4. UNA NOTTE PER L’INTIMITÀ

sincaraz

Jannik si rigirò per l’ennesima volta nel letto, maledicendo il proprio lato impulsivo che in 24 anni aveva deciso di manifestarsi proprio lì con Carlos. 
“La prossima volta darò una testata sul muro, per provare il mio lato impulsivo! Vai, invitalo a cena dai tuoi e poi fallo pure dormire qua sotto il tuo stesso tetto. Vedi che bello così!” 
Non era la prima volta che dormivano nello stesso posto, ma un hotel era diverso da una casa. La sua, poi! 
Le loro camere erano confinanti, si sarebbero anche potuti incontrare in bagno, uno unico per tutto il piano. 
Sospirando scontento, guardò l’ora per l’ennesima volta. 
Era passata da poco la mezzanotte, andando avanti così la notte sarebbe stata la peggiore della sua vita. 
Non doveva svegliarsi presto l’indomani, non si erano dati orari, non c’erano reali programmi, ma non era bello passarla sveglio. Non era la prima volta che gli succedeva, ma era la prima volta che gli capitava non per una partita importante. 
“È solo Carlos che dorme nella stanza accanto. Quante volte avremo dormito in stanze vicine in albergo? I giocatori li mettono sempre nelle camere migliori e quelle sono nello stesso piano. L’ho spesso incrociato in corridoio, magari siamo stati in camere attaccate senza saperlo.” 
Cercava di calmarsi senza risultato, perché poi la sua testa logica gli ribatteva immediatamente. 
“Certo, ma non lo sapevo. E soprattutto non sapevo quello che so ora. Che mi piace. Ma cazzo, dovevo accorgermene ora? Non potevo saperlo prima di passare 24 ore insieme?”
Dopo l’ennesimo nevrotico cambiamento di posizione con sbuffo annesso, un leggerissimo ‘tic’ indicò un messaggio ricevuto. Jannik spalancando gli occhi di scatto, prese in fretta il cellulare con la piena consapevolezza che potesse essere solo Carlos a quell’ora.
Aveva due sim in quel telefono, una era per lavoro, l’altra era per famiglia ed amici. Carlos aveva da sempre quel numero. Era uno dei pochi colleghi a cui aveva dato quel numero, ovviamente anche altri l’avevano, ma erano accuratamente selezionati. La maggior parte l’avevano gli altri. 
Nella sim ‘di lavoro’ aveva tolto qualsiasi suono che al contrario aveva tenuto nell’altra proprio per la possibilità che Carlos avesse bisogno. 
“Gli ho detto io di scrivermi se gli serviva qualcosa.” si disse con la sua solita logica per non sentirsi troppo idiota nel leggere che il messaggio veniva effettivamente da lui. 
Un messaggio comunque breve e semplice. 
‘Dormi?’
Jannik sorrise subito felice come se gli avesse scritto chissà cosa. 
‘No’, rispose sinceramente. 
Non era strano non riuscisse a dormire in una casa che l’aveva imbarazzato dal momento in cui aveva saputo ci sarebbe finito. 
Attese nervoso il nuovo messaggio, ma al suo posto arrivò un lieve bussare. 
A Jannik il cuore saltò di nuovo in gola e tiratosi su sul gomito, si sentì rispondere con uno strozzato: - Sì? - inutile. Sapeva che era lui. 
Era pazzo? Gli capitava in camera di notte senza nemmeno chiedere? Beh, quello di prima doveva essere stata una muta richiesta. 
Se non avesse risposto presumeva non sarebbe venuto, ma dire che non dormiva non presupponeva il permesso di infilarsi in camera sua di notte. 
Carlos spuntò vestito della tuta che gli aveva prestato per dormire, non essendosi portato nulla. 
Quando gli aveva chiesto come aveva originariamente pensato di stare in albergo per la notte, Carlos aveva alzato le spalle ridendo, dicendo che lui dormiva in boxer e basta. Anche in pieno inverno. 
Lì aveva accettato per creanza di indossare una tuta. 
Quello che sembrava un folletto visti i vestiti troppo lunghi per il suo corpo più ristretto rispetto al proprio, sgattaiolò furtivo dentro la propria camera chiudendosi la porta. 
- Non riesco a dormire! - disse introducendosi così. 
Jannik ridacchiò ormai abituato ad avere il cuore in gola e l’ansia alle stelle. 
- È una situazione strana, eh? 
Quasi quasi quell’emozione atroce stava diventando piacevole, tutto sommato. 
Si ricredette quando Carlos, una volta arrivato al proprio letto, gliel’aprì con prepotenza. 
- Che fai? - chiese Jannik terrorizzato. Lo spagnolo si fermò un istante con ancora i piedi a terra e il piumone tenuto sollevato in una mano. 
