesse fare altro insieme. 
Carlos glielo aveva comunque detto lo stesso, senza bisogno di porgli la domanda per non sembrare indelicato. 
‘Abbiamo detto che siamo amici anche fuori dal campo, no? E quindi come possiamo dire di esserlo se non ci vediamo mai senza racchette in mano?’
Logica inoppugnabile. 
“Mi prende sulla logica. Sa che se mi dice qualcosa di sensato non posso ribattere. Alla fine ha imparato a manipolarmi anche se di solito è troppo diretto per farlo!”
Jannik si era rassegnato non sapendo cosa rispondere. Di fatto non sapeva perché rifiutarsi, era dal Roland Garros di quell’anno che entrambi dichiaravano che erano amici, da quando le cose fra loro si erano sistemate. 
La frattura conseguita dalla sua squalifica, invece di separarli definitivamente, li aveva uniti. 
Jannik riteneva fosse una cosa strana ma al tempo stesso normale. Era stato come un bivio, a destra ti separi definitivamente e sarete solo rivali, a sinistra risolvete tutto e diventate amici sul serio. 
Alla fine aveva fatto tutto Carlos, perché fosse stato per lui non gli avrebbe nemmeno mai parlato più se non per le cose normali e dovute.
Ci era rimasto male, malissimo, quando in quel periodo di squalifica Carlos non si era fatto vivo con lui nonostante avesse il suo numero, ma aveva capito d’aver travisato il loro rapporto. 
Era stato il periodo più duro della sua vita, non era mai stato peggio e quando l’aveva rivisto nei tornei successivi al suo rientro, era stato traumatico, ma aveva gestito tutto con freddezza. Specie quando aveva dichiarato al mondo che c’era rimasto male dell’assenza di certe persone che aveva pensato erroneamente suoi amici. 
Era stato anche peggio sentire la sua risposta attraverso i media; Carlos aveva usato il suo stesso metodo, cosa non da lui, ma proprio per quello aveva capito che c’era rimasto male a sua volta e non capiva come fosse possibile. con che diritto? 
La sua dichiarazione sul fatto di non avergli scritto perché erano solo rivali e non amici, l‘aveva ferito più che quei mesi d’assenza. 
Per fortuna poi Carlos non aveva resistito in quella guerra fredda, un metodo appunto da italiano del nord e non da spagnolo. 
Alla fine doveva benedire quel suo carattere focoso, grazie a quell’esplosione si erano chiariti ed erano ufficialmente diventati amici, non solo per le continue dichiarazioni, ma anche perché effettivamente era diventato affettuoso e amichevole più che mai. 
Esattamente come per tutta l’estate, anche ora Carlos proseguiva su quella strada. 
“Del resto se siamo amici, perché non uscire insieme per fare altro?” si era chiesto Jannik decidendosi infine a programmare qualcosa insieme. 
Ovviamente i dettagli Carlos li aveva lasciati a lui, avevano solo discusso brevemente sul cosa. 
Carlos aveva proposto subito il golf che era divertente e gli piaceva, ma Jannik aveva ironicamente detto ‘sci’. Così siccome Jannik stava al golf così come Carlos stava allo sci, avevano propeso per il campo neutro, il karting.
Jannik aveva già fatto diverse corse, Carlos di meno, ma non era difficile e comunque gli sarebbe bastato prendere un po’ la mano; non era complicato come sarebbe potuto essere per lui il golf o lo sci per il collega. 
Dopo aver stabilito il cosa, Jannik era diventato matto a pensare ai dettagli. Dire ‘siamo amici fuori dal tennis’ era un conto, comportarsi realmente da tali in modo disinvolto era un altro. 
Era la prima volta che si organizzavano per fare qualcosa insieme ed aveva chissà perché paura che qualcuno li vedesse e travisasse, perciò aveva fatto in modo d’affittare l’autodromo di go-kart di fiducia dove era andato in passato a correre e divertirsi quando aveva potuto. Aveva chiesto un’ora in solitaria fuori orario, come favore personale. Per lui avevano chiaramente accettato e quando si era presentato con Carlos, i proprietari avevano capito.
Jannik aveva anche prontamente scherzato dicendo che non era sicuro dell’esito dell’esperimento. 
