NOTE: one shot auto conclusiva e sconnessa dalle altre fic che ho scritto. Si ambienta a dicembre 2025, la stagione è conclusa e con enorme shock di tutti, Carlos e Ferrero si separano. La fic è tutta dal POV di Jannik, ma in terza persona. Ho avuto una specie di visione: pensando che Carlos aveva sicuramente preso malissimo la separazione, ho visto nella mia testa Jannik che consolava Carlos. I due non stanno ancora insieme, ma ci sono dei retroscena che leggerete. Alla prossima. Baci Akane

Jannik bussò alla porta e, pur non ottenendo risposta, aprì comunque.
L’interno della camera era quasi completamente in penombra, pochi raggi di sole penetravano pallidi e timidi dalla saracinesca semi chiusa. Quel che gli bastava per giostrarsi all’interno.
Individuato il letto, lo trovò rannicchiato sopra con le ginocchia abbracciate al petto, tutto ricurvo contro la spalliera.
Jannik sospirò incerto su come comportarsi, non era il più sensibile nel consolare la gente, ma il messaggio di Alvaro, il fratello di Carlos, l’aveva riempito di preoccupazione.
Aveva scritto a Carlos che gli dispiaceva per la notizia su Ferrero e gli chiedeva come stava, ma a quel messaggio aveva risposto Alvaro col cellulare del fratello. Un messaggio che non lasciava molto spazio ad altre interpretazioni.
‘Ciao, sono Alvaro col cellulare di Carlos, l’ha lasciato a me dicendo che non vuole vedere e sentire nessuno. Purtroppo è a pezzi, l’ha presa molto male.’
Ricevere quella risposta era stata una pugnalata, per Jannik. In realtà poteva immaginare come stesse, se Darren alla fine non avesse accettato di rimanere sarebbe stato sicuramente male, ma comunque non paragonabile probabilmente a come la stava vivendo Carlos.
Principalmente perché, durante l’anno, Carlos e Ferrero non ne avevano mai parlato come di una possibilità, come invece avevano fatto lui e Darren per tutta la stagione appena conclusa. Secondariamente, ma non meno rilevante, i loro caratteri erano molto diversi.
La notizia della separazione fra Carlos ed il suo fedele ed importante allenatore Juan Carlos Ferrero era stato un fulmine a ciel sereno che nessuno si era aspettato. Presumibilmente Carlos primo fra tutti.
Jannik non era una persona impulsiva, ma appena aveva letto quel messaggio un pugno allo stomaco l’aveva colpito ed era rimasto paralizzato, cercando di capire come comportarsi. Sapeva solo che qualcosa la doveva assolutamente fare, ma cosa?
Quando ad inizio anno gli era caduta addosso la sospensione, il suo rapporto con Carlos non era quello che ormai avevano in quel momento; nonostante questo Jannik l’aveva comunque indirettamente rimproverato, come l’aveva fatto con molti altri attraverso le interviste fatte una volta tornato a giocare. Nessuno si era fatto vivo con lui in quei mesi di squalifica, salvo pochi.
Carlos era stato fra quelli che non gli aveva scritto mai e Jannik ci era rimasto malissimo. Non che gli avesse dovuto qualcosa, la verità era che non erano amici da sentirsi al di fuori dei campi per cose così delicate e personali, però non sentendolo per nulla Jannik aveva capito precisamente che invece avrebbe voluto si facesse vivo.
Gli era bruciato da matti la sua scomparsa, al punto che quando poi aveva potuto parlare, l’aveva fatto nonostante non fosse il suo stile.
Glaciale a tagliente.
Carlos aveva risposto senza farsi attendere, dichiarando che loro non erano così amici da sentirsi al di fuori dei campi, perciò non si era fatto vivo.
Successivamente ci era rimasto così male che le cose fra loro erano state terribilmente tese, ma grazie a quello e ad un insolito litigio, avevano poi legato più di prima.
Jannik ricordava ancora indelebili le parole che si erano scambiati. Beh, uno le aveva pronunciate gelidamente, l’altro le aveva gridate furioso.
“Perché mai avrei dovuto venire da te e chiederti come stavi, se tu per primo non mi hai mai trattato realmente da amico?”
Quando Carlos aveva gridato questo, non facendocela più a gestire quella guerra fredda fra loro, Jannik si era congelato.