- È colpa tua se non riesco a dormire, adesso mi fai compagnia! - sbottò corrugato, con estrema sincerità. 
Jannik avvampò diventando dello stesso colore dei capelli e mentre l’altro rideva, si infilò sotto le sue calde coperte. Appena fu sotto, sospirò di sollievo e gli si accoccolò contro il petto. 
- Oh, sì! Caldo! - miagolò di piacere continuando a scavargli sempre più la buca dentro cui Jannik intendeva sotterrarsi e morire. 
“Come cazzo faccio ora?” 
- Hai... hai freddo? - si sentì chiedere mentre la sua mente era nel panico. Per fortuna una parte funzionava ancora. 
Carlos annuì e gli si appiccicò addosso obbligandolo a sistemarsi sul fianco e fargli posto nel letto da una piazza e mezza, lo stesso di quando era piccolo. 
Jannik piegò un braccio sotto la testa, lasciando che Carlos si girasse verso di lui; le braccia piegate contro i loro petti alla ricerca di calore e forse un abbraccio. A quel punto non ebbe assolutamente tempo di pensare, si ritrovò ad agire di nuovo istintivamente, quasi non avesse scelta che adagiare l’altro braccio intorno alla sua vita, come fossero fidanzati. 
- Potevi dirmelo, mi ero dimenticato che sei freddoloso. Se era per questo che non riuscivi a dormire... - Jannik cercò disperatamente di tornare in sé e tentò di attaccarsi alla razionalità, ma Carlos gettò come sempre tutto nel cesso. 
- No, non è questo. È che siamo in casa tua, mi emoziona tantissimo. In albergo è diverso. Prima ero a letto e guardavo la parete che ci separava e pensavo che non avrei mai chiuso occhio, così tanto valeva romperti le palle e farti assumere le tue responsabilità. 
Carlos era di nuovo partito a razzo, carico di imbarazzo. Questa volta glielo stava anche spiegando, giusto per non fraintendere. 
“È imbarazzato per colpa mia. Allora gli piaccio anche io? O forse c’è un’altra ragione plausibile e sensata per essere imbarazzati ora? Certo, volevo un indizio, ma questo non è così chiaro.”
Lentamente, senza nemmeno accorgersene, iniziò a muovere la mano sulla sua schiena larga e muscolosa. Cercava di scaldarlo o di sedurlo? 
Era obiettivamente una situazione equivoca. Oltretutto se gli si fosse appiccicato ulteriormente, avrebbe sentito che il suo inguine non era assolutamente a riposo, ormai.  
Al momento a diretto contatto era solo quel braccio sul suo fianco - ed era già tanto - ma il resto dei loro corpi, specie il bacino e le gambe, erano a distanza di alcuni centimetri. Quelli che bastavano per mantenere le cose su un certo livello, qualunque fosse quello attuale, ormai. 
“Un gran casino, ecco qual è il livello attuale. Il livello del casino! Che cazzo faccio? Glielo chiedo direttamente o aspetto che i suoi sproloqui rivelino tutto da soli?”
- Che colpa avrei, scusa? Pensavo avessimo superato la questione disturbo, non disturbi o non ti avremmo detto di fermarti. Saremmo stati maleducati a non farti fermare. 
“Sì, ma se parlo io non parla lui. Taci Jannik!” si censurò da solo. 
Al suo silenzio Carlos sospirò e scosse il capo alzando le spalle, strisciando ulteriormente contro di lui come un meraviglioso serpente sensuale che circuisce la preda per inghiottirla tutta ipnotizzandola. Aprì le braccia, una la piegò sotto la testa, l’altra la infilò sotto il sui braccio, adagiando la fronte contro il collo e permettendo anche ai loro toraci di toccarsi. 
Appena lo fece, il cuore di Jannik prese a battere con una tale furia nel collo, che era sicuro sarebbe saltato fuori.
Stava letteralmente morendo. Un’ondata di calore potente lo investì paralizzandolo, togliendogli completamente la capacità di parlare.
- Non è quello. È un’altra responsabilità. - sussurrò piano Carlos che sembrava in pace con sé stesso. Appena si mise in quella posizione, l’imbarazzo in Carlos svanì del tutto e lo dimostrò non parlando più a macchinetta. Sembrava anzi molto sicuro di sé. 
“Proprio ora che ho bisogno parli e si scopra?” pensò nel dramma più nero Jannik, stretto a lui come fossero effettivamente una coppia. 
“Col cazzo che gli amici fanno così!”
- Di che diavolo parli? - ora era sicuro che Carlos con la fronte proprio sul collo sentisse i suoi battiti alla perfezione, poteva anche contarli. Era impossibile non se ne accorgesse ed il proprio inguine era duro e caldo e sarebbe bastato poco per aderire anche quello al suo. Stava malissimo, non sapeva come comportarsi, era preda di una tale lotta che lo stava uccidendo. 