- Se finiamo per ucciderci, vorrei succedesse in segreto... 
Una scusa sufficientemente plausibile a cui era seguita la promessa di tornare un’altra volta e farsi vedere per pubblicizzare il loro autodromo. 
Così ora erano lì ad allacciarsi i caschetti a vicenda, lui piegato per raggiungere la scarsa altezza di Carlos e guardargli il mento ad una vicinanza da bacio; lo spagnolo sulla punta dei piedi, ridendo proprio per quella differenza d'altezza che a quando pareva lo divertiva. 
“Anche lui sente questa strana tensione? Sembra... “ Jannik esitò cercando la parola giusta, una volta date le istruzioni a Carlos sulla macchina e la corsa. 
Salito sul suo go-kart e lanciata un’occhiata al collega di disavventura, lo capì. Lo capì quando Carlos ricambiò l’occhiata e gli sorrise radioso. 
“È emozione. Ma non emozione perché facciamo qualcosa di nuovo o quasi nuovo. È emozione perché la facciamo insieme. Perché sembra un appuntamento.”
Poi, una volta partiti insieme, anche se lui molto meglio di Carlos che aveva subito seminato, Jannik aveva realizzato. 
“Beh e cos’altro sarebbe se non un appuntamento, in effetti?”
Pensandolo per poco non si era schiantato contro la prima curva, aveva tenuto a stento la macchina facendosi però recuperare dal rivale che, ridendo e facendogli un gesto della mano, l’aveva passato. 
Jannik, ridendo a sua volta, si era rimesso in pista ed in poco l’aveva raggiunto tornando a gareggiare decentemente fino a sorpassarlo con una discreta abilità. Per il resto della sessione e per tutte le altre successive, Jannik era sempre stato sopra, ma solo perché conosceva meglio quel circuito visto che ci era già andato. Carlos, dal canto suo, non se l’era cavata male considerando che era la sua prima volta. 
L’ora volò così come volavano le cose belle e speciali e al termine della prenotazione, Jannik venne subito investito da una verità impossibile da ignorare. Complice l’adrenalina della corsa, sensazione tipica che provava quando giocava a tennis o si allenava.
Parcheggiò l’auto in coda alle altre per il momento inutilizzate, Carlos si mise accanto a lui. Rideva come un matto e parlava a macchinetta eccitato, Jannik nemmeno lo sentiva, il suo cervello gli impediva di capire cosa diceva, solo rideva consapevole che comunque doveva essere divertente. 
E non volveva nemmeno scendere. Non voleva per il semplice fatto che mettendo i piedi fuori da quella macchina, sapeva che la magia sarebbe finita. 
Non voleva. Non voleva finisse. 
Quella verità lo investì come uno schianto contro una parete in una qualsiasi curva di quel posto. 
“Mi piace. Mi piace Carlos e non come un semplice amico.”
Si girò senza fiato e con occhi spalancati, sperava la propria faccia ridesse, forse stava anche rispondendo automaticamente a qualsiasi cosa Carlos stesse dicendo mentre iniziava a scendere dall’abitacolo. 
Il suo viso bellissimo e divertito, luminoso sotto il caschetto. 
“Se scenderò e me ne andrò non saprò più provare quel che provo ora. Ora che sono con lui in questo appuntamento speciale, il primo reale e non un incontro casuale in giro per una città di qualche torneo in comune. Se scenderò finirà tutto!”
La mano di Carlos gli sventolò davanti pensando che avesse bisogno di aiuto ad uscire e Jannik non si lasciò sfuggire l'occasione di prendergliela e farsi tirare fuori con la sua forza considerevole. 
Venne strappato fuori dalla macchina e si ritrovò a ridere con lui. 
- Mi hai distrutto, amico! - disse Carlos. Questo lo sentiva. Stava tornando in sé. 
- Però è fottutamente divertente! Dobbiamo rifarlo, eh? 
Anche questo lo capiva e lo condivideva. 
- Va bene, ti darò la rivincita, mi sembra il minimo. 
Carlos rise e gli andò dietro uscendo dalla pista. 