“E quando non ti avrei trattato realmente da amico?”
“Quando l’anno scorso non mi hai detto tutta la merda che stavi vivendo. L’ho saputo dai media, non me ne hai nemmeno accennato le mille volte che ci siamo incontrati!”
Jannik ci era rimasto di sasso, ma aveva risposto con logica e sincerità, spaesato.
“Stavo male ed era una situazione delicata. Non volevo parlarne con nessuno.”
“Nemmeno con un amico?”
“Lo sapevano solo il mio team e la mia famiglia, poi grazie ai media anche il resto del mondo. Non è che mi hai mai detto qualcosa nemmeno dopo, però. Hai sempre fatto finta di nulla!”
“Mi sono solo adattato ai tuoi modi!”
Jannik aveva brutalmente rivissuto tutta la sua situazione terribile dal suo punto di vista.
“Quindi ti importava?”, aveva chiesto incredulo.
“Certo che mi importava, cazzo!”, aveva ovviamente gridato Carlos.
“Bel modo di dimostrarlo! Fingendo indifferenza!”
“Non ti ho mai tolto il saluto o la parola, non ho mai cambiato atteggiamento verso di te. Ho ingoiato il fatto che non mi hai detto nulla e mi hai trattato come hai fatto con tutti gli altri. Mi sono adeguato, Jany!”
Era furioso, era veramente fuori di sé e Jannik era rimasto totalmente spiazzato e sopraffatto dalla sua esplosione. Mai si sarebbe immaginato che Carlos fosse capace di trattenere e pressare dentro di sé tante cose per così tanto tempo.
“Quindi ora è colpa mia? Sono io in torto?” Non ne era sicuro, ma ad un certo punto, Jannik, aveva iniziato a pensarlo.
“No, non sei in torto, ma non lo sono nemmeno io! Non puoi pretendere che ti tratti da amico se tu sei stato il primo a non farlo con me! Chiariamo una volta per tutte cosa siamo, così eviteremo di ferirci a vicenda, vuoi?”
Jannik si era perso. Era passato dall’accusarlo, al fare cosa? Pace? Sistemare tutto?
Per un momento non aveva saputo cosa rispondere, aveva dovuto fermarsi, respirare e calmarsi, rendendosi conto di essere fuori di sé, di star tremando ma non di rabbia, bensì di... emozione?
Carlos l’aveva investito come un TIR.
“Wow...”, era solo riuscito a dire poi stordito dopo un po’, il tono abbassato di botto.
“Wow cosa?”, aveva chiesto Carlos.
“Wow, che modo di far pace e diventare amici.” Solo dopo averlo detto, Jannik si era reso conto che sembrava un modo per sdrammatizzare, ma agli occhi lucidi e felici di Carlos, aveva anche capito che quel momento aveva segnato una specie di punto e a capo.
Le cose fra loro erano appena cambiate.
“Quindi è questo che siamo? Amici? Ne sei sicuro? Forse è meglio definire ‘amici’ perché potrebbe essere che abbiamo concetti diversi d’amicizia. Per me è esserci sempre, parlare di tutto, sfogarci, farci ore di volo per andare dall’altro e consolarlo se sta male. Questo è per me l’amicizia. È sapere prima del resto del mondo la merda che sta per esplodere.”
L’aveva di nuovo preso in contropiede, com’era suo solito, ma Jannik aveva reagito con prontezza riprendendosi subito.
“Beh, devo dire che il tuo concetto d’amicizia è più quello che per me è di fidanzati, ma va bene. Posso adeguarmi al tuo.”
Carlos aveva riso sciogliendo definitivamente ogni tensione e mettendo fine al loro primo ed unico litigio.
La sua risata splendida aveva illuminato il suo viso bello da togliere il fiato e solo allora, capendo che le cose erano a posto fra loro e anche meglio di prima, solo mentre gli rideva davanti, Jannik aveva avuto l’epifania della sua vita con una potenza inaudita.
Lì aveva capito di esserne innamorato.
‘Amicizia un paio di palle!’, si era detto. Ma aveva riso anche lui accettando il suo abbraccio pacificatore.