Carlos, però, invece che rispondergli sollevò lentamente la testa dal suo comodo anfratto e spostandola si ritrovarono a guardarsi da una vicinanza soffocante. 
Era letteralmente a portata di bacio, un leggero movimento e si sarebbero toccati. I respiri scaldavano i rispettivi visi. 
La mano di Carlos, lenta, risalì spostandosi dal suo fianco dove si era ancorata. Scivolò sul petto e poi sul collo dove posò le dita esattamente sulle carotidi che battevano a folle velocità trasportando tutto il sangue del suo corpo al cervello. O meglio, quasi tutto. Una parte consistente era pompata nell’organo genitale in basso, fra le sue gambe. 
- Ti... ti dò fastidio? 
Quando glielo chiese, come se ci pensasse solo dopo aver arrecato tutto il ‘disturbo’ possibile, invece che ridere per stemperare la tensione erotica salita a livelli cosmici, Jannik si morse il labbro concentrandosi con enorme fatica sui suoi occhi, evitando di proposito le labbra carnose che tanto desiderava. Infine sussurrò con disarmante e shoccante sincerità. 
- Non è la parola che userei per descrivere ciò che mi fai ora. 
Carlos registrò il senso della sua frase, ma senza capire chiese: - E qual è la parola giusta? 
“Non è possibile che non ne sia consapevole e che non provi le stesse cose, altrimenti non farebbe tutto questo. Mi sta provocando. Vuole che lo faccia. Vuole che sia io, ma lo vuole sul serio. È impossibile il contrario.”
La sua mente fluiva pensieri alla velocità della luce con una tale lucidità e sicurezza, che lo lasciavano sconcertato. 
Eppure quelle dita sul suo collo che testavano i suoi battiti, lo stavano uccidendo ancor di più del suo corpo spalmato contro il proprio. 
Il colpo di grazia. 
Quelle dita sul proprio collo erano il vero colpo di grazia. 
“Beh, a questo punto o la va o la spacca. Rischierò.”
Trasportato dai modi impetuosi ed impulsivi tipici di Carlos a cui ormai si stava abituando, decise di fare ciò che praticamente faceva da quando era con lui da tutto il giorno appena passato e si buttò. 
Lo fece senza usare parole che Carlos poteva travisare per via di un inglese non perfetto.
Spostò il braccio con cui si sorreggeva la testa e lo strisciò sotto il fianco di Carlos, con la mano risalì sulla nuca che gli prese sicuro, infine l’altra scivolò sulle sue natiche e l’attirò a sé con decisione. Contemporaneamente spostò in avanti il bacino aprendo le gambe che avvolse intorno a quelle di Carlos e senza usare alcuna parola, gli fece sentire sulla pelle come si sentiva in modo da non fraintendere più nulla. In modo da non scappare più, da non poter rimediare in caso di bisogno. 
Il compagno spalancò la bocca e gli occhi nella sorpresa più spontanea, i loro inguini premuti uno contro l’altro erano entrambi duri. Jannik fece un sorrisino malizioso e felice. 
“Gli piaccio anche io.” ed in quella consapevolezza assoluta, trovò la pace e la sicurezza che gli erano mancati fino a quel momento. 
Solo una conferma, tutto quello che gli serviva per agire spedito e deciso. 
Ora sapeva cosa fare. Ora non aveva più dubbi. 
- Voglio baciarti. - sussurrò Jannik guardandolo ancora negli occhi e tenendogli ancora la nuca con una mano e la natica con l’altra, mentre i loro corpi erano intrecciati e premuti totalmente uno sull’altro. 
- Ti prego. - rispose piano, eccitato, Carlos. 
Solo allora Jannik abbassò lo sguardo e si concesse di guardargli le labbra, il suo punto debole. 
Erano così belle, così morbide. 
E lo erano davvero. 
Quando finalmente si intrecciò ad esse, il calore divampò e sentì il sangue scorrere come lava incandescente e dilagare sotto la pelle ed ovunque nel proprio corpo. 
Solo un bacio. Solo le loro bocche fuse ed intrecciate, le loro lingue a giocare insieme, le mani a cercarsi per attirarsi ancor di più uno all’altro, i corpi a muoversi e strofinarsi insieme. 
L’eccitazione salì dirompente investendo ogni cosa, tanto che Jannik prese il sopravvento spingendolo sulla schiena e salendogli sopra col busto per baciarlo meglio. Carlos si lasciò fare, totalmente abbandonato a lui, e mentre continuavano a perdersi nelle loro bocche ora incollate, con la mano scese sul suo corpo muscoloso e caldo. Quanto aveva voluto farlo? Si era sempre perso ad osservarlo, ora sapeva perché gli capitava. 