- Per essere stata una delle tue prime volte, non sei andato male... - lo incoraggiò concentrandosi su quanto avevano appena fatto. Voleva impedirsi di pensare alla rivelazione del secolo. 
Gli piaceva Carlos come non avrebbe dovuto, come mai ragazzo gli era piaciuto prima. O forse aveva già avuto istinti simili per altri colleghi, ma aveva abilmente ignorato tutto. 
“Non dirmi che non hai mai provato niente di simile per Matteo. E Jack? Non ci saresti stato se si fosse fatto avanti, l’anno scorso?”
Un paio di nomi gli vennero in mente, mentre chiacchieravano divertiti e consegnavano i caschi al proprietario ringraziandolo e facendo una foto insieme di rito, promettendo di tornare anche con l’accesso libero al pubblico. 
“Beh, sì, ma lui è il primo che me lo fa dire così apertamente. Carlos mi piace.” 
Al momento Jannik era nel caos e faticava a capire che doveva pagare e andarsene, solo vedendo che Carlos metteva mano al porta-documenti per tirare fuori la carta e pagare, Jannik lo bloccò con un tocco deciso e consegnò la propria carta al proprietario, che intanto gli offriva qualcosa da bere.
- Oggi faccio io. - fece sicuro e tornando finalmente in sé.
- La prossima sarà mia. - rispose allora Carlos con un tenero sorriso quasi imbarazzato. Dopotutto erano ‘a casa sua’, in Italia. 
Il contatto delle loro mani fu breve, ma elettrizzante; Jannik si chiese cosa ci fosse di diverso ora dalle mille volte che si erano toccati in campo fino a quel momento. Carlos era molto fisico, lo stringeva in tutti i modi senza paura e forse era proprio questo ad averlo segnato. 
Ogni contatto era stato un affondo verso la sua anima che lui finalmente ora aveva trovato. 
Una volta pagato, i due uscirono dal retro, raggiungendo la macchina di Jannik nel parcheggio riservato al personale. 
- È stato proprio divertente! - dichiarò Carlos con occhi che brillavano. 
Nonostante ormai la luce si abbassasse per il tramonto già nel pieno, si vedevano molto bene quanto fossero luminosi.  
Era splendido, si era divertito e Jannik si sentiva responsabile di quel divertimento. Era ubriaco di quella sensazione sconvolgente e bellissima, qualcosa che non voleva finisse mai. Non poteva. Non doveva. 
Terrorizzato dall’idea che invece fosse così, ancora nel pieno del suo caos interiore, salì insieme a Carlos in macchina, quella volta insieme. 
- Ne sono felice. - fece Jannik sorridendo morbido. 
Se ne rese conto tardi. Strinse il volante con una mano mentre metteva in moto e, cercando di mascherare l’imbarazzo che l’aveva appena investito nel sentirsi addolcito e pericolosamente scoperto, Jannik chiese scherzando: - Dove la porto, signore? 
Carlos si girò verso di lui ridendo come un raggio di sole, lo stesso che ormai stava calando dietro le montagne che li circondavano, poi cercando di fare il padrone antipatico, una parte che gli venne chiaramente malissimo, rispose: - Mi sembra ovvio, mi porti a cena! Sto morendo di fame! 
Jannik rise senza pensarci su troppo e partì, ma solo una volta in strada se ne rese conto. 
“Se quello di prima era un appuntamento a metà perché di fatto stavamo facendo la stessa cosa ma non eravamo insieme, questo sarà un appuntamento a tutti gli effetti.” 
Per poco non si schiantò contro una macchina che sopraggiungeva, Carlos si appese alla maniglia sopra la portiera e si mise a gridare in modo spontaneo. 
- EHI VEDI CHE NON SIAMO SUI GO-KART, SE CI SCHIANTIAMO CI RESTIAMO SECCHI, EH? 
La risata nervosa di Jannik non fu minimamente decente, ma in quel momento il giovane dai capelli rossi era nel patema d’animo più nero. 
Un appuntamento improvvisato con Carlos dopo aver realizzato che era cotto perso per lui? 
Ora voleva proprio vedersi a gestire tutto. 
“Quasi più facile una finale slam in una superficie dove fatico e sotto il sole cocente!”