Un abbraccio caldo e dolce, dove Carlos aveva appoggiato la testa sulla sua spalla e lì era rimasto a lungo smettendo di ridere per poi sussurrare un tenero: “Scusa. Mi dispiace per quel che hai passato e mi dispiace anche non esserci stato. Non facevo che rompere le palle a tutti per sapere come stavi.”
Saperlo l’aveva riscaldato.
Mantenere il controllo in quel momento non era stato facile, così come non lo era stato quando Carlos gli aveva scritto in anticipo della notizia di Ferrero, mantenendo il proprio concetto d’amicizia con coerenza.
‘Juanki mi lascia, non mi allenerà più. Problemi di contratto.’
Glielo aveva detto prima che a chiunque altro. Poco dopo la notizia era esplosa come una bomba in tutto il mondo ed il suo messaggio si era perso fra i mille che aveva ricevuto; fra quelli e le chiamate, il suo telefono si era intasato e Carlos era sicuramente andato in confusione scaricando il cellulare al fratello.
Jannik non aveva esitato, pochi mesi prima gli aveva praticamente gridato come doveva comportarsi in quanto amico.
Era ovvio che dovesse precipitarsi da lui. Ma ora che c’era, il problema era: cosa fare?
Si avvicinò cauto al letto dove lui era rannicchiato come in una palla di miseria. Si grattò la testa fra i ricci rossi come sempre scomposti.
Aveva chiesto ad Alvaro se poteva venire e lui aveva risposto che a Carlos avrebbe fatto piacere vederlo.
- Ehi. - salutò piano muovendosi come un fantasma.
Carlos sorpreso della sua voce, sussultò sollevando lo sguardo verso di lui. Nel farlo si asciugò subito le guance con un gesto infantile e tenero del palmo, tornando poi ad abbassare il capo e appoggiare la bocca sulle ginocchia contro il petto.
- Mi dispiace. - proseguì dolcemente Jannik sentendosi stonato a dire qualcosa di così sciocco e banale.
Sciocco ma vero. Non sapeva cosa dire, ma quello era sicuro.
Gli dispiaceva da matti, sapeva quanto Ferrero significasse per lui. Oltretutto Carlos era il tipo di persona che esagerava ogni cosa che provava e la trasformava in un dramma.
- Alla fine non contavo nulla per lui. Tante belle parole per poi non accettare il contratto che gli proponevano mio padre ed Albert. Se avesse veramente tenuto a me, avrebbe accettato. Ma alla fine erano i soldi a contare, non io. E dire che mi consideravo come un figlio, per lui. Che stupido, eh, a sentirmi così. Proprio stupido...
La voce si incrinò indicando che aveva ripreso a piangere, ma non se ne stupì. Per un momento ammirò la sua capacità di sfogo. A parti invertite lui avrebbe fatto scena muta.
Jannik si sedette sul bordo del letto, dilaniato nel vederlo in quello stato. Si capiva che stava proprio male e vederlo piangere, lo faceva sentire come non si era mai sentito.
Lì capì di non poter sopportare le sue lacrime, che erano quelle il suo punto debole.
Niente di originale, nessuno sopportava le lacrime di chi amava.
- Non dire così, sicuramente è più complicato di come sembra...
Quello però non poteva capirlo, perché Darren avrebbe dovuto interrompere il suo percorso d’allenatore con lui per una questione di progetto, il suo aiuto non era duraturo ma limitato nel tempo, tuttavia si era così affezionato a lui che aveva deciso di restare al suo fianco ancora un po’.
No, in effetti non poteva capire veramente Ferrero.
Carlos scosse il capo e singhiozzò cercando di asciugarsi di nuovo le lacrime con quel gesto tenerissimo del palmo strofinato sugli occhi, ma fu invano perché chiaramente continuò a piangere copiosamente.
- A me sembra semplice, invece. Se ci teneva a me restava, ma tiene di più ai soldi che aveva chiesto. È così che è andata. Ero solo un tennista. Adesso sta là a dire che è in lutto e sta male per la separazione come se fossi stato io a licenziarlo! E allora perché non ha firmato quello che gli hanno proposto? Mi ha lasciato, Jany. La verità è tutta qua. Non contavo niente, mi ha semplicemente lasciato!
Il dolore esplose con il tipico modo di fare totalizzante di Carlos e Jannik non facendocela più a resistere, annullò la breve distanza rimasta, gli prese la nuca con la mano e appoggiò le labbra sulla sua fronte baciandolo.