Era stato ottuso, aveva tantissimo tempo da recuperare. Tempo che non intendeva più perdere. 
La mano raggiunse il suo inguine e lo masturbò deciso attraverso la stoffa; Carlos era duro e pulsava, stava per infilare la mano sotto i pantaloni ed i boxer, quando lo afferrò per le braccia e si inarcò ansimando e smettendo di baciarlo. Jannik lo guardò chiudere gli occhi e abbandonarsi all’orgasmo, capendo che era già lì proseguì a stimolarlo attraverso i vestiti, accontentandosi di questo come prima volta. 
Gli succhiò il labbro inferiore mentre gemeva e sentendo che stava per partirgli il sonoro a volumi pericolosi, gli premette brutalmente la bocca sulla sua, soffocando i suoi gemiti. 
Carlos venne nei boxer senza vergogna, abbandonandosi sfinito poco dopo, l’espressione più beata e soddisfatta mai vista. 
Jannik si sollevò su un gomito e lo ammirò compiaciuto, ritirò la mano per carezzarlo dolcemente. 
Carlos ci mise un po’ a tornare, ma appena i suoi occhi castani si aprirono febbrili e lo misero a fuoco, tornarono ad accendersi come presi da una scarica elettrica che lo rimise subito al mondo. 
Senza esitare si fece avanti e riprendendo a baciarlo, scese con la mano fra le sue gambe; senza esitare ricambiò il favore infilandosi sotto i vestiti, senza test preliminari. 
Jannik sentì le sue dita a diretto contatto con la pelle sensibile dell'inguine, roteò gli occhi e piegò la testa all’indietro. Carlos alzò la nuca e inseguì il suo mento succhiandolo, risalendo sulla bocca che poté raggiungere grazie all’altra mano, quella libera, che immersa fra i suoi ricci rossi, lo attirò di nuovo su di sé. 
Non ci mise molto a venire e per non far sentire gemiti e rumori sospetti, soffocò a sua volta contro la sua bocca, come prima aveva fatto per zittirlo. 
Lo percepì sorridere compiaciuto, sentendolo venire nella sua mano. 
Rimasero sfiniti stesi uno sull’altro quasi incoscienti. 
I respiri ansimanti erano la sola cosa che si sentiva nella stanza, le posizioni invertite, con Jannik che si era gettato sulla schiena issandosi Carlos addosso. 
Arrampicato come un dolce cagnolino in cerca di coccole, gli si incastrò letteralmente addosso trasmettendogli calore e morbidezza, ma anche e soprattutto dolcezza. 
- Dovremmo parlarne. - mormorò sfinito Jannik mentre la mente si riattivava a stento. 
- Domani. - mugugnò Carlos. 
- Dovremmo ripulirci. - tentò ancora Jannik riferendosi ai loro semi che albergavano in vari posti addosso a loro. 
- Domani. - rispose ancora Carlos mettendosi ancora più comodo, di nuovo con la fronte incastrata nell’incavo del suo collo. 
- Dormiremo così? - Jannik aprì mezzo occhio in un misto fra l’incredulo ed il divertito. 
- Mm-hmm... - rispose pacifico Carlos. 
Inconcepibile, assolutamente inconcepibile, per lui. Ma l’idea di forzarlo e buttarselo giù di dosso per andare a lavarsi e cambiarsi almeno le mutande, non lo allettava per niente. 
“Vediamo che succede a fare un po’ come lui...” si disse sapendo già cosa aspettarsi da uno che non pensava letteralmente mai prima di agire e che semplicemente si abbandonava al momento. 
Incredibilmente non ne aveva paura, forse merito dell’orgasmo che lo riempiva di ormoni di pace, gioia e benessere. Ma si sentiva ottimista e sereno. 
Vivere un po’ di più alla sua maniera incosciente poteva tutto sommato fargli bene. 
“Ma sì, vediamo come va!”


NOTE: Scusate il ritardo di pubblicazione, ma ho avuto qualche impegno. Dopo di questo c'è un piccolo epilogo conclusivo, ma tutto quello che in realtà volevo scrivere con questa fic, è qua, in questo capitolo! Che poi fra l'altro originariamente era partita con una visione di Carlos che insegnava a Jannik a giocare a golf, poi la mia testa ha iniziato razionalmente a dirmi che prima del golf devono per forza aver fatto il karting e così mi sono distratta. Ma l'immagine di Carlos che postura Jannik nel tenere la mazza da golf è ancora ben vivida nella mia testa e penso che la scriverò. Grazie per avermi letto, ci vediamo con l'epilogo. Baci Akane