Quel contatto lo elettrizzò e sperò che aiutasse anche Carlos. Aveva agito totalmente d’istinto.
Erano amici, Carlos era il tipo di persona che adorava toccare e abbracciare gli altri, ma non di certo baciarli. Quello era un limite che aveva appena valicato lui nonostante non fosse per niente vezzo ai contatto di quel genere.
Abbracci pochi e ben mirati a persone meritevoli, baci nessuno. Non di certo ad un semplice ‘amico’.
- Mi dispiace che stai così. - sussurrò senza staccare la bocca dalla sua fronte.
Il pianto di Carlos parve diminuire d’intensità. Adesso non singhiozzava. Restava immobile respirando a scatti.
Il calore iniziò ad espandersi e dopo aver dato il via al proprio impulso, si rese conto che la bocca non voleva saperne di fermarsi e tornare a posto.
Continuò a scendere sul suo viso raggiungendo uno degli occhi chiusi, bagnati di lacrime.
“Non sopporto che piangi.” pensò senza il coraggio di dirglielo.
Con le labbra asciugò le lacrime ormai congelate, con la mano dalla nuca scivolò sul lato della testa, il pollice sulla guancia.
- Mi dispiace... - proseguì Jannik senza nemmeno rendersene conto, ora totalmente preso da quel che provava e dal suo viso caldo ed umido contro il suo.
Era intossicante ed eccitante e sapeva una sola cosa.
Se si sarebbe fermato in quel momento, se ne sarebbe pentito a vita.
Non poteva fermarsi. Ormai non poteva più. Era andato troppo oltre ed anche se forse proseguire era peggio, non era minimamente capace di staccarsi da lui.
Continuò a scendere sul suo viso e dopo aver percorso la guancia e continuato ad asciugare le sue lacrime ormai sospese, raggiunse la bocca socchiusa che pareva aspettare il suo arrivo.
Prima di proseguire, si fermò. Ci fu un brevissimo istante di lucidità nel quale Jannik aprì gli occhi per capire come stesse Carlos, se era consapevole di cosa stesse facendo e se gli stesse bene. Ma quando si ritrovano a guardarsi a quella vicinanza soffocante, respirandosi lentamente a vicenda e a perdersi nei loro occhi così vicini da poter vedere i colori delle iridi nonostante la penombra della camera, fu lo spagnolo a rispondere al suo quesito.
Carlos annullò la breve distanza rimasta, pochi centimetri, e unì le labbra già schiuse. Si intrecciarono subito e dopo che il calore li investì devastante, un sospiro si levò da entrambi. Come di sollievo misto a piacere.
Finalmente stavano facendo la sola cosa appropriata e sensata che avrebbero dovuto fare da mesi.
Si vennero subito incontro con le lingue a vicenda, si trovarono e si fusero piegando le teste di lato per trovare un miglior incastro fra le loro bocche. Si premettero l’uno all’altro.
Le mani di Carlos si afferrarono alle sue spalle e Jannik tornò ad afferrargli la nuca con la mano, tenendolo a sé con possessione.
Continuarono a baciarsi perdendo totalmente la connessione col tempo, lasciando che il calore di quel bacio risanasse ogni ferita aperta passata e presente in entrambi.
Un bacio che sarebbe durato anche per sempre, se non fosse stato per il bisogno di Jannik di chiarire una cosa estremamente essenziale. Lo fece separandosi dalle sue labbra di pochi centimetri, sempre tenendogli il collo con una mano, mentre l’altra era sulla guancia, dolcemente possessivo.
- Per la cronaca, questo per me, ora, è stare insieme. - Carlos lo guardò spalancando gli occhi meravigliato. - Siamo d’accordo che stiamo insieme, ora, o dobbiamo definire anche il concetto di coppia?
Ma a quel punto Carlos capendo a cosa si riferiva, si aprì in un sorriso liberatorio e splendido che diede enorme sollievo a Jannik.
I suoi occhi brillavano ancora sotto quella scarsa luce, ma non c’erano più lacrime e dolore, ma bensì gioia e abbandono.
- Perfettamente d’accordo! - rispose felice tornando all’attività appena interrotta.
Questa volta un bacio senza il retrogusto amaro del pianto. Un bacio che decretava ufficialmente un nuovo inizio fra loro due.